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Ripascimento story: passato, presente e futuro del “ripascimento” del Poetto (Cagliari).


Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri. Del “ripascimento” della spiaggia del Poetto si è parlato molto, si è fatto qualcosa sul relativo disastro: a dieci anni di distanza si possono tirare le somme, soprattutto per evitare di compiere gli stessi errori.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Le Edizioni Della Torre sono liete di invitare la S.V.

alla presentazione del volume

Gli 80 passi

che hanno cambiato il Poetto

di Maria Francesca Chiappe e Lello Caravano

Interverranno:

Cagliari, Poetto, ripascimento

Massimo Zedda, sindaco di Cagliari

Mariano Delogu, senatore della Repubblica

Giorgio Todde, scrittore

Moderatore:

Giancarlo Ghirra

Massimiliano Medda dei Lapola leggerà alcuni passi del libro

Parteciperanno i presidenti di Legambiente (Vincenzo Tiana), Italia Nostra (Maria Paola Morittu), Gruppo di intervento giuridico (Stefano Deliperi) e il prof. Felice Di Gregorio (docente di Geologia Ambientale all’Università di Cagliari).

Saranno presenti gli Autori e l’Editore

Venerdì 9 marzo 2012, ore 18,00

Sala Conferenze

Piazza L’Unione SardaCagliari

Cagliari, spiaggia del Poetto con il "ripascimento"

«è facile immaginare quanto saranno difficili futuri interventi nel clima di generale sospetto e sfiducia ormai ampiamente diffusisi nell’opinione pubblica a seguito del ripascimento». Nella sentenza di condanna la Corte dei Conti sottolinea una grande verità: gli effetti del ripascimento resteranno a lungo nella memoria dei cagliaritani che storceranno il naso davanti a qualsiasi proposta di intervento sulla spiaggia del Poetto. Il tempo, in questo caso, non è galantuomo. E, dieci anni dopo, il ricordo è vivissimo. Eppure, sopite le feroci polemiche dei giorni della draga, si ricomincia a parlare di come restituire alla città lo splendore del Poetto. Sì, perché, a dispetto delle tante dichiarazioni, la sabbia non è sbiancata e non si è assottigliata, il gradino a ridosso della battigia è ancora lì, l’effetto-orzata si è solo smorzato. In più, in ampi tratti dell’arenile è pure spuntata l’erba. Senza dimenticare che il mare è avanzato rimangiandosi gran parte della nuova spiaggia.

Davanti alle nuove proposte di intervento questo libro vuol testimoniare i tanti errori commessi in passato e lanciare un monito: il Poetto è un bene prezioso. Da maneggiare con cura.

(immagine copertina libro, foto S.D., archivio GrIG)

  1. frnoli
    marzo 3, 2012 alle 2:29 PM

    cerco di andarci ad ogni costo, voglio proprio sentirvi.

  2. Gianni
    marzo 5, 2012 alle 2:00 PM

    …spero che la Chiappe… porti fortuna al Poetto.

  3. SimonA
    marzo 5, 2012 alle 3:20 PM

    eh sarebbe bello…se la sera stessa non ci fosse lezione di diritto ambientale! 😦 ci racconterete!

  4. pa
    marzo 6, 2012 alle 8:33 PM

    ho qualche perplessità alla partecipazione ad un dibattito nella piazza simbolo della speculazione edilizia zuncheddiana….cosa non si fa per ascoltarsi…..

