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Ma dove va a finire l’agricoltura toscana?


Toscana, oliveto

Al termine di ogni anno trascorso vengono fatti i bilanci, questo appena effettuato dalla Cia Toscana sul 6° Censimento generale dell’agricoltura 2010 reso pubblico dalla Regione Toscana risulta devastante, grazie anche a politiche errate sulla gestione del territorio e alla tutela di chi se ne occupa e di chi lo coltiva; questi ultimi vengono pesantemente penalizzati dalle burocrazie e dall’avanzare dei giganti del cemento delle speculazioni edilizie.

Se in questa regione continueremo a portare avanti certe politiche, con priorità assolutamente contrarie alla nostra tradizione culturale e agricola, i nostri cari contadini e pastori resteranno una specie in via di estinzione non protetta, e la campagna abbandonata oltre che offrire allo sguardo una visione drammatica, creerà moltissimi altri problemi di tipo economico e ambientale.

Elena Romoli, Gruppo d’Intervento Giuridico – Toscana

 

dal sito web della Confederazione Italiana Agricoltori – C.I.A., http://www.ciatoscana.org/

In dieci anni la Toscana ha perso il 38 per cento delle aziende agricole e 100 mila ettari di superficie coltivata, pari al 12 per cento del totale, ovvero 6 volte più della media nazionale (2 per cento) e superiore a quello dell’Italia Centrale (9 per cento). Sono “dati devastanti” commenta la Cia Toscana sul 6° Censimento generale dell’agricoltura 2010 reso pubblico dalla Regione Toscana.

Toscana, oliveto

“I primi dati del censimento -sottolinea Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana- confermano il nostro allarme sul futuro dell’agricoltura. In sintesi emerge che l’agricoltura delle aree svantaggiate e montane sta chiudendo, che crollano gli allevamenti ovini e che calano drammaticamente i bovini. Se si vuol salvare l’agricoltura occorrono politiche e risorse adeguate, a partire dalla nuova Politica agricola comune (Pac 2014-2020) che va profondamente modificata”.

Scorporando i dati -evidenzia la Cia Toscana- vediamo che ci sono intere province, soprattutto con forte presenza di zone montane e svantaggiate, nelle quali l’attività agricola si è dimezzata negli ultimi dieci anni. Il crollo della superficie coltivata riguarda soprattutto i seminativi e le aree a pascolo e prato permanente. La zootecnia, come denunciamo da molto tempo, è al collasso, soprattutto per quanto riguarda gli allevamenti ovini.

Numeri choc- Oltre al dato sulla superficie agricola utilizzabile (Sau)che passa dai 855.805 ettari (2000) ai 755.295 ettari (2010), pari appunto al -12 per cento; è rilevante il calo delle aziende agricole che dalle 122.409 aziende di dieci anni fa ne conta oggi soltanto 75.459 (-38 per cento).Rispetto ai dati generali, la Toscana agricola appare sostanzialmente divisa in due: una parte il cui crollo, in termini di numero di aziende, va ben oltre la media regionale (le province di Massa, Prato, Lucca e Pisa) ed un’altra che si avvicina di più alla media nazionale. Nelle prime, al maggior calo di aziende corrisponde una maggiore diminuzione di superficie, con l’eccezione di Pisa la cui Sau cala dell’11 per cento a fronte di un calo di aziende che supera il 50 per cento. Per quanto riguarda le coltivazioni la principale perdita di Sau si registra nei seminativi (-10,1 per cento) e nei terreni a pratopermanente e pascolo (-28,5 per cento). Evidente inoltre il crollo della zootecnia: per i bovini le aziende sono passate da 4.964 a 3.486 (-29,8 per cento) oltre al -10,1 per cento per capi; mentre per gli ovini erano 4.628 le aziende nel 2000 e sono 2.452 nel 2010 (-47 per cento) con un -24,9 per cento per numero di capi. L’unico dato positivo è la Sau aziendale media che cresce del 43 per cento passando dai 6,99 ettari per azienda del 2000 ai 10,01 ha. del 2010.

