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Basta con le deroghe per la macellazione religiosa!


Il D.M. 11 giugno 1980 (pubblicato nella G.U. n. 168 del 20 giugno 1980) autorizzò una specifica deroga alla normativa di derivazione comunitaria (direttiva n. 74/577/CEE sull’obbligo di stordimento prima della macellazione e legge n. 439/1978 di recepimento) in favore della macellazione rituale islamica (halal) ed ebraica (kosher).

Il quadro normativo è stato modificato dal decreto legislativo n. 333/1998 e, soprattutto, dal regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio (art. 4, comma 4°) che consente una deroga generalizzata all’obbligo di stordimento preventivo in caso di macellazione rituale, in quanto le disposizioni “non si applicano agli animali sottoposti a particolari metodi di macellazione prescritti da riti religiosi, a condizione che la macellazione abbia luogo in un macello”.

Il dialogo con le comunità religiose islamiche ed ebraiche non ha portato, finora, a passi concreti.

Il risultato è visibile in questo video realizzato dall’associazione Animal Equality Italia.

Inutili crudeltà, spesso una punta di sadismo.

E’ ora che qualsiasi deroga sia definitivamente accantonata.  Basta.

Quanta crudeltà nel nome abusato di Dio…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

A.N.S.A., 5 dicembre 2017

Video shock di agnelli macellati con rito religioso.  Girato con telecamere nascoste da ong in provincia di Viterbo.

L’associazione animalista internazionale Animal Equality ha diffuso un video girato in un macello di ovini e caprini in provincia di Viterbo. Il macello è una delle 200 strutture italiane in cui, grazie a una deroga concessa da un regolamento Ue, è permesso per motivi religiosi di macellare gli animali senza previo stordimento. Le immagini sono ottenute tramite l’installazione di telecamere nascoste.

Nel video si vedono operatori che sgozzano in modo sistematico animali coscienti; operatori che gonfiano con un compressore animali ancora vivi; animali lasciati ad agonizzare per minuti; operatori che prendono a calci gli animali senza motivo; operatori che strattonano gli animali per una sola zampa o per la coda, con il rischio di spezzargliela; operatori che lanciano bruscamente in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro; operatori che trascinano le capre afferrandole violentemente per le corna.

Animal Equality Italia lancia una petizione rivolta al Parlamento italiano e ai Ministri delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e della Salute, Beatrice Lorenzin, perché siano introdotte pene per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento e perché venga rinforzato il sistema di controlli. Viene richiesta anche l’installazione obbligatoria di telecamere a circuito chiuso in tutte le strutture di macellazione.

La petizione domanda inoltre che venga abolita, in via graduale ma definitiva, qualunque forma di deroga allo stordimento, seguendo l’esempio di Stati come Svezia, Danimarca, Polonia e Belgio.

 

Bombo (gen. Bombus) su Girasole

(foto M.F., archivio GrIG)

 

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  1. Pietro Antonio De Paola
    gennaio 4, 2018 alle 10:59 am

    Questa è la vera indole dell’uomo! Solo per questo già meriterebbe di scomparire dalla faccia della terra…! L’articolo andrebbe diffuso capillarmente per smuovere le coscienze di tanti increduli ed indifferenti. Grazie intanto per il vostro lavoro. Pietro A. De Paola

  2. Mara
    gennaio 4, 2018 alle 11:05 am

    Lasciare il lavoro di macellazione a dei sadici è come quando li promuovevano Kapò nei campi di concentramento. Io la petizione l’ho firmata, anche se non ho avuto il coraggio di guardare il video. Questo è il link per firmare http://www.animalequality.it/video-macello-agnelli/ – Non occorre diventare vegetariani, basta un po’ di rispetto per i nostri parenti animali, e se non viene naturale…bisogna imporlo con durissime sanzioni.

    • Mauro
      gennaio 4, 2018 alle 7:05 pm

      Il non essere vegetariano o, meglio, vegano non si concilia col rispetto per gli animali.

      • Mara
        gennaio 4, 2018 alle 9:05 pm

        Questa affermazione dovresti spiegarla adeguatamente, meglio ancora… documentarla, se no è solo uno dei tanti slogan che non servono a nulla.

