Ecco le Fake News!


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Internet, quel web che oggi costituisce ormai la fonte d’informazioni più utilizzata, è piena di fake news, è piena di balle, di notizie false, di bugie.

Sono tanti i motivi e i metodi per inventare le notizie false.

Spesso rispondono a motivazioni di carattere politico-sociale o economico.

Qualche volta si viene anche falsamente accusati di aver diffuso fake news, come nel caso delle proposte normative sarde in tema di urbanistica o delle autorizzazioni per i tagli boschivi nella riserva naturale romana di Decima – Malafede: in questi casi, parlano atti e fatti.

Ma c’è un sito web di grande importanza per conoscere le notizie sparate su internet e certificate come fake news: il sito Commissariato online della Polizia di Stato le riporta con una sintetica analisi.

Un po’ di sano repulisti fa solo bene!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

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(disegni da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    febbraio 28, 2018 alle 1:10 am

    Ho dato un’occhiata al sito Commissariato Online e purtroppo la maggiorparte delle notizie false riportate sono quelle messe in circolazione dalla destra o da simpatizzanti di destra. Il vecchio modo della sinistra di fare il lavaggio del cervello alla gente: scoprendo le bugie degli altri senza toccare le loro.

    • Mara
      febbraio 28, 2018 alle 10:34 am

      Applauso a scena aperta per Riccardo!

    • febbraio 28, 2018 alle 10:48 pm

      le balle sono balle, chiunque le racconti 🙂

      • Riccardo Pusceddu
        febbraio 28, 2018 alle 11:43 pm

        Le balle sono balle, chiunque le racconti ma c’e’ dell’altro e mi sorprende che tu non lo colga o piuttosto faccia finta di non coglierlo.

      • marzo 1, 2018 alle 6:29 am

        la Polizia di Stato opera su segnalazione delle “balle” sul web per le attività di verifica: chiunque – tu stesso – può segnalare le “balle sinistrorse” 😉

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        febbraio 28, 2018 alle 11:43 pm

        … visto che non sei nato ieri. 🙂

      • marzo 1, 2018 alle 6:30 am

        ..e neppure tu 😊 inizia a segnalarle.

  2. Carlo Forte
    febbraio 28, 2018 alle 3:46 pm

    Oh Grig…..

  3. Carlo Forte
    marzo 1, 2018 alle 10:55 am

    A volte mi chiedo(il mio oh non voleva essere offensivo))se ci sei o ci fai con la legge,sempre fedele…Sai bene che i controlli non partono per tutti,lo dimostrano gli interventi mirati o a disastro avvenuto.Si trovano piantagioni di Maria imboscate nella foresta Amazzonica,ma gli alberghi abusivi li troviamo a lavori finiti e le fabbriche inquinanti continuano a smaltire veleni in aria,terra e mare,i poligoni a giocano alla guerra e ci lasciano i terreni invasi dai loro giocattoli rotti.Così salviamo capra e cavoli e tutti lavorano…….o nò?

    • marzo 1, 2018 alle 3:15 pm

      tutto questo è molto bello, ma non puoi dirlo a chi da parecchi anni combatte concretamente farabutti e scempi mettendoci la faccia 🙂
      Senza offesa, ma se fossero ben di più le persone a rimboccarsi le maniche, magari anche solo per fare qualche fotografia di inquinamenti vari, non saremmo giunti a questa situazione.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 1, 2018 alle 4:14 pm

        Tanto di cappello al GrIG per quello che fa, naturalmente. Nel mio piccolo faccio il possibile ma mi aspetterei un po piu’ imparzialita’ da parte tua, per esempio quando attacchi le centrali eoliche e termodinamiche e non riservi lo stesso trattamento a quelle termoelettriche che ogni giorno scaricano la loro CO2 in aria e rendono questo nostro ancora bellissimo pianeta sempre meno bello e vario.

      • marzo 1, 2018 alle 7:24 pm

        bisogna esser piuttosto distratti per fare affermazioni come questa oppure voler diffondere proprio fake news 😛

        Basta farsi un giro in questo blog per vedere quante volte e come il GrIG si sia occupato di centrali con combustibili “tradizionali” o gasdotti.

