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La Camera dei Comuni britannica odia gli “altri” animali.


Gatto (Felis catus) molto contrariato dopo il voto dell’House of Commons britannica

Secondo l’House of Commons britannica, gli altri animali (altri rispetto all’uomo, a sua volta appartenente alla specie animale Homo sapiens) non sanno provare “dolore o emozioni”.

Così ha deciso nell’ambito del dibattito parlamentare sulla conservazione o abrogazione delle norme derivanti dall’appartenenza all’Unione europea una volta completata la procedura di uscita (Brexit).

313 voti contrari e solo 295 favorevoli, infatti, alla proposta della deputata verde Caroline Lucas tendente a includere nella legislazione britannica la disciplina comunitaria secondo cui gli altri animali sono esseri senzienti.

L’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea afferma chiaramente che gli “animali” sono “esseri senzienti” e come tali vanno considerati nell’ambito dell’intera politica comunitaria.

La decisione della Camera dei Comuni britannica è contraria a ogni evidenza scientifica (oltre che etica) e viene adottata proprio nel Paese dove è stata sottoscritta da un significativo gruppo internazionale di neuroscienziati cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali  (7 luglio 2012) la Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza negli altri animali.

Un penoso passo indietro nella civiltà.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza

Il 7 luglio 2012 un importante gruppo internazionale di neuroscienziati cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali sono riuniti all’Università di Cambridge per riesaminare il sottostrato neurobiologico dell’esperienza cosciente ed i relativi comportamenti negli animali umani e non-umani. Mentre le ricerche comparative su quest’argomento sono naturalmente ostacolate dall’incapacità degli animali non-umani, e spesso umani, di comunicare prontamente e chiaramente riguardo ai propri stati interni, le seguenti osservazioni possono essere date inequivocabilmente:

  • Il campo di ricerca sulla Coscienza si sta evolvendo rapidamente. Sono state sviluppate nuove ricche tecniche e strategie per la ricerca su animali umani e non-umani. Di conseguenza, più dati stanno diventando prontamente disponibili, e questo richiede una periodica rivalutazione dei precedenti preconcetti mantenuti in questo campo. Studi sugli animali non-umani hano mostrato che omologhi circuiti cerebrali correlati all’esperienza cosciente ed alla percezione possono essere selettivamente facilitati ed interrotti per valutare quando essi sono fattualmente necessari per queste esperienze. Inoltre, negli umani, nuove tecniche non-invasive sono prontamente disponibili per sondare i correlati della coscienza.
  • Il sotto strato neurale delle emozioni non appare confinato alle strutture corticali. Difatti, le reti neurali subcorticali eccitate durante gli stati affettivi negli umani sono anche criticamente importanti nella generazione di comportamenti emotivi negli animali. L’eccitazione artificiale delle stesse regioni cerebrali genera corrispondenti comportamenti e stati emotivi sia negli animali umani che non-umani. Dovunque nel cervello uno evochi comportamenti emotivi istintivi negli animali non-umani, molti dei conseguenti comportamenti sono consistenti con gli stati emotivi esperiti, inclusi gli stati interni che sono di ricompensa e punizione. La stimolazione cerebrale profonda di questi sistemi negli umani, può generare analoghi stati affettivi equivalenti. I sistemi associati agli affetti sono concentrati in regioni subcorticali dove abbondano omologie neurali. Giovani animali umani e non-umani privi della neocorteccia conservano queste funzioni mente-cervello. Per di più, i circuiti neurali di sostegno agli stati comportamentali/elettrofisiologici dell’attenzione, sonno e decisione sembrano essere evolutivamente sorti già al tempo della radiazione adattativa degli invertebrati, essendo evidenti in insetti e molluschi cefalopodi (es., polpo).
  • Gli uccelli sembrano offrire, nel loro comportamento, neurofisiologia, e neuroanatomia un impressionante caso di evoluzione parallela della coscienza. Evidenze di livelli quasi-umani di coscienza sono stati osservati in modo più drastico nei pappagalli grigi africani. Le reti emotive ed i microcircuiti cognitivi di mammiferi e uccelli sembrano essere molto più omologhi di quanto precedentemente pensato. Inoltre, alcune specie di uccelli sono state trovare ad esibire schemi neurali del sonno simili a quelli dei mammiferi, incluso il sonno REM e, come dimostrato nel diamante mandarino (Taeniopygia guttata), schemi neurofisiologici che precedentemente si pensava richiedessero una neocorteccia di mammifero. La gazza, in particolare, ha dimostrato esibire impressionanti similitudini con umani, grandi scimmie, delfini, ed elefanti negli studi sull’auto-riconoscimento allo specchio.
  • Negli umani, l’effetto di alcuni allucinogeni appariva essere associato con la rottura dei processi di feedforward e feedback corticali. Interventi farmacologici in animali non-umani, mediante composti conosciuti per gli effetti sul comportamento cosciente negli umani possono portare a simili perturbazioni nel comportamento degli animali non-umani. Negli umani, ci sono prove che suggeriscono che la consapevolezza sia correlata con l’attività corticale, la quale non esclude possibili contributi di pre-elaborazioni subcorticali o corticali precoci, come nella consapevolezza visiva. Le prove che le sensazioni emotive negli animali umani e non-umani emergono da omologhi substrati di reti cerebrali, forniscono la prova convincente della condivisione dei qualia affettivi primordiali.

