Il contrasto al bracconaggio.
Da lungo tempo i volontari della Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), supportati dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), battono periodicamente numerose aree, decine di sentieri nei boschi e nelle macchie mediterranee nel Sud della Sardegna.
Giungono da varie parti d’Italia e, nel corso degli anni, hanno rimossomigliaia di trappole per avifauna (cappi su alberi e cappi su bacchette posizionate a terra), lacci per mammiferi, reti da uccellagione e han liberato Ungulati e Uccelli di varie specie da cappi e trappole.
Sono stati, così, bonificati numerosi sentieri attrezzati di trappole e talvolta sono state impiegate telecamere nascoste per identificare gli uccellatori responsabili.
I campi antibracconaggio sono stati sempre svolti in collaborazione con il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e il Nucleo Carabinieri CITES di Cagliari al quale sono stati consegnati i mezzi vietati.
Il Sud della Sardegna si conferma, purtroppo, uno dei punti più caldi del bracconaggio in Italia: nelle micidiali trappole a cappio piazzate dai bracconieri vengono uccisi indiscriminatamente e dopo una lunga sofferenza, numerosi esemplari di Tordi, ma anche specie particolarmente protette come Pettirossi, rapaci e piccoli mammiferi. Il bracconaggio sul territorio, pur in declino rispetto al passato, è particolarmente fiorente, ristoranti e privati sono disposti a pagare oltre €100 ogni 8 uccelli spennati per cucinare le cosiddette “grive“, piatto tradizionale sardo che alimenta un prospero mercato nero.
Oltre che in Sardegna, la LAC, da oltre 40 anni, organizza campi antibracconaggio in molte zone d’Italia: Valli Bresciane, Ponza, Isola del Giglio, ecc.) per dare un aiuto tangibile alla conservazione dell’avifauna, per partecipare contattate l’indirizzo: info@abolizionecaccia.it.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) e Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC)
dal sito web istituzionale dell’Agenzia Forestas, 13 ottobre 2026
Il bracconaggio in Sardegna e in Italia.
Ogni giorno i Centri Fauna Forestas soccorrono, o recuperano, o si prendono cura con il personale veterinario dell’Agenzia, di numerose specie di preziosi capi di fauna selvatica sarda che, per vari motivi, hanno bisogno di cure. In questo settore è strettissima la collaborazione con il CFVA regionale e con tutte le altre istituzioni che si occupano di tutela della fauna selvatica, come anche il nucleo CITES dei Carabinieri forestali che svolge ogni anno operazioni antibracconaggio in Sardegna, con Forestas in primo piano sul tema della biodiversità e della gestione e recupero faunistico, ma anche (per prevenire con la cultura) con l’educazione ambientale nell’intero territorio regionale.
Non di rado, ci si imbatte in “trappole” che minacciano la fauna (soprattutto i piccoli volatili) anche semplicemente percorrendo i sentieri più impervi nei boschi del sudovest: numerosi escursionisti, insieme al personale Forestas, diventano cosi i principali “ripulitori” di questo tipo di trappole.
Tra i fenomeni che più incidono è sicuramente il bracconaggio, deprecabile pratica che in questo approfondimento si cercherà di analizzare in modo discorsivo e sintetico, basandoci su analisi del fenomeno locale, del quadro nazionale e delle prospettive di tutela in UE, attraverso dati di elaborazione dati Lipu, BirdLife Europe (Rapporto The Killing) e Legge 157/92; una sintesi delle pubblicazioni e dei fatti registrati nel 2026.
La realtà del bracconaggio: tra miti da sfatare e Criminologia Ambientale
Il bracconaggio, o caccia illegale, viene spesso erroneamente percepito dall’opinione pubblica come un residuo folcloristico o come la romantica figura del cacciatore di frodo che agisce per necessità primaria.
La realtà documentata dalle principali organizzazioni ambientaliste e dalle forze dell’ordine rivela un quadro completamente diverso: il bracconaggio è un’attività illegale strutturata, mossa da ingenti interessi economici, speculazioni gastronomiche, collezionismo ed emulazione criminale.
Dal punto di vista normativo, la caccia legale è invece un’attività strettamente regolamentata che prevede licenze, esami di abilitazione, limiti di carniere, specie contingentate e una precisa stagione venatoria (che in Italia si estende dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio e in Sardegna segue regole regionali leggermente diverse).
Si parla invece di bracconaggio in presenza di violazioni sistematiche e intenzionali delle leggi di tutela: l’abbattimento di specie protette o in via di estinzione, la caccia in periodi di chiusura (mentre gli animali nidificano o migrano), il superamento dei limiti consentiti o l’impiego di mezzi crudeli e non selettivi come trappole, reti invisibili, archetti, veleni e richiami acustici elettronici.
Principale differenza giuridica ed ecologica
La caccia legale è subordinata alla conservazione delle specie; il bracconaggio costituisce un reato contro il patrimonio indisponibile dello Stato e una minaccia diretta all’equilibrio degli ecosistemi.
Il Contesto Regionale Sardo: il Sulcis e la Sardegna meridionale
Nel panorama delle illegalità venatorie in Italia, la Sardegna meridionale occupa una posizione di primaria criticità, stando ai dati, essendo stata formalmente inserita da BirdLife Europe e dalla Lipu tra i sette ‘black spot’ del bracconaggio italiano.
Il fenomeno sardo si concentra in particolar modo nel territorio del Sulcis-Iglesiente e nelle aree montane e collinari del meridione dell’isola. La tipologia di bracconaggio prevalente è la cattura illegale e massiva di piccoli uccelli migratori, in prevalenza turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello, merlo) e storni, che durante i mesi autunnali e invernali trovano rifugio e nutrimento nelle macchie e nelle olivete sarde.
I mezzi vietati e la crudeltà delle tecniche: per la cattura di questi volatili vengono impiegati capillarmente i cosiddetti ‘laccetti‘ (cavetti metallici o spaghi tesi con cappi scorsoi lungo i sentieri dellamacchia mediterranea), unitamente a reti invisibili montate tra gli alberi. Le trappole provocano sofferenze prolungate: gli uccelli rimangono bloccati per ore o giorni, ferendosi gravemente nel tentativo di liberarsi prima di morire per stenti o soffocamento.
Le leve economiche e gastronomiche
L’attività non risponde a dinamiche di sussistenza – così emerge dalle ricerche – bensì a un fiorente mercato nero alimentato dalla richiesta gastronomica.
I piccoli uccelli catturati vengono venduti illegalmente a privati e ristoratori compiacenti per la preparazione di piatti ‘tradizionali’ (come le ‘guttiau’ o grive), generati da un commercio clandestino che muove rilevanti somme di denaro sottobanco e sostiene piccoli e grandi circuiti di illegalità.
Il Quadro Nazionale Italiano: L’Italia ‘Maglia Nera’ del Mediterraneo
A livello nazionale, la dimensione del problema assume proporzioni drammatiche. Secondo i dati del rapporto internazionale The Killing pubblicato da BirdLife Europe, nel bacino del Mediterraneo vengono uccisi o catturati illegalmente circa 25 milioni di uccelli ogni anno. Di questi, oltre 5 milioni vengono abbattuti o catturati in Italia, confermando il nostro Paese come la vera ‘maglia nera’ della regione europea.
Stime approfondite evidenziano che ben il 45% dell’intero fenomeno illegale italiano si concentra all’interno dei 7 black spot geografici individuati dal Piano d’Azione Nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici: tra questi, purtroppo, il Sulcis.
Il Quadro Normativo Italiano (Legge 157/92) e sardo
In Italia la normativa fondamentale di riferimento è la Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che definisce la fauna selvatica come ‘patrimonio indisponibile dello Stato’ ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. La legge stabilisce che l’esercizio venatorio è consentito unicamente per un numero limitato di specie cacciabili e tramite 4 sole modalità esplicite: fucile da caccia, arco, falcone e caccia statica con richiami vivi.
Tutte le altre forme di prelievo (trappole, veleni, reti, specchi, richiami elettronici) sono penalmente sanzionate.
La legge individua inoltre precise aree del tutto interdette alla caccia: parchi nazionali e regionali, riserve naturali, oasi di protezione, centri urbani e zone archeologiche, sia per garantire rifugi alla
fauna sia per tutelare l’incolumità pubblica.
Oltre alla Legge nazionale 157/92, in Sardegna il riferimento è la L.R. 23/98.
I Danni alla Biodiversita e alla Collettività
Il bracconaggio arreca danni irreversibili al patrimonio naturale e sociale:
1) Rischio estinzione per specie endemiche o rarissime, come l’orso bruno marsicano (meno di 60 esemplari rimasti), il falco lanario, l’aquila di Bonelli e l’ibis eremita;
2) Squilibri ecologici devastanti derivanti dall’eliminazione dei grandi predatori o dall’alterazione delle catene alimentari;
3) Danni socio-economici e turistici, degradando l’immagine internazionale dell’Italia ed ostacolando l’ecoturismo;
4) Rischi per la sicurezza pubblica dovuti allo sparo abusivo vicino ad abitazioni o sentieri frequentati.
Strumenti di Contrasto, Vigilanza e Ruolo del Volontariato
Il contrasto al bracconaggio in Italia è affidato ad una rete complessa di attori istituzionali e civili:
• Carabinieri Forestali e Polizia Provinciale (e, in Sardegna, il CFVA): svolgono la vigilanza d’istituto sul territorio con pattugliamenti, l’impiego di tecnologie avanzate (droni, fototrappole) e la gestione del numero di emergenza ambientale 1515
• Guardie Venatorie Volontarie: cittadini privati che, a seguito di specifici corsi di formazione ed esami prefettizi, acquisiscono la qualifica di Pubblico Ufficiale operando per conto di associazioni ambientaliste (Lipu, WWF). Hanno il potere di controllare documenti, accertare violazioni e redigere verbali.
• Associazioni Ambientaliste edEducazione ambientale: Svolgono un ruolo cruciale nella tutela dei nidi, nella gestione dei Centri Recupero Fauna Selvatica (CRFS) e nella promozione di progetti educativi nelle scuole. Forestas è molto attiva, in Sardegna, anche su questo fronte.
La dimensione Europea: la Direttiva Uccelli e la priorità della Biodiversita
A livello comunitario, la colonna portante della tutela della fauna aviaria è rappresentata dalla Direttiva Uccelli (2009/147/CE) dell’Unione Europea – che sancisce un principio inderogabile: la conservazione della natura e la tutela della biodiversità hanno la priorità assoluta sull’attività venatoria.
Secondo le direttive europee, il prelievo venatorio può essere tollerato unicamente a condizione che non comprometta lo stato di conservazione favorevole delle specie.
Qualora una specie versi in stato di sofferenza demografica o soffra per il degrado dell’habitat (come la tortora selvatica o diverse specie di acquatici) gli Stati membri sono tenuti a sospenderne immediatamente la caccia.
L’Unione Europea esercita una costante pressione sui Paesi membri affinché vengano eliminate le deroghe ingiustificate, inasprite le sanzioni penali contro i reati ambientali e implementati Piani d’Azione Nazionali efficaci.
La vera sfida del futuro risiede nell’evoluzione culturale: trasformare l’accoglienza degli uccelli migratori da occasione di bracconaggio a grande evento di celebrazione della natura e della vita collettiva.
(foto CFVA, L.A.C., S.D., archivio GrIG)








Commenti recenti