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Fermiamo il radar a Capo Sperone!


S. Antioco, Capo Sperone, i ruderi del Semaforo

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato – dopo la  richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti del 28 marzo 2011 – un ricorso (17 maggio 2011) alla Commissione europea e alle Amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali competenti riguardo l’installazione di un potente radar per conto della Guardia di Finanza in località Il Semaforo – Capo Sperone, in Comune di S. Antioco (CI), presso la storica struttura di segnalazione e avvistamento oggi in rovina.

Coinvolti anche il Ministero dell’ambiente, il Ministero per i beni e attività culturali, l’Assessorato regionale dell’urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari, la Soprintendenza archeologica di Cagliari, il Servizio regionale tutela paesaggistica, il Comune di S. Antioco, l’A.R.P.A.S., il Corpo forestale e di vigilanza ambientale.  Informata anche la competente magistratura.

Il radar prevedrebbe tralicci alti mt. 36, piattaforme in calcestruzzo, shelter, cabine per apparati di trasmissione e servizi connessi e rientrerebbe in un programma prevedente la realizzazione di n. 5 radar EL/M-2226 ACSR (Advanced coastal surveillance radar) prodotti dalla Elta Systems, società controllata dalla Israel Aerospace Industries ltd, con fondi comunitari P.O.N. asse 1.2 (Fondo europeo per le frontiere esterne, programma quadro sui flussi migratori 2007-2008).   I relativi lavori (importo complessivo pari a euro 5.461.700,00) sarebbero stati appaltati, senza gara pubblica (in quanto sarebbe unico il soggetto in grado di realizzarli), in favore della Almaviva s.p.a. (Roma).

inizio lavori radar Capo Sperone (23 marzo 2011)

Con deliberazione Giunta regionale n. 36/22 del 4 novembre 2010 è stata concessa un’area in comodato per la realizzazione delle opere, però l’individuazione specifica dell’area è avvenuta soltanto in data 10 febbraio 2011 da parte del Servizio centrale demanio e patrimonio, non potendo consentire alle Amministrazioni Pubbliche partecipanti alla conferenza di servizi svoltasi in data 10 gennaio 2011 di esprimere un parere compiuto e scevro di dubbi e imprecisioni.

L’area, sul mare, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ai sensi del piano paesaggistico regionale (D.P.Re. n. 82 del 7 settembre 2006), mentre è classificata zona “H-salvaguardia” nel vigente P.U.C. di S. Antioco.

panorama da Capo Sperone

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna – Sede coordinata di Cagliari (nota n. 1361 del 15 febbraio 2011) ha comunicato la raggiunta intesa per la localizzazione di opere di interesse statale (art. 3 del D.P.R. n. 383/1994) alle Amministrazioni pubbliche competenti riguardo la realizzazione del detto radar, tuttavia non risultano verificati preventivamente i campi elettromagnetici producibili dall’impianto, aspetto ancor più grave in quanto trattasi di area di rilevante interesse anche turistico, sovrastante le uniche spiagge balenabili del territorio comunale.  Fin dal 2006 e ancora il 19 aprile 2011 è stato segnalato alla Soprintendenza archeologica competente da uno studioso locale (Marcello Cabriolu) il rinvenimento in loco di diverse strutture di tipo capannicolo riconducibili all’epoca preistorica.

Inoltre, il progetto del radar rientra nel sito di bonifica di interesse nazionale – S.I.N. (D.M. Ambiente n. 468/2001) perimetrato con D.M. Ambiente 12 marzo 2003 e gli interventi in aree S.I.N. devono essere preventivamente autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare previ specifici piani di caratterizzazione (art. 252 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) ai fini delle opportune e necessarie bonifiche e risanamenti ambientali.

Un’interrogazione consiliare è stata presentata dalla consigliere regionale indipendentista Claudia Zuncheddu.

Sono molto preoccupate le reazioni dei residenti, chiaramente espressa la contrarietà dell’Amministrazione comunale di S. Antioco, per cui le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno richiesto con forza l’individuazione di un sito alternativo.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

P.S.   e altri progetti di radar per conto della Guardia di Finanza saltano fuori sulla costa di Capo Pecora (Fluminimaggiore), Tinnias (Tresnuraghes), di Stintino, dell’Argentiera (Sassari), cos’è un’epidemia?

S. Antioco, Capo Sperone, ruderi del Semaforo

(foto da http://noradarcaposperone.blogspot.com/)

  1. Maggio 17, 2011 alle 9:58 PM

    da http://www.alguer.it, 17 maggio 2011
    Un radar militare sarebbe già in fase d´installazione all´Argentiera. Un´interrogazione è stata presentata in Regione dai consiglieri del Partito Democratico, primo firmatario Luigi Lotto. Ricorso delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra per il radar a Sant’Antioco
    Radar Argentiera: Regione si opponga: http://notizie.alguer.it/n?id=41044

  2. Maggio 18, 2011 alle 10:29 am

    L’Uomo continua a distruggere la natura con le sue follie!
    Io credo che sia tempo di vigilare e dichiarare Terra di Sardegna Bene U.N.E.S.C.O
    Chiara Vigo
    Maestro di Bisso Marino

  3. zia pina
    Maggio 18, 2011 alle 12:26 PM

    ci dicano a cosa servono questi radar.
    che siano per il controllo del flusso dei migranti non ci crede nessuno.
    sono danari della comunità europea che potrebbero essere spesi in maniera molto più intelligente.
    BASTA con le zone militari, basta con l’inquinamento impunito, BASTA.

  4. Maggio 18, 2011 alle 4:07 PM

    la violenza non porta mai da nessuna parte e va sempre condannata.

    da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2011
    Argentiera, s’infiamma la guerra al radar. Incendiata la casa del proprietario del terreno dove dovrebbe sorgere la struttura. (Luca Fiori)

    SASSARI. Dopo le minacce arrivano le fiamme. Ieri mattina mentre gli abitanti della borgata dell’Argentiera protestavano per dire «no» al radar di profondità, un incendio ha distrutto la casa di chi ha concesso il terreno per l’installazione del dispositivo militare.
    Il fuoco ha incenerito gli interni e gli arredi della villetta sul mare della famiglia Brandimarte, proprietaria di numerosi terreni nella zona. A loro, a novembre dello scorso anno, si era rivolto il comando generale della Finanza per chiedere di installare a Punta della Vedetta il radar di profondità, ora al centro delle polemiche.
    Solo pochi giorni fa, quando tra gli abitanti dell’Argentiera si è diffusa la notizia dell’installazione del dispostivo, si è saputo anche che il traliccio, alto 36 metri, sarebbe stato costruito su un terreno dei Brandimarte. All’orecchio degli imprenditori era arrivata qualche minaccia. Neanche troppo velata. La settimana scorsa i primi avvertimenti. Qualcuno aveva sgonfiato le ruote della ruspa arrivata all’Argentiera per i lavori di costruzione del radar. E sul mezzo era anche stato attaccato un cartello (sequestrato dalla Digos) con la scritta: «Se quel mezzo vuoi salvare dall’Argentiera te ne devi andare».
    Ieri si è passati alle vie di fatto. L’incendio – hanno accertato i vigili del fuoco – è doloso. Quando i pompieri del comando provinciale, verso le 9.30, sono arrivati all’Argentiera con due autobotti cariche d’acqua, hanno trovato l’impianto elettrico della villetta staccato e una finestra forzata. Escluso dunque il corto circuito: praticamente certo invece il fatto che qualcuno, dopo aver rotto l’infisso, si sia introdotto nella casetta bianca e abbia fatto partire le fiamme.
    Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Porto Torres. Dai primi accertamenti non sarebbero state evidenziate tracce di benzina, ma stamattina gli investigatori del Comando provinciale torneranno per ulteriori rilievi e verifiche più approfondite.
    I vigili del fuoco hanno lavorato per due ore per riuscire a domare le fiamme, ma niente di quello che c’era dentro la casa si è salvato. Il fuoco ha divorato letti, divani ed elettrodomestici al piano terra e poi tutto quello che c’era nel soppalco in legno. Un danno, secondo le prime stime, di diverse migliaia di euro.
    Gli investigatori stanno cercando di capire a chi, nella zona, possa dare tanto fastidio un radar che, oltre all’individuazione di imbarcazioni di clandestini, possa anche intercettare traffici di droga in arrivo dalla Spagna e forse anche di armi. Ma oltre all’inchiesta ufficiale, aperta ieri mattina dalla Procura, c’è quella privata dei proprietari.
    «Sono certo che i responsabili sono persone del posto – ha affermato senza esitare Fabio Brandimarte, figlio del proprietario della villetta bruciata -. Se non avessimo concesso quel terreno – ha aggiunto – la Finanza lo avrebbe comunque espropriato. Mi hanno assicurato che quel radar non è pericoloso per la salute e quando potrò dimostrarlo, farò vedere i documenti agli abitanti dell’Argentiera».

    Arriva il «no» della politica. Ganau, il Consiglio e la Provincia scendono in campo accanto ai residenti che si oppongono all’installazione.
    LA PROTESTA. Ieri mattina un altro presidio. (Luca Fiori)

    SASSARI. Un radar in funzione all’Argentiera c’è già. È quello, efficentissimo e non dannoso per la salute, degli abitanti della borgata sul mare. Ieri, con il solito passaparola casa per casa e grazie al tam tam multimediale reso più veloce da facebook, la comunità mineraria è scesa nuovamente in strada per bloccare – per la seconda volta in quattro giorni – i lavori per la realizzazione di un radar di profondità per la sorveglianza costiera. Un bombardamento di onde elettromagnetiche che qui nessuno vuole. La notiiza che gli operai della ditta Almaviva Spa (la società incaricata dal Governo dell’installazione e della manutenzione degli impianti) stavano tornando, come la settimana scorsa ha raggiunto tutti. Compresi gli abitanti delle borgate vicine. Venerdì scorso davanti alla tenacia dei cittadini dell’Argentiera, la ruspa arrivata per spianare il terreno su cui costruire un traliccio alto 36 metri per il posizionamento del radar, secondo alcuni studiosi, dannoso per la salute, aveva fatto dietrofront. Ieri la scena si è ripetuta. Gli operai, nonostante la scorta della guardia di finanza, non hanno potuto raggiungere il cantiere. Senza violenza, ma cartelli in cui spiegavano le loro ragioni, gli abitanti hanno bloccato la strada. Già da lunedì notte, un furgone rosso con a bordo un gruppo di ambientalisti arrivati da Sassari aveva bloccato il sentiero che porta nella zona della «Vedetta». All’alba di ieri al presidio si è aggiunta la popolazione dell’Argentiera e a metà mattina il sindaco Gianfranco Ganau con gli assessori dell’Ambiente del Comune, Monica Spanedda, e della Provincia, Paolo Denegri. «Questa mobilitazione popolare – spiega il primo cittadino di Sassari – è sostenuta dalle amministrazioni locali. Comune e Provincia faranno di tutto per bloccare quello che riteniamo uno scempio, un crimine e un danno ambientale che il territorio non merita e non può sopportare».
    Venerdì scorso il sindaco aveva inviato una lettera per chiedere la revoca delle autorizzazioni per l’istallazione del radar al ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e al presidente della Regione Cappellacci. «Speriamo che ci diano una risposta – aggiunge Ganau – siamo comunque pronti a mettere in campo qualsiasi tipo di azione sostenibile dal punto di vista della legge per impedire questo scempio». Ieri mattina Gianfranco Ganau ha spiegato le posizioni degli enti locali anche al capitano Pasquale Ambrosino, comandante della compagnia di Sassari della Guardia di Finanza. L’ufficiale era stato inviato sul posto per garantire l’inizio dei lavori, ma anche lui, come era capitato venerdì scorso al comandante provinciale delle Fiamme Gialle, ha trovato un muro umano molto determinato e per niente disposto ad accogliere un radar su queste colline verdissime e con una vista unica. Intanto il popolo della rete si mobilita e sulla pagina facebook “No radar all’Argentiera” il comitato spontaneo di cittadini si tiene informato e al tempo stesso informa. Via web parte una “chiamata alle armi” per volontari che diano il cambio a chi da lunedì notte presidia l’unica via d’accesso a Punta Argentiera. E mentre i consiglieri regionali del Pd hanno presentato un’interrogazione al presidente della Regione e ieri sera il consiglio comunale di Sassari ha approvato un ordine del giorno per chiedere la revoca della concessione regionale, i prossimi giorni della vincenda si occuperà un tavolo tecnico regionale. Il vertice dovrà affrontare il problema delle sommosse popolari nate anche a Tresnuraghes a Capo Pecora e a Capo Sperone, dove è prevista l’installazione degli altri radar israeliani comprati dal Governo per la lotta all’immigrazione clandestina. «Abbiamo chiesto come enti locali di essere presenti – annuncia Gianfranco Ganau – per illustrare le nostre ragioni, speriamo che i prossimi giorni ci sia un chiarimento che porti alla revoca di questa autorizzazione».

    Tresnuraghes. Consiglio comunale. Contro il radar un documento votato all’unanimità. (Al. Fa.)
    TRESNURAGHES. Affollata seduta straordinaria del consiglio comunale, convocato nella piana di Tinnias per prendere posizione contro la realizzazione di un radar militare.
    Il sindaco Cinellu ha convocato per ieri pomeriggio l’assemblea civica e alla riunione hanno partecipato anche numerosi cittadini che si oppongono alla costruzione del radar nel promontorio che sovrasta la costa tra Ischia Ruggia e Torolo. L’assemblea, alla quale ha partecipato anche la commissione provinciale all’Ambiente, ha approvato all’unanimità un documento nel quale si impegnano le istituzioni a opporsi alla realizzazione del radar.
    La struttura dovrebbe essere legata a un articolato sistema di punti di rilevamento elettronico che da Sant’Antioco (nel Sulcis Iglesiente) si snoderebbe fino alle coste del Sassarese (c’è anche Fluminimaggiore).
    All’assemblea hanno partecipato anche il deputato del Pd, Caterina Pes, e il segretario regionale del partito, Silvio Lai.

  5. Maggio 19, 2011 alle 3:01 PM

    da Metro News Cagliari, 18 maggio 2011
    Tutti contro il radar.

    IL RICORSO. Le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra si mobilitano contro l’installazione di uno dei nuovi cinque radar della Guardia di finanza, quello previsto a Capo Sperone, nel comune di Sant’Antioco, in località “Il Semaforo”, vicino a una struttura di segnalazione e avvistamento oggi in rovina. Le due associazioni, che hanno informato anche la magistratura, hanno presentato oggi un ricorso alla Commissione europea e alle amministrazioni pubbliche nazionali.

  6. Maggio 19, 2011 alle 10:40 PM

    da L’Unione Sarda, 19 maggio 2011
    RADAR. OCCUPATO CAPO SPERONE. (Tito Siddi)

    Da lunedì nei pressi dei ruderi dell’ex semaforo di Capo Sperone a Sant’Antioco fanno la guardia decine di aderenti al comitato “No Radar”. C’è la paura concreta di un blitz della società che dovrebbe costruire sulla collina di “Sa guardia de su turcu”, il traliccio di 36 metri che ospiterà un radar anti immigranti. Da alcuni giorni infatti gira voce che la Guardia di Finanza avrebbe chiesto una deroga alle prescrizioni sull’inizio dei lavori. Cosi alcuni volontari hanno piantato alcune tende e a turno vigilano su eventuali colpi di mano. Ma il “passa parola” che viaggia si internet e sui siti dedicati sta coinvolgendo nella protesta sempre più gente. Sulla collina ogni giorno giungono centinaia di persone provenienti, oltre che da Sant’Antioco, anche da molti altri centri sulcitani. Una protesta sentita da tutti – spiega Antonello Calabrò, contro una scelta presa lontano dall’isola e sulla testa degli abitanti>. Gli organizzatori del “no Radar”, più che mai decisi di proseguire la battaglia, ieri sera a “Su semafuru” hanno organizzato un’assemblea a cui hanno partecipato moltissime persone. Intanto la protesta si allarga. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato ieri, dopo la richiesta del 28 marzo scorso di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti, un ricorso alla Commissione europea e alle Amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali competenti contro l’installazione del potente radar della Guardia di Finanza presso la storica struttura di segnalazione e avvistamento oggi in rovina di “Su Semafru”.

  7. Maggio 20, 2011 alle 3:02 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 maggio 2011
    I mezzi del Comune per la manutenzione stradale utilizzati da argine per impedire l’avvio dei lavori. Argentiera, i camion bloccano le ruspe. Installazione del radar: Ganau ribadisce il «no» al generale della Finanza. La prossima settimana un tavolo tecnico convocato a Cagliari. (Luca Fiori)

    SASSARI. I camion del Comune in aiuto degli abitanti dell’Argentiera. Da ieri mattina insieme ai cittadini della borgata e agli ambientalisti, a bloccare l’accesso al terreno su cui dovrebbe essere collocato il dispositivo al centro delle polemiche ci sono due bestioni carichi di sabbia e ghiaia.
    L’avvio dei lavori, che dovrebbe avvenire i prossimi giorni quando arriveranno tutte le autorizzazioni necessarie, non sembra casuale, anche se da Palazzo Ducale fanno sapere che un intervento per la sistemazione del fondo stradale, dopo la stagione delle piogge, era già in programma da tempo. Gli abitanti della borgata strizzano l’occhio alla versione ufficiale, ma sono certi che l’invio di quei camion sia la conferma che il comune di Sassari sarà al loro fianco in questa battaglia. L’arrivo dei due grossi mezzi ieri mattina ha spiazzato un po’ tutti, dagli operai della ditta che dovrebbe realizzare i lavori per la costruzione del traliccio, ai militari della guardia di finanza che da una settimana, ogni mattina, si recano all’Argentiera per cercare un varco tra il muro umano di abitanti e ambientalisti che hanno dichiarato guerra al radar. Intanto sempre ieri mattina il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau ha avuto un incontro con il comandante regionale della guardia di finanza. Il primo cittadino ha ribadito al generale Stefano Baduini la posizione dell’Amministrazione: «Sassari quel radar non lo vuole – ha detto Ganau – e faremo tutto il possibile, nel rispetto della legge, per impedire che venga installato nel nostro territorio». Il problema verrà discusso la prossima settimana nel corso di un tavolo tecnico, convocato a Cagliari per affrontare le resistenze delle popolazioni dei territori individuati dal Governo per l’installazione dei cinque radar israeliani che per alcuni studiosi sarebbero dannosi per la salute delle persone e per l’ecosistema. Al vertice, che dovrebbe tenersi nella Prefettura del capoluogo, sarà presente anche il comune di Sassari. Intanto la protesta è arrivata anche a Montecitorio. Il deputato sassarese del Partito Democratico Guido Melis ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dell’Economia.

    Radar di Ischia Ruggia caso nazionale. Tresnuraghes, intervento della parlamentare (Pd) Caterina Pes. Interrogazione anche dei consiglieri regionali Solinas e Sanna (Pd). (Alessandro Farina)