Toscana, oliveto

“Nei giorni prossimi -aggiunge Pascucci- approfondiremo l’analisi dei dati, ma fin da ora lanciamo l’allarme. Nessuno può rimanere indifferente di fronte a questa situazione drammatica. Per parte nostra insistiamo nel dire che l’agricoltura toscana, oltre alle difficoltà derivanti dai problemi strutturali che la affliggono, è strozzata da troppi vincoli, da troppa burocrazia e da una Pac sbagliata che da anni penalizza i nostri agricoltori. La salvezza ed il rilancio della nostra agricoltura deve diventare obiettivo di tutta la società e delle Istituzioni nel loro insieme ed a tutti i livelli. È urgente intervenire per fermare l’abbandono delle aree svantaggiate e montane e per arrestare il declino della zootecnia toscana. Occorre ridare competitività all’agricoltura, favorendo i processi di aggregazione e le strategie di filiera, promovendo il ricambio generazionale, puntando sull’innovazione. Ci vuole un ripensamento delle politiche fin qui adottate, a partire dal livello Comunitario. La proposta Ciolos per la Pac 2014-2020 va profondamente rivista. Occorre finalmente una vera politica nazionale per l’agricoltura. È infine necessario -conclude Pascucci- che la politica regionale nel suo insieme si misuri, in un’ottica che vada oltre gli interventi settoriali, per dare una risposta di prospettiva alla crisi dell’agricoltura, coinvolgendo ed integrando politiche ambientali e governo del territorio, interventi in campo sociale e sanitario, trasporti, logistica e potenziamento delle infrastrutture. Ci auguriamo che, una volta che il quadro dei dati sarà più chiaro e consolidato, si possa aprire un confronto approfondito con la Regione sul futuro dell’agricoltura toscana”.

 

(foto E.R., archivio GrIG)

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  1. gennaio 3, 2012 alle 7:22 pm

    Per questo è necessario appoggiare chi sta cercando di mantenere viva l’agricoltura e la pastorizia! oltre ad essere una profonda contraddizione protestare contro i poteri forti e poi finanziarli attraverso l’acquisto della spesa nella grande distribuzione. il vero punto di forza sta anche nel come si spendono i soldi, Gandhi portò all’indipendenza l’India con il boicottaggio dei prodotti inglesi, la disobbedienza civile, il non pagare le tasse. Se vogliamo veramente cambiare le cose dobbiamo costruire le alternative economiche ed investire i nostri soldi in progetti reali concreti.

    I soldi in banca e la spesa al supermercato continuano a dare potere a chi ci sta schiacciando la testa, oggi la spesa diventa il più grande strumento rivoluzionario nelle nostre mani! Presto approfondiremo questo argomento con incontri itineranti in Toscana, costruire le alternative da subito!

    E’ una riflessione che riguarda la città quanto le zone rurali, la relazione tra i due poli è di vitale importanza! Vi chiedo a chi interessato di iscriversi alla nostra pagina facebook appena fatta https://www.facebook.com/labottegacontadina o lasciare la mail sul sito per ricevere informazioni sul progetto

    Un abbraccio, grazie del vostro prezioso lavoro e auguri di buon anno!

    • elena romoli
      gennaio 3, 2012 alle 8:28 pm

      Grazie Eros, mi trovi assolutamente daccordo. La vostra è una bella e interessante esperienza, che ci dà fiducia. Intanto buon anno a tutti voi e a tutte le mitiche Apuane, a presto! 😉

      Approfitto per condividere questi articoli da SOS Salviamo Rimigliano: come ben sappiamo anche sulle nostre fragili coste i problemi non sono da meno.

      http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/12/15/news/waterfront_il_mare_rubato-25485958/

      WATERFRONT, IL MARE RUBATO Dalla Liguria alla Sicilia, sulle coste italiane proliferano i progetti di nuovi porti turistici che portano con sé una cospicua dote di appartamenti, residence, alberghi, centri commerciali, e via cementificando. Italia Nostra, Legambiente e Wwf sono sul piede di guerra. Ma alcune battaglie sembrano ormai perdute. Vediamo quali, porto per porto…
      Inchiesta italiana
      di ANTONIO FRASCHILLA

