Home > difesa del territorio, energia solare > Campi di serre fotovoltaiche a Narbolia (OR), ma sono autorizzati?

Campi di serre fotovoltaiche a Narbolia (OR), ma sono autorizzati?


Sardegna, paesaggio agrario

 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (1 marzo 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo l’avvìo del  “progetto per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario in ampliamento agricolo” da parte della EnerVitaBio Santa Reparata Società Agricola s.r.l. (sede: Via Ariosto n. 5, Narbolia), comprendente complessivamente n. 1611 serre fotovoltaiche (mq. 200 ciascuna), con 107.000 pannelli fotovoltaici, suddivisi in tre comparti (Orzaoniga 1, con 462 serre; Orzaoniga 2, con 563 serre; S’Arrieddu, con 586 serre), viabilità, strutture di servizio, reti elettriche, ecc., su una superficie di 63 ettari, per una potenza complessiva di 27 MW.

Interessati il Ministero dell’ambiente (Ministro e Direzione generale valutazione impatti), la Direzione regionale del Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti, il Comune di Narbolìa. Informata, per opportuna conoscenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano.

Secondo le segnalazioni pervenute, si tratterebbe di terreni agricoli in parte con coltivazioni in atto, in parte pascolativi, in parte con vegetazione naturale, in località Orzaoniga – S’Arrieddu.

Dalle informazioni disponibili, il progetto risulta autorizzato con determinazione unica Responsabile Servizio Area tecnica Comune di Narbolìa n. 4 del 12 gennaio 2012, in “variante non sostanziale” del progetto presentato con D.U.A.A.P. n. 6166 e 6167 del 4 novembre 2008, n. 343 del 19 gennaio 2009, approvato con provvedimento unico n. 1 dell’11 novembre 2009.

Tuttavia, la realizzazione di progetti di “cambiamento di uso di aree non coltivate, semi-naturali o naturali per la loro coltivazione agraria intensiva con una superficie superiore a 10 ettari” dev’essere preceduta da vincolante procedimento di “verifica di assoggettabilità”(decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.; legge regionale n. 1/1999 e s.m.i.; deliberazione Giunta regionale 23 aprile 2008, n. 24/23), procedura che non risulta svolta.

Sardegna, paesaggio agrario

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno, quindi, richiesto il blocco dei lavori, lo svolgimento degli opportuni accertamenti e l’adozione dei provvedimenti che si rendessero di conseguenza necessari (es. annullamento d’ufficio delle autorizzazioni, svolgimento del procedimento di “verifica di assoggettabilità, ecc.).

La realizzazione di “serre fotovoltaiche” se da un lato può costituire un’ottima fonte energetica e di sostegno economico agli agricoltori, d’altro canto può rivelarsi un mero intervento speculativo a discapito del terreno agricolo e delle casse pubbliche, visti gli incentivi tuttora esistenti.

Nel caso di Narbolìa, poi, non sono nemmeno chiari i termini della dismissione degli impianti una volta terminato il ciclo produttivo, mentre sono spaventosi i termini economici degli incentivi: 8 milioni di euro annui, 160 milioni di euro in 20 anni.

E’ proprio il caso di vederci chiaro.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Narbolia, progetto serre fotovoltaiche, comparto Orzaoniga 2

Oxalis pes-caprae

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 1 marzo 2012

Un impianto grande quanto il paese.  Dal progetto pubblicato nell’albo pretorio comunale emergono dati sorprendenti. Un insediamento che si dovrebbe articolare su tre lotti. Claudio Zoccheddu

