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Gasdotto Galsi, lo sconcertato risveglio dei sardi e gli agit-prop istituzionali.


Airone rosso (Ardea purpurea)

Anche su Il Manifesto Sardo (Gasdotto Galsi), n. 109, 1 novembre 2011

 

Era anche troppo chiaro, come prevedibile, con i picchetti sui terreni e le ruspe pronte ad accendere i motori, residenti, amministrazioni locali, aziende interessati hanno dato vita a contestazioni di vario genere contro il progetto di gasdotto Galsi s.p.a. che attraverserà la Sardegna.  Contemporaneamente alcuni sindacati lo “pretendono” ora e adesso e altri amministratori locali fanno a gara per “ospitare” il tracciato del gasdotto al posto dei riottosi.     A Olbia il Sindaco Gianni Giovannelli (centro-sinistra, ma già centro-destra) si pone alla testa del magmatico locale movimento anti-Galsi, mentre gran parte del centro-destra è favorevole e la Provincia di Olbia-Tempio – retta dal centro-destra – nega l’autorizzazione integrata ambientale.  Manifestazioni contrastanti e idee disparate: chi vuole la centrale di compressione a Vena Fiorita, chi la vuole a Spiritu Santu, chi non la vuole proprio, chi non la vuole in Gallura, chi non vuole nemmeno sentir parlare del gasdotto, chi lo reclama a gran voce.

I Consigli comunali di Macomer e di Ozieri – fra i tanti – votano a favore del tracciato, il Sindaco di Siniscola Rocco Celentano si candida ad accogliere il gasdotto all’insaputa del suo Consiglio comunale e fra gli strali dell’on. Ladu, il Comune di San Giovanni Suergiu – in precedenza favorevole – ora promuove manifestazioni avverso il tracciato.   Come se non bastasse, i Presidenti della Province di Cagliari e dell’Ogliastra Graziano Milia e Bruno Pilia si dichiarano favorevoli al passaggio del tracciato anche solo sulle loro Province.    Per non mancare, anche il Presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias Tore Cherchi annuncia il sostegno “senza se e senza ma”  all’attuale tracciato del gasdotto, senza essersi mai minimamente curato del pesante impatto ambientale, sociale ed economico nel suo Sulcis.    

Insomma, grande confusione sotto il sole sardo. Verrebbe anche da dire, flaianamente, che la situazione è grave ma non è seria.

S. Antioco, costa e mare

Infatti siamo agli ultimi minuti della partita, il 25 luglio 2011 sul quotidiano La Nuova Sardegna veniva pubblicato l’avviso + elenco particelle catastali e proprietari di avvio del procedimento di esproprio (art. 52 ter del D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.)  delle aree interessate dal tracciato del gasdotto Galsi s.p.a. in Sardegna e a Piombino, in Toscana.

Nonostante se ne parli da anni, nonostante una battaglia disperata delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia ha consentito – grazie soprattutto alla preziosissima opera dell’ornitologo Giuseppe Floris e della biologa marina Paola Turella – la riapertura del procedimento di valutazione di impatto ambientale (gennaio 2010), l’interesse mostrato da amministrazioni locali e popolazioni interessate è stato piuttosto scarso fino a queste ultime settimane.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia avevano in proposito presentato uno specifico atto di “osservazioni” (20 febbraio 2010) indicando varie modifiche del tracciato per la salvaguardia di aree di rilevante interesse ambientale e naturalistico, nonché attività economiche e sviluppando sinergie con il solo Comune di S. Antioco, comitati, semplici cittadini, pur essendovi stati anche incontri pubblici di sensibilizzazione a S. Antioco e Portoscuso (a fine gennaio 2010 e a fine febbraio 2010).

I vari Enti locali interessati avevano espresso posizioni genericamente favorevoli o non si erano minimamente interessati, compresi i Comuni di Olbia e di S. Giovanni Suergiu, ora su posizioni critiche (meglio tardi che mai).

simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)

Ripetute e incessanti le iniziative del cantore senza se e senza ma del gasdotto Galsi, Mauro Pili, deputato e Presidente della Giunta regionale sarda al momento della proposta iniziale, o le posizioni assolutamente favorevoli di Legambiente.

Ma veramente scandalosa è stata la Regione autonoma della Sardegna.    In sonno.       Pur essendo azionista di Galsi s.p.a. attraverso la società finanziaria Sfirs s.p.a. (detiene l’11,6% del capitale sociale), non ha fatto praticamente nulla per minimizzare l’impatto ambientale e per massimizzare l’utilità dell’opera per l’Isola

Avrebbe dovuto – a nostro parere – prendere in mano la situazione e dettare condizioni irrinunciabili per la realizzazione dell’opera in progetto.   Infatti, in un’ottica di medio periodo il gas naturale può essere una fonte energetica di transizione dalle fonti fossili “tradizionali” (olio pesante) e finto-alternative (es. Targas) verso le fonti energetiche rinnovabili.     Il tracciato dovrebbe, però, esser diverso – con l’approdo nella zona industriale di Portovesme (e non nel Golfo di Palmas), lungo le aree già pubbliche del tracciato dismesso delle Ferrovie Meridionali Sarde, lungo i tratti dismessi e le fasce di rispetto della S. S. n. 131 e di altra viabilità pubblica – come abbiamo formalmente chiesto nell’atto di intervento del procedimento di V.I.A., e l’impatto ambientale e socio-economico sarebbe infinitamente minore (attualmente, fra l’altro, il tracciato massacra i vigneti pregiati del Carignano e del Vermentino).   Inoltre, come abbiamo analogamente formalmente richiesto, dovrebbero esser previsti e finanziati i collegamenti e le connessioni con le reti di distribuzione delle aree urbane e industriali sarde (es. con i fondi comunitari 2007-2013).   Altrimenti, ci dovremo tenere chissà fin quando impianti inquinanti e depredatori di soldi pubblici come il Targas (gruppo Saras s.p.a.) e quelli di Portovesme e Porto Torres.

foglie nel bosco

Oggi nulla di tutto questo e nessun beneficio per la Sardegna.  Non è progettata e finanziata alcuna connessione con le reti sarde e i presunti complotti dell’E.N.I. o della Spectre nulla tolgono alla crisi politico-economica internazionale in corso.   Perché i vari Mauro Pili e Tore Cherchi non lo dicono?   E il resto della classe politica isolana dorme, con l’eccezione della sola on. Claudia Zuncheddu e dei componenti del suo gruppo consiliare che – con la mozione n. 48 del 12 marzo 2010 – hanno tentato una modifica di rotta.

