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Democrazia ed economia.


crisi del 1929, disoccupati

crisi del 1929, disoccupati

 

 

Che la democrazia e l’economia corrano su binari diversi che non sempre s’intersecano virtuosamente lo sanno anche i bambini.

Loretta Napoleoni è un’economista, autrice di numerosi lavori nel campo economico-finanziario e nelle relazioni con il terrorismo.  E’ molto critica sulle operazioni politico-economiche fin troppo disinvolte con la vita delle persone e autrice del recentissimo Democrazia vendesi, dove sostiene, fra l’altro, la necessità di un’uscita concordata dall’euro per uscire dalla crisi economica attuale, determinata da manovre speculative.

Non sono un economista, ma una piccola idea personale me la sono fatta.  Magari ho preso una cantonata, ma penso che siano stati fatti due errori da parte italiana: l’aver concordato un valore di cambio troppo alto fra lira ed euro (il folle importo di 1.936,27 lire per 1 euro, quando sarebbe stato opportuno negoziare un rapporto al massimo di 1.500 lire per 1 euro) e la mancata ferrea vigilanza sul vertiginoso aumento dei prezzi con l’avvento dell’euro, a differenza da altri Paesi europei (Germania, Francia, ecc.).

Magari l’uscita dall’euro non sarebbe l’ideale, ma una modifica del valore di cambio lira-euro dovrebbe esser perseguita con tutte le forze.

Così come un new deal in campo economico-sociale e territoriale.

Ma nessuno ne vuol parlare, men che meno i candidati al governo del Bel Paese.             Alla faccia della democrazia.

Stefano Deliperi

Milano, Duomo

Milano, Duomo

 

 

da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2013

L’INTERVISTA » LORETTA NAPOLEONI . Vittime di Monti, ultimo dei grandi illusionisti italiani. Esce il saggio “Democrazia vendesi”: tutte le frottole che ci hanno raccontato sull’euro.   L’unificazione monetaria è stata fatta in maniera sbagliata, causando la colonizzazione del Sud Europa da parte del Nord. La soluzione migliore sarebbe un’uscita concordata dall’euro, ma sono in pochi, in Italia e nel resto del continente, ad avere il coraggio di dire la verità.     Costantino Cossu

Cannibalizzazione. E’ una delle parole chiave del saggio “Democrazia vendesi” (Rizzoli, 245 pagine, 14,00 euro), nuovo libro di Loretta Napoleoni, economista con studi alla John Hopkins University e alla London School of Economics, romana trapiantata a Londra, consulente di Bbc e Cnn, collaboratrice di El Pais, Le Monde, The Guardian, L’Espresso e l’Unità. I cannibali di cui scrive Napoleoni sono i Paesi dell’Europa del Nord, che stanno divorando le periferie meridionali del vecchio continente devastate da debiti pubblici pesantissimi, in una fase delle vicende europee che ha assunto tutti i tratti – economici, politici, istituzionali e psicologici – dei grandi processi di colonizzazione che hanno segnato, sin dai suoi albori, la storia del capitalismo. Come uscirne? Le ricette che “Democrazia vendesi” propone vanno decisamente contro il “mainstream” liberista e sono destinate a fare discutere. Moriremo divorati dalla Germania? «Che Berlino oggi sia l’asso pigliatuto di Eurolandia, mi sembra un dato incontestabile. Altrettanto vero è, però, che i tedeschi si trovano in una situazione, quella di essere il centro politico ed economico dell’Europa, nella quale probabilmente mai avrebbero voluto essere. La Germania non ha messo in atto alcun piano egemonico. Più semplicemente nel passaggio alla moneta economica europea sono stati fatti errori che oggi si rivelano devastanti. La divisa unica doveva essere il punto di arrivo dell’unificazione politica del continente. E’ stata invece il punto di partenza. Prima di far nascere l’euro, bisognava compensare le differenze tra le economie dei diversi Paesi membri, per dare la possibilità alle realtà più deboli di continuare ad essere competitive». Il movente dell’errore è stato politico? «Sì. Il movente è stato la volontà di Francia e Inghilterra, subito dopo il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca, di imbrigliare la Germania, di nuovo unita, nella gabbia istituzionale ed economica della Ue e dell’euro. A Berlino l’unione monetaria è stata imposta per evitare che la Germania divenisse una super potenza economica capace di giocare da sola sullo scenario politico mondiale. Poi s’è visto cosa è accaduto: questa Unione ha facilitato la crescita di un’economia tedesca fortissima, con un enorme divario di competitività, sui mercati mondiali, tra gli apparati produttivi del Nord e quelli dei Paesi del Sud del continente. Divario determinato dal fatto che le nazioni delle periferie meridionali si sono ritrovate una moneta, l’euro, molto più forte delle loro vecchie divise, con una conseguente crescente difficoltà a mantenere le proprie quote di esportazione. Esattamente il contrario è successo alla Germania, Paese per il quale il passaggio dal marco all’euro ha significato un rilevantissimo incremento di competitività a favore del proprio export. Da qui l’avvio di un processo che ha portato le economie del Sud, sempre più deboli, ad indebitarsi a ritmi sempre più intensi, sino a finire vittime di un vero e proprio trend di colonizzazione da parte delle ricche economie del Nord Europa, secondo una tendenza che poi, alla fine, è un dato strutturale del capitalismo, la cui nascita, non dimentichiamolo, è stata favorita, tra l’altro, dalla possibilità di sfruttare i mercati e le risorse delle nazioni extraeuropee». Nel libro viene raccontata la «triste storia del debito pubblico italiano». Storia segnata da una forte linea di continuità tra il vecchio Sme (Sistema monetario europeo) e l’euro… «Sme ed euro: è la stessa storia. Quando s’è capito che lo Sme non funzionava, noi abbiamo fatto esattamente l’opposto di quello che hanno fatto gli inglesi. Di fronte alla catastrofe monetaria determinata dal pessimo esito prima dell’adozione della banda di fluttuazione del serpente monetario e poi dello Sme, Londra ha reagito dicendo “no” all’euro. Noi, invece, abbiamo fatto sacrifici enormi, vendendo una parte consistente del patrimonio dello Stato e aumentando in maniera pesante la pressione fiscale per poter entrare nella seconda fase dell’unione monetaria, che era appunto la nascita dell’euro. Dal punto di vista della teoria economica, ma anche dal punto di vista della politica economica, abbiamo scelto un comportamento altamente irrazionale». Nel suo saggio, lei descrive Mario Monti come l’«ultimo dei grandi illusionisti italiani». Il libro l’ho scritto prima che Monti “salisse in politica”, ma mi sembra che l’analisi calzi a pennello anche per l’oggi. Già da tecnico le sue doti di illusionista – ossia di far credere agli italiani che cause e rimedi della crisi fossero esattamente quelli opposti alle cause vere e ai rimedi efficaci – erano evidentissime. Oggi che Monti è un leader politico dice che vuole abbassare le tasse. Peccato che sino a poche settimane fa sostenesse che l’unico modo di cavarsela era aumentare la pressione fiscale come mai s’era visto. Se non è illusionismo questo». L’unificazione europea come quella d’Italia nel Risorgimento: lei sostiene che i due processi hanno molto in comune. Perché? «Sono stati due processi guidati dall’alto, entrambi caratterizzati da un deficit forte di democrazia. Oggi in Italia questo deficit è altissimo. Da una parte, infatti, abbiamo gli illusionisti e dall’altra manca il dibattito, una discussione pubblica che aiuti i cittadini a capire come stanno davvero le cose. Effetto, quest’ultimo, di un rapporto strettissimo, direi quasi incestuoso, tra la classe politica e i mezzi di informazione. Sulla Ue e sull’euro ci dicono un sacco di frottole, proprio come, a suo tempo, è accaduto con l’unificazione d’Italia. Non ci raccontano la storia giusta». Per uscire dalla crisi lei propone alcune soluzioni immediate… «Sì: concordare un consistente abbattimento parziale del debito e la circolazione di una moneta parallela all’euro. Misure che però non servirebbero a risolvere il problema vero: come riprendere a crescere. Noi abbiamo una moneta molto più forte del dollaro, ma non abbiamo un’economia più forte di quella americana. Basta questo per spiegare perché non riprendiamo a crescere. Non riprendiamo a crescere perché non abbiamo una moneta che rifletta le condizioni reali della nostra economia. La svalutazione è un riallineamento monetario alle vere condizioni dell’economia. Voler avere una moneta forte in un’economia debole è un suicidio. Negli Usa sono dieci anni che resistono, in tutti i modi, ad una rivalutazione della loro divisa. Noi siamo gli unici che vogliamo una moneta forte. Non ha senso». Quindi la vera soluzione sarebbe un’uscita dall’euro concordata? «Sarebbe la soluzione migliore. Ma dove li troviamo oggi, in Italia, i politici che abbiano il coraggio di proporla. Sono sicura che se avessimo una classe politica all’altezza sarebbe facile, facendo fronte comune con gli altri Paesi del Sud Europa, raggiungere un accordo con i partner nord europei». Lei propone di tornare allo spirito originario dell’Unione, mettendo al centro non più le oscillazioni dello spread ma le persone in carne ed ossa. Richiama esplicitamente Keynes, ma anche la tradizione della socialdemocrazia. «Perché i ceti dirigenti europei si convincessero che Keynes aveva ragione, ci sono voluti il nazismo e la seconda guerra mondiale. Per il forte senso della giustizia sociale, anche all’esperienza socialdemocratica si può tornare a guardare con interesse. Ciò che però serve di più è la militanza civile. Per questo ho deciso di fare il libro insieme con un gruppo di persone impegnate nei movimenti e di promuoverlo in modo diverso attraverso il web, una serie di conferenze e i media locali. Bisogna tornare alla base. Da ciò che sta sopra non c’è da attendersi troppo. Se ce la facciamo, forse qualcosa si muoverà. Altrimenti, le speranze di salvare economia e democrazia (il rapporto è strettissimo) si riducono quasi a zero.

Chi è. Economista esperta di terrorismo.

Economista , Loretta Napoleoni è nota soprattutto per i suoi studi sul rapporto tra economia globalizzata e terrorismo. È consulente per la Bbc e la Cnn, editorialista per El Pais, Le Monde e The Guardian. In Italia scrive per Internazionale, l’Unità, l’Espresso, Il Venerdi di Repubblica. Tra i suoi saggi “Terrorismo S.p.A” ( 2005), “Economia canaglia” (2008), “I numeri del terrore” (2008), tutti pubblicati con il Saggiatore e tradotti in 18 lingue, incluso il cinese l’arabo. Loretta Napoleoni è inoltre docente di economia alla Judge Business Schools di Cambridge.

crisi industriale in Sardegna (da La Nuova Sardegna, sett. 2012)

crisi industriale in Sardegna (da La Nuova Sardegna, sett. 2012)

 

 

 

(immagine da La Nuova Sardegna, foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

  1. gennaio 15, 2013 alle 8:07 am

    Reblogged this on barbatustirolese.

  2. Occhio nudo
    gennaio 15, 2013 alle 9:55 am

    Molti economisti, da tempo, affermano che l’uscita dall’euro sarebbe una salvezza per l’Italia. Di grazia, oltre a vendere libri, si impegnino a trovare il modo giusto per uscire da una situazione ormai insostenibile e non ci vengano a raccontare che “ogni cittadino deve fare la sua parte” perchè l’unica arma che ha il cittadino, veramente vessato dall’intera classe dirigente, è, a questo punto, una molotov.

  3. Bio IX
    gennaio 15, 2013 alle 12:35 PM

    Per conoscere cosa dice, da anni, la ME-MMT (Mosler Economics – Modern Money Theory) si fa prima a leggere “Il più grande crimine” di Paolo Barnard, tanto più che è gratis ( http://paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf ).
    Buona lettura.

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