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Bambini in gabbia, delinquenti al governo.


Immagini che non hanno bisogno di commenti.
Gli Stati Uniti d’America pretendono di essere considerati gli alfieri della libertà e della democrazia nel mondo.
Così dimostrano solo di avere delinquenti al governo, anche se ogni tanto sono costretti a far marcia indietro.

Stefano Deliperi

 

 

 

immigrants

immigrati all’arrivo a New York salutano la Statua della Libertà (inizio ‘900, foto d’epoca)

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  1. Angelo62
    giugno 21, 2018 alle 9:49 am

    Teniamo alta l’attenzione anche in casa nostra. I primi proclami del nuovo governo sono decisamente preoccupanti .

  2. capitonegatto
    giugno 21, 2018 alle 11:18 am

    Gli americani se lo sono scelto e ….le critiche su questo ed altro ci sono …ma sono molto blande, e anzi in alcuni casi e’ stato applaudito per aver indotto alcuni ( dazi,nucleare ) a piu’ miti consigli. Solo che a furia di fare il duro non si capisce dove si va a finire !!

  3. giugno 21, 2018 alle 11:53 am

    Una vergogna! Come si può sopportare tutto questo?!?!?!

  4. Riccardo Pusceddu
    giugno 21, 2018 alle 3:34 pm

    Ma non c’e’ nessuno in questo sito che capisce che gli USA stanno subendo una vera e propria invasione di gente che non ha niente a che vedere con la loro cultura? Perche’ invece che prendersela con Trump non ve la prendete con i genitori dei bambini che li usano per entrare illegalmente negli Stati Uniti?
    Basta con questo buonismo gratuito anche qui in Italia!

    • giugno 21, 2018 alle 4:12 pm

      una cosa è respingere alla frontiera gli immigrati clandestini, ben diverso è mettere in gabbia dei bambini separandoli dai loro familiari.

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 21, 2018 alle 6:12 pm

        Piu’ si continua con questo buonismo a tutti i costi piu’ i bambini verranno considerati meno e trattati peggio.
        Ma perche’ non ve la prendete con in genitori dico io? Per esempio se sono cosi disperati perche’ fanno tanti figli se non li possono mantenere e rischiano di passare la frontiera illegalmente. Ma lo sapete che il Giappone li affonda i clandestini, prima che sbarchino? Ma gli USA sono fin troppo buoni a metterli solo in gabbia per un po’!

      • giugno 21, 2018 alle 10:23 pm

        ma quale “buonismo”: come già detto, una cosa è respingere alla frontiera gli immigrati clandestini, ben diverso è mettere in gabbia dei bambini separandoli dai loro familiari.
        Queste cose le hanno già fatte i nazisti, ma evidentemente non è bastato per imparare qualcosa…

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 22, 2018 alle 1:02 am

        Infatti, non abbiamo imparato niente che 2 razze molto diverse non si integrano e si scannano a vicenda oppure una scanna l’altra (e gli Ebrei erano quasi Tedeschi, geneticamente parlando mentre i Centro Americani non hanno, la maggior parte di essi, quasi niente in comune ne geneticamente ne culturalmente – che poi e’ la stessa cosa).
        Certo respingerli alla frontiera sarebbe la cosa piu’ giusta ma e’ contro il diritto internazionale fare cosi senza un processo per stabilire se l’invasore e’ un rifugiato oppure no. Quindi… viviamo in un mondo senza senso dove appunto non abbiamo imparato niente dagli stermini del passato.

      • giugno 22, 2018 alle 6:40 am

        ..e quindi vanno messi in gabbia…

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 22, 2018 alle 3:49 pm

        Si ma non da soli ma con i loro genitori se ne hanno oppure da soli per evitare che fuggano.

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 22, 2018 alle 3:52 pm

        Veramente non ho seguito la vicenda questa volta quindi non capisco perche’ li separino dai genitori, che mi sembra una crudelta’ non necessaria. Dovro’ documentarmi meglio ma e’ solo che non ho molto tempo stavolta. Oberato di lavoro.

    • Angelo62
      giugno 21, 2018 alle 4:23 pm

      Caro Riccardo
      cosa intendi per cultura degli USA ? e’ di stamattina la notizia che la maggioranza , hai letto bene “maggioranza” , della popolazione USA non è wasp (white anglosaxon protestant) . In interi stati del sud USA si stampano quotidiani in lingua spagnola e vi sono canali televisivi in spagnolo . Gli USA odierni sono una formazione storica scaturita da mescolamento e fusione continuo di popolazioni di mezzo mondo , li arrivate per disperazione e in ricerca di fortuna compresi molti nostri connazionali .
      Ora affrontare il fenomeno , epocale , delle migrazioni mettendo in gabbia i bambini……………..beh trai tu le conclusioni.

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 21, 2018 alle 6:17 pm

        Esattamente, una vera e propria invasione favorita dalle elites e subita dalla classe media e lavoratrice di origine europea. Gli USA odierni non sono mescolati affatto! Ma di che parli? Non hanno neppure integrato i negri ancora! E quelli parlano pure l’inglese, figuriamoci i centroamericani che parlano a volte solo spagnolo.
        I nostri connazionali non si erano arroccati a parlare l’italiano. Invece si sono integrati e adesso i loro discendenti in italiano dicono solo “capisce” haha.

    • Angelo62
      giugno 22, 2018 alle 3:42 pm

      Mettendo insieme i tuoi commenti ne risulta un quadro chiaro del tuo pensiero in merito alla drammatica situazione al confine tra USA e Messico, ma che penso riterrai valido anche per l’Italia/Europa di oggi :

      1) le razze esistono e vanno tenute separate geograficamente
      2) la genetica conta come la storia e la cultura di una singola persona o di un gruppo
      3) esiste un complotto che spinge i poveri a migrare verso i paesi ricchi per far impoverire la classe media di questi paesi.
      4) i migranti in genere sono invasori

      Ti informo che è ‘ roba vecchia si usava nei circoli intellettuali e politici di circa 100 anni fa in Europa e ha funzionato da carburante per i disastri del 1° e 2* conflitto mondiali con annessi genocidi.

      Ora , per fortuna, queste idee sono generalmente considerate Immorali, Inaccettabili, antiscientifiche, prive di ogni fondamento, ecc ecc.
      Sono idee che se tradotte in politiche operative diventano portatrici di sciagure nelle quali tutti , sottolineo tutti , vanno al macello e ci perdono (è già successo in Italia e altrove).
      Detto questo mi rendo conto che stanno , queste maledette idee, attecchendo di nuovo nella società occidentale, purtroppo ! Non dovremmo cascarci ma invece , come dici tu dalla storia non impariamo e i disastri futuri li stiamo costruendo ora ……..

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 25, 2018 alle 3:14 pm

        A parte il primo punto e meta’ del secondo, si… e’ quello che penso ma non solo.
        E’ facile dare dell’immorale a qualcuno e dire che siccome queste cose sono successe in passato, non dovrebbero piu’ succedere perche’ siamo tutti piu’ buoni, ammesso che accogliere gente del terzo mondo nella nostra razza sia una cosa buona a priori.
        E poi della storia si possono fare letture diverse. Quella buonista non mi illude piu’ sia perche’ porta ad atteggiamenti di rivolta verso un’etica accettabile e sia perche’ peggiora in generale la qualita’ del genere umano.

  5. giugno 21, 2018 alle 10:17 pm

    da La Stampa, 21 giugno 2018
    Melania Trump visita a sorpresa il confine Usa-Messico: “Cosa posso fare per i bambini?”
    La first lady in una struttura di accoglienza: «Porto sostegno e raccolgo consigli per arrivare al ricongiungimento con le famiglie»: http://www.lastampa.it/2018/06/21/esteri/melania-trump-visita-a-sorpresa-il-confine-usamessico-cosa-posso-fare-per-i-bambini-xo4UHrsaRUeLRtf5Mz4k9M/pagina.html

  6. giugno 22, 2018 alle 2:56 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 21 giugno 2018
    Usa, dividere le famiglie migranti dal Messico si è rivelata scelta disastrosa. Ecco perché Trump si è dovuto piegare.
    Il presidente ha dovuto cedere alle pressioni dei repubblicani, timorosi per gli effetti che la politica delle separazioni alle frontiere avrebbe potuto avere sulle elezioni di midterm. E’ però indubbio che la firma sull’ordine esecutivo è per lui una sconfitta gravissima, politica e di immagine. (Roberto Festa): https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/21/usa-dividere-le-famiglie-migranti-dal-messico-si-e-rivelata-scelta-disastrosa-ecco-perche-trump-si-e-dovuto-piegare/4441690/

    __________________________________

    da La Stampa, 22 giugno 2018
    A New York nel centro segreto del governo tra i bimbi strappati ai genitori migranti.
    Ad Harlem vengono inviati i figli degli irregolari arrestati. Per riportarli nella struttura, dopo essere stati a scuola, gli nascondono il volto. (Paolo Mastrolilli) (http://www.lastampa.it/2018/06/22/esteri/a-new-york-nel-centro-segreto-del-governo-tra-i-bimbi-strappati-ai-genitori-migranti-vTymzDqrA43TcmKAyuwzDL/pagina.html)

    Sono passate da poco le cinque del pomeriggio, sul tratto meno nobile di Park Avenue che attraversa East Harlem, quando la porta laterale dei Cayuga Centers si apre. Esce un gruppo di sei bambini, tutti col volto coperto da una kefiah bianca e rosa, accompagnati da una signora che nasconde la faccia calandoci sopra la visiera di un cappellino da baseball. Vergognandomi un po’ di me stesso li seguo, perché è il mio mestiere, e provo a fare qualche domanda, prima in inglese e poi in spagnolo. Le testoline si voltano appena, chiedendosi probabilmente chi diavolo sono e cosa cavolo voglio da loro, ma continuano a camminare in silenzio. La signora, anche lei senza rispondere, li fa salire sopra un minivan nero su cui spariscono.

    Senza dover scendere in Texas, la tragedia dei figli degli immigrati illegali separati dai loro genitori ci ha raggiunti anche qui, nella città più ricca e avanzata del mondo. In gran segreto, all’insaputa dello stesso sindaco de Blasio, l’amministrazione Trump ha trasferito a New York almeno 350 di questi bambini, alimentando il sospetto che le vittime della «tolleranza zero» ai confini siano molte più delle 2300 ammesse finora dal governo. Il più piccolo aveva 9 mesi, e 239 di loro sono ancora accuditi dai Cayuga Centers, un’organizzazione non profit per l’assistenza degli orfani e dei bambini abusati, che ha ricevuto 40 milioni di dollari da Washington per partecipare a questa operazione. La mattina vengono qui a scuola, e la sera tornano negli ostelli o dalle famiglie adottive che li ospitano.

    «Questi – si difende il presidente Edward Hayes – sono bambini dolci e vulnerabili, che non meritano di essere terrorizzati. Sono incredibilmente eroici, e noi li curiamo. Direi che sono il tipo di ragazzi di cui oggi avrebbe bisogno l’America, e con ciò probabilmente mi sono messo nei guai, perché ho violato il contratto col governo che mi obbligava a tacere».

    Mantenere il segreto.
    Tacere perché questa tragedia doveva restare segreta, proprio allo scopo di evitare la reazione di condanna che ha costretto Trump a fare marcia indietro. Ma ora che il presidente ha firmato il decreto per mettere fine alle separazioni delle famiglie, con cui sfruttava questi bambini a scopi politici ed elettorali, la loro odissea è finita? «Assolutamente no», risponde José Xavier Orochena, avvocato di una donna guatemalteca di 32 anni, Yeni, i cui tre figli sono finiti qui. «La mia cliente – spiega Orochena – era scappata dal suo Paese perché temeva per la loro vita, a causa delle violenze delle gang che controllano l’America centrale. È stata arrestata un mese fa in Texas, mentre attraversava il confine con i suoi tre figli di 10, 8 e 5 anni. Ora lei è rinchiusa in un centro di detenzione in Arizona, aspettando il processo, mentre i bambini sono stati portati qui. Da allora non ha più potuto sentirli: è da un mese che non si parlano. I figli non sanno neppure dove sia la madre, e che fine abbia fatto. Io sono il suo avvocato e ho chiesto di contattarli, ma mi hanno negato il permesso. Yeni ha dei parenti immigrati legali nella Carolina del Nord, che sarebbero disposti ad ospitare lei e i suoi bambini, ma le pratiche per farlo sono troppo complicate e quindi il governo le vieta di trasferire almeno i figli».
    La cosa più incredibile è che Yeni rischia di perderli per sempre: «Il tre luglio – denuncia Orochena – la mia cliente avrà la prima udienza del processo per aver varcato il confine illegalmente, secondo la politica della “tolleranza zero” decretata dal ministro della Giustizia Sessions. È solo il passo iniziale, che non risolverà nulla. Nel frattempo abbiamo fatto la richiesta d’asilo, ma è separata dal procedimento penale e richiederà mesi per essere espletata. A breve, invece, un giudice minorile sarà chiamato a determinare il futuro dei tre bambini: affermerà che sono stati abbandonati dai genitori e li darà in adozione. Io, se verrò informato dell’udienza, andrò a spiegare che non è vero: la madre esiste, li ama, ma è in prigione. Il giudice allora dirà che vuole conoscerla e fisserà un’udienza. Lei non potrà presentarsi, perché nel frattempo o sarà ancora detenuta, oppure sarà stata espulsa dagli Stati Uniti senza i figli, a meno dell’improbabile caso che le accordino prima l’asilo. Quindi non potrà venire in tribunale a New York, il giudice certificherà che i bambini sono stati abbandonati, e li darà legalmente in adozione. Yeni a quel punto perderà ogni diritto sui figli, perché il giudice minorile di New York non è coordinato con i magistrati dell’immigrazione in Arizona. Fine della storia. Li perderà per sempre».

    L’ultima speranza.
    L’avvocato resta aggrappato ad un’ultima speranza: «Chiederò che Yeni venga rilasciata sotto cauzione, affinché possa venire qui per l’udienza. Se però non gliela concederanno, o imporranno un costo insostenibile, non vedrà mai più i suoi bambini. E in questa situazione ci sono centinaia di madri e padri divisi dai figli, che non sanno neppure dove sono finiti, perché comunque il decreto firmato da Trump non è retroattivo e non stabilisce alcuna prassi per gestire le separazioni già avvenute in segreto».
    Fuori dai Cayuga Centers incontro Philip Johnson, un insegnante elementare di East Harlem che è venuto a protestare: «Avevo notato questi bambini che nessuno conosceva, e mi chiedevo chi fossero. Ora ho capito». Quindi si ferma, mi prende per un braccio, e continua: «Ma siamo diventati matti? Questo è un trauma che li segnerà per tutta la vita. Immaginate un piccolo di 5 o 6 anni che viene strappato con la forza alla madre, trasferito in una città dove non era mai stato prima, e seguito da adulti che non conosce. Non ha idea di dove siano finiti i genitori, non ci parla da due mesi, e si chiede perché lo hanno abbandonato. E poi ci stupiremo se questi bambini diventeranno criminali o tossicodipendenti? Non pensate che reagiranno comportandosi nello stesso modo in cui li abbiamo trattati noi? Sono solo poveracci in cerca di una vita migliore, come la stragrande maggioranza dei cittadini americani, venuti qui per lo stesso motivo: perché ci accaniamo contro di loro? Va bene far rispettare le leggi, ma quanti cittadini americani di oggi discendono da persone entrate illegalmente nel Paese, magari un secolo fa?».
    Il maestro Johnson si scalda: «L’odio razziale ci acceca. Gli Usa sono una nazione grande come un continente, con 350 milioni di abitanti e l’economia più ricca del mondo. Davvero la nostra emergenza principale sono 12 milioni di illegali ispanici, di cui il 99% sono persone oneste venute qui a fare lavori che gli americani non vogliono più? Usiamo tutta la forza della legge contro spacciatori e criminali, ma non esiste una maniera meno crudele di rispondere al sogno di disperati che in fondo cercano solo un’esistenza decente, come abbiamo fatto tutti noi? O siamo diventati matti, oppure abbiamo completamente perso la coscienza dei nostri valori». In effetti viene da chiedersi quale sia la differenza sostanziale tra Yeni e Mary Anne MacLeod, la madre di Trump emigrata dalla Scozia nel 1930 per fuggire alla miseria, a parte il fatto che Mary era anglosassone e quindi socialmente più accettabile a New York.

    Intanto la porta dei Cayuga Centers si riapre. Adesso escono sei bambini con i volti coperti da maschere di cartone, come fosse Halloween o Carnevale. Stavolta proprio non me la sento di inseguirli con le mie inutili domande, mentre si avviano obbedienti verso un destino che nessuno conosce.

  7. giugno 27, 2018 alle 2:52 pm

    A.N.S.A., 27 giugno 2018
    Usa, giudice ordina di riunire famiglie.
    Entro 30 giorni, 14 se bimbi hanno meno di 5 anni. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/06/27/usa-giudice-ordina-di-riunire-famiglie_c68e7676-5b69-4427-a68b-70cfb640f017.html)

    LOS ANGELES (USA), 27 LUG – Un giudice della California ha ordinato alle autorità di frontiera degli Stati Uniti di riunire le famiglie separate entro 30 giorni. E se i bambini hanno meno di 5 anni, devono essere ricongiunti ai genitori entro 14 giorni dall’ordinanza, rilasciata ieri sera.
    Il giudice distrettuale statunitense Dana Sabraw ha emesso a San Diego l’ordine nell’ambito di una causa intentata dall’American Civil Liberties Union, una ong che difende i diritti civili e le libertù individuali. La causa riguarda una bambina di 7 anni che è stata separata dalla madre congolese e un ragazzo di 14 anni che è stato separato dalla madre brasiliana. Sabraw ha anche emesso un’ingiunzione nazionale sulle future separazioni familiari, a meno che il genitore non sia ritenuto inadatto. Più di 2.000 bambini sono stati separati dai loro genitori nelle ultime settimane e collocati in rifugi sotto il controllo del governo.

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