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Meno radar sulle coste della Sardegna.


Cagliari, S. Elia, Torre dei Segnali, radar VTS Guardia costiera

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra esprimono soddisfazione per la decisione governativa di ridurre drasticamente il sistema coordinato di radar da posizionare sui litorali sardi prevedente 4 impianti facenti capo al Corpo della Guardia di Finanza e altri 11 per il Corpo delle Capitanerie di Porto facenti parte del sistema VTS (Vessel Traffic Service) promosso dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per il controllo del traffico marittimo di qualsiasi genere, integrabile con il sistema C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Recoinnaissance) a fini fondamentalmente di intelligence militare e di sicurezza.   

L’ha comunicato l’Avvocatura dello Stato al T.A.R. Sardegna nell’ambito dei procedimenti pendenti relativi ai radar proposti dalla Guardia di Finanza.  Tuttavia per alcuni impianti la procedura per l’installazione andrà avanti: si ipotizzano i siti di Capo Sandalo (Carloforte), Capo Caccia (Alghero), Capo San Marco (Cabras).  A Capo S. Elia (Cagliari) e a Guardia Vecchia, sull’Isola della Maddalena, i radar della Guardia Costiera sono già presenti.

Nessuna preventiva informazione sugli eventuali rischi ambientali e sanitari, nessun preventivo coordinamento con gli enti locali interessati, se è vero che i Comuni di Olbia e di Carloforte avevano appreso solo dall’esposto (12 agosto 2011) inoltrato dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, le quali confermano di essere al fianco delle comunità locali interessate per difendere l’ambiente e la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

qui le comunicazioni della Guardia di Finanza e del Corpo delle Capitanerie di Porto: nota Comando G.d.F. prot. n. 19160/11 dell’1 luglio 2011 e risposta S.M. Marina Mil. prot. n. 72617 dell’11 ottobre 2011

convegno AICT, presentazione sistema radar Sardegna (5 luglio 2007)

da La Nuova Sardegna on line, 22 dicembre 2011

Fermati i radar sulle coste dell’isola: lo Stato sospende l’installazione di 15 impianti. Argentiera, Ischia Ruggia, Capo Pecora e Capo Sperone non subiranno il peso dei radar a difesa delle coste. La decisione è stata presa per tutelare l’ambiente dell’isola e il diritto dei cittadini alla salute: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/12/22/news/fermati-i-radar-sulle-coste-dell-isola-lo-stato-sospende-l-installazione-di-15-impianti-5448709

 

il Comune di Carloforte si è espresso formalmente con parere negativo con deliberazione Consiglio comunale n. 17 del 29 novembre 2011: http://www.comune.carloforte.ca.it/delibere/uploads/C.C.%2017%20del%2029.11.2011%20no%20radar%20caposandalo.pdf

 

Carloforte, Capo Sandalo

da La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2011

CARLOFORTE. La Capitaneria scrive al sindaco: «Il radar si farà». Simone Repetto

CARLOFORTE. Il radar per il controllo del traffico marittimo a Capo Sandalo si farà. La conferma è in una lettera inviata dal comandante generale delle Capitanerie di Porto, ammiraglio Marco Brusco, al sindaco Stefanelli, che a novembre aveva chiesto delle precisazioni. Ma sarà convocata una conferenza di servizi per esaminare la sosteniblità del progetto, le possibili ricadute sull’ambiente e sulla salute umana, il rispetto delle norme vigenti. Insomma il dibattito sul radar è destinato a riaccendersi. Il Comune ha più volte protestato contro l’installazione, sia recandosi a capo Sandalo che manifestando in piazza, ottenendo poi la convocazione di un Consiglio straordinario, che aveva deliberato all’unanimità il no. C’è poi il comitato costituito per contrastare il progetto e che non ha mai smesso di protestare. La lettera della Capitaneria apre una fase nuova, anche se è stata annunciata una conferenza di servizi per esaminare gli eventual problemi. Per il comando generale, un radar con sensore “tipo RRS”, come quello previsto a capo Sandalo (presente anche aLa Maddalena e Cagliari), darebbe maggiori garanzie nell’evitare sinistri navali e ridurre disastri ecologici in aree di pregio. Elementi che dovranno convincere i carlofortini, visto il clima non sarà facile.

