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Caccia in Sardegna, stagione 2011-2012, morti e feriti (3).


foglie nel bosco

Aggiorniamo la contabilità dei morti e feriti umani durante la stagione di caccia 2011-2012 in Sardegna.  Finora siamo a due morti e tre feriti, tutti cacciatori. 

Nella stagione venatoria 2010-2011 in Sardegna ci sono stati 4 morti, tutti cacciatori, e 11 feriti, dei quali 10 cacciatori e 1 persona comune, una ragazza che cercava funghi.  In tutta Italia ben 35 morti, dei quali 34 cacciatori e 1 persona comune, ben 74 feriti, dei quali 61 cacciatori e 13 persone comuni.   Il trend negli ultimi 3 anni è in deciso aumento.  I morti e i feriti fra gli altri animali in una stagione venatoria si stimano in centinaia di milioni.

Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra

Morti:  Maurizio Tasini (40 anni, di Cagliari, nelle campagne di Quartucciu), Dino Silesu (63 anni, di Marrubiu, nei boschi alle pendici del Monte Arci).

Feriti:  Mario Pirina (41 anni, di Arzachena, a Stazzu Lu Palazzu, Arzachena), Manlio Palmas (63 anni, di Ussana, nell’agro di Donori), Luigi Dasara (58 anni, di Luogosanto, nell’agro del paese).

pubblicità Federcaccia 2009

da L’Unione Sarda on line, 13 novembre 2011

Battuta di caccia nel sangue. Morto 63enne di Marrubiu.

Raggiunto in piena fronte da un colpo di rimbalzo, mentre partecipava ad una battuta al cinghiale, un pensionato di Marrubiu (Oristano), Dino Silesu, di 63 anni, è morto dopo due ore di agonia e un disperato tentativo di rianimazione da parte del personale di una ambulanza del 118.

L’incidente di caccia è avvenuto intorno alle 8 di mattina in località Zuradili, in agro di Marrubiu, alle pendici del Monte Arci. Secondo la ricostruzione fornita dagli stessi cacciatori, e confermata dai rilievi eseguiti dai Carabinieri della Stazione di Marrubiu e della Compagnia di Oristano, la morte del cacciatore sarebbe frutto di una tragica fatalità. Silesu era alla posta lungo il ciglio di una fascia tagliafuoco a più di 50 metri dal compagno di battuta che ha sparato. Il colpo ha mancato il cinghiale e ha colpito un sasso. Il proiettile ha rimbalzato ed è tornato indietro in diagonale andando a colpire Silesu che era appunto a una distanza di una cinquantina di metri. I soccorsi dei compagni di battuta sono stati immediati, Nel volgere di breve tempo è arrivata anche l’ambulanza del 118, più tardi anche l’elicottero che avrebbe dovuto trasportarlo in ospedale, ma ogni tentativo di salvare la vita a Silesu, che era sposato e padre di tre figli, è stato inutile.

incidente di caccia

da La Nuova Sardegna, 14 novembre 2011

Cacciatore ferito all’addome da una scheggia di roccia.   Alessandro Pirina

LUOGOSANTO. Luigi Dasara, cacciatore di 58 anni di Luogosanto, ieri si è sentito un miracolato. La scheggia di una roccia colpita da un pallettone lo ha ferito al torace, fortunatamente solo di striscio. Ieri mattina l’uomo era nelle campagne di Baldu con la sua compagnia. Un appuntamento da non mancare per chi da sempre coltiva la passione per la caccia al cinghiale. A un certo punto, però, verso le 9.30 Luigi Dasara ha sentito un fastidio al petto. Istintivamente ha portato la mano al torace e sentito un gonfiore. Ha capito di essere stato colpito e ha chiesto aiuto ai compagni, che subito hanno lasciato i fucili per correre verso l’amico ferito. All’inizio hanno pensato che fosse stato centrato da una pallottola. Un compagno lo ha così caricato sulla sua macchina e accompagnato a Luogosanto alla guardia medica, ma qui il 118 lo ha trasportato all’ospedale di Tempio. I medici lo hanno sottoposto a una visita approfondita e dopo aver constatato che le sue condizioni erano buone, lo hanno dimesso. Sull’episodio indagano i carabinieri della compagnia di Tempio e della stazione di Luogosanto, ma già dai primi rilievi è emerso che un proiettile ha probabilmente colpito una roccia e si è frammentato, scagliando schegge di pietra e piombo. Una di queste ha quasi sicuramente colpito Dasara. L’incidente poteva costare molto caro al cacciatore che, temerariamente, nel pomeriggio, una volta dimesso dall’ospedale, è voluto tornare nelle campagne di Baldu, vicino a Luogosanto, per tranquillizzare sulle sue buone condizioni di salute i compagni che dopo averlo soccorso erano tornati alle loro poste.

manifesto anticaccia (La Lupus in Fabula)

(pubblicità Federcaccia, manifesto La Lupus in Fabula, foto da mailing list ecologista, S.D., archivio GrIG)

  1. novembre 13, 2011 alle 5:07 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 13 novembre 2011
    Cacciatore di Marrubiu muore ucciso da colpo di rimbalzo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/13/news/cacciatore-di-marrubiu-muore-ucciso-da-colpo-di-rimbalzo-5277219

  2. fulvio
    novembre 13, 2011 alle 6:57 PM

    Con questa storia della caccia avete veramente rotto. Mi viene il dubbio che tanto fragore sulla caccia serva solamente a distogliere l’attenzione dai veri e grandi problemi che ci affliggono e che di morti ne procurano mille volte di più dei cacciatori.
    Ogni 100 uccelli che muoiono sono solo tre quelli abbattuti dai cacciatori. Il 97 muore per altre cause, prima tra tutte il terribile inquinamento da pesticidi. L’Italia ha il 12% della superficie coltivabile d’Europa ma consuma il 33% dei pesticidi,
    Ci sono decine di inchieste, tra cui quella mostrata su Current di Sky dell’analisi chimica di cinque grandi marche di Champagne. Tutte e cinque le marche contengono almeno 4 pesticidi micidiali con una concentrazione 400 volte superiore a quella sufficiente per rendere l’acqua non potabile. Decine di migliaia di guardie forestali e venatorie a controllare i cacciatori ma pochissimi a controllare il corretto uso dei pesticidi. Perchè? Perchè essere anti caccia è di moda e raccoglie consensi. Il consenso del popolo bue totalmente disinformato su quali sono i pericoli veri che minacciano la conservazione del nostro ecosistema.
    Invece di rompere le palle prendetevi la briga di far analizzare una qualsiasi bottiglia di vino alla ricerca di pesticidi.
    Ponetevi la domanda (sempre che il vostro intelletto sopporti di occuparsi contemporaneamente di più di una questine alla volta) Se i pesticidi vengono utilizzati abbondantemente nella viticoltura e se per un periodo prolungato non piove per dilavare anche minimamente i pesticidi sui grappoli, l’uva viene vinificata ugualmente?
    Quanti sono gli addetti a controllare per esempio che gli agricoltori che spargono pesticidi utilizzino la giusta concentrazione di pesticida per litro d’acqua e non eccedano a dismisura?
    Non affermo affatto di essere d’accordo che 3 uccelli su cento morti lo siano a causa della caccia, mi preoccupo che siano proprio i cosiddetti ambientalisti anti caccia a favorire il disinteresse per gli altri 97 che muoiono per una causa terribilmente pericolosa per tutti noi.

    • novembre 13, 2011 alle 7:47 PM

      Fulvio, so che rimarrai incredibilmente stupefatto sotto tutti i punti di vista, ma non ci occupiamo soltanto di caccia.
      Anche di speculazione immobiliare, di veleni in agricoltura (e non solo), di inquinamenti, di gestione dei rifiuti, di energia “pulita” (e “sporca”), di “grandi opere”, ecc.
      Noi ci occupiamo di tutti questi ambiti che riguardano ambiente e società, le associazioni venatorie – curiosamente – no. Quindi stai parlando a vanvera, a voler essere educati.
      Se vuoi farti una “cultura”, fatti un giro in questo blog, poi potrai parlare con maggiore cognizione di causa.
      Quanto a “rompere le palle”, stai tranquillo e sereno. Continueremo a romperle per difendere ambiente, salute e “altri” animali.

  3. gaby
    novembre 13, 2011 alle 7:15 PM

    bene continuate così, forse ammazzandovi l’un l’altro alla fine sparirete dalla circolazione e finalmente finirà questa vergogna della caccia!

  4. mtb
    novembre 13, 2011 alle 7:57 PM

    Se una come Gaby continuerà a parlare così i cacciatori si moltipllicheranno.

  5. quinnipack
    novembre 17, 2011 alle 3:25 PM

    Complimenti Fulvio, il tuo intervento è totalmente condivisibile, soprattutto nella parte in cui fai presente che su 100 uccelli morti, solo 3 muoiono a causa della caccia.
    I restanti 97 muoiono per altre ragioni dovute essenzialmente allo sviluppo indiscriminato dell’uomo “civile” ed urbanizzato. Voglio ricordare agli amici del “Gruppo di intervento giuridico” i più importanti:
    – Uso (abuso) di pesticidi/concimi/anticrittogamici/diserbanti/antiparassitari;
    – Utilizzo di macchine agricole e falciatrici (sempre di maggiori riduzioni) che distruggono le nidiate;
    – Dilagare della monocoltura in agricoltura;
    – Sistematica bruciatura delle stoppie e degli incolti;
    – Estensione abnorme delle retti viarie nelle campagne e nei boschi;
    – Continua estirpazione della macchia mediterranea ed eccessiva antropizzazione del territorio;
    – Abnorme sviluppo delle specie “opportuniste” (cornacchie, gabbiani e volpi) che nei periodi riproduttivi si nutrono delle uova;
    Per non parlare della prassi consolidata di gettare grano avvelenato nel periodo della semina (al fine di allontanare o uccidere gli uccelli granivori che andrebbero a cibarsi delle semenze).
    Anche io ho l’impressione che gettare tanto discredito sulla caccia serva solo ad allontanare l’attenzione dai veri problemi e dai veri interessi. Parlar male della caccia (con i soliti vetusti slogam) garantisce un ottimo ritorno mediatico facilmente spendibile a livello elettorale e nella raccolta di sovvenzioni pubbliche e private (ed anche per accaparrarsi poltrone nei vari comitati di studio, tecnico -scientifici, di gestione dei parchi, …).
    Da ultimo mi piacerebbe che gli amici del “Gruppo di intervento giuridico” spiegassero una volta per tutte che, benché in Sardegna siano presenti circa 130 specie di uccelli nidificanti, di queste solo 26 rientrano tra le specie cacciabili (per circa 4 mesi all’anno, e per sole due giornata alla settimana); e proprio le specie cacciabili sono quelle a più alta consistenza numerica; mentre tutte quelle non cacciabili (storno escluso) sono fortemente sofferenti e sempre più esigue da un punto di vista numerico.
    Cito alcuni esempi: tordo, merlo, colombaccio, beccaccia, anatidi, quaglia, tortora, … benché siano da sempre specie soggette a forte pressione venatoria, mantengono una buona consistenza numerica.
    Altre specie, da sempre non cacciabili e prive di interesse venatorio, quali: rappaci diurni e notturni, griffone, pollo sultano, martin pescatore, gru, rondini, insettivori a becco fino, …. sono praticamente in via di estinzione.
    Questa correlazione inversa tra specie in via di estinzione e caccia, dimostra come l’impatto dell’attività venatoria e consistenza numerica della fauna è praticamente irrilevante.
    Mi chiedo allora, perché tanto accanimento contro la caccia? Perché continuare a descrivere il cacciatore, come l’uomo brutto e cattivo che stermina la fauna?

    • novembre 17, 2011 alle 3:51 PM

      Fulvio e Quinnipack, sarebbe cosa utile se poteste indicare da quale studio scientifico avete tratto dati simili (solo 3 uccelli su 100 muoiono a causa della caccia).
      In ogni caso, se anche fosse vero, la caccia si “abbatte” pesantemente su popolazioni faunistiche già provate da inquinamento, deforestazione, antropizzazione del territorio. Un motivo in più per limitare fortemente/vietare una pratica ludica che di sport non ha nulla.
      A Quinnipack ricordiamo soltanto che la caccia è stata concausa di estinzione/rarefazione di diverse specie faunistiche in Sardegna, a iniziare proprio dai rapaci (Gipeto, Avvoltoio Monaco, Aquila del Bonelli), da specie di forte interesse venatorio (es. Pernice sarda, Lepre, Daino) e in diversi casi solo una forte politica di protezione ne ha permesso l’efficace difesa (es. Cervo sardo).
      Il mondo venatorio è – come sapete molto meglio di noi – pieno di “bracconieri” e di “sparatori” e le associazioni venatorie hanno fatto poco o nulla per isolarli.
      Hanno fatto ancora meno contro speculazione immobiliare (che sottrae aree naturali) e inquinamenti (che colpisce duramente le popolazioni faunistiche).
      Non c’è da parte nostra alcun accanimento nei confronti della caccia rispetto alle altre cause di degrado ambientale e naturale. Ognuna costituisce un campo di azione di contrasto da parte nostra, basta farsi un giro nelle pagine virtuali di questo blog.

  6. Juri
    novembre 18, 2011 alle 10:21 am

    Domanda che pongo continuamente ma a cui non trovo mai risposta: perché se tra i cacciatori predomina il prototipo del paladino dell’ambiente amante della natura (come affermano molti sostenitori di questa pratica), le aree di bivacco da loro frequentate sono sempre ridotte a immondezzai di piatti, buste e bicchieri di plastica, bottiglie vuote, pacchetti di sigarette e quant’altro. Perché questi paladini dell’ambiente neppure si preoccupano di raccogliere i bossoli e trasformano i luoghi a cui rivolgono il loro grande amore in distese di cilindri di plastica?
    Marcatura del territorio in emulazione ai loro amatissimi selvatici?

  7. quinnipack
    novembre 18, 2011 alle 4:23 PM

    La risposta al Suo quesito è abbastanza semplice: i maleducati esistono ovunque, anche tra i cacciatori! Questo non è però sufficiente per criminalizzare un intera categoria.
    Sarebbe fin troppo facile farle notare che i danni e la sporcizia lasciata dalle orde di vacanzieri che imperversano in Sardegna sono di gran lunga superiori a quelli causati dai cacciatori.
    Per non parlare dell’immondizia lasciata dagli “ambientalisti” durante le loro escursioni o i loro “pic nik” domenicali (brioscine varie, bottiglie di plastica, bicchieri, barrette energetiche, …).
    O forse vogliamo ricordare le valanghe di immondizia lasciate nei boschi e nelle campagne durante la tradizionale gita primaverile per “pasquetta”, dopo essersi addentrati nei boschi con i potenti SUV nel periodo centrale degli accoppiamenti e della riproduzione.
    E vogliamo scordare le autentiche discariche a cielo aperto presenti nelle campagne ed all’ingresso di molti centri abitati, in cui vengono sistematicamente accatastati tutti i tipi di rifiuti (copertoni, frigoriferi, bottiglie, vecchi materassi, pannolini, eternit, …).
    E cosa mi dice sulla moda attuale dei “giochi di guerra” con le soft air, in cui centinaia di pseudo militari, dopo esser arrivati nel centro del bosco con i loro SUV, invadono i boschi nel periodo della riproduzione (senza limiti di calendario e senza vincoli territoriali), impiastrando tutto il territorio di palline bianche.
    Posso ricordarle, inoltre, i danni arrecati alla flora dalle orde di raccoglitori di bacche di mirto per dar seguito ad una moda tutta sarda di farsi il liquore a casa. Ha mai visto i quintali di bacche che riescono a portarsi via?
    E le simpatiche combriccole di raccoglitori di funghi? Padre, madre, figli, suoceri, cognati e generi, tutti a raccogliere funghi e poi, naturalmente, pranzo al sacco … con tanto di pasta al forno e maialetto arrosto, tanto vino e spazzatura ovunque.
    Questo solo per citare i casi più appariscenti. Tutti casi conclamati di maleducazione. Di quella maleducazione dilagante ed imperante che si diffonde ovunque, nelle campagne e nelle città, nel lavoro e nel tempo libero, nella vita privata e nella politica. Sostanzialmente siamo una società di maleducati e di egoisti. Ed i cacciatori, da buoni italiani, non vengono certo meno a queste nefaste usanze.
    Parte dei cacciatori indubbiamente sono dei maleducati, come lo sono parte degli ambientalisti, degli automobilisti, degli sportivi, dei politici, dei turisti, …
    Caro Juri, se vuole cambiare l’Italia, od ancor meglio le cattivi abitudini dell’uomo, io sono perfettamente d’accordo con Lei. Se invece ritiene che per migliorare il mondo basti criminalizzare i cacciatori, beh … allora siamo veramente lontani dalla verità.
    Un ultima annotazione, nella cittadina in cui risiedo ogni anno si organizza una giornata dedicata alla pulitura del bosco. Sa chi partecipa, oltre qualche ragazzino delle scuole elementari? Esclusivamente la locale sezione dei cacciatori! WWF, Lega Ambiente, LIPU, LAV … non si è mai vista un anima.

    • Belmus
      novembre 19, 2011 alle 11:59 am

      Il fatto che numerose persone si pongano il problema della conservazione dell’ambiente è assolutamente positivo. E’ invece terribilmente negativo che la caccia ed i cacciatori siano identificati come i colpevoli primari, da eliminare con priorità assoluta.
      Gli ambientalisti, intesi come individui che hanno come interesse primario la salvaguardia dell’ambiente e di riflesso la salvaguardia di un habitat naturale che consenta a tutti, animali ed esseri umani di avere una aspettativa di vita “sana” e di “morire solo per cause naturali” (sembra una forzatura ma questa è la vera sintesi del problema), se vogliono davvero ottenere dei risultati devono focalizzare meglio quale è il vero grande problema della terra, ed evitare il qualunquismo a volte ignorante e becero dell’anticaccia e dico questo NON essendo io un cacciatore.
      Non ci vuole molto: fare use semplice ricerca su un qualsiasi motore internet per restare sconvolti dal dramma dei pesticidi che si sta consumando sotto i nostro occhi e pare, nell’indifferenza generale. MAGARI la stessa veemenza usata per l’anticaccia fosse usata per combattere la piaga dei pesticidi.
      Leggendo qua e là :
      -I pesticidi usati per i topi sono letali per gli uccelli (soprattutto i rapaci che mangiano i topi morti e muoiono a loro volta)
      – L’Italia è il paesi in cui l’uso di pesticidi è più massiccio: 175.000 tonnellate, cioè circa 3 kg a testa. Il giro d’affari relativo ai fitofarmaci ammonta a oltre 15 miliardi di €uro. Secondo alcuni studi solo una piccola parte di queste sostanze (circa lo 0,1%) raggiunge il bersaglio, il resto produce effetti dannosi sia per l’ambiente che per le persone:
      -Intanto l’UE ha messo a disposizione oltre 20 miliardi di € per riconvertire l’Agricoltura italiana al Biologico dal 2007 al 2013 (spesi ad oggi appena il 23,40% dei fondi disponibili
      (ma i politici “ambientalisti” che mirano a guadagnare facilmente voti schierandosi contro la caccia cosa aspettano ad intervenire ? O sono solamente qualunquisti ed utilitaristi del voto?)
      -Mentre qualcuno tenta di reimmettere sul mercato i Super-Pesticidi neonicotinoidi addirittura nelle sementi, laddove sono inutili e controproducenti, uccidendo solo insetti utili ed uccelli; sono questi i pesticidi che hanno portato le api vicino all’estinzione !!!)
      -…ricordo che gli stessi prodotti sono ampiamente usati in pieno campo su molte colture in Italia e quest’anno sono stati registrati addirittura per l’uso sull’Olivo…. ovvero per milioni di Ha !!!
      Pertanto se non ci attiviamo immediatamente per un divieto totale di questi come di altri Super Pesticidi e Super Disseccanti e Diserbanti inutili e mortiferi, cosi come hanno fatto altri stati europei (Divieto di Neonicotinoidi ), presto in Italia non si parlerà di Agricoltura Biologica… ma di Morte Biologica !!!

      Non mi dilungo oltre. Per combattere questo scempio (che vale 15 Miliardi l’anno) ci vuole davvero l’impegno di tutti ed un minimo di intelligenza per comprendere che quello della caccia è non solo non è un vero problema ma è spesso l’alibi per i veri distributori di morte (e mi riferisco a tutto il contesto commerciale e giuridico della diffusione di pesticidi).

      Quindi vi prego, se davvero siete Ambientalisti cercate di comprender quali sono le vere priorità ed alzate davvero la voce per una causa terribilmente attuale e drammaticamente pericolosa per tutti noi.

      • novembre 19, 2011 alle 12:43 PM

        Pur NON essendo un cacciatore, sembra ti prenda molto a cuore la triste sorte toccata ai cacciatori vittime di ambientalisti senza scrupoli. Ebbene, l’argomento del post, come è evidente anche dal titolo, è il pericolo che si corre andando per boschi e campagne quando, negli stessi boschi e campagne, circolano persone armate di fucile e di poca “attenzione” (per voler essere buoni). In quei casi si rischia, spesso, di finire impallinati e i primi a rischiare sono gli stessi cacciatori, volete affrontare il problema o volete ignorarlo? In quel caso, non si tratta di “maleducazione” ma di qualcosa di più grave, si tratta di leggerezza nell’uso delle armi, si tratta di scarso rispetto per la vita, si tratta di incoscienza, e non ha niente a che vedere con la tutela di un habitat che garantisca una vita sana.
        Claudia Basciu

  8. Stefano Deliperi
    novembre 19, 2011 alle 2:50 PM

    solo due altre parole.
    Luciano Manca, 50 anni, ha recentemente ucciso a Calcinatello, presso Brescia, un ragazzo di 18 anni, Ionut Yamatida, romeno. Si è recato a bordo del suo fuoristrada con uno dei suoi tanti fucili da caccia, regolarmente detenuti, e ha sparato al buio ad altezza d’uomo verso una finestra di una baracca di un campo rom. Era certamente sconvolto a causa della morte della figlia per overdose di sostenze stupefacenti e ha sparato a caso, uccidendo a caso un ragazzo, non lo spacciatore che ha indirettamente causato la morte della figlia (vds. http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/01/news/uccide-un-romeno-per-vendicare-la-figlia-5218621).
    Basta un semplice certificato del medico di base per affermare la sanità mentale di chi può detenere e portare armi da caccia (vds. http://www.ilbraccoitaliano.net/forum/showthread.php?t=13379)?
    Io qualche dubbio ce l’ho.

  9. Belmus
    novembre 19, 2011 alle 3:10 PM

    Cara Claudia Basciu, è chiaro e lampante che lo scopo dichiarato dal post è l’abolizione della caccia. Il tuo sarcasmo “sembra ti prenda molto a cuore la triste sorte toccata ai cacciatori vittime di ambientalisti senza scrupoli” è la cartina tornasole della tua intelligenza.
    Per valutare un fenomeno bisogna almeno essere in grado di analizzarlo nella sua interezza. Fatti due conti tra il numero dei praticanti l’attività venatoria ed il numero degli incidenti. Visto che il problema non ha nulla a che vedere, come tu dici, con la conservazione dell’ambiente e che “Leggerezza nell’uso delle armi e scarso rispetto per la vita ed incoscienza” sono le caratteristiche che contraddistinguono i cacciatori a tuo dire.
    E’ proprio a causa a persone come te che estremizzano strumentalmente che è impossibile affrontare ragionevolmente non solo questo ma qualsiasi problema. Quello che conta è quello che vuoi tu, e di quello che vogliono gli altri poco ti interessa.
    E allora dai !!!
    Perchè non una lega per l’abolizione dello sci alpino (conta i morti e feriti e le valanghe procurate dagli sciatori)
    Una lega per l’abolizione della navigazione da diporto (anche qui una quantità di morti e feriti)
    E per finire in bellezza,una bella lega per l’abolizione delle vacanze. Se gli Italiani stessero tutti a casa invece di avventurarsi in lunghi viaggi in auto ci sarebbero migliaia di morti e decine di migliaia di feriti in meno.
    Perchè gli automobilisti mostrano leggerezza nell’uso dei loro veicoli, scarso rispetto per la vita ed incoscienza.
    Vai Claudia Basciu Vai !!!!!!

    • novembre 19, 2011 alle 3:44 PM

      Caro Belmus (coraggiosissimo Belmus che commenta anonimamente) sono ammirata dalla tua passione per il mondo venatorio, pur NON essendo un cacciatore. A parte i tuoi slogan, e le tue divagazioni, sono sicura che, impegnandoti un pochino, riuscirai a concentrarti sull’argomento e, forse, a fare un ragionamento sensato, quindi, ti chiedo ancora una volta se vuoi affrontare il problema dei morti e dei feriti causati dai cacciatori durante l’apertura della caccia oppure preferisci pensare allo sci, ai natanti, alle vacanze? In caso contrario, continui ad essere fuori tema, perciò vai serenamente da un’altra parte.
      Claudia Basciu

  10. quinnipack
    novembre 21, 2011 alle 10:05 am

    Per restare sul tema degli incidenti di caccia, per onore della verità, è opportuno fare alcune semplici precisazioni.
    Per ottenere il porto d’armi uso caccia è necessaria la seguente documentazione:
    – Abilitazione all’esercizio venatorio, rilasciata da un’apposita commissione istituita presso le provincie, la cui composizione ed il programma d’esame sono regolamentati per legge;
    – Certificato di abilitazione al maneggio delle armi rilasciato da una sezione del Tiro a Segno nazionale dopo apposito corso, o alternativamente aver prestato servizio in un corpo armato (Forze Armate o polizia) negli ultimi 10 anni;
    – Certificato anamnestico rilasciato dal medico di famiglia su specifico modello ministeriale;
    – Certificato medico della A.S.L. competente attestante l’idoneità psico-fisica all’uso delle armi;
    – Assenza di precedenti o pendenze di natura penale;
    – Tasse varie, marche da bollo, assicurazione obbligatoria.
    Quindi, per cortesia, finiamola di descrivere i cacciatori come dei criminali che vanno in giro armati senza nessuna abilitazione e competenza! La legislazione italiana in materia di armi (e lo stesso dicasi in ambito venatorio) è la più restrittiva d’Europa.
    Detenere un arma legalmente in Italia è estremamente difficile, si è sottoposti ad una serie infinita di autorizzazioni, certificati, rinnovi e controlli.
    Invece, purtroppo, in Italia è molto facile procurarsi un arma illegalmente. Tanto è vero che la totalità delle armi detenute dai delinquenti e dalle organizzazioni criminali sono di natura illegale.
    Lo scorso anno la trasmissione delle IENE fecce vedere quanto e facile procurarsi illegalmente un arma in Italia. Il cronista delle IENE riuscì ad avere una pistola in mezza giornata pagando solo duemila euro.
    Ciò nonostante è indiscutibilmente vero che in Italia (come in tutto il mondo) vi sono numerosi e gravissimi incidenti di caccia. Va però anche detto che, se si va oltre la speculazione mediatica, nella loro drammaticità, tali incidenti rientrano nella normale percentuale di rischio presente in ogni attività umana.
    Trentacinque morti per incidenti di caccia pur essendo un dato drammatico, soprattutto per le relative famiglie (sui quali non si dovrebbero fare speculazioni anticaccia), se proporzionate ai 750.000 cacciatori presenti in Italia non rappresentano una eccezionalità statistica. Anzi, se commisurati al numero di partecipanti, si vedrà che la pratica venatoria è meno pericolosa di molte altre attività sportive.
    Avete mai considerato quante incidenti avvengono negli sport subacquei? Forse morire mentre si insegue una cernia o si cattura un polpo, non interessa nessuno. E nell’alpinismo, nello sci alpino, nell’escursionismo? Magari essere travolti da uno sciatore o cadere in un precipizio, non garantisce una facile speculazione mediatica. Sapete quanti ciclisti e motociclisti muoiono travolti dalle auto? Si, lo sapete, però preferite tacerlo perché anche voi andate in auto ed ulteriori limitazioni a garanzia della sicurezza limiterebbero anche voi. Muoiono dei ragazzi anche sui campi da calcio, ed altri negli spalti; ci sono vittime nelle gare automobilistiche e di moto GP, nelle esibizioni aeree e nella nautica da diporto, ….
    Vogliamo chiudere la caccia perché può essere pericolosa? Beh, ognuno è libero di portare avanti le sue idee, però per onesta intellettuale occorrerebbe non speculare sulla vita delle persone e non fare facile demagogia. Per cortesia, a questo punto chiedete che assieme alla caccia siano precluse anche tutte le altre attività umane comportano un “rischio”.

    • novembre 21, 2011 alle 1:02 PM

      Nel mondo accadono tante cose, nel mondo dello sport ugualmente, siamo d’accordo. Ora, una volta appurato che il pericolo è dietro l’angolo, qualunque attività sportiva si svolga, noi, in questa discussione aperta dal post, vogliamo occuparci degli incidenti di caccia, quelli causati dai cacciatori, dalla loro “leggerezza” nel premere il grilletto appena qualcosa si muove, o dalla loro incoscienza (di quelli dal grilletto facile, naturalmente) o negligenza, a prescindere dalle autorizzazioni ottenute. Se i cacciatori, prime vittime degli incidenti, continuano a negare il problema, chiaramente non verrà risolto in tempi brevi e la loro “indifferenza” rispetto alla questione, come se fosse qualcosa che non li riguarda e non riguarda gli esseri di questo mondo, non fa che aumentare il numero di persone che hanno paura di andare in montagna in periodi di caccia e che, ovviamente, ritengono responsabili i cacciatori delle difficoltà nel farsi una semplice passeggiata.
      A proposito di leggerezza, ti consiglio di guardare questo video di Striscia:
      http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13575
      Claudia Basciu

  11. Juri
    novembre 21, 2011 alle 2:21 PM

    Ciò che rende la caccia “diversamente” pericolosa e eccezionalmente invasiva è il fatto che il rischio coinvolge la collettività. Nessun altra attività, anche molto più rischiosa, coinvolge “terzi” estranei come nel caso della caccia. Nessuno è mai morto perché un alpinista spericolato gli è precipitato sulla testa, l’arpione di un pescatore subacqueo ha una portata di 5 metri e non di 200 e non mi consta che si organizzino, né che siano consentite, battute alla cernia con dozzine di pescatori che invadono decine e decine di ettari nei pressi del bagnasciuga.
    La caccia insomma è l’unica attività “ricreativa” che determina la sottrazione di interi territori all’uso degli altri cittadini non cacciatori (la grandissima maggioranza), che si vedono privati del loro diritto di muoversi liberamente.
    Interi comprensori, nei giorni di di caccia non sono infatti praticabili, perché il pericolo e l’estremo disagio rappresentato dal ritrovarsi in mezzo a sparatori assatanati (difficile trovare altri termini quando si sperimenta un’immersione forzosa in un una battuta di caccia al cinghiale nel corso della quale viene inglobata anche la viabilità, prassi anche questa incredibilmente diffusa) rende quella che voleva essere un’escursione o una semplice passeggiata, un incubo da cui togliersi rapidamente.
    E se qualcuno coraggioso sfida il pericolo è pure oggetto di ostilità più o meno manifesta da chi si sente padrone del luogo solo perché imbraccia un fucile.
    Vogliamo poi parlare delle migliaia di tonnellate di piombo rilasciate nell’ambiente a causa di questa manifestazione di amore per la natura?
    La caccia prima viene abolita meglio è.

