Home > coste, difesa del territorio, pianificazione > Il Comune di Castiadas difende l’abusivismo edilizio a ogni costo.

Il Comune di Castiadas difende l’abusivismo edilizio a ogni costo.


Castiadas, litorale di Villa Rey

 

Anno nuovo, consuetudini vecchie per il Comune di Castiadas, affetto da storica benevolenza verso tutto quanto sa di mattone.  Anche quando è abusivo.

Ora l’Amministrazione comunale di Castiadas decide di impugnare la sentenza T.A.R. Sardegna, sez. II, 7 luglio 2011, n. 733 che ha ritenuto pienamente legittimo il decreto del 4 febbraio 2010 con cui la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari aveva disposto l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune di Castiadas – Ufficio Urbanistica (nota n. 21 del 15 settembre 2009) l’autorizzazione paesaggistica in sede sub-delegata (legge regionale n. 28/1998) in favore del progetto “realizzazione opere di urbanizzazione – piano di risanamento – comparto 10” della Comunione Nuraghe Rey (domiciliata presso lo Studio legale on. prof. avv. Benedetto Ballero), in località Villa Rey.

Ancora una volta il Comune sostiene le ragioni del mattone, anche quando dovrebbe solo vergognarsi del proprio operato.

Pesantissime le censure dell’Organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali nei confronti dell’attività del Comune di Castiadas: dall’erronea citazione di pretesi atti di approvazione ministeriale in realtà inesistenti all’interessamento della fascia di conservazione integrale dei mt. 300 dalla battigia marina, dal mancato rispetto delle condizioni di legge (art. 28 della legge regionale n. 23/1985) per il piano di risanamento urbanistico alla mancata considerazione della data di realizzazione degli abusi edilizi riscontrati e della relativa volumetria, dalla previsione di strutture edilizie in sostituzione di strutture amovibili in contrasto con la legge (art. 26 della legge regionale n. 23/1985) al mancato riscontro del parametro minimo di compromissione del territorio di 0,40 metri cubi/metro quadro per l’adozione di un piano di risanamento urbanistico (in realtà sarebbe di 0,012 metri cubi/metro quadro), dall’ignota figura dell’esperto di paesaggio nell’amministrazione comunale (legge regionale n. 28/1998) alla presenza di nuove strutture abusive riscontrata dalle aereofotogrammetrie nonostante la negazione da parte del Comune (nota n. 4321 del 22 dicembre 2009). 

Castiadas, residenza posta sotto sequestro preventivo (2010)

Non arriveranno, per ora, i 72.486 metri cubi di “seconde case”, servizi, ecc. programmati nel piano di risanamento a fronte delle numerose strutture precarie (prefabbricati, roulottes, baracche, ecc.) per circa 8.500 mc. complessivi su circa 70 ettari a pochissima distanza dal mare (in gran parte entro la fascia di tutela costiera integrale dei mt. 300 dalla battigia marina), priva delle più elementari norme di salvaguardia ambientale ed igienico-sanitarie.

Uno dei sogni proibiti della speculazione edilizia, piccola o grande che sia, è riuscire ad esser ammantata da grandi finalità di tutela ambientale

E’ un po’ difficile far passare mattoni, cazzuole, ruspe e cemento come risanamento ambientale, ma c’è chi ci prova con una tenacia davvero ammirevole. Anche se i risultati sono quantomeno discutibili: infatti, è’ un vero e proprio insediamento abusivo quello di Villa Rey, sorto a partire dal 1964 sul litorale del Sàrrabus allora in Comune di Muravera e trasferito al Comune di Castiadascon la nascita del nuovo ente locale (legge regionale n. 24/1986).       