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. dicembre 22, 2011 alle 4:17 PM

    Bene!

  2. Avatar di mara
    mara
    dicembre 22, 2011 alle 5:30 PM

    Benissimo!!

  3. Avatar di romano
    romano
    dicembre 22, 2011 alle 6:41 PM

    il 12 agosto avrete fatto l’esposto ma l’amministrazione ha continuato a cadere dalle nuvole finché non è stata costretta ad esprimersi premuta da un ordine del giorno dell’opposizione e la nascita di di un comitato locale no radar-
    Bene e benissimo : no ! solo benino: leggete bene hanno perso i soldi per farli tutto lì : ma ritenere i 4 radar irrinunciabili(che potrebbero essere doppi : uno per la capitaneria e uno per la Finanza)si ipotizzano i siti di Capo Sandalo (Carloforte), Capo Caccia (Alghero), Capo San Marco (Cabras) è ancora una sventura.

    • dicembre 22, 2011 alle 6:46 PM

      infatti, diciamo che “saremo al fianco delle comunità locali interessate per difendere l’ambiente e la salute pubblica”: è abbastanza chiaro, no? 😉

  4. Avatar di Mario
    Mario
    dicembre 22, 2011 alle 7:20 PM

    Complimenti al sindaco di Carloforte e a tutte le balle che ha detto e anche all’assessore che a parole vuole togliere l’antenna delle telecom dal centro abitato, intanto permettono di mettere un radar in un area protetta SIC.
    Grazie e Speriamo che Babbo Natale vi porti qualcosa di buono

  5. Avatar di Marco
    Marco
    dicembre 23, 2011 alle 10:50 am

    Caro Stefano Auguri di Natale
    ma dalle tue parole si deduce che come si dice a Carloforte
    “hai bevuto l’acqua della mola”

    • dicembre 23, 2011 alle 4:59 PM

      dalle mie parole, Marco, si deduce che sono d’accordo con chiunque faccia atti concreti per difendere ambiente e salute dei cittadini. Con chiunque, anche con il diavolo. Gente che sa solo insinuare e bearsi delle proprie parole è inutile per l’ambiente e la salute dei cittadini.
      Buon Natale anche per te, caro Marco.

  6. Avatar di romano
    romano
    dicembre 23, 2011 alle 11:19 am

    LA FINANZA CONFERMA I 4 NUOVI SITI DEI RADAR

    [LA NUOVA SARDEGNA, 23 DICEMBRE 2011]

