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Il trasporto di animali in condizioni disumane configura il reato di maltrattamento.


 

Segnaliamo la recente e importante pronuncia della Corte di Cassazione in materia di tutela degli animali.

La sentenza Cass. Pen., Sez. III, 3 luglio 2014, n. 28578 prende spunto da un episodio, purtroppo, molto frequente, ossia il trasporto di animali in condizioni di disagio e sofferenza che, spesso, determina la morte degli animali trasportati. Nel caso concreto, durante un controllo lungo la Autostrada A1, la Polizia Stradale rinveniva all’interno di un furgone, 582 animali “in condizioni tali che non erano adeguatamente salvaguardate le esigenze di salute delle citate bestie”. Dall’esame era risultato infatti che all’interno del furgone “erano presenti solo 4 prese d’aria; le gabbie all’interno delle quali erano le bestie non contenevano strumenti per consentire alle bestie di abbeverarsi; il veicolo era dotato di un’autorizzazione, rilasciata dalla Asl di Varese, al trasporto di animali ovini, bovini e simili per tragitti della durata non superiore alle 12 ore “ e il veterinario convocato sul luogo, aveva potuto riscontrare la presenza di diversi animali morti e di molti esemplari con delle ferite e in condizioni di sofferenza. Per tali ragioni, la Polizia disponeva il sequestro del mezzo e degli animali. Peraltro, il sequestro, per un ritardo nella trasmissione della relativa documentazione, non veniva convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari – GIP il quale, però, disponeva d’iniziativa il sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) ravvisando, nel caso concreto, gli elementi fondamentali del reato di cui all’art. 544 ter codice penale ossia il maltrattamento di animali.

Nella fattispecie, infatti, la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta l’applicazione della clausola di riserva contenuta al comma 6 dell’art. 7 del d. lgs. n. 151/2007 in materia di trasporto di animali, laddove si prevede che nel caso in cui la condotta contestata, come nel caso in questione, possa integrare gli estremi del reato, la norma indicata, che punisce solo con sanzione amministrativa la condotta di chi, durante un trasporto, usi violenza in danno di animali, lascia spazio alla norma penale, ossia al reato di maltrattamento di animali ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.

Ricordiamo che la norma penale di cui all’art. 544 ter  punisce “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagione una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche” e la pena è aumentata se “dai fatti (…) deriva la morte dell’animale”. Nella vicenda in esame, i giudici della Suprema Corte hanno ritenuto verosimile, anche alla luce degli accertamenti effettuati dal veterinario, che “le condizioni di disagio e di  stress nelle quali sono state rinvenute le bestie oggetto del trasporto, tali da integrare gli estremi della lesione della loro integrità fisica, siano dipese dalle modalità in cui il trasporto stesso era in corso di svolgimento in quanto idonee (…) ad imporre alle predette bestie delle fatiche e delle privazioni non consone alle loro caratteristiche”. Gli animali avrebbero dovuto affrontare, in condizioni di grave disagio, senza nemmeno gli strumenti per abbeverarsi, un viaggio estremamente lungo, da Varese fino alla Sicilia, per un periodo ben più lungo delle dodici ore contemplate nell’autorizzazione della Asl.

La Corte di Cassazione, quindi, ha confermato la legittimità del sequestro e,  quindi, confermato la necessità di rispettare gli animali anche durante il loro trasporto.

Sul sito Lexambiente.it trovate il testo integrale della sentenza.

Claudia Basciu

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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