Castiadas, Villa Rey, macchia mediterranea

Fin dal 1992 il Comune di Castiadas – evitando con cura di adottare alcun provvedimento efficace contro l’abusivismo edilizio – ha voluto predisporre ed approvare un piano di risanamento urbanistico – P.R.U. (deliberazione Consiglio comunale Castiadas n. 27 del 28 febbraio 1992) nonostante l’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica (nota n. 3861/U del 31 ottobre 1990), in seguito a specifico quesito comunale, avesse affermato “che il Piano di Risanamento (d’iniziativa privata, n.d.r.) non può essere esteso a tutta la sub-zona per la mancanza del grado di compromissione richiesto dalla L.R. n. 23 (0,40 mc/mq).       Come se nulla fosse, il Comune di Castiadas tirò dritto, pur ricevendo vari ammonimenti da parte dell’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica, che (nota prot. n. 285 del 26 gennaio 1996), che, ad esempio, ricordava al Comune di Castiadas in procinto di approvare la perimetrazione definitiva del suddetto strumento urbanistico attuativo (perimetrazione approvata con deliberazioni C. C. Castiadas n. 12 dell’11 marzo 1996 e n. 27 del 18 maggio 1996) “che le opere abusive nella fascia di rispetto costiero dovranno essere soggette ai provvedimenti sanzionatori e prescritti dalle vigenti disposizioni in materia”.    Anzi, in varie occasioni aveva ingiunto al Comune di Castiadas di prendere i necessari provvedimenti  contro il conclamato abusivismo edilizio, dando la disponibilità dei mezzi per l’esecuzione delle operazioni di demolizione (note n. 772 del 18 marzo 1991, n. 1183/SV del 27 marzo 1995 e n. 4295 del 13 novembre 1995).

Castiadas, Villa Rey, macchia mediterranea

Anche la Stazione di Castiadas del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (nota prot. n. 450 del 16 maggio 1995) richiese al Prefetto di Cagliari, al Comando Provinciale Vigili del Fuoco, al Comune di Castiadas (informando, nel contempo, la competente Procura della Repubblica ed il superiore Ispettorato Ripartimentale) “immediato intervento atto a ristabilire quelle condizioni che ne consentano una pubblica fruizione in rispetto delle essenziali norme di sicurezza”, avendo accertato a Villa Rey la presenza di manufatti in legno, pozzi, recinzioni, roulottes, altri prefabbricati, strutture accessorie (servizi w.c., docce, impianti gas, ecc.), impianti elettrici “fuori norma”, assenza di fasce parafuoco e di ogni altra forma di prevenzione antincendio, ecc. “il tutto nella quasi totale assenza di autorizzazioni”.

Dopo l’approvazione comunale (deliberazioni C. C. Castiadas n. 40 del 9 settembre 2002 e n. 13 del 28 maggio 2004), veniva stipulata la convenzione il 4 giugno 2004 fra la Comunione Nuraghe Rei (che raggruppa gli oltre 400 proprietari dei piccoli lotti) e il Comune di Castiadas, ma né il Servizio regionale tutela del paesaggio di Cagliari, né la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Cagliari emanavano il necessario nullaosta paesaggistico per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (viabilità, parcheggi, illuminazione pubblica, verde pubblico, ecc.), nemmeno dopo la sentenza T.A.R. Sardegna n. 594/2009 che ha ritenuto l’autorizzazione paesaggistica del1994 in favore del P.R.U. (nota Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. n. 4906 del 17 giugno 1994) avente validità per tutto il periodo di vigenza del P.R.U. e della relativa convenzione.  

Sembra quasi che nessuno voglia prendersene le relative responsabilità.

Ma vi ha pensato il Comune di Castiadas – Ufficio Urbanistica a emanare (nota n. 21 del 15 settembre 2009) l’autorizzazione paesaggistica in sede sub-delegata (legge regionale n. 28/1998), poi annullata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari, con decreto del 4 febbraio 2010

Ed erano state le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra (così come già fatto nel febbraio 1998) ad inoltrare una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi (1 febbraio 2010) alle amministrazioni pubbliche competenti (fra le quali il Ministero per i beni e le attività culturali, l’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Cagliari, il Servizio regionale tutela del paesaggio, il Comune di Castiadas), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e, per le valutazioni di competenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.   

E’ un’autentica follìa quanto è accaduto: curiosamente una vera e propria lottizzazione abusiva non solo non è stata perseguita secondo legge, ma è stata premiata con un piano di risanamento urbanistico di dubbia legittimità (non sussiste l’indice di compromissione minimo di 0,40 metri cubi/metro quadro, presenza del vincolo di conservazione integrale della fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia marina) che permette di aumentare le volumetrie dagli 8.500 metri cubi a svariate decine di migliaia di metri cubi

Castiadas, cantiere ristrutturazione e ampliamento Hotel Villa Rey (2007)

Ora indaga la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e non è certo l’unico caso: si và dalla villona del consigliere regionale – ex sindaco Eugenio Murgioni (posta sotto sequestro preventivo) al rinvio a giudizio della ristrutturazione e ampliamento dell’Hotel Villa Rey, alla vera e propria orgia di cemento rappresentata da ben 25 piani di lottizzazione previsti nella piana costiera (ora fermati anche dalla Regione autonoma della Sardegna).   Tutte vicende segnalate proprio dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.

