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I consiglieri regionali sardi vogliono il nuovo editto delle chiudende.


Sardegna, ginepro sul mare

 Tancas serradas a muru
fattas a s'afferra afferra;
chi su chelu fid in terra
l'haiant serradu puru.

Tancas serradas a muru fattas a s’afferra afferra; chi su chelu fid in terra l’haiant serradu puru.

 Le parole del poeta sardo Melchiorre Murenu contro l’editto delle chiudende che nel 1820-1823 puntava alla privatizzazione degli estesi demani civici isolani (adempriviu) sono perfette per sintetizzare le intenzioni di Francesco Paolo Mula, sindaco di Orosei e consigliere regionale dei Riformatori Sardi, e di ben 42 suoi colleghi di tutte le formazioni politiche.

Hanno presentato il 22 marzo 2012 la proposta di legge n. 372, Modifiche alla legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda), con la quale vogliono “introdurre talune modifiche ed integrazioni alla vigente normativa regionale in materia di usi civici al fine di renderla maggiormente adeguata alla risoluzione delle problematiche che stanno emergendo a seguito dell’espletamento delle procedure di accertamento delle terre soggetto ad uso civico da parte della Regione; tali accertamenti, infatti, vanno ad includere anche aree che hanno perso da tempo ed irreversibilmente la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari o che, pur avendo mantenendo l’originaria vocazione agraria sono, di fatto, da tempo occupate.

Sardegna, muretto a secco, recinzione tipica dopo l'editto delle chiudende (1820-1823)

In buona sostanza, i nostri legislatori sardi vogliono legalizzare le alienazioni illegittime e le occupazioni abusive dei demani civici che – inevitabilmente – saltano fuori con le procedure di accertamento dei diritti di uso civico che stanno per essere ultimate dalla Regione autonoma della Sardegna.

Il cuore marcio della proposta di legge è nell’art. 1, lettera e): il comma 5 bis è così sostituito:
“5 bis. Non sono passibili di provvedimento di accertamento i terreni che siano stati utilizzati per la realizzazione di opere pubbliche, di piani per l’edilizia economica e popolare, di piani per gli insediamenti produttivi, o, purché approvati prima dell’entrata in vigore della legge n. 431 del 1985, di piani regolatori particolareggiati o di piani di lottizzazione la cui realizzazione abbia comportato l’irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi.”.

Ma è anche un cuore ignorante, perché il provvedimento di accertamento è, appunto, “di accertamento” e non costitutivo del diritto di uso civico, preesistente.

Al di là dei profondi dubbi di costituzionalità(che – assicuriamo – verrebbero portati in ogni sede), ci sono altri elementi che danno peso e livello della proposta di legge.

Cisto

Per quali motivi decine di consiglieri regionali vogliono un nuovo editto delle chiudende?  

Per quali motivi non vogliono recuperare ai rispettivi demani civici i terreni a uso civico illecitamente occupati, come prevede la legge?    

Per quali motivi – una volta verificate incolpevoli occupazioni non autorizzate – non vogliono che i diritti di uso civico siano trasferiti su altri terreni boschivi/pascolativi/agrari appartenenti al patrimonio dei Comuni interessati, come consente la legge?

I demani civici della Sardegna sono circa il 20% dell’Isola e fin troppo spesso sono stati oggetto delle peggiori speculazioni immobiliari o le occupazioni abusive di terreni a uso civico sono state causa di pesanti situazioni di violenza.

Baunei, Baccu Goloritzè

E’ questo che vogliono legalizzare i difensori dei diritti dei sardi in servizio permanente effettivo?  Passi per certi consiglieri piuttosto disinvolti quando si parla di legalità, ma che ci fanno fra i firmatari della proposta di legge l’indipendentista Claudia Zuncheddu (che ha però già annunciato il ritiro della sottoscrizione), il sardista Giacomo Sanna, il comunista Radhouan Ben Amara, il sinistro-ecologista Luciano Uras, l’avvocato dello Stato-UdC  Giulio Steri, gli alfieri della legalità-IdV Adriano Salis e Giovanni Mariani?

E il primo firmatario?       L’on. Mula è sindaco di Orosei, dove oltre a casi dubbi, la contestazione al recente provvedimento di accertamento regionaledeterminazione Direttore Servizio territorio rurale, ambiente, infrastrutture Ass.to agricoltura e riforma agro-pastorale R.A.S. n. 30498/949 del 20 dicembre 2011 – sta diventando sempre più aspra.   Ricorsi su ricorsi, proteste su proteste.