        Buona serata!

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 1, 2018 alle 10:13 pm

        Haha, non voglio diffondere fake news soprattutto su di te Stefano, che ammiro tantissimo anche se molte volte la pensiamo in modo diametralmente opposto.
        Fatto sta pero’ che da quando sto frequentando il tuo sito non ho visto lo stesso accanimento che hai contro le centrali termodinamiche ed eoliche. Che so, magari qualche manifestazione per la chiusura di una centrale termoelettrica oppure degli articoli sul loro effetto deleterio. Magari ne hai fatto in precedenza, non so. Se e’ questo il caso allora retifico anche se confermo che da alcuni anni a questa parte ho notato una marcata parzialita’ in proposito. O magari sono io quello parziale e noto solo i casi che dimostrano la mia tesi, haha. Un po’ come quelli che credono negli oroscopi.
        Naturalmente ho potuto constatare uno schieramento durissimo nei confronti della rete metanifera anche se ahime’ soprattutto quella installata sulla dorsale appenninica. In Sardegna mi pare niente. Sicuramente nessun comitato locale o manifestazioni regionali contro la rete metanifera isolana, una reliqua di un passato che avremmo dovuto gia’ lasciarci alle spalle.

      • marzo 1, 2018 alle 10:44 pm

        c’è parecchia roba sul metano anche in Sardegna, dal progetto Galsi agli attuali progetti di dorsali metanifere.
        Le manifestazioni qui contano poco, anche perchè in Sardegna c’è un atteggiamento sostanzialmente di ampia disponibilità.
        C’entrano gli atti e siamo fra i pochissimi ad averne fatti.
        Quando hai tempo, fatti un giro nel blog 🙂

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 4, 2018 alle 8:50 pm

        Non ho notato una disponibilità molto ampia per le centrali termosolari però. E poi manifestare e uno degli °atti° più efficaci, soprattutto in Sardegna.

      • marzo 4, 2018 alle 10:45 pm

        se credi che sia così opportuno, vieni qui e organizza una manifestazione, allora.
        Quanto alle centrali solari l’abbiamo detto allo sfinimento: sono impianti industriali e vadano a farle in aree industriali.

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 4, 2018 alle 11:12 pm

        Tu hai detto: “… anche perchè in Sardegna c’è un atteggiamento sostanzialmente di ampia disponibilità.°A cosa ti riferivi?

      • marzo 4, 2018 alle 11:30 pm

        all’arrivo del metano. Qui non c’è mai stato e in tanti (aziende, privati, ecc.) lo attendono, soprattutto per abbattere i costi.

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 4, 2018 alle 11:39 pm

        Capisco e non capisco. Ma a te il metano sta bene o no? Tu credi o no nel regime di libera concorrenza?

      • marzo 4, 2018 alle 11:40 pm

        “libera concorrenza” di che? Ognuno si fa il suo gasdotto?

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 5, 2018 alle 1:25 am

        Libera concorrenza tra le centrali a combustibili fossili (metano compreso ovviamente, sebbene meno inquinante del carbone) e quelle termodinamiche e eoliche.

      • marzo 5, 2018 alle 6:36 am

        dovresti sapere che non esiste in Italia (ma nemmeno nell’Unione Europea) un mercato dell’energia completamente”libero”. Ci sono, per esempio, regimi di essenzialità e incentivi di varia misura.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 5, 2018 alle 12:10 pm

        I propietari delle centrali termoelettriche sono liberi inprenditori però. Magari incentivati in vario modo ma pur sempre dei privati. Come lo sono anche gli imprenditori/speculatori dell’energia solare ed eolica. Insistere sul fatto che questi ultimi debbano costruire le loro centrali in aree industriali significa favorire i primi che invece non necessitano di vaste estensioni di terra o di siti particolarmente ventosi )che possono o no trovarsi in aree industriali) per le loro centrali e quindi possono permettersi di acquistare appezzamenti in aree industriali. Col tuo approccio favorisci le centrali a combustibili fossili e condanni quelle a energia rinnovabile a non aprire mai.