Il modus operandi del Comune di Castiadas costituisce prova evidente della assoluta necessità di non conferire autonomia gestionale agli Enti locali in materia paesaggistica e urbanistica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

macchia mediterranea (ginestre, olivastri, cisto)

da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2012

Piano Nuraghe Rey: ricorso in appello a favore degli abusi. Piano di edificazione bocciato dal Tar e dal ministero. Mauro Lissia

CAGLIARI. L’amministrazione di Castiadas spenderà altri cinquemila euro per ricorrere contro la sentenza Tar che ha confermato lo stop al piano di risanamento della comunione Nuraghe Rey, una sorta di lottizzazione in gran parte abusiva.  La decisione dell’esecutivo comunale di schierarsi dalla parte di chi vorrebbe costruire al di fuori delle regole è contenuta in una delibera assunta all’unanimità dalla giunta il 16 dicembre scorso. L’incarico di appellarsi al Consiglio di Stato – un atto che stranamente viene definito urgente – è stato affidato all’avvocato Giovanni Contu, lo stesso che ha difeso il Comune davanti al Tar nella causa finita ancora una volta male per l’amministrazione. La speranza della giunta comunale è che i giudici di secondo grado annullino il ‘no’ alla richiesta di nullaosta paesaggistico firmato dal sovrintendente Gabriele Tola e notificato il 4 febbraio 2010 per dare il via libera alla società Gesticon srl, che riunisce nella comunione Nuraghe Rey 346 soci proprietari di immobili e aree. Secondo il ricorso presentato al Tar, che l’ha respinto il 7 luglio 2011, la Sovrintendenza paesaggistica avrebbe risposto troppo tardi alla richiesta di nullaosta avanzata dal Comune per realizzare il piano di risanamento: i giudici amministrativi hanno sostenuto invece che i tempi sono stati rispettati, considerato che l’ufficio ministeriale ha dovuto approfondire le questioni legate alla richiesta con un’acquisizione di atti e l’esame degli incartamenti. Quindi il ‘no’ – secondo il Tar – è valido e i piani edificatori del comune di Castiadas dovrebbero restare nel cassetto. Ora manca la conferma del Consiglio di Stato, cui il comune di Castiadas si prepara a ricorrere a spese pubbliche. Un’azione che ha scarse possibilità di arrivare a quello che il Comune riterrebbe un successo: lo sblocco del piano. A denunciare l’incredibile situazione di illegalità nell’area di Nuraghe Rey sono stati già agli inizi del 2010 il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra, che in un esposto alla procura scrivono di 72486 metri cubi di seconde case e servizi su circa 70 ettari a brevissima distanza dal mare. Un’area oggi occupata da costruzioni fatiscenti, roulottes e baracche che deturpano il paesaggio e che invece l’amministrazione comunale vorrebbe riportare alla legalità. Curioso osservare che tra gli assessori che hanno votato per il ricorso al giudizio amministrativo di secondo grado ci sia anche Mauro Enrico Vargiolu, parente di uno dei costruttori coinvolti – senza essere indagato – nell’inchiesta del pm Daniele Caria sui quattordici piani di lottizzazione per 186 mila metri quadrati che il comune di Castiadas vorrebbe sbloccare con l’aiuto della Regione. L’inchiesta condotta dal nucleo investigativo del Corpo Forestale non è ancora conclusa, ma secondo indiscrezioni sarebbero emerse pesanti irregolarità che ricondurrebbero agli uffici comunali e a quelli regionali.

 

Sardegna, paesaggio agrario

 

 

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. pa
    gennaio 6, 2012 alle 4:34 PM

    ok prof., ok avv., ma non mi risulta sia più on.

  2. Juri
    gennaio 8, 2012 alle 12:17 am

    Una vicenda a “fondo scala” dell’illegalità come poche altre in Sardegna. Per molto meno, altre lottizzazioni sono state confiscate o demolite.
    Mi chiedo come sia possibile che un indice di compromissione 40 volte più basso della soglia oltre la quale sarebbe consentita l’adozione di un Piano di Risanamento possa impunemente esser stato fatto passare per buono e posto come presupposto di una sanatoria di una clamorosa lottizzazione abusiva da manuale. E’ come se si fosse attestato che la distanza dalla battigia è 400 mt anziché dei reali 10 mt.

