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Gli stagni oristanesi non sono produttivi? Colpa dei Cormorani, ovvio.


Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Puntuale come solo gli scaricabarile sanno essere, ecco che arriva la solita richiesta da parte della Provincia di Oristano (deliberazione Giunta provinciale n. 150 del 2 ottobre 2012) di aprire la caccia ai Cormorani (Phalacrocorax carbo), sempre per il monotono motivo: distruggono il patrimonio ittico degli stagni.

Questa volta c’è uno specifico studio commissionato alla cooperativa Alea, ma non pare molto di più.

Le associazioni ecologiste Amici della TerraLega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico, in caso di malaugurato accoglimento da parte dell’Assessorato regionale della disfesa dell’ambiente,  si rivolgeranno con specifico ricorso ai sensi dell’art. 226 del trattato U.E. alla Commissione Europea.  E si aprirà, con elevata probabilità, una nuova procedura d’infrazione con il rischio di pesanti conseguenze per responsabilità in sede comunitaria dell’Italia e della Regione autonoma della Sardegna.

E’ accaduto, grazie al ricorso del 3 febbraio 2009, per il provvedimento dell’allora Assessore regionale della difesa dell’ambiente Cicitto Morittu che aveva autorizzato la caccia ai cormorani fino al 28 febbraio 2009 per pretesi ed insostenibili danni alla pesca negli stagni dell’Oristanese.

Infatti, con il decreto n. 2225/Dec A/3 del 30 gennaio 2009 l’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna aveva autorizzato l’abbattimento, fino al 28 febbraio 2009, del 4 % della popolazione svernante di Cormorano negli Stagni dell’Oristanese (Marceddì, Corru Mannu – Corru S’Ittiri, S’Ena Arrubia, S. Giusta ed aree limitrofe, Mistras, Is Benas, Cabras e aree limitrofe), tutte zone umide di importanza internazionale nonché individuate quali siti di importanza comunitaria – S.I.C. ai sensi e per gli effetti di cui alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora. Tutte queste zone umide sono anche “oasi permanenti di protezione faunistica” ai sensi della legge regionale n. 23/1998.

Avifauna acquatica

Dal provvedimento assessoriale si evincevano palesemente diversi aspetti evidenzianti una non corretta applicazione della deroga al regime di tutela della predetta specie faunistica di cui alla direttiva n. 79/409/CEE (art. 2) e precisamente:

Ø assenza di alcuna valutazione o stima degli effettivi danni provocati all’ittiofauna di interesse commerciale;

Ø non risulta nemmeno un dato certo riferito alle effettive presenze attuali degli esemplari svernanti di Cormorano negli stagni oristanesi. Negli anni scorsi (2002-2006) i censimenti effettuati non hanno mai rinvenuto un numero di esemplari superiore a circa 5.000, mai più di un terzo della cifra dei presunti 15.000 Cormorani indicati non si sa bene in base a quale indagine scientifica. E’ pubblicamente sconosciuta la nota Provincia di Oristano n. 1768 del 13 gennaio 2009 che, sulla base di sconosciuti censimenti, affermerebbe “una presenza considerevole di popolazione di uccelli ittiofagi”. E’ significativo che i siti di nidificazione di Capo Nieddu e Capo Frasca non sono stati occupati nelle stagioni monitorate, ad eccezione di Capo Frasca dove nel 2003 sono stati censiti 6 individui nidificanti;

Ø ma sono i dati (forniti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale) relativi agli abbattimenti autorizzati dei Cormorani che meritano una riflessione. Infatti, nel periodo 2001/2005 i capi abbattuti sono stati 576 così ripartiti: S. Giusta: 57 capi; Valle Marceddì: 125; Corru Mannu e S’Ittiri: 32; S’Ena Arrubia: 77; Cabras: 246; Mistras: 7; Is Benas: 32. Il fatto che sussista il problema, nonostante gli abbattimenti effettuati, dimostra che la caccia al Cormorano non è il metodo efficace, anche perchè l’andamento della presenza dei cormorani nel periodo di abbattimento è altalenante con un picco massimo di presenze nel 2001, un calo nel 2003 ed un rialzo nel 2004/2005;

Ø soprattutto, autorizzando l’abbattimento dei Cormorani come strumento di dissuasione nelle valli da pesca sarde, si è inciso anche su tutte le altre specie di uccelli acquatici, comprese specie avifaunistiche tutelate ai sensi delle direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CEE, ed in particolare nello stagno di Cabras dove il numero è diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1, si avete letto bene proprio uno !) ed anatidi (7);

Ø assenza di alcun parere dell’Istituto superiore per la protezione ambientale (I.S.P.R.A., già Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica – I.N.F.S.), organo tecnico-scientifico previsto dalla legge (legge n. 157/1992) per il supporto alle pubbliche amministrazioni nella gestione faunistica (il parere è stato soltanto richiesto con nota assessoriale n. 2220 del 30 gennaio 2009);

Ø assenza di applicazione preventiva di alcun metodo dissuasivo alternativo;

Ø in precedenza, l’ultimo provvedimento di autorizzazione all’abbattimento di cormorani (decreto assessoriale n. 8/IV del 16 gennaio 2006), in seguito a ricorso delle associazioni ecologiste Amici della TerraLega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico (10 febbraio 2006), portava a un avvio degli accertamenti ex art. 226 trattato UE da parte della Commissione Europea e alla sua revoca con decreto assessoriale n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto l’Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.), oggi I.S.P.R.A., aveva asserito che “non sussistono le condizioni per l’espressione di un parere favorevole al piano prospettato” (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale certificava che l’attività di abbattimento, peraltro scarsa, non era servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006).

Fatto decisamente saliente è l’assenza di qualsiasi valutazione comprovata dell’eventuale danno alla pesca provocato dal Cormorano.   In sostanza, si sono decisi uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova del danno subito.

I gravi danni, spesso disastri, degli stagni oristanesi hanno ben altre cause.

disastri degli Stagni oristanesi partono infatti da lontano.  Dagli inquinamenti alla cattiva gestione, alle pesanti e distruttive opere pubbliche.

Una pessima pagina nella gestione dell’ambiente e di un’importantissima risorsa economica.         E non devono essere i Cormorani a pagarne le conseguenze.

Amici della TerraLega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

 

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

 

da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2012

STAGNI A RISCHIO. Pericolo cormorani, abbattimento anche nelle laguneElia Sanna

ORISTANO. Oltre agli stagni maggiori come Cabras, Santa Giusta e Marceddì potrebbe essere esteso anche alle lagune minori l’abbattimento controllato dei cormorani. Non sarà una guerra senza confini sia ben chiaro, e dovrebbe incidere in più solo dell’1 per cento. La richiesta è stata inviata nei giorni scorsi all’assessorato regionale dell’Ambiente dall’amministrazione provinciale. La decisione è stata adottata dalla giunta sulla base di uno studio finalizzato all’individuazione dei metodi e ai sistemi di prevenzione dei danni causati dagli uccelli ittiofagi nei compendi ittici della Provincia di Oristano. Lo studio è stato realizzato dalla Cooperativa Alea Ar, capofila del raggruppamento temporaneo di imprese costituito con il Dipartimento di biologia animale dell’Università di Cagliari, e con la collaborazione di Gianfranco Atzeni dell’Università di Sassari. Nel dettaglio, è stata predisposta un’analisi conoscitiva sullo stato degli ambienti e sulla presenza delle specie ittiofaghe presenti, la valutazione dei sistemi di prevenzione, l’elaborazione dei dati economici compreso un ulteriore monitoraggio dell’unica colonia riproduttiva di cormorani presente in Sardegna. La lettura attenta dello studio economico ha evidenziato l’impatto economico del cormorano sulle attività di pesca, ma non ha potuto determinare il valore, mancando infatti una serie di dati sulla produttività fondamentali, come, tra gli altri, la qualità del pesce pescato, i dati giornalieri sui prezzi all’ingrosso e sullo sforzo di pesca. «Lo studio ha potuto ribadire ancora una volta l’inefficacia dei sistemi di dissuasione che sono stati utilizzati sino ad oggi nelle nostre lagune – ha spiegato l’assessore provinciale alle attività produttive a pesca Gianfranco Attene – ed è ora necessario avviare un’azione sperimentale consistente in una campagna di dissuasione delle popolazioni di cormorano in migrazione dall’insediamento nelle zone umide oristanesi, attraverso un ulteriore abbattimento controllato di una piccola percentuale di cormorani. Dovremo anche attuare inoltre una difesa passiva con la realizzazione di recinti, coperture, gabbie e altri sistemi di protezione della fauna ittica nelle resto delle lagunare. Nel rispetto delle normative europee – ha aggiunto Gianfranco Attene – l’abbattimento controllato, non superiore al 20 per cento interesserà gli stagni di Cabras, Santa Giusta e Marceddì. Al fine di salvaguardare al meglio le risorse ittiche delle aree non oggetto della sperimentazione, come S’Ena Arrubia, Mistras e Is Benas, nell’ipotesi di un notevole afflusso di cormorani, si potranno estendere le opere di dissuasione anche agli stagni, accompagnata dalle altre misure di prevenzione, non superiore all’1% del totale degli animali censiti». L’ abbattimento controllato potrà iniziare a fine di ottobre, vigilato dal Corpo forestale.

vegetazione palustre

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    ottobre 8, 2012 alle 9:31 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. ottobre 8, 2012 alle 2:52 PM

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 5 ottobre 2012
    Caccia: Ue archivia procedura infrazione prelievo in deroga in Sardegna. (http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=209049&v=2&c=39&t=1)
    Il prelievo in deroga, da non confondere con l’attività venatoria, consente in specifiche situazioni, di prelevare specie di avifauna che causano danni alle attività antropiche, sempre che non esistano altre soluzioni soddisfacenti e nel rispetto della normativa regionale, nazionale e comunitaria.

    CAGLIARI, 5 OTTOBRE 2012 – L’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Giorgio Oppi, comunica che la Commissione europea nella riunione del 27 settembre u.s. ha deciso di archiviare la procedura di infrazione relativa alla emanazione della legge n. 2 del 13 febbraio 2004, “Norme in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio in Sardegna, in attuazione della legge 3 ottobre 2002, n. 221”. Infatti,con la legge regionale 21 gennaio 2011, n. 5 “Disposizioni integrative della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia in Sardegna)” la Regione Sardegna ha abrogato la legge regionale 13 febbraio 2004, n. 2 (oggetto dell’infrazione) regolamentando in maniera compiuta e dettagliata il prelievo in deroga. Si precisa che il prelievo in deroga, da non confondere con l’attività venatoria, consente in specifiche situazioni, di prelevare specie di avifauna che causano danni alle attività antropiche, sempre che non esistano altre soluzioni soddisfacenti e nel rispetto della normativa regionale, nazionale e comunitaria.

  3. ottobre 11, 2012 alle 3:54 PM

    da La Nuova Sardegna, 9 ottobre 2012
    STAGNI E POLEMICHE. Abbattere i cormorani? Ambientalisti contrari. (Claudio Zoccheddu)

    CABRAS. Cormorani e polemiche, binomio che si rinfresca ogni autunno. Quest’anno è iniziato con la richiesta di abbattimento formulata dalla Provincia alla Regione e subito contestata dagli ambientalisti. Le associazioni Amici della terra, Lega per l’abolizione della caccia e Gruppo d’intervento giuridico hanno minacciato di rivolgersi dall’Unione europea se la richiesta dovesse essere soddisfatta: «In caso di malaugurato accoglimento da parte dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente proporremo un ricorso alla Commissione europea – taglia corto Stefano Deliperi, che cita un precedente datato 2009 –: Si aprirà una nuova procedura d’infrazione, con il rischio di pesanti conseguenze per responsabilità in sede comunitaria dell’ Italia e della Regione autonoma della Sardegna. È accaduto il 3 febbraio del 2009, quando l’assessore all’Ambiente era Cicito Morittu».
    Secondo Deliperi mancherebbero anche le prove di un eventuale danno alla pesca provocato dal cormorano. Una carenza che, sempre secondo gli ecologisti, non dovrebbe permettere il via libera all’abbattimento e l’erogazione di risarcimenti per danni concessi senza nessuna prova. I mali del sistema degli stagni dell’Oristanese che, oltre a Cabras comprende Marceddì, Corru Mannu, Corru S’Ittiri, S’Ena arrubia, Santa Giusta, Mistras e Is Benas, non deriverebbero dalla presenza dei cormorani. I danni alla risorsa naturalistica e economica sarebbero tutti di matrice umana. Deliperi spazia nell’elenco delle probabili cause citando l’inquinamento, la cattiva gestione dei pescatori e le pesanti e distruttive opere pubbliche costruite nel corso degli anni. Insomma, una serie di problematiche sintetizzate nella frase conclusiva del rappresentante delle tre associazioni ambientaliste: «Una pessima pagina nella gestione dell’ambiente e di un’importantissima risorsa economica ma non devono essere i cormorani a pagarne le conseguenze».

  4. marzo 16, 2013 alle 11:00 am

    da La Nuova Sardegna, 16 marzo 2013
    STAGNO DI SANTA GIUSTA » LA MORIA DEL 2004. Disastro ambientale, chiesti tre anni. L’accusa sollecita la condanna per l’ex dirigente comunale Mario Zonchello. Le parti civili vogliono un maxi risarcimento. Il pubblico ministero Documentata l’inerzia del funzionario, Il mancato collettamento delle fogne fu la causa dello sversamento dei reflui nella laguna. (Enrico Carta)

    ORISTANO. Tre anni di reclusione e settecentomila euro di risarcimento danni. Il disastro che uccise lo stagno di Santa Giusta nell’estate del 2004 sarebbe stato causato dall’inerzia del dirigente responsabile dell’Ufficio tecnico del capoluogo e per questo l’ingegner Mario Zonchello va condannato. È la sintesi di circa due ore di requisitoria, nelle quali il pubblico ministero Paolo De Falco ha spiegato come si arrivò alla drammatica morìa di pesci dell’estate del 2004 e dove risiedono le colpe di quello che, per la procura, è un disastro con un responsabile certo. La requisitoria. Scacciando i fantasmi della prescrizione del reato che incombe sul processo – questo aspetto sarà certamente uno dei punti su cui batterà la difesa –, l’accusa ha ripercorso i fatti, meglio le omissioni, che avrebbero portato al disastro. Era l’agosto del 2004, quando le acque dello stagno pullulavano di microrganismi che assorbirono l’ossigeno provocando così la morìa più grave che si ricordi. Migliaia furono i pesci morti e tutto perché il Comune di Oristano non aveva completato il collettamento tra il canale di San Giovanni e il nuovi sistema di raccolta dei reflui. Questo faceva sì che parte degli scarichi del capoluogo non venissero smaltiti adeguatamente, ma finissero proprio all’interno dello stagno. Era una situazione già di per sé preoccupante, ma in certe condizioni climatiche – assenza di piogge e di venti e caldo – questa era destinata ad arrivare ad un punto di non ritorno. Una volta avvenuto il disastro, si cercarono le cause e si cercò di individuare i responsabili. Il pubblico ministero ha rievocato le testimonianze dei tecnici, dei pescatori e degli agenti della guardia forestale. Furono questi ultimi a puntare diritti verso una sola direzione, quella che portava in piazza Eleonora, sede del Comune di Oristano. Ma Comune è una parola troppo generica e così il cerchio si restrinse. Inizialmente vennero coinvolti alcuni responsabili della società Oristano Ambiente assieme al funzionario. Infine, rimase solo quest’ultimo perché scavando tra documenti, regolamenti e inviti a provvedere al più presto e porre rimedio ad una situazione che durava da tantissimi anni, le richieste si catalizzarono verso l’ufficio tecnico da dove nessuna parola uscì e dove regnava «il silenzio tombale». Persino la politica, secondo il pubblico ministero, rimase al di fuori della questione, quasi quello fosse un campo di azione esclusivo dell’ingegner Mario Zonchello di cui è stata sottolineata «l’inerzia» perché in tanti anni e nonostante i solleciti tenne la questione volutamente in sospeso. Ci volle tempo perché il sistema fognario venisse finalmente collegato all’impianto predisposto dall’Esaf. E il pubblico ministero indica che anche nella gestione di quel tratto di condotta fognaria si insinuava un angolo di potere che non voleva essere perso. Le parti civili. Chiesti i tre anni per omissione d’atti d’ufficio e disastro ambientale, le tre parti civili sono passate all’attacco chiedendo i danni. Ha iniziato la Regione, attraverso l’avvocato Angela Serra. Ha ricordato di aver pagato 330mila euro di indennizzi per rimediare al danno subito dai pescatori e poi si è soffermata sui danni d’immagine subiti dalla Sardegna e di riflesso dall’ente che ha visto frustrati i suoi fini istituzionali, tra i quali c’è la tutela del territorio. In tutto la Regione vuole 500mila euro. Molti di meno ne ha chiesti il Comune di Santa Giusta, parte civile attraverso l’avvocato Raffaele Miscali. Ricordando che l’amministrazione lagunare, da subito, si era comportata diversamente dai suoi vicini oristanesi. Gli adempimenti, in quel caso, non erano rimasti lettera morta anche se alla fine questo comportamento virtuoso non era stato ripagato per le negligenze oristanesi. Il danno d’immagine è stato valutato in centomila euro. Restano, non certo ultimi, i pescatori. I 330mila euro di indennizzi, come ha sostenuto l’avvocato Roberto Dau, non possono essere sufficienti. I danni subiti sono andati oltre la semplice morìa di pesci, perché per lungo tempo le attività hanno dovuto subire un rallentamento notevole. È stata chiesta così una provvisionale da 100mila euro, mentre il grosso dei danni sarà da stabilirsi nella successiva causa civile. Si parla di altri 200mila, ma è tutto da stabilire. La difesa. Gli avvocati Franco Luigi Satta e Serena Contini per ora non hanno parlato a voce. L’hanno fatto con una memoria difensiva di cento pagine, in cui spiegano ai giudici del collegio presieduto da Modestino Villani – a latere Francesco Mameli e Riccardo Ariu – i perché dell’innocenza di Mario Zonchello. Sosterranno la prova dell’aula venerdì prossimo, in due arringhe che si annunciano quanto mai accese. Sarà allora che l’ex dirigente comunale giocherà tutte le sue carte per dimostrare che, se mai ci furono responsabili di quel disastro dell’estate del 2004, vanno cercate altrove.

    • marzo 17, 2013 alle 11:20 PM

      da La Nuova Sardegna, 17 marzo 2013
      IL PROCESSO » LA MORIA DEL 2004 A SANTA GIUSTA. Se non ci sarà un colpevole il Comune pagherà i danni. Nell’ipotesi di prescrizione o di assoluzione per l’ex dirigente Mario Zonchello il risarcimento milionario sarà a carico dell’amministrazione del capoluogo. (Enrico Carta)

      ORISTANO. C’è un’ipotesi che bussa alle porte del municipio. Ha il colore scurissimo di una nube che porta tempesta per le casse comunali già in balia di un uragano in tempi di tagli, patto di stabilità e spending review. Non sembrerebbe un’ipotesi troppo fantasiosa o remota vista l’aria che tirava venerdì mattina in aula, persino tra gli avvocati di parte civile. Se il processo per la morìa nello stagno di Santa Giusta dovesse finire o con l’assoluzione o con la non improbabile prescrizione per l’unico imputato, l’obiettivo verrebbe immediatamente spostato sul Comune che sarebbe chiamato ad un maxi risarcimento in luogo di colui che è finito sul banco degli accusati. Non si parla più dell’aspetto penale, ma di quello strettamente civile che riguarda il risarcimento dei danni. Sul fatto che ormai l’unica persona perseguibile sia l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale del capoluogo Mario Zonchello, non ci sono più dubbi. Restano ovviamente, in attesa della non più lontana sentenza, tutti quelli legati alla sua colpevolezza o ancor più alla possibilità di una prescrizione che appare dietro l’angolo. Il passo indietro va fatto proprio per tornare a quanto successo in tribunale venerdì, al processo per omissione d’atti d’ufficio e al disastro ambientale che si verificò nello stagno di Santa Giusta nell’agosto del 2004. I due reati sono strettamente collegati, con l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico comunale di Oristano, Mario Zonchello, che, oltre alla richiesta di condanna a tre anni sollecitata dal pubblico ministero Paolo De Falco, deve fronteggiare anche le richieste di risarcimento danni. La Regione vuole 500mila euro, il Comune di Santa Giusta 100mila, cifra pari alla provvisionale sollecitata dalla Cooperativa pescatori che ha e aveva in gestione le acque della laguna che furono devastate dal disastro ambientale del 2004. La colpa, ormai questo pare appurato, era dello sversamento di parte dei reflui fognari di Oristano direttamente dal canale di San Giovanni allo stagno. Secondo l’accusa il colpevole è proprio Mario Zonchello e per ora è su di lui che anche le richieste di risarcimento danni si orientano. Ma se dovesse arrivare l’assoluzione oppure la prescrizione dovesse chiudere il processo senza che ci sia un colpevole, cosa accadrebbe del risarcimento danni? Ovviamente non sparirebbe nel nulla, ma si aprirebbe una serie di procedimenti civili, solo che Mario Zonchello, in tal caso, non potrebbe essere chiamato in causa. E allora le reti di Regione, Comune di Santa Giusta e dei pescatori andrebbero a fare bottino in un’altra direzione e verrebbero gettate sull’amministrazione comunale di Oristano che si ritroverebbe a rispondere direttamente per la condotta – ritenuta omissiva dall’accusa – di un suo ex funzionario. Il peso dell’intero risarcimento – a quei 700mila già richiesti ne andrebbero aggiunti altri per arrivare a circa un milione totale – graverebbe sull’amministrazione alla quale certamente verrebbe da strapparsi i capelli. Le casse non sono vuote, lo sono ancor di più e un ulteriore ammanco sarebbe quasi da effetto bancarotta. Il Comune, peraltro, non potrebbe rivalersi direttamente sul suo ex dipendente, perché questo prevede la legge. Potrebbe, al limite, presentare un esposto alla Corte dei Conti e attendere un ulteriore giudizio, ma intanto dovrebbe pagare quel milioncino che fa mancare l’ossigeno come accadde ai pesci dello stagno in quell’agosto di nove anni fa.

  5. marzo 28, 2013 alle 2:44 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2013
    La difesa: «Responsabile è l’Esaf non Zonchello». Santa Giusta, gli avvocati del dirigente dell’Ufficio tecnico del capoluogo replicano all’accusa che aveva chiesto 3 anni per il disastro dello stagno nel 2004. (Enrico Carta)

    ORISTANO. C’erano tanti bersagli, ma si è voluto colpirne uno solo. C’erano tanti bersagli, ma molti di questi sono diventati fucilieri e così sono finiti dalla «panca dell’imputato alla sedia del testimone», posto decisamente più comodo. È per questo che Mario Zonchello, l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale del capoluogo, è finito da solo a rispondere di un reato che per i suoi avvocati non ha mai commesso. Prescrizione a parte – la difesa sostiene che i tempi siano ben più che maturati –, altri avrebbero dovuto subire il processo per omissione d’atti d’ufficio e per il conseguente disastro ambientale chiuso con la triste pagina della moria di pesci dello stagno di Santa Giusta dell’agosto 2004. Gli avvocati Serena Contini e Franco Luigi Satta rispondono colpo su colpo, in tre ore e passa di arringa difensiva, al pubblico ministero Paolo De Falco, che al termine della sua requisitoria una decina di giorni fa aveva chiesto la condanna a tre anni per l’ex funzionario. E quest’ultimo aveva dovuto far fronte anche al fuoco di fila della Regione, del Comune di Santa Giusta e della cooperativa di pescatori che gestisce lo stagno che chiedono un maxi risarcimento. «Fermi tutti», dice la difesa. E riavvolto il nastro della storia, punta il dito su altri. L’Esaf, prima di tutto, e i politici delle giunte guidate da Piero Ortu e Antonio Barberio. È lì che vanno cercati i veri responsabili del mancato collettamento della condotta fognaria di Oristano al depuratore del Consorzio Industriale. Quella fu l’origine del disastro ambientale. I reflui furono la causa della proliferazione di organismi che bruciarono tutto l’ossigeno, cancellando le condizioni per la sopravvivenza dei pesci che morirono a migliaia. Ma non fu il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale a commettere il reato. Gli avvocati Serena Contini e Franco Luigi Satta hanno più volte ribadito come gli atti e le sollecitazioni a provvedere al collettamento non arrivarono solo sul tavolo di Mario Zonchello. I politici e altri funzionari erano a conoscenza di quell’adempimento che Oristano doveva compiere. Ma, scavando sul fondo scivoloso delle responsabilità, si scopre che il vero responsabile sarebbe dovuto essere l’Esaf. L’ente e i suoi dipendenti avrebbero infatti usato due pesi e due misure. Completarono i lavori per il tratto del Comune di Palmas Arborea, altro paese che scaricava parte dei reflui nello stagno, ma con Oristano tacciono per anni. Si fanno sentire solo a disastro avvenuto, quando però l’Esaf era ormai un malato in come irreversibile. La Regione, infatti, avrebbe staccato la spina il 1° gennaio del 2005, facendo nascere Abbanoa e cancellando l’Esaf. E guarda caso, da quel momento, è il nuovo gestore del servizio idrico ad occuparsi della questione del collegamento delle fogne oristanesi all’opera di canalizzazione che portava i reflui sino al depuratore. L’opera, che in precedenza sarebbe dovuta essere di competenza dell’Esaf e non dell’Ufficio tecnico comunale di Oristano, viene portata a compimento da Abbanoa. E allora perché puntare su Mario Zonchello? Il teorema della difesa è semplice: la Forestale, organo che dipende dalla Regione, fece le indagini andando nell’unica direzione in cui non avrebbe coinvolto enti e funzionari regionali. I politici oristanesi, pur rimanendo inermi – vengono fatti i nomi dell’ex sindaco Barberio e degli assessori Carlo Pettinau, Mauro Solinas, Paolo Vidili, Mariano Biddau e Giuseppe Vacca –, una volta interrogati caddero dalle nuvole. Sia per non rimanere coinvolti nell’inchiesta sia perché si voleva salvare la società Oristano Ambiente di cui il Comune aveva acquistato il 31% delle quote, nella speranza di poter gestire il servizio idrico sottraendolo ad Abbanoa. Resta quindi Mario Zonchello, che conoscerà la sentenza il 7 giugno. Data in cui i giudici Modestino Villani, Francesco Mameli e Riccardo Ariu si ritireranno in camera di consiglio dopo aver ascoltato le repliche del pubblico ministero e degli avvocati di parte civile Angela Serra, Raffaele Miscali e Roberto Dau.

  6. giugno 8, 2013 alle 10:32 PM

    da La Nuova Sardegna, 8 giugno 2013
    SANTA GIUSTA » LA MORIA NELLO STAGNO DEL 2004. Zonchello condannato, ma solo a metà. Quattordici mesi all’ex dirigente dell’Ufficio tecnico. Assolto per il disastro ambientale, prescritto l’occultamento di atti. (Enrico Carta)

    ORISTANO. È una condanna a un anno e due mesi. Mario Zonchello, ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, non sarà certo soddisfatto, ma una parte del castello accusatorio cede, tra le falle create dall’assoluzione e dalla prescrizioni per due capi d’imputazione contestati all’ex funzionario. Quell’anno e due mesi per omissione d’atti d’ufficio lasciano però aperta la porta al risarcimento da settecentomila euro chiesto dalle parti civili del processo per la moria di pesci dello stagno di Santa Giusta che veniva imputata proprio all’ingegnere del Comune capoluogo. Sino a pochi anni fa una parte dei reflui fognari di Oristano terminava la sua corsa proprio nello stagno del paese confinante e quel che accadde nell’agosto del 2004 fu un disastro senza precedenti. Le acque private dell’ossigeno divennero una trappola per centinaia di migliaia di pesci e, di riflesso, per la cittadina che sulla laguna basa gran parte della propria economia. Mario Zonchello finisce sotto inchiesta diversi anni dopo. Ci si accorge che la colpa di quanto avvenuto in quell’estate è degli scarichi fognari che dal canale di San Giovanni e dalla stazione di pompaggio di Pesaria non arrivano nel depuratore della zona industriale. Perché accade questo? Perché il Comune di Oristano, malgrado le sollecitazioni ripetute non ha ultimato il collettamento proprio con il depuratore. Poche decine di metri di tubi avrebbero evitato il disastro ambientale, ma quei tubi non ci sono. Trovate le cause, il pubblico ministero Paolo De Falco va alla ricerca di un responsabile e individua l’ingegnere che è a capo dell’Ufficio tecnico del capoluogo. Concluso il dibattimento, dopo tantissime udienze, il pubblico ministero chiede tre anni di condanna, mentre le parti civili si spingeranno sino alla richiesta di risarcimento danni per circa settecentomila euro. Ripartiti in varia maniera sono i soldi che gli avvocati Roberto Dau, Raffaele Miscali e Angela Serra chiedono rispettivamente per la cooperativa di pescatori, per il Comune di Santa Giusta e per la Regione. Ma quei tre anni di condanna sollecitati hanno evidentemente dei punti deboli. Tanti ne avevano evidenziato gli avvocati difensori Franco Luigi Satta e Serena Contini, che però avrebbero voluto l’assoluzione piena per il loro assistito. Più di una loro tesi ha però fatto breccia, tanto che la condanna per omissione d’atti d’ufficio riguarda solamente il periodo di tempo successivo al 20 settembre del 2004. In quella data la Provincia chiarisce che la stazione di pompaggio non convoglia tutti i reflui verso il depuratore e chiede al Comune l’intervento che però arriverà solamente parecchio tempo più tardi. Il disastro ambientale è però precedente, esattamente dell’agosto 2004, e questa data è troppo in là per i tempi della giustizia. Vuol dire che è arrivato il momento della prescrizione e così quel reato cade. Ne resta un terzo che è quello dell’occultamento di atti d’ufficio: Mario Zonchello era accusato di averli tenuti celati agli occhi degli inquirenti che faticarono non poco a rintracciarli. Quelle difficoltà non furono però legate a un atteggiamento ostruzionistico dell’ex funzionario che ha così incassato l’assoluzione del collegio presieduto da Modestino Villani – a latere Francesco Mameli e Riccardo Ariu – per questo capo d’imputazione. Di tre reati ne resta uno, sempre che il processo d’appello non regali un verdetto diverso

  7. agosto 1, 2013 alle 2:56 PM

    sempre “colpa” dei Cormorani, ovviamente.

    da La Nuova Sardegna, 1 agosto 2013
    Santa Giusta. Danneggiate quarantacinque famiglie. Ieri aperte le barriere per consentire il passaggio delle specie vive. Caldo afoso,moria di pesci nello stagno. Il presidente della coop punta il dito contro la Provincia: «Aspettiamo ancora il risanamento». (Sara Pinna): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130801090122.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 1 agosto 2013
    Manca l’ossigeno, quintali di pesci muoiono nella laguna. Santa Giusta, allarme nello stagno gestito dai pescatori Tecnici al lavoro per contenere i danni nel canale di Pesaria. (Elia Sanna)

    SANTA GIUSTA. Nuovo allarme ambientale dello stagno di Santa Giusta. Ieri mattina i pescatori dell’omonima cooperativa hanno individuato una nuova e preoccupante morìa di pesci. Il fenomeno è per ora concentrato solo all’interno del canale di Pesaria. Sulla superfice dello stagno e lungo i canneti sono ben visibili le prime specie uccise forse dalla solita carenza di ossigeno. In particolare è morto del novellame, spigole, anguille e anche i primi muggini. L’allarme è stato lanciato ieri mattina dai pescatori della cooperativa che ha in concessione lo stagno e la peschiera. I primi segni della morìa erano stati notati qualche giorno ma nella tarda serata di martedì il problema si è accentuato. «La situazione preoccupa ma per ora non è così grave come in passato – ha spiegato il sindaco di Santa Giusta Angelo Pinna –, la moria ha interessato diversi quintali di pesce all’interno del canale e nella peschiera. Non abbiamo perso tempro prezioso e abbiamo provveduto a informare tutte le autorità competenti, la Asl l’Arpas e la forestale». Nella tarda mattina a Santa Giusta è arrivato anche il professor Cao dell’università di Cagliari, che ha incontrato il presidente della cooperativa Tonino Muroni e gli altri pescatori per fare il punto sulla situazione ambientale e per dare suggerimenti al fine di limitare i danni. In serata sono state sistemate delle reti per evitare che la massa dei pesci in putrefazione finisca in mare.Le cause potrebbero essere le solite, la carenza di ossigeno. Sul posto sono arrivati i tecnici della Asl e dell’Arpas, hanno effettuato prelievi sia dell’acqua che di campioni dei pesci morti. La situazione è comunque sotto controllo e verrà monitorata costantemente.

    • agosto 2, 2013 alle 8:51 am

      amen.

      da La Nuova Sardegna, 2 agosto 2013
      Dallo stagno al mare i segni del disastro.
      La morìa a Santa Giusta si aggrava: i pesci potrebbero finire a Sassu e Torregrande. Le accuse dei pescatori. (Claudio Zoccheddu)

      SANTA GIUSTA. Ieri erano quintali, oggi sono tonnellate. La moria che sta interessando lo stagno di Santa Giusta si è trasformata in una vera e propria catastrofe. Il primo grido d’allarme non era bastato per allertare le autorità e per far scattare l’allarme rosso.Mercoledì era venuto a galla qualche quintale di pesce, giovedì i quintali si sono trasformati in tonnellate e in un continuo passaggio di carcasse galleggianti dirette verso il mare. I motivi sono chiari da tempo. L’indiziato numero uno è una micro alga, la chattonella che ingerita dai pesci provoca l’asfissia delle vie respiratorie. A mandare in tilt il sistema stagno ci ha pensato anche la bassa marea che, da tre giorni, sta impedendo il riflusso delle acque marine – cariche d’ossigeno – verso il cuore dello stagno. Risultato: percentuali d’ossigeno quasi inesistenti e pesci in fuga verso il mare, quelli che ancora non sono morti. «Abbiamo rilevato il 2 per cento di ossigeno nelle acque dello stagno. I valori normali superano il 75 per cento», spiega Marco Gerardi, funzionario dell’Argea. La rilevazione è stata effettuata nel canale che raggiunge la peschiera di Pesaria. Dentro lo stagno, quindi, i valori potrebbero sfiorare lo zero assoluto. Una condizione che porterà all’estinzione delle specie ittiche faticosamente reinserite dopo la moria di tre anni fa. Muggini, spigole, orate ma anche granchi e anguille sono le protagoniste di una strage che si sta trasformando in emergenza sanitaria e sociale. L’olezzo si sente a chilometri di distanza ed è destinato ad aumentare, con tutto quello che ne consegue. Il disagio dei pescatori è nelle parole del presidente della cooperativa che gestisce lo stagno: «Le istituzioni devono fare qualcosa. Nessuno si è preso la responsabilità di quello che sta accadendo – spiega Tonino Muroni –. Stiamo ancora attendendo i 3 milioni di euro che ci erano stati promessi per il risanamento degli stagni dell’oristanese». Ad attendere, insieme a Tonino Muroni, ci sono cinquanta pescatori che stanno vedendo il loro futuro venire a galla sotto forma di pesce morto o moribondo. Non una bella prospettiva. Tra loro, sin dalle prime del mattino, l’assessore all’ambiente del Comune: «Mi chiedo perché sia stata sottovalutata la nostra richiesta d’aiuto. Era un’emergenza invece molti ci hanno snobbato», ha detto Roberto Demontis. Le autorità, poi, sono arrivate. Ieri mattina a Pesaria c’era il presidente della Provincia, Massimiliano De Seneen, e l’assessore all’Ambiente, Emanuele Cera. Niente più che una visita di cortesia, però. Le casse della Provincia assomigliano a quelle del Comune: sono entrambe vuote. Dunque, ancora non è chiaro chi si dovrà accollare le spese per la pulizia. Sempre che il problema non lo risolva madre natura nel peggiore dei modi. La rete di contenimento voluta dall’università di Sassari verso lo sbocco del canale è collassata ieri mattina e le carcasse hanno raggiunto il mare aperto mettendo a rischio le vicine spiagge di Sassu e Torregrande.

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      Regione conferma: concessione unica.

      CABRAS. Il comitato tecnico regionale si è riunito ieri sera per decidere il futuro della gestione degli stagni e delle relative concessioni per lo sfruttamento delle acque interne. Documenti, questi, di cui si è fatto un gran parlare negli ultimi anni per via dei continui rinnovi che hanno provato a tamponare l’assenza di nuovi contratti di gestione. Per questo motivo le vecchie concessioni sono state riviste, riformulate e approvate proprio ieri sera. A tenere banco, ovviamente, l’esito delle richieste dei sindaci di Riola Sardo, Zeddiani, Baratili San Pietro e Nurachi sulla possibili divisione dello stagno di Mar’e Pontis in due zone. La Regione, però, ha respinto al mittente le proposte provenienti dai quattro paesi e ha confermato la concessione unica aggiungendo alle acque in cui pescheranno i nuovi concessionari anche la zona di Pischeredda per un tratto di 500 metri oltre lo sbarramento nel rio Mar’e foghe.

  8. agosto 14, 2013 alle 10:48 am

    da L’Unione Sarda, 14 agosto 2013
    Santa Giusta. Le analisi dell’Arpas escludono fenomeni di inquinamento. Moria di pesci nello stagno, disastro causato dal grande caldo. (Sara Pinna): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130814084430.pdf

  9. novembre 20, 2014 alle 5:28 PM

    da La Nuova Sardegna, 18 novembre 2014
    ORISTANO. Moria di pesci, assolto il dirigente comunale Zonchello.
    Ribaltata in appello la sentenza di primo grado per il disastro ambientale nello stagno di Santa Giusta. (Enrico Carta): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/11/17/news/moria-di-pesci-assolto-il-dirigente-comunale-zonchello-1.10329214

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