  12. quinnipack
    novembre 21, 2011 alle 3:43 PM

    Mi permetta, signora, però “Striscia la notizia”, dichiaratamente animalista ed anticaccia, non mi pare una fonte di notizie attendibile. E’ noto che la sua strategia è basata sullo descrivere singoli casi di forte impatto mediatico, capaci di coinvolgere emotivamente il pubblico, garantendo un alto share televisivo e, di conseguenza, un consistente ritorno pubblicitario (gli uomini di Berlusconi ci sanno fare in queste cose!). Mi creda, se la maggior parte dei cittadini fossero ancora in qualche modo legati al mondo della caccia (come era in Italia negli anni 60 o come è tutt’ora nei paesi scandinavi, in Francia, in Inghilterra), Striscia la Notizia manderebbe in onda servizi atti ad esaltare le virtù dei cacciatori.
    I cacciatori non hanno mai negato il problema degli incidenti. Anzi, le associazioni venatorie, che potrebbero essere accusate (anche a ragione) per tante cose, si sono sempre spese moltissimo sulla sicurezza. E’ questo per due fondamentali ragioni:
    1) La quasi totalità delle vittime sono cacciatori;
    2) Sono esse stesse che gestiscono le assicurazioni obbligatorie, e quindi sono esse stesse che devono risarcire i danni causati dagli incidenti di caccia.
    Mi scusi, ma vorrei porle una semplice domanda. Se così frequentemente vedete questi pericolosissimi assembramenti di cacciatori, che pongono a rischio la vostra incolumità fisica, perché semplicemente non avvisate la forestale (od anche i Carabinieri o la Polizia) e chiedete che siano perseguiti con le pesantissime sanzioni previste dalla legge?
    Immagino che Lei già le conosca. Pero, a favore di qualche lettore, vorrei riepilogare le principali norme di comportamento che i cacciatori sono obbligati ad usare:
    – Non si può cacciare a meno di mt. 50 da strade o ferrovie; ed mt. 100 da abitazioni e macchine agricole;
    – Non si può sparare a meno da mt. 150 in direzione di strade, ferrovie, persone, abitazioni, macchine agricole (n.b. la gittata utile di un fucile da caccia e di soli mt. 50, la gittata massima può arrivare a mt. 80-90);
    – Non si può praticare la caccia a rastrello in più di tre persone;
    – Non si possono usare armi automatiche, non possono contenere più di tre colpi;
    – Tutte le principali specie animali a rischio sono escluse dalla caccia.
    Se vedete dei comportamenti che vanno oltre queste elementari regole di sicurezza, semplicemente chiamate il 1515 (forestale) o il 112. Verranno perseguiti con pesantissime sanzioni penali ed amministrative.
    Mi perdoni sig. Juri, se non mi dilungo a replicare al suo post. Però il suo intervento è colmo della più vetusta ed ipocrita propaganda anticaccia.
    Oltretutto quanto afferma si contraddice da se. Copio ed incollo quanto riportato nell’articolo che commentiamo “Nella stagione venatoria 2010-2011 in Sardegna ci sono stati 4 morti, tutti cacciatori, e 11 feriti, dei quali 10 cacciatori e 1 persona comune, una ragazza che cercava funghi”.
    Nella sua drammaticità, su cui, ripeto, non si dovrebbe speculare, la notizia ci dice che i cacciatori si fanno del male tra loro, senza coinvolgere nessun altro. Purtroppo vi è pure un singolo caso di una ragazza ferita. Me ne spiace tantissimo. Ed occorrerà fare il possibile perché ciò non si ripeta.
    Però, sapesse quanti ragazzi in bici od in moto sono stati feriti dagli automobilisti; quanti alpinisti sono stati travolti dalle valanghe causate dagli sciatori fuori pista; quanti bagnanti sono stati travolti da motoscafi ed acqua scuter; e quanti uomini della protezione civile morti per recuperare escursionisti dispersi in montagna; …
    La verità è che quelli come Lei vorrebbero semplicemente abolire la caccia, cercando qualunque pretesto pur di gettare discredito sui cacciatori.
    Dimentica però che la caccia è la più vecchia delle attività umane, esiste in ogni nazione in angolo del mondo, è parte della cultura e delle tradizioni di tutti i popoli, è esercitata da milioni di persone di ogni ceto sociale, è prevista e disciplinata dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale.

  13. novembre 21, 2011 alle 4:10 PM

    signor quinnipack, il video parla da solo, la mano di Striscia si è limitata a filmare quello che è accaduto e quello che è stato detto. Il fatto è che la maggioranza dei cittadini non è favorevole alla caccia, perchè non è rassicurante vedere degli uomini che vanno in giro armati, perchè non si capisce il motivo per cui un cacciatore possa entrare nei terreni altrui come se fosse il padrone e perchè, troppo spesso, i cacciatori non rispettano le regole e, forti dell’arma che portano, minacciano e intimidiscono cittadini inermi e indifesi. Ha fatto bene a ricordare le norme di comportamento alle quali sono tenuti i cacciatori, peccato che siano in pochi a rispettarle.
    Le tradizioni si possono interrompere, sopratutto quando sono dannose, un tempo i gladiatori combattevano contro i leoni, era una tradizione, becera ma pur sempre una tradizione, che fortunatamente si è estinta, può accadere anche per la caccia.
    Claudia Basciu

  14. Stefano Deliperi
    novembre 21, 2011 alle 4:12 PM

    sembra che il signor cacciatore anonimo Quinnipack viva in un altro Paese. Vorrei solo ricordare a lui e a tutti le reazioni di tanti suoi “colleghi” cacciatori al provvedimento sindacale di divieto di caccia in una parte densamente abitata e percorsa da viabilità del Comune di Calasetta, qui su questo blog: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/09/18/chiusa-la-caccia-nelle-campagne-di-calasetta/.
    La caccia è un’attività pericolosa e limitativa della libertà non solo per chi la esercita, ma anche e soprattutto per la stragrande maggioranza dei cittadini non cacciatori.
    Piaccia o no, è così e basta andare per boschi e campagne in un giorno di caccia qualsiasi in qualsiasi regione italiana per rendersene conto.
    Il mondo venatorio ancora non ne prende atto, così come non vuol rendersi conto che incide pesantemente su un patrimonio ambientale e sociale (la fauna) che è di tutti noi e che è già duramente provato da inquinamenti, degrado ambientale, ecc.
    Il mondo venatorio sardo è ancora più sordo, visto che non ne vuol proprio sentire di responsabilizzarsi e accettare almeno il legame cacciatore-territorio mediante gli ambiti territoriali di caccia (A.T.C.). Così facendo si rende ancora più inviso.