  3. M.A.
    gennaio 4, 2018 alle 11:17 am

    Buongiono Grig, ma qual’è l’approccio empatico che utilizzate per redigere questi articoli? Tanto per capire, pare che stiate mandano il messaggio del nutrirsi con compassione, senza sofferenza, come se ciò fosse possibile. La morte compassionevole in Natura non esiste. Tanto la morte è più violenta tanto risulta più rapida ed indolore anche per i meccanismi biochimici ormonali che scandiscono le varie fasi, basti prendere come esempio la predazione. Tanto la morte risulta più lenta invece tanto è più prolungata l’agonia. In termini di sofferenza che differenza c’è se quell’agnello viene sgozzato dalla lama di un coltello oppure dagli artigli affilati del lupo? Perchè per quanto riguarda l’uomo risulta immorale l’uccisione dell’agnello senza opportuno stordimento, mentre per la predazione del lupo su quell’agnello capace di provare stesse emozioni e sentimenti, si tende invece a bypassare il tutto come destino naturale? Per me è un controsenso, Oh vale per tutti o non vale per nessuno. E’ come se l’uccidere previo stordimento rendesse meno brutale la morte, e riuscissimo ad accettare meglio. Detto ciò noi andiamo a vedere la macellazione islamica ed ebraica, ma avete mai fatto un giro nelle migliaia di ovili presenti in Sardegna? L’agnello per Natale o Pasqua che tanti sardi acquistano direttamente dal produttore negli ovili sardi come pensate che venga macellato, con l’uso di pistola captiva o pinze dedite allo stordimento prima dell’ iugulazione? Mah. Io da sardo, in passato ho assistito alla macellazione di tutti gli animali da cortile. Mia nonna non usava lo stordimento per macellare la gallina o il coniglio. Del coniglio ricordo una morte istantanea con un colpo secco dietro la nuca. L’agnello veniva appeso a testa in giù e dopo un taglio della giugulare la morte sopraggiungeva rapidissima, subito dopo veniva praticato un taglio lungo la gamba posteriore con l’ausilio di un ferro si creava una camera d’aria e gonfiato con la bocca, come un palloncino, per far si che la pelle si staccasse dalla carne. L’unico animale che veniva stordito è il maiale. L’animale appositamente legato ad una pianta, opponeva resistenza e rimaneva immobile. Un colpo in testa con un martello da 10 kg, l’animale sveniva e subito dopo essere stato appeso da un sistema di carrucole e iugulato con la donna che mischiava il sangue ancora caldo onde evitare che si formassero i grumi per preparare il sanguinaccio. Ricordo tutto questo, perchè veniva vissuto come una festa. Ahahahah per molti di voi sembrerà la descrizione di una puntata di “Orrori da gustare”, ma sono sicuro che ancora oggi tutto ciò viene praticato da chi possiede allevamenti amatoriali. Penso che islamici ed ebrei vivano tutto ciò come noi sardi e siano abbastanza restii ad abbandonare tutto ciò in nome di una falsa ipocrita etica o moralità.

    • Occhio nudo
      gennaio 4, 2018 alle 6:28 pm

      M.A. ma non eri tu ad averci raccontato la favola dell’etica dell’uccisione degli animali celebrata con la caccia? Mi pare ci sia una notevole differenza tra un colpo secco dietro la nuca e le atrocità della macellazione rituale. Quella che tu chiami falsa ipocrita etica o moralità è semplice evoluzione della specie, presa di coscienza da parte dell’essere umano di non essere l’unico essere vivente del Creato e quindi di non avere il diritto di torturare gli altri abitanti di diverse specie. La vera ipocrisia è richiamare le tradizioni che più ci aggradano e ci vanno comode, tralasciando le altre, altrimenti dovresti andare in giro con un gonnellino di pelle di capra e usare arco e frecce per procacciarti il cibo, allora sì saresti veramente coerente. Naturalmente, buona caccia, sempre 🙂

