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Siamo giovani di Orgosolo.


Sardegna, bosco

Sardegna, bosco

 

 

 

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo molto volentieri questa lettera aperta inviata ai mass media da 112 giovani di Orgosolo (NU) dopo recenti fatti di cronaca, purtroppo negativi per il centro barbaricino.

Bravi, è ora di rimboccarsi le maniche per creare un futuro migliore. Anche così.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Sardegna, nuraghe

Sardegna, nuraghe

 

 

Non sappiamo se pubblicherete questa lettera, ma questo in realtà non ci preoccupa. La proporremo ad altri giornali, la diffonderemo online, sfruttando la visibilità di Facebook e dei tanti blog popolari della Sardegna e chiedendo ascolto a chiunque si ritrovi nelle nostre parole.

Insomma, con un minimo di fatica raggiungeremo (e probabilmente supereremo) un numero ben più ampio dei vostri stessi lettori. Sarete consapevoli voi stessi del naturale declino della carta stampata, in un’epoca di incessante bombardamento mediatico, e sarete giunti anche voi alla conclusione che ciò che serve oggi è la qualità dell’informazione, la sua serietà, la sua onestà.

Seguendo queste definizioni pensate che oggi la Sardegna abbia una produzione giornalistica superiore al livello del quotidiano di provincia?!

Siamo Orgolesi, nati e cresciuti a Orgosolo, questa terribile zona mai raggiunta dal mondo civilizzato e dove sembra ormai impossibile che questo possa arrivare. A sentire certe testimonianze infatti, sembrerebbe che un’infanzia nel nostro paese non possa essere stata troppo differente da quella di un bambino di Kabul: bombe a ogni ora del giorno e della notte, armi, spari, violenza (abbiamo pure tanti uomini barbuti, in pieno stile talebano, anche se non è chiaro chi abbia lanciato prima la moda tra loro e noi). Beh, dispiace deludervi ma la nostra infanzia è stata molto serena, diremmo felice: scuola, gruppi sportivi e parrocchiali, associazioni di altro genere, e poi bicicletta, pallone, girare per le campagne o per le vie del paese, scoppiare qualche petardo prima di Natale, sbucciarsi le ginocchia e ricevere “il resto” dai genitori per i pantaloni stracciati e la maglietta sudicia, suonare i campanelli e scappare. E poi escursioni fuori paese a conoscere la nostra natura, i nostri siti archeologici, oppure ancora più all’esterno, a scoprire altre meraviglie della nostra isola, o ancora oltre, a vedere che c’è un altro po’ di mondo oltre il mare.

Non sappiamo se questo ci rende gli ex bambini più fortunati del mondo, ma di certo non ci colloca tra quelli più sfortunati.

Crescendo ognuno di noi ha sviluppato una propria personalità; c’è chi ha preso strade sbagliate e poi ha raddrizzato il tiro, chi sembrava ben indirizzato e si è perso, chi stenta a trovare la sua via. A ben vedere, i nostri percorsi crediamo siano perfettamente in linea con quelli di qualunque altro nostro coetaneo.

Una differenza, è vero, l’abbiamo notata, crescendo e uscendo dal paese; non sempre, e neanche nella maggior parte dei casi, ma comunque con una certa costanza e continuità nel tempo: l’esserci imbattuti in qualcuno che ci indicava come originari del paese dei banditi, un posto pericoloso, forse eredi noi stessi di un terribile passato, che molti di noi non hanno nemmeno conosciuto. Quando hai 14-15 anni ne ridi quasi orgoglioso e forse ti vanti di tanta fama (buona o cattiva, è sempre fama), tanto a quell’età la confondi e mescoli con le altre cose che rendono famosa Orgosolo: quella dei murales, quella della lotta di Pratobello (a proposito, conoscete quella storia?), quella dell’ospitalità e della sacralità de s’istranzu, o ancora dello splendido Supramonte, magari rifugio di banditi ma naturalisticamente vera e propria meraviglia della natura. Arrivati ai 17-18 anni inizi invece a provare un certo fastidio per le stesse cose cui fino a poco prima non facevi troppo caso. Sai perfettamente che in paese ci sono tanti problemi e criminalità, non puoi e non devi nasconderlo, ma vedi che la maggior parte dei tuoi coetanei ancora studia con buoni risultati, alcuni hanno capito che si sentono più realizzati lasciando lo studio e lavorando, alcuni, ci sono anche quelli, non fanno né l’uno né l’altro. Di nuovo, è molto differente da altre realtà? Eppure inizi a sentirti un’etichetta che ti aderisce addosso, inizi a notare qualche battuta di troppo a cui ti abitui a non rispondere, perché quando rispondi sei un permaloso e così non fai che confermare la tua “orgolesità”. Noti anche che un fatto negativo a Orgosolo nei mezzi d’informazione occupa più spazio e ha più attenzione di quando capita altrove (il discorso vale per il nuorese in generale, ma anche per sant’Elia o san Michele a Cagliari, ad esempio, tanto perché non ci si accusi di vittimismo barbaricino).

