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Soluzioni alla crisi economica: vanno comprese le cause.


Maremma, bosco

Dopo gli interessanti articoli sul rating sul ruolo delle banche ecco un altro articolo di approfondimento sull’attuale congiuntura economica della nostra Rossella Ognibene.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

Per trovare soluzioni che non siano palliativi, ma che abbiano un respiro “strutturale” occorre partire dalle cause della crisi europea.  Dove hanno sbagliato Paesi come il nostro (definiti appunto come appartenenti alla periferia dell’Eurozona)?

La causa primaria della crisi dell’euro è stata indicata nell’enorme calo di competitività avvenuto nei Paesi della periferia a partire dalla metà degli anni ‘90 con il congelamento dei tassi di cambio, la convergenza dei tassi di interesse e l’accelerazione della domanda interna.

Tutto questo ha portato a una progressiva riallocazione dei fattori della produzione dei Paesi della periferia verso i servizi non scambiabili e l’industria delle costruzioni (ce hanno originato le attuali bolle immobiliari), a danno dei prodotti da esportazione e dei sostituti delle importazioni.  In questo campo, la dipendenza dell’Italia dall’import (pensiamo solo alle importazioni agroalimentari) è preoccupante, soprattutto in scenari recessivi come gli attuali. A sua volta, tutto questo si è tradotto in forti e crescenti disavanzi delle partite correnti, nei Paesi della periferia, con corrispondenti surplus nei Paesi del nocciolo duro (“core”)  di Eurolandia, Germania in prima fila che ne sta tuttora beneficando.

Milano, Duomo

Gli economisti indicano una via di uscita per i paesi delle periferia dell’eurozona nell’aumento della produzione  in direzione dell’export e del settore dei beni e servizi che si consumano in loco (si pensi al settore della cura della persona); ma per fare una cosa del genere serviranno molti anni.  E nel frattempo non possiamo neppure sperare che la “crescita” italiana possa provenire dalla domanda interna. I consumi interni sono in flessione e tale situazione è ormai inarrestabile, almeno per tutto il 2012

Ma questa non è l’unica sfida che ci attende.

Dobbiamo sempre di più fare i conti con la  “sostenibilità”, concetto che si associa alla dimensione “finita” delle risorse naturali e all’ambiente.

L’economia globale probabilmente triplicherà di dimensioni nei prossimi venticinque anni, grazie principalmente alla crescita dei Paesi in via di sviluppo impegnati a recuperare il distacco dai Paesi sviluppati e ad adottare modelli di consumo analoghi.

Vi è pertanto il fondato pericolo che le risorse naturali (in senso ampio) e le capacità di “porre rimedio” del nostro pianeta non riescano a sostenere una tale pressione.

Impossibile pensare che i Paesi in via di sviluppo rinuncino alla loro vigorosa  crescita, che è volta a condurre i loro cittadini al di  fuori dalla miseria.

L’alternativa sarebbe quella di cambiare il modello di sviluppo per ridurre l’impatto che un’attività economica elevata produce sulle risorse naturali e sull’ambiente.

Ma in che modo?    E quale prezzo la decrescita farà pagare allo stile di vita occidentale?

Non vi è ancora una risposta, ma forse non vi è neppure  una consapevolezza che tutti, non soltanto i governi, devono comprendere le conseguenze che provocano le nostre scelte individuali e collettive.

Cagliari, rifiuti presso il campo nomadi

Manca – nella percezione diffusa  – la  consapevolezza, per esempio, che la crescita della popolazione e l’incremento dei livelli di consumo producono conseguenze intergenerazionali e che il modo in cui ci comportiamo influenzerà lo stile di vita e le opportunità dei nostri figli e nipoti.

Fino ad oggi è mancata una vera attenzione alla sostenibilità e all’impatto di queste scelte sulle generazioni future.

Il risultato è che molti Paesi sviluppati, a causa di modelli di crescita insostenibili, hanno accumulato debiti pubblici pericolosamente ingenti e impegni di spesa diversi dal debito ancora più ingenti.

Ecco dunque la crisi dei debiti sovrani, e la necessità di rivedere i meccanismi di crescita, in vista di una sostenibilità anche , e soprattutto, per le future generazioni.

Rossella Ognibene, avvocato del Foro di Reggio Emilia

(foto per conto GrIG, E.R., L.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    maggio 6, 2012 alle 7:09 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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