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Michel Martone, uno da cacciare via su due piedi.


Ci sono persone che giungono alle più alte responsabilità pubbliche, ma che rimangono dei perfetti sconosciuti fin quando non perdono l’occasione per tacere.

Uno di questi è Michel Martone, classe 1974, “nato a Nizza e cresciuto a Roma”, “madrelingua francese”, come lui stesso afferma. L’immagino mentre apprende con entusiasmo l’italiano per farsi largo nel difficile mondo degli studi romani.

Ma è bravo, molto bravo, e ci riesce: “da venti mi appassiono di politica, da quindici studio il diritto e da cinque sono professore ordinario di Diritto del Lavoro”. Suppongo si riferisca agli “anni” di studio, sottintesi. Una licenza prosaica, non una dimenticanza o, peggio, un errore.

“Il mio habitat è l’Università, dove ho incontrato Maestri, colleghi e studenti”, un habitat dove con “tre scritti minori ed una monografia in edizione provvisoria dal titolo ‘Contratto di lavoro e beni immateriali’” diventa professore associato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo (verbale della procedura di valutazione comparativa, 2001).  Poi diventa infinite altre cose (fra cui consulente lautamente remunerato del mitico Ministro Brunetta) e, alfine, Vice-ministro del lavoro nel Governo Monti.

Il nostro Michel, magari, ascolta poco il babbo, Antonio, Avvocato generale della Repubblica presso la Suprema Corte di Cassazione (casualmente anch’egli vicino al mitico Ministro Brunetta e commensale di persone al di sotto di ogni sospetto), ma ne segue le orme.                       Forse troppo.

Recentemente, alla prima uscita pubblica, ha sobriamente inquadrato i giovani lenti a concludere il proprio percorso di studi: “Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato …  Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa. Bisogna dare messaggi chiari ai giovani”.

Alla faccia delle migliaia di studenti-lavoratori, alla faccia di sacrifici e difficoltà che affrontano migliaia di persone per migliorare la propria preparazione e la propria esistenza, alla faccia dei tanti cervelli italiani costretti a fuggire all’estero (come giustamente evidenzia Vito Biolchini nel suo blog).

Alla faccia anche delle cattedre del w.c. che le facoltà universitarie inventano continuamente per dare l’adeguato posto di lavoro a decine di martoni, ben inseriti nel sistema universitario, come denuncia (ma non fino in fondo) anche il prof. Andrea Pubusa, preparato e stimato docente cagliaritano di diritto amministrativo.

Vuole il Presidente del Consiglio Mario Monti aiutarci a credere che davvero questo governo rappresenta una svolta dura ma positiva rispetto alle cialtronate del passato?      Bene, gli faccia seguire la strada dell’ex sottosegretario Malinconico, restituisca il giovin Martone ai suoi numerosi ed esaltanti impegni universitari.  Lo mandi via, senza discrezione, su due piedi.

Stefano Deliperi

(disegno S.D., archivio GrIG)

  1. Occhio nudo
    gennaio 26, 2012 alle 5:16 pm

    Credo che ce lo terremo, fa parte della “medicina amara” che dobbiamo mandare giù per curare una crisi che non abbiamo creato noi. A proposito, dov’è che assumono professori con tre pubblicazioni? Io ne ho pure qualcuna in più, hai visto mai..

  2. gennaio 26, 2012 alle 6:29 pm

    ecco chi è ‘sto esemplare.

    da L’Espresso on line, 24 gennaio 2012
    E questo è il ‘giovane’ al governo. Definisce ‘Sfigato’ chi non si laurea entro i 28 anni. Ma lui è figlio di un potente amico di Previti. Raccomandato da Sacconi, Brunetta e Montezemolo. Storia vera del rampante viceministro Michel Martone (Susanna Turco): http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-questo-e-il-giovane-al-governo/2172086

  3. capitonegatto
    gennaio 26, 2012 alle 8:15 pm

    Non si capisce cosa abbia fatto questo signore se non che abbia detto ” sfigato “.
    Non ricordo una simile paginata su chi diceva agli Italiani ” coglioni ” .
    Sarebbe utile criticare sempre su fatti precisi e non aleatori .

  4. gennaio 26, 2012 alle 8:42 pm

    Ben detto se MONTI ragionasse allo stesso modo e volesse chiedere scusa a chi lavora e studia contemporaneamente e seriamente senza poter seguire le orme di papà e ne è orgoglioso!

  5. gennaio 26, 2012 alle 8:56 pm

    non riescono a nascondersi fra le pieghe del loro grigiore fascistoide…..non resistono e spesso escono allo scoperto e dicono quello che pensano realmente!!!

  6. pa
    gennaio 26, 2012 alle 9:49 pm

    “Un vecchio adagio veneto consiglia: “prima de parlar, tase”. Cioè,
    prima di parlare (dire scempiaggini), stai zitto. Una regola che il
    sottosegretario Martone non ha osservato quando ha aperto bocca per
    dire che se uno non si laurea a 28 anni, è uno sfigato. Invece di
    tacere.

    Eh, già, perché se si fanno affermazioni di questo tipo si devono
    avere le spalle grosse, di quelle che ti permettono, o per età o per
    autorevolezza, di dire tutto quello che ti pare. E Martone non ha né
    l’una né l’altra.

    Diciamo che è un tipico prodotto dell’accademia familistica italiana.
    Uno che a 23 anni è dottorando, a 26 ricercatore di ruolo, a 27
    professore associato e a 29, nientemeno, professore ordinario. Un
    fulmine, una saetta, un baleno incredibile per i tempi dell’università
    italiana, dove l’età media per diventare ricercatore, se non hai
    missili nel taschino, è di 35 anni. Lui non ha bruciato le tappe, le
    ha addirittura polverizzate.

    Diciamocelo, qualche dubbio sulle sue capacità viene. Già, perché se
    uno parte in questa maniera e poi non dimostra di poter riscrivere
    tutta la dottrina giurisprudenziale da solo, allora significa che è un
    bluff. Oppure che ha avuto dalla sua parte delle carte imbattibili.

    Una di queste carte è forse il papà, Antonio Martone, ex presidente
    dell’Authority scioperi, che gli ha spianato la strada. Ma di certo è
    leggere il giudizio dei commissari al suo concorso da ordinario, a
    Siena, che aiuta molto a capire la politica da rampante che ha
    adottato il giovane Martone.

    In quel concorso, tenutosi da gennaio a luglio 2003, i commissari
    erano cinque: Mattia Persiani (Presidente), Roberto Pessi, Francesco
    Liso, Marcello Pedrazzoli, Silvana Sciarra. Gi iscritti al concorso
    erano otto ma sei, magicamente, si ritirano. Restano solo Franca
    Borgogelli e Michel Martone. Dei due, la Borgogelli è la più
    credibile: diplomata nel 1970, si laurea nel 1975 in Scienze Politiche
    e poi nel 1982 prende una seconda laurea in Giurisprudenza.
    Tecnicamente, per restare nelle categorie di Martone, “una secchiona”,
    ma visto che la seconda laurea la prende a trent’anni, anche una
    “sfigata”.

    L’anno dopo, 1983, la Borgogelli diventa ricercatrice di ruolo,
    incarico che ricopre fino al 2000 (quindi per 17 anni). Poi viene
    nominata professore associato. Una solida preparazione, come si dice
    di solito, unita a una costante crescita professionale e a una sicura
    padronanza della dottrina. Più di quaranta pubblicazioni nell’arco di
    un ventennio.

    Su di lei, la commissione avrà pochi dubbi, votando 5 su 5 per la sua
    promozione a professore ordinario.

    Su Martone invece i dubbi ci sono. Il suo curriculum elenca una
    girandola di attività di docenza a master e a corsi di
    perfezionamento, ma purtroppo le sue credenziali come pubblicazioni
    sono scarse. Due monografie appena, delle quali una presentata in
    edizione provvisoria (quindi, secondo le regole normalmente seguite,
    non ammissibile; ma le regole, in questo caso, sono un optional).

    I giudizi sulla sua attività di ricerca, anche da parte dei commissari
    più benevoli, sono sferzanti: Silvana Sciarra scrive, riguardo al
    contenuto della sua monografia principale, che “I numerosi riferimenti
    a fatti ed a metodologie di analisi sono caratterizzati talvolta da
    passaggi argomentativi non del tutto esaustivi” e che “permane la
    difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro”. Chiudendo con
    un giudizio che appare una bocciatura: “M. Martone dimostra di
    trattare con spigliatezza gli argomenti prescelti e di adoperare
    correttamente il linguaggio giuridico, ma di dovere ulteriormente
    affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E?
    auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi
    ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata”.
    Tuttavia, a sorpresa – e chissà perché, “Il candidato, nel complesso,
    risulta idoneo ai fini della valutazione comparativa”.

    Il Prof. Pedrazzoli si arrampica sugli specchi, letteralmente. Dopo
    aver argomentato, come la Sciarra, afferma che “Nonostante questi
    elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua
    giovinezza scientifica, il candidato, che si raccomanda anche per una
    scrittura fluida e chiara, appare visibilmente dotato di forte
    propensione alla riflessione giuridica. Le notevoli qualità su cui può
    contare avranno occasione di manifestarsi appieno, quando sarà
    trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione. Confidando
    nella sicura riuscita di tale auspicio, autorizzato da quanto fin ora
    il candidato ha mostrato, viene quindi per lo stesso formulato un
    positivo giudizio, anche prognostico, che lo rende meritevole di
    essere preso in considerazione ai fini della valutazione comparativa”.
    Confidando? Sedimentazione? Prognostico? Ma scusi professore, qui non
    si parla di un concorso da ricercatore, per cui si può scusare la
    “giovinezza scientifica” (anche se sarebbe più italiano “gioventù”).
    Qui si parla di un concorso da ordinario per il quale la gioventù
    scientifica non è una scusante, ma un’aggravante. E la sedimentazione
    deve essere già avvenuta al di là di ogni prognosi.

    Ma andiamo avanti. I proff. Persiani e Pessi sono più entusiasti,
    mentre critico, vox clamans in deserto, il professor Liso. E’ l’unico
    a chiudere il suo giudizio con un lapidario: “Il candidato, che nei
    suoi lavori fornisce sicura prova di possedere ottime capacità al
    lavoro scientifico e potenzialità che gli consentiranno di arrecare
    importanti contributi alla nostra materia, merita di vedere
    riconosciute le sue indubbie qualità in un?occasione in cui la
    dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una
    certificazione che di una aspettativa, per quanto seriamente fondata”.
    Come dire, al di là del giuridichese arzigogolato: si ripresenti
    quando un po’ più di acqua è passato sotto i ponti.

    Ma il non-sfigato diventa ordinario…

    Avvenne in Italia.

    Piero Graglia

    History of European Integration
    Facoltà di Scienze Politiche
    Università degli Studi di Milano”

  7. gennaio 26, 2012 alle 11:25 pm
  8. gennaio 27, 2012 alle 2:44 pm

    wow

  9. course677divert
    gennaio 27, 2012 alle 4:30 pm

    Reblogged this on Fabio Argiolas.

  10. mtb
    gennaio 28, 2012 alle 6:52 pm

    Purtroppo a renderci tutti “sfigati” sono la situazione finanziaria e gli stipendi da urlo dei politici.Ma anche di certi personaggi come Celentano,bizzoso e superpagato col nostro canone aumentato.Conosco un certo numero di persone che non guarderà il Festival.

  11. Nicola P.
    gennaio 29, 2012 alle 1:25 pm

    L’unico errore che ha fatto è stato non chiarire a chi si riferisse di preciso. Tutto qui. Siamo d’accordo che se una persona entra all’Università a 19 anni e ne esce a 28, senza avere avuto problemi di salute, necessità di lavorare o drammi vari qualche problema debba metterselo? Vi assicuro che chi non ha le spalle coperte dalla famiglia e studia grazie a borse di studio e case dello studente a 28 è già fuori da tempo! Parlo ovviamente delle persone che non hanno scelto di fare gli studenti-lavoratori.

    • gennaio 29, 2012 alle 1:28 pm

      sono d’accordo, Nicola. Ma chi ha cariche pubbliche ha il dovere di essere chiaro quando parla pubblicamente. Non può permettersi di fare chiacchiere da bar. No? Da che pulpito, poi 😉
      Stefano Deliperi

      • Nicola P.
        gennaio 31, 2012 alle 5:24 pm

        Certo Stefano! L’aspetto positivo della questione è che ha riportato il dibattito sull’elevata età media dei laureati italiani rispetto ai colleghi d’oltralpe. Se poi fosse stato più chiaro da subito sarebbe stato ancora meglio. 😉

  12. gennaio 31, 2012 alle 2:40 pm

    cuore di babbo…

    da L’Espresso on line, 27 gennaio 2012
    Martone, l’incontro con Dell’Utri.
    L’amico del padre dell’attuale viceministro (quello degli ‘sfigati’) andò dal potente senatore del Pdl per far sistemare il giovane. Lo ha detto, a verbale, Arcangelo Martino, imprenditore al centro dell’inchiesta sulla P3. (Gianluca Di Feo): http://espresso.repubblica.it/dettaglio/martone-lincontro-con-dellutri/2172892

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