    Mi chiedo come sia possibile leggere in una sentenza del TAR (733-2011) accuse gravissime, che paiono avere vistosa rilevanza penale, contro l’amministrazione comunale di Castiadas senza che, almeno per ora, non succeda niente.

    “Si rivelano dunque fondate le perplessità sollevate dalla Soprintendenza in relazione all’utilizzo di uno strumento pianificatorio (PRU) finalizzato al recupero urbanistico di aree compromesse da insediamenti abusivi, per legittimare una sostanziale lottizzazione di un’area pregevole, e in quanto tale vincolata, ancora potenzialmente recuperabile alla sua integrità paesaggistica (nella specie l’indice territoriale accertato è di 0,012 mc/mq in luogo dello 0,40 richiesto per il ricorso al PRU), giacchè la consistenza degli abusi da sanare, indicati nello stesso provvedimento annullato in “…numerose strutture precarie…”, della quali non risulta neppure indicata la data di realizzazione, a ben vedere non consentiva il loro recupero ma, piuttosto, imponeva la loro rimozione.”

    Il TAR conferma dunque che si sta cercando di tirar su 72mila metri cubi di cemento surrettiziamente, con un piano di lottizzazione in zona non consentita facendolo passare per Piano di Risanamento! Cos’altro deve succedere per veder questi amministratori comunali in condizioni di non causare altri scempi urbanistico-legali?

    E ancora, sempre il TAR:

    “La stessa relazione di sopralluogo dei funzionari della Soprintendenza, del resto, dopo aver evidenziato che “L’area è interessata da una rigogliosa macchia mediterranea e sono presenti essenze arboree quali: olivastri, pini marittimi, eucalipti, perastri, ecc….” , precisa che “…in tutta l’area sono presenti tantissime strutture fatiscenti e precarie di varie dimensioni…”.

    Quindi dagli accertamenti svolti dalla Soprintendenza emerge da un lato una situazione dei luoghi ben poco compromessa sotto il profilo paesistico e quindi ancora tutta da salvaguardare, e dall’altro un quadro estremamente confuso riguardo alle opere abusive esistenti, tanto che come detto, risulta finanche non dimostrata la data della loro realizzazione, ciò che dimostra la non adeguatezza dello strumento eccezionale adottato (PRU).

    Addirittura si avanza l’ipotesi, che non risulta contestata in via decisiva dal ricorrente, che parte di queste strutture sia stata realizzata dopo l’approvazione del piano di risanamento, nel tentativo di addivenire alla realizzazione, in area vincolata, di strutture insuscettibili di essere ricomprese nel procedimento di sanatoria.

    Ulteriore conferma della fondatezza dei rilievi sollevati dalla Soprintendenza è, altresì, il rilevantissimo incremento di volumetria che il piano in questione, lungi dal limitarsi a sanare l’esistente, vorrebbe realizzare, giacchè, a quanto si legge nel provvedimento impugnato che richiama la relazione progettuale, si passerebbe dagli attuali 8500 mc a 72.486 mc.”.

  3. GAVINO,mì.
    gennaio 9, 2012 alle 6:31 PM

    Siamo alle solite. I comuni sono occupati e colonizzati in pianta stabile da persone prive di ogni rispetto del bene comune e della legalità. Il mattone è un modo arrichire facile senza
    pericoli .Le sanzioni legali sono rarissime ed irrisorie. E’ un fatto indiscutibile che un’intera classe politica, corrota a tutti i livelli, si sia formata per perseguire un solo traguardo :arrichire a qualsiasi costo .Il mattone ,meglio se sporco, resta la strada più facile e più in uso. La gente per bene è stata estromessa dai consigli comunali da questa progenie di avventurieri con il metodo del voto di scambio. Voti contro favori illeciti,questo è il vero nodo da sciogliere.
    Potrebbe essere utile, a mio modo di vedere , l’applicazione della legge ma chi se ne occupa?

  4. enea
    gennaio 20, 2012 alle 1:51 PM

    E’ impressionante la faccia tosta dell’ associazione “amici della terra ” essersi dati questa denominazione.Come “nemici dei sardi” forse avrebbero avuto maggiore coerenza.Descrivono il comparto 10 di castiadas come un’ “area pregevole interessata da macchia mediterranea con olivastri etc.” ma non dicono che é tale perche curata con amore lavoro e sacrificio dalle olre 400 famiglie di proprietari sardi che attendono da oltre 25 anni di concludere, con pochi metri quadri di case invisibili,il risanamento in atto.Dove erano quando i comparti adiacenti sono stati privati della macchia mediterranea ? Dove erano quando la palude di santa giusta é stata asportata con le ruspe per una profondità di oltr tre metri compresa flora e fauna (canne ,conigli, rane ,etc, ma sopratutto le tartarughe autoctone) per sostituirla con una speculazione alberghiera? Dove erano quando sono sorte le innumerevoli lottizzazioni da sant’ Elmo a cala Pira? Dove erano quando i campeggi di cala sinzias sono stati cementificati? Forse quando grossi costruttori magari non sardi cementificano non curandosi dell’ambiente non c’è degrado mentre se piccoli proprietari sardi mantengono inalterato l’ ambiente non possono gioirne per cederlo ai precedenti? Cari amici della terra, siate coerenti cambiate nome.

    • gennaio 20, 2012 alle 8:11 PM

      è impressionante la tua faccia tosta, Enea.
      E’ impressionante perchè avete realizzato abusi edilizi e pretendete che passi tutto in cavalleria per i vostri interessi privati.
      E’ impressionante perchè della legge non ve ne frega un bel cavolo.
      E’ impressionante perchè il “verde” e l’ambiente serve solo se è intorno ai vostri abusi.
      Vuoi sapere che cosa abbiamo fatto contro la speculazione immobiliare sulle coste di Castiadas o altrove? Facile, digita “Castiadas” nella casella in alto a destra dove trovi la scritta “inserisci il testo da cercare qui…” e fatti una cultura.
      Caro Enea, cerca di riflettere prima di parlare.

    • Juri
      gennaio 20, 2012 alle 8:49 PM

      Le domande sui passati scempi ambientali dovresti farle, molto più sensatamente, agli amministratori comunali di Castiadas, presenti e futuri. Ma forse ti viene male perché sono gli stessi che si son mostrati tanto generosi nel tentare di trasformare surrettiziamente una clamorosa lottizzazione abusiva in una lottizzazione convenzionata ex-post priva di tutti i requisiti di legge.
      Per molto meno, ripeto, intere lottizzazioni sono state confiscate e acquisite al patrimonio comunale.
      A Castiadas, nel caso di cui si parla in questo articolo, pur di andare avanti, gli indici di compromissione sono stati incredibilmente falsificati, moltiplicandoli per 40 e davvero non si capisce è come ciò sia potuto accadere senza che la magistratura penale abbia avuto nulla da ridire.

  5. enea
    gennaio 20, 2012 alle 11:07 PM

    caro Juri in questo modo dimostri di essere un tirapiedi dei veri speculatori edilizi che hanno distrutto l’ ambiente intorno al comparto 10 senza ostaccoli regionali e/o dei beni ambientali o chichessia, mentre lo stesso è stato salvaguardato dai numerosi proprietari che non cementificando hanno atteso il nulla osta di un progetto di risanamento degno di essere chiamato tale, con cessione di oltre il 70% dei terreni boschivi di alto pregio alla comunità ,con la suddivisione del residuo 30% in microlotti e macrolotti accessibili alla comunità dove è preservata la vegetazione e la macchia mediterranea.Basterebbe un colpo d’ occhio sul progetto visibile sul sito “comunione nuraghe rey “per accorgersi che anche un profano potrebbe apprezzarne la valenza ambientala nei confronti dello scempio circostante.

    • gennaio 20, 2012 alle 11:34 PM

      se, come dici tu, l’ambiente “è stato salvaguardato dai numerosi proprietari … non cementificando”, le strutture abusive dove sono? Nella fantasia?
      Non c’è limite alla faccia tosta, l’ambiente salvato dal cemento abusivo…

  6. enea
    gennaio 21, 2012 alle 10:32 PM

    Non fare il finto ignorante , lo sai benissimo che le strutture abusive sono roulottes e baracche in legno o moduli in onduline con pozzi e riserve d’ acqua che stanno sul posto da oltre 25 anni per consentire un deposito atrezzi per curare le proprietà.Ma può essere che non conosci ne comparto ne progetti, Se cosi’ fosse , con gli amici della terra non ci staresti a fare niente.

    • gennaio 21, 2012 alle 11:36 PM

      non fare il finto ignorante, Enea. Lo sai benissimo che le pretese “roulottes” e le “baracche in legno” sono l’alibi per realizzare 72.486 metri cubi di volumetrie al posto delle attuali e abusive 8.500 metri cubi di volumetrie.
      Non prendete in giro nessuno, numeri atti e reati sono in documenti pubblici.

  7. giugno 20, 2012 alle 2:50 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 giugno 2012
    Abuso d’ufficio: chiesti due anni per Murgioni. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120620085235.pdf

  8. RORO
    settembre 9, 2012 alle 9:30 PM

    Mi domando,ma qualcuno ha dato uno sguardo anche attorno alla lottizazione comunione nuraghe reY?.DICO A DESTRA E A SINISTRA,PARLO DI SANTA GIUSTA E DEL NUOVO VILLAGGIO RESORT,ect SORTi IN BREVISSIMO.SI VUOL BLOCCARE SOLO IL PRIVATO,I POVERACCI,PERCHè QUELLI NON SONO STATI BLOCCATI?Ma siamo scemi?Non credo propio,secondo me dietro a tutto ciò c è qualcosa ,qualche interesse nascosto,altro che beni ambientali e paesaggio e cazzate varie.CONTINUATE A FAR INGRASSARE CHI MANGIA A QUATTRO GANASCIE,COMPLIMENTI.

    • settembre 9, 2012 alle 10:10 PM

      carissimo Roro, visto che sei il cavaliere senza macchia e senza paura, perchè non ci mandi qualche foto e qualche informazione in più?
      Puoi scrivere all’indirizzo grigsardegna5@gmail.com.
      Altrimenti possiamo anche pensare che tu sia uno dei tanti abusivi di quella zona e faresti solo la figura del cialtrone.

  9. aprile 11, 2013 alle 4:36 PM

    nei pressi, il procedimento penale è stato avviato da un esposto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico (http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/11/17/ristrutturazione-e-ampliamento-dell%E2%80%99hotel-villa-rey-castiadas-a-giudizio/).

    da La Nuova Sardegna, 11 aprile 2013
    CASTIADAS. Hotel abusivo a Villa Rey: chieste cinque condanne

    CAGLIARI. La condanna a dieci mesi di reclusione è stata chiesta dal pm Andrea Massidda per il sovrintendente architettonico e ai beni ambientali Gabriele Tola, accusato di abuso d’ufficio per aver concesso un nullaosta paesaggistico che ha dato il via libera alla costruzione dell’hotel Villa Rey, a Castiadas, in buona parte abusivo. Il pm Massidda ha chiesto al tribunale anche le condanne a un anno e dieci mesi del procuratore dell’impresa di costruzioni ‘Ceprum’ Innocenzo Zaccheddu, a un anno e otto mesi del presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante della società committente ‘Le Palme srl’ Stefano Gagliardi e del direttore dei lavori Luigi Giglio tutti per l’accusa colpevoli di abuso edilizio e di violazione delle norme paesaggistiche. La procura ha infine chiesto la condanna a sette mesi per il responsabile del servizio urbanistico del Comune di Castiadas Giuseppe Floris, che è imputatio di abuso d’ufficio. Zaccheddu deve rispondere anche di aver violato i sigilli imposti al cantiere dal magistrato. L’albergo Villa Rey sorge sul litorale di di Castiadas, a «Su Cannisoni», tra Costa Rei e Cala Sinzias ed ha avuto tra i suoi proprietari l’allenatore di calcio Roberto Mancini. I forestali accertarono a metà 2006 che a fianco della piscina venne realizzato un sotterraneo totalmente abusivo di circa 600 metri quadrati. «Il sotterraneo era stato abilmente occultato». L’ampliamento entrò nel mirino delle associazioni ecologiste che avevano inviato un esposto anche alla Procura. Le prime indagini scoprirono che le autorizzazioni edilizie concesse dal Comune di Castiadas, la seconda con nullaosta firmato in via surrogatoria dal sovrintendente Tola, avrebbero dato il via libera, secondo l’accusa, a opere comprese nella fascia deitrecento metri dal mare. Il 29 maggio parleranno i difensori Leonardo Filippi, Guido Manca Bitti e Carlo Amat.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: