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Cosa si potrebbe fare per l’agricoltura toscana?


Toscana, paesaggio agrario

L’articolo “Ma dove va a finire l’agricoltura toscana?”, su questo blog, è piuttosto letto e ha dato vita a un vivace dibattito sul web. Pubblichiamo molto volentieri l’intervento pervenuto in proposito di Donatella Raugei, maremmana di Montebamboli (Massa Marittima, GR).

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

ALCUNE RIFLESSIONI PER UNA NUOVA PAC:  ETICA ed  EQUITA, nella  SOSTENIBILITA AMBIENTALE ed ECONOMICA.

Per garantire una agricoltura in sicurezza,  di qualità e con resa economica. Per un mondo agricolo in coesione sociale con le altre categorie di lavoratori.

Penso che solo unendosi per un progetto comune per la tutela degli agricoltori,  i sindacati agricoli possano essere veramente sindacato agricolo e non solo patronato piu o meno politicizzato. 

Nella nostra Italia di oggi, dove si parla di “tecnico” di “equità”, di “etica”, di “solidarietà”, “coesione sociale”, ecc…….. penso che il mondo agricolo, con una proposta per una nuova PAC, possa essere di esempio, essendo anche  elemento primario della economia, con i fabbisogni primari per la nostra sopravvivenza.

La Provincia di Grosseto sarebbe ideale, con il numeri record  di aziende agricole anche in relazione alle altre aziende presenti sul nostro territorio – infatti siamo anche Distretto Rurale Europeo –  oltretutto con fortissima valenza di carattere familiare.

Toscana, oliveto

Le aziende sono per la maggior parte in collina, quindi con assoluta  necessità di avere due trattori, trattrice a ruota- di tipo tradizionale-  e cingolato

Le aziende, tante nate con la riforma agraria, assegnazione dei poderi,  presentano solo20 ettaridi seminativi, il resto bosco, quindi molto piccole ed assolutamente non in grado di ammortizzare le macchine agricole.

Le aziende sono ovvio vittime dei miraggi dei vari PSR, per ammodernamento aziende agricole, ovvio che con 20 Ha, è assolutamente impossibile  ammortizzare le macchine cosi acquistate, tanti agricoltori sono quindi iper-equipaggiati ma anche iper-indebitati.   I trattori stanno molto fermi, ma la loro tecnologia ormai è superata e dunque non consente agli agricoltori di essere produttivi e concorrenziali in questi mercati allargati ( non esageriamo a dir sempre globali).

 Di fatto, i vari PSR e PAC hanno sempre fatto gli interessi di industriali alimentari (del grano, pastifici, molini) , di industriali meccanici (fabbricanti di macchine agricole), di industrie chimiche ed infine dei petrolieri.

Notiamo anche come le varie politiche comunitarie, con i vari sedicenti (vedi sopra) aiuti agli agricoltori hanno di fatto creato uno spaccato sociale tra il mondo agricolo e le altre categorie sociali di lavoratori, che di fatto sono nella mente comune gli unici lavoratori produttivi,  relegando gli agricoltori ”a degli assistiti, a dei parassiti del mondo produttivo reale”.

A parte la terminologia, contadini, anziche utilizzare il più valorizzante e reale land maker e land manager.

Ai contadini è riservato il compito di presidio idrogeologico del territorio.

Toscana, paesaggio agrario

Ai contadini è d’obbligo la buona condizionabilita in agricoltura.

Ai contadini , vista la grande estensione della loro “fabbrica – luogo di lavoro”,  non è possibile fare attivita sindacale vera.

I contadini debbono sempre pagare il prezzo per gli accordi commerciali fatti dai governi italiani con altri Paesi, non piu dazi, controlli sanitari su merce in entrata ovvio a prezzi inferiori, leggerezza sulla etichettatura…. Porte aperte a frodi alimentari……

E vero, esistono anche gli imprenditori agricoli, come terminologia valorizzante  tutti noi “contadini” siamo IAP, grandi parole ma spesso garantiamo in azienda la filiera cortissima, al lavoro sul campo ed anche sul campo minato della burocrazia….

Questa figura però nasconde anche chi con imprese che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, sono di fatto nel mondo agricolo e fanno razzie di contributi, oltretutto non tassati, esenti.

Mi spiego: ad es., un azienda di cementi, costruzioni, di confezioni, di qualsiasi prodotto che generi alti profitti… anche multinazionali, che generano notevoli profitti,  può, con l’acquisto di un azienda agricola, per definizione con pochi profitti d’impresa, può, con la dichiarazione congiunta abbassare i profitti, compensare, ecc….

E’ molto chiaro che queste aziende – sufficiente esaminare i trasferimenti di aziende in provincia di Grosseto negli ultimi anni, quando ormai tutti i poderi sono stati riscattati, i “ vecchi” morti, i figli che non ce la fanno,  tanti poderi, tra un pò, tutti – stanno passando in mano a nuovi latifondisti ( nel migliore dei casi a seconde case di tipo residenziale, che nascondono alberghi chiamandoli agriturismi per la fiscalità…):  le terre essendo comunque in mano a nuove società, padroni che nel miglior dei casi spesso prendono avventizi stranieri,  se va bene perche molto automatizzate, fanno passare gli ex proprietari di poderi a salariato.

Gli aiuti ARTEA  sono per loro  un bonus track, non un aiuto alla sopravvivenza.

Toscana, cavalli al pascolo

LA PROPOSTA.

 Premessa. La politica di aiuti alla grande industria dei trattori, del chimico e dei petrolieri, lasciamola fare ai vari Montezemolo , Marchionne (…) ed ad altri vari non meglio precisati  grandi finanzieri-speculatori e faccendieri, tenuto conto che la somma destinata agli “aiuti” PAC sarà diminuita, tenuto conto che una diminuzione in punti percentuali per tutti,

      – causerebbe un danno gravissimo per le piccole aziende e non cambierebbe niente per le aziende di grandi estensioni,

      – di fatto darebbe una accelerazione alla cessione delle piccole aziende a favore delle grandi,

      –  sarebbe dunque un fallimento per le politica di coesione sociale e di valorizzazione delle piccole aziende, dove le famiglie degli agricoltori sono custodi non solo del territorio ma anche dei valori della ruralità, occorre dunque decidere come destinare la somma per mantenere il presidio del territorio, la coesione sociale, il tutto con un ottica di sostenibilta economica ed ambientale.

Toscana, oliveto

Sostenibilità economica: i terreni saranno messi in lavorazione, in produzione , maggiore superficie agricole utilizzate, verrebbero utilizzate cooperative agricole di mezzi agricoli moderni efficaci con personale formato, le aziende agricole piccole, ossia che non possono ammortizzare trattori in dieci anni, utilizzerebbero i servizi di tali specialisti, come si usava per la trebbiatura per intendersi, a turno.

   Gli aiuti verrebbero  erogati solo alla lavorazione dei terreni, se la lavorazione costa ad es. 250€ Ha, verranno pagati solo 70€ dall’agricoltore proprietario del fondo, ossia in un modo etico, solo chi lavora, mette in produzione agricola, avrà diritto agli aiuti, solo in conto fattura, in un modo equo dunque e soprattutto etico per le altre categorie di lavoratori che pagano le tasse, di cui una parte serve a finanziare la politica agricola comunitaria.

Oltretutto, il prodotto ottenuto verrebbe venduto con maggior ricavo alle industrie alimentari, che con il sistema precedente beneficiavano dell’ aiuto in modo nascosto, acquistando a prezzi dimezzati (la conseguenza era che gli agricoltori erano considerati assistiti e parassiti.

Certamente,  per favorire l’acquisto dei prodotti cosi ottenuti, la politica dovra tutelare maggiormente l’ingresso di derrate alimentari prive di controlli (in alcuni paesi vengono utilizzati fitofarmaci vietati da noi, ecc.)  con controlli pari a quelli ai quali  noi agricoltori dobbiamo sottostare.

Essendo i fitofarmaci necessari distribuiti con minor costo (un ettolitro sfuso costa assai meno di 100 bottiglie da un litro, anche come costo smaltimento, ed ovviamente dati solo se necessari ed al giusto momento), il prodotto sara piu genuino, a minor costo, e con maggiore produttività.

L’agronomo delle ditte contoterziste consigliera al meglio per tutti, adesso le persone semplici seminano in base al costo ed agli obblighi, senza pensare ad altre colture al di fuori delle solite quattro!    Che oltretutto potrebbero impedire l’impoverimento del terreno.

Solo le grandi aziende possono permettersi un agronomo personale e pagarlo!

Oppure…        Interessanti iniziative talvolta vengono prese da alcuni sindacati, peccato pero che tali raggruppamenti di aziende siano abbastanza confidenziali, con il passaparola, l’informazione non circola nelle campagne nelle aziende di chi lavora in prima persona e non ha tempo  per fare lobbing, chiacchere utili  e fogli….    Ma solo per alcuni privilegiati che ricevono le informazioni, tecnici agronomi… ossia di solito nelle aziende piu grandi che pagano maggiori somme per il patronato e che quindi pretendono maggiori servizi.

Sostenibilità economica, anche per il minor costo del gasolio necessario, noi piccoli agricoltori, possiamo comperare il gasolio in piccola quantita, dunque prezzo alto, è ovvio che i grossi agricoltori latifondisti trattano direttamente con le raffinerie, cosi come potrebbero farlo contoterzisti registrati e cooperative

Maremma, bosco

Sostenibilta ambientale:  sembra evidente.

Questo progetto farebbe si che una maggiore superfice agricola sarebbe messa a produzione, con conseguente presidio del territorio anche per i vincoli idrogeologici, con minor utilizzo dii fitofarmaci, che non arriverebbero in esubero alle falde acquifere, maggiore produttività e resa seppur nel rispetto dei parametri di sostenibilità come lotta guidata, minore uso fitofarmaci e comunque al momento giusto e se necessario.

Le confezioni da un litro con necessita di riciclare un infinita di piccole confezioni da un litro a caro prezzo (ovviamente non sempre sono smaltite nella filiera giusta !! ) svanisce con l’utilizzo “ragionato” di confezioni in bidoni…..

Meno trattori rottami, baracche e quan’altro, batterie, ferri, olii …… a spasso per i terreni, 

Toscana, oliveto

Sostenibilità sociale.    Meno lavoro a nero, anche per contoterzisti abusivi………piu sicurezza sul lavoro.

 Sostenibilità di tutela della salute: mano d’opera qualificata su trattori con grandi prestazioni……

 A grandi linee, ecco il progetto,  nato da chi vive la Maremma tutti i giorni di tutte le stagioni, ridare all’agricoltura dignità, competenza, reddito, il tutto con una proposta etica, accettabile anche dalle altre categorie di lavoratori.

I veri agricoltori, quelli nei quali il neo governo nato nel dopo fascismo aveva dato fiducia affidandogli poderi terreni. A quel momento erano molto presenti le cooperative, lo spirito di solidarietà e collaborazione.

Poi sono arrivati gli interessi degli industriali che hanno avuto grandi aiuti dalle politiche agricole comunitarie.

Il risultato lo vediamo tutti i giorni, sempre meno campi lavorati, sempre piu pannelli solari a terra, sempre piu cessioni a latifondi anche a capitale straniero……

 Il nostro sindacato agricolo,  adesso ha un grande ruolo da interpretare, quello di ridare agli agricoltori la coesione sociale, la dignita e la voglia di fare ed essere IMPRESA.

Tutti insieme dobbiamo farcela, possiamo farcela.

Sono a disposizione.

Donatella Raugei

Land Maker & Land Manager

Titolare Agriturismo Borgo di Montebamboli Relais del Monteregio

    (solo pochi posti letto perche Montebamboli è un posto identitario, non si possono fare cambiare destinazione d’uso a chiese, cantine, frantoi, per farne mini-appartamenti con mobili Ikea, finto toscano povero…… www.montebamboli.it, ma questa è un’altra storia……….)

(foto per conto GrIG, E.R., archivio GrIG)

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  1. elena romoli
    gennaio 15, 2012 alle 3:57 pm

    Grazie a tutti.
    Condivido volentieri il commento di Salvatore D’Angelo sul post di Comunità Provvisorie, Irpinia orientale:

    http://comunitaprovvisorie.wordpress.com/2012/01/13/da-firenze/#more-2278

    14 gennaio 2012 alle 13:50
    condivido quanto sostenuto in questo pezzo. Credo ci sia forte consonanza con quanto si è andati eleborando ( anche nel seminario di paesologia di Grottaminarda) a proposito di impatto territoriale dell’intervento pubblico con le grandi opere infrastrutturali, sulla maniera di ri/costruire nel dopo-terremoto e sulla presenza delle “cattedrali nel deserto” e/o sulle fabbriche decotte insediate grazie al danaro pubblico e alla mediazione politico/clientelare dei potentati locali nel governo nazionale.

    Quanto proposto sarebbe l’ideale e si sposerebbe a meraviglia con la nostra tradizione . Il guaio è ( o il nodo è) la “tradizione” prevalente : i localismi, il municipalismo paesanologico, che di certo farebbe da freno o da ostacolo; per contro, si potrebbero, invece, ri/vitalizzare i saperi e le specializzazioni artigianali, innervandole di alta tecnologia, e si potrebbe ri/fondare l’idea e la prassi della democrazia partecipata sul territorio, proprio coinvolgendo le popolazioni sulla programmazione e sulla gestione degli interventi realizzativi, il che presuppone un nuovo codice di poteri e competenze da demandare agli enti locali ….Insomma, il discorso si allarga a macchia d’olio…

  1. novembre 19, 2012 alle 12:42 pm

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