Sai di essere ben lontano dal vivere in una comunità perfetta, e ci sono dei momenti di alti e bassi nel vivere la comunità stessa. Esiste un’alta dispersione scolastica e spesso nelle stesse famiglie non si trova un modello di riferimento da seguire; nei comportamenti si vede la tendenza ad adeguarsi alla massa per non essere esclusi; si abusa con facilità e da giovanissimi con l’alcool.

Non elencheremo tutti i nostri problemi, sono ben noti e ancora una volta non peculiari di Orgosolo, siamo certi però che la chiusura che c’è in molti di noi giovani sia anche figlia di tutto questo. Sarebbe difficile altrimenti non appassionarsi alla storia e alla cultura del nostro paese, del nostro territorio, difendendo erispettando la gente che lo abita e lo visita. C’è da dire che è stato scarso lo sforzo di definire in modo chiaro e duraturo un sistema per condividere e portare avanti le nostre conoscenze, se si escludono i singoli sforzi di persone volenterose. Le stesse istituzioni e la scuola spesso non promuovono la cultura o non lo fanno in maniera efficace. Ne sono esempio alcune manifestazioni non portate avanti negli anni e che a volte hanno quasi subito un’attività di boicottaggio da parte delle istituzioni stesse. Pensiamo che da questa chiusura vengano il prevalere del pregiudizio e della paura di essere giudicati, chiudendosi alle possibilità di nuovi stimoli ed evitando le attività associazionistiche e l’impegno sociale.

Insomma ci sono i giorni in cui ti lamenti e scuoti la testa, altri in cui non puoi contenere l’orgoglio di essere nato in un posto così straordinario. Ma col passare del tempo e il susseguirsi di certi avvenimenti arrivi a porti la domanda più critica: perché questo succede? Ad Orgosolo c’è più criminalità che altrove? Bene, perché?

La prima risposta che ti viene è: il DNA, siamo gente predisposta a delinquere. Ma poi ti scappa da ridere, “Ma andiamo”, dici, “questa è la teoria di uno studioso razzista del XX secolo che collegava la criminalità alla forma del cranio dei soggetti che studiava. E poi sarebbe alla base di credenze e ideologie superate (tragicamente) oltre 60 anni fa. Possibile ci sia ancora qualcuno in giro che creda alla storia dell’indole umana che dipende dalle razze?”. Difficile crederlo, no?

Crescendo, leggendo (anche tra le righe), imparando a ragionare e discriminare concetti e nozioni, si cerca di cogliere quale e dove sia questo nostro problema. Alcune analisi lette qua e là ti portano al Piano di Rinascita e al suo fallimento, ogni tanto si va oltre e si legge qualcosa della “Caccia Grossa” savoiarda nei nostri monti a fine ‘800 (conoscete quell’altra storia?), e quando si è proprio audaci ci si spinge fino a quell’atto di “ammodernamento” (sic) che è stata la legge Savoia nota come “Editto delle chiudende”, 1820, e alla abolizione della Carta de Logu, in vigore da circa quattro secoli, seppellita nel 1827. Ma non siamo degli storici, non abbiamo (ancora) le competenze per un’analisi così approfondita e prolungata nel tempo, faremmo solo figuracce e lasciamo questo compito ai volenterosi studiosi isolani, limitandoci nel nostro piccolo ad esporvi ciò che vediamo.

Del Piano di Rinascita, ad esempio, noi vediamo soltanto il disastro, ci siamo persi la parte divertente. Solo di quello abbiamo avuto esperienza nel corso della nostra vita. È vero, molti hanno avuto di che mangiareda questi impianti allestiti tra i ’60 e i ’70, e l’operaio ha potuto permettere al proprio figlio di andare all’Università. Sta nascendo però in questi anni la generazione dei nipoti di quegli operai. Cosa si lascia a loro, a noi? Non solo la stessa disoccupazione di prima, ma in aggiunta un territorio snaturato, devastato, sporco, inquinato (la prima regione in Italia per estensione dell’area contaminata, ecco cosa siamo, fuori dalle cartoline). Quando recuperabile, sempre che lo sia realmente, quel territorio avrà bisogno di bonifiche anche decennali, ma già oggi si paga il duro conto delle strane malattie, deformazioni, tumori, pesci al sapore di gasolio e quant’altro vogliamo elencare.

