Tutela delle alberate a Cagliari, c’è ancora molto da fare.
Il Comune di Cagliari è stato tradizionalmente decisamente poco attento (per non dir altro) alla tutela del verde pubblico.
Ultimamente le cose non sono cambiate.
E’ di questi giorni l’ennesima energica potatura dei Ficus di Viale Regina Elena, davanti al recentemente inaugurato Giardino sotto le mura, dove – per la verità – abbondano più le pietre e il cemento degli alberi.
Il botanico e docente universitario Mauro Ballero avverte ancora: “Potare il ficus, specialmente in questo periodo, significa far sforzare molto le radici, che in questa pianta si trovano in superficie. Si ingrossano e alzano il terreno … Il periodo migliore? Direi che è l’autunno, non certo la primavera inoltrata”.
Eppure si potano i Ficus ora, ancora una volta, come se niente fosse. Senza nemmeno verificare se vi siano nidi, visto l’attuale periodo delle nidificazione dell’avifauna selvatica cittadina.
Dotato di piano del verde piuttosto carente e mai definitivamente approvato, il Comune di Cagliari non ha mai brillato per la tutela del proprio verde pubblico.
La tradizionale premura del Comune di Cagliari verso il proprio verde pubblico è infatti famosa: dagli alberi ad alto fusto della Via Amat (una delle poche vie alberate di Cagliari), deportati per far spazio a un parcheggio interrato privato a fine anni ’90 del secolo scorso, alla scalinata monumentale della Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina, realizzata su un’area di verde pubblico lungo la Via Scano, dal tentativo abortito per la protesta popolare di far piazza pulita degli alberi in Piazza Giovanni XXIII alla recente deportazione delle Jacarandae di Piazza Maxia, fino al taglio di un pino di 40-50 anni senza autorizzazione in zona tutelata con il vincolo paesaggistico presso la scalinata della Basilica di Bonaria “per esigenze televisive” in vista della visita del Papa (settembre 2008).
Fino alla deportazione proposta ma finora scampata dei ficus di Piazza Garibaldi “perché fanno troppa ombra” e al salvataggio solo grazie alla mobilitazione popolare ed ecologista della piccola area verde storica all’incrocio fra Viale Trento e Viale Trieste, minacciata da una rotatoria stradale a fini privati.
Con l’arrivo della nuova amministrazione comunale Zedda si attendeva in proposito un’inversione di tendenza finora non palpabile: il recente (ottobre 2013) taglio di alcuni alberi nel Terrapieno di Viale Regina Elena, parzialmente realizzato e poi sospeso dopo le proteste, operazione avviata senza alcuna informazione pubblica né impellente esigenza, ha riportato a momenti che si sperava definitivamente consegnati al passato.
Nel novembre 2013 i consiglieri comunali Francesca Ghirra (S.E.L.) e Giovanni Dore (I.d.V.) hanno presentato al Consiglio comunale di Cagliari una mozione affinchè il Comune si doti di un regolamento per la tutela e l’incremento del verde pubblico e privato.
In altre città – come Torino, per esempio – è una realtà consolidata da tempo, per Cagliari – e per moltissime altre nostre città e paesi – sarebbe una piccola rivoluzione.
Ma la potatura dei Ficus di Viale Regina Elena a fine aprile fa capire che non è cambiato nulla.
E’, invece, ora di cambiare pagina, in ogni caso la legge n. 10/2013 lo prevede: Cagliari ha bisogno del suo regolamento per la tutela e l’incremento del verde pubblico e privato, ha bisogno di alberi in ogni spazio pubblico libero, a fini ambientali e sanitari, ha bisogno di più alberi e (molte) meno motoseghe.
Così le altre nostre città e paesi.
E’ così difficile rendersene conto?
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra
da L’Unione Sarda, 23 aprile 2014
L’esperto Ballero: «Il periodo migliore è l’autunno».
Danni alle piante? Secondo l’esperto non dovrebbero arrivare. Semmai a fare le spese della potatura primaverile saranno i marciapiedi: «Potare il ficus, specialmente in questo periodo, significa far sforzare molto le radici, che in questa pianta si trovano in superficie. Si ingrossano e alzano il terreno. Avete presente viale Merello?». Mauro Ballero, direttore del Dipartimento di Scienze botaniche dell’Università, non cita un caso qualsiasi: in viale Merello le piante, sempre i ficus, sono stati potati molte volte negli ultimi anni e il risultato è sotto gli occhi di tutti, specialmente quelli degli abitanti. Non c’è un centimetro dei marciapiedi che non sia distrutto. E camminare è un’impresa anche per i giovani con le scarpe da ginnastica. «Il ficus è originario del Borneo, dove piove tutti i giorni, e assume acqua anche dalla chioma. Se si tagliano i rami e le foglie, è costretto a lavorare di più con le radici. Il periodo migliore? Direi che è l’autunno, non certo la primavera inoltrata». Ballero comunque suggerisce una soluzione drastica: «Bisognerebbe avere il coraggio di sostituire gradualmente queste piante. Radici e bacche danno fastidio e creano danni, la chioma se non viene potata toglie completamente la luce ai palazzi vicini. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, purtroppo. Una parte dei ficus potrebbe essere spostata, magari uno ogni tre o cinque, e rimpiazzata con altre piante che hanno meno controindicazioni di questo tipo». M.R.
(foto S.D., archivio GrIG)






In altri tempi.
A pensare, quand’ero direttore del Servizio Parchi e Verde Pubblico (nel 1992 avevo lasciato il posto vacante e qualche anno dopo rifecero il concorso che vinse l’attuale collega agronomo) prevedevo multe salatissime onde evitare le capitozzature o le potature eccessive. Le capitozzature facevano parte delle pratiche tradizionali del servizio comunale. Bloccai subito l’usanza, non solo per motivi estetici. La specie non è per nulla adatta per formare alberate: necessita di spazio sopra e sottoterra, per dirla in breve. Grazie alla scuola torinese, il cui servizio comunale del verde pubblico era un riferimento per tutta Italia, iniziai a mantenere la specie in modo meno drastico. Costava di più: potature minute che richiedevano più tempo in manodopera e piattaforme aeree. Obiettivo: alleggerire la chioma fino al 30% del volume senza svilire l’impalcatura e lasciando ancora un “aspetto da albero”.
Sono sempre dei rimedi che rinviano il problema. Soluzioni alternative? Una sola. Per fortuna, con i debiti accorgimenti, il Ficus si presta all’espianto ed al trapianto in situazioni di dimora più consone. Per esempio in uno dei tanti parchi che abbelliscono la città.
Ricordo che per la potatura sbagliata di alcuni Ficus retusa nel Viale Merello, per fortuna erano ad inizio intervento, sanzionai per circa 40 milioni di lire di allora (1991) l’impresa appaltatrice. Equivaleva praticamente all’utile che avrebbe maturato solo con la voce “potatura” di tutti i ficus di Cagliari in base al contratto d’appalto.
Non so del pino di N.S. di Bonaria, però sotto la mia gestione mi ricordo dei lecci di una piazzetta di Genneruxi: gli architetti progettisti volevano ricollocarli nella loro rivisitazione paesaggistica del sito. Contestai che era poco adatta al ritrapianto e c’era il rischio concreto di perderli. Nulla potei (neppure per il ruolo ricoperto) e la città perse, inutilmente, alcuni esemplari adulti, ben sviluppati e sani.
E non è l’unico caso di imperizia. Per inciso, anche il leccio non è del tutto idoneo per Cagliari, soprattutto come alberata di città.
Con questo non voglio certo accusare il collega comunale di qualsivoglia aspetto perchè, al di la di tutto, ci sono molti fattori che condizionano anche le scelte tecniche più opportune. Quindi, nulla toglie che anch’io probabilmente avrei le stesse difficoltà di azione: il Ficus retusa var. nitida (e le altre varie specie “cugine” di Ficus presenti in città) è davvero una specie complicata da gestire in un contesto totalmente urbanizzato: i piccoli fichi che modificano la tenuta stradale soprattutto per le due ruote, posatoi per centinaia di uccelli con relativa “cascola” di diversa natura, impianti fognari debitatamente “visitati”, marciapiedi e asfalti divelti, ecc. Emblematico il destino di quei soggetti solitari “superstiti” di ficus che caratterizzavano il viale S.Avendrace e la Via Paoli, per chi ha memoria.
da La Nuova Sardegna, 30 aprile 2014
Ricomincia il taglio selvaggio degli alberi, Cagliari in rivolta.
Seghe elettriche in azione nei viali più ombreggiati per disposizione del settore verde pubblico del Comune. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/04/30/news/ricomincia-il-taglio-selvaggio-degli-alberi-cagliari-in-rivolta-1.9138894
a qualcuno fischieranno le orecchie?!
da La Repubblica, FI, 17 maggio 2014
Potature e gare d’appalto, la Forestale acquisisce gli atti all’assessorato all’ambiente.
La procura indaga sui criteri usati nel taglio delle piante e sui ribassi fino all’83 per cento offerti da alcune ditte. (Franca Salvatici): http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/05/17/news/potature_e_gare_dappalto_la_forestale_acquisisce_gli_atti_allassessorato_allambiente-86347597/
L’aspetto triste delle capitozzature è l’indebolimento della pianta in se, ovvero un precoce invecchiamento. Ne risente, in particolare l’apparato radicale, già compromesso per la presenza di ostacoli di varia natura (sottoservizi, terreno poco trofico, ecc.) ed anche i nuovi getti che riformaranno la chioma. Le ramificazioni infatti sono deboli all’attaccatura dei rami capitozzati. Quando uno di questi soggetti “casca” per varie cause, nonostante i tanti decenni sulle spalle, mostra un sistema radicale scarso, decisamente sottodimensionato rispetto alle dimensioni della parte aerea. Vuoi per qualche taglio netto durante la posa di qualche sottoservizio stradale, magari a filo tronco (che di botto tronca oltre il 40% di radici…), vuoi per ostacoli sotterranei di vario tipo, vuoi, infine, per una vissuto davvero sofferto (capitozzature, riverbero estivo che letteralmente “cuoce” la pianta, malattie, ecc.). Ovviamente si può evitare una potatura così spinta, con tutto quello che ne deriva per la pianta e per l’occhio, ma mettere in cantiere l’espianto ed il ritrapianto altrove (fattibile con un minimo di accorgimente) è la sola soluzione percorribile. Insistere su questa strada non risolve granchè, se non, mi perdonino gli interessati, rinviare il problema ai successivi tecnici, perchè quasi tutti i nostri ficus, nonostante tutto, tollererebbero ancora i tempi ed i tagli drastici per andare in pensione quando si potrà e con tranquillità. Quindi, è solo una questione di scelte tecniche e, oggi come è oggi, probabilmente anche di bilancio).
finalmente! E siamo molto contenti d’aver contribuito a evitarne la distruzione (http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2011/02/08/la-croce-di-s-avendrace-e-salva-insieme-al-suo-giardino/).
dal sito web istituzionale del Comune di Cagliari, 25 maggio 2016
Riaperta l’area verde della vecchia croce stazionaria di fronte al Siotto.
Circa 2mila metri quadrati tra il viale Trento e il viale Trieste, con nuovi attrezzi per fare sport all’aria aperta: http://www.comune.cagliari.it/portale/ambiente/at01_notizie_dett;jsessionid=9CB5257ECF366C4D2706F2CDC288A483?contentId=NWS139459