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Edilizia in Sardegna, un comparto in crisi di “presente” e di “futuro”.


Teulada, Tuerredda, cantiere S.I.T.A.S. e sicurezza sul lavoro

L’edilizia in Sardegna (e non solo) è in crisi. Bella scoperta. Come al solito, questo sarebbe l’alibi per dare l’assalto speculativo alle coste e alle altre aree d’interesse ambientale. Storia vecchia e stupida.

da Sardegna 24, 1 dicembre 2011

Un New Deal per l’edilizia.

In tre anni (2008-2011) il comparto dell’edilizia in Sardegna ha perso ben il 40,86% degli addetti. Si è passati da 44.032 operatori del settore, censiti dalle Casse Edili sarde, a “soli” 26.176.    Le imprese del settore sono passate da 7.978 a6.100, con una perdita secca del 23,35%.   Questi i dati denunciati dai sindacati del settore (Fillea C.G.I.L., Filca C.I.S.L., Feneal U.I.L.), che chiedono ai Soggetti pubblici e privati interessati provvedimenti urgenti per arginare la pesante crisi.   Ma non finisce qui, a voler esser più precisi nel delineare i reali contorni di una situazione che definire “difficile” risulta un eufemismo.  

Possiamo ricordare la sostanziale chiusura delle attività della Scuola Edile di Cagliari, ente di formazione e di qualificazione delle maestranze impegnate nell’edilizia.  Potrebbe essere un aspetto secondario, marginale, invece costituisce una “spia” di una situazione molto più profonda.   Viene meno l’aspetto fondamentale per il necessario dinamismo del settore, la formazione, la qualificazione e la riqualificazione professionale.

Oggi quello che è in crisi è il modello tradizionale dell’impresa edilizia e dell’operatore dell’edilizia.    Mettere un mattone sopra l’altro – volendo estremizzare e semplificare – significa consumare risorse e territorio, significa disporre di ricchezze inesistenti da investire, significa contare su acquirenti scarsi e privi di liquidità.

Non è consentendo le peggiori speculazioni immobiliari e dilapidando il patrimonio ambientale collettivo che si riesce a superare una crisi ormai strutturale.    

Spazio per le imprese e i lavoratori nel settore c’è ed è ampio nelle ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente, pubblico e privato, nelle ristrutturazioni per il miglioramento della qualità energetica, nel risanamento e riqualificazione dei centri storici.  Pensiamo soltanto alla realizzazione di tutti quegli interventi legati alla riqualificazione ed efficienza energetica (coibentazione, tetti fotovoltaici, sistemi di riciclaggio idrico, manutenzioni, ecc.) che possono impiegare personale adeguatamente riqualificato.

Teulada, Tuerredda, cantiere Sitas s.p.a.

Ma non solo.    In un vero e proprio new deal sardo dovrebbe assolutamente trovare adeguato spazio un piano di sistematico risanamento idrogeologico, con interventi di consolidamento e rinaturalizzazione di costoni, pendii, letti fluviali, demolizioni di opere incongrue e ripristini ambientali, forestazioni naturalistiche.  Un piano di salvaguardia del suolo e di protezione del territorio che coinvolgerebbe migliaia di progettisti, tecnici specializzati e maestranze con obiettivi realmente di pubblico interesse.        Centinaia di milioni di euro di provenienza comunitaria del piano operativo FESR 2007-2013 troverebbero la migliore forma di investimento.    E ci sarebbe ancora un altro intervento infrastrutturale importante, da svolgere con la regìa regionale e recuperando anni di ritardi e di incapacità: predisporre progetti e realizzare le connessioni fra il gasdotto Galsi s.p.a. e le aree urbane e industriali sarde, affinchè quest’opera sia davvero utile perla Sardegna e non sia quel mezzo disastro che si prospetta.  A patto che si riveda profondamente il tracciato e si faccia passare dove l’impatto ambientale e socio-economico sia minore (es. lungo le fasce di rispetto stradali, in aree ferroviarie dismesse, in aree già degradate, ecc.).   Imprese e maestranze sarde dovrebbero quindi esser qui coinvolte, anche grazie a ristrutturazioni aziendali e a riqualificazioni professionali di tecnici e operai, compresi quelli già fuori dal mercato del lavoro.

Come si vede, le opportunità ci sono, il sostegno finanziario anche.    Finora è mancata la volontà e l’intraprendenza di un’Istituzione regionale che dovrebbe rappresentarci tutti e spesso, invece, ci fa vergognare d’essere sardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da Sardegna 24, 1 dicembre 2011

Edilizia, il settore sprofonda, in tre anni persi 18mila posti: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20111201085958.pdf

Teulada, Tuerredda, cantiere edilizio S.I.T.A.S. visto dal mare

(foto per conto GrIG, archivio GrIG)

  1. dicembre 1, 2011 alle 5:32 pm

    lo capiscono – e lo dicono – anche gli industriali 😉

    da Sardegna 24 on line, 1 dicembre 2011
    «Basta Piani casa, servono politiche sul recupero urbanistico delle città»: http://www.sardegna24.net/regione/basta-piani-casa-servono-politiche-sul-recupero-urbanistico-delle-citta-1.43509

  2. antonia
    dicembre 1, 2011 alle 6:16 pm

    Se si vuole risollevare il settore non serve consumare altro territorio e cementificare anche male, le coste. Ci sono innumerevoli centri storici, che sembrano appena usciti dalla seconda guerra mondiale, che andrebbero recuperati, creando posti di lavoro e non consumando ulteriormente il territorio. Poi bisognerà che prima entri nella zucca di chi ci governa e dei tanti speculatori edilizi, che la Sardegna non può continuare a contare sull’edilizia privata e residenziale come fonte di sviluppo.

  3. ermanno
    gennaio 4, 2012 alle 12:22 pm

    chi investirebbe nel recupero dei centri storici…ecc….svegliatevi….

  4. settembre 14, 2012 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 settembre 2012
    Il crollo dell’edilizia vale la crisi delle industrie. (Alfredo Franchini): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120914081315.pdf

    da L’Unione Sarda, 14 settembre 2012
    Tonfo del 2,67%. Aumentano i mutui per la casa ma cala il credito alle aziende. Edilizia, crisi sempre più nera. Confartigianato: «È come se avessero chiuso sei Alcoa». (Annalisa Bernardini): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_370_20120914084735.pdf

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