Se facciamo un bilancio complessivo di questa Rinascita, davvero avremo la faccia tosta di darle un giudizio positivo? Vale la pena vivere 20-30 anni di miraggio del benessere per ritrovarsi poi ad essere distrutti e privi di altra potenzialità, schiavi dell’aiuto statale? E, magari, è possibile che il disagio, l’alcolismo, la dispersione scolastica, la dipendenza dal gioco, la stessa criminalità siano fortemente legati anche a questo disastro? È qui che nasce il nostro grande dubbio che altri, al di fuori di noi, possano risolvere i nostri stessi problemi. È con le nostre stesse forze che dobbiamo dimostrare di non avere nessun “difetto genetico” e che molto di quanto di negativo o positivo accade (da noi come ovunque nel mondo) è frutto di un ambiente, dei soggetti che lo animano ma anche delle politiche che più o meno creano le condizioni per il sorgere del disagio.

È naturale che ci discostiamo dalle azioni negative che troppo spesso compaiono sui quotidiani e le condanniamo. Tanti già si espongono in prima persona (non senza correre rischi spesso, solo che loro non vanno in prima pagina) per far capire che non ha senso buttare giù un lampione, rovesciare un cassonetto o bloccare un pullman. E non per la paura della cattiva fama che ricadrebbe sul paese per via dei quotidiani, tantomeno per apparire eroici sulle vostre testate, ma per una questione di principio e di buon senso. Ma a fianco all’opporsi ai piccoli fatti bisogna scoprire cosa c’è sotto, cosa provoca queste situazioni, se sono più diffuse che altrove. Ha senso strappare l’erbaccia filo per filo o è meglio passare l’aratro e seminare? Da qui torniamo a rivolgerci a voi, cari giornalisti. Non vi chiediamo di non parlare delle malefatte di Orgosolo, non ci vogliamo nascondere, tutto il contrario, fate il vostro lavoro in modo onesto e dignitoso.

Vi chiediamo però di avere la decenza di non sparare titoloni in prima pagina per mendicare la vendita di due copie in più; vi chiediamo di dare a ogni notizia il peso che ragionevolmente merita; vi chiediamo, e sappiamo che richiede un po’ più di impegno e costanza, di diventare dei veri giornalisti: vi chiediamo cioè di andare oltre i singoli fatti, di superare la cronaca spicciola di provincia, e di iniziare (est tempus!) a unire i tasselli. Se volete continuare ad essere degli scribacchini annoiati è vostro diritto farlo, ma per quanto ci riguarda (a noi passerà la Sardegna che ci stanno lasciando), non ci serve gente che elenca sommariamente i problemi e si lamenta del mondo che va a rotoli. Ci servono persone oneste che dei problemi cercano di capire le cause e cerchino di stimolare, anche attraverso la stampa e l’opinione pubblica, il dibattito per trovarne le soluzioni.

Noi cerchiamo e cercheremo di seguire questo approccio, e in questo siamo già, per il momento, migliori di voi. Nonostante Orgolesi.

Nicola Vedele

Gianfranco Lovicu

Antonio Floris

Alessandro Gaddone

Federica Mereu

Enzo Meloni

Annamaria Congiu

Candida Corria

Pasquale Mereu

Maria Corraine

Andrea Rana

Michela Corrias

Pietro Succu

Pina Corraine

Angelo Corda

Francesco Mereu

Francesca Mesina

Gian Mauro Davoli

Matteo Sorighe

Maria Giovanna Bassu

Caterina Rana

Maria Francesca Faedda

Agostina Fistrale

Barbara Boscia

Raffaela Mereu

Vincenzo Rana

Giovanni Rana

Francesca Meloni

Antonella Bassu

Serafino Piras

Jolanda Corria

Maria Luisa Mereu

Pina Puddighinu

Giovanna Corraine

Elisa Buesca

Kekkeddu Corraine

Barnaba Pala

Francesco Moledda

Veronica Dettori

Gianfranca Rubanu

Gianluigi Muscau

Elisa Manca

Antonio Luppu

Claudia Manca

Francesca Vedele

Francesca Cuccu

Giovanna Corraine

Giovanna Mereu

Francesco Corria

Teresa Corda

Pier Giuseppe Buffa

Tottoni Rana

Giovanna Corraine

Gianfranco Mura

Antonio Biancu

Laura Pinna

Marialberta Buesca

Maria Rosa Goddi

Giovanni Corraine

Antonella Floris

Francesca Cossu

Pasquale Succu

Simone Castangia

Giampietro Pinna

Francesca Garippa

Mariantonia Greco

Nicoletta Corraine

Nicola Floris

Arianna Piredda

Antonello Pira

Tonina Zoppeddu

Valentino Dettori

Gianluca Castangia

Anna Carta

Giovanna Corda

Antonella Mesina

Piera Rubanu

Supramonte Volley

Antoni Conzu

Antoni Corraine

Antonella Fronteddu

Francesca Elias

Marco Musina

Nicola Mereu

Carlo Succu

Piermarco Bassu

Antonella Piredda

Alessandra Muscau

Antonella Muscau

Ilenia Floris

Maria Menneas

Francesca Bassu

Saverio Moro

Andrea Muscau

Luisa Podda

Naniu Mereu

Anna Crissantu

Mariangela Valurta

Francesca Patteri

Carmen Vedele

Irene Corrias

Luisa Biancu

Caterina Paddeu

Angela Pinna

Elisa Carta

Italo Sorighe

Defensa Muggianu

Antonella Muscau

Gian Mario Vedele

Zizzu Musina

Gabriele Corraine

Franca Luppu

Francesco Catgiu

Dino Biancu

Tania Puddighinu

Associazione Culturale Murales

(foto da Sardegna Cultura, S.D., archivio GrIG)

  1. innaziu
    Maggio 19, 2013 alle 2:50 PM

    Bellissima lettera, grazie da un vecchio terrestre nato in Sardegna.

  2. Maggio 19, 2013 alle 3:03 PM

    Bravi! Ho letto la Vostra lettera attraverso il blog degli amici del Gruppo di intervento Giuridico con i quali sono in contatto e condivido i loro interventi a favore della difesa dell’ambiente, della natura e di tutti gli altri esseri indifesi che vivono su questa Terra.
    Mi è piaciuta la Vostra iniziativa ed il suo profondo significato socio-politico e spero che trovi la stessa accoglienza altrove sia a livello degli organi di stampa sia a quello di coloro che si riconoscono cittadini come Voi indipendentemente da dove vivono, dalla loro età e dell’attività che svolgano.
    Mi piacerebbe che altri giovani seguissero il Vostro esempio di partecipazione attiva alla vita di tutto il Paese.
    L’unica cosa che posso fare, e lo faccio molto volentieri, è rilanciare la vostra lettera ribloggandola con la speranza che altri blog, a loro volta, la diffondano e formulare gli auguri più cordiali per il Vostro futuro.. Ciao a tutti voi da un amico 78enne, nato durante il fascismo ma ama la democrazia e la libertà. Osvaldo

  3. Maggio 19, 2013 alle 3:04 PM

    L’ha ribloggato su barbatustirolese.

  4. Maggio 19, 2013 alle 4:36 PM

    Bella lettera, grande insegnamento. Per il profondo legame che mi unisce alla Sardegna l’ho pubblicata sul mio sito http://www.dianalanciotti.it

  5. Claudia
    Maggio 19, 2013 alle 5:32 PM

    Bravissimi giovani di Orgosolo! Siete, sicuramente, migliori di loro.

  6. Mara
    Maggio 19, 2013 alle 6:23 PM

    Ragazzi, mi avete commossa. Da piemontese (naturalizzata sarda da ormai 30 anni) sento di dovervi chiedere perdono per il male fatto dai miei avi. Avete un territorio ed una storia bellissimi. Conosco (purtroppo solo un po’) il vostro incredibile Supramonte: conservatelo al meglio per le generazioni future, quelle che meno rimbecillite dai media attualmente imperversanti, saranno in grado di apprezzarne l’infinita bellezza.
    Grazie a voi tutti di ESSERCI e 112 abbracci, uno per uno.
    Mara Tamburino – Oristano

  7. Antonia
    Maggio 19, 2013 alle 7:03 PM

    Complimenti per la vostra bellissima lettera,l’ho condivisa con i miei amici sulla pagina di fb, per quel poco che posso fare…..
    >>Auguri di cuore a voi tutti,perché possiate realizzare i desideri e le vostre aspirazioni nella vostra/nostra terra. Non perdete mai la fiducia, la nostra Sardegna va tutelata in tutti i sensi e voi avete tutte le carte giuste e il coraggio per farlo anche a nome di chi ha lasciato la propria terra per trovare lavoro altrove. Coraggio!!!!! Antonia