  15. quinnipack
    novembre 21, 2011 alle 4:23 PM

    Però non ha ancora risposto alla mia domanda.
    Se così frequentemente vede questi assembramenti di pericolosissimi cacciatori, che “non rispettano le regole e, forti dell’arma che portano, minacciano e intimidiscono cittadini inermi e indifesi” (ma che scenario apocalitico, mi pare la trama di un film orror :)), perché semplicemente non avvisa le forze dell’ordine?

  16. quinnipack
    novembre 21, 2011 alle 7:19 PM

    Andiamo con ordine.
    Per quanto riguarda le tecniche di caccia, il modello cui mi ispiro non è il rag. Filini; ma piuttosto quello insegnatoci da Lapola: PORTA DIANA, PORTA !!

    Sport? Ma chi ha detto che la caccia è uno sport?
    La caccia è passione, tradizione, cultura. Rappresenta un bisogno atavico che è insito nella natura umana, la voglia di confrontarsi con la natura, di capirla, di godere dei suoi frutti. Una tradizione che si tramanda da millenni. Certo cambiano le tecniche, prima le sole mani, poi le lance, la scoperta delle trappole, l’arco e le frecce, le retti, ora le armi; ma non cambia lo spirito, la voglia di volersi confrontare con la natura e con le prede.
    Conosco già la Vostra prima osservazione, “perché non vi confrontate ad armi pari, senza armi?”.
    Facile rispondervi, usiamo le tecniche che il nostro grado di evoluzione ci offre. Non bisogna essere ipocriti, anche voi sapete benissimo che per la tutela dell’ambiente è decisamente preferibile usare le moderne armi da caccia piuttosto che le trappole, le reti, o le altre tecniche che venivano usate appena un secolo fa. Ora l’uccellagione è giustamente proibita dalle leggi. E vi assicuro che è molto più difficile colpire un colombaccio od un tordo mentre vola a 100 km/h, piuttosto che approntare una trappola nei luoghi in cui si abbevera.
    Scusatemi se a questo punto mi permetto di anticipare anche la Vostra seconda osservazione, “in passato cacciavano per nutrirsi, ora uccidete per divertimento”.
    Niente di più sbagliato. Innanzitutto perché in passato si sono fatte delle stragi del tutto ingiustificate che hanno portato all’estinzione di numerose specie; in secondo luogo, perché in passato si prelevavano enormi quantità di selvaggina, mentre ora si prelevano piccolissime quantità, stabilite con metodi scientifici, delle sole specie non a rischio; terzo, in un ambiente naturale radicalmente modificato dal violento impatto dell’uomo, in cui ogni equilibrio è andato perso, la caccia è indispensabile come elemento regolatore degli sconvolti equilibri ecologici; quarto, la caccia oltre che avere una importantissima base culturale e tradizionale, ha anche una rilevante valenza economica, garantendo lavoro a decine di migliaia di famiglie, grazie alle circa 600 Euro di tasse che paghiamo ed al consistente indotto economico dovuto ad armi, abbigliamento, munizioni, allevamento di selvaggina; da ultimo, ma non per importanza, la selvaggina cacciata ha avuto, ha tuttora, ed avrà in futuro, una enorme importanza gastronomica, frutto di tradizioni che si tramandano da secoli.

    Infine, mi permetta, visto che Lei ha assistito ha tanti soprusi e comportamenti minacciosi da parte di sconsiderati cacciatori, preso atto che Lei ha fatto intervenire le forze dell’ordine, e considerato che indubbiamente ha una certa dimestichezza con gli affari legali, mi fa sapere in seguito ai suoi esposti quanti di questi sono stati condannati o comunque sanzionati? 🙂
    Mi perdoni l’impertinenza, può anche non rispondere …
    E solo che, in qualità di onesto cacciatore, non mi va essere descritto sempre come un pericoloso criminale.

  17. novembre 21, 2011 alle 7:55 PM

    Vede, Lei continua ad avere un atteggiamento prepotente, non impertinente, oltre a continuare a non rispondere, si bea di chi prova a far intervenire le forze dell’ordine in casi “estremi”. Le potrei fare un lunghissimo elenco di persone che scrivono alla nostra associazione perchè hanno vissuto situazioni di pericolo, vero, a contatto con cacciatori, io non ho la fortuna di andar per boschi così spesso, da aver assistito a tanti soprusi, però ho la fortuna di saper ascoltare la gente, e le garantisco che molti hanno paura, per la propria incolumità, per quella dei propri figli, dei propri animali, perchè subiscono minacce da parte di personaggi armati di fucile che, come dice Lei, portano avanti una “tradizione” o, come dicono altri, uno “sport”. I cacciatori minacciano e scappano, non hanno un grande coraggio, d’altra parte si confrontano con animali inermi imbracciando un fucile, perciò difficilmente potranno essere colti in flagranza. I cacciatori però vengono sanzionati quando uccidono o feriscono degli esseri umani, e questo capita sempre più spesso, e allora, Le propongo di nuovo la domanda: per coltivare una “tradizione” o uno “sport” è necessario arrivare a tanto?
    Claudia Basciu

  1. novembre 14, 2011 alle 3:30 PM
  2. novembre 14, 2011 alle 3:32 PM
  3. novembre 18, 2011 alle 4:24 PM
  4. novembre 20, 2011 alle 7:21 PM

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