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La Sardegna dice SI alla fine del nucleare!


scorie nucleari

Circa il 60% degli elettori sardi si è recato alle urne per il referendum consultivo regionale sul nucleare: pressochè il 98% dei votanti, ben 850 mila, ha detto SI alla fine del nucleare.

Tutti gli italiani devono esprimersi, il 12-13 giugno 2011.  Tutti gli italiani devono poter votare il referendum nazionale abrogativo delle norme sul “ritorno” al nucleare.   Un ritorno che vuole quasi solo il governo Berlusconi e le industrie direttamente interessate.

La Sardegna ha mandato un segnale forte e chiaro.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

A.G.I., 16 maggio 2011

NUCLEARE: REFERENDUM, SI’ AL 97, 98% (50% SEZIONI SCRUTINATE).

(AGI) – Cagliari, 16 mag. – Su 973 sezioni scrutinate, pari a poco piu’ del 50 per cento delle 1.820 complessive in Sardegna, i risultati parziali del referendum consultivo regionale sul nucleare confermano la netta prevalenza dei si’, con il 97,98%.  A favore della presenza di centrali atomiche nell’isola si sono espressi, invece, il 2,01 per cento dei sardi.

(foto da mailing list ecologista)


  1. Elena Romoli
    maggio 16, 2011 alle 8:40 pm

    Complimenti vivissimi, grandi! 🙂

  2. valentina
    maggio 17, 2011 alle 1:20 pm

    Cari amici, il risultato è veramente importante, soprattutto perchè il lavaggio del cervello massiccio che è stato intentato dai vari mass-media, in gran parte controllati dall’attuale governo, è andato a vuoto. I Sardi non hanno dato il cervello all’ammasso ma lo hanno usato. E’ anche vero che sia maggioranza che opposizione, nella nostra amata terra, si sono espressi contro il ritorno al nucleare, e lo hanno ampiamente pubblicizzato, sempre tramite mass-media…
    Però il segnale è incoraggiante, e speriamo che venga confermato a giugno.

    In ogni caso, c’è una cosa che mi preoccupa molto, di cui non si sente parlare per niente: il porto di Cagliari è tra gli 11 Italiani in cui imbarcazioni straniere a propulsione nucleare e ad armamenti sempre nucleari, possono sia circolare in rada che approdare;
    Questo nonostante il referendum abrogativo del 1987, in quanto l’istituto non ha il potere di modificare i trattati internazionali.

    La stragrande maggioranza dei cittadini é all’oscuro di tutto, nonostante il decreto Ronchi del’95 stabilisca che dovremmo essere informati, non solo del fatto, ma anche e soprattutto dei rischi derivanti e dei piani di protezione civile da mettere in atto in caso di malaugurata necessità.
    Io stessa, non so se la mia informazione sia obsoleta, o se le cose stiano proprio così; so che alcuni anni fa venne fatta un’interrogazione parlamentare, ma non ne conosco il seguito. Mi piacerebbe, invece, aggiornarmi un pò…

  3. maggio 17, 2011 alle 3:11 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2011
    Dall’isola la linea al Paese: no al nucleare. La scelta apre un conflitto tra Cappellacci e Berlusconi. Numeri omogenei in tutti i comuni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/17/news/dall-isola-la-linea-al-paese-no-al-nucleare-4212637

    su Sardegna Democratica, 17 maggio 2011
    Giù le mani dal referendum: http://www.sardegnademocratica.it/ambiente/giu-le-mani-dal-referendum-1.20947

  4. maggio 18, 2011 alle 7:54 pm

    da http://www.regione.sardegna.it, 18 maggio 2011
    Referendum nucleare Sardegna: concluse verifiche Comuni, i SI al 97,13%In attesa che il dato venga formalizzato dagli uffici territorialmente competenti, i voti contrari al nucleare sono 848.691 a fronte delle 25.026 preferenze a favore, pari al 2,86% degli elettori, e da una percentuale minima dello 0,01% rappresentata dal totale delle schede bianche e nulle: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874

  5. Mara
    maggio 19, 2011 alle 6:59 am

    Una grandissima vittoria. Peccato per il silenzio quasi unanime dei media nazionali.. Che abbiano paura del nostro “cattivo esempio?”

  6. maggio 19, 2011 alle 2:56 pm

    riceviamo dall’on. Federico Palomba e pubblichiamo volentieri.

    DI PIETRO, PALOMBA, DONADI, BORGHESI, EVANGELISTI, PIFFARI e CIMADORO. – Al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
    il 15 e 16 maggio 2011, 877.982 cittadini sardi si sono pronunciati sul referendum consultivo regionale sul nucleare. I cittadini dell’isola dovevano esprimere la loro volontà in merito al quesito: «sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?»;
    il risultato del referendum consultivo è stato nettissimo: il «no al nucleare» ha stravinto con una percentuale del 97,14 per cento. Un vero e proprio plebiscito che spazza via la stagione nucleare e manda un segnale chiaro al Governo;
    contro la costruzione delle centrali nucleari si erano pronunciati tutti i partiti e tutte le forze sociali;
    dopo il voto sardo, e a scrutini ormai conclusi, lo stesso presidente della regione, Ugo Cappellacci, ha sottolineato come «la scelta espressa in maniera così compatta dalla Sardegna non è stata presa sull’onda dell’isteria per il disastro nucleare di Fukushima. Quella antinucleare è una convinzione radicata»;
    va preso atto che la nettissima contrarietà al nucleare espressa in questi giorni dai cittadini sardi è solo l’ultima di una lunga sequenza di posizioni assolutamente contrarie a qualunque ipotesi di istallazioni nucleari espresse dalla gran parte delle regioni italiane;
    già nei mesi scorsi, quasi tutte le regioni, hanno detto «no» al piano nucleare, sull’onda dei ricorsi alla Corte costituzionale presentati da 11 amministrazioni (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana), che hanno rilevato profili di incostituzionalità nelle procedure previste per la definizione dei siti e per i processi autorizzativi delle centrali. In Sicilia l’Assemblea regionale ha detto «no» al nucleare con un ordine del giorno, approvato all’unanimità, con l’appoggio anche del presidente Raffaele Lombardo;
    in questo contesto, va rammentata la dichiarazione dello stesso Sottosegretario per lo sviluppo economico, Stefano Saglia, che aveva dichiarato (Il Corriere della Sera del 12 febbraio 2011): «è chiaro che nessuna centrale nucleare si farà contro la volontà della regione, è una cosa che non accadrà mai». Peraltro, una dichiarazione certamente vincolante per il Governo e che non è mai stata smentita o ridimensionata nelle settimane successive;
    quanto sopra esposto mostra chiaramente che non vi è alcuno spazio per un ritorno alla politica nucleare;
    il Governo, invece, si è solo preso una «pausa di riflessione», ma, di fatto, continua a non voler rinunciare all’avventura nucleare;
    l’intento sostanziale del Governo – esplicitato anche in provvedimenti legislativi all’esame del Parlamento – è, infatti, quello di far approvare una sospensione della scelta nucleare, facendola invece passare per una formale abrogazione delle norme approvate dal Governo che hanno reintrodotto la produzione di energia nucleare in Italia;
    il Governo quindi, pur ponendo uno «stop» sulla scelta del nucleare, evidenzia chiaramente che non intende fare un passo indietro definitivo, ma che mantiene ferma la volontà di riprendere in futuro la via dell’atomo;
    a conferma di questi reali intendimenti del Governo, basta ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, il 26 aprile 2011, in occasione del vertice italo-francese, aveva dichiarato che continuerà sulla via del nucleare. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, infatti: «siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare è il futuro per tutto il mondo». «Il nucleare è un destino ineluttabile (…)». E ancora: «la moratoria serve per avere il tempo necessario affinché la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l’opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare (…)». Quanto accaduto in Giappone, sempre secondo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, «ha spaventato ulteriormente i cittadini italiani e se fossimo andati oggi al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni»;
    l’obiettivo esplicito del Governo è, quindi, quello di tentare di annullare il quesito referendario del 12 e 13 giugno 2011, dove gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum promosso dall’Italia dei Valori contro il nucleare, per abrogare definitivamente proprio la normativa che consente la realizzazione di centrali nucleari sul nostro territorio nazionale -:
    se non intenda prendere atto che gli italiani non vogliono più sentir parlare di una nuova avventura nucleare nel nostro Paese e, nel rispetto della loro volontà, chiudere in maniera realmente definitiva ogni ipotesi di ritorno del nucleare in Italia. (3-01653)