  8. amico
    Maggio 19, 2013 alle 9:06 PM

    Se nel 2013 si scrivono ancora certe lettere, si cerca di giustificare certi comportamenti con fatti accaduti anni e anni fa, si tenta sempre di trovare una scusante esterna alla mentalità imperante, si deve necessariamente individuare in comportamenti altrui o in quelli dello Stato le proprie mancanze (sviluppo economico in primis quando vorrei chiedere agli orgolesi come verrebbe accettato un imprenditore esterno) e se nel tempo di internet di fb dei social e della cultura diffusa siamo ancora così vuole dire che passi in avanti se ne sono fatti veramente pochi. Non ci sono nè se nè ma che possano giustificare la violenza se poi questa si ripete in maniera costante in determinati luoghi a mio parere il problema stà in quei luoghi e non nel mondo che li circonda. Mi sembra di ritornare agli anni 70 e 80 quando, con la stessa mentalità e logicità di pensiero si giustificavano i sequestratori perchè poverini costretti dalla società a procurarsi da vivere. Poca speranza in terra di Sardegna.

  9. Maggio 19, 2013 alle 11:44 PM

    è vero, passano gli anni, ma i passi in avanti sembrano pochi. Permettetemi di ricordare che sono tanti i centri della Sardegna che vivono da tempo giorni di “malessere” e di sangue, come questo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/05/19/news/attentato-contro-allevatore-uccise-55-pecore-e-4-cavalli-1.7092448 .
    Forse è anche per questo che le parole dei giovani orgolesi, sottoscritte con nome e cognome, sono importanti, molto importanti.
    Rimbocchiamoci le maniche, ognuno con le sue capacità, nel luogo dove vive.
    Solo così ci sarà futuro.

    Stefano Deliperi

  10. lucia
    Maggio 20, 2013 alle 3:30 PM

    Bravi ragazzi!! Avete perfettamente ragione.
    Farò girare la vostra intensa lettera.
    Inboccaallupo!

  11. Dario Toccaceli
    Maggio 22, 2013 alle 4:43 PM

    Sono sempre più orgoglioso di avere tanti amici come voi,in Sardegna,ma sopratutto ad Ogosolo.Bravi ed un grande abbraccio.

  12. Laura
    Maggio 22, 2013 alle 7:30 PM

    Una lunga, profonda e bella lettera, come Orgosolo e il suo Supramonte e di tutti coloro che lo percorrono per scoprire le infinite pieghe di una natura in parte ancora selvaggia e per questo ricercata. La realtà di Orgosolo e dei suoi cittadini non è così diversa da tante altre, semplicemente pochi individui possono compromettere l’immagine di un intera comunità, per cui l’importanza dello scritto sta proprio nel non riconoscersi nello stereotiipo disegnato dalla stampa. Spesso i giornalisti non soppesano gli articoli e tanto meno si curano di mandare un messaggio autentico.

  13. Pasqua
    Maggio 23, 2013 alle 10:34 PM

    Bravi!orgogliosa di voi,orgogliosa del mio paese ,orgogliosa della mia gente….

  14. Maggio 26, 2013 alle 11:11 am

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2013
    Orgosolo, la rivolta dei ventenni sul web. Circa 400 giovani hanno partecipato alla stesura della lettera ai giornali. L’appello: basta stereotipi, questo non è il paese del malessere: “I violenti rappresentano una minoranza”. (Paolo Merlini): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/05/26/news/orgosolo-la-rivolta-dei-ventenni-sul-web-1.7136152

  15. anobius.sardous
    Maggio 28, 2013 alle 10:26 PM

    Il 19 maggio sono stato a Montes e partecipavo alla festa della Beata Antonia Mesina nel cerchio di carissimi amici di Orgosolo. Tornato a casa in Germania ho scoperto questa lettera aperta solo questo pomeriggio. Siccome anche nei blog tedeschi sulla Sardegna spesso appaiono consigli del genere “non si va ad Orgosolo”, mi sono preso la libertà di tradurre il testo e di pubblicarlo:

    http://www.sardinienforum.de/threads/offener-brief-junger-orgolesen.4483/

  16. Thomas
    Maggio 31, 2013 alle 8:37 am

    Bravo! aus Deutschland!

    • Thomas
      Maggio 31, 2013 alle 8:38 am

      Bravo! (da Germania) per giovanne e la traduzione!