  2. elena romoli
    gennaio 4, 2012 alle 1:08 pm

    E come diceva Eros, (questo è il sito della Bottega Verde: http://www.lospiritodellamontagna.it/) angolini senza cemento ce ne sono pochi e quelli che ci sono sicuramente sono inquinati pesantemente. Vi copio sotto l’articolo di un fatto accaduto l’altro giorno in provincia di Arezzo, emblematico: a una signora che nei suoi campi non coltiva più verdure perchè anziana, ma che aveva chiesto notizie per i suoi ulivi, i responsabili gli hanno risposto che quelli non rischiano assolutamente niente!.. (chissà quanto è che và avanti così, e chissà quanti ce ne sono di questi casi)

    http://www.arezzonotizie.it/attualita/cronaca/69747?task=view

    Rischio diossina nell’orto a Ripa di Olmo, divieto di raccolta verdure per due famiglie
    Martedì 03 Gennaio 2012 di Enrica Cherici

    L’orto dove e’ vietato raccogliere verdure

    Divieto di raccolta e consumo di verdure dall’orto di casa per due famiglie che abitano a Ripa di Olmo e per la precisione al civico 94. Lo ha deciso l’Ufficio Ambiente del Comune di Arezzo con l’ordinanza n.1272 del 22 dicembre scorso.

    Come si legge nell’atto, la misura è dovuta al pericolo di presenza di diossine nel terreno e soprattutto nelle verdure a foglia larga. Queste particelle ritenute inquinanti e pericolose per l’uomo, sono state rinvenute in misura superiore a quella consentita il 30 novembre scorso in un camino della Cabro Spa di San Zeno, azienda che si occupa di chimica dei metalli preziosi. Il 14 dicembre scorso, l’Arpat di Arezzo, ha avvertito dello sforamento di diossine con una nota scritta il Servizio Ecologia della Provincia di Arezzo e la Usl 8.

    Subito dopo lo sforamento della Cabro, e su richiesta della Usl 8, l’Arpat di Firenze ha mappato il territorio circostante per capire dove le diossine sarebbero ricadute con maggiore concentrazione allo scopo di preservare la salute pubblica. La relazione arrivata da Firenze all’Arpat di Arezzo ha stimato che la ricaduta delle diossine sarebbe avvenuta quasi del tutto nella zona industriale di San Zeno e in piccola parte in questa zona abitata di Ripa di Olmo coltivata a olivi, viti e ortaggi. E così è scattato il divieto a scopo precauzionale per le due famiglie, che però si sono prodigate ad avvertire anche i vicini di casa non compresi nell’ordinanza del Comune di Arezzo, ma che hanno comunque orti molto vicini. E adesso in zona nessuno mangia verdura, frutta e uova di propria produzione.

    Il divieto resterà in vigore fino a che non arriveranno i risultati dall’Arpat di Firenze che ha prelevato nei giorni scorsi un campione di cavolo e di insalata dall’orto della famiglia Roghi, distante circa 70 metri in linea d’aria dai camini della Cabro. L’altra famiglia che ha ricevuto il divieto non coltiva più l’orto perché troppo anziana. Tutti sperano che i campioni prelevati risultino puliti e che la diossina non li abbia contaminati.

    Nei confronti della stessa azienda il 16 dicembre scorso, la provincia di Arezzo ha emesso un provvedimento di diffida e di sospensione del ramo di attività collegata al camino dove è stato misurato lo sforamento. Provvedimento in vigore fino alla verifica dell’efficacia degli interventi effettuati.

    N.b. Nelle precisazioni che l’Arpat di Arezzo ha inviato agli organi competenti, in base alla relazione fatta dai colleghi di Firenze, si legge che la normativa prevede valori limite di diossine misurate nei camini delle aziende, ma non ha limiti fissati per la salute pubblica nel suolo o nell’aria. La letteratura dell’Istituto Superiore della Sanità lo fissa però a 40fg TE/m3 e questo valore nella relazione dell’Arpat non risulta superato.

  3. GAVINO,mì.
    gennaio 5, 2012 alle 7:20 pm

    In Sardegna è stata approvata una legge ove il territorio dell’intera Isola può essere
    frazionato in lotti di un solo ettaro e su questa superficie può essere costruita una casa.
    Sarà , se non la fine , una enorme coercizione per l’allevamento brado e per tutte le attività agricole.

  1. gennaio 4, 2012 alle 9:18 pm
  2. novembre 19, 2012 alle 12:42 pm

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