NARBOLIA. La città del sole nascerà a pochi passi dal centro abitato. Il trattato filosofico di Tommaso Campanella, però, non c’entra nulla. L’idea del frate domenicano in questo caso lascia spazio a un disegno molto più “moderno” e voluminoso che descrive la nascita di 1611 serre fotovoltaiche da duecento metri quadri l’una, ricoperte a loro volta da oltre 107mila pannelli solari. Il progetto che la Enervitabio Santa Reparata si appresta a realizzare, dunque, ha le dimensioni di una cittadina, ma una durata molto inferiore alla vita media di una comunità. Nella migliore delle ipotesi le serre saranno attive per vent’anni. Poi, si vedrà. Allo stato attuale non esiste un piano di dismissione per un’opera dalle dimensioni mastodontiche, chiarite solo in parte dalla società che sta costruendo la città del sole. I numeri, infatti, sono impressionanti. Il progetto pubblicato all’albo pretorio del Comune di Narbolia racconta di tre lotti (capaci di contenere 462 serre il primo, 563 il secondo e 586 il terzo) individuati su una superficie catastale di 63 ettari. Le serre ne occuperanno poco più di 31 mentre l’altro spazio sarà necessario per realizzare la rete viaria, i magazzini, le cabine elettriche interne, le linee aeree di alta e media tensione, oltre che le cabine elettriche dell’Enel e gli invasi di raccolta delle acque piovane utili, forse, per garantire la produzione agricola su cui nessuno, oltre agli investitori, è disposto a scommettere un soldo bucato. A conti fatti, il progetto disegnato dalla Enervitabio sarà capace di produrre 27 megawatt che dovrebbero essere sommati a quelli prodotti da altri impianti di pannelli solari previsti dalla Enervitabio nei pressi di Galtelli, Giave, Padria, Santadi e San Giovanni Suergiu. Totale: 72 Megawatt di produzione energetica. Una potenza capace di soddisfare il fabbisogno energetico di più di trentamila famiglie sarde. Numeri da capogiro che hanno subito fatto passare in secondo piano la vocazione agricola del progetto della Enervitabio, le serre dovrebbero ospitare la coltura di alcuni prodotti ortofrutticoli, a favore di quello che gli attivisti dei comitati, i cittadini e i sindacati giudicano come un semplice progetto industriale finalizzato alla raccolta degli incentivi statali destinati a chi opera nel settore del fotovoltaico. Anche in questo caso i numeri sono da mal di testa. La Enervitabio si sarebbe assicurata ben 160 milioni di euro di fondi pubblici dilazionati in rate da 8 milioni all’anno per il prossimo ventennio. A contribuire a creare incertezza sulle sorti delle terre dell’agro di Narbolia e San Vero Milis ci hanno pensato anche gli investitori e la stessa Enervitabio. I numeri forniti dalla ditta di Ravenna, infatti, non sono gli stessi che si evincono dalle tre tavole del prospetto depositato in Comune. I progettisti volevano fare chiarezza, ma non hanno parlato di diversi dettagli. Innanzi tutto il numero delle serre: 25, secondo loro, 1.611 se si considera il numero delle “serre standard” riportato ai piedi delle tavole progettuali. Poi, l’estensione dell’impianto. Da Ravenna hanno comunicato solo i dati relativi alla superficie coperta dalle serre: 31,55 ettari. Al conto ne mancano però altri 31,55 necessari per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili per lo sfruttamento delle serre. Totale: 63,1. Il doppio. A questo punto hanno perso valore anche le stime occupazionali prodotte dalla società controllata dal Winsun Group di Hong Kong.

Cisto

La posizione del Governo nazionale.  «Un freno all’uso dei terreni agricoli».

NARBOLIA. Il ministro delle politiche agricole, Mario Catania, non ha usato mezzi termini: «Sulle energie rinnovabili in agricoltura – ha detto Catania – serve un’immediata inversione di tendenza, distinguendo tra le iniziative buone e quelle che non lo sono». Sotto la lente d’ingrandimento, manco a dirlo, è finito il fotovoltaico su superfici agricole: «Sottrae terre destinate a produrre beni alimentari e ha una ricaduta negativa sugli affitti». L’idea di Mario Catania è quella di mettersi subito al lavoro col collega con delega all’ambiente, Corrado Clini. La linea è già marcata: “Stop agli incentivi”. I numeri che hanno portato il ministro allo scoperto sono quelli relativi al cambio di destinazione d’uso di 33mila ettari di terre agricole nel solo 2011.