Nei mesi scorsi, il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, di concerto con il Ministro per i beni e attività culturali Sandro Bondi, ha emanato il provvedimento conclusivo del procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. concernente il progetto di gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana proposto da Galsi s.p.a., il decreto DVA DEC – 2011 n. 64 del 24 febbraio 2011, disponibile sul sito istituzionale ministeriale insieme gli allegati (parere della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale V.I.A. e V.A.S. CTVA – 2011 n. 174 del 25 gennaio 2011parere del Ministero dei beni e attività culturali – Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee n. 25241 del 25 agosto 2010; parere Regione autonoma della Sardegna – Assessore della difesa dell’ambiente n. 28308 del 17 dicembre 2010).

Si può verificare che il Ministero dell’ambiente, pur imponendo solo minime modifiche di tracciato (soprattutto nella parte a mare: la prateria di Posidonia oceanica interessata è di 78.700 mq. rispetto ai 175.800 della versione progettuale Galsi, con una riduzione di circa 97.000 mq.), ha disposto ben 112 prescrizioni vincolanti (65 da parte del Ministero dell’ambiente, 17 da parte del Ministero per i beni e attività culturali, 30 da parte della Regione autonoma della Sardegna) e rimane necessario il parere della Commissione europea (art. 5, comma 10°, del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.), nonostante le modifiche di tracciato imposte, in quanto “comunque persista un’incidenza negativa sull’habitat tutelato ai sensi della Direttiva europea 92/43 Habitat e dei D.P.R. n. 357/1997 e 120/2003”.

Sardegna, bosco

Rimangono inoltre da acquisire i pareri sul vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.) da parte dei competenti Ispettorati del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, l’autorizzazione integrata ambientale–A.I.A. sulla centrale di compressione di Olbia, l’approvazione del piano di caratterizzazione per l’attraversamento di aree minerarie dismesse, eventuali ulteriori prescrizioni da parte della Direzione generale protezione della natura del Ministero dell’ambiente per l’attraversamento del “Santuario dei Cetacei”, il parere sull’immersione in mare dei materiali di escavo marino (art. 109 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Allo stato attuale, il gasdotto Galsi s.p.a. è solo portatore di danni ambientali e socio-economici, ma di nessun beneficio per la Sardegna.   L’ennesima speculazione, grazie all’insipienza della Regione autonoma della Sardegna e della sua classe politica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

(immagini da La Nuova Sardegna, foto Il Menhir, C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. novembre 2, 2011 alle 8:10 PM

    annunci, non certezze.

    da http://www.regione.sardegna.it, 29 ottobre 2011
    Cappellacci e Zedda, per Galsi lavoro costante e determinato”.
    L’attività di monitoraggio sullo stato dell’arte delle diverse reti di distribuzione – spiegano i due esponenti della Giunta – consentirà di definire le priorità di collegamento tra il GALSI e le reti cittadine, le utenze industriali e quelle termoelettriche”: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

  2. novembre 3, 2011 alle 8:04 PM

    altri annunci, non certezze. I fondi e i progetti per le connessioni dove sono? Nelle tasche di Mauro Pili?

    da La Nuova Sardegna on line, 3 novembre 2011
    In marcia attraverso la Sardegna per il metanodotto Galsi. Partenza a Porto Botte e arrivo dopo tre giorni (e dopo 272 chilometri) a Olbia. Previsto il passaggio nei 38 punti di allaccio della linea. La marcia è promossa dal Movimento Unidos Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/03/news/in-marcia-attraverso-la-sardegna-per-il-metanodotto-galsi-5230938

    da L’Unione Sarda on line, 3 novembre 2011
    In marcia per il metanodotto Galsi. Da Porto Botte a Olbia in tre giorni: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/240953

  3. novembre 8, 2011 alle 2:50 PM

    da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2011
    Il metanodotto Galsi continua a dividere mentre Pili viene criticato su Facebook. Sanciu: «Stazione a Spiritu Santu» Sanna: «No al progetto in Gallura». (Enrico Gaviano)