Si dichiara quanto segue:

L’assenza di una neocorteccia non sembra precludere ad un organismo l’esperienza di stati affettivi. Prove convergenti indicano che animali non-umani possiedono i substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici degli stati consci assieme alla capacità di esibire comportamenti intenzionali. Conseguentemente, il peso delle prove indica che gli umani non sono unici nel possedere i substrati che generano la coscienza. Gli animali non-umani, inclusi tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, compresi i polpi, anch’essi possiedono tali substrati neurologici.”


La Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza è stata scritta da Philip Low e curata da Jaak Panksepp, Diana Reiss, David Edelman, Bruno Van Swinderen, Philip Low e Christof Koch. La Dichiarazione è stata proclamata pubblicamente a Cambridge, UK, il 7 luglio 2012, al Francis Crick Memorial Conference on Consciousness in Human and non-Human Animals, al Churchill College, Università di Cambridge da Low, Edelman e Koch. La Dichiarazione è stata firmata dai partecipanti alla conferenza lo stesso pomeriggio, in presenza di Stephen Hawking, nella Balfour Room all’Hotel du Vin a Cambridge, UK. La cerimonia della firma è stata immortalata da CBS 60 Minutes.

 

 

da La Repubblica, 22 novembre 2017

Parlamento britannico: animali incapaci di provare “dolore o emozioni”.

LONDRA Theresa May voleva ripristinare la caccia alla volpe e ci ha rinunciato solo dopo il suo deludente risultato alle elezioni del giugno scorso, che le ha fatto perdere la maggioranza assoluta in parlamento e l’ha costretta a un fragile governo di coalizione per restare al potere. Ma la premier britannica ha messo egualmente nel mirino gli animali, riuscendo a fare approvare dalla camera dei Comuni un provvedimento che nega loro la capacità di provare “dolore o emozioni”. La risoluzione è passata nell’ambito del dibattito sulla Brexit, in cui i deputati devono adottare, modificare o cancellare dall’ordinamento giudiziario nazionale 40 anni di leggi dell’Unione Europea.

La parlamentare dei verdi Caroline Lucas ha così proposto di inserire nella legislazione britannica la norma Ue secondo cui gli animali “sentono il dolore e le emozioni” in modo simile agli esseri umani. Ma l’iniziativa, su pressioni dei conservatori, il partito di maggioranza relativa, è stata respinta con 313 voti contrari e soltanto 295 favorevoli. Il governo ha sostenuto che gli animali sono già sufficientemente protetti dall’Animal Welfare Act del 2006.