  17. amico
    giugno 8, 2013 alle 1:14 PM

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/orune-agguato-a-colpi-di-pistola-in-pieno-centro-si-teme-linizio-di-una-faida/

    Tra qualche giorno ci sarà una lettera di giovani orunesi che tenterà di minimizzare l’accaduto magari trovando qualche giustificazione nel malessere sociale, nella politica degli anni 70 ecc ecc ecc. Il tutto mentre il giovane, sempre di orune che ha ucciso un carabiniere investendolo in un posto di blocco mentre guidava senza patente è stato condannato a soli 4 anni di prigione. Una vergogna. La violenza è purtroppo congenita in una parte del territorio sardo se non ci arrendiamo a questa evidenza non riusciremo mai a combatterla seriamente. Basta giustificazioni.

    • Mara
      giugno 8, 2013 alle 4:10 PM

      A quanto pare, anche la stupidità è congenita, sicuramente nel ragionamento “amico”.

  18. amico
    giugno 8, 2013 alle 5:06 PM

    Offendere quando non si hanno argomenti è un’altra forma di violenza.

  19. amico
  20. giugno 12, 2013 alle 2:41 PM

    Sono molto felice di aver trovato questo sito. Voglio ringraziarvi per il tempo che spendete, è una lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho gia’ salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

  21. agosto 1, 2013 alle 3:00 PM

    che pena.

    da La Nuova Sardegna, 31 luglio 2013
    Turisti nel mirino filmano i vandali. (Mattia Sanna)

    Il mese scorso una coppia di francesi, affascinata dalla bellezza dei murales, è stata rapinata di 70 euro. Il fatto è avvenuto in via Kennedy, una stradina parallela a corso Repubblica. Sono da poco passate le 16.30 e i due forestieri, armati di macchina fotografica, sono intenti a immortalare i caratteristici dipinti quando, all’improvviso, vengono accerchiati da quattro giovani, uno con una pistola (presumibilmente giocattolo), altri due con coltelli in pugno. Tutti con il viso coperto ma, vista la corporatura, senza dubbio giovanissimi, poco più che bambini. Li minacciano e si fanno consegnare la borsa con all’interno il portafoglio. Lo svuotano dei soldi e poi l’abbandonano prima di sparire lungo la via. Marito e moglie, 62 e 63 anni, spaventati cercano il commissariato di polizia, dove sporgono denuncia contro ignoti. E’ stato il ripetersi di un episodio molto simile accaduto l’anno precedente. Il sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda aveva chiesto scusa a nome di tutta la comunità. Ma come sempre, i gesti negativi restano impressi molto più di quelli positivi, e l’azione di pochi è sufficiente per demolire imprese difficili, costruite in anni di lavoro e attraverso corsi sulla legalità.

    ORGOSOLO. La madre degli incivili e dei vandali è sempre incinta. Domenica scorsa a fare le spese di uno stupido atto vandalico di un gruppo di ragazzotti è stata una coppia di turisti arrivati nel centro della Barbagia dal Belgio. Ma i giovani annoiati e soprattutto incivili, questa volta sono stati anche sfortunati: Le loro vittime, senza paura, hanno filmato il gruppetto mentre si divertiva a ballare e saltare con forza sul cofano, a prendere a calci con rabbia gli sportelli, a graffiare la carrozzeria. Ancora una volta a Orgosolo “sos istranzos” sono stati puniti perchè colpevoli di essere, appunto stranieri. La coppia, che soggiorna a Cagliari ed era impegnata in un tour, aveva deciso di non tralasciare una visita a Orgosolo certa di poter cogliere la vera essenza dell’interno della Sardegna senza dar peso agli stereotipi che l’avvolgono. Ma presto si sono dovuti ricredere davanti a quei tarantolati che distruggevano la loro automobile. Ora saranno le immagini messe a disposizione del commissariato a rendere più facile agli inquirenti il compito di individuare i vandali. Dagli uffici non trapela nemmeno una parola sull’episodio che forse non è stato denunciato formalmente, perchè come talvolta accade, i visitatori, giunti in Sardegna per trascorrere un periodo di vacanza e di riposo, sono poco propensi a perdere tempo con le lungaggini burocratiche. Quindi, è possibile che si debba procedere d’ufficio. Ma intanto, a casa, le vittime, porteranno tra i ricordi anche la pubblicità negativa che irrimediabilmente deriverà da questo episodio che potrebbe finire su internet insieme alle immagini che di certo mostreranno ai loro amici. Che idea si siano fatti della Sardegna, dell’entroterra, della sua gente i due francesi, è facile da immaginare.Poco interessa che un gruppo di giovani di Orgosolo, qualche mese fa, dopo che una coppia di francesi era stata rapinata da ragazzini minorenni, armati di coltelli e pistole giocattolo, abbia scritto un accorato appello sui giornali. Al grido di “basta con gli stereotipi su Orgosolo e i suoi abitanti”, avevano descritto un altro paese quello che non appare sui giornali, fatto di quotidianeità, “scuola, gruppi sportivi e parrocchiali, associazioni di altro genere e poi bicicletta, pallone, dove si gira per le campagne o per le vie dell’abitato, si fa scoppiare qualche petardo prima di Natale, ci si sbuccia le ginocchia, si suonano i campanelli e si scappa”. Quei 112 ragazzi, gioventù pulita e onesta di una comunità, immagine dell’Orgosolo vera, ospitale, amichevole, avevano chiesto alla stampa di non nascondere i fatti, ma di scrivere in maniera “dignitosa”. «È naturale – dicevano – che ci discostiamo dalle azioni negative. Ma oltre ad opporsi bisogna capire cosa c’è sotto, cosa provoca queste situazioni e se sono più diffuse che altrove». Una domanda che dopo tanti anni, dopo il ripetersi di troppi episodi, ha un suono un po’ retorico, mentre il danno che una comunità e forse l’intera regione riceve da fatti come quest’ultimo e quello che l’ha preceduto, avrà un costo altissimo, quanto immeritato, per i sardi.

