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Cacciatori e bracconieri, cercasi differenze.


Cinghiale (Sus scrofa)

 

Brillante operazione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale nei boschi del Monte Linas (Punta Nippis, Comune di Gonnosfanadiga, VS): tredici cacciatori-bracconieri sorpresi durante una battuta di caccia al cinghiale in zona di protezione faunistica. Non solo, ad alcuni era già stato revocato il porto d’armi a causa di precedenti reati venatori, altri hanno opposto resistenza e minacciato gli agenti e, ciliegina sulla torta, avevano anche una doppietta con numero di matricola abraso.

Il nostro sostegno và agli uomini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, impegnati insieme alle altre Forze dell’ordine nel contrasto al bracconaggio.  

Sarebbe il caso – una volta tanto – che anche le associazioni venatorie , sempre pronte a versare fiumi di parole per pretendere stagioni di caccia tanto più lunghe quanto illegittime (e il 4 gennaio prossimo è nuovamente convocato il Comitato faunistico regionale), ne dicessero pubblicamente almeno una su questi loro colleghi che praticano la caccia illecita.  In casi come questo il silenzio sa troppo di tolleranza o, peggio, di tacita approvazione.

Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

da L’Unione Sarda, 2 gennaio 2011

Gonnosfanadiga. Accusati di resistenza e detenzione d’arma clandestina. Denunciati 13 cacciatori. Monte Linas, blitz dei ranger durante una battuta. Tredici cacciatori sono stati denunciati dagli agenti della Forestale. Tra le accuse, caccia in area protetta, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di arma clandestinaAndrea Piras

Avevano deciso di imbracciare doppiette e automatici ma l’hanno fatto nel posto sbagliato. All’interno di un’area faunistica protetta dalle parti di Monte Linas, sotto Punta Nippis. Per questo, quando le pattuglie del Corpo forestale di Villacidro e Sanluri e dell’Ispettorato ripartimentale sono piombate sul posto, è scoppiato il pandemonio. Un fuggi fuggi generale per cercare, evidentemente, di sottrarsi agli accertamenti. Alla fine dell’operazione, tredici cacciatori (undici di Gonnosfanadiga e tre di Villacidro) sono stati denunciati per aver impedito che i forestali potessero svolgere il loro lavoro e sottoporre ai controlli ogni singolo componente della compagnia. Tre in particolare, U.S. di 42 anni, L.S. di 46 e S.U. di 32, dovranno rispondere dell’accusa di resistenza e minacce a pubblico ufficiale.

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Le misure.  Altri due cacciatori, M.M. di 43 anni e U.S. di 37, il primo di Villacidro e il secondo di Gonnosfanadiga, sono accusati di detenzione di arma clandestina. Durante il blitz, una vedetta del Corpo che teneva sotto osservazione la zona, ha notato i due cacciatori che cercavano di sbarazzarsi del fucile gettandolo dietro un cespuglio di macchia mediterranea. Il motivo di quel gesto è stato scoperto qualche minuto dopo, quando alcuni ranger hanno rovistato tra la vegetazione e recuperato l’arma. La doppietta calibro12, in perfetto stato di conservazione, aveva il numero di matricola abraso e dunque era da considerare a tutti gli effetti clandestina. Con tutta probabilità sarà consegnata ai carabinieri perché gli specialisti del Raggruppamento investigazioni scientifiche facciano le necessarie analisi per ricostruire la “storia” e verificare se sia stata mai utilizzata per commettere azioni criminose.

cartello "attenzione - caccia al cinghiale"

Le conseguenze.   La vicenda è tutt’altro che conclusa. In attesa degli esami di laboratorio sulla doppietta, non sono ancora concluse le verifiche sui cacciatori. Alcuni, intanto, stavano partecipando alla battuta di caccia senza disporre del porto d’armi. Il documento gli era stato sequestrato tempo addietro per reati legati proprio alla loro attività venatoria evidentemente non perfettamente in regola con le leggi. Per la loro reazione, avuta durante l’operazione messa in piedi dagli uomini delle stazioni di Villacidro e Gonnosfanadiga, a carico di ognuno dei tredici esponenti della compagnia potrebbero scattare sanzioni pesanti.La Forestale coinvolgerà infatti il Commissariato di Iglesias, competente territorialmente, nell’ambito dell’avviso all’autorità di pubblica sicurezza per l’adozione di disposizioni quali revoca e ritiro del porto d’armi. Per chi, inoltre, aveva già avuto a che fare con altri reati, potrebbero scattare misure ancor più rigide, come il divieto di recarsi a caccia.

 

(foto L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Manuel Zanella
    gennaio 2, 2012 alle 6:55 pm

    Da come la vedo io non ci sono differenze, entrambe le categorie uccidono per divertimento.

  2. Dante
    gennaio 3, 2012 alle 12:17 pm

    Ancora! Siamo ancora impegnati a distinguere le due “specie”? Non basta al genere umano la strage incessante di animali da pelliccia e la desertificazione del territorio, facciamo differenze tra coloro che hanno il porto d’armi, paga i diritti allo stato e chi invece spara e basta? Ma ai cinghiali, conigli, uccelli di ogni genere e dimensione, a tutti gli animali abbattuti da fucilate, a ogni cacciatore ucciso in “incidente” di caccia una distinzione di questo tipo interessa? Ma la smettiamo per favore, apriamo “poligoni di tiro al cacciatore”, mi iscrivo subito, un euro a fucilata e ne “sparerei” un centinaio al giorno!

  3. patrizia
    gennaio 12, 2012 alle 9:34 pm

    votate il sondaggio se siete d’accordo o no sul referendum sulla caccia!

    http://www.beppegrillo.it/2012/01/loro_sono_loro_e_noi_non_siamo_un_cazzo/index.html?s=n2012-01-12

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