Bye, bye, gasdotto Galsi?


Cavallo e Gallina prataiola

I padroni del gas, la società di Stato algerina Sonatrach, non sono più tanto convinti di voler realizzare il progetto di gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana proposto da Galsi s.p.a. (di cui sono gli azionisti di riferimento).    Il motivo è molto importante, anzi determinante: le formule di prezzo non condivise.

La Sonatrach vorrebbe un “prezzo fisso” garantito, gli altri soci “pesanti” di Galsi s.p.a. (Edison, Enel, Hera) vorrebbero invece un “prezzo variabile” in ragione delle oscillazioni del mercato.  La Regione autonoma della Sardegna (che detiene l’11,6% del capitale sociale mediante la Sfirs s.p.a.) sborsa soldi (ben 150 milioni di euro), non ne ha un beneficio diretto e fà un po’ la figura dell’utile idiota.

Se ne riparlerà nel novembre 2012.

Eppure il progetto di gasdotto Galsi è quasi pronto a partire.   E’ stato approvato nel dicembre 2011 in sede di conferenza di servizi presso il Ministero dello sviluppo economico dalle Amministrazioni pubbliche stataliregionali e dagli Enti locali coinvolti. Quasi tutti favorevoli, solo due contrari (i Comuni di Giba e di Olbia, per il posizionamento delle stazioni di compressione). Rimane da acquisire l’autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) e gli atti di intesa Stato – Regioni.

Rimangono tutte le pesanti riserve di ordine ambientale e socio-economico espresse dalle associazioni ecologiste Amici della TerraLega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico e formalizzate in espostiatti di intervento nel procedimento di V.I.A.ricorsi e diffuse con svariate iniziative di sensibilizzazione.

Il progetto di gasdotto Galsi s.p.a. rimane una pesante incognita e un’occasione drammaticamente persa per la realizzazione di un’infrastruttura in astratto utile per l’Isola: allo stato attuale,senza alcuna distribuzione locale immediata del metanoil gasdotto Galsi s.p.a. è solo portatore di danni ambientali e socio-economici, ma di nessun beneficio per la Sardegna.   L’ennesima speculazione, grazie all’insipienza della Regione autonoma della Sardegna e della sua classe politica, buona solo a parlare per slogan.

Lega per l’Abolizione della CacciaGruppo d’Intervento Giuridico Amici della Terra

 

 

S. Antioco, costa e mare

per chi volesse approfondire: Gasdotto Galsi, le mezze verità e le mezze bugie.

per chi volesse approfondire gli aspetti del mercato del gas naturale in Italia e i “disastri” del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”: La British Gas rinuncia al rigassificatore di Brindisi: ha ancora un senso il gasdotto “Rete Adriatica”?, No al gasdotto Rete Adriatica nelle zone sismiche!, Lo strano caso dell’emergenza gas.

 

Sardegna, bosco

 

da La Nuova Sardegna, 13 luglio 2012

Gasdotto, gli algerini vicini all’addio. Inatteso stop della Sonatrach che deciderà a novembre se realizzare il progetto: il rinvio legato a contrasti sui prezzi.     Giuseppe Centore  

CAGLIARI. Nell’ovattato linguaggio della diplomazia energetica è una condanna senza appello, sia per il tono che per le ragioni scelte. Sonatrach, la società dello stato algerino che detiene il 41,6 per cento del Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare l’Africa con l’Italia passando perla Sardegna, ha deciso di rinviare a novembre ogni decisione sull’opportunità di abbandonare o sviluppare il progetto. Abdelhamid Zerguine, presidente e direttore generale di Sonatrach ha «rivelato per la prima volta» (parole citate dall’agenzia di stato algerina) che «la decisione di avviare l’intervento è stata ritardata in ragione delle formule di prezzo che i soci volevano imporre a Sonatrach. Non faremo alcun progresso sino a che la decisione sui prezzi non sarà assunta». Uno stop preoccupante. Sonatrach, peso massimo (11°) nel mercato mondiale degli idrocarburi, con un giro d’affari di 77 miliardi di dollari nel 2011,con il nuovo presidente da dicembre sta, lentamente ma decisamente, modificando le sue strategie. Una riprova si ha con i progetti nei prossimi anni per due rigassificatori con una capacità di 12 miliardi di metri cubi l’anno, un terzo superiore alla capacità dello stesso Galsi. Il gas trasportato via mare, rispetto alle condotte fisse, ha il vantaggio di poter essere immesso su un mercato senza barriere e con prezzi variabili.

I retroscena. La scelta di Sonatrach fa emergere un contrasto allo stato attuale non risolvibile. Gli algerini vogliono vendere il gas ad un prezzo fisso, con contratti, con la formula protetta del “take or pay”, anche decennali. I soci commerciali e industriali di Sonatrach in Galsi (Enel, Edison ed Hera) viste le oscillazioni e il ribasso progressivo del prezzo del gas vogliono invece un prezzo libero, ancorato ad alcuni parametri, come il prezzo del petrolio, il costo del kilowatora prodotto dalle centrali a ciclo combinato, il prezzo medio del gas trasportato via nave. Gli algerini, per i quali il gas rappresenta l’unica consistente fonte di reddito sui mercati mondiali, sono però avversari tenaci e ribadiscono che il sistema dei prezzi fissi a lungo termine è per loro l’unica garanzia. Ma perché novembre è il mese delle decisioni definitive? Una lettura ottimista lega quel periodo al possibile arrivo dell’autorizzazione finale sui lavori; solo dopo quel passaggio si potrà ufficialmente avviare il progetto. Ma c’è una diversa versione che lega novembre ad altre scelte.

La Russia. A irrompere sulla scena, con la sua dirompente capacità persuasiva, è stato il presidente russo Putin. Lo scorso marzo Putin è atterrato ad Algeri per chiudere un accordo miliardario di compravendita di armi all’esercito algerino: 7 miliardi di dollari, pagati però non direttamente ma con un accordo energetico che vede Mosca nel settore gas algerino e collaboratrice con la stessa Algeria per operare al meglio nel mercato europeo. Secondo indiscrezioni tra gli accordi ci sarebbe stata anche la cessione di una quota di Sonatrach in Galsi, ma solo per fermare il progetto. E sempre a novembre, ha annunciato Putin lo scorso giugno, partiranno i lavori per la realizzazione del South Stream, il gasdotto che dalla Russia passando per il mar Nero arriverà nei Balcani e poi toccherà Trieste. Questo gasdotto vede la attiva, radicata e decisiva partecipazione di Eni.

L’Eni. Il cane a sei zampe in questi anni ha percorso una propria politica energetica di diversificazione delle fonti e di presenza sui principali bacini estrattivi e commerciali. Una politica molto oculata, da sempre parallela alla diplomazia ufficiale, che non ha mai considerato il Galsi come strategico, sia per le dimensioni del progetto che per lo spirito con cui il Galsi è nato. Ma tutto ciò non significa che Eni non abbia ottimi rapporti con gli algerini, che riforniscono il nostro paese con il gasdotto che dalla Tunisia arriva alla Sicilia. Il punto è che il Galsi (primo metanodotto non controllato dall’Eni che potrebbe approdare nel nostro territorio), sia per le ridotte capacità che per gli squilibrati rapporti di forza nella compagine azionaria non ha mai trovato favorevole l’Eni, decisa nel procedere con il South Stream, strategico più del Galsi.

La Regione. Inquesto scontro di pesi massimi,la Regionerecita il ruolo della formica. E aspetta che altri prendano le decisioni finali. Il suo peso in Galsi è limitato, solo il 10 per cento conla Sfirs, ma soprattutto è ridotta la sua capacità politica per spostare gli equilibri tra gli interlocutori. Così si spiegano le parole prudenti e accorte del presidente della Sfirs Antonio Tilocca. «Tecnicamente la scelta degli algerini, partner capacissimi e scrupolosi, è corretta: solo dopo novembre si potrà prendere la decisione definitiva sul Galsi. Certo le dinamiche sui criteri per la scelta dei prezzi fanno parte delle relazioni tra le parti, ma ritengo che se i nostri principali partner avessero voluto lasciare il tavolo lo avrebbero già fatto. Sono ancora seduti e stanno trattando. Già questo è un buon segno». Sarà.

LE CIFRE. 

2003 Nasce il Galsi, la società partecipata da Sonatrach (41,6 %), Edison (20,8), Enel, (15,6), Sfirs, (11,6) ed Hera (10,6), terza multiutility nei servizi del gas, nata dall’Unione di dodici aziende di servizi pubblici dell’Emilia Romagna. 8 Miliardi metri cubi l’anno. La capacità teorica di portata della condotta, lunga nel tratto di mare tra Algeria e Porto Botte285 chilometri, mentre nel tratto isolano sino a Olbia il gasdotto attraverserà trasversalmente l’isola per un totale di272 chilometri, prima di percorrerne altri 280 sino a Piombino. 24 I mesi necessari per realizzare il gasdotto. Secondo il progetto vi saranno più cantieri in azione sul territorio regionale che avanzeranno per circa500 metrial giorno. 700 Milioni di euro. Sarebbe questa la cifra necessaria per la costruzione del gasdotto nell’isola. La società Galsi ipotizza circa 3500 addetti nelle fasi di realizzazione e circa2000 inquelle di manutenzione e gestione degli impianti domestici. 600 L’ipotetico risparmio in euro per le famiglie sarde se passeranno al gas per riscaldamento.

Sardegna, paesaggio agrario

 

(foto Il Menhir, C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. Davide Canu
    luglio 14, 2012 alle 5:19 PM

    A dire il vero anche IDV ha chiarito la sua posizione di dubbio sulla fattibilità del gasdotto, come è stato possibile chiarire nell’incontro di Sassari del 26 maggio scorso alla presenza di numerosi cittadini sardi!

  2. giu
    luglio 17, 2012 alle 3:02 PM

    Forse sarebbe giusto ricordare anche l’impegno di Claudia Zuncheddu, oltre al grig e gli altri

  3. ottobre 16, 2012 alle 2:49 PM

    da L’Unione Sarda, 16 ottobre 2012
    Sonatrach deve pronunciarsi entro ne mese sugli investimenti. Mediazioni ancora in corso.
    Galsi, quindici giorni per decidere. Ma il pressing sul prezzo e sui contratti può allungare i tempi. (Emanuela Zoncu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121016081248.pdf

  4. novembre 14, 2012 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 14 novembre 2012
    Metanodotto. Durante la visita del premier Monti. Galsi, oggi in Algeria si decide il destino. (Emanuela Zoncu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121114092208.pdf

  5. dicembre 2, 2012 alle 10:44 PM

    A.N.S.A., 2 dicembre 2012
    Galsi: decisione rinviata a maggio 2013.
    Per motivi tecnici dice Sonatrach capofila consorzio: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/12/02/Galsi-decisione-rinviata-maggio-2013_7892614.html

    • dicembre 3, 2012 alle 2:55 PM

      da La Nuova Sardegna, 3 dicembre 2012
      ALGERI. Galsi, a rischio realizzazione del gasdotto.

      ALGERI. La decisione sulla realizzazione del gasdotto Galsi, che dovrebbe unire l’Algeria all’Italia attraverso la Sardegna, è stata rinviata «per motivi tecnici» al 30 maggio 2013. L’ha annunciato la società algerina Sonatrach dopo l’esito dell’assemblea del consorzio di cui fanno parte Sonatrach (capofila con il 41,6%), Edison, Enel produzione, Sfirs (la finanziaria della Regione) e il gruppo Hera. «L’assemblea generale di Galsi – è scritto sul comunicato – ha rinviato all’unanimità la decisione finale d’investimento al 30 maggio 2013, per motivi tecnici». Nel luglio scorso, l’ad di Sonatrach, Abdelhamid Zerguine, aveva annunciato che il suo gruppo si sarebbe pronunciato a novembre sull’opportunità di sviluppare o abbandonare il progetto. Nella nota, Sonatrach precisa che in occasione della visita del presidente del Consiglio Mario Monti in Algeria ai primi di novembre, i due paesi «hanno preso atto con soddisfazione dello stato di significativo avanzamento del progetto Galsi, che segna una tappa importante nella concretizzazione del progetto altamente strategico per l’approvvigionamento a lungo termine del mercato italiano del gas». Zerguine aveva però indicato che la decisione di impegnarsi nello sviluppo del gasdotto, della portata di 8 miliardi di metri cubi di gas l’anno, era stata ritardata a causa dei parametri di prezzo che i soci vorrebbero imporre al gruppo algerino.

  6. dicembre 7, 2012 alle 8:32 PM

    da La Nuova Sardegna, 7 dicembre 2012
    Lo scandalo Saipem rischia di cancellare il gasdotto Galsi.
    Il progetto del gasdotto ha subito un nuovo stop a causa dell’inchiesta della Procura di Milano su una presunta tangente pagata nel 2007 dalla Saipem, gruppo Eni, alla Sonatracht, la società algerina dell’energia. (Pier Luigi Piredda): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/12/07/news/lo-scandalo-saipem-rischia-di-cancellare-il-gasdotto-galsi-1.6157911

  7. dicembre 24, 2012 alle 3:00 PM

    al di là di tutte le vicende giudiziarie e affaristiche, mai che qualche giornalista voglia verificare e raccontare fatti e misfatti del progetto Galsi sul piano ambientale, finanziario e socio-economico in Sardegna.
    In più mai che voglia dire chiaramente che il gasdotto Galsi – ora come ora – non porterebbe nemmeno un metro cubo di gas naturale in Sardegna. In proposito solo balle. Mah…

    da La Nuova Sardegna, 24 dicembre 2012
    Dall’Eni una nuova mazzata sul Galsi. Si blocca il progetto del metanodotto dopo l’apertura di un’inchiesta su presunte tangenti in Algeria. Le scelte nazionali privilegiano i progetti che arrivano dall’Est. Matta (Cisl): «Per noi sarebbe l’ultima beffa Salviamo il gasdotto». (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Tangenti Eni sul gasdotto che dovrebbe portare il metano in Sardegna dall’Algeria. Una tangente da 200 milioni di dollari che sarebbe stata pagata ai vertici algerini della Sonatrach. Indaga la Procura di Milano, come ha riportato qualche settimana fa la Nuova. Dopo questa notizia si sono verificati due eventi tali da far ritenere che la Sardegna può dire addio alla speranza di non essere più l’unica regione d’Italia senza il metano. Il primo è che la Sonatrach, la compagnia di Stato algerina per la ricerca, lo sfruttamento, il trasporto, la commercializzazione di idrocarburi ha preso tempo sino al maggio dell’anno prossimo per decidere se continuare o no col nuovo metanodotto; il secondo fatto è il cambio traumatico da parte dell’Eni per i vertici della Saipem e la caduta del direttore finanziario della capogruppo. Ma come ha rivelato la trasmissione di Rai 3 Report per bocca dell’ex responsabile di Eni in Russia, il presidente dell’Eni, Scaroni, ha mandato via per le presunte tangenti in Algeria dal posto di amministratore delegato un validissimo manager come Pietro Franco Tali che peraltro non è indagato dalla procura di Milano, mentre un indagato della stessa procura, Ernesto Ferlenghi, per le analoghe o pressoché analoghe tangenti in Kazahistan è stato lasciato al suo posto. La questione del gasdotto va al di là del fatto contingente che riguarda Sonatrach. L’Eni, sin dall’inizio del progetto Galsi, si era mostrata sempre contraria. Gli ultimi governi italiani (Prodi e Berlusconi, in particolare) hanno sposato il gas che viene dall’Est. L’ultimo progetto è il South Stream, il gasdotto che dalla Russia dovrebbe portare il gas all’Europa senza passare dall’Ucraina ma attraversando il mar Nero; dall’altra parte c’è il Tap: Trans Adriatic pipeline attraverso cui arriverebbe il gas del Mar Caspio. Proprio questi due progetti fanno ridimensionare il ruolo dell’Algeria sul mercato europeo. L’Italia ha deciso di sostenere entrambe le nuove iniziative e questo mette all’angolo Sonatrach, al di là della stessa inchiesta sulle tangenti. Ed è il motivo per cui gli algerini hanno preso tempo sino al maggio del 2013. Dopo l’apertura dell’indagine da parte della procura di Milano, un Fondo d’investimento americano ha ridotto le sue quote nella Saipem e – secondo le rivelazioni di Report – l’Eni rischia di prendersi un’altra multa dal Tesoro americano, perché l’ente che fu di Mattei è quotato alla Borsa di New York. Per la Sardegna s’è iniziata l’ultima corsa contro il tempo in una battaglia storica. Ma ormai sono in pochi a crederci: «Per la Sardegna sarebbe l’ultima beffa», afferma Giovanni Matta, segretario regionale della Cisl. Gli investitori avrebbero dovuto passare ai fatti ma nelle ultime settimane è cambiato lo scenario economico. La Sardegna, con le ultime tre giunte regionali (Pili, Soru e l’attuale), aveva puntato sulla metanizzazione dell’isola perché, secondo le stime della Confindustria, il progetto Galsi avrebbe generato risparmi per cinquecento milioni di euro e lavoro per più di 5.000 operai.

    Una famiglia può risparmiare 270 euro l’anno.

    Il Galsi è un acronimo che sta per “Gasdotto Algeria, Sardegna-Italia” ed è stato pensato per l’importazione di gas naturale dall’Algeria che attraverserebbe tutta la Sardegna, (come si vede nella cartina in alto), per approdare a Piombino. Con l’utilizzo del metano – secondo le stime fatte dal consorzio in cui è presente la Sfirs, presieduta da Tonino Tilocca (foto)- il risparmio medio annuo per una famiglia sarda sarebbe stato di 270 euro. Una scuola con 500 alunni avrebbe avuto un risparmio di 17.000 euro, un ospedale con cento posti letto di 35 mila euro. Nel settore industriale il risparmio sarebbe stato di 200.000 euro l’anno per un’impresa tradizionale e di 150.000 per le industrie termoelettriche. Una boccata d’ossigeno anche per le imprese dei lavori civili e dei trasporti (sbancamenti e preparazione dei cantieri, opere murarie, trasporto materiali).

  8. gennaio 17, 2013 alle 2:53 PM

    da La Nuova Sardegna, 17 gennaio 2013
    Uggias: «Senza il Galsi perdiamo un miliardo di euro»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20130117083346.pdf

  9. gennaio 22, 2013 alle 2:48 PM

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2013
    L’INCHIESTA » IL PROGETTO DIMENTICATO. Uggias: Galsi è morto, ma il metano serve. L’eurodeputato: puntiamo su una condotta che porti il gas dalla penisola. Il sindaco: con la società non ho contatti da mesi. (Luca Rojch)

    OLBIA. Il futuro a tutto gas dell’isola sembra essere evaporato, schiacciato dalla crisi. Ma qui nessuno si dispera. Il gigante Galsi è sprofondato nel sonno, fiaccato dall’instabilità politica dell’Algeria, paese da cui doveva arrivare il miracoloso metano low cost, azzoppato dalla recessione. Dal dicembre del 2011, dopo la conferenza di servizi a Roma che aveva confermato la costruzione della centrale di compressione del gas alle porte della città, nulla più si è mosso. E vista la contrarietà di una fetta della popolazione lo stop viene visto senza rimpianti. Il sindaco Gianni Giovannelli conferma il black out. «Dopo la conferenza di servizi a Roma in cui abbiamo ribadito il nostro no alla centrale non si è più fatto sentire nessuno – dice il primo cittadino –, ma se devo essere onesto non sono troppo preoccupato. Ho molti dubbi che il progetto possa andare avanti. L’estrema incertezza politica in Algeria, la crisi economica, sono tutti segnali che mi lasciano pensare a uno stop del progetto. Ci sono poi le dichiarazioni esplicite di alcuni dei partner della cordata che costituisce Galsi, fanno capire che il loro interesse al progetto è sfumato». Ma a riportare l’attenzione sull’emergenza energia in Sardegna è l’europarlamentare Giommaria Uggias. Lui sembra certo che il progetto Galsi non abbia grande futuro e propone vie alternative. «Abbiamo tra le mani un finanziamento – spiega –, fondi strutturali che devono essere spesi o restituiti. Il progetto non parte per un pasticcio internazionale, credo che sia giunto il momento di proporre una soluzione alternativa. Non possiamo lasciare la Sardegna senza una fonte energetica competitiva come il gas. Sarebbe l’unica regione in Europa. Una penalizzazione che punirebbe in modo ulteriore le nostre imprese e i cittadini, e farebbe perdere ulteriore competitività all’isola. Ma è chiaro che il progetto Galsi non ha più futuro. Puntiamo su idee alternative. Invertiamo il percorso del gasdotto. Creiamo una condotta che passi dalla Toscana, via Corsica e arrivi fino alla Sardegna. In questo modo saremo alimentati dal gas che arriva dalla penisola e resteremo parte del sistema. Ci sono già 150 milioni di euro stanziati per un metanodotto che abbia la Sardegna come protagonista. Ma a disposizione c’è oltre un miliardo di euro. Una cifra che permetterebbe anche di rilanciare l’economia. Non ci possiamo permettere di perdere questa opportunità». Ma Uggias non vuole ridare gambe al progetto della stazione di compressione che passa per le Saline e arriva a Venafiorita. «Tutti sanno che sono contrario alla costruzione della stazione di compressione a Olbia – conclude –, ma in questo caso non parliamo del punto di arrivo del gasdotto, ma della necessità che la Sardegna sia dotata di una infrastruttura fondamentale come l’energia del metano. Non possiamo perdere questa occasione storica, visto anche che i soldi esistono già. Il mio appello vuole risvegliare l’isola perché non venga cancellata questa opportunità per creare occupazione e dotare la Sardegna di una infrastruttura capace di colmare un gap storico»

