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Sardegna indipendente? Allora fuori dall’Unione europea.


Sardegna, il segretario PSdAz Efisio Trincas dona la bandiera dei “quattro mori” a Silvio Berlusconi (2009)

 

 

Il P.S.d’Az. ha presentato recentemente una mozione per l’indipendenza della Sardegna, l’ennesima iniziativa in proposito.

Personalmente penso che il P.S.d’Az., parte integrante di questa maggioranza di centro-destra che ha portato la Sardegna a un vero disastro economico-sociale, dovrebbe assumersi tutte le corresponsabilità dell’attuale situazione e, magari, occuparsi di argomenti molto più concreti, come – per esempio – il via libera da parte della Commissione permanente “urbanistica” del Consiglio regionale (dove siede fra i membri della maggioranza il suo segretario Giacomo Sanna) alla vergognosa leggina salva-abusi edilizi.

Tant’è, ognuno si occupa di quello che gli sta più a cuore.

A parte il fatto che si tratterebbe di un atto in palese violazione dell’art. 5 della costituzione (“la Repubblica, una e indivisibile”), con tutte le conseguenze del caso, due parole, però, su un argomento di cui si evita accuratamente di parlare: una Sardegna “indipendente” sarebbe automaticamente fuori dall’Unione europea.   

Significherebbe rinunciare a un intero sistema politico-economico che, bene o male, consente di rimanere a galla in qualche modo e a contributi straordinari di sostegno dell’ordine di 1,5 miliardi di euro annui in media.

A quel punto o la si affitta al migliore (?) offrente o andiamo tutti a cercare erbe e tuberi nelle campagne..piene di aliga.

Non sto inventando nulla, si tratta semplicemente di quanto ha dichiarato ufficialmente l’Unione europea ai sensi dell’art. 4.2 del Trattato UE riguardo l’eventuale indipendenza della Catalogna dalla Spagna.

Quindi, quando si vanno a raccontare le mirabolanti fortune determinate dall’eventuale indipendenza della Sardegna è bene raccontarle tutte, altrimenti si prendono in giro i sardi (ancora una volta) e si rischia di finire ancor più Sardistàn, oscura isola del Mediterraneo centrale.

Stefano Deliperi

Sestu, discarica abusiva

 

 

da Sardinia Post, 8 novembre 2012

PSDAZ: “LA SARDEGNA DIVENTI NAZIONE INDIPENDENTE”.

Il Partito Sardo d’Azione rilancia sull’indipendenza della Sardegna. Quattro consiglieri del partito – Giacomo Sanna, Paolo Dessì, Paolo Maninchedda ed Efisio Planetta – hanno presentato una mozione che sarà sottoposta all’attenzione della prossima conferenza dei capigruppo per l’organizzazione dei lavori in aula.

Il documento chiede al Consiglio di “dichiarare solennemente la Sardegna nazione indipendente” e che questa dichiarazione “sia sottoposta al voto del popolo sardo attraverso il referendum consultivo”.

Nella mozione i sardisti ricordano che “in 64 anni di autonomia speciale il Parlamento italiano non ha mai approvato alcuna proposta di legge costituzionale votata dal Consiglio regionale della Sardegna”, etichettano come “attacco centralista” i recenti provvedimenti del Governo italiano nei confronti della Sardegna e delle specialità regionali”, ed evidenziano pure “la violazione dei diritti umani nei riguardi dei sardi per l’oppressione della lingua sarda e per la politica d’assimilazione linguistica portata avanti dall’Italia in Sardegna”.

 

 

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

 

 

 

 

 

A.N.S.A., 30 ottobre 2012

Spagna: per Bruxelles Catalogna indipendente fuori Ue. Commissario Reding su proposta referendum su sovranità regione.

La Commissione europea assicura che una Catalogna indipendente resterebbe fuori dall’Unione europea dei 27. E’ quanto afferma il vicepresidente e commissario per la Giustizia, Viviane Reding, in una lettera privata inviata al governo spagnolo, citata oggi da El Pais. “La Ue non puo’ riconoscere un’indipendenza unilaterale” e pertanto la regione non starebbe nell’Unione in caso di indipendenza dalla Spagna.
Nella lettera la Reding risponde al segretario di Stato per la Ue, Inigo Mendez de Vigo, che le aveva scritto in precedenza riguardo all’impossibilita’ di un processo di indipendenza della Catalogna all’interno della Ue. Mendez de Vigo ricordava che l’articolo 4.2 del Trattato della Ue indica che l’unione dovra’ rispettare le strutture fondamentali costituzionali e politiche e l’integrita’ territoriale degli Stati membri, la cui determinazione e’ di esclusiva competenza di questi ultimi. In altre parole, la Ue non puo’ riconoscere un’eventuale dichiarazione di indipendenza della regione per costituire un Stato membro.

Una tesi che il commissario per la Giustizia afferma di appoggiare, a poco meno di un mese dalle elezioni anticipate in Catalogna, previste per il 25 novembre prossimo, alle quali il leader di CiU, Artur Mas, si presenta con una proposta di convocazione, nella prossima legislatura, di un referendum sulla sovranita’ nazionale calatana.   Nel confidare nel “buon senso e nell’europeismo degli spagnoli” per risolvere il conflitto fra la regione e lo Stato “nell’ambito domestico che gli e’ proprio”, la Reding ricorda che se la Catalogna si dichiara indipendente, dovra’ chiedere alla Ue l’adesione e ottenere un si’ all’unanimita’.   Ma quest’ultimo non ci sarebbe, perche’ la Spagna avrebbe diritto di veto.

(foto da mailing list sociale, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. GIUSEPPE
    novembre 10, 2012 alle 9:29 am

    SE DIVENTATE NAZIONE INDIPENDENTE,FUORI DALL’EUROPA,VENDO TUTTO,LASCIO TUTTO E MI TRASFERISCO DA VOI

  2. icittadiniprimaditutto
    novembre 10, 2012 alle 9:32 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. capitonegatto
    novembre 10, 2012 alle 10:18 am

    Crozza ha ragione : siamo un paese mal coppattato.

  4. Nikki
    novembre 10, 2012 alle 2:30 PM

    dici bene, bisogna raccontarla intera, questa non la sapevo: per me era automatico che la Sardegna indipendente era dentro l’Europa

  5. carla concas
    novembre 10, 2012 alle 3:01 PM

    non sono d’accordo sull’Indipendenza della Sardegna, non siamo pronti e capaci di gestirci, se lo fossimo non avremmo “svenduto” la nostra Terra, ma l’avremmo difesa e valorizzata….migliorando i servizi, le strade e tutelando l’ambiente!

  6. Andrea
    novembre 10, 2012 alle 5:46 PM

    Caro Stefano,

    ti ho sempre stimato, per l’impegno con cui da anni porti avanti le battaglie per la difesa del nostro territorio.
    Tuttavia devo constatare che il tuo “j’accuse” al psd’az, per quanto giustificabile nei confronti delle incoerenze di questo partito, è esageratamente carico di pregiudizi verso l’indipendentismo in genere.
    Come succede altre volte ci si dimentica di tutto.
    Di quando negli anni ’80 gli indipendentisti con il compianto Angelo Caria fecero un comizio nella piazzetta di Porto Cervo e denunciarono i disastri di un modello di sviluppo turistico che stava devastando le coste.
    O di quando, con coraggio altri indipendentisti hanno sempre contestato la presenza dell’industria pesante nell’isola.
    O ancora quando si sono occupati gli impianti eolici e fotovoltaici per cercare di arginare l’ennesimo sfregio al nostro territorio.
    E poi ancora il Galsi e altro…
    Queste battaglie le fanno da sempre gli indipendentisti, non di certo i rappresentanti dei partiti italiani in Sardegna.
    Mi duole dirlo, ma con amarezza leggo nelle tue parole il solito atteggiamento di scarsa fiducia nei confronti della capacità dei sardi non solo ad autodeterminarsi ma anche a prendersi cura dei propri beni comuni.
    E’ vero che c’è tanto da fare, ma gettare il bambino con l’acqua sporca, così come si legge nel tuo articolo, mi sembra ingeneroso e forse anche un po’ “auto-denigrante”