 

veduta di Narbolia con area interessata (da Google Earth)

 

(documentazione amministrativa, immagine da Google Earth, foto S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. Voglio energia
    marzo 2, 2012 alle 12:15 pm

    Il carbone non lo volete, nucleare non se ne parla, inceneritori nemmeno, l’eolico non vi piace il fotovoltaico nemmeno!
    Avete rotto i c…..i

    • giovanna
      marzo 2, 2012 alle 1:25 pm

      idee poche ma confuse

    • Occhio nudo
      marzo 2, 2012 alle 4:31 pm

      Ma ti sembra normale costruire oltre mille serre in un’area così limitata? Dal momento che ti abbiamo rotto i c…i, prova a ragionare con il cervello, magari ci riesci meglio.

    • taniey
      marzo 2, 2012 alle 4:46 pm

      Quelle saranno finte serre, scheletri di ferro che hanno come unico scopo baipassare tutte le normative e regolamenti che esistono per edificare strutture in terreni agricoli. Il solare è un’ottima fonte di energia, pulita, o almeno più del carbone, nucleare e petrolio, ma ricoprire un’area di quelle dimensioni sfruttando finanziamenti immani per poi non portare nessun vantaggio alla popolazione è pura speculazione. Facessero un progetto per coprire i tetti del paese, allora si che ci sarebbero vantaggi per tutti, sempre più servi nella nostra terra.

    • Nicola P.
      marzo 3, 2012 alle 10:20 am

      Caro Voglio Energia, mai sentito parlare di tetti di capannoni e tetti di case e aree degradate dall’industrializzazione? Così, giusto per far capire le sottili differenze tra essere favorevoli alle energie rinnovabili ed essere contro le speculazioni.

  2. frnoli
    marzo 3, 2012 alle 1:31 pm

    centinaia e centinaia di serre per coltivare che cosa?

  3. marzo 4, 2012 alle 11:03 am

    da La Nuova Sardegna, 4 marzo 2012
    Lo scontro sulle serre fotovoltaiche. Incontro tra l’amministrazione comunale, una delegazione del comitato S’Arrieddu e la Enervitabio. Narbolia, accordo fatto sulle compensazioni. L’azienda conferma: «L’iter di approvazione seguito è conforme alle norme di legge». «Misure si sommano alla consistente Imu che dovremo pagare».

    NARBOLIA. Accordo fatto tra Comune e Enervitabio sulle cosiddette misure di comensazione per la costruzione delle serre fotovoltaiche. È la stessa azienda di Ravenna a annunciarlo con una nota diffusa ieri. «Dopo alcuni giorni di confronto – si legge nella nota -, in occasione di un incontro con il sindaco Fabrizio Fais, diversi consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza, il segretario della Cisl Antioco Patta e alcuni esponenti del Comitato “S’Arrieddu per Narbolia” e di Zeight Gao di Enervitabio Santa Reparata Società Agricola Srl, è stata raggiunta un’intesa in merito alle misure di compensazione che la Enervitabio Santa Reparata offrirà al Comune e alla collettività narboliese in aggiunta alla consistente Imu (Imposta municipale unica) che dovrà versare ogni anno per le serre fotovoltaiche). La Società Enervitabio Santa Reparata precisa che «l’iter autorizzativo seguito si è svolto in piena conformità con le disposizioni di legge applicabili e con il coinvolgimento anche dell’assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna, che ha rilasciato apposito parere sul progetto per i profili di compatibilità ambientale. Particolare attenzione, inoltre, è stata rivolta alla destinazione agricola dei terreni che rimane inalterata garantendone l’effettiva coltivazione». È sempre la nota diffusa dall’azienda a sostenere che «al termine dell’incontro il sindaco Fabrizio Fais ha espresso soddisfazione sia per le misure di compensazione che la Società ha offerto alla comunità cittadina e che saranno di grande utilità per i narboliesi, sia per le garanzie che Enervitabio Santa Reparata si è impegnata a fornire a tutela dell’effettiva coltivazione dei terreni sotto le serre». Le serre fotovoltaiche di Narbolia, secondo la Enervitabio, sono un «nuovo e avanzato modello di sviluppo agricolo, basato sulla produzione di energia fotovoltaica a sostegno della produzione delle colture».

    AMICI DELLA TERRA. Esposto per bloccare i lavori del cantiere. (Claudio Zoccheddu)

    NARBOLIA. Nella documentazione mancherebbe una carta. Le associazioni ecologiste “Gruppo di intervento giuridico” e “Amici della terra” hanno fatto le pulci al progetto presentato dalla Enervitabio Santa Reparata che riguarda la costruzione di un immenso campo di serre fotovoltaiche tra Narbolia e San Vero Milis. Secondo gli ecologisti, che si sono espressi tramite le parole del loro portavoce, Stefano Deliperi, la realizzazione di progetti definiti come “cambiamento di uso di aree non coltivate, semi-naturali o naturali per la loro coltivazione agraria intensiva con una superficie superiore a 10 ettari” dovrebbe essere preceduta da un vincolante procedimento di “verifica di assoggettabilità” che, sempre secondo gli attivisti delle due associazioni, non risulterebbe svolta.
    “Le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra”, ha detto Stefano Deliperi, “hanno richiesto il blocco dei lavori, lo svolgimento degli opportuni accertamenti e l’adozione dei provvedimenti che si rendessero di conseguenza necessari. Una richiesta è stata inviata al ministero dell’ambiente, alla direzione generale della valutazione degli impatti, alla direzione regionale del servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti, al Comune di Narbolia e, per conoscenza, la Procura della Repubblica.

  4. marzo 4, 2012 alle 1:05 pm

    dal blog “Salviamo il Paesaggio” del Forum italiano dei movimenti per la Terra e il Paesaggio, 3 marzo 2012
    Arrestati due allevatori che si opponevano al parco fotovoltaico di Narbolia: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/03/arrestati-due-allevatori-che-si-opponevano-al-parco-fotovoltaico-di-narbolia/

  5. marzo 5, 2012 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 marzo 2012
    Il Comitato S’Arrieddu nega l’accordo. Narbolia, nessuna intesa con amministrazione comunale e Enervitabio per le compensazioni legate alla realizzazione delle serre fotovoltaiche .

    NARBOLIA. L’accordo con il Comune e con la Enervitabio viene sconfessato. Il Comitato “S’Arrieddu per Narbolia” smentisce di avere sottoscritto un’intesa con l’azienda che sta realizzando l’impianto di serre fotovoltaiche alla periferia del paese. E lo fa con una nota pubblicata sul gruppo Facebook “No al furtovoltaico”. Una trattativa portata avanti «sulla testa del comitato popolare che sta venendo completamente scavalcato e forzato verso una decisione grave e niente affatto scontata: accettare la costruzione delle serre. Impedire la costruzione delle serre oppure obbligarne lo smantellamento: questi erano gli obiettivi con cui è nato il comitato popolare, giova ricordarlo».
    «Abbiamo ottime ragioni per non volere la costruzione delle serre fotovoltaiche, per augurarci un rapido smantellamento del cantiere (nella foto) – continua la nota -. L’impatto ambientale e paesaggistico di una struttura enorme, posta su fertili terreni irrigui che per vocazione erano adibiti a pascolo e coltivazione di campo. La natura speculativa dell’opera, fatta solo per rastrellare fondi pubblici in incentivi. La mancanza di trasparenza, e nelle procedure di autorizzazione, e nella natura stessa del progetto, che ha già cambiato faccia varie volte. Il completo sprezzo per la volontà della comunità locale, che vive il territorio, mai consultata e scarsamente informata su un progetto troppo grande per non avere ricadute sull’equilibrio economico e ambientale della zona».
    Secondo il Comitato accettare la trattativa, in questo momento, significherebbe «accettare tutto questo, ammettere la nostra impotenza. Ma la nostra impotenza è tutta dentro la nostra testa: se ci uniamo siamo forti, siamo temibili, ed è per questo, per impedirci di unire le nostre forze a rivendicare la sovranità sopra il nostro territorio, che ora ci propongono una trattativa».
    L’invito è quello di non accettare le compensazioni proposte dalla Enervitabio: «sono soldi già nostri, sono soldi delle nostre tasse. Sono soldi che lo Stato non da per le amministrazioni locali, per la sanità, per l’istruzione, e invece regala ai grandi capitali stranieri».

  6. marzo 8, 2012 alle 3:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 marzo 2012
    Narbolia. Il Comitato S’Arrieddu prosegue la mobilitazione contro il progetto della Enervitabio. Ricorso contro il fotovoltaico. «Quelle autorizzazioni sono illegittime e devono essere annullate».
    Contrari anche Adiconsum e Italia nostra L’impianto su 110 ettari di terreni agricoli. (Michela Cuccu)

    NARBOLIA. «Le autorizzazioni rilasciate alla Enervitabio Santa Reparata per la realizzazione delle serre fotovoltaiche vanno annullate perchè illegittime». Arriva una nuova grana per la società che ha in progetto la realizzazione di 1600 serre a coperatura fotovoltaica su 110 ettari nelle campagne del paese. Il Comitato S’Arrieddu per Narbolia, assieme all’Adiconsum e Italia nostra regionali, hanno presentato al Comune di Narbolia e all’assessorato regionale agli Enti locali una richiesta di annullamento d’ufficio delle autorizzazioni, che, se accolto, potrebbe tradursi nella fermata dei lavori per quella che il segretario regionale di Italia nostra, Graziano Bullegas, ha definito «la più grande centrale fotovoltaica con serre agricole, fin’ora realizzata in Italia».
    Ieri mattina, in una conferenza stampa a Oristano (ignorata dai consiglieri regionali e provinciali, pure invitati) gli autori del ricorso (che segue i due esposti di Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico, hanno illustrato i motivi dell’iniziativa della quale è stata investita anche la magistratura oristanese. Passaggio certo non secondario, dato che ieri è stato detto chiaramente che qualora fossero ravvisate violazioni delle leggi con conseguenti eventuali danni per la comunità, i firmatari dell’esposto saranno pronti a presentare un ulteriore esposto, questa volta, in sede penale.
    Nel frattempo il tam tam della protesta ha avuto un primo importante risultato: il Comune di San Vero Milis, nel cui agro doveva sorgere il quarto lotto del progetto, qualche giorno fa avrebbe deciso di negare le autorizzazioni. Di più: anche Domusnovas ha detto “no” a un progetto analogo presentato dalla stessa società. Ma adesso c’è da affrontare la parte più imponente dell’opera contestata perchè di agricolo avrebbe ben poco, ma anzi, sottrarrebbe a Narbolia un’enorme superficie di terre irrigue fra le più fertili della zona.
    Secondo Pietro Porcedda e Gianluigi Deiana del Comitato S’Arrieddu, il Comune nel novembre 2009 non aveva le competenze per rilasciare le autorizzazioni in base al procedimento Suap, basato sull’autocertificazione. Già da tre mesi, infatti, era già in vigore la legge regionale che non consentiva procedimenti Suap per impianti di così vaste dimensioni. In realtà la trafila dell’approvazione del progetto è più complessa, se si considera che prima dell’approvazione definitiva, a gennaio di quest’anno, nel frattempo la società aveva presentato una variante “non sostanziale” ma necessaria per adeguare il piano (che inizialmente prevedeva serre con copertura a una sola falda) sulla base di un’ulteriore modifica della norma sugli incentivi statali per le energie rinnovabili, che invece imponeva la costruzione di serre a due falde, una coperta dai pannelli fotovoltaici, l’altra trasparente per lasciare passare i raggi del sole, indispensabili all’attività serricola. «Peccato che a questo punto il progetto era stato notevolmente modificato proprio con l’evidente scopo di ottenere gli incentivi – ha detto Vargiu -, del resto, non si spiega altrimenti perchè in tutta la documentazione manchi la parte più importante per quello che la società ha voluto fa passare come progetto agricolo: il piano agronomico».
    Entrando nei dettagli, Vargiu ha spiegato come il progetto, così come è stato autorizzato, dovrebbe avere come scopo economico principale la produzione agricola, mentre, la produzione di energia, sarebbe solo secondaria. «Difficile credere che serre orientate a sud, quasi totalmente oscurate, possano mai permettere di far crescere qualcosa di vendibile sui mercati – ha detto Vargiu – nel progetto si parla genericamente di coltivazione di aloe, pomodori, asparagi bianchi. Ma non c’è un vero e proprio piano agronomico, con preventivata la manodopera da impiegare e calcoli sulla resa economica».
    Ma intanto ieri qualcuno sosteneva l’esistenza di un caso analogo, a Milis, dove, un impianto più piccolo, starebbe portando nelle casse dei realizzatori, qualcosa come 700mila euro di incentivi pubblici all’anno, per energia prodotta dai pannelli che coprono serre, nelle quali «non cresce neppure un cetriolo». Insomma, secondo i firmatari del ricorso, solo se la società riuscirà a dimostrare ad ottenere un reddito di oltre 10milioni di euro all’anno dall’attività agricola, al netto degli incentivi, non si tratterà di intervento speculativo.

    LA CISL. «La popolazione dica sì o no».

    ORISTANO. «Siamo favorevoli alla produzione di energia pulita e rinnovabile derivanti dalle risorse naturali come il sole, il vento e l’acqua; tutti elementi che in Sardegna non mancano affatto». Poi aggiunge: «Siamo contrari ai “mega impianti” fortemente invasivi del territorio (eolico o fotovoltaico che siano) soprattutto quando non hanno connotati di compatibilità estetica e ambientale ma anche di integrazione e utilità sul territorio». Infine, «nel caso di Narbolia, riteniamo che alla popolazione locale spetti il compito di dire si o no walle rappresentanze sociali e alle rappresentanze sociali il compito di sostenerle e di verificarne la rispondenza programmatica, delle risorse pubbliche, delle leggi, delle norme e degli obiettivi congiuntamente fissati».

  7. marzo 18, 2012 alle 4:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 marzo 2012
    «Non danni ma sviluppo agricolo». Le risposte della Enervitabio alle contestazioni sugli impianti. Dopo l’esposto presentato di recente dal comitato S’arrieddu.

    NARBOLIA. «Le accuse che ci vengono mosse sono pretestuose». È la la replica della Enervitabio Santa Reparata srl, la società che sta realizzando l’impianto di serre per la produzione anche di energia fotovoltaica. Risposta diretta all’esposto che qualche giorno fa il Comitato “S’Arrieddu per Narbolia”, Adiconsum e Italia Nostra, hanno presentato a enti e istituzioni competenti per chiedere l’annullamento della delibera di avvio ai lavori che, secondo i ricorrenti, dovranno ora essere bloccati. Le contestazioni puntano a dimostrare come l’intervento in realtà non prevede la realizzazione di un’attività di coltura estensiva in serra, piuttosto, la nascita di una delle più estese centrali per la produzione di energia fotovoltaica finora realizzate in Italia.
    E siccome, sempre a giudizio di Adiconsum, Italia Nostra e Comitato “S’Arrieddu per Narbolia” in area agricola le centrali elettriche, benchè ad energia rinnovabile, non possono sorgere per legge, si tratterebbe in sostanza di una speculazione che, oltre a ottenere benefici non dovuti per gli interventi agricoli, provocherebbe un danno all’economia locale, strappando di fatto decine di ettari fertili e irrigati al lavoro dei contadini.
    Da qui la replica che l’Enervitabio Santa Reparata ha trasmesso a sua volta agli enti interessati. «L’intervento di miglioramento agricolo, sinergico alla produzione energetica da fonti rinnovabili, sorgerà su un terreno che si estende su una superficie totale di 64,52 ettari e le serre copriranno una superficie pari a 31,55 ettari, inferiore alla metà del totale occupato. Si aggiunge che l’opera permette la piena valorizzazione agricola dei terreni, che fino a oggi venivano coltivati solo in una parte limitata del totale e saltuariamente».
    Ma non è tutto. «La presenza delle serre fotovoltaiche, infatti – precisa la società -, non causa la perdita di fertilità del terreno, ma garantisce la coltivazione dei prodotti agricoli che saranno protetti dall’eccessivo irraggiamento e dal vento. Si precisa, inoltre, che il progetto non ha generato squilibri nel mercato dei terreni agricoli: il prezzo attuale dei terreni non è influenzato dal fotovoltaico».
    Enervitabio Santa Reparata, precisa inoltre che «le serre sono state suddivise in lotti, ognuno con impianti fotovoltaici in copertura di potenza superiore ai 5 MWp. Questa suddivisione non porta quindi ad alcun aumento tariffario perché sopra i 5 MWp la tariffa incentivante è sempre la stessa».
    Fra le perplessità sollevate dalle associazioni che invece chiedono di fermare i lavori, anche il rischio di una compromissione irreparabile del territorio interessato al progetto, a causa di una massiccia colata di calcestruzzo e dei moduli fotovoltaici che, sempre i ricorrenti, temono difficilmente potranno essere bonificati, una volta che l’impianto dovesse cessare l’attività. Questa la replica di Enervitabio sul punto specifico: «Anche i moduli fotovoltaici, che saranno utilizzati a copertura delle serre, non generano campi elettromagnetici. I pannelli, infatti, erogano potenza elettrica in forma continua e, non presentando alcuna frequenza, non causano nessuna forma di onda elettromagnetica. I pannelli solari, inoltre, hanno una durata ben superiore ai 20 anni, continuando a produrre energia pulita per molti decenni, ed essendo parte integrante e strutturale delle serre adibite a colture non è previsto un loro smaltimento.Inoltre, la normativa vigente sull’uso dei terreni agricoli prescrive di evitare l’uso dei plinti solo per gli impianti al suolo e solo “ove possibile”. Per motivi strutturali le serre devono necessariamente avere fondazioni in calcestruzzo, anche per garantire la sicurezza dei lavoratori. La normativa è pertanto rispettata».
    Quindi c’è la questione del Piano agronomico e delle opportunità occupazionali, che, secondo Adiconsum, Italia Nostra e S’Arrieddu, sarebbero praticamente inesistenti. Non sarebbe così invece per la società che si difende: «A ttualmente il piano agronomico, presentato in Conferenza di Servizi, è in fase di organizzazione, con una particolare attenzione a garantire che le coltivazioni realizzate nelle serre possano contribuire alla riduzione del deficit del bilancio agroalimentare sardo».
    A riprova dell’effettiva coltivazione dei terreni sottostanti le serre, Enervitabio Santa Reparata annuncia l’apertura delle selezioni del personale che verrà impiegato nell’attività agricola. In particolare si comincia con la ricerca di figure manageriali con esperienza sul settore in grado di seguire lo sviluppo organizzativo e commerciale dell’azienda agricola. È possibile candidarsi inviando il proprio curriculum all’indirizzo mail: enervitabiosr@gmail.com.
    Tutto in regola? Secondo l’azienda anche di più. Ecco come la società rivendica l’effetto che già nella fase di costruzione, sta procurando l’impianto dal punto di vista occupazionale: «Non si può dimenticare, infatti, lo sviluppo economico e il notevole risvolto occupazionale generato dal progetto per il territorio. A oggi infatti, sono oltre 300 le persone – molte delle quali residenti in Sardegna – impiegate nella costruzione delle strutture e per le quali le serre di Narbolia rappresentano un importante aiuto per superare un difficile momento di crisi lavorativa».

  8. Si alle fonti rinnovabili
    Mag 7, 2012 alle 8:40 am

    noi, importiamo dalla francia e dalla svizzera un sacco di energia, e la paghiamo, ormai la sardegna è uno schifo!!!! Perchè c’è certa gente che protesta sulle fonti rinnovabili, in questo caso il fotovoltaico, perchè??? Io sono contraria al nucleare ma non alle fonti rinnovabili, e inoltre questo cantiere, ha dato molti posti di lavoro ai sardi, partendo da santu lussurgiu fino a marrubiu, quindi io mi chiedo perchè protestate sul fotovoltaioco, se siete contrari alle fonti rinnovabili, come anche l’eolico mettetevi sul tetto di casa vostra un mini impianto nucleare e godetevi le onde!!!

    • Si alle fonti rinnovabili
      Mag 7, 2012 alle 8:41 am

      viva il sole

  9. ottobre 22, 2012 alle 9:53 pm

    lavaggio impianti fotovoltaici con sistema osmsi inversa acqua pura senza riagenti chimici non inquina.

  10. peppe
    agosto 30, 2013 alle 8:09 pm

    occhio alle serre, son tutte abbandonate, le poche persone che ci lavorano non capiscono un c…o .nel fra tempo i cinesi si prendono lincentivo.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: