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Il Ministero dell’ambiente interviene duramente sui nuovi radar sulle coste sarde!


Gabbiano reale (Larus michahellis)

 

Il Ministero dell’ambiente – Direzione generale della protezione della natura e del mare è intervenuto (nota PNM – 2012 – 972 del 17 gennaio 2012) con insolita durezza nei confronti del Ministero della difesa (Direzione generale dei lavori e del demanio, Direzione generale delle telecomunicazioni) del Comando generale della Guardia di Finanza, del Comando generale della Guardia costiera e della Regione autonoma della Sardegna (Assessorato della difesa dell’ambienteServizi per la conservazione della natura e della valutazione degli impatti) riguardo i numerosi progetti per l’installazione di ben 15 radar (dei quali due esistenti, a Guardia Vecchia, sull’Isola di La Maddalena, e a Capo S. Elia, Cagliari) facenti parte – a quanto pare – di un unico sistema coordinato da posizionarsi lungo i litorali sardi.

Lo ha fatto in seguito ai ricorsi (30 dicembre 2011 e 12 agosto 2011) inoltrati dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra.[1]

Numerosi i punti doverosamente sottolineati dal Ministero dell’ambiente.    

In primo luogo, “dalle verifiche effettuate, questo Ufficio conferma quanto riportato nella segnalazione, circa la presenza di numerose aree tutelate dalla rete Natura 2000, nonché di aree protette ai sensi della Legge 394/91”.   Viene , poi, ricordato che non è tuttora pervenuta risposta da parte della Regione autonoma della Sardegna, del Ministero della difesa e della Guardia di Finanza alle varie richieste di chiarimenti inviate nei mesi scorsi quale Autorità di sorveglianza della corretta gestione dei siti italiani appartenenti alla Rete “Natura 2000”.

Cagliari, S. Elia, Torre dei Segnali, radar VTS Guardia costiera

Il Ministero dell’ambiente ha opportunamente ricordato che la Direttiva Habitat non ammette deroghe alla applicazione del proprio Art. 6 in materia di procedura di VINCA (valutazione di incidenza ambientale, n.d.r.), non esonerando da detta valutazione neanche gli interventi di interesse militare, così come confermato dalla Procedura di infrazione 2003/2209 relativa all’Ampliamento della base militare dell’Isola de La Maddalena” (avviata dalla Commissione europea proprio su ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, n.d.r.).

Inoltre, in caso di programmi d’interesse militare, essi devono comunque (art. 6, comma 10, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) essere assoggettati a una valutazione preliminare riguardo l’espletamento delle preventive e vincolanti procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), da concludersi con un decreto interministeriale del Ministero della difesa e dell’ambiente.    In ogni caso, ”non si può esulare dall’espletamento di una Valutazione Appropriata (artt. 6 della direttiva n. 92/43/CEE e 5 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).   Riguardo l’espletamento della procedura di V.A.S. si pronuncerà la competente Direzione generale per le valutazioni ambientali.

Falco della Regina (Falco eleonorae)

Come si vede, una decisa battuta d’arresto nei confronti di procedure non corrette o troppo disinvolte.

Ricordiamo quanto avvenuto negli ultimi mesi.

Nel dicembre 2011 è stata resa nota dall’Avvocatura dello Stato[2] una modifica dell’originario programma con la rinuncia da parte della Guardia di Finanza ai siti precedentemente individuati (Capo Sperone, S. Antioco; S. Vittoria-Ischia Ruja, Tresnuraghes; Argentiera, Sassari; Capo Pecora, Fluminimaggiore): da comunicazioni del Comando generale della Guardia di Finanza (nota VII Reparto – Ufficio telematica – Servizio telecomunicazioni prot. n. 196160 dell’1 luglio 2011) e dello Stato Maggiore della Marina Militare (nota 3° Reparto Pianificazione generale prot. n. 72617 dell’11 ottobre 2011) emerge una richiesta di modifica delle ubicazioni previste, da realizzarsi in immobili appartenenti al demanio militare – ramo Marina, presso strutture già in uso al Corpo delle Capitanerie di Porto.

Tuttavia, si ignora se le nuove ubicazioni proposte dei radar della Guardia di Finanza siano sostitutive o aggiuntive rispetto a ulteriori radar del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Della rete n. 4 radar farebbero capo al Corpo della Guardia di Finanza (“Rete Radar Costiera di Profondità della Guardia di Finanza”) e n. 11 farebbero capo al Corpo delle Capitanerie di Porto. Gli 11 radar previsti per il Corpo delle Capitanerie di Porto farebbero parte del sistema VTS (Vessel Traffic Service) promosso dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per il controllo del traffico marittimo di qualsiasi genere, integrabile con il sistema C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Recoinnaissance) a fini fondamentalmente di intelligencemilitare e di sicurezza. 

Domus de Maria, Capo Spartivento, faro

Gli 11 radar previsti per il Corpo delle Capitanerie di Porto sarebbero dislocati nei seguenti siti:

* Punta della Scomunica, Isola dell’Asinara, (Porto Torres, SS), rientrante nel parco nazionale dell’Asinara (legge n. 394/1991 e s.m.i., D.P.R. 3 ottobre 2002), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola Asinara” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Testa (Santa Teresa di Gallura, OT), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Capo Testa” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

* Isola di Razzòli, Arcipelago della Maddalena (La Maddalena, OT), rientrante nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena (legge n. 394/1991 e s.m.i., legge n. 10/1994, D.P.R. 17 maggio 1996), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Arcipelago di La Maddalena” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

* Guardia Vecchia, Isola di La Maddalena, Arcipelago della Maddalena, Comune di La Maddalena (OT), operativo dal 2003;

* Isola della Bocca (Olbia, OT), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

* Capo San Marco, Sinis (Cabras, OR), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Carloforte, faro di Capo Sandalo

Capo Sandalo, Isola di San Pietro (Carloforte, CI), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola di San Pietro” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Spartivento (Domus de Maria (CA), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

S. Elia (Cagliari, tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Monte S. Elia, Cala Mosca, Cala Fighera” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Ferrato (Muravera, CA), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Capo Bellavista, Arbatax (Tortolì (OG), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993).

Invece, i 4 radar previsti per la Corpo della Guardia di Finanza sarebbero dislocati nei seguenti siti:

* Capo San Marco, Sinis (Cabras, OR), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Capo Sandalo, Isola di San Pietro (Carloforte, CI), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola di San Pietro” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

S. Elia (Cagliari), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Monte S. Elia, Cala Mosca, Cala Fighera” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

* Capo Caccia (Alghero), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Capo Caccia – Punta del Giglio” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali) e nel parco naturale regionale “Porto Conte”(legge regionale n. 4/1999).

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna – Sede coordinata di Cagliari, con rispettive note del febbraio 2011, ha comunicato la raggiunta intesa per la localizzazione di opere di interesse statale (art. 3 del D.P.R. n. 383/1994) alle Amministrazioni pubbliche competenti riguardo la realizzazione dei detti radar rientranti nel programma della Guardia di Finanza. 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano già inoltrato (28 marzo 2011 e 17 maggio 2011) anche specifiche richieste di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo il progetto per l’installazione del radar a Capo Sperone (S. Antioco).

Gli impianti radar producono campi elettromagnetici i cui limiti di tollerabilità sono stabiliti dalla legge n. 36/2001 e dai DD.PP.CC.MM. 8 luglio 2003, tuttavia  non risultano preventivamente valutati in alcun modo, aspetto ancor più grave in quanto trattasi di aree di rilevante interesse ambientale, naturalistico, turistico.   Si ricorda in proposito che diversi siti individuati (Capo Sandalo, Capo Caccia, Capo S. Elia, Capo S. Marco, Punta della Scomunica, Capo Testa, Capo Spartivento) sono luoghi di nidificazione di avifauna particolarmente protetta ai sensi della direttive n. 92/43/CEE e n. 2009/147/CE (es. Falco della Regina, Falco eleonorae; Falco pellegrino, Falco peregrinus; Gabbiano corso, Larus audouinii, ecc.) che potrebbero risentire pesantemente – al pari naturalmente dei residenti e turisti – delle emissioni elettromagnetiche prodotte dagli impianti.

Il Comune di Carloforte, con deliberazione Consiglio comunale n. 17 del 29 novembre 2011 ha opportunamente formalizzato specifico parere negativo relativo all’eventuale installazione di uno o più radar in loc. Capo Sandalo.

Cagliari, Faro di Cala Mosca

Particolarmente rilevante l’assenza di preventiva procedura di valutazione ambientale strategica – V.A.S., prevista dalla direttiva n. 2001/42/CE, che interessa piani e programmi aventi effetti sensibili diretti ed indiretti sull’ambiente e le varie componenti ambientali (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).  La conclusione del procedimento di V.A.S. è precedente e vincolante all’approvazione definitiva ed all’efficacia dei piani e programmi ad essa assoggettati. Infatti, “la valutazione ambientale strategica e’ avviata dall’autorita’ procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma” (art. 11, comma 1°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).  E ancora, “La fase di valutazione e’ effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua approvazione o all’avvio della relativa procedura legislativa. Essa e’ preordinata a garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione” (art. 11, comma 3°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).  Fondamentale è la fase della consultazione del pubblico con le specifiche modalità (art. 14 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). Si ricorda, inoltre, che la VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge(art. 11, comma 5°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Da notare è l’ormai consueta velleitaria politica regionale in materia: lo scorso 28 dicembre 2011 la Giunta regionale deliberava con gran clamore la futura concessione – tramite l’Agenzia della Conservatoria delle coste sarde – di alcuni fari e installazioni a privati per usi in ambito turistico, fra cui quello di Capo S. Elia, dov’è già operativo un radar della Guardia Costiera.

Ora una presa di posizione energica e chiara da parte del Ministero dell’ambiente, riguardo cui le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra auspicano un rapido intervento anche da  parte degli organi comunitari e delle altre amministrazioni pubbliche coinvolti.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

 

 

Gheppio (Falco tinnunculus)

(foto per conto GrIG, C.B., C.S., S.D., archivio GrIG)


[1]  In proposito erano stati interessati la Commissione europea, i Ministeri dell’ambiente e dei beni e attività culturali, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, la Direzione regionale della pianificazione territoriale, la Direzione regionale valutazione impatti, le strutture periferiche del Ministero per i beni e attività culturali, i Comuni territorialmente interessati, l’A.R.P.A.S., gli Enti gestori delle aree naturali protette interessate.

[2] il T.A.R. Sardegna aveva adottato (ottobre 2011) provvedimenti cautelari sospensivì delle autorizzazioni per la realizzazione dei radar previsti nei territori comunali di Tresnuraghes, S. Antioco e Fluminimaggiore fino all’udienza prevista per la discussione nel merito, dove  emerge la cessata materia del contendere.

  1. gennaio 25, 2012 alle 7:25 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 25 gennaio 2012
    La Finanza al Tar: rinunciamo ai radar costieri. Nell’udienza di oggi davanti al Tar Sardegna l’Avvocatura dello Stato ha annunciato la rinuncia della Guardia di Finanza a costruire i radar costieri che avevano provocato proteste, polemiche e una mobilitazione popolare: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/01/25/news/la-finanza-al-tar-rinunciamo-ai-radar-costieri-5568518

  2. gennaio 26, 2012 alle 3:03 pm

    da Sardegna 24, 26 gennaio 2012 (http://www.sardegna24.net/regione/ministero-ambiente-stop-ai-radar-1.54357?localLinksEnabled=false)
    Ministero ambiente «Stop ai radar». È arrivato il parere della direzione generale del dicastero sulle quindici installazioni lungo i litorali sardi. Attesa a giorni anche la pronuncia del Tar. (Caterina Cossu)

    ORISTANO. Stop ai radar dal ministero dell’Ambiente. È di ieri una nota della Direzione generale della protezione della natura e del mare che bacchetta con insolita durezza il ministero della Difesa, il Comando generale della Guardia di finanza, quello della Guardia costiera e la Regione autonoma della Sardegna. Sono 15 i progetti di installazione (dei quali due esistenti, a Guardia Vecchia, sull’Isola di La Maddalena, e a Capo S. Elia, Cagliari) facenti parte di un unico sistema coordinato lungo i litorali sardi. Determinanti per la pronuncia sono stati i ricorsi di Gruppo d’intervento giuridico, Lega per l’abolizione della caccia e Amici della terra. Per il dicastero dell’ambiente, i radar finiranno in «numerose aree tutelate dalla rete Natura 2000, nonché di aree protette». Nessuna risposta è mai arrivata inoltre dagli enti bacchettati «alle varie richieste di chiarimenti». Si ricorda inoltre che anche i programmi d’interesse militare devono essere «assoggettati a una valutazione preliminare riguardo l’espletamento delle preventive e vincolanti procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica». È imminente anche il no del Tar, dopo la dichiarazione di cessato interesse da parte delle Fiamme gialle a posizionare gli apparati di rilevamento a Capo Sperone, Capo Pecora e S’Ischia Ruja. C’è però in ballo la richiesta della Finanza alla Guardia costiera per l’autorizzazione a posizionare i propri rilevatori nei fari della Marina. Ieri la deputata del Pd, Caterina Pes, ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro dell’Ambiente e della Difesa sull’opportunità di installare radar emittenti micro-onde che riuscirebbero a monitorare la superficie del mare a una distanza di circa 50 miglia, con lo scopo di prevenire l’immigrazione clandestina.

  3. gennaio 26, 2012 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 gennaio 2012
    GLI AMBIENTALISTI. «Difesa e Guardia di finanza costrette a un passo indietro». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Il Gruppo d’intervento giuridico della Sardegna, ieri ha comunciato che il Ministero dell’ ambiente, Direzione generale della protezione della natura e del mare, «è intervenuto con insolita durezza» nei confronti del Ministero della difesa, del Comando generale della Guardia di Finanza, del Comando generale della Guardia costiera e della Regione autonoma della Sardegna (Assessorato della difesa dell ambiente Servizi per la conservazione della natura e della valutazione degli impatti) riguardo i numerosi progetti per l’installazione di ben 15 radar (dei quali due esistenti, a Guardia Vecchia, sull’ isola di La Maddalena, e a Capo Sant’ Elia, Cagliari) facenti parte di un unico sistema coordinato da posizionarsi lungo i litorali sardi.
    «Lo ha fatto – dice una nota del Gruppo – in seguito ai ricorsi (30 dicembre 2011 e 12 agosto 2011) inoltrati dalle associazioni ecologiste Gruppo d Intervento Giuridico, Lega per l Abolizione della Caccia e Amici della Terra.
    Numerosi i punti doverosamente sottolineati dal Ministero dell ambiente. «In primo luogo, dalle verifiche effettuate, questo Ufficio conferma quanto riportato nella segnalazione, circa la presenza di numerose aree tutelate dalla rete Natura 2000, nonché di aree protette ai sensi della Legge 394/91». Viene, poi, ricordato che non è tuttora pervenuta risposta da parte della Regione autonoma della Sardegna, del Ministero della difesa e della Guardia di Finanza alle varie richieste di chiarimenti inviate nei mesi scorsi quale Autorità di sorveglianza della corretta gestione dei siti italiani appartenenti alla Rete Natura 2000.
    Il Ministero dell ambiente ha ricordato che la Direttiva Habitat non ammette deroghe alla applicazione del proprio Art. 6 in materia di procedura di VINCA (valutazione di incidenza ambientale, n.d.r.), non esonerando da detta valutazione neanche gli interventi di interesse militare, così come confermato dalla Procedura di infrazione 2003/2209 relativa all’ampliamento della base militare della Maddalena (avviata dalla Commissione europea proprio su ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d Intervento Giuridico, n.d.r.).
    Inoltre, in caso di programmi d’ interesse militare, essi devono comunque (art. 6, comma 10, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) essere assoggettati a una valutazione preliminare riguardo l espletamento delle preventive e vincolanti procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), da concludersi con un decreto interministeriale del Ministero della difesa e dell ambiente. In ogni caso, non si può esulare dall’ espletamento di una valutazione.

    L’isola vince la battaglia sui radar. Solo alcuni saranno installati ma in aree militari e concordate.

    CAGLIARI. Il Provveditorato alle opere pubbliche della Sardegna, Lazio e Abruzzi ha revocato l’autorizzazione concessa a suo tempo a installare gli impianti radar di profondità nei siti di Argentiera, Capo Sperone, Capo Pecora e Ischia Ruggia individuati dal ministero delle Infrastrutture per monitorare il mare e prevenire sbarchi di clandestini sulle coste. La decisione è stata comunicata dall’Avvocatura dello Stato ai giudici del Tar. Nella stessa udienza è arrivata la conferma della decisione anticipata dalla Nuova Sardegna il 22 dicembre scorso: il ministero dell’Economia e il Comando generale della Guardia di Finanza rinunciano alla costruzione degli impianti in seguito alle «criticità» riscontrate nei territori. Come dire che si arrendono davanti alla protesta delle popolazioni. Ora non resta che attendere la sentenza del Tar, che alla luce degli atti depositati dall’avvocato Giandomenico Tenaglia non potrà che dichiarare l’improcedibilità dei ricorsi presentati da Italia Nostra e dal comune di Tresnuraghes «per sopravvenuta carenza di interesse». Interesse cessato per diverse ragioni, non solo legate alle iniziative di protesta organizzate in Sardegna: molto probabile che incassata la sospensiva imposta con un decreto del presidente Aldo Ravalli alla fine della scorsa estate – riferita alla necessità di garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente – la Guardia di Finanza abbia preferito evitare una sentenza sfavorevole, che avrebbe avuto riflessi su tutto il territorio nazionale dove il programma di installazione dei radar deve andare avanti e in parte è stato già realizzato. La Sardegna è stata la sola ad opporsiall’installazione dei radar che verranno comunque piazzati perché ritenuti indispensabili, considerata la situazione politica del nord Africa, ma i nuovi siti saranno concordati con Regione e comuni. Le proposte riguardano aree militari: Capo Caccia ad Alghero, Capo San Marco a Oristano, Capo Sandalo nell’isola di San Pietro e Capo Sant’Elia a Cagliari.

  4. romano
    gennaio 26, 2012 alle 6:18 pm

    CHE VALORE GIURIDICO HA UNA NOTA ? voglio dire è un atto formale del ministero o una semplice comunicazione ?

  5. gennaio 26, 2012 alle 6:23 pm

    la prima che hai detto 😛

  6. Nora Gugume
    gennaio 27, 2012 alle 6:36 pm

    Sono dei ferri vecchi provenienti dall’estero . Sarebbe interessante conoscere il prezzo d’acquisto e chi poi intescherà le “commissioni”.
    Circa l’utilità del sistema per le popolazioni Sarde viene in mente Ustica……….

  7. febbraio 17, 2012 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 febbraio 2012
    Radar a Capo Testa, sigillo unanime sul no. Consiglio compatto a Santa Teresa: bocciati i sistemi dannosi per controllare le Bocche. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. Il voto unanime del consiglio comunale è il sigillo istituzionale al no della comunità al radar di Capo Testa. La voce dell’aula è compatta, senza dubbi o tentennamenti. Il grande fratello sulle Bocche di Bonifacio con casa nel faro di Capo Testa dovrà restare nel cassetto dei sogni dello Stato. Il controllo dello stretto tra le due isole non può passare attraverso l’installazione di uno strumento dannoso per la salute e deleterio per la bellezza del paesaggio.
    Il sindaco Stefano Pisciottu ripercorre la storia degli ultimi otto mesi. Dalla notizia dell’installazione del radar appresa dai mass media, fino all’incontro con i vertici militari del comando delle Capitanerie di porto passando per l’assemblea pubblica nella settimana di Natale. «La delibera di oggi arriva dopo aver ragionato a lungo su questo delicato tema insieme con la popolazione – spiega il primo cittadino -. Il no unanime dell’aula riflette la contrarietà che la comunità teresina ha manifestato in più occasioni. I teresini non sono d’accordo alla realizzazione dell’opera, per assicurare la tutela sia architettonica che paesaggistica del faro, sia ambientale e naturalistica per l’area circostante, per cui è in corso la procedura per ottenere l’acquisizione del sito a patrimonio dell’umanità». A sostegno delle parole del sindaco anche le due opposizioni. «Non possiamo che condividere e dare il voto favorevole a questa delibera – sono le parole della capogruppo Sandra Careddu -. In particolar modo perché abbiamo a cuore la salute dei nostri concittadini. Ragioni a cui si aggiunge l’esigenza di salvaguardare l’immagine e il paesaggio di Capo Testa». La Careddu fa notare altre situazioni in paese che potrebbero mettere a rischio la salute dei cittadini. «Nel centro del paese, come in via Calabria, ci sono delle antenne a due passi dalle case – aggiunge -. Un problema che deve essere risolto con la stessa determinazione». Oppositrice del radar da subito la consigliere Lina Crobu. Scontato il suo voto favorevole alla delibera che boccia la proposta dello Stato. Il documento verrà inviato alla Regione e al ministero. «Il mezzo per evitare catastrofi ambientali nelle Bocche non si esaurisce con l’installazione di un radar. La stessa capitaneria di porto sostiene che esistano altri strumenti meno invasivi per monitorare lo stretto».

  8. aprile 14, 2012 alle 9:22 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 aprile 2012
    IL CASO. L’iter per installare tre radar va avanti senza ostacoli. (Serena Lullia)

    OLBIA. Lo Stato è pronto a calpestare la volontà della Gallura. Il ministero delle Infrastrutture porta avanti l’iter per installare tre radar, nell’isola Bocca, nel faro di Capo Testa a Santa Teresa, sull’isola di Razzoli nell’arcipelago della Maddalena. La posizione contraria dei comuni non ha avuto alcun effetto sulle scelte romane. Dopo le rassicurazioni di qualche mese fa gli enti locali erano convinti di aver allontanato il pericolo di una nuova servitù. Invece in questi giorni i sindaci di Santa Teresa, Olbia e La Maddalena hanno avuto la conferma che la battaglia è tutta da combattere. Il ministero ha presentato al Savi, l’organismo regionale che valuta la sostenibilità dei progetti, la valutazione di incidenza ambientale dei tre radar. Il parere del Savi è propedeutico alla conferenza di servizi che poi rilascia l’autorizzazione. È evidente che lo Stato non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro. Uno schiaffo ai comuni, in particolare a quello di Santa Teresa che qualche mese fa aveva incontrato i vertici del comando generale delle Capitanerie di porto. «In quella occasione eravamo stati rassicurati – dice il sindaco Stefano Pisciottu –. Ci era stato detto che se il progetto del radar non fosse stato condiviso non era intenzione del ministero andare contro la volontà della popolazione locale. Mi sembra invece che si stia andando nella direzione contraria». La giunta Pisciottu studia le contromosse. Ha già affidato l’incarico per preparare una valutazione di incidenza ambientale da contrapporre a quella del ministero. E se il progetto per installare un’antenna radar di tipo mercantile sul faro di Capo Testa dovesse passare in conferenza di servizi farà ricorso al Tar. «Lo Stato calpesta la volontà della popolazione – aggiunge –. Solo un mese fa il consiglio comunale, dopo aver incontrato la popolazione, ha votato all’unanimità un ordine del giorno in cui dice in modo chiaro che Santa Teresa non vuole il radar a Capo Testa. Una copia della delibera è stata inviata in Regione e anche al ministero. Non resteremo a guardare». Pisciottu ribadisce i motivi del no al radar per sorvegliare le Bocche di Bonifacio. «Il faro di Capo Testa è il nostro piccolo Colosseo – sottolinea il primo cittadino –. È un monumento che rappresenta la nostra comunità, è una parte della nostra storia e si trova in un sito di interesse comunitario. Per non parlare dei danni all’immagine turistica che la sua installazione provocherebbe. La percezione del pericolo delle emissioni elettromagnetiche metterebbe in fuga i vacanzieri».

  9. maggio 8, 2012 alle 2:57 pm

    abbasso la Juventus!

    da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2012
    Carloforte, sit-in contro radar e servitù militari. (Simone Repetto)

    CARLOFORTE. Niente radar e niente servitù militari sull’isola di San Pietro. Questo il messaggio rilanciato ieri mattina a capo Sandalo, dai gruppi “No Radar” e “Carlofortini preoccupati”, insieme ad alcuni cittadini e candidati alle prossime elezioni comunali. Il sit – in, come in altre occasioni, si è svolto di fronte al cancello d’ingresso al faro. Una manifestazione per ribadire un fermo no all’installazione di radar in quella zona, che si tratti di Guardia Costiera (previsto per il controllo della navigazione) o di Guardia diFinanza (ipotizzato a seguito della bocciatura di altri siti costieri). Gli attivisti, nel ricordare che consiglio comunale e molti cittadini si sono già espressi contro la presenza di nuovi radar in tutta l’isola, intendono far rispettare tale decisione in tutti i modi possibili. Hanno inoltre denunciato l’irregolarità dell’ingresso, in quanto lo stradello che porta al faro risulterebbe di proprietà comunale, secondo quanto riportato sulle mappe catastali, per cui il cancello che delimita l’area militare “invalicabile”, dovrebbe essere spostato sotto l’edificio, lasciando libero un sentiero di particolare rilevanza ambientale e turistica. A proposito della scarsa partecipazione popolare, un attivista ha amaramente commentato: «Se vince lo scudetto la Juventus, i carlofortini sono pronti a riversarsi in massa per le strade, a differenza di quanto accade se si deve discutere di questo ed altri seri problemi della nostra comunità, forse considerati meno importanti».

  10. novembre 7, 2012 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 novembre 2012
    Radar a Capo Comino, il Consiglio dice «No».
    Siniscola, la decisione è stata presa all’unanimità nell’assemblea di lunedì scorso. Intanto Zente nova annuncia di voler smantellare anche le antenne telefoniche. (Salvatore Martini)

    SINISCOLA. Giù le mani da Capo Comino: il radar militare, che il Ministero dei trasporti avrebbe previsto lungo la costa siniscolese, non lo vuole nessuno. Due sere fa, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il secco «No» a questo genere di apparecchiature, la cui collocazione a Capo Comino risulta da diversi siti internet che fanno capo al governo nazionale, senza però che l’amministrazione comunale ne sia mai stata informata adeguatamente. L’installazione di questi radar prenderebbe quindi il via senza aver sentito preventivamente i cittadini e gli amministratori delle zone interessate. L’obiettivo sarebbe quello di creare dei punti di monitoraggio costiero, dotati di strumentazioni tecnologiche di ultima generazione che, però, sono ad alta densità di emissioni elettromagnetiche. Siniscola, così, mette subito le mani avanti. L’assemblea civica, in perfetta linea con la volontà dei cittadini, si è espressa chiaramente sull’argomento, sgombrando il campo ad ogni possibile tentativo da parte di organi sovracomunali di impiantare strumentazioni di questo genere nel territorio. La questione è stata portata in aula dal gruppo di minoranza Zente nova, ottenendo il consenso di tutti i partiti. La decisione è scaturita soprattutto per i rischi alla salute delle persone prodotti dalle onde elettromagnetiche sprigionate da queste apparecchiature. A questo proposito, in consiglio è intervenuto l’ingegnere Luigi Fenu, che ha spiegato ai presenti cosa siano questi radar e quali siano gli effetti conosciuti delle loro emissioni nell’aria, configurando scenari inquietanti. La decisione assunta dal consiglio comunale di Siniscola è stata sottolineata anche dai vari comitati “No-radar” della Sardegna, che da tempo si stanno mobilitando contro questi dispositivi. Incassato il «No» del Consiglio ad un eventuale radar a Capo Comino, Zente nova annuncia adesso nuove forme di azione per far smantellare le antenne telefoniche dal campo sportivo della Caletta, a ridosso delle case. «Stiamo sempre parlando di elettromagnetismo – afferma Antonio Satta – e il Comune deve prendere atto che antenne di questo tipo devono essere collocate in zone isolate, lontano dalle abitazioni». Ma lunedì si è parlato anche di altro. È stato approvato il conto del bilancio per l’esercizio finanziario 2011. Ad illustrare i dati è stato l’assessore Giuseppe Pipere. Sono state poi approvate le modifiche al Piano triennale delle opere pubbliche, passate con i voti della maggioranza. Critica la minoranza, che ha contestato duramente la gestione della giunta.

  11. maggio 27, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2013
    CARLOFORTE. Riparte la protesta per dire no al radar.

    CARLOFORTE. Si rinnova la protesta per dire no all’installazione di un nuovo radar nell’antica struttura del faro. L’ultima manifestazione del comitato cittadino “No radar capo Sandalo” si è tenuta sabato pomeriggio, con un sit-in all’ingresso della zona militare del faro. Le avverse condizioni meteo non hanno scoraggiato l’azione degli attivisti, che hanno incontrato il vicesindaco Walter Conte. Nonostante le notizie che danno per imminente l’installazione di un radar tipo Vts della Guardia Costiera, è stata ribadita la contrarietà dell’amministrazione comunale, peraltro già deliberata ufficialmente dal Consiglio nel 2011 e sostenuta da molti cittadini, che ritengono la nuova tecnologia per il controllo del traffico marittimo costiero lesiva della salute umana e dell’ecosistema circostante. Si attende ora di conoscere l’ufficialità dei lavori, così da calibrare meglio l’opposizione, non escludendo azioni legali ed altri gesti plateali. Il comitato, ha ricordato al Comune anche la questione dell’area interdetta.

    ______________________________

    da Videolina, 26 maggio 2013
    A CARLOFORTE TIMORI PER L INSTALLAZIONE DI UN RADAR NELL OASI LIPU: http://www.videolina.it/video/servizi/45457/a-carloforte-timori-per-l-installazione-di-un-radar-nell-oasi-lipu.html

  12. giugno 11, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2013
    ISOLA BOCCA » LE NUOVE SERVITÙ. Lo Stato vuole il radar, il Comune no. In una conferenza di servizi la capitaneria propone di installare l’impianto sul faro simbolo, l’amministrazione si oppone. (Luca Rojch)

    OLBIA. Da isola simbolo del golfo a balcone in affitto per antenne di Stato. L’isola Bocca diventerà un occhio. Uno spione telematico che sorveglierà l’ingresso del golfo. Non solo una intenzione. La capitaneria ha già incontrato il Comune in una conferenza di servizi a cui erano presenti anche l’ufficio Tutela paesaggio e la Soprintendenza. Al centro l’installazione di una stazione radar che servirà per monitorare il traffico delle navi. Con diplomatica cortesia la direzione marittima cerca di convincere l’amministrazione. Lo Stato ha deciso di installare il sistema di radar e ora vuole il via libera dai Comuni. Olbia al tavolo dice no. Il sindaco Gianni Giovannelli ora non vuole creare fratture con la capitaneria, ma fa capire che l’idea non gli piace. «Abbiamo chiesto alla direzione marittima di valutare siti alternativi. La capitaneria ha sempre mostrato attenzione e volontà di dialogo». Si limita il primo cittadino. Anche perché il Comune ha più volte cercato di far diventare sua l’isola su cui sorge il faro che è diventato il simbolo, un’icona dell’olbiesità. Quasi un monumento che racchiude in sé il senso di una comunità. Ora è nelle mani della Regione. Attorno all’isola i cartelli “zona militare, limite invalicabile” fanno capire in modo chiarissimo quale è lo stato attuale di fruibilità della struttura in cui qualche mese fa sono stati fatti lavori sul pontile. In passato alcuni imprenditori avevano avanzato anche il progetto per trasformare il faro in un hotel con ristorante. Perché lo Stato ha anche pensato di vendere l’isola faro ai privati. Ora la decisione di installare un sistema di sorveglianza. A denunciare la ripresa del progetto, che sembrava essere stato abbandonato, il comitato “No radar”, che ha manifestato domenica proprio davanti all’isola Bocca. I “No radar” hanno ipotizzato che si potesse trattare di una installazione di tipo militare. La determinazione a mettere il radar è confermata. Ma serve la concessione urbanistica da parte del Comune. E l’assessore Carlo Careddu fa capire che la strada è sbarrata. «Il Comune non darà mai l’autorizzazione per una simile installazione – dice perentorio Careddu –. Vigileremo anche perché non venga fatto nessun tipo di intervento non autorizzato». L’assessore all’Ambiente Giovanna Spano non lascia spazio a spiragli. «Io sono del tutto contraria all’installazione di un radar – dice l’assessore Spano –. Anche se la capitaneria ci ha informato che è una struttura per usi civili e non militari. Ma io resto molto scettica, perché gli effetti delle onde elettromagnetiche non sono mai stati studiati dal mondo scientifico in modo certo. E nel dubbio deve sempre prevalere il principio della cautela. Con il sindaco abbiamo chiesto che si trovino siti alternativi. E per quello che mi riguarda queste aree dovranno essere lontane dal nostro territorio comunale. Capisco le esigenze di sicurezza della navigazione, ma la priorità resta sempre e comunque la salute pubblica. La capitaneria ci ha illustrato in modo preciso quale è il raggio di irradiazione, ma per quello che mi riguarda resto scettica. Davanti a noi abbiamo tanti esempi dall’Ilva all’eternit di come per anni si sia rimasti accanto a fonti di inquinamento collettivo con irresponsabile distrazione da parte delle istituzioni». L’assessore risponde anche al comitato “No radar”, che si era lamentato di non essere stato preso in considerazione dal Comune. «Sono prontissima a parlare con loro – dice –. Sarebbe bastato contattarmi per avere un appuntamento».

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