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Come vengono gestiti i nostri soldi in una Regione autonoma, la Sardegna.


Sardegna, nuraghe

 

 

Come agisce la Regione autonoma della Sardegna per svolgere i propri compiti istituzionali, come vengono utilizzati i soldi pubblici di cui dispone, quali sono le strategie per il perseguimento degli obiettivi e per favorire la crescita economico-sociale, come vengono utilizzati i cospicui fondi comunitari resi disponibili.

Sono solo alcuni degli argomenti affrontati nella verifica del rendiconto annuale regionale da parte della locale Sezione di controllo della Corte dei conti.

Chi volesse, può approfondirli qui.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

*  deliberazione Sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna n. 56/2012/PARI del 21 giugno 2012

*  verifica del rendiconto generale della Regione autonoma della Sardegna per l’esercizio 2011

*  comunicato stampa illustrativo

 

 

(foto da sardegnacultura.it)

  1. icittadiniprimaditutto
    giugno 30, 2012 alle 11:43 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. giugno 30, 2012 alle 1:54 PM

    Sito messaggio eccezionale. Ho intenzione di bookmark gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com e controllare molto più spesso. Mi piace molto il modello di sito web

  3. luglio 3, 2012 alle 3:00 PM

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2012
    Regione,troppe assunzioni negli enti. Aumentano i costi del personale e le consulenze esterne. Esplode il caso di «Sardegna.It», una delle società partecipate. (Alfredo Franchini): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120703082613.pdf

    I numeri: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120703082636.pdf

    da L’Unione Sarda, 3 luglio 2012
    Quattro miliardi intoccabili. La Corte dei conti certifica l’entità della spesa bloccata dal Patto di stabilità ma bacchetta VialeTrento per la gestione degli enti: costi alti e poca trasparenza. (Fabio Manca): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120703084034.pdf

    da Sardegna Quotidiano, 3 luglio 2012
    CORTE DEI CONTI. Il bilancio della Regione: promosso,ma con riserva. (Vincenzo Garofalo): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120703083646.pdf

    ENTI E SOCIETÀ LO STRANO CASO “IN HOUSE ” DI SARDEGNA IT: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120703083719.pdf

    I DUBBI FONDI COMUNITARI FANTASMA E FINANZIAMENTI IRREGOLARI.
    AFFONDO DEI GIUDICI SULLA SCARSA TRASPARENZA DEI NUMERI: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120703083814.pdf

    da CagliariPad, 2 luglio 2012
    La Corte dei Conti: le società regionali affossano la Sardegna: http://www.cagliaripad.it/it/news/luglio/02/cortedeiconti/

  4. luglio 10, 2012 alle 3:00 PM

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2012
    “Partecipate”, spazio a tagli miliardari. In troppe società si sprecano grandi risorse pubbliche. Costi di Regione, Province e Comuni al vaglio della Corte dei conti.
    LA CRISI»SPENDING REVIEW NELL’ISOLA. Ma su sforbiciate e ventilati risparmi infuria la polemica. (Pier Giorgio Pinna)

    La Sardegna prova a riorganizzarsi dopo la mannaia contenuta nel decreto sulla spending review. E in consiglio regionale è già polemica tra la maggioranza e l’opposizione. Col Pd che chiede al presidente Cappellacci di riferire al più presto in aula. Mentre il Pdl ricorda all’alleato in sede nazionale il sostegno dei democratici a Monti. Nel frattempo proseguono i calcoli. Per ora le sforbiciate dovrebbero riguardare, oltre che i minori trasferimenti per circa 550 milioni in 3 anni (2 miliardi, secondo Mauro Pili, del Pdl) a Regione, Province e Comuni, la giustizia e la pubblica amministrazione. Se anche non saranno toccati i piccoli ospedali, la propostadella Giunta approdata in commissione punta a un riassetto con la nascita di poliambulatori e case della salute. Fortissimi ridimenzionamenti per gli uffici giudiziari. E contraccolpi, da capire meglio, per le Province. Secondo il parlamentare pd Giulio Calvisi ci sarebbe per l’isola un taglio ulteriore di 40 milioni già quest’anno. «Nel testo dell’articolo 16 si nota una sforbiciata di 300 ml per le Regioni a Statuto speciale – dice Calvisi – È chiaro allora che manca un riequilibrio: ai 9 milioni d’italiani delle aree a Statuto speciale si chiede di ‘pagare’ 2,3 miliardi, mentre ai 52 milioni di cittadini di quelle ordinarie viene chiesto un sacrificio di ‘soli’ 2,7».

    SASSARI C’è una straordinaria convergenza di vedute tra governo e Corte dei conti. Tutt’e due accusano d’inefficienza, o peggio, il sistema delle società partecipate con gli enti pubblici locali, rilevando colossali sprechi, bilanci in rosso, mancate contropartite per la Sardegna. Dopo il via libera di Monti alle ultime misure di spending review, il reticolo d’imprese e consorzi che fa capo alla Regione, alle Province, ai Comuni dovrà sparire. Con risparmi che s’annunciano miliardari: almeno sulla carta, dato che molti servizi sono comunque indispensabili e andranno in qualche misura garantiti. Mosse. Così, mentre sono in tanti a domandarsi che succederà esattamente nei prossimi mesi, c’è chi ricorda i casi più eclatanti di un quadro operativo spesso disastroso. Che nelle «partecipate» attraversa i settori più vari, dai trasporti al turismo e alle finanze. Settori dove su assunzioni, clientele, assetti e gestioni hanno spesso e troppo a lungo funzionato metodi da basso impero. Gli stessi che nel tempo hanno determinato il pesante intervento dei giudici contabili, oltre a violente denunce politiche e sindacali su situazioni lasciate incancrenire per anni in centri vitali per l’economia dell’isola. Radiografie. Ancora oggi la Regione possiede quote di partecipazioni in 32 società (senza considerare le fondazioni, soggette a regole e organizzazioni differenti). Tra loro, figurano alcune grandi aziende. Si va dall’Arst ad Abbanoa. Dalla Carbosulcis alla Nuova Mineraria Silius. Dal Bic Sardegna alla Progemisa. Dalle società che gestiscono gli aeroporti di Alghero, Elmas e Fenosu sino ad arrivare alla Sfirs. Per questo sistema sono stati spesi, nello scorso anno, 115,254 milioni per i soli accordi di servizio. L’amministrazione sarda ha poi affrontato altri costi per 135,263 milioni: e su quest’ultima uscita la magistratura contabile ha ravvisato «l’anomalia dei fondi privi di controprestazione contrattuale». Numeri. Diciannove, invece, le società interamente partecipate dalla Regione. La quale ha disposto per loro – sempre nel 2011 – ulteriori risorse per 210 milioni. Complessivamente, in un solo anno, questo modello di gestione ha comportato un esborso di denaro pubblico regionale pari a 750 milioni che ora il governo pensa di risparmiare del tutto. Da soli, i lavoratori delle Partecipazioni regionali sono diverse migliaia. Di recente, il presidente della Corte dei conti sarda, Mario Scano, ha rilevato che «considerando tutte le società, anche quelle parzialmente partecipate, si può arrivare a 4.316 dipendenti, ai quali si devono aggiungere i dirigenti, le unità a tempo». Quasi tutte le «partecipate» presentano perdite di esercizio, mentre diverse fra loro da parecchi anni versano «in stato di formale liquidazione». Rilievi. Clamoroso, più volte richiamato dalla Corte dei conti e dagli organi di stampa negli ultimi tempi, il caso della società regionale in house Sardegna.IT. A fronte di esborsi pubblici notevolissimi (6,28 ml nel 2011 contro i 5,42 del 2010) e di una quantità di unità lavorative, i giudici contabili proprio nei giorni scorsi hanno rilevato «la mancata chiarezza sui limiti decisionali che la società deve rispettare» e la circostanza che rispetto a un centinaio di milioni di contratti per servizi stipulati nel 2006 con la Regione «siano seguiti appalti all’esterno con formula selettiva per soli 17 milioni». Fatti, che valutati tutti insieme, spingono la Corte dei conti a osservare al riguardo come s’imponga a questo punto «il più urgente e incisivo intervento da parte dei competenti comparti assessoriali nel dettare indirizzi, disporre il quadro regolamentare di riferimento al quale adattare gli statuti societari, intestare le competenze di controllo in capo agli uffici appositamente individuati». Ma dopo i provvedimenti adottati dal governo, forse, non ce ne sarà neppure bisogno. Entro la fine del prossimo anno, oltre alle «partecipate» regionali, dovranno infatti venire sciolte o assorbite, con drastica una cura dimagrante per i Cda, le altre società direttamente in capo alle Province sarde (almeno quelle amministrazioni che non saranno a loro volta eliminate) e alle centinaia di Comuni sparsi nell’isola. Più difficile, per questi enti locali, calcolare con esattezza il maxi-risparmio che comporterà la spirale dei tagli. Per avere un quadro esatto si dovrebbe fare un’analisi costi-benefici dettagliata: paese per paese, città per città. Ma è chiaro che anche in questo caso ci si muove nell’ordine delle centinaia di milioni all’anno. Sommati ai precedenti, lascerebbero spazio a tagli di molto superiori al miliardo. Ma con risultati finali da valutare rispetto alle scelte che saranno fatte laddove Giunte e Consigli riterranno che alcuni servizi andranno salvati, magari con l’assunzione di nuovo personale dipendente oppure attraverso gestioni alternative. Storie. Nel tempo, sempre la Corte dei conti, ha comunque evidenziato per gli altri enti locali parecchi casi limite. Per esempio, quando hanno chiamato in causa le società partecipate della Provincia di Sassari Demos e Multiss. Statistiche. I giudici hanno poi bacchettato la gestione aeroportuale di Fenosu, anche per quanto riguarda la partecipazione della Provincia di Oristano. E trovato da eccepire sui metodi seguiti da agenzie incaricate di pubblici servizi a Macomer e in diverse altre aree interne.A livello centrale, la Corte dei conti ha infine svolto un report sui Comuni italiani. Dal quale risulta che i paesi e le città dell’isola, sotto il profilo del disastro gestionale nato dalle «partecipate», hanno contribuito a far piazzare la Sardegna al terzo posto tra le posizioni che detengono il primato negativo in Italia. È infatti nell’isola che si riscontra la percentuale più elevata di società costantemente in perdita (38,60%) dopo quelle della Basilicata e del Molise.

  5. luglio 19, 2012 alle 5:33 PM

    A.N.S.A., 19 luglio 2012
    Ue: fondi regionali bloccati anche per Calabria e Sardegna. Bruxelles non versa pure quelli per poli turistico- culturali. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2012/07/19/Ue-fondi-regionali-bloccati-anche-Calabria-Sardegna_7209164.html)

    BRUXELLES – Non e’ solo la Sicilia ha essere sottoposta al blocco dei fondi europei 2007-2013: nella lista nera ci sono anche Calabria, Sardegna e, forse ancora per poco, la Campania, mentre l’Abruzzo ha ricevuto un primo avvertimento.
    Ma pure i fondi a disposizione non arrivano a destinazione. E’ il caso di quelli per i poli turistici e culturali (circa 500 milioni): finora all’Italia ne sono stati erogato solo il 7,6%. Questo il quadro allarmante della situazione emerso dall’analisi dei conti di Bruxelles.

    da L’Unione Sarda on line, 19 luglio 2012
    Fondi regionali, la Ue chiude i rubinetti. Negati 140 mln destinati alla Sardegna. (http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/281499)

    Non è solo la Sicilia ha essere sottoposta al blocco dei fondi europei 2007-2013: nella lista ‘nera’ ci sono anche Calabria, Sardegna e, forse ancora per poco, la Campania, mentre l’Abruzzo ha ricevuto un primo avvertimento.
    Ma pure i fondi a disposizione non arrivano a destinazione. E’ il caso di quelli per i poli turistici e culturali (circa 500 milioni): finora all’Italia ne sono stati erogato solo il 7,6%. Questo il quadro allarmante della situazione emerso dall’analisi dei conti di Bruxelles. Ammontano a circa 1,3 miliardi di euro i finanziamenti regionali europei 2007-2013 destinati all’Italia e fino ad oggi bloccati da Bruxelles. Lo hanno indicato fonti comunitarie ricordando che tra questi fondi ci sono i pagamenti interrotti dagli uffici per la politica regionale della Commissione per Sicilia (circa 180 milioni), Sardegna (circa 140 milioni), per il programma poli culturali-turismo (108 milioni) e per la Calabria (190 milioni).

    • luglio 20, 2012 alle 10:04 PM

      da La Nuova Sardegna, 20 luglio 2012
      Fondi europei a rischio, nuovo allarme.
      La commissione blocca 140 milioni all’isola, la giunta smentisce, il Pd polemizza. Accordo siglato a Cagliari con la Bei. (Filippo Peretti)

      CAGLIARI. L’allarme Sicilia per il rischio default crea un nuovo allarme a catena sui fondi europei. L’Italia – è notizia di ieri – si è vista bloccare un miliardo e 300 milioni e di questi 140 sono della Sardegna, destinati al piano poli culturali-turismo. Fanno parte dei finanziamenti del programma 2007-2013. I pagamenti interrotti dalla commissione per le politiche regionali riguardano anche la Sicilia (180 milioni) e la Calabria (190 milioni). L’attacco del Pd. Il lancio di agenzia Ansa ha messo subito a rumore la politica isolana. «In Sardegna – ha detto il segretario del Pd, Silvio Lai – è a rischio l’intero ciclo di programmazione 2007-2013, perché i livelli di impegno e di spesa sono a livelli d’allarme». Secondo Lai «la situazione è nerissima e preoccupante e il blocco dei fondi per la cultura è solo l’inizio, perché il bilancio delle perdite lo si farà a fine ciclo quando i fondi spesi dovranno essere rendicontati». Il segretario del Pd ha affermato che «la pessima performance di questa giunta ha creato un quadro preoccupante, ai limiti del crack, si stanno perdendo occasioni irripetibili per le imprese e le popolazioni locali, si sta perdendo la faccia in Europa». La giunta smentisce. Nessun blocco e «al momento non ci sono sospensioni nel trasferimento dei fondi». Lo hanno detto il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e il vice presidente e assessore al Bilancio, Giorgio La Spisa. «La situazione della Sardegna – hanno spiegato – deriva da una interlocuzione con la commissione europea relativa ad alcuni chiarimenti relativi al funzionamento dei sistemi di gestione e controllo. Tra l’altro il tema è stato oggetto di approfondimento anche nella recente visita in Sardegna del ministro Fabrizio Barca e del commissario europeo Hahn». La procedura di verifica dura sei mesi. Allarme da Bruxelles. Preoccupazioni sono state però rilanciate da Bruxelles. Secondo il capo delegazione del Pd nel Parlamento europeo, Andrea Cozzolino, fonti della Commissione europea riferiscono che c’è un vero e proprio allarme sullo stato di attuazione del programma 2007-2013 per gran parte delle Regioni del Mezzogiorno. «Dopo le sanzioni alla Sicilia – ha detto Cozzolino – ora tocca ad altre due Regioni dell’Obiettivo Convergenza. E la sensazione, da quello che traspare, è che siano in arrivo altri provvedimenti analoghi. Bisogna quindi intervenire con tempestività per salvare quello che rimane del ciclo in corso e non acuire ulteriormente i danni». Dassù esalta la Sardegna. Nel conferenza a Roma sul Programma Enpi (Regioni di 14 Paesi del Mediterraneo) di cui la Sardegna è “autorità di gestione”, il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù ha esaltato il «protagonismo italiano» e ha parlato di «grande successo della Regione Sardegna nel guidare l’autorità». Soddisfatto, naturalmente, l’assessore Giorgio La Spisa, che ha partecipato ai lavori. Accordo Bei per 33 milioni. Diventa operativo l’accordo tra Banca europea degli investimenti, Banco di Sardegna e Sinloc che attraverso una dotazione di 33,1 milioni di euro metterà a disposizione un fondo che servirà per la riqualificazione di aree urbane sulla base di progetti presentati da operatori privati per superfici pubbliche da dare in gestione (nel settore del turismo). L’accordo è stato siglato alla presenza dell’assessore La Spisa, del delegato della Bei, Andrea Tinagli, del Banco di Sardegna, con Paola Del Fabro, e della Sinloc, con Antonio Rigon e Andrea Martinez. I tempi sono stretti e il 10% dei fondi dovrà essere impegnato entro il 31 dicembre di quest’anno, mentre le risorse dovranno essere spese del tutto entro il 31 dicembre 2015.

  6. luglio 25, 2012 alle 2:59 PM

    da La Nuova Sardegna, 25 luglio 2012
    Fondi europei, una manna che non bisogna sprecare. La Sardegna ha un tesoro che supera i cinque miliardi,ma solo di recente ha accelerato la spesa anche se gli effetti sull’occupazione non si vedono ancora. (Umberto Aime): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120725080814.pdf

    • luglio 26, 2012 alle 3:00 PM

      da La Nuova Sardegna, 26 luglio 2012
      Fondi europei, la Regione è lenta. La Corte dei conti denuncia ritardi nella programmazione e nella spesa, ma l’apparato replica: «C’è stata una svolta». (Umberto Aime)

      CAGLIARI. La Regione sostiene di essersi messa in carreggiata nella spesa dei fondi europei, cinque miliardi in tutto fino al 2013, ma non sembra essere proprio così. Nell’ultima verifica del rendiconto, anno 2011, il giudizio della sezione di controllo della Corte dei conti è stato severo: «Lo stato di avanzamento della spesa- é scritto nella relazione – conferma ancora i bassi indici di crescita che hanno suggerito diverse rimodulazioni (ovvero lo spostamento improvviso delle risorse da un progetto all’altro) e che hanno imposto, a fine esercizio, anche di mandare in economia (sono i residui non spesi) stanziamenti non impegnati per oltre 360 milioni per l’annualità del Por (programma operativo regionale) 2007-3013, cui va aggiunta la restituzione (perché non si è riusciti a spenderli) di 81 milioni relativi al Piano 1994-1999». Questo vuol dire che la Regione, l’anno scorso, non ha dimostrato certo l’efficienza sbandierata avant’ieri al forum interministeriale sui fondi nazionali ed europei. Va detto che, nella stessa sala, i gestori (la Regione) ha fatto il mea culpa sul recente passato, per poi sostenere però che «c’è stata un’accelerazione nella spesa in questi primi sei mesi del 2012, fino a raggiungere già i traguardi imposti dall’Unione Europea». Se c’è stato il cambio di rotta, non può che essere positivo. Soprattutto perché è stata ancora la Corte dei conti a ricordare di recente alla Regione che «i continui richiami da parte della Commissione Europea (quello citato nella relazione risale al maggio del 2011) di perdere le risorse per non essere riuscita a spenderle». E nello spulciare fra documenti e carte, si scopre che oltre alla lentezza, uno dei principali rilievi di Bruxelles è stato sull’abitudine (fino all’abuso) nell’utilizzare alcuni progetti sponda (cioè diversi da quelli programmati) per far risultare comunque l’impegno degli stanziamenti e sfuggire così ma col trucco all’inevitabile pretesa di restituzione dei fondi. «È una procedura rischiosa – si legge – perché aumenta il pericolo della mancata approvazione complessiva degli stessi programmi». Se il cosiddetto riciclo è uno dei peccati, sempre la Corte dei conti contesta alla Regione «risultati non soddisfacenti nella spesa» fino a scrivere «al 31 dicembre 2011 va notato il basso livello di avvio degli interventi, con un impegno reale solo del 28,21 per cento dell’importo finanziario disponibile». All’incirca 480 milioni su un miliardo e 700, è troppo poco, secondo i giudici, che nella relazione mettono in evidenza ad esempio i ritardi nell’erogazione dei contributi del Piano di sviluppo rurale e il che equivale a una conferma di quanto denunciano da sempre le associazioni degli agricoltori , che solo un mese hanno ottenuto giustizia. Difficoltà nella programmare, procedure complicate, lentezza nelle assegnazioni: sono questi gli altri peccati contestati alla Regione. È vero che nel forum dell’altro giorno, vari funzionari hanno confermato che «a maggio c’è stata un’altra revisione della spesa». Dovrebbe essere l’ultima, quella destinata a mettere al sicuro la Regione dal rischio più grande e scandaloso: che l’Europa rivoglia indietro i milioni per manifesta incapacità. E già successo, purtroppo.

  7. agosto 5, 2012 alle 10:19 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 5 agosto 2012
    Blitz della Finanza nei megauffici di SardegnaIT.
    Cagliari, già la Corte dei conti aveva messo in evidenza la scarsa trasparenza di assunzioni e contratti per servizi. (Michele Ciampi): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/08/05/news/blitz-della-finanza-nei-megauffici-di-sardegnait-1.5504500

  8. agosto 7, 2012 alle 6:34 PM

    da L’Unione Sarda, 7 agosto 2012
    Fondi Ue, non spesi più della metà. (Lanfranco Olivieri)

    È alle pagine finali il capitolo della programmazione comunitaria 2007-2013. Ma da un primo bilancio dei fondi stanziati per il rilancio economico della Sardegna emerge un forte ritardo nella spesa. La colpa non è solo della burocrazia (regionale, nazionale ed europea). La crisi ha giocato contro. E così le imprese, chiamate sempre a cofinanziare gli interventi pubblici, si sono trovate a corto di liquidi e senza capacità di investire. Non è un caso, quindi, che in media è stato impiegato meno del 50% delle risorse disponibili.
    LE RISORSE. Il plafond dei fondi comunitari ammonta a 3,6 miliardi di euro: il 40% è finanziato direttamente dalla Ue, per il resto si tratta di soldi dello Stato (quasi il 50%) e della Regione (poco più del 10%). L’assessorato al Bilancio, guidato da Giorgio La Spisa, gestisce la fetta più grossa, e per certi versi la più importante, della programmazione: vale a dire 1,36 miliardi di euro del fondo Fesr (che diventano 1,7 miliardi sommando i 340 milioni del Piano di azione e coesione). Tutti questi soldi servono per finanziare lo sviluppo e la competitività del territorio. Per arrivare al totale degli oltre 3,6 miliardi, però, bisogna aggiungere altri soldi: quelli stanziati sul Feasr, padre del Programma di sviluppo rurale (Psr), che raccoglie 1,2 miliardi di euro, i 750 milioni del Fondo sociale europeo (rivolti al rafforzamento del capitale umano e della formazione) più i 14 milioni del Fep, il fondo per la pesca, di cui non è stato ancora speso nulla.
    LA SPESA. Certo, la rapidità della spesa non è stata aiutata dalla programmazione dei fondi, che non è partita in orario anche per ritardi di pianificazione a Bruxellles e a Roma (per la parte nazionale). Insomma, per avere la disponibilità delle risorse, ci sono voluti un paio d’anni. «Quando sono arrivato in assessorato nel 2009, del Programma operativo regionale relativo al Fesr non era stato impiegato ancora un euro. Ci siamo messi al lavoro e a maggio scorso abbiamo certificato già 480 milioni di euro di spesa. Entro dicembre, prevediamo di arrivare a 661 milioni». Ma la strada per arrivare a 1,36 miliardi del fondo Fesr sembra irraggiungibile. «L’Ue concede due anni in più, dal 2013, per concludere gli interventi», risponde La Spisa. «Quindi, contiamo di spendere tutto quello che abbiamo a disposizione entro il 2015».
    I RITARDI. L’altra fetta cospicua dei fondi interessa l’agricoltura. E anche in questo caso la necessità di spingere sull’acceleratore è impellente. Ad oggi, l’assessorato dell’Agricoltura, deputato alla gestione del Psr, ha speso 517 milioni. I pagamenti più consistenti sono stati erogati attraverso l’asse 2, relativo al miglioramento dello spazio rurale. L’asse 1 – che mira al rafforzamento della competitività – è molto in ritardo. Le ragioni? Secondo l’assessorato, la congiuntura finanziaria rende le imprese poco disponibili a investire. Idem per il fondo sociale europeo (Fse): i pagamenti al 31 maggio scorso raggiungono i 353 milioni di euro sui circa 750 milioni disponibili.

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