Home > difesa del territorio, società, sostenibilità ambientale > Perché nasce un conflitto ambientale?

Perché nasce un conflitto ambientale?


foglie nel bosco

foglie nel bosco

La dott.ssa Ilaria Scioni è fra le vincitrici del concorso nazionale a premi per tesi di laurea aventi ambito nel diritto ambientale, promosso dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus,

E’ particolarmente interessante analizzare come sorgano i conflitti in materia ambientale: Ilaria inizia a farlo con questo articolo e in seguito proseguirà con l’approfondimento di vari casi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Toscana, Castell'Azzara, bosco e cavalli

Toscana, Castell’Azzara, bosco e cavalli

 

 

 

Dare una definizione di cosa si intenda per conflitto ambientale non è semplice per tutta una serie di implicazioni che il concetto in sé porta.

Negli ultimi anni i conflitti ambientali hanno avuto una crescente attenzione nell’ambivalente livello del cosidetto “glocal” (locale e globale) poiché sono la diretta conseguenza del rifiuto dell’attuale modello di sviluppo economico a livello mondiale e non solo.

Modello di sviluppo che produce inquinamento e impauperamento dei beni naturali.

Il fenomeno ha quindi una portata che trascende il livello territoriale perché dal locale interessa un livello più alto che non ci tocca da vicino nel senso geografico del termine, ma che comunque riguarda l’umanità intera.

A livello nazionale una prima definizione di cosa sia un conflitto ambientale ci viene da Angelo Turco e Pier Paolo Faggi che definiscono la nascita del conflitto ambientale come  “l‘irruzione dello spazio naturale nelle politiche attraverso cui si cerca di governare l’assetto e l’evoluzione del territorio”. Nella pratica un conflitto ambientale si manifesta quando progetti di opere pubbliche o private oppure politiche nazionali e non, incontrano l’opposizione della società civile.

La diretta conseguenza della nascita dei conflitti ambientali è che essi generano nelle comunità coinvolte processi di difesa strenua del proprio territorio ed una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo il problema creatosi.

Un conflitto ambientale si caratterizza per due fattori fondamentali:

  • Riduzione quali/quantitativa delle risorse naturali o dei beni comuni
  • Presenza di opposizione da parte della società civile

In poche parole la diminuzione di terre coltivabili, di biodiversità, perdita di specificità di flora e fauna, portano la mobilitazione delle popolazioni in difesa della propria terra, dei propri diritti e dei diritti delle generazioni future.

Il conflitto ambientale può iniziare e svilupparsi in maniera preventiva quando si cerca di impedire la realizzazione di un progetto completamente nuovo; oppure il conflitto ambientale può nascere contro un’opera di accrescimento di un impianto già esistente quindi in maniera riparativa.

Nel primo caso la società civile agisce prima che il danno venga compiuto;  nel secondo caso agisce quando il danno è già avvenuto, ponendosi  l’obiettivo di limitare l’accrescimento dell’intervento e delle ripercussioni sull’ambiente e sulle persone.

Cagliari, rifiuti presso il campo nomadi

Cagliari, rifiuti presso il campo nomadi

Quali sono gli elementi che caratterizzano il conflitto ambientale?

Il fattore determinante che porta alla nascita di un conflitto ambientale è in primo luogo l’imposizione dall’alto di decisioni progettuali sul proprio territorio mascherate da incentivi allo sviluppo economico e dalla creazione di “posti” di lavoro.

In secondo luogo vengono i criteri di no decision making che comportano inevitabilmente alcune conseguenze:

  • la mancanza di politiche strutturate volte alla preservazione del territorio
  • la mancanza di monitoraggio e bonifica ambientale
  • l’inappropriato intervento su aree sensibili.

Un caso su tutti la fallimentare gestione del post terremoto dell’Aquila e la conseguente militarizzazione del territorio.

In terzo luogo abbiamo tutte le decisioni che vengono prese dalla politica sia a livello nazionale che sovranazionale. Altro esempio su tutti, oltremodo attuale, sono le politiche di investimenti infrastrutturali ed energetici con cui quotidianamente la nostra Sardegna si deve confrontare e da cui purtroppo si deve difendere.

Ma quali sono gli effetti dei conflitti ambientali?

I conflitti ambientali toccano varie sfere della società civile. Innanzitutto provocano negatività di tipo sociale come per esempio: disgregazione sociale, perdita del proprio senso di comunità, distruzione dell’economia locale e criminalizzazione dei cittadini che chiedono il rispetto dei propri diritti e dei diritti dei propri figli. Altro fattore negativo è l’acculturazione che genera perdita dei propri usi e costumi in favore di stili di vita standardizzati che privano le comunità locali delle loro specificità.

Castell'Azzara (GR), colline

Castell’Azzara (GR), colline

La società civile si mobilita in vari modi: attraverso manifestazioni di protesta, presidi, autoformazione e ricerca. Si mobilita attraverso le azioni legali per chiedere giustizia, per denunciare corruzione, per contestare la valutazione e i procedimenti del progetto. Si mobilita attraverso azioni propositive col fine di creare una valida alternativa al problema attraverso il coinvolgimento diretto delle popolazioni che il territorio lo vivono, lo amano e lo rispettano.

I cittadini in quest’ottica devono imparare a gestire il proprio territorio senza delegare soggetti esterni che del territorio non ne comprendono le specificità.

La nostra isola è percorsa dai conflitti ambientali e costantemente ci dobbiamo difendere dai più disparati progetti di sviluppo e da chi vuole fare del nostro paradiso terrestre una terra desolata e inquinata, adducendo come scusante la creazione di nuovi posti di lavoro o il mantenimento di quelli già esistenti. Quasi una sorta di ricatto.

Un esempio chiarificatore viene dalla vicenda del Progetto Eleonora presentato dalla tanto “amata” Saras S.p.a. La scelta del nome è illuminante. Ci fa capire quanto la stimata azienda abbia a cuore le sorti della Sardegna e del territorio di Arborea, usando il nome della giudicessa come titolo per il progetto, quasi a voler identificare il proprio progetto con il territorio. Ma il territorio e la società civile (sfortunatamente per i Signori milanesi ) non ne vogliono proprio sapere di vedere la loro terra martoriata dalle trivelle dei pozzi esplorativi. Lodevole e degna di ammirazione è la costituzione del comitato civico “No al Progetto Eleonora” che tenacemente sta mettendo in pratica ogni tipologia di azione per impedire la realizzazione del progetto.

Altro fronte su cui si sta protestando e su cui i progetti stanno nascendo come funghi, è quello del solare termodinamico. Da menzionare è il progetto presentato dalla società Energogreen Renewables S.r.l. per la piana di Cossoine e Giave; tale progetto prevede la realizzazione di una centrale termodinamica su 160 ettari. Anche in questo caso si è arrivati alla costituzione del  Comitato Popolare per il “No al termodinamico a Cossoine e Giave”; detto comitato si è immediatamente attivato per evitare la costruzione della centrale che porterebbe alla snaturazione del territorio tipicamente agropastorale, causando come conseguenze la perdita di identità e la modificazione integrale del paesaggio.

Cagliari, Castello, l'Elefante sulla Torre

Cagliari, Castello, l’Elefante sulla Torre

L’azione del Comitato è culminata con l’indizione del referendum comunale quando il 17/03/2013 la quasi totalità della popolazione di Cossoine si è pronunciata in modo contrario alla realizzazione del progetto.

La Sardegna si deve difendere anche da chi avrebbe dovuto fare le bonifiche e non le ha fatte, ma ora cerca di investire su progetti altamente “green” o meglio noti come “chimica verde”.

Questo è quello che sta succedendo a Porto Torres, dove l’Eni anziché bonificare il territorio su cui ha sversato per anni veleni, creando una delle più grandi catastrofi ambientali sta portando avanti  un‘operazione di vero e proprio marketing riempendosi la bocca di chimica verde e di cardo! Di fatto Eni attraverso la consociata Matrica ha presentato un progetto di centrale a biomasse basato sulla coltivazione del cardo, utilizzando terreni a coltivazione alimentare e imponendo una monocoltura che porterebbe alla sterilità delle terre. Lo sanno anche i bambini che i terreni si coltivazione a rotazione! Fin dal principio i  comitati “No chimica verde” e  ”Nurra dentro” si sono mobilitati per difendere l’identità del proprio territorio e delle proprie coltivazioni.