    OLBIA. L’arrivo di Mauro Pili a Olbia, ultima tappa della sua marcia a sostegno del progetto Galsi, ha rinfocolato le polemiche sul metanodotto. A sostegno si schiera Fedele Sanciu mentre Matteo Sanna è decisamente contrario. E su Facebook proliferano i gruppi anti Galsi.
    «La mia posizione sulla stazione di pompaggio del gas – dice il presidente della Provincia – e sulla realizzazione del metanodotto in Sardegna è sempre stata priva di ambiguità: no alla infrastruttura a Venafiorita come indicato nel progetto, sì al gasdotto, un’opera strategica, fondamentale per la Sardegna e la Gallura».
    «Siamo contrari alla collocazione della centrale a Venafiorita perché è un sito di eccezionale bellezza, esiste in quell’area un patrimonio naturalistico e storico da difendere a tutti i costi. Esiste poi la pista del vecchio aeroporto che vorremmo diventasse il sito dove sviluppare settori specialistici dell’aeronautica. Ci sono siti già compromessi, la discarica di Spiritu Santu ad esempio, grazie alla sua orografia infatti è in grado di mimetizzare perfettamente la stazione Galsi. Questa però resta solo una proposta – conclude Sanciu -, perché in merito non ho alcuna certezza scientifica né esiste alcuno studio che ci consenta di stabilire che è meglio collocare in un luogo piuttosto che in un altro la centrale di compressione del Galsi».
    No su tutta la linea, invece, da Matteo Sanna, consigliere regionale di Futuro e libertà. «Ripeto la mia contrarietà alla stazione di pompaggio e anche all’utilizzo dell’area delle saline per iniziare il percorso subacqueo del metanmodotto dalla Sardegna alla penisola. Questo è un territorio a vocazione turistica, non possiamo ipotecare il nostro futuro con un’altra servitù».
    Sanna non ha dubbi. «Si deve spostare tutto in una sede già compromessa: Porto Torres, Macomer, Ottana. E se le spese di Galsi sono maggiori non è affar nostro. La realtà è che il consiglio comunale di Olbia, sovrano nel suo territorio, si è espresso contro. Non si può ignorare la volontà del territorio. Pili parla di costi ridotti per i sardi? Ma i politici non devono fare i venditori di gas e di fumo».
    Critiche al deputato Pdl anche da Maria Grazia Appeddu, olbiese che amministra con altre due persone la pagina Facebook “Tutti i sardi uniti contro il gasdotto”. «Domenica – dice la Appeddu – ho chiesto il permesso di fare una domanda all’incontro di Olbia, ma Pili si è opposto. Smentendo quanto affermato in precedenza, visto che il deputato si era detto disposto a un confronto con amministrazioni locali e cittadini. Volevo chiedere dei chiarimenti in merito al progetto Galsi, tanto caro a Pili, chiarimenti su dubbi emersi dalla lettura della documentazione reperibile. Dubbi che sono rimasti».

    Il nuovo tracciato. Bonorva dice sì al gasdotto Galsi. Nessuna opposizione, ora si potrà procedere agli espropri.

    BONORVA. Nei giorni scorsi si è tenuta la riunione del consiglio comunale e l’assemblea ha deliberato sulla conformità urbanistica delle opere riguardanti la costruzione del metanodotto che consentirà l’importazione di gas metano dall’Algeria.
    L’assessore ai Lavori Pubblici, Battista Dettori, ha ricordato che, nel 2008, l’assemblea comunale era stata già chiamata a pronunciarsi nel merito e in quell’occasione aveva chiesto la modifica al tracciato del gasdotto che porterà il metano dall’Algeria, colmando un gap per la Sardegna che ancora non è rifornita da questo gas meno costoso, al contrario di altre regioni italiane.
    Gli atti concernenti la nuova proposta e il tracciato definitivo, con l’elenco delle particelle interessate dalle opere, per un’eventuale opposizione al vincolo dell’esproprio per la costruzione del metanodotto, sono stati pubblicati all’albo pretorio e non ci sono state opposizioni. L’ufficio tecnico comunale per l’edilizia privata e urbanistica ha verificato la conformità del nuovo tracciato per cui il Consiglio, all’unanimità, ha approvato la richiesta della società Galsi. Alla stessa società Galsi dovrà essere notificata la deliberazione del consiglio e l’attestazione del responsabile dell’Ufficio amministrativo, per quanto riguarda l’assenza di contestazioni contestazioni da parte di soggetti interessati al passaggio del tracciato da espropriare per consentire la realizzazione del gasdotto. (e.m.)

  4. novembre 9, 2011 alle 2:42 PM

    da La Nuova Sardegna, 9 novembre 2011
    Murta Maria non vuole la stazione Galsi. «Territorio vessato da anni dalla discarica, non accettiamo ulteriori angherie». (Enrico Gaviano)

    OLBIA. Murta Maria reagisce con durezza a Fedele Sanciu che indica Spiritu Santu come uno dei possibili siti della stazione di compressione Galsi. In un comunicato il comitato di frazione respinge l’ipotesi perchè «questo territorio non è un sito compromesso».
    «Vorremmo ricordare che la frazione di Murta maria – si legge nel comunicato – è ormai da troppi e ripetiamo troppi anni vessata dalle problematiche legate alla discarica consortile, che secondo le promesse fatte da sempre alla frazione al lato dell’esaurimento della propria capacità ricettiva, si sarebbe provveduto alla bonifica e ripristino ambientale del sito. Invece leggiamo con stupore che il presidente della provincia Sanciu, come precedentemente affermato pubblicamente anche dal deputato Settimo Nizzi, hanno pensato bene di collocare nella stessa zona, Spiritu Santu, anche la stazione di compressione e rilancio Galsi! Giustificando la scelta del sito definendolo “sito compromesso” e quindi degno di sconci e angherie che la frazione dovrebbe supinamente accettare».
    Il comitato sottolinea anche che «non si può certo sostenere che l’orografia del luogo proposto, come dicono Sanciu e parte del Pdl, dovrebbe nascondere la centrale di compressione. Difficile nascondere 4 ciminiere di circa 25 mt, 1 di circa 40 con fiamma perennemente accesa e la centrale di controllo alle Saline. Informiamo il presidente, qualora non lo avesse notato, che il progetto Galsi prevedeva l’installazione di tutto ciò in prossimità di un parco fluviale, ospedale San Raffaele, il tutto in una amena pianura e visibile a 360º».
    Una stoccata anche a Mauro Pili. «Per quanto riguarda il risparmio economico ipotizzato dal deputato Pdl, consigliamo che si valuti con attenzione il progetto Galsi, in quanto è vero che sono previste predisposizioni agli allacci, ma in tale progetto non vi è traccia di centrali di decompressione che permetterebbero l’utilizzo di tale servizio, dato che la pressione presente all’interno della condotta è di circa 200 atmosfere»!. Il futuro? Per il comitato di quartiere è fosco. «L’ipotetica metanizzazione dell’Isola dovrebbe essere ultimata in circa 20anni, quindi con un ritardo storico e tecnologico di 40/50anni rispetto al resto d’Italia. Riteniamo che illudere la popolazione con miraggi e promesse non sia corretto – conclude il comunicato dei frazionisti – e auspichiamo che la politica difenda gli interessi dei cittadini e del territorio senza che sia la popolazione stessa a dover, ovviamente con manifestazioni e quant’altro democraticamente permesso, a difendere i propri diritti e gli interessi del territorio».

