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La tortura e l’omicidio di un ragazzo.


Giulio Regeni era un ragazzo di 28 anni, dottorando presso l’Università degli Studi di Cambridge, inviato al Cairo per condurre una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani.

Il 25 gennaio 2016 venne rapito e venne ritrovato letteralmente massacrato il successivo 3 febbraio 2016.

La magistratura italiana, con enormi difficoltà dipendenti dalla scarsa collaborazione delle autorità egiziane e da tante incertezze da parte del Governo, ha chiuso le indagini, individuando chi lo avrebbe seviziato per giorni e poi ucciso.

Tutti alti esponenti dei servizi di sicurezza egiziani, tuttora in servizio attivo. Chissà chi pensavano che fosse.

Il passo successivo sarà il rinvio a giudizio.

Oltre le responsabilità personali, ci sono i silenzi, le omissioni, i depistaggi da parte delle autorità egiziane e l’ipocrita ignavia dell’Università britannica che mandò allo sbaraglio Giulio Regeni.

Il Governo italiano vorrà finalmente andare fino in fondo?

Un ragazzo è stato torturato, seviziato, massacrato e assassinato. Ed era un cittadino italiano.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

da Il Fatto Quotidiano, 10 dicembre 2020

“Giulio Regeni fu seviziato per 9 giorni con lame e bastoni. Torturato fino alla morte”: i pm di Roma chiudono le indagini su 4 agenti.

Sono i pm di Roma a ricostruire nell’atto di chiusura delle indagini gli ultimi, drammatici giorni di vita di Giulio Regeni, catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016. E dalle carte della Procura emerge anche il nome di colui che, secondo l’accusa, è stato il carceriere, l’aguzzino e il boia del giovane ricercatore: si tratta del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Un testimone: “Ho visto Giulio incatenato nella stanza 13 della villa usata dalla Nsa”.

Torture e sevizie con oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni che gli causarono “acute sofferenze fisiche” portandolo lentamente alla morte. Sono i pm di Roma a ricostruire nell’atto di chiusura delle indagini gli ultimi, drammatici giorni di vita di Giulio Regeni, catturato e torturato a morte dalla National Security egiziana dal 25 gennaio al 3 febbraio 2016, quando il suo corpo senza vita venne ritrovato lungo l’autostrada del deserto che collega Il Cairo ad Alessandria.

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Quattro avvisi di chiusura delle indagini: ” Giulio ucciso per motivi abietti e futili e con crudeltà”
La procura di Roma ha chiuso l’inchiesta sull’uccisione del ricercatore friulano, emettendo quattro avvisi di chiusura delle indagini, un atto che solitamente prelude la richiesta di rinvio a giudizio, per altrettanti appartenenti ai servizi segreti del Cairo, mentre per il quinto indagato è stata chiesta l’archiviazione. Le accuse, a seconda delle posizioni, sono di sequestro di persona pluriaggravatoconcorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. “Per l’omicidio di Giulio Regeni si svolgerà un solo processo e si svolgerà in Italia con le garanzie procedurali dei nostri codici”, ha assicurato il procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, in audizione insieme al sostituto procuratore Sergio Colaiocco davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

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Nella ricostruzione dei magistrati si parla di violenze perpetrate per “motivi abietti e futili e con crudeltà” che hanno provocato “la perdita permanente di più organi”. Giulio, scrivono, è stato seviziato “con acute sofferenze fisiche, in più occasioni e a distanza di più giorni attraverso strumenti affilati e taglienti e di azioni con meccanismo urente”. Un trattamento che ha causato “numerose lesioni traumatiche a livello della testa, del volto, del tratto cervico-dorsale e degli arti inferiori”.

Adesso, a rischiare di finire a processo sono il generale Tariq SabirAthar Kamel Mohamed IbrahimUhsam Helmi e appunto Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Chiesta invece l’archiviazione per Mahmoud Najem. “Per quest’ultimo – spiega una nota della Procura di Roma – non sono stati raccolti elementi sufficienti, allo stato, a sostenere l’accusa in giudizio”.