In conclusione alla base di tutti i conflitti ambientali vi è la perdita di biodiversità che è costantemente minacciata.

La società civile interviene in maniera difensiva e propositiva allo stesso tempo con la finalità di giungere ad una diversa gestione dei propri territori e ad una differenziazione del concetto di benessere. Quello che in America Latina viene chiamato buen vivir.

La soluzione è sotto gli occhi di tutti: coloro che vivono il territorio devono sperimentare processi di democrazia partecipata, in modo da non farsi trarre in inganno dal racconto dell’adattamento, dalla compensazione e dalla riparazione ma iniziando a progettare nuovi sistemi di gestione del territorio. O meglio tornare indietro a su connottu, inteso come un ritorno all’uso tradizionale della terra, al forte senso di comunità, all’aiuto reciproco, all’auto-organizzazione e auto-indipendenza senza che siano gli speculatori di turno a decidere del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

Ilaria Scioni

 

Arborea, S'Ena Arrubia (foto Raniero Massoli Novelli)

Arborea, S’Ena Arrubia (foto Raniero Massoli Novelli)

(foto per conto GrIG,R.M.N., E.R., S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. Claudia
    settembre 16, 2013 alle 9:11 am

    Il conflitto è aiutato anche da amministrazioni locali che, ormai, non rappresentano più i propri cittadini, non li ascoltano e nemmeno li coinvolgono nelle decisioni fondamentali per la comunità e che, troppo spesso, hanno un’idea di “sviluppo del territorio” coincidente con la distruzione di gioielli naturalistici, aree agricole, zone tutelate.
    Ottimo approfondimento. Complimenti a Ilaria!

    • Ilaria Scioni
      settembre 16, 2013 alle 6:18 pm

      Ti ringrazio Claudia.
      Sono pienamente d’accordo con te.Quotidianamente ci troviamo di fronte alle decisioni che vengono prese dall’alto senza il minimo coinvolgimento delle persone che vivono i territori.
      Il problema sono gli amministratori ma anche alcuni cittadini che si adagiano sulle scelte prese dal “rappresentante politico”.E forse questo è uno dei punti più difficili da risolvere: creare nei cittadini la consapevolezza della preziosità del proprio territorio in modo che siano i primi a mobilitarsi in difesa di esso.Fortunatamente qualcosa sta cambiando e ne sono una testimonianza tutti i comitati che stanno nascendo sulla nostra Isola per la tutela dei nostri e unici beni!

  2. capitonegatto
    settembre 16, 2013 alle 9:16 am

    Sarei curioso di sapere cosa ne pensa la dott.a Scioni del pezzo giornalistico del direttore Feltri , riportato con dovizia e partecipazione a prima pagina di oggi 16 sett. dal giornalista Dell’arti !!
    Feltri , nella disgregazione dell’industria Italiana e con l’esempio dell’Ilva, trova che i colpevoli siano : i comunisti, i sindacati, gli ambientalisti , e per finire i magistrati !!!
    Sarebbe inoltre curioso risentire Feltri dopo 24 ore , passate nelle vicinanze di una delle ciminiere dell’Ilva o vicino alla montagna di materiale ferroso mentre viene movimentato.

    • Ilaria Scioni
      settembre 16, 2013 alle 6:06 pm

      Gentile Capitonegatto
      Intanto la ringrazio per avere letto e commentato il mio articolo.
      Ovviamente non sono d’accordo con ciò che scrive Feltri su due punti in particolare.
      In primo luogo non sono d’accordo con la lettura che fa sul mondo dei laureati.
      Chi esce dall’Università, e parlo per esperiena personale, vorrebbe trovare un lavoro in linea con ciò che ha studiato e con cui possa esprimere le proprie potenzialità.
      Il problema è che non ci viene data la possibilità nemmeno di impararlo un mestiere (anche gratis)!!
      Siamo un peso per la società e non una risorsa su cui investire.
      Tralasciando questo particolare mi soffermo maggiormente sull’altro punto di disaccordo e cito testualmente : I più sfegatati nel fare la guerra a chi produce sono gli ecologisti, per i quali l’ideologia verde è una religione osservata con una passionalità al cui confronto il fondamentalismo musulmano è acqua tiepida. Se da un camino industriale si leva un fil di fumo, essi partono con l’elmetto e finché non hanno decretato l’inagibilità dell’edificio non si danno pace. Cinquecento operai vanno a spasso? L’importante è la salute.
      Quello che la classe dirigente non ha capito (al di là del colore politico, se ne esiste ancora uno) è che questo binomio è inaccettabile.E’ inaccettabile che la popolazione debba scegliere tra la propria salute e il lavoro.Sono entrambi dei diritti imprenscindibili.
      Ma cosa me ne faccio di un lavoro che mi divora lentamente?Che altera il Dna dei miei figli?Che porta alla distruzione di un territorio e dell’identità di chi quel territorio lo vive?
      Il problema è ch poi alla fine dei giochi chi si arricchisce sono i soliti oligopolisti (Saras e famiglia Mratti per esempio ) mentre la povera gente si ammala e muore.
      Quindi pienamente d’accordo con lei.
      Si potrebbe proporre al Signor Feltri l’acquisto di un appartamento con vista Ilva..
      Farebbe ancora questi discorsi?
      Penso proprio di no.

  3. Shardana
    settembre 16, 2013 alle 11:01 am

    Grazie ilaria,speriamo che la presenza di opposizione da parte della società civile sia sempre più massiccia e meno particizzata ,pronta a difendere in maniera civile e pacifica la devastazione del territorio da speculatori,politici conniventi e parti dello stato corrotte.Non dobbiamo avere paura nel denunciare l’illegalità che opera nei nostri comuni solo così si potrà ancora sperare………

  4. Ilaria Scioni
    settembre 16, 2013 alle 6:24 pm

    Shardana
    secondo me il vento sta cambiando!
    Una testimonianza di questo sono i numerosi comitati che sono nati in Sardegnacontro le trivelle e i vari progetti di termosolare dinamico.
    Quindi fino a che la popolazione si mobilita si può ben sperare nel cambiamento!

  5. Franca Galletta
    settembre 17, 2013 alle 10:35 pm

    Brava Ilaria, hai esposto con molta semplicità e chiarezza quello che, oggi, rappresenta il punto nodale della nostra condizione : il conflitto ambientale. Grazie anche a tutti coloro che sono entrati in questa conversazione, soprattutto a Claudia che ha messo il dito sulla piaga purulenta e infetta…tutti i vostri interventi dimostrando una importantissima presa di coscienza tra i giovani, una consapevolezza che, tuttavia, non è ancora sufficientemente diffusa. Ecco, penso che dobbiamo impegnarci molto su questo fronte
    e costruire reti di rapporti tra di noi per tenerci informati e,possibilmente, incontrarci. Io vi scrivo dal “Capo di Sopra”,dove siamo letteralmente accerchiati dai progetti più forsennati, che vanno dalle mega centrali a biomasse/inceneritori alle trivellazioni passando per l’eolico selvaggio e quant’altro. Vi scrivo da uno dei Siti di Interesse Nazionale più inquinati d’Italia, dove sia i lavoratori dei settori più a rischio, sia tutti gli altri cittadini hanno il privilegio di appartenere alle tragiche liste del registro tumori più denso e significativo d’Italia, dove non si contano più le vedove e gli orfani del comparto petrolchimico, che, in qualche modo, si vuole rilanciare, anche attraverso inganni “verdi”. Feltri? Parlavamo, giustappunto, di conflitto, no? Ragazzi, organizziamoci e stiamo uniti. l’unione fa la forza. Franca

  1. ottobre 10, 2013 alle 10:26 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: