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Nuovi reati ambientali, diverse luci e alcune ombre.


Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis

Il 16 agosto 2011 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 121 del 7 luglio 2011.    Dà attuazione delle direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonchè della direttiva 2009/123/CE, modificativa della direttiva 2005/35/CE, relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per le violazioni.

Il decreto prevede l’incriminazione di comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente, sanzionando penalmente condotte illecite individuate dalla direttiva e fino ad oggi non sancite come reati ed introducendo la responsabilità delle persone giuridiche, attualmente non prevista per i reati ambientali. Due le nuove fattispecie incriminatrici introdotte nel codice penale per sanzionare la condotta di chi uccide, distrugge, preleva o possiede fuori dai casi consentiti esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e di chi distrugge o comunque deteriora in modo significativo un habitat all’interno di un sito protetto.

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

Il provvedimento modifica il decreto legislativo n. 231/2001 sulla responsabilità delle persone giuridiche, estendendo a società ed enti la responsabilità per una serie di reati contro l’ambiente (ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., il codice dell’ambiente, della legge n. 150/1992, della legge n. 549/1993 e del decreto legislativo n. 202/2007).

Rispetto alla prima stesura, emerge l’attenuazione delle sanzioni relative agli obblighi SISTRI e la cancellazione dei reati legati alla autorizzazione integrata ambientale. Circoscritta anche la sanzione pecuniaria per il mancato rispetto dei valori limite di emissione.

Il decreto legislativo n. 121/2011 recepisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE e introduce anche due reati ambientali (uccisione di specie protette e distruzione di habitat naturali) che nella versione definitiva del decreto sono stati meglio definiti, pur mantenendo alcune ambiguità, presenti nella disposizione comunitaria, foriere di dubbi interpretativi e futuri contenziosi.  In particolare riguardo alla “quantità trascurabile” di esemplari appartenenti a specie animali/vegetali che possono esser distrutti, prelevati o detenuti senza incorrere nelle sanzioni previste dal nuovo art. 727 bis del codice penale.

Alcune rilevanti novità normative sono, però, certamente positive.

Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus)

Il decreto ha introdotto modifiche al codice penale e al Codice dell’ambiente. Per il primo sono stati introdotti due articoli, il 727 bis e il 733 bis. Il 727 bis recita: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie”. L’articolo 733 bis stabilisce sanzioni e pene detentive per “chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all’interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l’arresto fino a diciotto mesi e con l’ammenda non inferiore a 3.000 euro”.

Il decreto ha anche introdotto sanzioni se i reati sono commessi da aziende o enti: per la violazione dell’articolo 727 bis la sanzione pecuniaria è moltiplicata per 250 volte; per la violazione dell’articolo 733 bis la sanzione è moltiplicata da150 a 250 volte e l’importo dovrà essere fissato di volta in volta dal giudice sulla base delle condizione economiche e patrimoniali di chi commette il reato.

Carloforte, corso d'acqua con "schiuma"

Il decreto apporta modifiche anche al Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) e sanziona i reati previsti dagli articoli 137, 256, 257, 259 e 260. Ai reati commessi in violazione all’articolo 137, cioè quello a difesa del suolo, scarichi di liquami e violazioni su controlli, verrà comminata una sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote sulla base di quelle previste dal Codice dell’ambiente (le sanzioni vanno da 600 a 60 mila euro), quote che si raddoppiano ulteriormente se l’evento ha natura violenta e pericolosa. Per i reati previsti dall’articolo 256 (“Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”), la sanzione va da cento a trecento quote nel caso di discarica abusiva o comunque non in regola, gestione non autorizzata e corretta di rifiuti ordinari, pericolosi e speciali. In questo caso il codice ambientale già prevede multe che vanno da2.600 a 40 mila euro, la confisca di aree destinate a discarica e prevede pene detentive fino a due anni per i casi più gravi.

Per l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee, così come previsto dall’articolo 257, la sanzione applicata va da 150 fino a 250 quote e proporzionale alla gravità della violazione.

L’articolo 259 si occupa di “traffico illecito di rifiuti” e commina una sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote, mentre per i reati di violazione dell’articolo 260, la multa è moltiplicata da 300 a 500 quote nel caso previsto dal comma 1° (rifiuti non pericolosi) e da 400 a 800 quote nel caso previsto dal comma 2, cioè nel caso di rifiuti radioattivi. In questo caso la detenzione prevista tra un minimo di 6 anni di reclusione e un massimo di 8. Oltre alla novità dell’introduzione di sanzioni pecuniarie e pene detentive c’è quella della “responsabilità per negligenza”.

Cagliari, rifiuti presso il campo nomadi

L’ordinamento giuridico italiano prevedeva finora la responsabilità penale delle persone fisiche e non delle persone giuridiche. Ora, recependo la direttiva 99/08/CE, la responsabilità si estende anche all’ente, che risponderà penalmente dell’illecito commesso da un soggetto che rappresenta, individualmente o collettivamente un organo della persona giuridica. Il poche parole il primo cittadino sarà ritenuto responsabile se l’illecito viene commesso da una azienda municipalizzata o partecipata in cui ha nominato uno o più membri del consiglio di amministrazione. La sanzione prevede l’interdizione dalla funzione pubblica fino a sei mesi e la revoca delle autorizzazioni ad operare nel campo specifico che ha generato la violazione della normativa.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Qui il testo scaricabile: decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 121

qui un commento critico del dott. Maurizio Santoloci (magistrato di cassazione) e della dott.ssa Valentina Vattani: Santoloci_Vattani_- commento_Decreto_reati_ambientali

(foto per conto GrIG, T.C., S.D., archivio GrIG)

  1. agosto 25, 2011 alle 9:29 PM

    da L’Espresso on line, 19 agosto 2011
    Caccia, sconto ai bracconieri.
    Alla vigilia della nuova stagione venatoria, il governo approva una legge secondo cui uccidere animali selvatici protetti non è reato se questo avviene “in quantità trascurabile” e con “impatto trascurabile” sulla specie. (Federico Formica): http://espresso.repubblica.it/dettaglio/caccia-sconto-ai-bracconieri/2158768

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