    CAGLIARI. La Guardia di Finanza conferma: i quattro radar antisbarco non saranno installati nei siti costieri contestati dagli ecologisti e dalla popolazione ma andranno nelle aree militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Verrà ripensata in buona parte anche la distribuzione degli undici impianti minori, quelli destinati al controllo di corto raggio affidata alla guardia costiera. Due le opzioni all’esame del comando generale delle fiamme Gialle: se i radar saranno classificati come opere civili diventeranno indispensabili le autorizzazioni ambientali e paesaggistiche della Regione e il permesso urbanistico del Comune territoriale. L’altra possibilità è che gli impianti siano considerati opere militari, una soluzione che aprirebbe la strada a una procedura accelerata e consentirebbe alla Finanza di saltare l’autorizzazione urbanistica dei Comuni. L’orientamento, a questo punto obbligato, è comunque di passare per quattro conferenze di servizi – una per ogni sito principale – cui dovranno partecipare gli enti locali coinvolti, compresa la Regione. Come dire che la procedura dovrà essere ripetuta integralmente, con tempi tecnici oggi imprevedibili. Nessun problema per i finanziamenti: quelli perduti sull’anno in corso saranno recuperati al prossimo. In ogni caso i 17 radar di profondità di costruzione israeliana, da sistemare in tutta Italia, sono stati acquistati e si trovano nel deposito della società Almaviva di Roma, che ha vinto l’appalto. Prima o poi si troverà il modo di piazzarli anche in Sardegna, mentre gli otto che restano ancora da installare andranno in Puglia (3), Sicilia (2), Marche (2), Veneto e Abruzzo nei siti alternativi individuati per superare le «criticità» cui fa riferimento la nota del comando Generale della Finanza datata primo luglio 2011. È in questa relazione indirizzata anche al ministero dell’Interno che il capo di stato maggiore Michele Adinolfi spiega le ragioni del cambio di rotta, elenca i siti alternativi – compresi i quattro sardi – e conferma che delle 17 postazioni programmate «sette sono state già collocate a Lampedusa, Bovo Marina, Portulisse, Punta Stilo, Isola Capo Rizzuto, Arma di Taggia e Brancaleone» mentre «quattro devono essere installate in siti da individuare in Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia». Infine «sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia e Sicilia» ma «in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale». Questa comunicazione conferma che la scelta di abbandonare Argentiera, Capo Sperone, Capo Pecora e Ischia Ruggia non è legata ai pronunciamenti cautelari del Tar Sardegna – contrari alla presenza dei radar in zone pregiate e popolate – ma è stata fatta in seguito alle proteste delle associazioni ecologiste, degli indipendentisti e dei comitati no-radar. Positive, com’era prevedibile, le reazioni fra le associazioni: «Per noi e per i no-radar si tratta di una grande vittoria – è il commento del segretario regionale di Italia Nostra, Graziano Bullegas – anche se resta la preoccupazione per la scelta di collocare gli impianti nelle aree militari. Sono comunque zone a rischio, per esempio Capo Sant’Elia è praticamente a Cagliari. E non va sottovalutato il pericolo che le onde magnetiche emesse da impianti vicini finiscano per sommare il proprio effetto moltiplicando le conseguenze per la salute della popolazione. Per questo continueremo a opporci». Soddisfazione viene espressa da Stefano Deliperi per il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra, che ricordano come i cittadini non abbiano ricevuto alcuna informazione «sugli eventuali rischi ambientali e sanitari» legati al sistema di radar della guardia di finanza e della guardia costiera.
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    Il titolo meno radar sulle coste sarde è fuorviante: Quattro erano i radar che la Finanza voleva installare e quattro sono quelli che vuole ancor ainstallare. Ma se la capitaneria insiste sui suoi (non vedo nessun documento ufficiale che dice che verrano ridotti) rimangono.L’unica vera buona notizia è che le lotte locali hanno evitato di porli nei siti che la finanza aveva deciso preventivamente

    • dicembre 23, 2011 alle 5:04 PM

      il titolo non è per nulla fuorviante, per ora si ha notizia certa solo degli impianti della Guardia di Finanza, il resto si vedrà a tempo debito.

  7. Avatar di romano
    romano
    dicembre 23, 2011 alle 11:44 am

    in un documento ufficiale del comando generale delle capitanerie appena inviato a Italia Nostra elencano i seguenti siti:: capo Sandalo Capo Ferrato, Capo Bellavista . Capo Comino,.Punta Sebera., Capo Testa,,<Isola Razzoli,: Olbia (isola della bocca e CapoFigari):Porto Torres (Asinara a Punta della scomunica) e Oristano Capo San Marco.. Mai dubitato che foste al fianco delle popolazioni, ma passare per vittoria un" sacrificio" dell'avversario in una partita a scacchi non fa vincere la partita 🙂

    • dicembre 23, 2011 alle 5:02 PM

      e dove hai letto che abbiam parlato di “vittoria”? Mi pare che siano altri a parlare di “vittoria”.
      La vicenda sarà ancora molto lunga. 😉