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Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, “è lui ad aver torturato e ucciso Giulio”
Ma dalla descrizione delle atrocità subite da Regeni emerge anche il nome di colui che, sostengono i pm, è stato il carceriere, l’aguzzino e il boia del giovane ricercatore: si tratta del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. A inchiodarlo sono le parole di alcuni testimoni sentiti nei mesi scorsi dai pm di piazzale Clodio che hanno definito la morte di Giulio un “atto volontario e autonomo” da parte dell’indagato con l’aiuto di altre persone rimaste ignote: “Al fine di occultare la commissione dei delitti suindicati – scrivono i magistrati -, abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale egiziano, con sevizie e crudeltà, mediante una violenta azione contusiva, esercitata sui vari distretti corporei cranico-cervico-dorsali, cagionava imponenti lesioni di natura traumatica a Regeni da cui conseguiva una insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale che lo portava a morte”.

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Il testimone oculare: “L’ho visto incatenato nella sede della National Security. Era magro e aveva i segni delle torture”
La ricostruzione dei magistrati è stata possibile grazie alle testimonianze di cinque testimoni oculari. Uno di loro ha dichiarato ai pm di aver “visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace”. “Ho lavorato per 15 anni nella sede della National Security dove Giulio è stato ucciso – ha raccontato – È una villa che risale ai tempi di Nasser, poi sfruttata dagli organi investigativi. Al primo piano della struttura c’è la stanza 13 dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la Sicurezza Nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti. C’erano catene di ferro con cui legavano le persone, lui era mezzo nudo e aveva sul torace segni di tortura e parlava in italiano. Delirava, era molto magro. Era sdraiato a terra con il viso riverso, ammanettato. Dietro la schiena aveva dei segni, anche se sono passati anni ricordo quella scena. L’ho riconosciuto alcuni giorni dopo dalle foto sui giornali e ho capito che era lui”.

Il testimone oculare/2: “Ho visto Giulio nella caserma di Dokki la sera del 25 gennaio. Chiedeva un avvocato”
A ricostruire quei nove giorni ha però contribuito anche un altro testimone interrogato dai pm romani. È lui la persona che ha visto Giulio nelle ore immediatamente successive al presunto arresto della sera del 25 gennaio: “Il 25 gennaio, mentre ero nella stazione di polizia di Dokki, potevano essere le 20 o al massimo le 21, è arrivata una persona. Avrà avuto tra i 27 e i 28 anni, aveva una barba corta, indossava un pullover, verosimilmente tra blu e grigio, se non ricordo male con una camicia sotto. Si esprimeva in italiano e ha chiesto un avvocato. Sono sicuro che si trattasse di Giulio Regeni. Nelle foto che ho visto in internet aveva la barba più lunga”.

Il testimone ha aggiunto che “mentre percorreva il corridoio chiedeva di poter parlare con un avvocato o con il Consolato. In quel frangente ho visto bene il ragazzo italiano, che arrivava con quattro persone in abiti civili. Contestualmente ho visto uno di questi quattro soggetti con un telefono in mano. Poi è stato fatto salire su un’auto, è stato bendato e condotto in un posto che si chiama Lazoughly. Uno dei poliziotti che si trovavano lì veniva chiamato Sherif, un altro si chiamava Mohamed, ma non so se è il vero nome”.

L’ostruzionismo del Cairo: “La mancata collaborazione ha impedito gli accertamenti su altre 13 persone”
La notifica della conclusione “delle indagini è avvenuta tramite il rito degli irreperibili” direttamente ai difensori di ufficio italiani non essendo pervenuta l’elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. “Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d’ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati”, conclude la nota della Procura.