  22. Mara
    agosto 1, 2013 alle 4:51 PM

    Nessuna pena. Solo una rabbia mostruosa. Io sono vecchia, ma non avrei consegnato un accidente agli stronzi. La borsa gliela davo in testa, a costo di farmi riempire di botte… ma devono lasciarmi morta. Orgolesi, ribellatevi. Voi li conoscete, vero?

  23. amico
    ottobre 24, 2013 alle 10:28 am
    • ottobre 25, 2013 alle 2:52 PM

      ormai senza speranza?

      da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2013
      Il sindaco si scusa ma poi invoca il fatto “accidentale”. Gaffe di Deledda: «Forse una fiammata partita da un sigaro» Solidarietà della barista al giovane di Ales vittima di teppisti. (Paolo Merlini)

      NUORO. Di sicuro Federico Coni, il designer di Ales che domenica scorsa è rimasto vittima di un folle episodio di teppismo a Orgosolo – qualcuno ha dato fuoco alla sua lunga capigliatura mentre prendeva un caffè in un bar, affollato per le Cortes Apertas, per fortuna se l’è cavata solo con un grande spavento e qualche ciocca in meno – avrebbe preferito un’altra forma di pubblicità per sé e per il suo laboratorio artigiano Maestro d’ascia, specializzato in “creazioni legnose artisticamente rilevanti”. Infatti accoglie con un po’ di stizza la telefonata del cronista, l’ennesima degli ultimi giorni, ma poi accetta con cortesia qualche domanda. «Da lunedì _ dice _ non faccio altro che rispondere alle telefonate di chi vuol sapere di più su quanto accaduto. Ho già detto tutto sull’episodio, l’ho anche scritto. Ho ricevuto molte e-mail e telefonate da parte di persone di Orgosolo sinceramente dispiaciute. Compresa una chiamata del sindaco Dionigi Deledda, prima che rilasciasse le dichiarazioni che stanno provocando tante polemiche». Ma che cos’ha detto Deledda per provocare l’ira del web e una presa di distanza netta da parte di Pina e Tania Puddighinu, le due sorelle che gestiscono il bar in cui è accaduto il fattaccio? «La dinamica non è ancora chiara, potrebbe essere stato un episodio accidentale», ha affermato l’ex esponente di Fortza Paris, a capo di una giunta di centrodestra. E ancora, arrampicandosi sugli specchi: «Potrebbe essere partita una fiammata da un sigaro. Del resto nel bar c’era molta confusione». Insomma, secondo il sindaco potrebbe essere stato un insolito fenomeno di combustione, peraltro sconosciuto alla scienza, ma tanto è bastato a fargli piovere addosso l’accusa di omertà, se non peggio, a giudicare dai tanti commenti apparsi su Facebook e in giro per il web. Ieri Deledda si è affrettato a precisare come in realtà auspicava che i fatti si fossero svolti in questo modo, e che non dava per scontata l’ipotesi che di fatto scagiona gli autori dell’episodio. Da parte sua però non ci sono state parole di condanna verso i due giovanissimi che molti in paese indicano come i responsabili del fattaccio. I quali, non avendo Coni presentato denuncia, nei fatti sono solo imputati di aver gettato nuovamente un’ombra sinistra su Orgosolo. Un gesto isolato, certo, ma che forse meritava una netta presa di distanza da parte del sindaco. Così, per esempio, la pensa la titolare del bar Sos Tenores, il locale in corso Repubblica dove l’episodio è avvenuto. «Caro sindaco, è ora di smettere di dire fesserie, cosa ne pensi?», scrive Pina Puddighinu nella sua pagina Facebook. Quella sera dietro il bancone di Sos Tenores però c’era la sorella Tania: «Ho pianto quando ho realizzato cosa era successo. C’era talmente tanta gente il giorno dentro il bar che sul momento ho solo sentito un forte odore di bruciato e visto una nuvola di fumo bianca tra la folla, ma non ho capito subito. Quando ho realizzato, il ragazzo era già andato via», ha detto la donna a Cagliaripad, il giornale on line che per primo ha pubblicato la lettera in cui Federico Coni denunciava l’aggressione. E ancora: «Vogliamo smetterla di nasconderci dietro un dito? Mi sembra assurdo che sia il primo cittadino del mio paese ad accampare scuse di questo tipo quando la cosa più sensata da fare dovrebbe essere un mea culpa. Qui stiamo parlando di rapporti personali, di persone che hanno corso dei rischi dentro il nostro bar. Ma quale sigaro? Dentro il locale non si può fumare. Bisogna prendere atto che in giro ci sono uno, due, dieci giovani capaci di gesti così gravi. E bisogna fare qualcosa. Mi sento ancora male – ha detto la donna – quando penso al rischio che ha corso quel giovane. Voglio che venga qui, a casa mia, per dirgli che non sono rimasta a guardare senza far nulla. Non ho capito subito cosa succedeva, non ho avuto il tempo». Federico Coni ha già risposto che tornerà a Orgosolo appena possibile, e ritiene di essere rimasto vittima di un gesto folle quanto isolato. Ha promesso di andare a trovare le sorelle Puddighinu, ma all’invito del sindaco non ha ancora risposto