  8. dicembre 23, 2011 alle 2:59 PM

    da La Nuova Sardegna, 23 dicembre 2011
    La Finanza conferma i 4 nuovi siti dei radar. Scelte aree militari ad Alghero, Cagliari, Carloforte e Oristano. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La guardia di finanza conferma: i quattro radar antisbarco non saranno installati nei siti costieri contestati dagli ecologisti e dalla popolazione ma andranno nelle aree militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Verrà ripensata in buona parte anche la distribuzione degli undici impianti minori, quelli destinati al controllo di corto raggio affidata alla guardia costiera. Due le opzioni all’esame del comando generale delle fiamme Gialle: se i radar saranno classificati come opere civili diventeranno indispensabili le autorizzazioni ambientali e paesaggistiche della Regione e il permesso urbanistico del Comune territoriale. L’altra possibilità è che gli impianti siano considerati opere militari, una soluzione che aprirebbe la strada a una procedura accelerata e consentirebbe alla Finanza di saltare l’autorizzazione urbanistica dei Comuni. L’orientamento, a questo punto obbligato, è comunque di passare per quattro conferenze di servizi – una per ogni sito principale – cui dovranno partecipare gli enti locali coinvolti, compresa la Regione. Come dire che la procedura dovrà essere ripetuta integralmente, con tempi tecnici oggi imprevedibili. Nessun problema per i finanziamenti: quelli perduti sull’anno in corso saranno recuperati al prossimo. In ogni caso i 17 radar di profondità di costruzione israeliana, da sistemare in tutta Italia, sono stati acquistati e si trovano nel deposito della società Almaviva di Roma, che ha vinto l’appalto. Prima o poi si troverà il modo di piazzarli anche in Sardegna, mentre gli otto che restano ancora da installare andranno in Puglia (3), Sicilia (2), Marche (2), Veneto e Abruzzo nei siti alternativi individuati per superare le «criticità» cui fa riferimento la nota del comando Generale della Finanza datata primo luglio 2011.
    È in questa relazione indirizzata anche al ministero dell’Interno che il capo di stato maggiore Michele Adinolfi spiega le ragioni del cambio di rotta, elenca i siti alternativi – compresi i quattro sardi – e conferma che delle 17 postazioni programmate «sette sono state già collocate a Lampedusa, Bovo Marina, Portulisse, Punta Stilo, Isola Capo Rizzuto, Arma di Taggia e Brancaleone» mentre «quattro devono essere installate in siti da individuare in Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia». Infine «sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia e Sicilia» ma «in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale». Questa comunicazione conferma che la scelta di abbandonare Argentiera, Capo Sperone, Capo Pecora e Ischia Ruggia non è legata ai pronunciamenti cautelari del Tar Sardegna – contrari alla presenza dei radar in zone pregiate e popolate – ma è stata fatta in seguito alle proteste delle associazioni ecologiste, degli indipendentisti e dei comitati no-radar.
    Positive, com’era prevedibile, le reazioni fra le associazioni: «Per noi e per i no-radar si tratta di una grande vittoria – è il commento del segretario regionale di Italia Nostra, Giorgio Bullegas – anche se resta la preoccupazione per la scelta di collocare gli impianti nelle aree militari. Sono comunque zone a rischio, per esempio Capo Sant’Elia è praticamente a Cagliari. E non va sottovalutato il pericolo che le onde magnetiche emesse da impianti vicini finiscano per sommare il proprio effetto moltiplicando le conseguenze per la salute della popolazione. Per questo continueremo a opporci». Soddisfazione viene espressa da Stefano Deliperi per il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra, che ricordano come i cittadini non abbiano ricevuto alcuna informazione «sugli eventuali rischi ambientali e sanitari» legati al sistema di radar della guardia di finanza e della guardia costiera.

  9. dicembre 24, 2011 alle 11:24 am

    da La Nuova Sardegna, 24 dicembre 2011
    Tresnuraghes. Soddisfatti i militanti che si erano opposti all’installazione dell’apparecchiatura. La lotta prosegue per gli altri territori. Radar, passa la paura ma continua la battaglia. Sul promontorio di Ischia Ruggia il comitato ha festeggiato la decisione del ministero. (Alessandro Farina)

    TRESNURAGHES. L’albero non sarà dei più alti e tantomeno sul pianoro di Tinnias, dove per mesi i componenti del locale comitato No Radar hanno presidiato il sito individuato per la costruzione di un radar di profondità, si potranno accendere le luminarie.
    All’indomani delle notizie in arrivo da Roma però, il regalo sotto il più modesto, per altezza, cespuglio di Cisto in versione Christmas Tree è certamente dei più insperati. Il ministero dell’Economia e il comando generale della Guardia di finanza rinunciano alla costruzione dell’impianto a Tresnuraghes e in altri siti dell’isola. Tra il moderato giubilo degli attivisti locali e i ringraziamenti, non senza un pungente richiamo, del sindaco Antonio Cinellu.
    A Tinnias, ieri c’è stato il ritrovo per addobbare l’albero, iniziativa maturata in una riunione dei No Radar nei giorni scorsi. «Nessuno si aspetti che trasportiamo un albero a Tinnias – precisa dal comitato Claudia Cossu – più modestamente addobberemo una pianta di cisto e ci ritroveremo ancora una volta tutti insieme a Ischia Ruggia». Un appuntamento fino a qualche ora fa propedeutico al prossimo 25 gennaio. Quando il Tar avrebbe dovuto decidere sul ricorso presentato dal Comune per cercare di fermare l’installazione. Decisione forse non più necessaria: «Il ministero e la Guardia di finanza hanno rinunciato a costruire il radar, dirottando questi impianti in siti militari». Scelta, di cui da queste parti si attende ora conferma scritta, che sembra però soddisfare solo parzialmente gli obiettivi degli attivisti.
    «Da un lato siamo felici, ma il motto “No Radar né qui né altrove” resta un nostro punto fermo», spiegano. A parte l’addobbo e una merenda a base di panettone e ottimo spumante Malvasia, l’appuntamento non è stato probabilmente solo da amarcord. Dopo mesi trascorsi al presidio «Cercheremo di capire cosa fare in futuro», è la nuova parola d’ordine. Il sindaco Antonio Cinellu ha partecipato al presidio di Ischia Ruggia: «Accolgo la notizia con immensa soddisfazione, quale premio per l’impegno profuso in una battaglia lunga e difficile in cui popolazione e amministrazione si sono prodigate per cercare di tutelare un bene indispensabile per il futuro del paese. Ritengo che, caduto il precedente governo, sia prevalso il buon senso nelle istituzioni e mi auguro che d’ora in avanti si discuta di progetti di salvaguardia e sviluppo per questo territorio», è il commento a caldo. Mentre, nei ringraziamenti, non manca la stilettata finale: «Sono grato a quanti si sono prodigati a tutti i livelli per ottenere questo risultato. Anche il senatore Cabras» conclude.

  10. dicembre 24, 2011 alle 11:29 am

    da La Nuova Sardegna, 24 dicembre 2011
    Ma per Capo Sandalo riesplode la protesta. (Simone Repetto)

    CARLOFORTE. Riparte la mobilitazione del movimento no radar a Carloforte. Si parla di un radar della Guardia Costiera a capo Sandalo ma ieri è venuto fuori che la guardia di finanza – dopo la bocciatura del Tar dei siti regionali – ha scelto il faro di capo Sandalo come nuova sede, sfruttando la presenza di una zona militare. La prospettiva di due nuovi radar a capo Sandalo mette in allarme tutta la comunità isolana, che già ha espresso la sua contrarietà attraverso sit-in di protesta, assemble e il no ufficiale a qualsiasi nuova installazione radar del consiglio comunale. Si prospetta dunque un inasprimento dell’azione di protesta dei comitati e dei cittadini “preoccupati” per le conseguenze sulla salute umana e sull’ambiente che i radar potrebbero in un luogo sotto tutela ambientale come la costa ovest dell’isola di San Pietro, dove c’è anche un’oasi Lipu.

    No al radar a Capo Sperone, il comitato: «Vittoria di tutti». (Carlo Floris)

    SANT’ANTIOCO. C’è soddisfazione tra gli ambientalisti dopo la rinuncia della Guardia di Finanza a proseguire il giudizio davanti al Tar regionale per piazzare un radar a Capo Sperone. Una battaglia vinta dal comitato anche per Tresnuraghes, l’Asinara e Fluminimaggiore. «È una vittoria nostra e di chi ha sostenuto la nostra battaglia in tutta l’isola – hanno detto i rappresentanti del comitato e di Italia nostra – Un plauso anche alle associazioni ambientaliste che hanno sostenuto la lotta delle comunità che si sono mobilitate a difesa del proprio territorio e per impedire che si creassero nuove servitù militari in Sardegna». Per questo, con un comunicato il comitato ringrazia tutti i cittadini di Sant’Antioco che hanno creduto nella protesta, hanno solidarizzato e hanno contribuito a tenere viva l’attenzione sul problema. Il comitato ricorda però che la soddisfazione per il risultato raggiunto non fa dimenticare che la Sardegna non è ancora libera dai radar, tanto è vero che la stessa Guardia di Finanza ha espresso l’intenzione di spostarli in altri siti, altrettanto sensibili e importanti sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico. Sono stati individuati i fari della Guardia Costiera di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco nel Sinis e Capo Caccia ad Alghero. Siti che dvrebbero ospitare anche i radar della rete Vts della Guardia Costiera. «Come sosteniamo da mesi – ha chiarito il comitato – l’impatto delle onde elettromagnetiche rimane lo stesso, anzi, le onde emesse dal nuovo radar si sommano a quelle emesse dai radar già in funzione e si sommeranno a quelle dei radar Vts quando li piazzeranno. Riteniamo che è stata vinta una battaglia che dimostra l’utilità della mobilitazione popolare ma dobbiamo vigilare e proseguire nella mobilitazione a fianco degli altri comitati e dei cittadini che stanno protestando contro i nuovi e i vecchi radar inquinanti e pericolosi per la salute e l’ambiente».

  11. dicembre 24, 2011 alle 11:31 am

    da La Nuova Sardegna, 24 dicembre 2011
    No ai radar, gli ambientalisti esultano. Dopo lo stop all’installazione di alcuni impianti sulle coste dell’isola comitati e associazioni prudenti: vigileremo sugli altri siti sensibili. Mesi fa denuncia alla magistratura di Italia Nostra.

    SASSARI. I comitati NoRadar della Sardegna e le associazioni ambientaliste hanno accolto con soddisfazione lo stop all’installazione di alcuni impianti radar della guardia di finanza sulle coste dell’isola. «Di fronte a un’eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, hanno scelto di ritirarsi di buon grando e di individuare altri siti», osserva Italia Nostra che aveva presentato, assieme al comune di Tresnuraghes (Oristano), un ricorso davanti al Tar Sardegna che sarà discusso nel merito il prossimo 25 gennaio. Nel frattempo, però, l’avvocatura dello Stato ha depositato un memoria in cui comunica ai giudici amministrativi che il ministero dell’Economia e il comando generale della Guardia di finanza hanno deciso di soprassedere, sia per le manifestazioni di protesta delle popolazioni sia per la perdita dei previsti finanziamenti causata dal contenzioso. Qualche mese fa Italia Nostra ha presentato una denuncia alle procure della Repubblica competenti in cui evidenziava numerose «anomalie» riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni e presunti abusi derivanti dall’apertura dei cantieri.
    «Per alcuni impianti, però, la procedura per l’installazione andrà avanti» segnalano le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento giuridico e Amici della Terra: restano plausibili le ipotesi di Capo Sandalo (Carloforte), Capo Caccia (Alghero) Capo San Marco (Cabras), mentre a Capo Sant’Elia (Cagliari) e a Guardia Vecchia (La Maddalena) sono già presenti radar della guardia costiera.
    «La soddisfazione per il risultato raggiunto non può però far dimenticare che la Sardegna non si è ancora liberata definitivamente del rischio radar», avverte il Comitato Noradar Capo Sperone (Sant’Antioco). «Le intenzioni sono quelle di spostarli in altri siti – spiegano a proposito – altrettanto sensibili e importanti sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico».

  12. dicembre 27, 2011 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 27 dicembre 2011
    Radar a Capo Testa, le tante ragioni del no. Bocciata anche dalla popolazione la sentinella elettronica. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. Il no all’installazione del radar a Capo Testa arriva con voce unitaria della comunità teresina. Nell’assemblea pubblica convocata dall’amministrazione e richiesta da Cittadinanzattiva, la popolazione boccia la proposta di sistemare una sentinella elettronica sul faro bianco.
    Unanime la posizione dei cittadini presenti alla stazione marittima, che ricalca le perplessità manifestate dal sindaco Stefano Pisciottu dalla scorsa estate. Un no per motivi di salute. Il radar, anche se mercantile e non militare, produce onde elettromagnetiche che si teme possano casuare danni alla popolazione. Un no per motivi paesaggistici. La vedetta delle Capitanerie di porto modificherebbe l’estetica de faro di Capo Testa e dell’area che lo ospita, un incantevole angolo di natura selvaggia. Un no per ragioni di inutilità. Secondo i cittadini il radar sarebbe un gemello dello strumento delle Bocche di Bonifacio che già vigila sullo stretto tra la Corsica e la Sardegna. «C’è stata una buona partecipazione di pubblico considerando la vicinanza con le feste – commenta il sindaco Pisciottu -. Il passo successivo sarà elaborare un ordine del giorno del consiglio comunale unanime. Il testo verrà concordato con le opposizioni. L’assemblea sarà convocata a gennaio». La delibera con il no al radar, una volta approvata dall’aula, rappresenterà la posizione ufficiale del Comune e sarà inviata ai vertici nazionali delle Capitanerie di porto.

    I cartelli no radar sull’albero del Natale. (Simone Repetto)

    CARLOFORTE. Il comitato “No radar capo Sandalo” scende in piazza e rilancia la protesta contro la ventilata installazione di un secondo radar nell’isola. Così hanno appeso cartelli e slogan mirati sul grande albero natalizio posto al centro della piazza. Un’azione durata fino all’intervento delle forze dell’ordine, che hanno invitato gli attivisti a ritornare sui propri passi e liberare il grande albero addobbato a festa dal Comune. Un gesto di protesta contro l’installazione di due radar a Capo Sandalo. A quello già previsto della Guardia Costiera, se ne dovrebbe aggiungere un altro, più potente in termini di emissioni radar elettromagnetiche, voluto dalla Guardia di Finanza per il monitoraggio delle coste e il controllo del mare. Aggiunge il comitato: «Chiediamo all’amministrazione di inviare alla Finanza la delibera del consiglio comunale in cui si dichiara la contrarietà a qualsiasi installazione radar».

  13. dicembre 28, 2011 alle 5:38 PM

    fari valorizzati? Sì, con un bel radar 😮

    da La Nuova Sardegna on line, 28 dicembre 2011
    Demanio, verso la valorizzazione 13 fari e torri: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/12/28/news/demanio-verso-la-valorizzazione-13-fari-e-torri-5467756

    l’approvazione del programma è avvenuta con deliberazione Giunta regionale n. 53/26 del 23 dicembre 2011: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20111229111654.pdf .

    da http://www.regione.sardegna.it, 28 dicembre 2011
    Demanio: Regione affida a Conservatoria Coste gestione tredici siti”. Prosegue il programma attivato e sviluppato dalla Giunta Cappellacci per la valorizzazione del patrimonio della Sardegna – ha commentato l’assessore Rassu – questa strategia è fondamentale per lo sviluppo, la competitività e la coesione del nostro territorio”: http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=184456&v=2&c=392&t=1

  14. Avatar di Shardana
    Shardana
    giugno 13, 2013 alle 11:20 am

    A carloforte,un attivista no radar,Antonello Repetto,è stato denunciato a seguito di una lettera nella quale scriveva che se installavano un radar avrebbe fatto il possibile per impedirlo.In un’isola dove si costruiscono alberghi abusivi,ville sulle dune,le discariche di inerti stanno prolificando,la viabilità è nel caos,le vie sono intasate di macchine,gli accessi al mare sono occultati dai privati,l’amianto è scaricato nelle campagne,cosa facciamo denunciamo un pacifista.VERGOGNA

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