      • M.A.
        gennaio 4, 2018 alle 7:57 pm

        Occhio Nudo ti ricordo che tu parli con un antispecista, so benissimo che l’essere umano non sta su un piedistallo ed è parte in essere del progetto Natura con il suo ruolo come gli altri animali. Sappi che oer ciò che mi rigurada esiste un’ etica anche nella morte. Esiste una morte in cui si da possibilità di fuga all’animale, in cui la sua stessa fuga è alimentata dall’ adrenalina (ormone lotta o fuggi) che serve per far si che la preda non senta fino in fondo il dolore innescato da artigli, canini o dal canto nostro il piombo. Stessa cosa che ci capita durante gli incidenti stradali: siamo talmente carichi di adrenalina che ancora non sentiamo i dolori di un banale colpo di frusta, ma emergono quando l’ormone si attenua. Le prede sono programmate biologicamente per diventare cibo per un predatore ergo anche il momento della morte è scandito ormoni. Se ti può interessare la selvaggina dopo lo sparo, agonizza ben poco, almeno che non sia ferita di striscio. Spesso muore per cardiopatie dettate dalla paura. Questa “morte dolce” che avviene in Natura è ben lontana dalla morte derivante della macellazione sarda (come può un animale aver paura del suo carnefice se è una figura conosciuta dalla nascita e per anni giorno dopo giorno quell’uomo è stato la fonte del suo nutrimento?). Se come ho detto questa morte dolce è ben lontana dalla macellazione tradizionale, con la macellazione industriale, questo tipo di morte è distante anni e anni luce. Apro e chiudo una parentesi sul Vegan, Recentemente stavo leggendo come la nostra società che possiede questa coscienza superiore, e si erge dall’alto della sua etica, ultimamente con il suo bel portafoglio pieno, accantoni l’uso della carne ma ricerca di trarre una buona fonte proteica da altri cereali come per esempio uno tra tanti la quinoa. Mi ha colpito sapere che questi semi di quinoa utilizzati come nutriente in Bolivia e in Perù, a causa dell’enorme richiesta che noi essere empatici ultimamente effettuiamo nella grande distribuzione, abbia subito un rincaro dei prezzi. Il peruviano o il boliviano, con una disponibilità economica limitata si ritrovi a pagare un prodotto di prima necessità 2 volte tanto. Beh è pur sempre una scelta etica, ma poca umana. Tranquilli stiamo risolvendo il problema con gli insetti, anche se io continuerò a preferire la carne! 🙂

  4. Mara
    gennaio 4, 2018 alle 4:52 pm

    Senti, M.A., lasciamo perdere le tue descrizioni dal vivo, ma tu mi pare.. sai leggere vero? Qui non si tratta di pochi secondi per sgozzare un agnello – anche se per lui sono sicuramente tremendi – qui:
    “operatori che gonfiano con un compressore animali ancora vivi; animali lasciati ad agonizzare per minuti; operatori che prendono a calci gli animali senza motivo; operatori che strattonano gli animali per una sola zampa o per la coda, con il rischio di spezzargliela; operatori che lanciano bruscamente in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro; operatori che trascinano le capre afferrandole violentemente per le corna.”

    E se questo non ti turba affatto, mi dispiace per te, sei gravemente carente di empatia e dovresti rifletterci un poco. Sempre che tu conosca l’esatto concetto implicito nel termine. Giuro che nonostante la totale divergenza di opinioni mi stavi simpatico, ma il troppo è troppo. Non sono affatto felice di assistere alla predazione di un lupo, ma sto dalla sua parte. Lui deve mangiare e questa è una legge di natura. Ma la crudeltà gratuita che sfocia nel sadismo di molti, troppi operatori dei macelli è INAMMISSIBILE. Siamo umani, sappiamo pensare, vero?