  5. Isidoro Aiello
    novembre 9, 2011 alle 8:12 PM

    Propaganda e menzogne sul gasdotto GASLI
    Isidoro Aiello

    E’ in atto in questi giorni in Sardegna una campagna di propaganda e di disinformazione per convincere i sardi ad accettare l’ennesima servitù, che arrecherà pochissimi se non nessun vantaggio alla Sardegna, ma enormi profitti all’ENI, benemerita multinazionale, che è la principale responsabile dell’inquinamento e del degrado delle aree, ove gravitano gli insediamenti petrolchimici e di produzione energetica e che sta con ogni mezzo tentando di sottrarsi all’obbligo delle bonifiche a Porto Torres, che è attualmente l’area più inquinata d’Europa.
    La società GASLI è posseduta da Sonatrach, società algerina pluri-inquisita per tangenti anche in relazione ad altri affari con ENI, per il 41,6%, da Edison per il 20,8%, da Enel produzione per il 15,6%, da SFIRS, Società Finanziaria della Regione Sardegna, per l’11,6% e dal gruppo Hera, fortemente coinvolto nel business dei termovalorizzatori, per il 10, 4%. In virtù dell’accordo firmato con GASLI nel 2008, SNAM Rete Gas diverrà il titolare ed operatore della sezione italiana del gasdotto.

    Il gasdotto avrà una capacità di trasporto iniziale di 8 miliardi di metri cubi l’anno, innalzabile a pieno regime fino a 20 miliardi di metri cubi l’anno. La ripartizione dei consumi del metano è del 60% per uso industriale e del 40 % per uso domestico. Il metano per uso industriale ha un prezzo medio di 10 euro al metro cubo, mentre quello per uso domestico ha un prezzo di circa 20 euro al metro cubo. Quindi il fatturato del gasdotto sarà di 140 miliardi di euro l’anno se avrà una portata di 10 miliardi di metri cubi e di 280 miliardi di euro se la portata sarà aumentata a 20 miliardi di metri cubi l’anno. Un affare di questa portata dovrebbe dare ricadute consistenti sul territorio sardo attraverso le Royalties, per ripagarlo del grave danno ambientale e della servitù che comporterà per 40 anni. Ricordo che la ferita del territorio sardo sarà lunga 272 km, da Porto Botte, dove verrà costruita la stazione d’arrivo, ad Olbia Venafiorita, dove sarà costruita la stazione di pompaggio verso la Toscana, danneggiando numerosi territori di alto valore paesaggistico. Un’altra stazione di pompaggio dovrebbe essere costruita nel Sulcis. Oltre all’esproprio dei terreni, dove passerà il gasdotto, vi sarà un’area di rispetto di 20 metri per lato, arrecando ulteriore danno alle attività agricole.

    Viene riportato da più parti che questa è una opportunità che la Sardegna non può perdere, pena un mancato sviluppo futuro; ma quale e su quali prospettive e progetti non è dato saperlo: si afferma solo che la Sardegna pagherà assai meno l’energia. L’onorevole Pili dice di avere percorso a piedi in tre giorni, per lo meno non ha detto a piedi nudi, i 272 Km del tragitto del gasdotto per spiegare i grandi vantaggi che il gasdotto porterà alle comunità locali attraversate da quest’opera. Spero che in questa occasione non abbia ripetuto come un nastro registrato le spiegazioni fornitegli dagli investitori, che ovviamente hanno tutto l’interesse a dimostrare l’utilità dell’opera, che comporterà

    solo per loro un giro d’affari per non meno di 140 miliardi di euro, così come fece con le dichiarazioni programmatiche quando era Governatore della Sardegna, ma che abbia studiato con la sensibilità di un vero sardo il problema ed abbia riportato le sue convinzioni. Tra le due opzioni non so quale convenga all’onorevole Pili, per le motivazioni che di seguito saranno esposte.

    Si dice che i sardi risparmieranno il 40% sui costi dell’energia, affermazione molto attraente se corrispondesse al vero. Bisognerebbe aggiungere che eventualmente si risparmierebbe nei costi del gas di città ( attualmente si utilizza aria propanata ) solo nei centri cittadini ove è stata predisposta la rete di distribuzione, che comunque avrebbe bisogno di essere adeguata al metano, mentre non cambieranno affatto i costi dell’energia elettrica, che come si sa o si dovrebbe sapere ha costi che sono quasi doppi rispetto a quelli pagati in altre regioni italiane soprattutto del nord. E questo non perché in Sardegna si produca poca energia, al contrario la Sardegna esporta moltissima energia verso il centro-nord dell’Italia, ma per il sistema speculativo utilizzato dai produttori sardi, in primis la SARAS. Questa oltre ad avere una raffineria che produce oltre il 50% delle esigenze italiane di benzine e gasolio, pagando pochissime accise alla Sardegna ( se pagasse le accise per quanto viene prodotto in Sardegna dovrebbe pagare alla nostra Regione circa 6 miliardi di euro, mentre ne paga solo 700.000 milioni), brucia per produrre energia elettrica, i residuati della raffinazione, il Tar, rifiuto speciale pericoloso,che come tale dovrebbe essere smaltito. Tuttavia per la famigerata norma del CIP6, il TAR viene assimilato alle fonti energetiche rinnovabili. I 640 Mwatt prodotti vengono infatti pagati il doppio ed hanno la precedenza nella immissione in rete (priorità di dispaciamento). Si tenga presente che attualmente (chiuse le industrie energivore del Sulcis-Iglesiente) il consumo medio della Sardegna è meno di 1000 Mwatt e che la produzione installata in Sardegna è di 4500 Mwatt. Producendo la SARAS circa i 2/3 delle esigenze energetiche attuali e potendo entrare in rete quando vuole e quando può spuntare il prezzo migliore, i sardi, per arricchire Moratti, sono costretti a pagare l’energia elettrica più dei continentali ed in più ci rimettono la salute per l’altissimo tasso di inquinamento che determina un importante aumento delle malattie tumorali, polmonari, cardiovascolari, allergiche, endocrine, autoimmuni etc.