  5. marzo 7, 2012 alle 8:03 PM

    dal sito web istituzionale del Comune di Cagliari, 7 marzo 2012
    Gli 80 passi che hanno cambiato il Poetto di Maria Francesca Chiappe e Lello Caravano: http://www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=6201

    da L’Unione Sarda on line, 7 marzo 2012
    Poetto, i giorni del ripascimento in un libro di Caravano e Chiappe: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/256748

  6. marzo 11, 2012 alle 9:48 am

    da La Nuova Sardegna, 11 marzo 2012
    Rimpianto per la vecchia sabbia. La storia che ha portato a un intervento disastroso. (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. A dieci anni dal ripascimento del Poetto, la spiaggia non è più il gioiello di un tempo: colore e granulometria sono diversi. E il mare si sta rimangiando parte della sabbia immessa nel 2002. Ma i cagliaritani non si rassegnano e molti pensano a un intervento, pur molto graduale, che ripristini la vecchia sabbia.
    La storia comincia la mattina dell’otto marzo di dieci anni fa: dalla draga Antigoon vennero sparati sulla battigia del Poetto (dalla Prima fermata sino all’ospedale Marino vecchio) 370mila metri cubi di sabbia. Il materiale era stato prelevato in un sito a circa tre miglia dalla spiaggia del Poetto.
    L’antefatto. Sino agli anni Settanta del secolo scorso la sabbia del Poetto era stato oggetto di rapina per decenni, anche se si trattava di «rapina» legalizzata visto che c’era l’autorizzazione della Capitaneria. La ricostruzione di Cagliari e lo sviluppo di Quartu si devono ai prelievi fatti dalla spiaggia. Il risultato finale furono due milioni di metri cubi di sabbia portati via e l’erosione della spiaggia.
    L’ultima concessione. Nel 1986 decadde anche l’ultima concessione trentennale governativa rilasciata al comune di Cagliari per l’utilizzo della spiaggia. Dopo un lungo contenzioso, con la scusa che c’era un problema di igiene, vennero abbattuti i milleduecento casotti del Poetto. Ma a seguito di quella rimozione e del dibattito che ne seguì venne commissionato e prodotto uno studio che rimarcò la necessità di un intevento di ripascimento e l’eiminazione della strada del lungomare.
    Il finanziamento. Nel 1998 furono trovati trenta miliardi di lire (da Regione e Comunità europea) finalizzati a un intervento di recupero del Poetto e alla Provincia fu affidato il compito di predisporre il piano di intervento e di eseguirlo. In rapporto al ripascimento della sabbia in una prima fase il progetto parlava solo di utilizzo di sabbia di cava. L’anno successivo, però e su richiesta di Cagliari, venne inserita la possibilità di utilizzare materiale ricavato dal fondo marino.
    Il ripascimento. La giunta di centrodestra guidata da Sandro Balletto, prendendo spunto dalle forti piogge del novembre del 2001 (che aveva accentuato l’erosione) puntò a una soluzione «da protezione civile», con tempi accelerati: dai due anni previsti in precedenza per il ripascimento con sabbia cava, si passò a poche settimane. L’impresa che vinse l’appalto per i lavori – la Mantovani – presentò un ribasso del quaranta per cento.
    La sabbia scura. Il risultato sconcertò i cagliaritani: sabbia «grigio topo» venne detto e granulometria grossolana. I ricercatori che affiancavano le decisioni della Provincia dissero che la sabbia col tempo (tramite l’ossigenazione) sarebbe ridiventata bianca; e che con la forza meccanica delle onde la granulometria più consistente (sassi e pietrisco) sarebbe finita nella parte più bassa dello scheletro della sabbia, mentre i settori fini sarebbero restati in superficie. Ma col tempo il colore restò sempre molto più scuro del precedente e la granulometria più grossolana e, in più, l’acqua non è stata più cristallina come un tempo. Assieme alla sabbia «sparata» sulla battigia c’era anche moltissimo limo che ha creato l’effetto gassosa (salvo che nelle giornate di forte maestrale).
    L’ecosistema. Se si considera che la spiaggia del Poetto era considerata un gioiello unico nel suo genere (quasi bianca, finissima e soffice), il fallimento è stato totale. Come mai? Il sito marino scelto per il prelievo non era il più adatto e le valutazioni per il tipo di ripascimento scelto non tenevano conto che il Poetto si trova in un ambiente molto riparato e non di fronte all’oceano dove la forza delle onde è decisamente maggiore. Il resto è storia giudiziaria: si è arrivati alla prescrizione dei reati, mentre è ancora pendente l’ultimo grado del procedimento avviato dalla Corte dei conti nei confronti di coloro che a vario titolo avevano partecipato al ripascimento e che nel 2009 erano stati condannati al risarcimento di quattro milioni di euro.

