Stiamo a casa, proteggiamo la collettività!


Sono partiti prima della mezzanotte.  Nonostante le grida che proibivano di lasciare la città e minacciavano le solite pene severissime, come la confisca delle case e di tutti i patrimoni, furono molti i nobili che fuggirono da Milano per andare a rifugiare nei loro possedimenti in campagna” (la peste, Alessandro Manzoni, I promessi sposi).

A prescindere dalla condizione sociale qualunque abitante dei paesi contagiati o sospetti che, privo di patenti di sanità, abbandoni la sua casa per recarsi nei salti in aperta campagna, deve essere catturato e ucciso senza pietà” (ordini degli Alternos del Capo di Sopra Gavino Deliperi Paliacho e Joan Maria Pirella per sconfiggere la peste, Francesco Manconi, Castigo de Dios, la grande peste barocca nella Sardegna di Filippo IV).

Così fuggivano, come oggi, dalla Milano appestata…e così venivano uccisi, senza pietà, quelli che fuggivano e portavano involontariamente il contagio altrove, in Sardegna.

decalogo coronavirus COVID 19 (Ministero della salute)

Solo così venne aiutato il noto miracolo di S. Efisio che liberò l’Isola dalla peste, dopo anni di misure sanitarie, restrizioni e di forche.

L’Italia, al tempo dell’epidemia di  coronavirus COVID 19, deve veder prevalere il nostro senso di responsabilità, forte e determinato.

Basta con i cialtroni che fuggono illegalmente con il rischio di allargare il contagio in via esponenziale, basta con i locali pieni di improvvidi paganti, basta con le offerte speciali per le vacanze sulla neve approfittando della chiusura delle scuole.

Non diamo retta a quei sindaci – come quello di Cagliari Paolo Truzzu – che esorta i propri concittadini a non chiudersi in casa, tantomeno dobbiamo imitare i nostri cugini francesi che, come ebeti giulivi, si conciano da puffi per puffare il coronavirus.

In queste ore il Governo Conte sta adottando nuove misure sanitarie e di sicurezza che estendono a tutta l’Italia  i provvedimenti  già in vigore per la Lombardia e 14 Province confinanti.

Sono misure allo stato necessarie per fermare il contagio da coronavirus COVID 19.

Perché? 

Leggete la testimonianza del dott. Daniele Macchini e lo capirete.

Rimaniamo quanto più possibile nelle nostre case, così proteggiamo noi stessi, i nostri cari, la collettività.

E non dobbiamo avere alcuna remora nel segnalare alle autorità competenti quelle persone che se ne fregano della salute collettiva…

Gruppo d’intervento Giuridico onlus

qui il D.P.C.M. 9 marzo 2020

qui il D.P.C.M. 8 marzo 2020

Questa è la testimonianza di Daniele Macchini, medico chirurgo dell’Humanitas Gavazzeni, ospedale polispecialistico privato di Bergamo, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

In una delle costanti mail che ricevo dalla mia direzione sanitaria a cadenza più che quotidiana ormai in questi giorni, c’era anche un paragrafo intitolato Fare social responsabilmente, con alcune raccomandazioni che possono solo essere sostenute.

Dopo aver pensato a lungo se e cosa scrivere di ciò che ci sta accadendo, ho ritenuto che il silenzio non fosse affatto da responsabili. Cercherò quindi di trasmettere alle persone ‘non addette ai lavori’ e più lontane alla nostra realtà, cosa stiamo vivendo a Bergamo in questi giorni di pandemia da Covid-19.

Capisco la necessità di non creare panico, ma quando il messaggio della pericolosità di ciò che sta accadendo non arriva alle persone, e sento ancora chi se ne frega delle raccomandazioni e gente che si raggruppa lamentandosi di non poter andare in palestra o poter fare tornei di calcetto, rabbrividisco.

Capisco anche il danno economico e sono anche io preoccupato di quello. Dopo l’epidemia il dramma sarà ripartire. Però, a parte il fatto che stiamo letteralmente devastando anche dal punto di vista economico il nostro SSN, mi permetto di mettere più in alto l’importanza del danno sanitario che si rischia in tutto il Paese e trovo a dir poco agghiacciante, ad esempio, che non si sia ancora istituita una zona rossa, già richiesta dalla Regione, per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro (tengo a precisare che trattasi di pura opinione personale).

Io stesso guardavo con un po’ di stupore le riorganizzazioni dell’intero ospedale nella settimana precedente, quando il nostro nemico attuale era ancora nell’ombra: i reparti piano piano letteralmente “svuotati”, le attività elettive interrotte, le terapie intensive liberate per creare quanti più posti letto possibili. I container in arrivo davanti al pronto soccorso per creare percorsi diversificati ed evitare eventuali contagi.

Tutta questa rapida trasformazione portava nei corridoi dell’ospedale un’atmosfera di silenzio e vuoto surreale che ancora non comprendevamo, in attesa di una guerra che doveva ancora iniziare e che molti (tra cui me) non erano così certi sarebbe mai arrivata con tale ferocia.

Apro una parentesi: tutto ciò in silenzio e senza pubblicizzazioni, mentre diverse testate giornalistiche avevano il coraggio di dire che la sanità privata non stava facendo niente.

Ricordo ancora la mia guardia di notte di una settimana fa passata inutilmente senza chiudere occhio, in attesa di una chiamata dalla microbiologia del Sacco. Aspettavo l’esito di un tampone sul primo paziente sospetto del nostro ospedale, pensando a quali conseguenze ci sarebbero state per noi e per la clinica. Se ci ripenso mi sembra quasi ridicola e ingiustificata la mia agitazione per un solo possibile caso, ora che ho visto quello che sta accadendo.

Bene, la situazione ora è a dir poco drammatica. Non mi vengono altre parole in mente.

La guerra è letteralmente esplosa e le battaglie sono ininterrotte giorno e notte.

Uno dopo l’altro i poveri malcapitati si presentano in pronto soccorso. Hanno tutt’altro che le complicazioni di un’influenza. Piantiamola di dire che è una brutta influenza.

In questi due anni ho imparato che i bergamaschi non vengono in pronto soccorso per niente. Si sono comportati bene anche stavolta. Hanno seguito tutte le indicazioni date: una settimana o dieci giorni a casa con la febbre senza uscire e rischiare di contagiare.

Ma ora non ce la fanno più. Non respirano abbastanza, hanno bisogno di ossigeno.

Le terapie farmacologiche per questo virus sono poche. Il decorso dipende prevalentemente dal nostro organismo. Noi possiamo solo supportarlo quando non ce la fa più. Si spera prevalentemente che il nostro organismo debelli il virus da solo, diciamola tutta. Le terapie antivirali sono sperimentali su questo virus e impariamo giorno dopo giorno il suo comportamento. Stare al domicilio sino a che peggiorano i sintomi non cambia la prognosi della malattia.

Ora però è arrivato quel bisogno di posti letto in tutta la sua drammaticità. Uno dopo l’altro i reparti, che erano stati svuotati, si riempiono a un ritmo impressionante. I tabelloni con i nomi dei malati, di colori diversi a seconda dell’unità operativa di appartenenza, ora sono tutti rossi e al posto dell’intervento chirurgico c’è la diagnosi, che è sempre la stessa maledetta: polmonite interstiziale bilaterale.

Ora, spiegatemi quale virus influenzale causa un dramma così rapido. Perché quella è la differenza (ora scendo un po’ nel tecnico): nell’influenza classica, a parte contagiare molta meno popolazione nell’arco di più mesi, i casi si possono complicare meno frequentemente, solo quando il VIRUS, distruggendo le barriere protettive delle nostre vie respiratorie, permette ai BATTERI, normalmente residenti nelle alte vie, di invadere bronchi e polmoni, provocando casi più gravi.

Il Covid-19 causa una banale influenza in molte persone giovani, ma in tanti anziani (e non solo) una vera e propria SARS, perché arriva direttamente negli alveoli dei polmoni e li infetta rendendoli incapaci di svolgere la loro funzione. L’insufficienza respiratoria che ne deriva è spesso grave e dopo pochi giorni di ricovero il semplice ossigeno che si può somministrare in un reparto può non bastare.

Scusate, ma a me come medico non tranquillizza affatto che i più gravi siano prevalentemente anziani con altre patologie. La popolazione anziana è la più rappresentata nel nostro Paese e si fa fatica a trovare qualcuno che, sopra i 65 anni, non prenda almeno la pastiglia per la pressione o per il diabete. Vi assicuro, poi, che quando vedete gente giovane che finisce in terapia intensiva intubata, pronata o peggio in ECMO (una macchina per i casi peggiori, che estrae il sangue, lo ri-ossigena e lo restituisce al corpo, in attesa che l’organismo, si spera, guarisca i propri polmoni), tutta questa tranquillità per la vostra giovane età vi passa.

E mentre ci sono sui social ancora persone che si vantano di non aver paura ignorando le indicazioni, protestando perché le loro normali abitudini di vita sono messe “temporaneamente” in crisi, il disastro epidemiologico si va compiendo.

non esistono più chirurghi, urologi, ortopedici: siamo unicamente medici che diventano improvvisamente parte di un unico team per fronteggiare questo tsunami che ci ha travolto. I casi si moltiplicano, arriviamo a ritmi di 15-20 ricoveri al giorno, tutti per lo stesso motivo. I risultati dei tamponi ora arrivano uno dopo l’altro: positivo, positivo, positivo.

Improvvisamente il pronto soccorso è al collasso. Le disposizioni di emergenza vengono emanate: serve aiuto in pronto soccorso. Una rapida riunione per imparare come funziona il software di gestione del pronto soccorso e pochi minuti dopo sono già di sotto, accanto ai guerrieri che stanno al fronte della guerra.

La schermata del PC con i motivi degli accessi è sempre la stessa: febbre e difficoltà respiratoria, febbre e tosse, insufficienza respiratoria, ecc… Gli esami, la radiologia sempre con la stessa sentenza: polmonite interstiziale bilaterale, polmonite interstiziale bilaterale, polmonite interstiziale bilaterale. Tutti da ricoverare. Qualcuno già da intubare e va in terapia intensiva. Per altri invece è tardi…

La terapia intensiva diventa satura, e dove finisce la terapia intensiva se ne creano altre. Ogni ventilatore diventa come oro: quelli delle sale operatorie che hanno ormai sospeso la loro attività non urgente diventano posti da terapia intensiva che prima non esistevano.

Ho trovato incredibile, o almeno posso parlare per l’HUMANITAS Gavazzeni (dove lavoro), come si sia riusciti a mettere in atto in così poco tempo un dispiego e una riorganizzazione di risorse così finemente architettata per prepararsi a un disastro di tale entità. E ogni riorganizzazione di letti, reparti, personale, turni di lavoro e mansioni viene costantemente rivista giorno dopo giorno per cercare di dare tutto e anche di più.

Quei reparti, che prima sembravano fantasmi, ora sono saturi, pronti a cercare di dare il meglio per i malati, ma esausti. Il personale è sfinito. Ho visto la stanchezza su volti che non sapevano cosa fosse, nonostante i carichi di lavoro già massacranti che avevano. Ho visto le persone fermarsi ancora oltre gli orari a cui erano soliti fermarsi già, per straordinari che erano ormai abituali. Ho visto una solidarietà di tutti noi, che non abbiamo mai mancato di andare dai colleghi internisti per chiedere: «Cosa posso fare adesso per te?». Oppure: «Lascia stare quel ricovero, che ci penso io».

Medici che spostano letti e trasferiscono pazienti, che somministrano terapie al posto degli infermieri. Infermieri con le lacrime agli occhi, perché non riusciamo a salvare tutti i parametri vitali di più malati contemporaneamente, rivelano un destino già segnato.

Non esistono più turni, orari. La vita sociale per noi è sospesa.

Io sono separato da alcuni mesi, e vi assicuro che ho sempre fatto il possibile per vedere costantemente mio figlio anche nelle giornate di smonto notte, senza dormire e rimandando il sonno a quando sono senza di lui. Ma è da quasi due settimane che volontariamente non vedo né mio figlio né miei familiari, per la paura di contagiarli e di contagiare a sua volta una nonna anziana o parenti con altri problemi di salute. Mi accontento di qualche foto di mio figlio, che riguardo tra le lacrime, e di qualche videochiamata.

Perciò abbiate pazienza anche voi che non potete andare a teatro, nei musei o in palestra. Cercate di aver pietà per quella miriade di persone anziane che potreste sterminare. Non è colpa vostra, lo so, ma di chi vi mette in testa che si sta esagerando, e anche questa testimonianza può sembrare proprio un’esagerazione per chi è lontano dall’epidemia.

Ma per favore, ascoltateci, cercate di uscire di casa solo per le cose indispensabili. Non andate in massa a fare scorte nei supermercati: è la cosa peggiore perché così vi concentrate ed è più alto il rischio di contatti con contagiati che non sanno di esserlo. Ci potete andare come fate di solito. Magari se avete una normale mascherina (anche quelle che si usano per fare certi lavori manuali) mettetevela. Non cercate le ffp2 o le ffp3. Quelle dovrebbero servire a noi e iniziamo a far fatica a reperirle. Ormai abbiamo dovuto ottimizzare il loro utilizzo anche noi solo in certe circostanze, come ha recentemente suggerito l’OMS in considerazione del loro depauperamento pressoché ubiquitario.

Eh sì, grazie allo scarseggiare di certi dispositivi io e tanti altri colleghi siamo sicuramente esposti nonostante tutti i mezzi di protezione che abbiamo. Alcuni di noi si sono già contagiati nonostante i protocolli. Alcuni colleghi contagiati hanno a loro volta familiari contagiati e alcuni dei loro familiari lottano già tra la vita e la morte.

Siamo dove le vostre paure vi potrebbero far stare lontani. Cercate di fare in modo di stare lontani. Dite ai vostri familiari anziani o con altre malattie di stare in casa. Portategliela voi la spesa per favore.

Noi non abbiamo alternativa. È il nostro lavoro. Anzi quello che faccio in questi giorni non è proprio il lavoro a cui sono abituato, ma lo faccio lo stesso e mi piacerà ugualmente finché risponderà agli stessi principi: cercare di far stare meglio e guarire alcuni malati, o anche solo alleviare le sofferenze e il dolore a chi, purtroppo, non può guarire.

Non spendo, invece, molte parole riguardo alle persone che ci definiscono eroi in questi giorni e che fino a ieri erano pronti a insultarci e denunciarci. Tanto ritorneranno a insultare e a denunciare appena tutto sarà finito. La gente dimentica tutto in fretta.

Non siamo nemmeno eroi in questi giorni. È il nostro mestiere. Rischiavamo già prima tutti i giorni qualcosa di brutto: quando infiliamo le mani in una pancia piena di sangue di qualcuno che nemmeno sappiamo se ha l’HIV o l’epatite C; quando lo facciamo anche se lo sappiamo che ha l’HIV o l’epatite C; quando ci pungiamo con quello con l’HIV e ci prendiamo per un mese i farmaci che ci fanno vomitare dalla mattina alla sera. Quando apriamo con la solita angoscia gli esiti degli esami ai vari controlli dopo una puntura accidentale sperando di non esserci contagiati.

Ci guadagniamo semplicemente da vivere con qualcosa che ci regala emozioni. Non importa se belle o brutte, basta portarle a casa.

Alla fine cerchiamo solo di renderci utili per tutti. Ora cercate di farlo anche voi però: noi con le nostre azioni influenziamo la vita e la morte di qualche decina di persone. Voi con le vostre, molte di più.

Per favore condividete e fate condividere il messaggio. Si deve spargere la voce per evitare che in tutta Italia succeda ciò che sta accadendo qua”.

Daniele Macchini

chiusura negozio per contrastare la diffusione del coronavirus COVID 19 (marzo 2020)

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    marzo 10, 2020 alle 8:23 am

    Grazie, DOTTORI.
    Serena vita a tutti. Quando si dice…Humanitas…
    🙂

  2. donatella
    marzo 10, 2020 alle 9:58 am

    Grazie con tutto il mio cuore

  3. marzo 10, 2020 alle 2:52 pm

    a Mamoiada.

    “Quando si presenta un pericolo che minaccia la salute di tutta la comunità bisogna mettere da parte i propri interessi ed agire per il bene comune”.

    A.N.S.A., 10 marzo 2020
    Paese sardo del Carnevale chiude locali.
    Serrande abbassate in 13 bar e quattro ristoranti: https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/03/10/paese-sardo-del-carnevale-chiude-locali_e794f707-18bc-48b6-a789-eddc441936d3.html

  4. marzo 10, 2020 alle 2:58 pm

    con ordinanza Presidente R.A.S. n. 5 del 9 marzo 2020 (https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_819_20200309230644.pdf) è stabilito l’obbligo di restare in isolamento nei luoghi di domicilio e di denunciare alle autorita’ sanitarie il luogo ove si puo’ essere, in qualunque momento, rintracciati,

    L’obbligo e’ retroattivo di 14 giorni: vi sono tenuti anche tutti coloro che si sono trasferiti in Sardegna, generalmente nelle case al mare, prima dell’ordinanza n. 4 dell’8 marzo 2020 (https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_819_20200308144935.pdf + allegato)..

    • Occhio nudo
      marzo 10, 2020 alle 4:28 pm

      L’obbligo sarà pure retroattivo ma, se non ci sono controlli, rimarrà senza alcun effetto. Chi abita in località turistiche lo sa bene, perché lo vede, questa gente, irresponsabile ed egoista, gira tranquillamente per le strade dei paesi, con somma strafottenza e arroganza. Ma, forse, non si fa nulla perché a molti fanno comodo, anche se portano malattie, in fondo spendono nei supermercati, nei bar, e tanti sardi in nome dei soldi si venderebbero pure la mamma, la nonna e il gatto.

  5. marzo 10, 2020 alle 5:50 pm

    A.N.S.A., 10 marzo 2020
    Coronavirus: cosa fare e cosa no, il vademecum del governo.
    Ok ad acquisti ma solo di stretta necessità (come le lampadine di ricambio se fulminate). E’ possibile l’assistenza a ad anziani non autosufficienti: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/03/10/coronavirus-cosa-fare-e-cosa-no-il-vademecum-del-governo_6cf017c7-92e8-4adc-8b87-b66d4041dbf0.html

  6. marzo 10, 2020 alle 6:52 pm

    “Sono 1.004 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 280 in più di ieri”.

    A.N.S.A., 10 marzo 2020
    Coronavirus: 8.514 malati, superati i 10mila contagiati. Fontana di Trevi off limits.
    Stop assembramenti e campionato. Scuole chiuse, bar aperti fino 18: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/10/coronavirus-inasprimento-delle-misure-tutta-italia-zona-protetta_aa46fb2c-5508-4e91-84e2-e277b4fa13c0.html

  7. marzo 11, 2020 alle 6:03 pm

    A.N.S.A., 11 marzo 2020
    Coronavirus, l’Oms dichiara la pandemia.
    Fontana: ‘Chiudiamo tutto’. Replica Conte: ‘Valutiamo’: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/11/coronavirus-nuove-misure-governo.-lombardia-chiudere-tutto_6297725e-1db1-4c6d-89c4-fa86bd633135.html

    ——————-

    Coronavirus: Rezza, 14 giorni cruciali per l’andamento dei casi.
    ‘Per questa settimana mi aspetto un aumento dei contagi’. IL PUNTO DALLE REGIONI: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/11/coronavirus-rezza-14-giorni-cruciali-per-landamento-dei-casi_77532d15-3b0e-483a-b44d-9c6f2366509d.html

    ———————–

    Sindaco Codogno, nostro modello funziona.
    Passerini, nuovi casi in calo ma non vuol dire fine emergenza: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/11/sindaco-codogno-nostro-modello-funziona_9382199f-a62d-4181-9142-8c14672457a2.html

    —————–

    Coronavirus: a Bologna tutti al parco.
    In centinaia sui prati dei Giardini Margherita: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/11/coronavirus-a-bologna-tutti-al-parco_fac63463-3fca-4cd1-a107-e186ed8186b0.html

    ———————–

    Coronavirus: in fila per un tampone, sputa sui sanitari.
    Era stanco di aspettare. Medico e infermiere ora in quarantena: https://www.ansa.it/campania/notizie/2020/03/11/in-fila-per-tampone-sputa-su-sanitari_2734bbd3-0e31-4d06-9b22-5853049e43af.html

  8. marzo 11, 2020 alle 6:05 pm

    A.N.S.A., 11 marzo 2020
    da Nord a Sardegna, 11mila autodenunce.
    Primi dati caricati sulla piattaforma informatica della Regione: https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/03/11/da-nord-a-sardegna-11mila-autodenunce_151c63b6-bad0-4a12-9f45-6e4afca3623e.html

  9. marzo 11, 2020 alle 6:09 pm

    Milano e la Lombardia ne hanno bisogno…

    A.N.S.A., 11 marzo 2020
    Vescovo Milano prega Madonnina.
    Delpini, ‘Conforta coloro che più soffrono’: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/11/vescovo-milano-prega-madonnina_3af08578-8b94-4694-93f0-5be3a830201f.html

  10. marzo 11, 2020 alle 6:12 pm

    un amministratore pubblico che dice tutto e il contrario di tutto…

    da L’Unione Sarda, 11 marzo 2020
    CAGLIARI. L’appello di Truzzu: “Chiudiamo tutto per 15 giorni, serve uno sforzo ulteriore”.
    Il sindaco si è detto soddisfatto delle risposta dei cagliaritani davanti all’emergenza: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2020/03/11/l-appello-di-truzzu-chiudiamo-tutto-per-15-giorni-serve-uno-sforz-136-996445.html

  11. marzo 12, 2020 alle 10:54 pm

    A.N.S.A., 12 marzo 2020
    Tra rientri e ‘fughe’ 13mila in Sardegna.
    Aumentano le autodenunce su piattaforma online della Regione: https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/03/12/tra-rientri-e-fughe-13mila-in-sardegna_c14e0791-ca1c-4122-9ab7-39e23f4da32f.html

  12. marzo 13, 2020 alle 2:46 pm

    da Sardinia Post, 13 marzo 2020
    Coronavirus, turista gira in incognito. Scoperto dopo la caduta dallo scooter: https://www.sardiniapost.it/cronaca/coronavirus-turista-gira-in-incognito-scoperto-dopo-la-caduta-dallo-scooter/

  13. marzo 13, 2020 alle 6:46 pm

    A.N.S.A., 13 marzo 2020
    Coronavirus, Borrelli: ‘Quasi 15mila i malati, 1266 i decessi’.
    250 vittime in un solo giorno. Il numero maggiore di casi in Lombardia, in Emilia Romagna in Veneto e Piemonte. Stesso andamento per il numero dei decessi: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/13/coronavirus-milano-ipotesi-padiglione-in-fiera.-a-genova-una-nave-ospedale_5f37d377-da59-425e-a5a5-4114ef8b1c63.html

  1. marzo 17, 2020 alle 1:12 am

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