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Il matrimonio pedofilo.


Il profeta Maometto, cinquant’enne, sposò Aisha quando lei aveva nove anni.

Oggi una relazione del genere in qualsiasi Paese si definisca civile non sarebbe consentita e l’uomo in questione sarebbe definito pedofilo.  Ma erano altri tempi.

Tuttora, tuttavia, si insiste su un altro aspetto.  Si tratta di altre culture rispetto alla nostra, l’occidentale.

Culture che meriterebbero analogo rispetto.

Le cose non possono essere messe in questi termini.

Dalle nostre parti la vendetta e la faida, a puro titolo di esempio, sono state a lungo praticate abitualmente, ma non possiamo certo riconoscerle come “cultura” da difendere e, magari, da valorizzare.   Analogamente non possiamo né dobbiamo riconoscere come “cultura” pratiche tradizionali come il matrimonio pedofilo o l’infibulazione.

Sono crimini contro le donne, anche quando sono le donne stesse a difenderli, sono crimini contro le bambine, sono plateali violazioni dei diritti elementari che ogni essere umano deve poter godere a ogni latitudine.

Sono crimini che vanno combattuti, soprattutto aiutando e sostenendo chi li combatte in quei Paesi dove sono tollerati sempre in nome della tradizione e della cultura.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

da Il Fatto Quotidiano,  9 settembre 2013

Yemen, sposa bambina muore a 8 anni. “Troppe lesioni dopo prima notte nozze”.

Un giornalista freelance ha fatto emergere la storia di Rawan, bimba venduta dalla famiglia a un quarantenne. Le autorità locali negano la notizia, ma il cronista dice di avere “testimoni pronti a parlare”. Secondo l’Unicef i matrimoni infantili riguardano il 14% delle yemenite date in dote prima dei 15 anni e il 52% delle under 18.

E’ morta a 8 anni, dissanguata per ferite interne, dopo la prima notte di nozze. Si chiamava Rawan la sposa bambina che, pratica usuale in Yemen, era stata data in sposa per soldi dai genitori a un uomo che aveva cinque volte la sua età, quindi 40. Lo denunciano gli attivisti, spiegando che la piccola è deceduta a Hardh, zona tribale nello Yemen nord occidentale, al confine con l’Arabia Saudita. Gli stessi attivisti ora chiedono che sia fatta giustizia e che il marito e i familiari della vittima vengano arrestati e processati. Le autorità e la sicurezza della provincia di Hajja nel nord dello Yemen hanno smentito categoricamente la notizia.

A portare alla luce il dramma di Rawan è stato il giornalista yemenita freelance, Mohammad Radman, che insiste sulla veridicità della notizia e l’attendibilità delle sue fonti. Citando persone vicine alla vittima, il reporter dice che “sono pronti a testimoniare“. Radman sostiene che i funzionari “stiano tentando di seppellire la vicenda“. Mosleh Al Azzani, direttore del Dipartimento di indagini criminali nel distretto di Hardh dove sarebbe avvenuto il matrimonio, ha detto a Gulf News di aver contattato personalmente la famiglia per interrogarli sulla vicenda. “Avevo sentito la notizia. Ho chiamato il padre della bambina”, ha detto il funzionario. Secondo la sua versione, l’uomo sarebbe venuto con una bambina dichiarandone la paternità e smentendo quindi sia le nozze che la morte di Rawan. A conferma di ciò Azzani dice di avere una foto della bambina che può “mostrare a chiunque”.

Il caso di Rawan riaccendere i riflettori sulle nozze delle bambine nello Yemen, soprattutto nellearee tribali e tra le famiglie più povere. Un fenomeno che, secondo ultimi dati dell’Unicef riguarda il 14 per cento delle bambine yemenite, che si sposa prima di compiere i 15 anni e il 52% di coloro che lo fanno prima dei 18. Nel 2005 l’Università di Sana’a ha denunciato che in alcune aree rurali vengono date in sposa persino bambine di otto anni. Nel 2009 il Parlamento dello Yemen ha votato una legge per vietare i matrimoni sotto i 17 anni, ma gli esponenti più conservatori e i religiosi si sono opposti, affermando che era una violazione della legge islamica che non pone limiti all’età per le nozze.

“Le conseguenze dei matrimoni infantili sono devastanti. Le bambine vengono tolte da scuola, la loro istruzione interrotta in modo permanente e molte soffrono di problemi di salute cronica per avere troppi figli e troppo presto”, denuncia Liesl Gerntholtz, direttore della Divisione per i diritti delle donne di Human Rights Watch. E aggiunge: “E’ fondamentale che lo Yemen prenda misure immediate e concrete per proteggere le ragazze da questi abusi”.

 

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  1. amico
    settembre 11, 2013 alle 3:08 pm

    Finalmente qualcuno che chiama le cose col proprio nome

  2. Shardana
    settembre 11, 2013 alle 3:41 pm

    Bastardi

  3. Mara
    settembre 11, 2013 alle 6:06 pm

    Incommensurabili i soprusi fatti in nome della religione. Da sempre, ovunque, con qualsiasi “credo”. E’ veramente ora di dire un BASTA universale.

  4. Claudia
    settembre 11, 2013 alle 6:57 pm

    Purtroppo, è la conseguenza di una considerazione della donna come un semplice oggetto, del quale un uomo può fare uso a proprio piacimento: oggetto del desiderio ( o meglio, dell’istinto sessuale, sfogato nel modo più brutale) incubatrice per la prole, lavastoviglie, nulla di più, perciò meglio istruirla e sottometterla fin dalla tenera età. Anche questi uomini, prima o poi, faranno i conti con la forza delle donne e quello sarà un bel giorno. Prima di allora, se non per pedofilia (visto che dalle loro parti è “cultura” o “tradizione”) il decerebrato dovrebbe essere punito per omicidio, a meno che la bambina sia equiparata ad una bambola che si è rotta.

  5. settembre 13, 2019 alle 10:14 pm

    in Italia, non in Vattelapeskistan.

    da Il fatto Quotidiano, 13 settembre 2019
    Vicenza, sposa-bambina si ribella al marito dopo anni di violenze e denuncia: l’uomo condannato a otto anni e mezzo di carcere.
    I soprusi si sono protratti per cinque anni. La ragazza ha cercato inutilmente di fuggire più volte. Nel frattempo ha avuto un figlio. Approfittando di una visita ai genitori a Roma si è presentata a un Commissariato di Polizia, denunciando le violenze di cui era vittima. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/13/vicenza-sposa-bambina-si-ribella-al-marito-dopo-anni-di-violenze-e-denuncia-luomo-condannato-a-otto-anni-e-mezzo-di-carcere/5451906/

  6. G.Maiuscolo
    settembre 14, 2019 alle 12:54 pm

    Purtroppo nel nostro Paese, a volte, arrivano personaggi che provengono proprio da …Vattelapeskistan. E non ne vogliono sentire di trovarsi e di essere stati accolti in un Paese dove certe pratiche e certe…”tradizioni” (del cavolo) non sono ammesse e men che meno …immaginate e condivisibili.
    Si pensi ai tanti casi di giovani donne, cresciute e scolarizzate in Italia cui i genitori hanno imposto “regole” e …”tradizioni”, in grande CONTRASTO con le loro scelte personali, “altre” (rispetto a quelle fatte dai genitori), ma solo sognate e mai realizzate; giovani donne che, a causa della pochezza mentale e oserei dire della ( colpevole) incapacità dei loro famigliari di interagire con una nuova cultura e con una nuova società, sono state uccise o costrette, loro malgrado ad…accettare quelle imposte.

    A coloro che sono colpevoli di trattare le donne come uno scadente oggetto da utilizzare e male ed a coloro che accettano certi “doni” da genitori bastardi e non meritevoli di essere considerati tali, dico:
    “Chi di si pighi fogu” ( Possano essere avvinti, strettamente, dal fuoco)

    Buon sabato a tutti, con notizie migliori, si spera.

  7. G.Maiuscolo
    settembre 14, 2019 alle 3:02 pm

    PS. al commento:
    in relazione alla chiusa del mio commento ed all’espressione usata nella mia lingua materna, piuttosto dura e anche un po’ feroce, ma soprattutto e riferibilmente ad una esternazione da me fatta a proposito dei crudeli piromani che hanno devastato l’Isola, in cui sostenevo la mia idea sulla “INUTILITA’ della violenza” di chicchessia ed a qualsivoglia creatura vivente essa sia rivolta, gradisco puntualizzare che RESTO CONTRARIA a ogni forma di violenza.
    Non sarei capace di sollevar mano su nessuno o di fare del male neanche al mio peggior nemico.
    Per chi sbaglia, ci deve essere un regolare processo, non soluzioni approssimate e dettate da istinti personali e incontrollati e una successiva condanna da scontare, dura, esemplare e commisurata al reato o al delitto che sia. E sottolineo, da scontare.

    L’espressione è stata da me usata, ancorché dura (e mi scuso per questo), perché bene essa espressione stigmatizza e condanna e rifiuta la violenza ( almeno nel mio …concreto immaginario) contro le donne e specie contro bambine innocenti. Solo nella lingua materna, e non in quella imposta, certe nostre idee trovano autentico significato, compatibilità e conforto, nonché il giusto abito con il quale vestirsi.
    Grazie

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