La decisione sta tuttavia suscitando forti polemiche. “È un passo indietro scioccante per i diritti degli animali”, afferma David Bowles, direttore della Rspca, la Protezione Animali britannica. “Soltanto gli animali domestici sono protetti dalle nostre leggi nazionali, che escludono esplicitamente gli animali selvatici e gli animali da laboratorio. Gli animali non sono oggetti. Sono esseri con sensazioni ed emozioni. Occorre una legge che riconosca la loro capacità di soffrire”.

Critiche analoghe arrivano dalla British Veterinary Association: “E’ un fatto estremamente grave”, osserva Gudrun Ravtez, presidente dell’associazione veterinari del Regno Unito. “Riconoscere che gli animali possono soffrire è una pre-condizione per considerarli con rispetto, un principio fondamentale dell’etica scientifica per la protezione degli animali”.

La Gran Bretagna si vanta di essere una nazione che ama gli animali anche più delle altre. Anche per questo il governo si era impegnato a mantenere i più alti standard di protezione e considerazione verso gli animali dopo la Brexit, tenuto conto che l’80 per cento delle leggi britanniche in materia di animali sono attualmente norme europee, destinate dunque a cadere quando il Regno Unito avrà lasciato la Ue.

“Ebbene, i fatti contano più delle parole”, protesta la deputata dei verdi Caroline Lucas.

La regina Elisabetta amerà i suoi cagnolini corgies e i suoi cavalli, ma gli animali, quando questo paese uscirà dall’Europa, non saranno più intitolati a provare emozioni e sofferenze. Si annunciano tempi duri per le volpi e non solo per loro.

 

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Occhio nudo
    novembre 24, 2017 alle 12:29 pm

    Complimenti 😦 bisogna boicottarli

  2. M.A.
    novembre 24, 2017 alle 3:25 pm

    Anche nel mondo venatorio, tra i blog o le differenti riunioni con i compagni di caccia, in merito a questo tema sono sempre stato una voce fuori dal coro. Credo che questo atteggiamento non sia frutto dell’ignoranza del pastore o del cacciatore in generale, ma smentire il fatto che un animale al pari di un uomo abbia la stessa capacità di soffrire o provare dolore, allevi la propria coscienza dal peso dell’uccisione. Io, al contrario, pur uccidendo degli animali e pur giustificando la morte di questi ultimi, mi sono sempre reputato un antispecista. Spesso sono stato accusato di crudeltà perchè non commettevo questi atti con ignoranza, ma con consapevolezza. La crudeltà però è altro. Per l’antispecismo riconoscere la coscienza anche negli altri animali è la base di tutto. I principi Naturali vanno nella stessa direzione dei principi scientifici, proprio perchè la scienza è nata dall’osservazione dimostrabile della Natura. In virtù di ciò, l’aver dimostrato che gli animali possano sviluppare sentimenti o provare emozioni non andrà mai a sovvertire le leggi della natura in cui la morte di un animale rappresenta materia organica e quindi fonte di vita per un altro. Molte persone con cui ho parlato, anche in maniera molto profonda, al fine di sottrarre l’uomo dal diritto Naturale di uccidere per nutrirsi, considerano l’uomo un animale culturale. La volontà o meno di nutrirsi di un animale è semplicemente una scelta , in cui “volontariamente” una persona pur sapendo che l’uccidere e il nutrirsi un animale che prova emozioni e sentimenti rientra nella sfera del suo diritto naturale, in quanto animale onnivoro, sceglie deliberatamente di PRIVARSI di una sua facoltà Naturale. Si parla spesso a sproposito di scelta etica a riguardo del non nutrirsi della morte e della sofferenza di un animale. Ma anche sotto questo profilo come scelta, di etico ha ben poco, è dunque una privazione. Per scelta etica sarebbe stato il seguire ciò prestabilito dal diritto naturale e dimostrato dalla scienza.
    La scelta degli inglesi è puramente una scelta anacronistica e da buon conservatori si sono dimostrati chiusi e ottusi anche nei confronti delle dimostrazioni scientifiche. Salvaguardare l’economia delle industrie della carne con un qualcosa che può sensibilizzare l’opinione pubblica potrebbe far diminuire inesorabilmente i consumi.
    Sono fermamente convinto che sarà la consapevolezza a far si che la gente impari a nutrirsi con la scienza e sopratutto con la propria coscienza (aspetto fondamentale perso in questo modello sociale), in maniera più etica e più compassionevole. In ottica moderna il riconoscimento di un valido principio che andrà a limitare e a punire le morti crudeli degli altri animali, specialmente quelli di affezione è un buon segno di civiltà, ma non potrà mai sovvertire e smentire il diritto naturale dell’uomo onnivoro, e per tanto gli altri animali continueranno ad essere allevati, uccisi e mangiati pur dimostrando che abbiano la capacità di provare emozioni e quindi dei sentimenti. Per me in quanto cacciatore, se l’opinione pubblica riuscirà a far suo questo principio etico, è una vittoria. Nessun altro uomo onnivoro potrebbe rimproverarmi o sbalordirsi del fatto che io con consapevolezza e con diletto possa uccidere un coniglio per nutrirmi e dichiararsi contrario. Perchè?chi si contrario alla caccia e non sceglie la via della privazione, ma si oppone culturalmente al fatto stesso che un uomo possa provocare divertendosi volontariamente con le sue mani, la morte di un altro animale per nutrirsi (animale o pesce che sia), giustificherebbe indirettamente gli allevamenti intensivi e le stragi degli animali nei mattatoi di cui si nutre, oggi chiamate dagli antispecisti Olocausto animale, fenomeno a cui il riconoscimento di questi principi potrebbero mettere finalmente un punto o meglio una fine.

  3. Porico
    novembre 24, 2017 alle 7:52 pm

    M.A. -Si , erano e sono i concetti e le parole di alcuni cari amici cacciatori quando il discorso cadeva su questa problematica. Uccidere per diletto è comunque diverso che uccidere per bisogno di cibo. La realtà è che l’istinto ancestrale alla caccia , in alcuni individui, non è controllabile.

    • M.A.
      novembre 25, 2017 alle 9:25 am

      Buongiorno Porico, come dissi altre volte al GRIG secondo me il “diletto” è solamente un meccanismo intrinseco della predazione. Non ho mai visto nessuno andare a caccia o a pesca o dedicarsi alla raccolta senza provare diletto in ciò che facevano. Senza il diletto, che scaturisce dall’istinto ancestrale a cui ti riferivi, non ci sarebbe predazione. Oggi stiamo uscendo dall’antropocentrismo, principio coltivato per secoli dalla Chiesa Cattolica per entrare nell’ antispecismo. In quest’ottica, eticamente, anche una pratica apparentemente brutale e anacronistica cambia pelle trovando una giustificazione etica. In un momento in cui la scienza sbatte in faccia la cruda verità che gli animali sono portatori di coscienza ed emozioni, gli antropocentrici (vedi gli inglesi) dominatori assoluti della Natura dipingono un attività quale la caccia come l’esaltazione di questo concetto: uomo armato che domina su un essere indifeso. Con la visione antispecista, invece, non vi è più disparità tra un uomo e un altro animale, ma si riconosce ad ogni specie il proprio diritto naturale (riconosciuto dalla scienza) e per tanto l’uomo in questo contesto altro non fa che godersi la sua posizione all’apice (o quasi) della catena alimentare dove gli viene riconosciuto il diritto naturale di uccidere per nutrirsi (cacciatore). È un importante salto culturale in avanti.

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