    Si dice che sono previste nel piano energetico regionale due centrali a cogenerazione, una ad Ottana ed una a Porto Torres, vale a dire centrali che potranno bruciare a scelta metano o carbone od olio combustibile e perché no anche rifiuti solidi urbani, equiparati sempre per il CIP6 alle energie rinnovabili. Ma chi può seriamente prevedere che verrà bruciato il metano al posto degli altri combustibili, visto che il metano ha un costo nettamente superiore?

    Si dice con grande enfasi che sono previste 38 bocche di allaccio, ma si tace che non sono previsti raccordi alle reti di distribuzione già esistenti ad aria propanata, né reti di distribuzione che coprano le esigenze dell’intiera Sardegna. Queste dovrebbero essere costruite dalla SNAM Rete Gas, con i soldi dei sardi e quindi, fino a quando non vi saranno le risorse locali, la metanizzazione della Sardegna rimarrà sulla carta e con essa i risparmi propagandati. A questo riguardo non è chiaro quale sia il significato della partecipazione di SFIRS al capitale di GASLI.

    Bisogna ricordare che comunque le bombole ad uso domestico di GPL, confezionate quasi tutte sempre dalla SARAS, continueranno a costare molto di più che nelle altre regioni italiane.

    Stando così le cose quali sono dunque i vantaggi del gasdotto GASLI per la Sardegna? Vantaggi economici no, o del tutto marginali e di là da venire. E’ invece certo un grave danno ambientale ed una servitù, l’ennesima, per portare la gran parte del gas algerino in Italia ed in Europa. Non vi sarà alcuna riduzione dell’inquinamento ambientale, solo marginale ed in tempi non prevedibili. Inoltre è bene ricordare che il metano bruciato produce una grande quantità di CO2 e quindi non contribuisce alla riduzione dell’effetto serra ad al raggiungimento del famoso 20-20-20.

    Tutti coloro che sostengono e propagandano questa iniziativa come la panacea per risolvere i problemi della Sardegna o sono ignoranti o sono in malafede. Se avessero davvero a cuore il bene della Sardegna, che affermano di rappresentare, dovrebbero tutelare i nostri interessi ponendo a GASLI le seguenti condizioni:
    a) Comprendere nel progetto e nel finanziamento la costruzione di una rete di distribuzione, che copra tutto il territorio Sardo.
    b) Essendo il metano certamente meno inquinante del carbone, del TAR, del FOK, dell’olio combustibile, dei rifiuti solidi urbani, introdurre nella convenzione l’obbligo per tutte le centrali termoelettriche della Sardegna di essere riconvertite a metano.
    c) Per ripagare la Sardegna del grave danno ambientale, pretendere Royalties proporzionate al fatturato annuale pari a diversi punti percentuali ( se si chiedesse il 4%, la regione Sardegna incasserebbe annualmente 5,6 miliardi di euro)
    Qualora queste condizioni non venissero accettate, i nostri amministratori dovrebbero sentire l’obbligo morale di non concedere le autorizzazioni necessarie. A tutt’oggi manca infatti l’autorizzazione dell’UE, che ha classificato il GASLI opera priva di priorità fino al 2030, e quella congiunta della regione Sardegna e Toscana.

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    Isidoro Aiello
    Capo gruppo dell’IDV
    Consiglio Comunale di Sassari

  6. novembre 10, 2011 alle 2:44 PM

    nemmeno ‘sti benedetti industriali spiegano dove sono progetti e soldi per le connessioni con il gasdotto Galsi, mah 😮

    da La Nuova Sardegna, 10 novembre 2011
    «Galsi, fate lavorare le nostre imprese». Confindustria difende il gasdotto ma avvisa: fondamentali le linee secondarie. Bornioli L’arrivo del gas creerà 10mila posti e farà risparmiare 200mila euro all’anno a una media impresa. (Giovanni Bua)

    NUORO. Galsi, Confidustria torna alla carica: «un’opportunità da non perdere. Ma devono essere realizzati anche i progetti per le linee secondarie». Parole del presidente Roberto Bornioli. Che torna in campo a difendere il gasdotto, appeso a un filo dopo le contestazioni e i ritardi accumulati. «Intralciare l’arrivo del metano – spiega – decreterebbe la fine della nostra industria».
    Poi un invito: «Le nostre imprese edili devono assolutamente poter partecipare ai lavori di realizzazione e manutenzione dei vari lotti del Galsi».
    «Confindustria – spiega Bornioli – esprime forte sostegno al Progetto Galsi che assume un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico ed ambientale della Sardegna. Con l’arrivo del metano si prevede un risparmio energetico annuo di 500 milioni di euro, 10mila nuovi occupati a regime di cui il 60% stagionale ed il 40% fisso, una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 2,5 milioni di tonnellate (14% di quelle attuali)».
    «Il Progetto Galsi – sottolinea il presidente dell’Associazione – è una grande opportunità per tutta l’isola, i cui benefici non sarebbero limitati solo alle imprese ma anche e soprattutto alle famiglie e ai cittadini. Per quanto riguarda specificatamente il territorio della Sardegna Centrale, il Galsi riveste un elevato valore strategico per la realizzazione di alcune reti di adduzione per i più importanti siti industriali e produttivi tra i quali in particolare Macomer, Ottana, Pratosardo, Orosei, Siniscola e Tortolì. Comuni come Macomer e Borore, sedi di importanti aree industriali, hanno già deliberato il parere favorevole per il passaggio del Galsi nel loro territorio. Chiediamo certezze anche sui progetti e sulla costruzione delle linee secondarie di adduzione verso le aree industriali ed i comuni, affinché procedano di pari passo con la pipeline principale».
    «Sulla necessità di realizzare il progetto – evidenzia Bornioli – Confindustria ha anche sottoscritto nei giorni scorsi un documento congiunto con la provincia di Nuoro e le organizzazioni sindacali. Molte aree del nuorese ed Ogliastra dispongono di reti distributive locali del gas, (oppure le stanno realizzando) grazie a soggetti come il Bim Taloro, Fontenergia, Nugorogas e comuni come Dorgali».
    «Il Galsi – aggiunge Bornioli – riveste, inoltre, particolare importanza per le tante imprese locali (edili, metalmeccaniche e dei servizi) che dovrebbero essere coinvolte nelle fasi di costruzione della rete principale e delle reti di adduzione, dando loro un po’ di ossigeno in questo delicato momento con importanti ricadute occupazionali».
    «Le nostre imprese edili devono assolutamente poter partecipare ai lavori di realizzazione e manutenzione dei vari lotti del Galsi – sottolinea il presidente delle Sezione edili Peppino Mastio -. In particolare per quanto riguarda il progetto parallelo delle reti di distribuzione locale che innescano un potente moltiplicatore economico ed occupazionale. La rete Galsi è anche una importante occasione per favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali. Le stime della Snam hanno calcolato che resteranno nell’Isola 220 milioni grazie al gasdotto, e che un’impresa di medie dimensioni dovrebbe risparmiare fino a 220mila euro all’anno».
    «Le imprese locali – continua Mastio – sono in grado di partecipare ai lavori del Galsi e delle reti secondarie grazie a consorzi e Ati. Siamo preparati a cogliere questa importante occasione che può rimettere in moto una parte dell’economia della Sardegna centrale, dove oltre il 30% delle imprese appartiene al settore delle costruzioni edili ed ogni posto di lavoro ne genera tre nell’indotto. Faremo fronte unico e compatto nel chiedere alle istituzioni adeguate garanzie per la costruzione del Galsi e da parte nostra assicuriamo le necessarie capacità tecniche per la sua realizzazione».

  7. Isidoro Aiello
    novembre 10, 2011 alle 5:45 PM

    E’ ora che i sardi prendano coscienza che non si può sempre cedere alla speculazione, che con l’illusione di un po’ di lavoro, crea ulteriori servitù, gravi danni ambientali ed in prospettiva ulteriore impoverimento del territorio. Quindi i politici e gli imprenditori devono capire che se si concede una nuova servitù, questa deve essere abbondantemente ripagata alla Sardegna ed ai sardi. Per uno sviluppo sostenibile è necessario porre condizioni vincolanti a Gasli, che se vuole realizzare il metanodotto che fatturerà non meno di 140 miliardi di euro l’anno per 40 anni, deve pagare royalties consistenti, deve impegnarsi a costruire gli allacci ed una rete di distribuzione che raggiunga, oltre le zone industriali, tutti i comuni che abbiano almeno 5000 abitanti. Fatto questo la regione Sardegna dovrà imporre la riconversione a metano delle centrali elettriche a combustione,che attualmente bruciano carbone, TAR, Fok, olio combustibile e rifiuti solidi urbani. Ciò ridurrebbe l’inquinamento ambientale e l’elevato rischio di gravi malattie per la popolazione esposta, che in Sardegna si aggira attorno alle 600.000 persone. Credo che politici saggi ed onesti e organizzazioni imprenditoriali lungimiranti dovrebbero operare con una prostettiva che curi l’interesse globale e futuro della Sardegna, rinunciando alla già tristemente collaudata politica del mangia l’uovo oggi e per la gallina ci penseranno i nostri figli!

  8. novembre 11, 2011 alle 9:48 am

    ma io non ho capito una cosa mi perdoni signor aiello e piu preoccupato del fatto dell inquinamento del metano o del fatto che noi sardi non avremo benefici a me sembra invece che ci sia interesse da parte della saras di vendere il gpl perche se arriva il metano gli verra un po difficile fare i gradassi e dovrebbero abassare i prezzi ed eliminare quelle sfere all interno della raffineria molto pericolose 10 volte piu del metano quindi non fasciamoci la testa perche il metano in tutto il nord italia esiste e non si creano certo i nostri problemi il gas sta all interno di una tubazione con giunti saldati da operai specializzati e controllate a raggi x questo lo dico perche io ho gia costruito un metanodotto e ci sono delle sicurezze al 100 x 100 quindi cerchiamo di documentarci meglio a tal proposito ubaldo

    • Isidoro Aiello
      novembre 11, 2011 alle 5:59 PM

      Caro amico, non sono affatto preoccupato dell’inquinamento da metano che, come ho scritto, è enermemente inferiore a quello di tutti gli altri combustibili; ho solo cercato di sottolineare che il progetto attuale di GASLI, se non si prevede la contemporanea realizzazione delle reti di distribuzione non arrecherà significativi vantaggi all’economia ed all’ambiente, semplicemente perchè sarà utilizzabile poco o niente. Inoltre ho cercato di esprimere il diritto-dovere dei responsabili politici ed economici della Sardegna di non svendere il nostro teritorio per un tozzo di pane, ma di fare pagare a GASLI adeguate royalties per il danno ambientale, che il gasdotto procurerà attraversando la nostra isola, che ha una vocazione turistica ed agroalimentare. Parlo di fare entrare nelle casse della regione Sardegna qualche miliardo di euro l’anno, ricordando che l’attuale bilancio della regione Sardegna è di poco inferiore a 7 miliardi di euro. Il possibile sfruttamento futuro del metano da parte dei sardi, di là da venire allo stato attuale del progetto, non è un a mio giudizio una motivazione sufficiente per accettare una ennesima servitù. Senza il consenso della Sardegna il gasdotto GASLI non è relizzabile, quindi gli investitori paghino il giusto per la servitù della durata di 40 anni, che sembra i sardi vogliano ancora accettare senza adeguate contropartite.

  9. novembre 12, 2011 alle 5:15 PM

    da L’Unione Sarda on line, 12 novembre 2011
    Galsi, la marcia per il metanodotto. Il deputato Pili fa tappa ad Ottana: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/241977

  10. novembre 13, 2011 alle 9:58 am

    e Mauro Pili fà tappa pure a Ozieri.

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2011
    «Sostegno al gasdotto Galsi». Tappa cittadina del Comitato per il sì al metano Pili (Pdl): con il gas l’isola ridurrà i costi energetici.

    OZIERI. Ha fatto tappa anche a Ozieri il comitato «Sì al metanodotto in Sardegna», che nei giorni scorsi ha percorso l’isola toccando tutti i 38 Pidi, punti di intercettazione di derivazione importanti del Galsi. Guidato dall’onorevole Pdl Mauro Pili, il comitato è stato accolto a Ozieri dall’onorevole Carmelo Porcu, dal segretario provinciale del Pdl Giampiero Lavena, dal coordinamento cittadino, dai componenti e simpatizzanti del partito e da cittadini. Ozieri, per mezzo di una delibera del consiglio comunale, ha già detto Sì al passaggio in città del gasdotto Italia-Algeria. Ma il Pdl cittadino intende fare ancora di più.
    «Presto – ha detto il coordinatore Nanni Terrosu – presenteremo una mozione in consiglio per promuovere un dibattito sul Galsi al fine di deliberare all’unanimità il sostegno al metanodotto in Sardegna, magari inserendo questa azione come prioritaria nel Piano Energetico e Ambientale Comunale. Bisogna fare in fretta – ha aggiunto – unendo i sardi di buonsenso per scongiurare il pericolo che i signorNo e le lobby del petrolio mettano a repentaglio la realizzazione di quest’opera destinata a rivoluzionare il futuro energetico della nostra isola». L’azione politica è importante, ha detto nell’incontro ozierese l’onorevole Pili, che promosse l’avvio del progetto quando ricopriva la carica di presidente della Regione. «La Sardegna – ha detto – è quasi totalmente dipendente dal petrolio ed è l’unica area europea non approvvigionata da questo gas. La realizzazione del metanodotto aumenterebbe notevolmente la competitività della Sardegna attraverso una forte riduzione del costo dell’energia: un abbattimento delle bollette del 30-40 per cento per le famiglie (circa 270 euro all’anno) e per le imprese sarde (circa 200 milioni di euro all’anno). Per quanto riguarda i trasporti viene calcolato un risparmio di circa 650 euro su una percorrenza di 10mila Km. I benefici si trasferirebbero anche sulla pubblica amministrazione: si pensi al risparmio sul carburante per gli scuolabus». «Inutile ribadire – ha aggiunto Nanni Terrosu – quanto la realizzazione di quest’opera strategica sarebbe utile anche per Ozieri. Soprattutto perché, a differenza del fotovoltaico e dell’eolico che generano vantaggio economico per i privati o gli enti che investono capitali, con il metano i benefici sarebbero diffusi e produrrebbero un risparmio diretto per tutte le famiglie e le imprese ozieresi». (b.m.)

    • Isidoro Aiello
      novembre 13, 2011 alle 10:59 am

      Molti politici ed amministratori locali continuano a fare affermazioni propagandistiche a favore del gasdotto GASLI, promettendo mari e monti, possibili ma al momento frutto di pura fantasia. Se non verrà contemporaneamente costruita la rete di distribuzione, il metano che passerà in Sardegna sarà quasi del tutto inutilizzabile. Nessuno dice che il gasdotto porterà inevitabilmente un danno ambientale, che perchè attraverserà la Sardegna per 272 chilometre né che per raccordare la rete di distribuzione del metano dell’Algeria con quella italiana ed europea, il gasdoto deve inesorabilmente passare per la Sardegna: infatti le stazioni di pompaggio non si possono fare nè sotto il mare né galleggianti. Il gasdotto porterà metano per un controvalore attuale non inferiore a 140 miliardi di euro l’anno, ma potrebbe, a pieno regime, raggiungere un valore doppio, pari a 280 miliardi di euro l’anno. Perchè i politici, sostenitori del grande vantaggio del metano per la Sardegna, allo stato attuale del tutto ipotetico e condizionato dalla realizzazione di altre opere con risorse della Sardegna, non chiedono a GASLI le Royalties che, se fossero solo del 2%, porterebbero annualmente nelle casse della Regione da 2,8 miliardi di euro a 5,6 miliardi di euro, ricchezza enorme se proporzionata al bilancio attuale pari a circa 6,5 miliardi di euro. Questo sì sarebbe un enorme vantaggio per i sardi, utilizzabile per un vero rilancio dello sviluppo e della occupazione in Sardegna ed apporterebbe reale richezza a tutti noi per 40 anni. Perchè nessun politico avanza questa semplicissima richiesta? Forse perchè sono abituati a prendere ordini o a ricevere un tozzo di pane per curare gli interessi delle multinazionali? Questi politici, sono sardi che amano la Sardegna o sono sardi rinnegati? Spero che i fatti risolvano questo dilemma.

  11. novembre 14, 2011 alle 2:59 PM

    da La Gazzetta del Sulcis, 27 ottobre 2011, n. 555 (http://www.gazzettadelsulcis.it/ricerche_dettaglio.asp?id=14263&filtroanno=&filtromese=&filtronumero=&filtroricercatestuale=&pageelenco=2)
    INTERVISTA A STEFANO DELIPERI DI “INTERVENTO GIURIDICO”. “GALSI PESANTE INTERFERENZA SULL’AMBIENTE”. (Claudio Moica)

    Ogni architetto progetta sempre una cosa considerandola nel suo più grande contesto: una sedia in una stanza, una stanza in una casa, una casa nell’ambiente, l’ambiente nel progetto di una città. Ecco perché i progetti che potrebbero sconvolgere un sistema preesistente andrebbero analizzati in un contesto più ampio, valutandone tutti gli aspetti. Il metanodotto, che dovrebbe attraversare tutta la Sardegna sventrandola non solo materialmente ma anche nella sua identità storica, è uno di quei progetti che non possono essere relegati a semplici comunicati stampa o veloci incontri con le istituzioni. “Gazzetta del Sulcis Iglesiente”, da sempre sensibile a questo genere di giornalismo, da anni ormai segue le vicende Galsi in modo da diffondere un’informazione corretta. Per questo è stata chiesta un’intervista al dott. Stefano Deliperi, laureato in giurisprudenza, funzionario pubblico, autore di numerose pubblicazioni in materia di diritto ambientale, impegnato da lungo tempo nella salvaguardia dell’ambiente, nonché Presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, associazione ecologista che ha fatto dell’utilizzo intelligente e mirato del diritto, uno strumento fondamentale per la difesa dell’ambiente e del territorio.

    D: Voi siete tra coloro che hanno fatto degli studi sull’impatto ambientale per quanto riguarda il passaggio di Galsi in Sardegna. Quali sono i risultati?
    R: Il Gruppo d’Intervento Giuridico ha esaminato approfonditamente lo studio di impatto ambientale di Galsi s.p.a. relativo al gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana e ha evidenziato numerose criticità, soprattutto riguardo al punto d’approdo in Sardegna (Golfo di Palmas, litorale di Porto Botte), a diverse aree naturali tutelate quali siti di importanza comunitaria (es. Piana di Ozieri, Padrongianos, ecc.), alla pesante interferenza con habitat importantissimi sul piano ambientale, come le praterie di Posidonia e i siti delle Nacchere (Pinna nobilis).

    D: Voi come Gruppo d’Intervento Giuridico avete fatto oltre 2.500 azioni legali a tutela del patrimonio ambientale. Ritiene anche nel caso di Galsi ci possano essere gli estremi a procedere?
    R: Siamo già intervenuti più volte nel 2009 e nel 2010, determinando anche la riapertura della procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), nell’ambito della quale siamo intervenuti e abbiamo sostenuto l’intervento di amministrazioni locali (Comune di S. Antioco) e di comitati. Attualmente, dopo il decreto ministeriale che ha concluso la procedura di V.I.A. accogliendo alcune nostre istanza (purtroppo non sufficienti) siamo in attesa del previsto pronunciamento da parte della Commissione europea, anch’essa da noi coinvolta.

    D: Quali amministrazioni vi hanno coinvolto per svolgere degli studi a tutela dell’ambiente?
    R: Riguardo al gasdotto Galsi? Il solo Comune di S. Antioco, pur avendo interessato molti altri Enti territoriali coinvolti. La sensazione è che non sia stato compreso appieno il pesante impatto ambientale dell’opera in progetto e l’assenza di benefici immediati per la Sardegna.

    D: Ritiene che il progetto Galsi possa portare dei benefici alla Sardegna e ai Sardi oppure pensa che possa essere un’ennesima servitù?
    R: Allo stato attuale il progetto di gasdotto Galsi non porterà alcun beneficio per la Sardegna. Non sono, infatti, previsti i collegamenti con le reti di distribuzione dell’energia nelle aree urbane e industriali. Sarebbe necessario un ulteriore finanziamento in proposito, da noi sollecitato in più occasioni, da trarsi dai fondi comunitari 2007-2013. Inoltre, il tracciato attualmente previsto comporterà danni a colture specializzate (es. vigneti) e aziende agricole. Noi abbiamo proposto l’utilizzo di tracciati alternativi (es. approdo a Portovesme, in zona industriale; utilizzo del tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde, oggi dismesse; utilizzo delle zone di rispetto stradali, ecc.) solo in minima parte accolto. Allo stato attuale, guadagneranno qualcosa – per il solo periodo dei lavori – le imprese di movimento terra e poco più.

    D: quali sono i vostri prossimi progetti a tutela dell’ambiente?
    R: Siamo impegnati duramente per contrastare il ritorno in grande stile della speculazione immobiliare sulle coste della Sardegna a causa delle recenti politiche regionali e di tanti enti locali (modifica del piano paesaggistico regionale, legge sul golf, c.d. piano per l’edilizia), nonché l’assalto alle campagne sarde da parte di eccessivi e impattanti progetti di centrali eoliche. Oltre a questi principali obiettivi ne abbiamo numerosi altri che spaziano dalla tutela della risorsa idrica alla formazione in tema di diritto ambientale, dal contrasto al bracconaggio alla difesa e valorizzazione dei beni culturali, dalla lotta agli inquinamenti alla promozione delle aree naturali protette, al contrasto del traffico illecito di rifiuti.

    • Isidoro Aiello
      novembre 15, 2011 alle 8:30 am

      Condivido pienamente le obiezioni di Stefano Deliperi relativamente al problema del gasdotto GASLI

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