    Con stima

    Andrea Faedda
    iRS indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

    • novembre 10, 2012 alle 9:09 PM

      Caro Andrea,
      non ce l’ho con gli indipendentisti, non ho alcun pregidizio verso l’indipendentismo, nè penso che siano tutti evasori fiscali, per esempio, come Doddore Meloni.
      I più danneggiati, a mio parere, in questo caso sono proprio gli indipendentisti “fiscalmente onesti”.
      Altro discorso, poi, è l’infinita capacità di dividersi e “litigare” del mondo indipendentista, fra mille contraddizioni. Il che rende la proposta indipendentista poco credibile allo stato attuale, almeno per me.
      Ci sono poi degli aspetti, come quello evidenziato in questo articolo, che vengono accuratamente tralasciati e che credo debbano essere evidenziati per avere un’idea precisa della proposta indipendentista.
      So bene che diversi indipendentisti si battono per la tutela del territorio, ma non vedo ancora una consapevolezza delle (tante, troppe) organizzazioni indipendentiste della necessità di combattere tutti i giorni in questo campo e non una volta ogni tanto.
      Non vedo poi un’altra consapevolezza: da parecchi anni abbiamo la capacità di autodeterminare importantissimi sostegni economico-sociali come i fondi strutturali europei e non siamo in grado di programmarli e utilizzarli a dovere.
      La “colpa” non è dello Stato italiano “colonialista” e quant’altro, la “colpa” è nostra e dobbiamo uscire dal vittimismo e imparare a fare come e meglio di tante regioni italiane ed europee.
      Su queste materie dovrebbe misurarsi l’indipendentismo.
      Con stima.

      Stefano Deliperi

      p.s. ti sembrerà strano, ma ho stima di vari indipendentisti, per la loro attività disinteressata per la tutela della nostra Terra.

  7. francesco
    novembre 10, 2012 alle 6:32 PM

    Ogni Regione deve sentirsi corpo unico dell’Italie e del Continente Europeo, L’armonia di apparteneza di ogni cittadino all’ entità Nazionale ed Europea trova il suo pernio centrale nel compimento della Democrazia.

  8. Maria
    novembre 10, 2012 alle 11:00 PM

    Io non ho nessun interesse che l’Italia gestisca il territorio sardo …e voi?
    Uscire dall’Unione Europea ? Pensandoci bene può essere la nostra salvezza.

    Invece di aver paura di una futura indipendenza, perchè non chiedete allo stato italiano di restituirci gli oltre 10miliardi che ci deve.

    • novembre 10, 2012 alle 11:10 PM

      vabbè…o studiamo un po’ di sana economia politica o prepariamoci a cercare lattuga e tuberi.

      Stefano Deliperi

  9. Andrea
    novembre 11, 2012 alle 1:45 PM

    Stefano,

    il fatto che le sigle indipendentiste siano tante e “disunite” non è di per sé un elemento negativo. Significa che il movimento, sopratutto negli ultimi anni, è diventato maggiormente plurale, perché ha raccolto anime diverse dal panorama politico sardo. Esistono gruppi moderati e altri più connotati in senso più “radicale”. Ma questo è un aspetto positivo, perché significa che certe idee gradualmente stanno contaminando sempre più differenti ambiti della società sarda.
    Del resto, sarebbe come se di pretendesse che in Italia, o in qualunque altro stato democratico, esistesse un unico partito. Non solo questo – per fortuna – non accade, ma la storia della politica è sempre fatta di divisioni, scissioni, gemmazioni e nascite di soggetti nuovi. Non si vede perché questo processo, così naturale, non debba interessare anche le formazioni che pongono la Sardegna al centro della propria agenda politica.
    Dipende sempre da quale ottica si osserva il fenomeno.

    Per quanto riguarda la mancanza di “consapevolezza” che impedirebbe un impegno continuo nelle questioni che riguardano la tutela del territorio: qui mi trovi d’accordo solo in parte; l’impegno in questo campo è continuo e costante nel tempo, ma come si sa, non è l’unico punto delle “nostre” agende, e non lo può essere poiché la politica ha il compito di interessarsi a tutti gli aspetti della vita pubblica.
    Una maggiore presa di coscienza (e questo già abbiamo avuto modo di dircelo una volta) va comunque sviluppata, a mio parere sopratutto nel campo che riguarda il “consumo del suolo”, che però è un aspetto in cui l’intero popolo sardo deve maturare una maggiore sensibilità (e le resistenze trasversali al PPR nella precedente giunta Soru lo dimostrano).

    Stesso discorso vale per la mancata programmazione/spesa dei fondi strutturali europei. Non lo si può di certo imputare agli indipendentisti, che non sono alla Regione.
    Forse è più un problema culturale che ha però ragioni strutturali ben precise:
    un governo della Sardegna dotato di maggiore sovranità, favorirebbe senza dubbio una migliore partecipazione dei cittadini, se non altro perché sarebbe più stretto il rapporto “governanti-governati”.
    Sono i sardi in generale che oggi continuano ad osservare la politica regionale come solo un aspetto marginale della politica italiana. Magari interessa più il dibattito su chi vincerà le primarie del PD tra Renzi e Bersani. Oppure ancora, per tornare alle questioni ambientali, se si farà o no la TAV o il Ponte sullo Stretto. Tutte questioni nobili, per carità, ma che continuano a spostare il focus dei problemi. Quando l’aspetto più naturale sarebbe quello di occuparsi e dibattere su ciò che ci circonda e sulla terra che ogni giorno calpestiamo. Per aprirci al mondo (che non è solo l’Italia..) partendo dal luogo in cui abitiamo e decidiamo di progettare la nostra vita.

    • novembre 11, 2012 alle 1:53 PM

      sono d’accordo con te, Andrea, sulla necessità di una maggiore consapevolezza sulla corretta gestione del territorio e delle risorse naturali: è fondamentale per qualsiasi regione del mondo.
      Per quanto riguarda noi sardi, la maggiore consapevolezza deve riguardare, a mio parere, la già notevolissima (la gran parte delle regioni italiane se la sogna) capacità di autodeterminare le scelte economiche e sociali attraverso una mòle cospicua di fondi (quelli comunitari). E questo non riguarda le sole forze politiche presenti nel Consiglio regionale, ma tutte. Comprese le forze indipendentiste.

      Stefano Deliperi

  10. Andrea
    novembre 11, 2012 alle 2:38 PM

    Stefano, mi trovi completamente d’accordo

  11. Nicola Putzu
    novembre 11, 2012 alle 8:08 PM

    Andrea dice benissimo sull’errore di valutare disuniti gli indipendentisti quando le disunioni sono ben più palesi e concrete nei partiti italiani! O preferiamo le maggioranze bulgare?
    Comunque, focalizzare il problema sulla violazione dell’art. 5 della Costituzione Italiana non ha nessun senso. Il principio di autodeterminazione dei popoli non può essere riconosciuto dallo Stato dal quale ci si vuole allontanare. Non lo riconoscerebbe mai! Il diritto viene riconosciuto a livello internazionale e prevale su qualunque Costituzione Nazionale. L’ONU ha recepito nella sua carta questo diritto e se il popolo sardo deciderà nel futuro a maggioranza di rendersi indipendente dall’Italia questa dovrà riconoscerlo senza se e senza ma. Un altro discorso è l’ingresso in Europa ma non sarei così pessimista in merito. Stati come Cipro e Malta sono delle realtà in questo senso, solo per rimanere a delle isole paragonabili alla nostra.
    Quindi prima di esprimere giudizi sommari sarebbe bene valutare attentamente ciò che si scrive! Ricordandosi sempre che gli indipendentisti sono schierati in prima linea nella difesa dei territori.

    • novembre 11, 2012 alle 8:24 PM

      Nicola, l’oggetto dell’articolo è preciso: un’eventuale indipendenza della Sardegna ci porterebbe fuori automaticamente dall’Unione europea.
      Vogliamo dire o no ai sardi prima di scegliere questo particolare non insignificante?
      A mio parere, la libertà di scelta dev’essere consapevole. Tutto qui.

      Stefano Deliperi

  12. Nicola Putzu
    novembre 11, 2012 alle 8:49 PM

    Stefano, non rigirare la frittata! Hai parlato dell’articolo 5 e ciò non corrisponde al vero. Al di là dell’oggetto dell’articolo. Comunque, l’automaticità sull’annessione o meno all’UE di cui parli è tutta da dimostrare dato che si tratta ancora di dichiarazioni. Nel caso più pessimista si tratterebbe di ricominciare l’iter di annessione. Quindi si tratterebbe soltanto di un uscita temporanea. Sempre che l’Italia ad esempio decidesse di non mettere il veto una volta che la Sardegna diventasse indipendente. Quindi in linea di principio il tuo titolo è una possibilità ma non l’unica possibilità!

    • novembre 11, 2012 alle 10:11 PM

      Nicola, le tue parole sono piene di “se”.
      Come “frittate rigirate”.
      Ai sardi che dovessero decidere eventualmente sull’indipendenza della Sardegna questi “se” costituiscono solo tue interpretazioni, che – se permetti – valgono infinitamente di meno di quanto la Commissione europea ha affermato formalmente.
      Prendine atto.
      E, come te, ne prendiamo atto in 1.631.000 sardi residenti in Sardegna.
      Queste posizioni non dipendono da me, nè da te.
      Il resto sono solo opinioni personali.

      Stefano Deliperi

      • Nicola Putzu
        novembre 11, 2012 alle 11:56 PM

        Stefano, vedremo se rappresentano solo mie interpretazioni. Vedremo. Quello che afferma la UE dipende anche da quello che deciderà la Spagna. Non dimenticarlo! Non scordare questo piccolo particolare che non è solo mia interpretazione. E ripeto: Malta e Cipro cosa ti sembra che abbiano di più della Sardegna per poter stare in Europa come Stato indipendente? Comunque, se si vuole continuare su questa strada di appartenenza al governo italiano con tutti i luoghi comuni del caso sull’indipendentismo non so dove si andrà. Non lontano credo. Ciò non significa affatto che tutte le colpe della situazione attuale siano del Governo italiano. Non è tutto o bianco o nero. Io e tanti altri siamo convinti e cerchiamo di dimostrarlo con le proposte e con l’amministrazione della cosa pubblica che si può essere migliori come Stato indipendente. Solo con i fatti concreti potremmo dimostrare a te e agli scettici che i programmi politici indipendentisti sono realizzabili e migliori di quelli dei partiti italiani! Buonanotte!

  13. Occhio nudo
    novembre 11, 2012 alle 10:01 PM

    Ma, quindi, a parte il calcio nel sedere per uscire dall’Europa, secondo gli indipendentisti bisogna aspettare l’indipendenza per poter fare qualcosa di costruttivo per la Sardegna? Bisogna aspettare l’indipendenza per smettere di costruire sulle coste, di inquinare fiumi,
    di cacciare a due passi dalle strade, di uccidere animali per vendetta o invidia, di svendere il proprio territorio? Quindi, è colpa dello Stato italiano se non riusciamo a governarci? Sempre colpa dello Stato italiano, se non riusciamo a rispettare noi stessi e gli altri? Troppo comodo.

  14. novembre 12, 2012 alle 12:07 am

    Nicola, quanto è riportato in questo articolo non è una mia idea balzana e opinabile, è la posizione ufficiale espressa dall’Unione europea in base al Trattato UE.
    Un’eventuale indipendenza della Sardegna ci porterebbe fuori automaticamente dall’Unione europea: lo vogliamo dire o no ai sardi?
    Il resto sono opinioni personali, rispettabilissime. Ma solo opinioni.
    Quello che conta in proposito è quanto decide la Commissione europea.
    Semplice e banale.

    Stefano Deliperi

    • Nicola Putzu
      novembre 12, 2012 alle 9:23 am

      Ma non è automatico! Dipende da cosa decidono gli Stati. Oppure la UE è diventata l’autorità suprema che tutto decide e tutto rimane immodificabile per sempre senza possibilità alcuna? Ma dai, su. Se all’uananimità decidono che va bene, la Catalogna (sempre che dichiari l’indipendenza secondo la carta internazionale) rimane in Europa. Se invece no, la Spagna e chi si metterà di traverso trarranno le conseguenze dell’uscita dall’area Schenghen di una Nazione a loro confinante o meno. La dichiarazione formale è un ricatto bello e buono. Tutto qui. Stop e il tempo sarà dalla nostra parte per dirimere la questione.

      • novembre 12, 2012 alle 3:12 PM

        mi spiace, Nicola. L’uscita della Sardegna dall’Unione europea in caso di indipendenza unilaterale sarebbe automatica, come automatiche sarebbero le conseguenze ai sensi dell’art. 5 della costituzione.
        Non posso fare in questa sede un trattato di diritto costituzionale, ma, se vuoi, posso consigliarti un paio di letture illuminanti in proposito.
        Quanto alla posizione dell’Unione europea è quella espressa dalla Commissione europea.
        Ed è chiarissima.
        Poi ci possono essere tutte le opinioni personali possibili e immaginabili, ma sul piano giuridico non spostano la questione di un millimetro.
        E credo che queste cose debbano essere dette ai sardi, perchè si facciano un’idea propria in merito.

        Stefano Deliperi

  15. novembre 12, 2012 alle 12:54 PM

    Gentile Deliperi,
    a proposito di un Sardistan indipendente membro della UE, aggiungerei due argomenti: il bilancio regionale (in rosso) e il debito pubblico che l’Isola dovrebbe accollarsi (a meno di rifiutarsi di onorarlo e ciò escluderebbe in partenza l’adesione alla UE).
    Per il primo, c’è poco da commentare: lo stato dell’industria (e del PIL) è sotto gli occhi di tutti coloro che desiderano tenerli aperti.
    Per il secondo, curiosamente (o no?) nessuno degli indipendentisti ne parla. Chissà come mai!
    Infine, vorrei far notare che l’adesione alla UE avviene per accoglimento di una domanda, non per volontà di chi desidera aderire! Ci sono fondati motivi per pensare che la UE vorrebbe prendersi sulle spalle un nuovo stato in bancarotta?
    Cordialmente,
    Gabriele Ainis

    • novembre 12, 2012 alle 3:14 PM

      considerazioni sulle quali non si può non essere d’accordo.
      Da quanti anni, per esempio, la Serbia e la Turchia chiedono invano di esser ammesse all’Unione europea?

      Stefano Deliperi

  16. novembre 12, 2012 alle 3:05 PM

    per chi volesse informarsi ulteriormente:

    da El Paìs, 30 ottobre 2012
    La Comisión Europea asume las tesis de Rajoy sobre una Cataluña fuera de la UE.
    Méndez de Vigo a Reding: “La UE no puede reconocer una indendepencia unilateral”. La vicepresidenta de la Comisión contestó: “Coincido plenamente en el análisis”: http://politica.elpais.com/politica/2012/10/29/actualidad/1351541087_781524.html

    c’è anche la possibilità di scaricare la corrispondenza fra la Commissione europea e il Governo spagnolo.

  17. Psd'Az Sezione Bosa
    novembre 12, 2012 alle 3:33 PM

    Mi sembrano un sacco di scemenze messe una sopra l’altra quelle scritte dall’autore del pezzo

  18. Juri
    novembre 12, 2012 alle 5:23 PM

    I continentali che minacciano il territorio sardo? Non scherziamo. Tutte le peggiori speculazioni sono avvenute e avvengono con il pieno supporto della classe politica sarda (quella maggioritaria) e con il favore dell’opinione pubblica (un esempio su tutti: Tuerredda e Malfatano).

    In ultimo, lo scempio giuridico e materiale della cosiddetta “legge per l’edilizia” e appendici varie, nota anche come “piano casa”, chi l’ha voluta? I continentali cattivi o una giunta regionale che non perde occasione per riempirsi la bocca di autonomia, autodeterminazione, identità, sardità?
    E il partito che ha permesso questo scempio, votando a favore diquesta e di tutte le altre porcate legislative (in ultimo la legge scempia-stagni) non è forse quello che pretende di chiamarsi “Partito Sardo d’Azione”?
    I sardisti &C sono talmente presi da questa azione legislativa rovinosa e auto-distruttiva che è, udite udite, il Governo Centrale (quello brutto e cattivo) a dover agire per tutelarci da noi stessi impugnando una dietro l’altro le varie leggi regionali che stanno permettendo cementificazioni anche entro i 300 m dal mare (sono manifestamente incostituzionali, ma si conta sul fatto che nelle more della loro bocciatura presso la Corte Costituzionale si fa in tempo a tirar su centinaia di migliaia di metri cubi, complimenti ancora a questi difensori della propria terra!).

    E allora, cari signori del PSdAz, di cosa parlate?
    Siate minimamente coerenti, perlomeno abbiate il coraggio delle vostre azioni e dunque assumetevi le vostre responsabilità, non nascondetevi pavidamente dietro un dito, non continuate con questo insopportabile doppio gioco di votatori di ogni nefandezza in Consiglio regionale che poi, a parole (e solo quelle) si vorrebbero trasformare in paladini della propria terra. Ma dove?

  19. novembre 14, 2012 alle 12:20 am

    1 : La costituzione italiana va contro il diritto internazionale di autodeterminazione dei popoli.

    2 : State dicendo che se uno stato attacca un altro quest’ultimo è costretto a subire la dominazione senza potersi ribellare, è inconcepible. Sappiamo benissimo cos’è stata l’unita d’italia (una guerra coloniale) e di come la nazione Sarda abbia fatto parte del regno di Sardegna prima, fino a trovarci oggi nella repubblica italiana.

    3 : Uno schiavo non potrà mai imparare a “cavarsela” da solo, in quanto chi lo domina ha interesse a lasciarlo sottomesso e dipendente… finché saremo colonia italiana mi sembra difficile che si possa avere un’economia forte e una classe dirigente slegata dagli interessi della nostra madrepatria…

    • novembre 14, 2012 alle 12:28 am

      per “avere un’economia forte” basterebbe essere indipendenti? Abbi pazienza, studia un po’ di storia e di economia politica, poi ne riparliamo.

      Stefano Deliperi

      • novembre 14, 2012 alle 9:51 am

        non è affatto quello che ho scritto io… vedo invece che ha ignorato tutto il resto.

        se volete altri 150 anni di questa miseria (senza contare ciò che son state le dominazioni precedenti) accomodatevi pure, resteremo a guardare tutti quegli altri popoli nel Mondo che stanno effettuando azioni di coraggio e stanno decidendo di essere i protagonisti del proprio futuro…

        Mauro Sanna

      • novembre 14, 2012 alle 3:03 PM

        Mauro, rileggiti e prova a spiegarti meglio.
        Attualmente una Sardegna eventualmente indipendente vivrebbe una crisi molto peggiore di quella che sta vivendo.

        Stefano Deliperi

  20. Porico
    novembre 14, 2012 alle 6:34 PM

    Stimolante e interessante dibatito sul tema dell’indipendentismo. Personalmente non credo
    che noi Sardi siamo pronti ad un simile evento. Seguirebbe una terribile crisi economica con conseguenze tragiche . Non siamo mai stati un “popolo ” ,anzi siamo caratterizzati da un forte individualismo e da una scarsa coesione. Ancora oggi affrontiamo i nostri contrasti sparandoci da dietro il muretto a secco. E’ pur vero che lo Stato Italiano fece,a suo tempo,
    delle autostrade nelle colonie Affricane ma non in Sardegna. Forse siamo noi che non riusciamo a farci valere , ad essere Italiani, ad essere Europei. Quanto all’amore per la nostra terra dobbiamo pur amettere che non esiste -con la sola eccezione della rivolta pacifica sull’esproprio militare dei terreni del supramonte – .Se così non fosse non avremmo svenduto alla peggiore feccia (Benid po furare chi benid de su mare) le nostre coste,il nostro vento,il nostro sole. Dobbiamo maturare un bel pò prima di paventare facili avventure indipendentiste.

  21. Boiccu
    novembre 14, 2012 alle 10:59 PM

    Segundu mei, è mellusu “a foras sos indipendentistas”. Saludi e trigu a tottus

  22. dicembre 10, 2012 alle 4:36 PM

    ulteriore conferma, se ve ne fosse stato bisogno.

    A.N.S.A., 10 dicembre 2012
    Scozia:se indipendente nuova adesione Ue. Se vince referendum separatista riparte processo, dice Barroso. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/12/10/Scozia-se-indipendente-nuova-adesione-Ue_7931251.html)

    LONDRA, 10 DIC. Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha confermato che nel caso in cui la Scozia scegliesse l’indipendenza da Londra (un referendum a riguardo è previsto per l’autunno 2014, ndr) dovrebbe riavviarsi il processo di adesione all’Unione Europea in qualità di nuovo Stato. “Uno Stato indipendente deve chiedere l’adesione all’Unione europea, così come previsto dalle regole”, ha detto.

  23. dicembre 20, 2012 alle 2:57 PM

    vabbè, è andata così, rimaniamo nell’Unione Europea.

    da L’Unione Sarda, 20 dicembre 2012
    Non passa per un solo voto neppure il referendum consultivo da proporre ai sardi. «Indipendenza? No grazie». Il Consiglio boccia la mozione Psd’Az, tensione in Aula. (Matteo Sau): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121220083148.pdf

    da La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2012
    Indipendenza, il referendum ko per un voto. Bocciata la mozione sardista: Pd e Udc votano contro, parte del Pdl a favore, scontro Soru-Psd’Az: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121220082831.pdf

  24. ottobre 29, 2013 alle 8:40 PM

    Vorrò proprio vedere l’Europa che tiene fuori la Catalogna,la Scozia, e la portaerei Sardegna .

  25. novembre 26, 2013 alle 2:55 PM

    da L’Indro, 22 novembre 2013
    Verso il referendum. Prospettive della Scozia indipendente.
    Gli esperti Robert Wright e Aileen McHarg: è una scelta politica, non economica. Entrata nell’UE non è scontata. (Sara Delgrossi): http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-esteri/2013-11-22/109065-prospettive-della-scozia-indipendente#sthash.AdQjv53r.dpuf

  26. dicembre 12, 2013 alle 10:01 PM

    da Il Corriere della Sera, 12 dicembre 2013
    L’AVVERTIMENTO DI UE E NATO: ESCLUDEREMMO UNA CATALOGNA INDIPENDENTE.
    Catalogna, accordo per il referendum sull’indipendenza. Ma Madrid «Mai». Sfida senza precedenti dal governo con sede a Barcellona: la consultazione prevista per il 9 novembre 2014: http://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_12/catalogna-ci-sara-referendum-sull-indipendenza-ma-spagna-minaccia-non-si-terra-mai-b945c2ec-634f-11e3-ba6d-49d09c00448e.shtml

  27. settembre 19, 2014 alle 2:57 PM

    la Scozia sceglie di rimanere nel Regno Unito. Bella prova ed esempio di democrazia.

    A.N.S.A., 19 settembre 2014
    Scozia, il referendum dice no all’indipendenza. E la sterlina vola.
    “No” al 55%, “sì” al 45%. Affluenza record: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2014/09/18/scozia-al-bivio-oggi-decide-sullindipendenza_353ed7d0-0640-48c3-9a02-60de817e5d44.html

    • Nicola Putzu
      settembre 19, 2014 alle 5:02 PM

      Giustissimo. Bell’esempio di democrazia sia l’aver concesso senza troppi fronzoli la possibilità di svolgere il referendum che per i risultati che ne sono scaturiti in termini di affluenza.

  28. il sardo
    settembre 24, 2014 alle 4:26 PM

    Bisogna partire da questo.la sardegna oggi,ma da anni,si trova in crisi grazie all’italia che ha un debito del 134%,la sardegna meno del 30%.l’italia non é indipendente energeticamente,la sardegna si e il surplus va in italia.la sardegna é indipendente dal punto di vista agroalimentare,ha materie prime,oltre al carbone ha oro,argento,caulino,granito e tanti altri minerali.é la regione italiana con la più grande superfice forestale,ha un potenziale turistico enorme,essendo un’isola potrebbe avere vantaggi economici enormi.oggi,2 euro al secondo dalla sardegna vanno in italia che ha un debito nei confronti dell’isola di più di 10 miliardi di euro.l’isola potrebbe varare ogni anno una manovra finanziaria di oltre 7 miliardi di euro.ricordate che siamo solo 1,7mil di abitanti.avremo un pil procapite molto superiore a quello di oggi.se oggi i sardi stanno male é perche tutte le nostre risorse vanno in italia e tornano le briciole.fuori dall’euro?chi se ne frega,staremo meglio.in ogni caso nn esiste una nazione in europa con un debito sotto il 30%,la germania ha più dell’80%.fatevi un flash.attireremo investitori stranieri a go go.sveglia!

  29. Raimonda Rossi
    settembre 16, 2022 alle 2:08 PM

    Vi consiglio di leggere Raimonda Rossi,La sarda,edito da booksprintedizioni, vi piacerà.

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