    • M.A.
      gennaio 4, 2018 alle 7:16 pm

      Ciao Mara, lungi da me perdere la tua simpatia, specialmente dopo tutte le diatribe avute in questi anni. Credimi, stiamo parlando di due cose differenti. Non giustifico in nessun modo la crudeltà del video. Io parlavo puramente della macellazione ebraica e islamica, che niente di diverso hanno con i rituali e modi di macellazione tradizionale sarda, specialmente a livello locale e amatoriale. La mia condanna è nei confronti della morte compassionevole degli animali da macello detta dalla nostra elevazione spirituale e morale. In Natura non esiste, ed è una nostra ca……ta della nostra società occidentale, figlia del politicamente corretto e delle sue frange perbeniste che emergono ogni giorno nella vita comune. E’ il tentativo più disparato di una società che non vuole rinunciare a nutrirsi di carne,ergo di morte, ma allo stesso tempo è combattuta e cerca di abbellire il tutto. Ciò che vedi nel video è il frutto dell’industrializzazione della morte. Sia che sia una macellazione religiosa o tradizionale è il frutto di una morte industriale a scopo di lucro. Quando l’uomo imbastardisce ciò che avviene in natura per assicurarsi la bistecca nel piatto, emerge tutta la sua natura malata. Ciò che vedi non è tanto diverso da ciò che capita in tantissimi altri mattatoi. Già da tempo io avevo dato una mia interpretazione a tutto ciò. A livello tradizionale e amatoriale, in Sardegna, benchè la morte non fosse compassionevole, c’era molto rispetto per l’animale che veniva macellato. Non ho mai visto nessuno prendere a calci un animale prima di ammazzarlo. L’esperienza della morte è pesante, specialmente per chi deve applicarla su un animale che ha visto nascere, e a cui sono state dedicate delle risorse in termini di tempo e di denaro. Ma la morte in quei contesti, faceva parte di un ciclo produttivo. Avveniva in determinati periodi dell’anno, saltuariamente. Chi lavora nei mattatoi invece e a stretto contatto per lunghi periodi all’anno durante la morte, La morte è una catena di montaggio. L’operatore è ogni giorno a stretto contatto con l’animale che deve uccidere. Dopo un pò di tempo dall’osservazione degli animali che macella, impara a riconoscere le varie reazioni (belati, tremore, tentativi di fuga) degli animali nelle diverse tappe della macellazione. Chi è empaticamente normale non può non avere delle reazioni a tutto ciò, e una delle prime reazioni è quello di non vedere più l’ animale come essere senziente avente dignità e la personalità (pollo, agnello, vitello o coniglio che sia) ma come un semplice oggetto. Se prendi una scatola a calci o se la sballotti a destra a manca, sai che non stai facendo niente di male, di conseguenza se tratti l’agnello o qualsiasi altro animale come una scatola sai che non stai facendo nulla di male. Se a lungo andare non dovessi trattare quell’animale come una scatola allora si rischia di far male a se stessi. Dimmi ciò che vuoi, ma per me che sono carnivoro convinto, fino al midollo, che negli anni mi sono costruito la mia etica, lo spirito della macellazione tradizionale e come si vive la caccia (che è una morte assai più etica di ciò che sto descrivendo qui) non è minimamente paragonabile a questo schifo con cui si nutre l’80% della società che si dichiara onnivora.

      • Mara
        gennaio 6, 2018 alle 6:07 pm

        Ciao M.A. ti faccio un “regalo”: leggi Butcher’s Crossing, di John Edward Williams. Qualcosa mi dice che lo apprezzerai, nonostante il folle massacro di bisonti, la caccia è fantasticamente descritta. Un istinto primordiale che contiene in se’ una sua epica nobiltà. Attento però al finale…. Mentre leggevo mi è capitato di pensare ai tuoi numerosi scritti in difesa della caccia. Williams è un grande scrittore, ma non cambio lo stesso idea. Buon Anno a te e Buona Caccia.

  5. M.A.
    gennaio 8, 2018 alle 2:01 pm

    Ciao Mara, scusa se ti rispondo ora al commento. Che dire, non ho mai letto quel libro e ti ringrazio del suggerimento, e credimi lo metterò all’apice della mia lista dei prossimi libri da leggere. In questo campo, sei stata una delle utenti del blog che tutt’ora grazie ai nostri battibecchi mi sei servita in questi anni per la costruzione della mia etica personale su questo argomento. Con gli anni ho imparato a spogliare quell’aspetto ludico ricreativo della caccia e la sto vivendo con il solo scopo di godere di emozioni. In me, come penso in molti altri cacciatori, vi è quell’istinto atavico. Pertanto non sono una persona che si paga 300 euro di porto d’armi, per trovare il passatempo della domenica, in sostituzione alle uscite pomeridiane negli ipermercati, i centri di ritrovo, i bar, a canto o a ballo oppure allo stadio. O ancora trascorrere domeniche in solitaria lontani da contesti familiari difficili. Sono un cacciatore perchè il cacciare mi da emozioni e fa parte della mia personalità. Una serie di emozioni che il solo fotografare (cosa che faccio a caccia chiusa) non mi da. Il sentire il latrato dei segugi dentro il rovo che cacciano il coniglio, mi anima, non so come spiegartelo meglio. Più volte mi sono messo nei panni di quel coniglio, e mi sono chiesto :”chissà come si sarà sentito in quel momento!?” e più volte tornando a casa dal calduccio delle mie coperte mi sono ritrovato a pensare :”quel coniglio ieri stava pascolando come tutte le notti in un prato, e stanotte invece è nel mio freezer!”. Mi dispiace quando uccido una coniglia incinta, per il semplice motivo che la prossima stagione avrei avuto conigli in più per godere di emozioni. Ma ormai partoriscono sempre, in virtù anche di queste stagioni climaticamente “impazzite”, in virtù della conservazione della specie non causo danni. Mi domando ancora tutto questo sarà giusto? Mi sono sempre risposto che quel coniglio durante la predazione si sarebbe sentito così come se lo stesso atto fosse stato compiuto non da un uomo, ma da una volpe, un rapace, un gatto o un cane randagio. Mi sono detto che se probabilmente quel coniglio non fosse nel mio freezer, sarebbe dentro lo stomaco di un altro animale. Mi sono anche chiesto se tra me o un altro animale chi avesse più diritto a quel pezzo di carne. Risposta? Da antispecisti, entrambi io e la volpe abbiamo gli stessi diritti alla vita e alla nutrizione. La volpe. Certo io posso rifugiarmi nel cibo spazzatura, ma vedendo ancora quel video, beh quel buon coniglio, è oro per i miei denti. Scelgo cosa mangiare. Caccio con intelligenza. Vado dove so che posso attuare un prelievo sostenibile. Non vado a cacciare colonie già colpite da epizoozie, ma vado ad effettuare un prelievo dove le colonie sono abbondanti, e dove so che la mia azione serve alla specie stessa per ridurre il numero ed evitare l’esplosione di epidemie che li sterminerebbe tra atroci sofferenze. Questa vuol dire etica, per quanto mi riguarda. Mia madre è sempre stata una fervida anticaccia. Non sono mai riuscito a farle recepire questo messaggio, o forse si. E forse è un po’ come te, non condanna la mia posizione ma non riesce ad accettarla perchè è una buona d’animo, non accetta la morte e la violenza a prescindere persino quando è naturale e giustificata eticamente. Quel video che ho visto, non solo non lo giustifico, ma è una vera barbarie umana. Se mi dovessi mettere nei panni di un agnello preso a calci, che sente il pianto degli agnelli che ci sono prima, l’odore del sangue o i belati di panico di quelli che stanno per essere sgozzati, beh mi viene la pelle d’oca solo a pensarci. La vera violenza è quella non tanto la morte per sgozzamento che sopraggiunge quasi subito per la forte emorragia. E’ l’attesa del momento la cosa terribile. E’ ciò che mi fa imbestialire è che quell’industrializzazione della morte, come ti ho detto, nutre tantissimi onnivori che si dichiarano contro la caccia e contro i miei ideali.

    • Mara
      gennaio 9, 2018 alle 5:02 pm

      Che dire M.A.? Mi hai convinta, ho già chiesto il porto d’armi e verrò a caccia! 🙂
      Secoli fa ero piuttosto brava al tiro a segno.
      Scherzi a parte mi hai quasi commossa, perché dimostri sensibilità direi rara in un cacciatore. Credo che mi ciberei di sole erbe, latte e uova se dovessi togliere la vita agli esseri viventi. La vita è così bella e breve, credo anche per loro. Non ammazzo neppure i ragni… mi limito a traslocarli delicatamente fuori casa e faccio eccezione solo per mosche e zanzare, ma in questo caso la considero autodifesa sacrosanta. Però mangio la carne, poca e raramente, senza vergogna. Come vedi hai ragione: non c’è coerenza. Però cerco di acquistare animali che hanno vissuto una vita decente, mai nei supermercati. L’Industria dei grandi allevamenti è orribile oltreché inumana e dovrà finire prima o poi.
      Mi spiace per gli insetti che, a quanto pare, saranno le prossime vittime. Per fortuna non ci sarò.
      p.s. Ti dico io come si sentiva quel coniglio: TERRORIZZATO. Ma hai ragione, sarebbe lo stesso se sentisse il fiato della volpe.

      • M.A.
        gennaio 9, 2018 alle 6:47 pm

        Hai ragione, terrorizzato è la parola giusta. Indipendentemente o meno dal fatto che in futuro continueremo ad ottenere la nostra razione proteica nutrendoci di insetti e non più di carne, quel coniglio, quel cinghiale, quella lepre o quella pernice o qualsiasi altro animale selvatico nato per essere una preda, continuerà a sentirsi terrorizzato indipendentemente dal fatto che venga cacciato dall’uomo, perchè biologicamente è destinato a divenire cibo per un predatore. La natura è crudele ma perfetta. Come ho detto il fatto che provino terrore, è la loro salvezza biologica per innescare processi biochimici che allietano la loro morte. I “cattivi” quindi, per come la vedo io, non sono gli uomini cacciatori che causano “terrore”, è la natura bella, perfetta e brutale che stabilisce ciò. Una natura che rispecchia la nostra vita, da tanti descritta come isole di felicità in un mare di disperazione. La vita è bella tanto quanto la Natura, e quanto la Natura può essere crudele e per tanti incomprensibile. Non ho mai negato che gli animali siano essere senzienti, nemmeno i pesci. Nessuno si è mai messo nei panni di un pesce preso all’ amo o in una rete a strascico, credo che dal punto di vista empatico della sofferenza sia tanto brutale quanto il video mostrato, ma tanti eccetto vegani mangiano il pesce. Per questo motivo e per tanti altri che ormai conosci già, non li vedo come oggetti del mio piacere, ma vedo questi animali veramente come cibo, come se vedessi in loro funghi o asparagi, o erbe selvatiche. Ma non nego loro l’essere senzienti, rispetto la loro natura e la loro dignità di animale. Mi schifo davanti all’ ipocrisia onnivoro/animalista che mangia McDonald taglia i testicoli al gatto per detenerlo in un appartamento, ma vede in me un potenziale assassino. Anche la macellazione tradizionale mi ha insegnato tante cose, e ti giuro mi ha empaticamente sensibilizzato in una maniera tale che la caccia non ha fatto, proprio perchè per quanto mi riguarda è naturale in linea con la nostra natura onnivora. Mi è stato insegnato a non macellare i conigli, davanti alle gabbie degli altri animali, perchè capiscono. Quando si macellavano i maialetti si allontanava la scrofa e la si faceva mangiare ghiande, il tutto ciò per distrarla. Sono stato invitato una volta, e ricordo che questa pratica non è stata eseguita per negligenza del proprietario, forse perchè sottovalutava l’aspetto senziente dell’animale. Mentre prendevamo i figli per macellarli, la madre per poco non buttava giù il cancello del recinto. Non riuscivamo a sentirci l’uno con l’altro dalle urla. Quando abbiamo finito e mi sono avvicinato per vederla, ho visto lacrime nei suoi occhi. E’ un ricordo che mi porto a presso e che ha segnato la mia etica. Nonostante tutto mangio ancora il prosciutto fatto in casa, la salsiccia e giudico il tutto parte di una filiera alimentare. Però ho un profondo rispetto e una consapevolezza, giusta o sbagliata che sia, e nel mio piccolo, anche tramite questi blog cerco di diffondere perchè ritengo che il non avere consapevolezza sia una delle cause dei nostri mali. Ricordati una cosa, ogni volta che vedi del sadismo, che ho percepito anche nel mondo agropastorale che non sempre riconosce la sensibilità animale, è sintomo non di ignoranza ma di debolezza. Quell’aspetto che appare “sadico” serve per sdrammatizzare una morte che crea sensi di colpa se non interiorizzata ed elaborata. Il sadismo non è giustificabile, ma è paragonabile al trattare l’animale come oggetto nei mattatoi come ho descritto nell’altro commento. Poche persone si chiedono se tutto ciò sia giusto o sbagliato. In tanti nemmeno si pongono la domanda. Comprano e mangiano per soddisfare una richiesta fisiologica. Chi riesce a darsi una risposta, per placare la propria coscienza, reputando che sia giusto macellare spesso continua a farlo senza sapere nemmeno il perchè, ma lo fa meccanicamente da una vita, così come si fa il formaggio o il pane.
        Buona serata

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