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Un po’ di “cultura” pedofila afghana.


Afghanistan, bambina torturata

Afghanistan, bambina torturata

 

 

Certe vicende non hanno bisogno di molti commenti.

Questa viene dall’Afghanistan, dove normalmente spose bambine vengono vendute, torturate, uccise.

Per cortesia, piantiamola di parlare di rispetto verso tutte le culture, i modi, le usanze di tutte le società.

Stefano Deliperi

 

 

da Il Corriere della Sera,  23 luglio 2014

Afghanistan, il mullah la stupra nella moschea. Ora la bimba di 10 anni rischia di essere uccisa. (Monica Ricci Sargentini)

Una bambina afgana di 10 anni rischia di essere uccisa dalla famiglia per essere stata stuprata in una moschea da un uomo di cui si fidava ciecamente, il mullah locale. I fatti risalgono al maggio scorso ma solo una settimana fa l’episodio è stato denunciato al New York Times dalle attiviste per i diritti delle donne Women for Afghan Women, un’organizzazione che si batte per proteggere le cittadine del Paese e che viene spesso tacciata di americanismo, perché la bambina, che chiameremo Afia, il 15 luglio è stata riconsegnata dalle autorità alla sua famiglia nonostante in precedenza i genitori avessero minacciato di ucciderla per lavare l’onore perduto.

Hassina Sarwari

Hassina Sarwari

E la donna che più l’aveva protetta la dottoressa Hassina Sarwari (nella foto a sinistra), la direttrice del casa rifugio dove la bambina era stata accolta dopo la violenza, è ora costretta a nascondersi dopo ave ricevuto minacce di morte e medita di lasciare il Paese.

E’ una vicenda triste, quella di Afia, di quelle che è difficile scordare, perché perdono tutti “i buoni”: le autorità che hanno cercato di perseguire l’imam e che sono state costrette a dimettersi, le attiviste e naturalmente la vittima. Tuttora il mullah è ancora libero.

I fatti si svolgono ad Alti Gumbad in un villaggio alla periferia di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Dopo lo stupro Afia sanguina così tanto che rischia di perdere la vita perché non viene portata subito in ospedale, la violenza è stata così brutale da averle causato una fistola, cioè una rottura della parete che separa la vagina dal retto. Nonostante ciò il mullah, Mohammad Amin, interrogato dalla polizia, ammette di aver avuto un rapporto sessuale con la bambina dopo la lezione di Corano ma dice che era consensuale, che pensava che Afia fosse più grande e che aveva risposto alle sue avance. Per riparare al danno fatto si offre di sposare la sua vittima.

Ma la capo dell’ufficio che si occupa delle questioni femminili, Nederah Geyah, si batte per difendere la piccola. Va in tribunale e mostra le foto di Afia in ospedale, uno scricciolo di 18 chili che chiaramente non ha ancora raggiunto la pubertà. In Afghanistan i certificati di nascita sono un lusso per pochi ma i medici attestano chiaramente che la bimba non ha ancora avuto le mestruazioni e la madre assicura che ha solo 10 anni.

Afghanistan, bambina-sposa

Afghanistan, bambina-sposa

Tutto questo non piace agli abitanti del villaggio. La rabbia degli uomini non si riversa contro il colpevole dello stupro ma contro la sua vittima e le sue protettrici. Quando la dottoressa Sarwari, che è una pediatra, si presenta in ospedale per portare via la bambina i vecchi del villaggio cercano di sbarrarle il passo, tra loro ci sono i fratelli, il padre e lo zio della ragazzina. Sarwari riesce a parlare con la zia di Afia che le spiega quello che succedendo: suo marito le aveva ordinato di entrare in ospedale e prendere la bambina in modo che potessero ucciderla e buttarla nel fiume.

Il caso è emblematico di come in Afghanistan sia sempre più difficile difendere le vittime di una violenza. Con il ritiro delle truppe internazionali gli attivisti per i diritti umani vedono venire meno risorse e sostegno: “Nessuno finanzia più i programmi per la nascita di una nuova società civile. E penso che tutti i progressi che abbiamo fatto negli ultimi 13 anni piano piano scompariranno” ha detto Geyal in un’intervista prima delle dimissioni.

I delitti d’onore nei casi di stupro sono comuni in Afghanistan e spesso, per la famiglia della vittima sono più importanti della punizione nei confronti dello stupratore. Secondo alcune Ong ogni anno nel Paese 150 donne vengono uccise per questo motivo, probabilmente il dato è sottostimato.

 

(foto da Il Corriere della Sera, da La Repubblica)

  1. luglio 24, 2014 alle 3:31 pm

    non, non di commenti perchè le parole possono solo essere di forte condanna. Ma c’è bisogno di diffondere le notizie per conoscenza

  2. Carlo
    luglio 24, 2014 alle 3:57 pm

    Occorre che queste notizie corrano su molte gambe, le nostre gambe! Carlo

  3. luglio 24, 2014 alle 6:37 pm

    Bambine e donne vivono nel terrore e nell’orrore. Gli animali allo stato selvaggio hanno regole del branco di livello sociale superiore a quello di queste popolazioni, I governi non hanno alcuna responsabilità?

  4. Occhio nudo
    luglio 24, 2014 alle 9:19 pm

    In attesa che la mentalità e la cultura si evolvano, questi personaggi vanno messi in condizione di non nuocere. Per molto tempo.

  5. Nico
    luglio 24, 2014 alle 9:40 pm

    dobbiamo far girare questa notizia, è il minimo che possiamo fare!

  6. luglio 24, 2014 alle 11:04 pm

    Terribile.

  7. mara
    luglio 27, 2014 alle 3:58 pm

    Impossibile pensarci, tantomeno commentare. Questi dello stupro ai bambini, delle violenze agli anziani e delle torture agli animali sono i principali motivi per cui non credo in nessun dio.

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