    (17 maggio 2011)
    PRESIDENTE. L’onorevole Di Pietro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01653, concernente intendimenti del Governo in merito alla produzione di energia nucleare in Italia (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

    ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, un milione di cittadini hanno proposto un referendum per abrogare la legge che prevede la costruzione di centrali nucleari in Italia. Noi riteniamo che non sia necessario fare le centrali nucleari, ma trovare una soluzione diversa.
    La Costituzione prevede che il referendum possa e debba essere tenuto quando i cittadini, rispettando la legge, lo chiedono. Invece, il Presidente del Consiglio, il suo Presidente del Consiglio il 26 aprile 2011 ha detto che vuole formalmente abrogare questa legge, che pure noi vogliamo abrogare, ma non perché non vuole fare le centrali nucleari, ma perché è assolutamente convinto che l’energia nucleare sia il futuro per l’Italia e per il mondo e che, se fossimo andati al referendum, la strada del nucleare non sarebbe stata praticabile per molti anni.
    La domanda è: Conoscete la Costituzione italiana? Conoscete la democrazia diretta e il diritto dei cittadini di poter dire la propria parola in ordine al futuro nucleare nel nostro Paese? E allora per quale ragione vi accingete ad approvare una legge che blocca – e vorrebbe bloccare – il referendum del 12 e del 13 giugno, con l’unico scopo di mantenere in piedi quella legge che i cittadini non vogliono? Mi risponda a questa domanda e non ci giri intorno!

    PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

    ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all’onorevole Di Pietro dando lettura della risposta che alla sua interrogazione a risposta immediata è stata fornita dal Ministero dello sviluppo economico, al quale è stata rivolta.
    L’esito del referendum consultivo tenutosi in Sardegna è significativo dell’atteggiamento della popolazione sarda e non della volontà dell’intera nazione. Il tema del consenso informato dei cittadini su questioni come le grandi scelte energetiche del Paese è serio. Per il Ministero dello sviluppo economico tuttavia non risulta che vi sia stata una campagna informativa adeguata in Sardegna sui rischi e le prospettive derivanti dall’ospitare un impianto o un deposito nel proprio territorio, né sugli effetti di un ulteriore ritardo nel dotare il Paese di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi derivanti sia dalla precedente stagione nucleare sia dalle attività industriali, sanitarie e di ricerca ancora oggi stoccate in depositi temporanei. Il dato della Sardegna conferma l’esigenza di dare adeguate garanzie e certezze sul tema della sicurezza delle istallazioni energetiche e, ancora di più, del nucleare.
    Dopo l’incidente di Fukushima tutti i Paesi vogliono rafforzare le misure esistenti: sia quelli che hanno centrali nucleari, sia quelli che non ne hanno come l’Italia. Il Governo ha deciso di interrompere la realizzazione del programma di rilancio del nucleare e di aderire all’iniziativa europea di realizzazione di stress test sulle centrali nucleari europee per una valutazione oggettiva dei rischi e della sicurezza. Da parte sua, la Commissione europea, su indicazione del Consiglio europeo, sta provvedendo a che l’organismo cui afferiscono tutte le attività di sicurezza nucleare dei Paesi membri ed i rappresentanti della Commissione europea definiscano la portata e le modalità di tali prove coinvolgendo gli Stati membri.
    L’Italia partecipa attivamente alle riunioni in sede europea contribuendo alla scelta dei parametri e degli eventi da prendere in considerazione e per verificare lo svolgimento dei test e dei risultati con riferimento soprattutto agli impianti europei più vicini al nostro territorio.
    Il Governo ha giudicato opportuno attendere l’esito degli stress test per poter valutare obiettivamente la possibilità di poter accedere in piena sicurezza ad una fonte energetica ampiamente utilizzata dagli altri Paesi europei, per questo ha deciso di proporre l’abrogazione formale delle norme che dal 2009 ad oggi sono state emanate per la ripresa della produzione nucleare in Italia, abrogazione che non ha riguardato né le norme sulle misure per rendere operativa l’Agenzia per la sicurezza nucleare né le procedure assolutamente trasparenti per la ricerca del sito su cui realizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi nel rispetto delle più rigorose norme di sicurezza per il territorio e per i cittadini, norme che del resto non rientrano nel quesito referendario presentato da Italia dei Valori.

    PRESIDENTE. L’onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.

    ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, un milione di cittadini ha chiesto l’abrogazione sostanziale della legge che prevede la costruzione delle centrali nucleari. Lei oggi ci ha risposto che volete approvare un provvedimento per un’abrogazione formale di questa legge, ma non per un’abrogazione sostanziale, e avete detto anche oggi stesso che questa norma dovrebbe interrompere la costruzione di centrali nucleari solo provvisoriamente, in attesa dello stress test che dovrebbe fare l’organismo competente. L’unico stress test che state facendo voi è all’elettorato italiano, a cui state raccontando una serie di balle (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) per poter far credere l’esatto contrario di quello che state facendo.
    Le ricordo che il 26 aprile 2011 il Presidente del Consiglio, con quella faccia di bronzo che si ritrova, ha dichiarato davanti a un testimone, Sarkozy, che è assolutamente convinto che l’energia nucleare è il futuro del Paese, che il nucleare è un destino ineluttabile. Ebbene, in Sardegna hanno votato domenica scorso e il 98 per cento dei sardi ha detto che non vuole il nucleare. I cittadini italiani hanno promosso un referendum, 11 regioni hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale che nei giorni scorsi ha dichiarato incostituzionale il provvedimento legislativo da voi emanato nella parte in cui prevede che si possano realizzare centrali nucleari senza il concerto delle regioni. Insomma e in soldoni, caro Ministro, chiediamo che una volta tanto possiate rispettare la Costituzione, in base alla quale qualora c’è una legge che non è voluta dagli italiani con un referendum può essere abrogata. Non potete e non dovete violare la Costituzione, soprattutto in relazione a un problema che non è né di destra, né di centro, né di sinistra, è un problema per il Paese.
    Il Paese il 12 e 13 giugno è chiamato a dare un voto su acqua, aria e legalità, sono tre temi che attengono allo stato di diritto e non a questo o a quel partito, ma a tutti gli elettori, a tutti i cittadini che ci ascoltano. Il 12 e 13 giugno andiamo a votare e liberiamoci di questa zavorra del nucleare, questa zavorra dell’acqua e questa zavorra della illegalità di questo Governo

    (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

  7. maggio 23, 2011 alle 8:38 pm

    ecco i soliti magliari.

    da La Repubblica on line, 23 maggio 2011
    Fiducia sul decreto Omnibus. “Vogliono scippare il referendum”. La capigruppo ha deciso che si voterà domani contiene fra le altre norme anche la moratoria sul nucleare. E l’opposizione insorge: “Il governo vuole evitare la consultazione perché sa di perdere”. I Comitati referendari: “Prendono in giro gli italiani”. Il Pd: non ci sono neanche le tariffe agevolate postali per permettere la campagna referendaria”: http://www.repubblica.it/politica/2011/05/23/news/fiducia_omnibus-16641803/?ref=rephpnews

  8. maggio 28, 2014 alle 10:35 pm

    abbiamo già deciso. Punto e basta.

    da La Nuova Sardegna, 28 maggio 2014
    Nucleare, lo stop della Sardegna alle scorie radioattive.
    Ordine del giorno unitario in giunta regionale contro l’ipotesi di realizzare un deposito nazionale nell’isola: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/05/28/news/nucleare-lo-stop-della-sardegna-alle-scorie-radioattive-1.9313666

    ________________________

    da L’Unione Sarda, 28 maggio 2014
    L’Isola dice no alle scorie radioattive. Il Consiglio approva un ordine del giorno: http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2014/05/28/l_isola_dice_no_alle_scorie_radioattive_il_consiglio_approva_un_ordine_del_giorno-1-369959.html

  9. Shardana
    maggio 29, 2014 alle 9:05 am

    L’isola dovrebbe dire nò anche alla portovesme srl,se nò che senso ha

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