    TRESNURAGHES. Del radar in costruzione a Tinnias, si discuterà anche in Parlamento ed in Consiglio Regionale. Il deputato del Pd Caterina Pes ed i consiglieri regionali dello stesso partito Antonio Solinas e Gianvalerio Sanna, presenti l’altro giorno al consiglio comunale straordinario indetto proprio a Tinnias dal sindaco Antonio Cinellu, hanno infatti presentato due interrogazioni che saranno vagliate nei prossimi giorni dall’aula della Camera e dal parlamentino di via Roma a Cagliari.
    Oltre all’aspetto relativo alle possibili interferenze sull’avifauna, in un’area dichiarata Zps, Caterina Pes richiama i Ministeri compenti al pericolo che le onde elettromagnetiche prodotte dalla struttura possano arrecare danni alla salute umana. Il tutto «Senza che vi sia stato un minimo di concertazione e confronto con i Comuni e gli abitanti della zona». Da qui la richiesta ai ministri alle Infrastrutture ed alla Salute perché garantiscano che non vi sarà pericolo di inquinamento elettromagnetico e comunque di adoperarsi per tutelare un’area ad elevato valore ambientale.
    Ragioni richiamate anche nella interrogazione presentata in Regione dai consiglieri del Pd Antonio Solinas e Gianvalerio Sanna. «Preso atto che il turismo riveste una rilevante importanza in questa parte del territorio regionale per la sua stessa economia e per la mancanza di fonti di crescita e sviluppo alternative» Solinas e Sanna interrogano il presidente della giunta Cappellacci e gli assessori all’Ambiente ed agli Enti locali per sapere «Se la realizzazione altamente impattante del radar in località Ischia Ruggia può interferire negativamente nella tutela del paesaggio e concretare un’ennesima, nuova occupazione militare del territorio sardo». Ed inoltre, «Se si sono state accertate e sussistono tutte le dovute garanzie sui pericoli d’inquinamento elettromagnetico per la popolazione e per l’intera zona circostante il sito dell’intervento». La protesta no radar di Ischia Ruggia, che prosegue con il presidio popolare del sito, varca la soglia della Planargia e si sposta sui centri politici decisionali.

  8. Maggio 22, 2011 alle 1:36 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 22 maggio 2011
    I radar anti-immigrati rifiutati dalla Sicilia invadono le coste sarde.
    Non accenna a placarsi la rivolta contro i radar anti immigrati che la guardia di finanza vorrebbe installare lungo le coste sarde. (Umberto Aime): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/22/news/i-radar-anti-immigrati-rifiutati-dalla-sicilia-invadono-le-coste-sarde-4254929

    da La Nuova Sardegna, 22 maggio 2011
    I NUMERI. Le nostre microonde quotidiane.
    Le microonde hanno invaso la nostra vita. Mai alla frequenza a cui lavorano i radar che la guardia di finanza vuole installare sulle coste sarde. 300 GHz, gigahertz, miliardi di Hertz, rappresentano infatti una frequenza mediamente 150 volte più alta delle più diffuse. Quella del forno a microonde è 2.45 GHz e quella dei cellulari Gsm è 0.9 o 1.8 Ghz. Ancora: i telefonini di ultima generazione sono intorno ai 2 GHz, mentre le onde utilizzate nella trasmissione bluetooth hanno una frequenza di 2.4 GHz. La stessa a cui lavorano i sistemi wi-fi di accesso a internet, che possono arrivare fino a 5.4 GHz. Infine le onde più familiari, le vecchie onde elettromagnetiche usate per le trasmissioni televisive, le cosiddette Uhf, vanno da 0.3 a 3 GHz.

    LA PROTESTA. Mobilitazione a Capo Pecora.
    CARBONIA. Prosegue la mobilitazione del «Comitato No radar» contro l’installazione del radar anti immigrazione a Capo Pecora. Il comitato, che ha aperto anche un gruppo sul social network Facebook (No-radar CapoPecora), annuncia una nuova iniziativa per domani nel municipio di Fluminimaggiore. Alle 16, infatti, l’assemblea civica discuterà proprio dell’installazione del radar. La mobilitazione prosegue anche in un’altra parte del territorio del Sulcis. Il consiglio provinciale dovrà, infatti, discutere la mozione, presentata da tre consiglieri dell’opposizione, relativa alla sistemazione di un’altra antenna anti-immigrazione a Sant’Antioco, in località Su Semafuru. Continuano i presidi anche all’Argentiera, a Tresnuraghes e nel Sinis.

  9. Maggio 25, 2011 alle 2:06 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 25 maggio 2011
    Vertice a Cagliari per i radar lungo le coste. Convocati in prefettura i quattro sindaci dei territori comunali interessati dalla costruzione delle basi per i radar della guardia di finanza: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/25/news/vertice-a-cagliari-per-i-radar-lungo-le-coste-4278248

  10. Maggio 25, 2011 alle 3:22 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 25 maggio 2011
    I sindaci chiedono di spostare altrove i radar. Si è concluso tra le polemiche il vertice a Cagliari con i quattro sindaci dei Comuni in cui dovrebbero essere installati i radar anti immigrati: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/25/news/i-sindaci-chiedono-di-spostare-altrove-i-radar-4278899

  11. Maggio 26, 2011 alle 3:27 PM

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2011
    La Finanza delude i sindaci anti-radar «Decide il ministero». Gli amministratori non si arrendono: «Andremo a Roma» Prefettura presidiata dai quattro comitati locali. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. Il tavolo era quello sbagliato: sui radar della discordia non può decidere chi sta in periferia. Soltanto il ministero della Difesa, se vuole, potrà salvare Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruggia e L’Argentiera dalle «padelle» israeliane, destinate a controllare i possibili traffici illegali sulla costa occidentale della Sardegna.
    In cinquanta minuti, tanto è durato il vertice di ieri in prefettura, i sindaci di Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Sassari non sono riusciti a convincere la guardia di finanza che «le servitù militari non possono essere sempre imposte dall’alto» e che «non potete continuare a farvi scudo col ritornello delle autorizzazioni concesse in deroga, perché altrimenti ci sarebbe un buco nella sicurezza nazionale». È stato un muro contro muro. E infatti per il comitato no-radar, un centinaio di persone, molte sono rimaste nei presidi, è stato più facile conquistare le facciate dei palazzi intorno al comando militare e alla prefettura. Lo hanno fatto con i lenzuoli della protesta, gli stessi con cui da settimane cercano di salvare quattro piccoli paradisi dall’installazione contestata degli «El/M-2226». E su cui hanno scritto, tra l’altro: «Ci avete già preso tutto, volete uccidere ancora il nostro territorio?», oppure «Resistenza popolare», e ancora «Cittadini uniti in difesa della salute». Generali e colonnelli della guardia di finanza, che coordina strategie e appalto della rete «Fortezza Europa», alle 11.30, sono sfilati impettiti davanti all’avamposto ostile, prima di sedersi intorno al tavolo convocato dal prefetto di Cagliari, Giovanni Balsamo, da quello di Oristano, Giovanni Russo, e dal reggente della prefettura di Sassari, Ninni Meloni. Più di una telecamera ha provato a immortalare il passaggio delle divise, con in testa il generale comandante Stefano Balduini, di fronte al rumoroso picchetto che li aspettava da mezz’ora, ma le gerarchie militari hanno tirato dritto. Senza uno sguardo, perché loro sapevano da giorni che la riunione si sarebbe conclusa con un nulla di fatto. Così è stato. Dal presidente della Provincia del Sulcis-Iglesiente, Salvatore Cherchi, al suo collega di Oristano, Massimiliano De Seneen, ai sindaci Mario Corongiu (Sant’Antioco), Piergiuseppe Massa (Fluminimaggiore), Antonio Cinellu (Tresnuraghes) e Gianfranco Ganau (Sassari): tutti hanno dato il massimo per vincere la sfida «in nome della gente che giustamente non vuole i radar», per usare le parole di Legambiente. Ma il muro, sempre più di gomma, ha resistito a qualunque attacco, anche a quelli frontali. È stato quando Antonio Cinellu ha detto: «Non potete scipparci, con violenza, la nostra oasi comunale», e dall’altra parte del tavolo, dove c’erano i militari, è arrivata però una risposta disarmante: «Noi qui, adesso, i radar non li possiamo spostare da una parte o dall’altra». La muraglia ha retto il colpo anche quando Salvatore Cherchi ha detto: «Scusate, avete a disposizione chilometri e chilometri di servitù, e volete prendervi anche gli ultimi angoli incontaminati: non è troppo?». Niente da fare, neanche in quest’occasione, la gerarchia ha continuato ad alzare le mani in segno di resa: «La decisione non spetta a questo comando – ha fatto sapere il generale – ma all’ufficio centrale che coordina il progetto». Alla terza bandiera bianca alzata dal fronte avverso, è stato quando Antonello Cinellu ha sbottato in un fragoroso: «Almeno potevate informaci prima e meglio», un altro sindaco, Gianfranco Ganau, ha chiuso secco il primo round: «Abbiamo capito che stare qui è inutile. Andremo a Roma». E i sindaci, compatti, andranno a bussare al portone del ministero della difesa: «Perché con la motivazione della sicurezza nazionale che pure condividiamo – ha detto all’uscita Mario Corongiu – non è comunque possibile far passare di tutto». Compresi i dubbi sull’altezza dei tralicci (18 o 36 metri?), sui rischi per la salute (qual è la frequenza in Ghz?) nonostante le assicurazioni sulla carta di varie Asl e dell’Arpas, o ancora perché “volete offenderci con un’invasione manu militari”, per riprendere il sarcasmo di chi è rimasto sempre avvolto nel bandierone Radar, no grazie. È stato ancora lui, all’uscita, il più lesto ad ammonire in un comizio volante, la sfilata delle auto blu, con questo ordine deciso: «Generale, mi raccomando, abbia almeno il buon gusto, nell’attesa, di fermare le sue ruspe». Generale, ha sentito?

  12. Maggio 27, 2011 alle 2:13 PM

    da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2011
    Fronte unito dei Comuni per fermare il radar Tutti convocati a Tinnias. (Alessandro Farina)

    TRESNURAGHES. Dalla solidarietà alle decisioni formali. Dopo l’incontro con fumata nera mercoledì a Cagliari, il dialogo istituzionale dovrà necessariamente varcare il Tirreno. Così in queste ore si lavora per un’assise plenaria dei consigli comunali di Planargia e Montiferru. Tutti insieme nel pianoro di Tinnias, per cercare un no condiviso al radar da presentare a Roma. Gli attivisti hanno tirato su un finto apparato di cartone (foto) a grandezza naturale, dove incolleranno per protesta le tessere elettorali.
    I componenti del presidio che da più di una settimana si sono stabiliti a Tinnias, sito prescelto per uno dei radar di profondità della “Fortezza Europa,” hanno messo su, stile “Porta a porta,” un plastico 1:1 uno del famoso quanto contestato marchingegno di rilevamento elettronico. I volontari hanno posizionato su un traliccio alto sei metri (mentre qui si prevede una struttura di una decina di metri), «un ecologico radar di cartone delle identiche dimensioni a quello che si intende realizzare. Per dare almeno l’idea dell’impatto estetico che questa struttura avrà sul territorio».
    Mercoledì mattina si guardava con fiducia alla riunione convocata a Cagliari in Prefettura. «Speriamo che la situazione si risolva con il dialogo» è l’auspicio interpretato per tutti da Domenico Mura. Che aggiungeva qualche piccante considerazione: «Riscontriamo grande solidarietà dalla popolazione e valutiamo positivamente la presenza e l’impegno di tanti amministratori e rappresentanti delle istituzioni. Ma notiamo anche l’assenza di una certa parte politica, che però deve sapere che la gente qui ha memoria». «A questo punto – la riflessione post vertice calaritano – andremo avanti decisi con il presidio» confermano dal pianoro sulla torre di Ischia Ruggia. Dove si prende atto che le decisioni future si giocheranno in qualche ministeriale stanza dei bottoni oltre Tirreno, nella Capitale appunto «In barba all’autonomia sarda ed al tanto sbandierato federalismo, dove ognuno decide a casa sua» uno degli acidi commenti dal paese della Planargia. Sul fronte amministrativo «Proseguiremo con tutti i mezzi a disposizione, come gli altri sindaci dei comuni sardi, ad opporci alla realizzazione del radar nel territorio. In piena sintonia con la volontà popolare, espressa anche formalmente attraverso il consiglio comunale straordinario dei giorni scorsi» conferma il sindaco Antonio Cinellu. Che rivela: «In queste ore stiamo lavorando perchè tutti i consigli comunali dei paesi che ricadono nei territori della Planargia-Montiferru Occidentale, Cuglieri compreso, vengano formalmente convocati a Tinnias».

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