  24. amico
    ottobre 25, 2013 alle 6:09 PM

    Sino a quando ci sarà qualcuno che fa simili ragionamenti si, senza speranza. E’ una questione culturale che richiede anni e anni per mutare.

  25. marzo 9, 2017 alle 5:49 PM

    Condivido il vostro articolo per la sostanza e per lo stile. Vedere tanti giovani uniti e propositivi è confortante e da additare come esempio ad altre realtà!
    Marcello Soro

  26. Paolo
    marzo 10, 2017 alle 9:33 am

    I giornalisti sono parte del mondo civilizzato. Se non esistessero luoghi come Orgosolo, caratterizzati da una forte identità comunitaria, la stampa perderebbe i suoi connotati e “risulterebbe” inutile, poiché lavora per un numero troppo grande di persone; troppo poco unite.
    È necessario che voi sappiate chi siete, non gli altri. Questi non aspettano altro che giudicare l’altro per accumulare attributi quali la civilizzazione, la modernità ecc. senza i quali sarebbero nulla.
    Orgosolo è Orgosolo, e se Orgosolo viene presentata dai media come qualcosa di negativo, fermo e troppo arcaico, è perché la civiltà di cui noi facciamo parte non ha radici tanto profonde quanto le vostre, è insicura, poco originale, quasi infetta.
    Senza esempi come Orgosolo, come potremo sentirci diversi da voi?
    Siate ciò che siete, purché siate veri!

    Saludos dae Tiesi 👊🏻

  27. Andrea Mulas
    marzo 11, 2017 alle 7:39 am

    Aristanis è con Voi !!!!

  28. Terrae
    marzo 11, 2017 alle 4:01 PM

    Mi chiedo come sia possibile che un gesto tanto criminale quanto vile possa suscitare in alcuni giustificazioni identitarie.

    Uno o più stronzi hanno appiccato il fuoco ai capelli di un uomo. Fine.

    Che sia per noia, per balentía, per ignoranza, per sovranismo o per tara ereditaria, è evidente e accertato che quel pover uomo è stato vittima di un atto nient’altro che criminale, e che, oltre ogni ragionevole dubbio e garantismo, chi gli ha dato fuoco ha agito inequivocabilmente da criminale.

    E tanto dovrebbe bastare perché ci si trovi tutti uniti a condannare e contrastare, senza se e senza ma, individui considerati semplicemente ignobili a tutte le latitudini.

  29. amico
  1. Maggio 19, 2013 alle 7:16 PM
  2. Maggio 20, 2013 alle 1:37 PM

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