      • marzo 5, 2018 alle 3:31 pm

        non si favorisce proprio nessuno, le centrali termoelettriche sono realizzate in aree industriali.
        E nelle aree industriali di Porto Torres, di Macchiareddu, di Ottana, di Portoscuso ci sono sole e vento.
        Non diciamo boiate, please.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 5, 2018 alle 11:52 pm

        Ma sei tu semmai che dici boiate! Oppure non capisci proprio! Eppure non e’ difficile vedere la differenza tra l’area necessaria ad una centrale termosolare e quella per una centrale termoelettrica! Lo sai quanti ettari sono necessari per rendere una centrale termosolare una cosa con un senso? Centinaia! Le centrali termoelettriche invece sono molto più compatte perchè l’energia del carbone e concentrata a differenza di quella solare. Per quanto riguarda le pale eoliche, infatti a Macchiareddu le hanno istallate ma non in tutte le aree industriali soffia il vento che c’è a Macchiareddu.

      • marzo 6, 2018 alle 6:36 am

        ..se é per quello le hanno installate anche a Portoscuso e le stanno installando anche a Porto Torres…dove – incredibile – c’è vento 😊
        Mentre ci sono centinaia di ettari di zone industriali già infrastrutturate e libere per installare centrali solari.
        É la realtà, non fesserie. Ed è sotto gli occhi di tutti.
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 6, 2018 alle 9:21 am

        Quelle aree industriali libere sono troppo care e condannerebbero qualsiasi initiativa di centrale termosolare al fallimento ancora prima di cominciare. Ma vedo che stiamo un po’ uscendo dal tema dell’articolo quindi mi fermo quì, anche per non ripetere sempre le stesse cose che tu comunque non sembri capire ma ho voluto tentare ancora una volta perchè sei troppo intelligente per non capire simili considerazioni di elementare buon senso. L’idea che mi sono fatta di te in merito alle centrali termosolari è che per farla breve non te ne frega granchè che non vengano fatte.
        Un saluto.

      • marzo 6, 2018 alle 2:58 pm

        ne abbiamo già parlato mille volte.
        Nessuno, pur tenuto per legge, ha tirato fuori i costi reali e documentati dell’acquisizione di aree industriali per realizzare quegli impianti industriali che sono le centrali solari termodinamiche.
        Oltre incentivi e certificati verdi, magari vorrebbero anche le aree gratis, alla faccia di qualsiasi rischio d’impresa.
        Ti sei fatto un’idea errata, a me non piace che si facciano speculazioni: porte aperte alle centrali solari in aree industriali.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        marzo 6, 2018 alle 11:48 pm

        Dissento cordialmente e la finiamo qui, almeno fra noi due. Se qualcuno dei tuoi lettori volesse approfondire l’argomento e fare le proprie considerazioni allora riprendo volentieri.
        Buona serata.

      • marzo 7, 2018 alle 6:50 am

        abbiamo idee diverse 😊

        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

  4. M.A.
    marzo 7, 2018 alle 12:34 pm

    Se mi è concesso dire la mia questo sarà uno dei futuri temi dell’ambientalismo 2.0. Nell’era del green economy, tutto ciò che include termini che rimandano al “verde”, all'”energia pulita”, alle fonti “rinnovabili” indirettamente, o meglio automaticamente, diventano lecite. Per me non è così. Così come l’animalismo è un movimento che nasce in contrapposizione agli allevamenti intesivi, l’ambientalismo, parere personale, dal punto di vista antropologico, è un movimento che nasce in risposta al progresso industriale e sociale basato sulle devastazioni ambientali. Hai voglia di andare a sponsorizzarmi determinati tipi di benefici anche economici, se si esce fuori da questi binari. Diversamente ambientalismo, o ecologismo che dir si voglia, non potrà sposare mai la politica del green economy perchè andrebbe contro la propria natura. Se mi sponsorizzi energia pulita derivanti da parchi eoloci o dal termodinamico o centrali a biomasse, ma tutto ciò sottraendo ulteriore suolo, in un mondo abbondantemente mutilato dal verde pubblico, in termini etici non è tanto diverso dal tipo di progresso che la DC ha venduto negli anni 60 in risposta del quale poi è nato l’ambientalismo. La green economy si potrebbe sposare con l’ecologismo, se e solo se, si trova un compromesso sui valori. E’ facile speculare sui suoli agricoli o su pascoli incolti per trasformarli in parchi energetici, costano meno delle aree industriali. Ma oggi, a livello ambientale, quegli incolti hanno una importanza maggiore rispetto all’energia pulita. Anche raggionando in termini di costi-benefici utilizzare aree industriali dismesse avrebbe un suo perchè. Il termodinamico necessità di una costante manutenzione dei pannelli. Eventuali costi di smaltimento, poi, sono elevati. Inoltre messi “ad minchiam” in aperta campagna, specialmente in estate da noi possono essere una potenziale fonte di incendi, come se non bastassero in Sardegna. Scendendo a Cagliari.lungo la 131, ma un pò ovunque nell’ hinterland, è pieno di capannoni industriali dismessi, falliti, costruiti (chissà magari con fondi pubblici) e mai utilizzati, e oggi abbandonati. Fosse per me, obbligherei a coloro che hanno costruito di rimuovere tetti e pareti dei fabbricati lasciando solo le fondamenta. Ciò che non può esaudire la mia richiesta, potrebbe farlo invece farlo la politica sfruttando incentivi della UE. La base di questi capannoni potrebbe essere utilizzata per questi fini, ossia per la costruzione di parchi eolici e termodinamici. Ormai esistono, e la loro esistenza implica una sotrrazione di suolo agricolo, ma potrebbe essere utilizzata dunque per questi fini. Il tutto avrebbe un suo perchè. Sul cemento non cresce l’erba, non scoppiano incendi, sarebbe più facile automatizzare le manutenzioni etc etc. Solo in questi termini è ipotizzabile un matrimonio tra green economy e ecologismo. Diversamente l’ambientalismo mandare a quel paese parte dei valori per cui è nato, perdendo tanta credibilità.

    • Riccardo Pusceddu
      marzo 8, 2018 alle 1:15 am

      L’ambientalismo, parere personale, è dannoso nel lungo termine, allo stesso ambiente che si prefigge di tutelare se non si sposa al progresso tecnologico o chiamiamolo pure industriale (termine un pò desueto). E il progresso tecnologico è altrettanto dannoso se non si sposa col rispetto della natura.
      Tale rispetto però dev’essere il frutto di un compromesso e non un dogma assoluto.
      Il dogma assoluto è sopravvivere alla morte del nostro sole, tra 5 miliardi di anni.
      E ancora prima di quell’evento irrevocabile dobbiamo fare i conti con il riscaldamento globale che rappresenta una minaccia di gran lunga superiore all’uso dei terreni agricoli, incolti o meno che siano.
      Il riscaldamento globale si portà fermare solo con le energie rinnovabili quindi il compromesso è quello di sacrificare una parte di codesti terreni e salvare o perlomeno mitigare i danni del riscaldamento globale che è appena agli inizi.
      Ai rischi di possibili incendi non ci credo molto perchè si tratterebbe di istallazioni molto costose e quindi super vigilate a differenza della maggiorparte dei boschi.
      L’idea dei capannoni dismessi oltre che essere impraticabile (chi costringerebbe i proprietari ad abbatterli e a rimuovere le macerie senza che gli si paghi per questo?) non mi sembra buona per 2 motivi:
      1- è un peccato perchè potrebbero essere usati per altro visto che per costruirli ci sono voluti un mucchio di soldi e si è provocato moltissimo inquinamento per i materiali e il loro trasporto sul luogo.
      2- le fondazioni non corrisponderebbero ai punti in cui sarebbe necessario farle per sostenere gli specchi.
      Io credo in questi valori dell’ambientalismo e non a quelli limitatamente etici e supremi della difesa ad oltranza di qualcosa in un luogo mentre provoca una distruzione ben maggiore a livello globale.

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