Perché non si vuole percorrere la strada del trasferimento dei diritti di uso civico dalle aree a suo tempo alienate dal Comune e oggi trasformate (es. Cala Liberotto) a veri e propri gioielli ambientali come a esempio il litorale di Bidderosa come consentito dalla legge?  Mistero.

I diritti di uso civico e i demani civici sono parte della nostra Terra, parte della nostra identità storico-culturale, parte del nostro ambiente.

Gheppio (Falco tinnunculus)

Gli Usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi sono in generale diritti spettanti ad una collettività, che può essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. università agraria, regole, comunità, ecc.) a sé stante, ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: l’esercizio dei diritti spetta uti cives ai singoli membri che compongono detta collettività.

Gli elementi comuni a tutti i diritti di uso civico sono stati individuati in:
– esercizio di un determinato diritto di godimento su di un bene fondiario;
– titolarità del diritto di godimento per una collettività stanziata su un determinato territorio;
– fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni essenziali e primari dei singoli componenti della collettività.
L’uso consente, quindi, il soddisfacimento di bisogni essenziali ed elementari in rapporto alle specifiche utilità che la terra gravata dall’uso civico può dare: vi sono, così, i diritti di uso civico di legnatico, di erbatico, di fungatico, di macchiatico, di pesca, di bacchiatico, ecc.      Quindi l’uso civico consiste nel godimento a favore della collettività locale e non di un singolo individuo o di singoli che la compongono, i quali, tuttavia, hanno diritti d’uso in quanto appartenenti alla medesima collettività che ne è titolare.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Dopo la legge n. 431/1985 (la nota Legge Galasso), i demani civici hanno anche acquisito una funzione di tutela ambientale (riconosciuta più volte dalla Corte costituzionale: vds. ad es. sent. n. 345/1997 e n. 46/1995).    Questa funzione è importantissima, basti pensare che i demani civici si estendono su oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia (un terzo dei boschi nazionali), mentre i provvedimenti di accertamento regionali stanno portando la percentuale del territorio sardo rientrante in essi a quasi il 20% (oltre 400.000 ettari).

Molte normative regionali, così come anche la legge regionale sarda n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni, vi hanno aggiunto alcune nuove “fruizioni” (es. turistiche), ma sempre salvaguardando il fondamentale interesse della collettività locale.   In particolare sono rimasti invariate le caratteristiche fondamentali dei diritti di uso civico.                   Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso”(art. 2 legge regionale n. 12/1994).                 Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994).

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

Con l’approvazione regionale degli strumenti previsti (regolamento per la gestione, piano di recupero e gestione delle terre civiche) sarà, così, possibile tutelare efficacemente il demanio civico e svolgere tutte quelle operazioni (permute, recuperi, sdemanializzazioni, trasferimenti di diritti, ecc.) finalizzate a ricondurre a corretta e legittima gestione una vera e propria cassaforte di natura della comunità locale (legge n. 1766/1927 e legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni).

Un patrimonio meritevole di efficace tutela e di accorta gestione ambientale. E continueremo a batterci per questi obiettivi.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

proposta di legge regionale usi civici n. 372 del 2012

 

 

(foto da mailing list ecologista, J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. amico
    marzo 27, 2012 alle 4:25 pm

    Bravi, bravi. Nel mio piccolo cercherò di fare la mia parte. Bravi di nuovo

  2. icittadiniprimaditutto
    marzo 28, 2012 alle 8:10 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. marzo 28, 2012 alle 4:54 pm

    riceviamo e pubblichiamo molto volentieri. Bravissima!

    Comunicato Stampa – Rettifica su PL Usi Civici.

    In relazione all’articolo apparso su La Nuova Sardegna del 28/03/2012 a pagina 9 in merito alla proposta di legge n. 372, “Modifiche alla legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda)”, comunico che, ritenendo che tale proposta è tesa a modificare la vigente normativa regionale in materia di usi civici a svantaggio del patrimonio collettivo sardo, la mia firma è stata tempestivamente ritirata dal documento in oggetto. Infatti, questa nuova proposta di legge, nei suoi meandri, non garantisce la tutela delle aree destinate a uso civico, immensa ricchezza delle collettività sarde, ma tende a sottrarle alle medesime esponendole in modo incauto agli appetiti della speculazione edilizia privata, che sicuramente tutela il proprio profitto e non quello dell’uso civico che, in quanto tale, invece, tutela il benessere collettivo.
    Auspico vivamente, da parte di tutti gli altri consiglieri firmatari, una presa di coscienza in merito e che, una volta per tutte, la RAS concluda gli accertamenti del diritto di uso civico, già in corso, proprio per salvaguardare e garantire i patrimoni collettivi.

    Claudia Zuncheddu – Consigliera Regionale Indipendentistas

  4. marzo 28, 2012 alle 5:39 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2012 (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120328082736.pdf)
    Usi civici, la riforma minaccia di sanare gli abusi sui terreni.
    Proposta di legge regionale appoggiata da tutti i gruppi. L’idea, nata per mettere ordine, rischia di causare altri guai. (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. Pronta l’idea: mettere ordine nel caos che oggi colpisce tanti terreni municipali. Tempestivo il programma: accompagnare con una proposta di legge in Consiglio la conclusione del censimento fatto dalla stessa Regione sui diritti comunitari di pascolo, agricoltura, raccolta della legna, utilizzo di aree collettive per altri scopi residenziali o turistici. Larga la partecipazione: all’iniziativa, che vede come primo firmatario il sindaco di Orosei e consigliere regionale dei Riformatori Francesco Paolo Mula, hanno già dato la loro adesione tutti i gruppi politici, dal centrodestra al centrosinistra, dagli indipendentisti ai sardisti. Ma, all’indomani delle esplosioni di violenza e delle speculazioni che in certe zone dell’isola hanno avuto come retroscena proprio irregolarità o arbitrii sugli usi civici, la questione solleva polemiche. Fa scendere in campo gli ambientalisti. E soprattutto il Grig, il Gruppo d’intervento giuridico, che scorge nella ipotesi di riforma pesanti rischi di normalizzazione. Quasi il sigillo del riconoscimento ufficiale delle occupazioni illecite di una quantità di suoli sparsi in ogni parte della Sardegna e delle altre condizioni non trasparenti venute a crearsi negli ultimi decenni. Meglio andare per gradi, comunque. Per capire a fondo è così preferibile un passo indietro. Lo scorso giovedì 42 consiglieri depositano ufficialmente la proposta n. 372 per la modifica della legge regionale 7 gennaio 1977. Obiettivo: come spiegano gli stessi promotori, «introdurre integrazioni in materia di usi civici al fine di rendere la normativa maggiormente adeguata». Adeguata, aggiungono, «alla risoluzione delle problematiche che stanno emergendo a seguito dell’espletamento delle procedure di accertamento delle terre soggetto a uso civico da parte della Regione». Queste verifiche infatti comprendono «aree che hanno perso da tempo e irreversibilmente la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari o che, pur avendo mantenuto l’originaria vocazione agraria sono, di fatto, da tempo occupate». Nella proposta di legge si parla poi degli strumenti per regolarizzare i casi di occupazione delle terre civiche che si sono protratti nel tempo, almeno 10 anni. Unica condizione: chi si è reso responsabile dell’utilizzo dei suoli, magari senza averne titolo alcuno, «deve aver apportato miglioramenti di tipo agricolo, forestale o ambientale». Insomma, la prospettiva di fondo parte dall’esigenza di portare elementi di chiarezza in una materia complessa, che da tempo necessita soluzioni. Ma secondo parecchi osservatori esterni e specialisti della materia, come sociologi ed economisti, non è forse questa l’impostazione più corretta. «In particolare – fanno rilevare diversi esperti che in passato si sono occupati delle controversie nate in Barbagia o lungo le coste orientali dell’isola – disposizioni del genere rischiano di tramutarsi in un boomerang». A preoccupare sono soprattutto i crismi della legalità che potrebbero venire attribuiti a illeciti e situazioni irregolari. Magari con una ripresa di contrasti e rivalità tra famiglie e clan. O addirittura con la possibilità di favorire indirettamente nuovi soprusi.

    • marzo 28, 2012 alle 5:40 pm

      da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2012 (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120328082807.pdf)
      L’AMBIENTALISTA. Deliperi: «Le occupazioni così saranno legittimate». (Pier Giorgio Pinna)

      SASSARI. «I consiglieri regionali sardi vogliono un nuovo editto delle chiudende». Il coordinatore regionale del Gruppo d’intervento giuridico, Stefano Deliperi, non risparmia le critiche. Cita addirittura i bei versi del poeta sardo Melchiorre Murenu contro la privatizzazione degli estesi demani civici isolani (adempriviu) per sintetizzare intenzioni, a suo dire dirompenti, sottese alla proposta. «Questa è una iniziativa che fa capo a Francesco Paolo Mula, sindaco di Orosei ed esponente sardo dei Riformatori, ma francamente non si capisce che ci facciano sotto quel documento le firme di indipendentisti come Claudia Zuncheddu, di comunisti come Radhouan Ben Amara e di sardisti come Giacomo Sanna», sostiene l’ambientalista. Che spiega: «Il cuore marcio è nella lettera e) del primo articolo, dove si afferma che non saranno passibili di accertamento i terreni utilizzati per la realizzazione di opere pubbliche, di piani per l’edilizia economica e popolare, di piani per gli insediamenti produttivi, o, purché approvati prima dell’entrata in vigore della legge n. 431 del 1985, di piani regolatori particolareggiati o di piani di lottizzazione la cui realizzazione abbia comportato l’irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi». «Ma è anche un cuore ignorante, perché l’accertamento non costituisce il diritto di uso civico, chiaramente preesistente _ prosegue Deliperi _ E al di là dei profondi dubbi di costituzionalità, ci sono poi altri elementi sospetti». «Si vogliono forse legittimare speculazioni immobiliari e occupazioni abusive di terreni comunali che sono state causa di pesanti situazioni di violenza? Perché non percorrere invece la strada del trasferimento dei diritti sulle aree in modo da trasformarle in gioielli naturalistici?», chiede ancora il portavoce e dirigente del Gruppo d’intervento giuridico. Proprio da qui arriva la naturale conclusione: «Gli usi collettivi sono in generale diritti di una comunità: per cui il loro esercizio spetta uti cives , ossia in quanto e per il solo fatto di essere cittadini, ai singoli membri che compongono ogni collettività. E questo è un concetto che non può venire stravolto.

      Nel 20 per cento dell’isola terre soltanto comunali.

      Accanto alle proprietà individuali dei fondi e al demanio pubblico, in Sardegna i demani civici sono diffusi. Non di rado vengono confusi con altri beni municipali o appartenenti a differenti enti pubblici. La differenza è sostanziale: solo i primi sono inalienabili e non soggetti a usucapione e a prescrizione. Sino a mezzo secolo fa queste particolari terre occupavano 353mila ettari.Da una più recente indagine della Corte dei conti sarda è invece risultato che sarebbero qualche migliaio in più. E numerosi osservatori ritengono che, dopo la fine del censimento della Regione, toccheranno i 400mila, all’incirca il venti per cento dell’intera superficie dell’isola. Diffusi grosso modo in quattro quinti dei Comuni sardi, sono tantissimi soprattutto nelle zone interne.

  5. marzo 28, 2012 alle 5:47 pm

    da L’Unione Sarda, 28 marzo 2012
    Orosei. Dovrebbero essere abbattute case e hotel costruiti sui lotti venduti dal Comune.
    Abusivi per decreto della Regione. Usi civici su 1500 ettari già lottizzati: centinaia di ricorsi (Michele Tatti): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120328092009.pdf

  6. marzo 28, 2012 alle 6:11 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2012
    «Quali effetti negativi sullo stagno?» Il ministero dell’Ambiente chiede risposte a Comune e Regione sulle trivellazioni della Sargas.

    ARBOREA Il Comune la Regione dicano subito quali potrebbero essere le eventuali «incidenze negative sullo stagno S’Ena Arrubia» dalle trivellazioni progettate dalla Sargas per la ricerca di gas. È il richiamo che il ministero dell’Ambiente ha rivolto alle due amministrazioni con una lettera ricevuta ieri mattina dai consiglieri. Una preoccupazione che nasce, oltrechè dalle segnalazioni fornite dal fronte contrario al «progetto Eleonora», anche dalle norme vigenti in materia di tutela (Sic e Zps). È la seconda sollecitazione formale da parte del ministero (la precedente è del 23 dicembre 2011). La lettera del ministero è arrivata propio nel giorno in cui il Comitato per il«no» al progetto ha concluso la petizione con 700 firme di cittadini che sono state spedite subito alla Commissione ambiente della Cee, al ministero dell’Ambiente, alla Regione, alla Provincia di Oristano. «Sono state raccolte 700 sottoscrizioni in poco più di tre giorni, e non si esclude di incoraggiare una nuova petizione in occasione delle prossime iniziative in calendario, di cui si darà notizia a breve», osservano dal Comitato. «Moltissimi cittadini, infatti, hanno saputo della raccolta firme solo alla scadenza dei termini e ci chiedonodi potere aderire». Stringono i tempi per la chiusura dell’iter di autorizzazione della pratica Sargas in Regione. Ora la situazione è che 700 cittadini esprimono parere negativo alla trivellazione, sono state inoltrate oltre 180 lettere di osservazione all’ufficio Savi dell’assessorato regionale Ambiente, tra queste la posizione contraria della Cooperativa 3A, della Cooperativa Produttori, del Banco di Credito Cooperativo di Arborea, di professionisti e docenti universitari di diverse parti del mondo, dal Regno Unito e dalla California. Ora il ministero scrive che “in relazione ad eventuali alterazioni dello stato di conservazione del sito Stagno di SEna Arrubia, ipotizzabili come derivate dalla compromissione della falda freatica durante le attività di trivellazione, si sottolinea l’importanza di condurre un approfondito studio da parte della Società proponente di tutte le possibili interferenze indirette nei confronti dei siti Natura 2000 presenti” A questo punto il Comitato chiede di nuovo al sindaco e alla giunta di dare un prorio parere chiaro sul progetto. «Allaluce degli ultimi sviluppi il comitato ritiene esistano motivi più che fondati perchè il progetto Sargas sia sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale».

  7. marzo 29, 2012 alle 3:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 marzo 2012
    Usi civici, Zuncheddu si dissocia dalla proposta di legge: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120329082532.pdf

  8. amico
    marzo 31, 2012 alle 8:02 am

    L’arrivo del nuovo Commissario per gli usi civici fa ben sperare. Magistrato preparato e che conosce a fondo i problemi e la realtà degli usi civici. Speriamo in bene sia per quanto attiene le controversie in atto (Orosei udienza il 25 maggio) sia per quelle che sorgeranno inevitabilmente durante l’anno con i provvedimenti di accertamento ancora da effettuare (sono circa 120/130) i comuni da accertare e anche magari in prospettiva di una impugnativa qualora questo scellerato disegno di legge venisse approvato.

  9. aprile 1, 2012 alle 12:28 pm

    da Il Manifesto Sardo, n. 119, 1 aprile 2012
    Il nuovo editto delle chiudende: http://www.manifestosardo.org/?p=12975

  10. amico
    aprile 16, 2012 alle 6:51 pm

    Giusto per tornare sull’argomento. Come si è detto l’amministrazione regionale stà subendo molte molte pressioni sull’argomnento. Un ultimo esempio. Ricorso davanti al TAR Sardegna n. 213/2012 contro la determinazione con la quale si sono accertati gli usi civici ricadenti nel comune di Orosei. Udienza per la sospensiva il 19.04.2012. Oggi mi sembra scadessero i termini per la costituzzione in giudizio per la camera di consiglio. L’amministrazione regionale non si è costituita in giudizio per difendere la determinazione. e’ vero che il provvedimento di accertamento ha natura dichiarativa, è vero che il TAR non è competente in materia di accertamento della sussistenza del diritto di uso civico ma è altrettanto vero che una amministrazione che vuole difendere un suo provvedimento si costituisce nel giudizio. In realtà manca questa volontà e se anzi il TAR accogliesse la sospensiva molti sarebbero felici. Saluti.

  11. Giancarlo Nonis
    giugno 3, 2013 alle 11:43 am

    Non c’è da restare stupiti del silenzio sull’avvelenamento di una comunità. Gli amici di Peacelink hanno denunciato per 10 anni di seguito le morti dentro e fuori l’ILVA di Taranto, dati alla mano su diossina e quant’altro, fintanto che un magistrato (eroico come da noi il Fiordalisi per il PISQ di Perdas e Quirra) non ha istruito la pratica. Cercasi magistrati coraggiosi, a si biri tottus in pari e in Paxi.

  1. maggio 13, 2013 alle 8:18 pm
  2. giugno 27, 2013 alle 9:09 am
  3. luglio 30, 2013 alle 11:03 pm
  4. luglio 31, 2013 alle 1:03 pm
  5. gennaio 1, 2014 alle 4:33 pm

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