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“Abbiamo acquisito elementi di prova univoci e significativi (sui quattro agenti egiziani, ndr). Questo è un risultato estremamente importante e non scontato”, ha detto Prestipino. “Abbiamo fatto di tutto per accertare ogni responsabilità, lo dovevamo a Giulio e all’essere magistrati di questa Repubblica”. E ha inviato un messaggio alla famiglia di Regeni: “Ringrazio la famiglia di Giulio per la tenacia con la quale ha saputo perseguire le proprie ragioni”. Colaiocco ha però aggiunto che questo primo importante risultato è stato comunque viziato dalla mancata collaborazione da parte della controparte egiziana: “Sono altri 13 i soggetti nel circuito degli indagati” di cui la mancata collaborazione dell’autorità egiziana ha impedito di accertare le posizioni, ha spiegato alla commissione.

La famiglia: “I diritti umani non sono negoziabili. Governo dichiari l’Egitto ‘Paese non sicuro’”
Alle 14.30, l’avvocato della famiglia di Regeni, Alessandra Ballerini, e i genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, hanno parlato in conferenza stampa alla Camera affermando che “i diritti umani non sono negoziabili con petrolio, armi e soldi. E questo ce lo dimostra la famiglia Regeni – ha detto Ballerini – Vorremo la stessa fermezza e abnegazione da parte di chi ci governa, affinché dimostrino che la giustizia non è barattabile. Questo è un punto di partenza, ci sono voluti cinque anni”.

Anche la madre Paola ha preso la parola ed è tornata a chiedere all’esecutivo il ritiro dell’ambasciatore italiano al Cairo, data la mancanza di collaborazione delle autorità egiziane sul caso del ricercatore di Fiumicello: “Sono passati due anni dalle dichiarazioni del governo in cui si chiedevano impegni, conseguenze e responsabilità e non abbiamo capito ancora a quali il governo si riferisse. Chiediamo di richiamare immediatamente l’ambasciatore per consultazioni in Italia. Da quando è stato reinviato l’ambasciatore non sono stati fatti passi in avanti, anzi c’è stata recrudescenza. Bisogna dichiarare l’Egitto ‘Paese non sicuro’ e bloccare la vendita di armi“. Il padre ha aggiunto che “uno degli scopi del ritiro era la ricerca di verità e giustizia per nostro figlio Giulio. Purtroppo questo punto è stato messo in secondo piano dando priorità alla normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto e a sviluppare i reciproci interessi in campo economico, finanziario e militare, vedi la recente vendita delle fregate, e nel turismo, evitando di affrontare qualsiasi scontro. L’atteggiamento dell’ambasciatore Cantini è una chiara dimostrazione di tutto ciò”.

Paola Deffendi si dice soddisfatta per questo primo importante risultato ottenuto nella ricerca di verità e giustizia per il figlio: “Nessuno avrebbe pensato di arrivare dove siamo oggi. Oggi è una tappa importante per la democrazia italiana e per l’Egitto. Niente ci ferma. La nostra lotta di famiglia è diventata una lotta di civilità per i diritti umani, è come se agisse Giulio. Giulio è diventato uno specchio che riverbera in tutto il mondo come vengono violati i diritti umani in Egitto ogni giorno. Chiediamo rispetto per Giulio e la sua figura. No libri, film o canzoni che pretendano di raccontarlo. Solo noi possiamo farlo, nessuno pensi di cannibalizzare la sua figura”.

La famiglia ha poi chiesto che venga fatta chiarezza anche sulle responsabilità italiane: “Chiediamo alla Commissione d’inchiesta di fare chiarezza sulle responsabilità italiane, quelle che mio marito ha definito le zone grigie – ha continuato Paola Deffendi – Cosa è successo nei Palazzi italiani da quel 25 gennaio al 3 febbraio? Come mai Giulio, un cittadino italiano, non è stato salvato in un Paese che era amico e che continua ad essere amico? Chiedete (ha detto rivolgendosi alla stampa, ndr) premier Conte e al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, cosa stanno facendo per Giulio e come va con questi rapporti con l’Egitto che sono diventati sempre più amichevoli”. Mentre invece i rapporti tra famiglia e governo italiano si sono di fatto azzerati: “Quando abbiamo avuto l’ultimo contatto con il governo? Non me lo ricordo neanche, è passato tanto tempo”, ha detto Ballerini. “E’ stato nell’ottobre 2019 quando abbiamo incontrato il ministro Di Maio”, ha precisato poi Claudio Regeni.

Fico: “Questa è lo specchio della debolezza del nostro sistema europeo”
Sulle novità emerse dalle indagini è intervenuto anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che due anni fa decise di sospendere i rapporti tra le Aule italiana ed egiziana proprio a causa della mancata collaborazione da parte delle autorità del Cairo: “Oggi che il quadro è più chiaro e che lo leggiamo nelle conclusioni dell’inchiesta dei magistrati, nessuno può tirarsi indietro e non fare la propria parte. Sappiamo bene cosa avviene nell’Egitto di Al Sisi. Questa storia è lo specchio della debolezza del nostro sistema europeo. In un momento in cui l’Italia e la Francia vogliono le stesse cose, se in Ue ci fosse una politica estera comune e magari un seggio comune all’Onu la verità sarebbe arrivata sicuramente prima”.

Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uccisione di Regeni, Erasmo Palazzotto, ha voluto elogiare “i risultati della Procura di Roma che sono stati straordinari, a fronte dei margini sempre più ristretti, ora esauritisi, della cooperazione egiziana. È urgente dare una risposta di verità e di giustizia alla famiglia Regeni e all’opinione pubblica”, ha scritto su Twitter.

Roma, Corte di cassazione

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. LaGiraffa
    dicembre 12, 2020 alle 6:48 am

    Che tristezza.. A questo punto, nessuno può far finta di nulla, è arrivato il momento di richiamare l’ambasciatore italiano in Egitto, come giustamente chiedono i genitori di Giulio. Per Giulio, e per tutti i cittadini liberi. È una questione di giustizia, di libertà, di dignità.

  2. Riccardo Pusceddu
    dicembre 12, 2020 alle 4:23 PM

    L’ennesimo esempio del fatto che i mussulmani non sono compatibili con i valori della civilta’ occidentale e noi invece li facciamo entrare in Europa a milioni.

    • dicembre 12, 2020 alle 6:40 PM

      Il sindaco di Londra è musulmano ma è ben diverso da al sisi (salafita) o da Assad (alauita) o da erdogan (sunnita). Quindi non è la religione che fa la differenza… Anche perché proprio il giorno della nostra condanna ai servizi segreti di al Sisi per il caso Regeni il cristiano macron dava la legione d onore ad al sisi. Al sisi, che è in primis un cinico e spietato militare, ha come primo scopo del suo regime del terrore la guerra ai fratelli musulmani e ai fondamentalisti islamici. Quindi nel caso specifico del povero Giulio Regeni, parti in causa sono i militari egiziani, i servizi segreti egiziani, l omertà e la superficialità di una prof inglese e l indifferenza e l ipocrisia di Francia e di altri paesi occidentali…

      • Riccardo Pusceddu
        dicembre 14, 2020 alle 5:40 PM

        La religione, ho perlomeno il modo in cui viene praticata, e’ solo un mero effetto dei nostri geni quindi il problema e’ l’etnia dei mussulmani, del quale la pratica religiosa e’ solo una conseguenza.

      • dicembre 14, 2020 alle 11:28 PM

        I musulmani non sono una etnia visto che lo sono tanti africani, tanti arabi, tanti cinesi, tanti turchi (quindi non etnia araba), tanti iraniani (anch essi di etnia non araba..), tanti pakistani (neanche essi arabi)

      • Riccardo Pusceddu
        dicembre 15, 2020 alle 11:45 PM

        Ma c’e’ un’etnia che manca: quella Europea. E’ questo a fare la differenza.

      • dicembre 16, 2020 alle 9:32 am

        non esiste un etnia europea, ti informo…..

      • Riccardo Pusceddu
        dicembre 16, 2020 alle 3:30 PM

        Ovviamente no ma tra di loro gli europei sono geneticamente molto piu’ affini fra loro che con qualsiasi altro non europeo.

  3. Donatella
    dicembre 12, 2020 alle 8:26 PM

    Una università che manda per studio un suo allievo in Egitto e che viene ucciso barbaramente deve intervenire subito per cercare di liberarlo, per indagare e punire i colpevoli. Nè l’università nè l’Inghilterra ha fatto niente per questo. Lo stato italiano…non si è mosso per cercare un suo giovane cittadino, i governanti non hanno preso sul serio le notizie,non si sono mossi in maniera decisa e in questi quattro anni hanno rafforzato l’amicizia con l’Egitto anche se sappiamo per certo che il governo Egiziano viola libertà e diritti. Ora che la tenacia della famiglia e le indagini dimostrano che Regeni è stato barbaramente torturato ed ucciso per volontà egiziana il nostro governo non ha il coraggio di fare niente.
    Continuo sperare in un futuro in cui gli stati ( gli Uomini) antepongano il senso del dovere morale al senso degli interessi economici, per ora mi viene solo ribrezzo e vergogna

  4. dicembre 14, 2020 alle 2:56 PM

    diritti umani, coerenza, ipocrisie, mercanteggiamenti.

    da Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2020
    Giulio Regeni, dopo Augias anche Cofferati, Melandri e Castellina restituiscono la Legion d’Onore: “Calpestati diritti universali”.
    Si allunga la lista degli italiani che hanno deciso di rinunciare alla più alta onoreficenza della Repubblica francese dopo la decisione dell’Eliseo di conferirla, in gran segreto, al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi nei giorni in cui i pm di Roma hanno rivelato la catena di insabbiamenti e depistaggi ad opera del regime egiziano sul caso di Giulio Regeni: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/14/giulio-regeni-dopo-augias-anche-cofferati-melandri-e-castellina-restituiscono-la-legion-donore-calpestati-diritti-universali/6036175/

    —————

    13 dicembre 2020
    Egitto, report sui ‘Giulio Regeni egiziani’: 1058 morti nelle mani dello Stato nell’epoca al-Sisi. La maggior parte per torture e mancate cure.
    In un report di 53 pagine presentato nei giorni scorsi a Ginevra, il Cfj, Committee for Justice, inchioda alle proprie responsabilità l’apparato repressivo del Paese dei Faraoni nei confronti dei detenuti. Solo nei primi 10 mesi del 2020 i decessi sono stati 100: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/13/egitto-report-sui-giulio-regeni-egiziani-1058-morti-nelle-mani-dello-stato-nellepoca-al-sisi-la-maggior-parte-per-torture-e-mancate-cure/6035765/

    _________________________

    A.N.S.A., 13 dicembre 2020
    Corrado Augias restituisce la Legion d’onore, i genitori di Regeni: grazie.
    “Da lui un esempio di meravigliosa coerenza”: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/12/13/corrado-augias-restituisce-la-legion-donore-i-genitori-di-regeni-grazie-_599c7fe4-3433-4d68-9f75-ebb62677f616.html

    _____________________________

    da RAI News, 13 dicembre 2020
    Lettera consegnata all’ambasciatore francese Corrado Augias restituisce la Legion d’onore: “Gesto in memoria di Giulio Regeni” Il giornalista scrive a Repubblica: “Il presidente Macron non avrebbe dovuto concedere la Legion d’onore al presidente egiziano Al Sisi che si è reso oggettivamente complice di efferati criminali”. L’ambasciatore Masset: rispetto per Augias, ma la Francia non fa compromessi: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Corrado-Augias-restituisce-alla-Francia-la-Legion-d-onore-gesto-in-memoria-di-Giulio-Regeni-44abdcb5-6db0-4d36-a7d4-4fe110d340a1.html

    ______________

    da Globalist, 13 dicembre 2020
    Legion d’onore: Bonino, D’Alema, Prodi, Veltroni, seguite l’esempio di Augias.
    Di fronte all’omaggio verso un tiranno come Al-Sisi gli italiani che hanno ricevuto la Legion d’onore dovrebbero fare un atto simbolico dalla fortissima valenza politica: restituire l’onorificenza. (Umberto De Giovannangeli): https://www.globalist.it/world/2020/12/13/legion-d-onore-bonino-d-alema-prodi-veltroni-seguite-l-esempio-di-augias-2070157.html

    _______________________

    da Internazionale, 11 dicembre 2020
    L’Egitto non indagherà più sulla morte di Giulio Regeni. (Mada Masr): https://www.internazionale.it/notizie/2020/12/11/egitto-indagini-regeni

    ____________________

    da L’Espresso, 10 dicembre 2020
    Macron, Al-Sisi e i diritti umani violati.
    Nel giorno in cui è stata prolungata di altri 45 giorni la custodia cautelare per Patrick Zaki, il presidente egiziano arriva in Europa. Ad attenderlo, a Parigi, non c’è la riprovazione per gli abusi, ma un’accoglienza trionfale. (Francesca Mannocchi) : https://espresso.repubblica.it/internazionale/2020/12/10/news/macron-al-sisi-e-i-diritti-umani-violati-1.357187

  5. ottobre 14, 2021 alle 11:13 am

    lo Stato chiede giustizia per un suo cittadino, è un buon segnale.

    A.N.S.A., 14 ottobre 2021
    Al via il processo Regeni, il nodo degli imputati assenti.
    Palazzo Chigi parte civile. Sisi all’Ue: ‘Niente diktat’. (https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/10/13/regeni-domani-al-via-processo-per-007-egiziani_1b547c09-d8c9-4a92-8fc8-d7541c430bba.html)

    Si apre il processo a carico dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano morto in Egitto nel febbraio del 2016. Nella prima udienza, davanti alla terza Corte d’Assise, verrà subito affrontato il nodo dell’assenza in aula degli imputati: il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

    I giudici dovranno valutare, così come già fatto dal gup nell’ambito dell’udienza preliminare, se la sottrazione degli imputati dal procedimento è stata volontaria. In tal senso il processo potrà andare avanti con i quattro in contumacia, altrimenti i giudici potrebbero chiedere una sospensione del procedimento. Il gup, su questo punto, aveva affermato nel decidere per il rinvio a giudizio che “la copertura mediatica capillare e straordinaria ha fatto assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio”. Nella lista testi presentata dai genitori di Giulio, Paola e Claudio, anche i presidenti del consiglio che si sono succeduti in Italia dal 2016, oltre che ministri degli Esteri e i sottosegretari con la delega ai servizi segreti, così come anticipato da alcuni quotidiani. Nei confronti degli imputati la Procura di Roma contesta i reati di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di un imputato i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

    La presidenza del Consiglio ha deciso di costituirsi parte civile nel processo sull’omicidio di Giulio Regeni.

    “Si svolgerà la prima udienza in Corte di Assise sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Se ci voltiamo indietro negli anni, e pensiamo alla fatica enorme che ci è voluta per arrivare fin qui, per ricostruire una trama nonostante depistaggi e resistenze di ogni tipo da parte dell’Egitto, comprendiamo quanto importante e carica di significato sia la giornata di oggi. Voglio inviare un abbraccio a Paola Deffendi e Claudio Regeni, per la loro tenacia e la loro umanità. Restiamo tutti uniti, istituzioni e comunità, per la ricerca di questa verità”. Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico.

    Ieri alla vigilia dell’apertura del processo sulla tortura a morte di Giulio Regeni in Egitto prosegue il sostanziale silenzio sul caso osservato dai media egiziani fin dal giugno scorso, quando ci fu la trasmissione all’Italia delle inchieste del Cairo, incluso l’esito negativo di una rogatoria in Kenya. Lo stesso rinvio a giudizio, segnalato dal sito di opposizione Mada Masr e dall’anglofono Egypt Independent, aveva avuto poco risalto. Maggiore evidenza, anche sul sito del principale quotidiano egiziano, Al Ahram, era stata data invece alla chiusura delle indagini da parte egiziana annunciata dalla Procura generale del Cairo il 30 dicembre: la tesi cui erano giunti gli inquirenti era che Regeni fu soltanto monitorato, e non rapito e tantomeno ucciso, dai servizi segreti egiziani.

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