  7. Maggio 5, 2012 alle 5:19 PM

    e revocare la concessione demaniale a questi scellerati no?

    da La Nuova Sardegna, 5 maggio 2012
    Sabbia marrone in spiaggia. Bloccato il ripascimento “fai da te” davanti al Calabona. La titolare: «Errore commesso in buona fede». (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Nella migliore delle ipotesi è un pasticcio, nella più verosimile un illecito amministrativo che potrebbe esporre i responsabili anche a conseguenze penali. Di sicuro ieri mattina gli uomini della guardia costiera sono rimasti a bocca aperta quando hanno visto l’aspetto insolito della spiaggia davanti all’Hotel Calabona, a sud della città, sulla litoranea per Bosa. Il suo colore non era più beige, come gli algheresi e i turisti l’avevano conosciuto, ma in parte marrone. Motivo? In quei trecento metri quadrati di arenile che la famiglia Fonnesu, proprietaria della struttura alberghiera, ottiene in concessione dal Demanio, si è frettolosamente pensato di intervenire con un ripascimento «fai da te». Evitando così di seguire le procedure della Regione e sversando un tipo di sabbia che pare provenga da una cava di Badesi, comunque ben diversa da quella originale. Già dal primo pomeriggio gli uomini al comando del tenente di vascello Giuseppe Prigigallo hanno prelevato dei campioni e messo sotto sequestro probatorio quel tratto di costa, ma un nuovo sopralluogo è stato fissato per lunedì prossimo insieme con gli esperti dell’Arpas e gli operatori del servizio demaniale del Comune. L’ipotesi di reato potrebbe essere quella di «innovazione non autorizzata» o di «modifica dello stato dei luoghi». Ma non si può escludere quella di «danno ambientale» in senso tecnico. L’allarme è partito nella mattinata di ieri, quando alcuni passanti si sono rivolti alla Guardia forestale e alla centrale operativa della Capitaneria di porto raccontando di aver visto un uomo che, armato di badile e rastrello, spargeva della sabbia sospetta sulla spiaggetta che si affaccia su Capo Caccia. Tra questi c’è anche chi giura di aver notato la notte prima un camion pronto a scaricare il materiale intruso. Tutto da verificare, ovvio, anche se dall’hotel ammettono di aver agito inopportunamente, per quanto in buonafede. «Lo so, abbiamo sbagliato – spiega Elisa Fonnesu, titolare dell’albergo – ma le piogge dei giorni scorsi avevano creato in mezzo alla spiaggia un visibile canale. E noi ci siamo limitati a coprirlo prima che i clienti ci muovessero contestazioni, perché se avessimo seguito l’iter regionale i tempi sarebbero diventati biblici. Senza sottrarmi alle responsabilità – aggiunge Elisa Fonnesu – voglio però precisare che se a tenerla pulita non provvedessimo noi, quella stessa spiaggetta ora sarebbe un immondezzaio». In attesa di capire cosa sia accaduto esattamente restano le parole amare di Vincenzo Pascucci, geologo marino e sedimentologo in forza all’Università di Sassari, che proprio qualche giorno fa aveva fatto dei prelievi su quel fazzoletto di costa. «La spiaggia di Calabona – dice – è una delle poche sabbiose rimaste nell’area urbana di Alghero e purtroppo gli effetti di questo atto sono la sicura modifica della idrodinamicità del terreno, la possibile morte degli organismi che abitano la battigia e la trasformazione morfologica del fondale, con un presumibile aumento di torbidità delle acque».

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