  10. gennaio 23, 2013 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 23 gennaio 2013
    La Commissione Ue risponde ai rilievi del Comitato contro il gasdotto. Galsi, nuovo passo avanti.
    «È compatibile con la politica energetica dell’Unione»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20130123084327.pdf

  11. febbraio 8, 2013 alle 2:53 PM

    ecco qua.

    A.N.S.A., 8 febbraio 2013
    Scaroni indagato per corruzione maxitangente in Algeria.
    L’a.d. dell’Eni all’ANSA, noi totalmente estranei. Otto gli indagati per corruzione internazionale: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/02/07/Scaroni-indagato-corruzione-maxitangente-Algeria_8207087.html

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    da La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2013
    Tangenti in Algeria, indagato Scaroni. I pm: pagati 200 milioni per fare avere a Saipem 11 miliardi di contratti, otto sotto inchiesta. Eni e l’ad: totalmente estranei.

    ROMA. Il nome di Paolo Scaroni entra nell’inchiesta sulla maxi-commessa algerina di Saipem, la controllata Eni specializzata nella realizzazione di infrastrutture per l’industria petrolifera. L’amministratore delegato di Eni è indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale, nell’ambito di quella che viene definita dai pm una vicenda corruttiva di «ingente dimensione economica» che coinvolge «numerose società del gruppo (Fcp, Snamprogetti, Saipem Portugal Comercio Maritimo, Saipem e la francese Saipem SA)». Secondo l’accusa, Scaroni avrebbe incontrato, almeno in una occasione, l’intermediario algerino Farid Noureddine Bedjaoui, l’uomo sospettato di aver fatto da collettore di una presunta tangente da 197 milioni, pagata per fare ottenere a Saipem tra il 2007 e il 2009 otto contratti per 11 miliardi di euro. Il denaro sarebbe stato versato alla società di Hong Kong Pearl Partners Limited, riconducibile a Bedjaoui, «su conti a Zurigo, a Fujarah negli Emirati Arabi e Dubai», per essere poi riversato tra il 2008 e il 2010 nelle tasche di funzionari e politici nordafricani per ottenere l’appalto dei progetti Medgaz (gasdotto) e Mle, in joint venture con l’ente di Stato algerino Sonatrach. Gli investigatori della Guardia di finanza hanno perquisito la casa di Milano di Scaroni, e gli uffici di Roma e San Donato Milanese dell’Eni e della Saipem, oltre alle abitazioni di Alessandro Bernini, ex direttore finanziario di Eni, e di Antonio Vella, responsabile di Eni in Nord Africa. Entrambe le società sono coinvolte nell’inchiesta in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Sotto sequestro i dispositivi elettronici e la posta elettronica «dal 2006 a oggi» di Scaroni, Vella e Bernini. Il gruppo Eni così come Scaroni si sono dichiarati «totalmente estranei» alla vicenda, assicurando «massima cooperazione ala magistratura». Ma in Borsa ieri è stata una giornata nera: il titolo ha chiuso a -4,62%, mentre Saipem ha guadagnato il 5,26%. Con Scaroni, sette gli indagati, compresi i manager che erano stati raggiunti da un avviso di garanzia il 5 dicembre. Si tratta di Pietro Varone, chief operating officer dell’area Engineering&Construction di Saipem, Nerio Capanna (vice presidente Saipem), Tullio Orsi (ex direttore generale di Saipem Algeria), Pietro Franco Tali (vicepresidente e ad di Saipem), Alessandro Bernini, Antonio Vella e l’intermediario Farid Bedjaoui. Tre mesi fa, l’indagine aveva provocato un terremoto ai vertici, con la sospensione cautelare di Varone, le dimissioni di Tali e di Bernini. Secondo i pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, a uno degli incontri con Bedjaoui e il ministro dell’Energia Chekib Khelil «svoltosi in un albergo di Parigi, parteciparono l’ad di Eni spa Paolo Scaroni, e il responsabile di Eni per il Nordafrica, Antonio Vella»: «L’incontro era finalizzato ad ottenere un’ulteriore commessa per aumentare la redditività del giacimento di Menzel». La procura ipotizza anche «ulteriori versamenti corruttivi» oltre ai 197 milioni, che sarebbero stati corrisposti «da aziende che operavano come subcontrattisti di Saipem» e «decisi nel corso di riunioni in un albergo di Milano» alle quali avrebbero partecipato assieme al mediatore algerino, «esponenti dei subcotractors, Varone e Bernini». (m.r.t.)

  12. maggio 29, 2013 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 29 maggio 2013
    Metano. A Milano l’assemblea della società che deve realizzare il gasdotto. Galsi, rinvio che sa d’addio. La decisione sull’opera slitta al 31 maggio 2014. (Giuseppe Deiana): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130529084927.pdf

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    da Sardinia Post, 29 maggio 2013
    Galsi addio. Nuovo rinvio di un anno: http://www.sardiniapost.it/economia/galsi-addio-nuovo-rinvio-di-un-anno/

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    Ciao Galsi. Ecco come la Sardegna resta fuori dalla geopolitica energetica (Giacomo Legato): http://www.sardiniapost.it/economia/ciao-galsi-ecco-come-la-sardegna-resta-fuori-dalla-geopolitica-energetica/

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    da La Nuova Sardegna, 29 maggio 2013
    METANO » PROGETTO BLOCCATO. Galsi, gli algerini rinviano ogni decisione al 2014. Nuovo stop di Sonatrach, maggiore azionista della società del gasdotto Pesano il calo dei consumi e la priorità data dall’Italia al progetto Southstream. (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. La frase è stata buttata per caso, all’interno di un discorso sulle prospettive della sua società nei prossimi mesi, ma per l’isola quelle parole potrebbero avere un impatto notevole, e segnare la fine del progetto Galsi, il gasdotto Algeria-Sardegna-Italia. Il presidente e amministratore delegato di Sonatrach, l’ente algerino che si occupa di sfruttare le risorse energetiche del paese, Abdelhamid Zerguine, parlando con uno dei più autorevoli quotidiani del nord-Africa, l’El Watan, ha dichiarato che «la decisione per il Galsi è rinviata al prossimo anno»; questa volta la causa sarebbe il calo della domanda di gas naturale nel nostro paese. È la terza volta che Sonatrach (socio di maggioranza della società Galsi con il 41 per cento delle azioni, seguito da Edison, 20, Enel, 15, Sfirs, 11, ed Hera, 10 per cento) rinvia la scelta sul gasdotto; era già accaduto lo scorso anno e poi ai primi mesi del 2013. Allora le giustificazioni erano ragioni finanziarie e tecniche, adesso si parla di motivi economici, come il calo della domanda interna. In realtà nelle ultime settimane su Sonatrach e non solo sono cadute molte tegole giudiziarie; ad aprile è stato arrestato per corruzione il presidente in carica sino a 10 anni fa, e in una complessa indagine avviata dalla Procura di Milano sono indagati per corruzione internazionale in Algeria anche i vertici di Saipem e lo stesso ad di Eni Scaroni. Tutto ciò non riguarda direttamente il Galsi, ma rende oggettivamente più farraginosi i rapporti tra l’ente di stato Algerino e l’Italia. Ci sono però altri tre elementi che rendono ormai vicino il de profundis per il progetto. Calo dei consumi. La crisi ha un impatto immediato ed evidente sui consumi dei prodotti energetici, petrolio e gas in primo luogo. Per il gas, lo stesso ad di Snam, Carlo Malacarne, nella presentazione agli analisti dei piani della società per il prossimo triennio, indica nel 2013 un calo dei consumi di gas del 2,5 per cento, che si somma a quella dello scorso anno. «Una inversione di tendenza ci sarà solo nel 2017 quando la sovracapacità ci obbligherà a a vendere gas verso il nord Europa». Date queste premesse lo stallo nella costruzione di una importante infrastruttura dal costo finale di 3 miliardi è automatico. Le alternative. Il Galsi, nonostante le dichiarazioni ufficiali non è in cima alla lista delle priorità energetiche del nostro paese (da questo punto di vista la Sardegna gioca il ruolo di formica in uno scenario occupato da giganti). La vera priorità si chiama “Southstream” ed è un gasdotto che dalla Russia attraversa il Mar Nero sino alla Bulgaria per poi dividersi in due tronconi, che terminano a Brindisi e al confine italo-sloveno. Non si tratta di un progetto futuristico. I lavori termineranno entro il 2015 e subito dopo il gas russo entrerà in rete, garantendo un regolare flusso verso il nostro paese. Su questo progetto si sono spesi Putin e tutti i nostri presidenti del Consiglio degli ultimi anni, da Prodi a Monti, e per i tempi di queste opere gigantesche si può dire che il gasdotto è veramente a un passo dal suo completamento. L’Eni. C’è poi un terzo attore che proprio in queste ore ha reso meno utile il progetto del Galsi, ed è l’Eni. È di ieri la notizia che l’ente energetico ha rinegoziato i vecchi contratti con Sonatrach per la fornitura di gas per quest’anno e l’anno prossimo. La rinegoziazione ha comportato, sempre nell’ottica della evidente contrazione dei consumi, una riduzione dei volumi destinati all’Italia. In questa maniera anche Sonatrach si sente garantita sul fronte italiano, e non deve cercare nuove e diverse vie di conferimento del suo metano. Per il futuro l’accordo commerciale con la Russia la rende sicura sul mercato europeo, come se non bastasse a breve assalito dagli americani, pronti a vendere anche da noi il loro shale-gas. Le contromosse. Purtroppo chi le deve prendere non può e chi le può assumere non vuole, l’alternativa al gasdotto potrebbe essere, dopo aver completato la rete sarda, la realizzazione di un rigassificatore, alimentato da navi metaniere. Oggi il nostro paese ha un solo rigassificatore, a La Spezia, mentre quelli di Rovigo e Livorno sono solo approvati e quello di Brindisi è fermo. Si è parlato di Fiume Santo, in termini però generici. Se tutto andrà bene ci vorranno 10 anni per vederlo; per allora il Galsi sarà già dimenticato.

  13. maggio 31, 2013 alle 10:10 PM

    Però! Siete efficienti, voi che aggiornate il sito! complimenti 😀

    • maggio 31, 2013 alle 10:13 PM

      grazie! Uno dei nostri obiettivi è proprio quello di diffondere quanto più possibile le informazioni ambientali 😉

  14. giugno 6, 2013 alle 2:43 PM

    gazzosa, chi paga?

    da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2013
    Il piano. Il Galsi non si farà? «Andiamo avanti».

    «Se l’Algeria esce fuori dal contratto, non rinunceremo comunque alla condotta Sardegna-Toscana». Lo sostiene l’assessore all’Industria Antonello Liori, il quale ha annunciato che porterà in giunta il piano energetico regionale. Quella condotta può servire anche in casi di crisi. Il rappresentante della giunta ha ricordato che la crisi dell’industria ha avuto origine proprio dal problema energia. E’ il caso specifico delle aziende energivore dell’alluminio ma anche del settore manifatturiero che sconta l’assenza del metano. Già il Galsi, il gasdotto Sardegna-Algeria che più volte era stato dato per acquisito e che ora è dato per morto. «Non ci può essere sviluppo senza energia anche se, dopo la fuga delle grandi imprese, ora abbiamo un surplus del 25%». Metano indispensabile, dice Liori, per abbassare la bolletta dei cittadini e delle imprese.

  15. luglio 31, 2013 alle 2:55 PM

    da L’Unione Sarda, 31 luglio 2013
    Si tratta con l’Azerbaigian. Il Galsi è più lontano, l’asse del metano ora si sposta a Est: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130731085747.pdf

    ———————————

    Un rigassificatore a Portoscuso. C’è un progetto del gruppo Clivati all’interno del piano Sulcis: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130731085657.pdf

  16. agosto 1, 2013 alle 2:54 PM

    da L’Unione Sarda, 1 agosto 2013
    «Clivati,fuori i dettagli». L’idea di un rigassificatore a Portoscuso accolta con cautela dagli amministratori sulcitani che vogliono conoscere il progetto. (Antonella Pani): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801091731.pdf

    ————————————-

    Ottana. Le reazioni nel Nuorese «Il gas è la salvezza per le industrie del centro Sardegna»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801091814.pdf

    —————————————–

    Nelle aree di Sarroch,Arbatax, Santa Giusta e PortoTorres. Il piano energetico prevede 4 impianti: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801092005.pdf

  17. ottobre 26, 2013 alle 12:11 am

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    COMUNICATO STAMPA
    GASDOTTO GALSI, ZUNCHEDDU:
    «UN “REGALO” DI 150 MILIONI, MENTRE CRESCONO LE POVERTÀ ESTREME»

    La Regione Sardegna recuperi i 100 milioni dei sardi ancora in mano, inspiegabilmente, alla cricca del G8 e svincoli i 150 milioni destinati al progetto Galsi.

    Cagliari, 25 ottobre 2013 – «Con l’articolo 4, primo comma, della finanziaria regionale del 2012, 150 milioni di euro sono stati stanziati a favore della società privata Galsi per pagare una servitù di passaggio che non porterà affatto il metano in Sardegna: nessun finanziamento è previsto per le reti del gas nell’Isola e nessuna compensazione è prevista per i sardi». Lo ha affermato la consigliera regionale di SardignaLibera, Claudia Zuncheddu, depositando un’interrogazione in materia.

    «L’Algeria – spiega Zuncheddu – non ha onorato gli accordi internazionali sulla vendita del gas metano ai cosiddetti prezzi di mercato e, per sua stessa ammissione, già due anni fa dichiarò che difficilmente avrebbe garantito erogazione futura, in quanto il gas è ritenuto risorsa strategica per lo sviluppo stesso dell’Algeria. Inoltre, come risorsa concorrenziale, sarebbe limitata a qualche decennio».

    «A tutt’oggi – continua Zuncheddu – nonostante si tenti di spacciare quel progetto mai decollato come “un’opera divenuta d’interesse europeo”, anche in caso di realizzazione, sarebbe comunque destinato a non essere utilizzato a causa della concorrenza dei gasdotti europei, già esistenti e potenziati, legati ai capitali della Gazprom, il colosso russo che risulta essere azionista anche del GALSI».

    «Vista l’instabilità geopolitica degli stati del nord Africa attraversati dai gasdotti, che purtroppo è destinata ad aumentare creando anche in Europa delle possibili situazioni di pericolo, queste opere, per natura estremamente vulnerabili, potrebbero costituire obiettivi sensibili per il terrorismo internazionale, come purtroppo è già avvenuto altrove».

    «Il Presidente Cappellacci si prodighi per recuperare i crediti come i 100 milioni dei sardi ancora in mano, inspiegabilmente, alla cricca del G8, e svincoli i 150 milioni destinati al progetto Galsi. Dato l’aumento vertiginoso delle povertà estreme – conclude Zuncheddu – piuttosto che finanziare progetti morti e pericolosi per i sardi, è bene che questi soldi vengano utilizzati per realizzare una Sardegna più equa e solidale: abbiamo cittadini non autosufficienti in stato di abbandono, i figli della crisi che non trovano lavoro e non possono permettersi gli studi, gli inoccupati che rinunciano alle cure a causa dei costi dei ticket della sanità. Il Presidente ha solo l’imbarazzo della scelta».

  18. novembre 5, 2013 alle 2:43 PM

    da La Nuova Sardegna, 5 novembre 2013
    L’ASSESSORE ALL’INDUSTRIA LIORI. «Rigassificatori, due progetti al vaglio della Regione».

    CAGLIARI. In Sardegna potrebbero nascere due rigassificatori per l’importazione di metano nell’isola, in attesa di capire quale sarà la decisione sulla realizzazione del metanodotto Italia-Sardegna-Algeria, il Galsi. Lo ha annunciato l’assessore regionale dell’Industria, Antonello Liori, incontrando i sindacati del comparto gas, che gli hanno presentato un documento. «La Regione – ha spiegato l’esponente della giunta regionale – sta pensando ad eventuali alternative, peraltro già discusse ed oggetto di alcuni progetti al vaglio tecnico dell’assessorato dell’Industria. Abbiamo aperto un confronto costruttivo coi sindacati confederali, condividendo l’ipotesi sulla realizzazione di uno o due rigassificatori, sfruttando alcune zone industriali già attrezzate ed ora sottoutilizzate come Porto Torres e Sarroch, che permetterebbero una significativa riduzione del costo dell’energia e quindi di riattivare le attività produttive».

    • novembre 8, 2013 alle 2:52 PM

      da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2013
      ENERGIA. Scarpa candida la città a ospitare il rigassificatore.

      PORTO TORRES. L’assessore regionale all’Industria Antonello Liori, dopo l’incontro con i sindacati del comparto gas, ha condiviso l’ipotesi di realizzare un rigassificatore anche nell’area industriale di Porto Torres. Un progetto al vaglio della Regione, dunque, ma del quale a Porto Torres si parla da anni, e che ha ottenuto l’appoggio unanime del consiglio comunale grazie alla mozione presentata dal capogruppo Sel Toni Chessa. Il percorso era cominciato già nella scorsa legislatura, quando era emersa l’esigenza di un’approfondita conoscenza della materia e delle relative cadute ambientali in considerazione dell’alta criticità di un territorio a forte condizionamento industriale. Il sindaco Beniamino Scarpa nel giugno 2012 avevo proposto all’allora ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera l’inserimento di Porto Torres fra i siti nazionali per la costruzione di impianti di rigassificazione: «Anche alla luce del pesante rallentamento del progetto Galsi – sostiene Scarpa –, ritengo che quella proposta debba essere presa in considerazione: il nostro sito produttivo è dotato di un’area infrastrutturata e di un porto fra i più grandi del Mediterraneo. Il settore energetico sta attraversando un periodo di grande incertezza per i mancati investimenti nella centrale di Fiume Santo – aggiunge –, e la realizzazione di un rigassificatore può garantire l’abbattimento del costo energetico con benefici per le imprese in crisi e per le famiglie». Per il sindaco arriverebbe finalmente il gas a Fiume Santo: «Una possibilità che avevamo previsto nel programma presentato agli elettori, e il suo utilizzo nella termocentrale elettrica determinerebbe un miglioramento dell’impatto ambientale». (g.m.)

  19. maggio 3, 2014 alle 8:04 PM

    da L’Unione Sarda, 3 maggio 2014
    Energia: i Riformatori in difesa del Galsi. “Giunta dice addio, spesi soldi per nulla”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/03/energia_i_riformatori_in_difesa_del_galsi_giunta_dice_addio_spesi_soldi_per_nulla-6-365860.html

  20. maggio 13, 2014 alle 4:21 PM

    cambia la strategia.

    da Sardinia Post, 13 maggio 2014
    Galsi addio. Ma la metanizzazione va avanti con 660 milioni: http://www.sardiniapost.it/economia/galsi-addio-metanizzazione-avanti-660-milioni/

    ____________________________

    da La Nuova Sardegna, 13 maggio 2014
    Stop al metanodotto Algeria-Sardegna, la giunta regionale abbandona il progetto Galsi.
    La giunta ha deliberato l’uscita della Sfirs dalla società nata per la realizzazione del collegamento con l’Italia. La Regione riscatterà 11 milioni di euro, ma non intende rinunciare al metano: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/05/13/news/stop-al-metanodotto-algeria-sardegna-la-giunta-regionale-abbandona-il-progetto-galsi-1.9218081

    ______________________________

    da L’Unione Sarda, 13 maggio 2014
    Energia, la Regione chiude i rubinetti al Galsi. Esce la Sfirs: futuro a rischio per il metano: http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2014/05/13/energia_la_regione_chiude_i_rubinetti_al_galsi_esce_la_sfirs_futuro_a_rischio_per_il_metano-1-367386.html

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