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Può un Presidente di Regione amministrare serenamente la ”cosa pubblica” se indagato?


Cagliari, Castello, l’Elefante sulla Torre

 

 

 

Può un Presidente di Regione amministrare serenamente la res publica se indagato dalla magistratura?

La domanda, naturalmente, può riguardare per analogia qualsiasi amministratore della “cosa pubblica” a tutti i livelli e acquisisce di peso man mano che le cariche e le responsabilità sono più elevate.

La risposta, secondo legge, è chiara: l’essere sottoposto a indagini non impedisce l’esercizio di cariche pubbliche.            Si tratta di un problema di opportunità.

Nelle democrazie occidentali basta molto meno perché l’amministratore pubblico dia immediatamente le dimissioni, in Italia – come abbiamo potuto vedere – un Presidente del Consiglio può andare a giudizio anche per concussione e prostituzione minorile e rimanere tranquillamente al suo posto e rappresentare il nostro Paese all’estero.

Rimanendo ai Presidenti di Regione, attualmente sono indagati Roberto Formigoni (P.d.L.), Presidente della Regione Lombardia (corruzione), Vasco Errani (P.D.), Presidente della Regione Emilia-Romagna (falso ideologico), Nichi Vendola (S.E.L.), Presidente della Regione Puglia (concorso in abuso d’ufficio), Raffaele Lombardo (auton.), Presidente della Regione autonoma Siciliana (reato elettorale aggravato da associazione mafiosa).

Milano, Duomo

E, Sulcis in fundo, Ugo Cappellacci (P.d.L.), Presidente della Regione autonoma della Sardegna, indagato per abuso d’ufficio nel procedimento riguardante la “P 3” e la realizzazione di centrali eoliche in Sardegna, per il crac della Municipalizzata di Carloforte e per concorso in bancarotta fraudolenta riguardo la vicenda che ruota intorno al fallimento della Sept Italia s.p.a.

Possono queste persone amministrare con serenità la res publica?   Un passo indietro non sarebbe opportuno?

Possono anche loro rimanere tranquilli al loro posto, nessuna legge lo prevede, nessuna forza politica glielo chiede e io sono solo un banale cittadino-elettore, come il due di spade quando la briscola è a denari.          Continuiamo così…..

Stefano Deliperi

P.S.  analogo discorso può esser fatto anche per i dirigenti pubblici: possono continuare a svolgere serenamente le loro funzioni quando sono rinviati a giudizio per vicende relative ad attività analoghe a quelle previste per le loro mansioni ?

da L’Unione Sarda, 13 luglio 2012

Seneghe. Videosorveglianza, a processo l’ex commissario del Comune.  (Caterina Cossu)

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 14 ottobre 2012

Anche Cappellacci tra i venti indagati per il crac della Sept. Coinvolto nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta che ha portato all’arresto del sindaco di CarloforteMauro Lissia

CAGLIARI. C’è anche Ugo Cappellacci tra i venti indagati per il crac della Sept, che ha condotto l’altro ieri in carcere il sindaco di Carloforte Marco Simeone. Al governatore il pm Giangiacomo Pilia, titolare di un’inchiesta arrivata alla fase conclusiva, contesta l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta per dissipazione per aver firmato come consigliere delegato della Sept, il 28 dicembre 2001, l’atto d’acquisto della società Simeone srl senza l’autorizzazione del consiglio di amministrazione (la delega era generica) e in aperto contrasto con l’impostazione della società, la cui assemblea appena qualche anno prima – il 16 aprile 1999 – aveva certificato come l’isola di San Pietro non fosse strategica per il business aziendale. Secondo il pm Pilia quell’atto, firmato anche dall’altro consigliere delegato Dionigi Scano, configurava un evidente conflitto di interessi perché i proprietari della Simeone srl erano anche soci e amministratori di Sept e si sarebbero dovuti chiedere se l’operazione fosse conveniente, tutto questo in base all’articolo 2391 del codice civile. Al contrario – sostiene il pubblico ministero – l’operazione portata a termine con la firma di Cappellacci ha comportato «un notevole impegno sul patrimonio sociale senza alcuna prospettiva di vantaggio per la Sept». La conferma è nelle cifre indicate dal curatore fallimentare: la società madre di Simeone si è accollata debiti della Simeone srl per 746 milioni di lire più un mutuo ipotecario di 255 milioni di lire. Per il pm Pilia «la condotta penalmente rilevante consiste nell’aver dissipato il patrimonio aziendale concludendo un’operazione manifestamente antieconomica in totale abuso di gestione e provocando un danno che viene identificato nel minor valore dei beni acquisiti rispetto a quanto anticipato da Sept Italia spa». Il danno complessivo sarebbe di 127.077 euro, cui vanno aggiunti gli interessi.

Fin qui la posizione di Cappellacci, che risulta indagato insieme a quasi tutti gli amministratori, soci e sindaci della Sept, fra cui alcuni familiari, cui vanno aggiunti i prestanome – come vengono qualificati dalla Procura – Stefano Fercia e Riccardo Pissard. Per ora Simeone non risponderà all’esame di garanzia che il gip Giampaolo Casula fisserà nelle prossime ore: «Prenderemo soltanto qualche giorno di tempo – ha spiegato il difensore, l’avvocato Guido Manca Bitti – per esaminare le contestazioni del pubblico ministero, che sono articolatissime e che coprono un arco di tempo lunghissimo, dal 1997 ad oggi. Una volta concluso questo lavoro Simeone chiederà di chiarire ogni aspetto della vicenda». L’avvocato Manca Bitti sta valutando anche l’ipotesi di un ricorso al tribunale del riesame: «Non esiste alcun rischio d’inquinamento delle prove – ha spiegato il legale – visto che fra l’altro si tratta di fatti in gran parte molto lontani nel tempo».

Intanto si apprende che Simeone è indagato dalla Procura di Cagliari anche per aver utilizzato abusivamente mezzi della Provincia di Carbonia-Iglesias, quand’era assessore: l’accusa è di peculato. Ed è proprio riferendosi alla serie di precedenti penali e alle inchieste che gravano sul sindaco di Carloforte che il pm Pilia ha chiesto – e ha chiesto solo per lui – la misura cautelare in carcere. Simeone ha accumulato finora sei condanne, di cui cinque per il mancato pagamento di contributi previdenziali e una per abusi edilizi tra il 2003 e il 2009. E’ poi coinvolto in cinque procedimenti penali per vari reati, che vanno dall’omesso versamento di ritenute previdenziali alla truffa. Il sindaco di Carloforte è indagato anche per reati fiscali e il 10 aprile scorso ha subìto il sequestro preventivo di parte dei beni personali.

Molto complesso il quadro accusatorio, che comprende quasi tredici anni di attività della Sept e di una miriade di società collegate. Per lo più la curatela fallimentare e i consulenti del pm hanno accertato distrazioni di somme e beni, con intrecci fra una società e l’altra, fatturazioni per operazioni dubbie, rimborsi e spese rendicontati in modo avventuroso o poco chiaro. Fra questi, salta fuori un rimborso di 376 mila euro finiti nelle tasche di Simeone, che era l’amministratore, per attività estranee alla società tra il 2003 e il 2007: salari per la colf, che lavorava anche nell’appartamento della fidanzata. Poi ancora mezzi, lavori edili, telefonini, computer, una stufa a pellet, beni di ogni tipo che venivano regolarmente inseriti nella contabilità di Sept.

Si parla anche di mancate svalutazioni di crediti e merci, plusvalenze irreali, bilanci elaborati su dati falsi, fino a casi di evasione fiscale che coinvolgono anche Fercia e Pissard.

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    ottobre 14, 2012 alle 3:59 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. ottobre 14, 2012 alle 5:33 PM

    A.N.S.A., 14 ottobre 2012
    Ddl corruzione obiettivo irrinunciabile. Patroni Griffi: ‘Entro settimana chiuso al Senato. Commissario anticorruzione e’ soluzione razionale ed efficace’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/10/13/Corruzione-Severino-ddl-obiettivo-irrinunciabile_7624810.html

    Formigoni: ‘Subito il voto no agonia, sarò in campo’.
    Governatore: ‘Alle urne al piu’ presto o si arriva al 2015′. Alfano: ‘No all’accanimento terapeutico’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/10/10/-NDRANGHETA-ARRESTATO-EX-ASSESSORE-LOMBARDO-ZAMBETTI_7605767.html

    da Sardinia Post, 14 ottobre 2012
    CAPPELLACCI INDAGATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA: http://www.sardiniapost.it/politica/865-cappellacci-indagato-per-bancarotta-fraudolenta

  3. Occhio nudo
    ottobre 14, 2012 alle 6:12 PM

    Naturalmente, le dimissioni sarebbero opportune. Però, sull’imposizione di una regola generale, in caso di apertura di indagini, ho dei dubbi, poichè lo strumento delle “indagini” potrebbe essere molto pericoloso, sarebbe sufficiente una denuncia e una conseguente indagine, anche per fatti non attribuibili al denunciato, o per fatti non accaduti, per far fuori un avversario politico, o un avversario e basta, e non sarebbe un passo avanti.

    • ottobre 14, 2012 alle 7:58 PM

      nemmeno io penso a un obbligo di legge di dimissioni in casi simili.
      Parlo, infatti, di “opportunità”, da valutare nello specifico.
      Solo che non c’è nemmeno un caso di dimissioni “spontanee” da parte di politici indagati o rinviati a giudizio anche per ipotesi di reato molto gravi. A dir la verità, non ricordo nemmeno casi di amministratori pubblici dimissionari in caso di condanna.
      Insomma, questa “opportunità” non la ravvisano mai. Curioso, no?

      Stefano Deliperi

  4. angela
    ottobre 15, 2012 alle 7:24 am

    Questi signori indagati devono andare tutti a casa, senza stipendi e pensioni.Il cittadino è stufo di pagare-pagare per essere preso in giro dalle loro chiacchiere.

  5. ottobre 15, 2012 alle 9:44 am

    Lo può fare sia perchè la legge, votata dalla “casta” glielo consente e sia perchè è privo di dignità, quella dignità che per molti Italiani che per i partiti, a qualsiasi livello, è un di più, un’optional.
    Talmente optional che un senatore, avvocato di Berlusconi, può teorizzare pubbliocamente in TV, che anche i ladri hanno il diritto di restare in Parlamento anche dopo la condanna definitiva perchè rappresenta i ladri nella società.
    Una bella teoria, tenuto conto che il rapporto tra ladri e numero di parlamentari è sicuramente più alto di quello tra ladri e cittadini italiani.

  6. ottobre 15, 2012 alle 2:58 PM

    da CagliariPad, 15 ottobre 2012
    Inchiesta Sept. Cappellacci si difende: «Ipotesi ridicole e senza fondamento»: http://www.cagliaripad.it/it/news/ottobre/15/inchiesta-cappellacci/

    da L’Unione Sarda, 15 ottobre 2012
    Carloforte. La difesa del sindaco ipotizza il ricorso al Tribunale del riesame. Oggi Simeone dal giudice. Cappellacci tra gli indagati: «Accuse ridicole».
    C’è anche il nome del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, nella lista degli indagati per il crac Sept per il quale è stato arrestato il sindaco di Carloforte Marco Simeone. (Stefania Piredda): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121015082133.pdf

  7. Giuseppe Indignato
    ottobre 16, 2012 alle 2:42 PM

    Purtroppo non c’è da stupirsi, d’altra parte in Regione (es.Ente Foreste) c’è addirittura un dirigente rinviato a giudizio (in aula il prossimo 19 dicembre) per reati quali turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture, tranquillamente al suo posto sia come responsabile di servizio che di pubblici appalti. E quali garanzie vogliamo rivendicare da questo sistema che dire malato è poco? Saluti.

  8. ottobre 17, 2012 alle 5:21 PM

    l’Azzurro non lo rottama nessuno.

    A.N.S.A., 17 ottobre 2012
    Lombardia: Formigoni ‘Voto il 16 o 23 dicembre. Non mi rottama nessuno’.
    Formigoni: ‘Il 25 ottobre si scioglie il consiglio. Mano tesa alla Lega? Tutto il corpo’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/10/10/Formigoni-legislatura-giunta-termine_7637635.html

  9. ottobre 19, 2012 alle 3:00 PM

    e si ritrovò quasi da solo.

    A.N.S.A., 19 ottobre 2012
    Pdl: Alfano,cacceremo ruba galline (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/10/19/Pdl-Alfano-cacceremo-ruba-galline_7657607.html)
    Risposta dopo nuova indagine a Milano su Sandro Sisler.

    PALERMO, 19 OTT – ”Cacceremo dal partito i ladri, i ruba-galline, i malfattori e i gaglioffi. Tolleranza zero”.
    Cosi’ il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ai cronisti rispondendo sull’indagine per corruzione nei confronti del coordinatore provinciale di Milano, Sandro Sisler.

  10. ottobre 19, 2012 alle 8:42 PM

    come in Italia.

    A.N.S.A., 19 ottobre 2012
    Gb: insultò agente, si dimette ministro. Andrew Mitchell (Rapporti Parlamento) gli avrebbe detto “plebeo”: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/10/19/Gb-insulto-agente-dimette-ministro_7661455.html

  11. ottobre 21, 2012 alle 7:25 PM

    un caso più unico che raro in Italia.

    da Il Corriere della Sera, 21 ottobre 2012
    FUSCO, INDAGATA, LASCIA LA VICEPRESIDENZA DELLA REGIONE LIGURIA. La Marylin dell’Idv si arrende. «Do l’esempio, mi dimetto». Via a 48 ore dall’avviso di garanzia per abuso d’ufficio e truffa. Il governatore Burlando: «Grande sensibilità politica»: http://www.corriere.it/politica/12_ottobre_21/marylin-idv-do-esempio-mi-dimetto-dellacasa_bd027df6-1b4a-11e2-9e30-c7f8ca4c8ace.shtml

  12. Solo Indignato
    ottobre 21, 2012 alle 11:33 PM

    Può un dirigente regionale (o di ente regionale che dir si voglia)continuare ad amministrare serenamente la ”cosa pubblica” (ovvero svolgere il suo incarico anche in materia di appalti pubblici) se rinviato a giudizio per turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture?

  13. ottobre 24, 2012 alle 2:55 PM

    come e peggio di un qualsiasi “italiano”, che sotto sotto disprezza.

    da Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2012
    Spese private con soldi pubblici: la Corte dei Conti accusa Luis Durnwalder.
    Secondo il quadro accusatorio, in quasi vent’anni il presidente della provincia autonoma di Bolzano avrebbe speso un milione e trecentomila euro in viaggi (non solo per lui, in almeno un’occasione in volo per Vienna c’era anche la sua compagna), feste di compleanno, regali di natale, medicine, tasse per il canone Rai e sulla casa, frutta, caramelle e libri. Lui smentisce e querela. (Emiliano Liuzzi): http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/spese-private-con-soldi-pubblici-corte-dei-conti-accusa-luis-durnwalder/389666/

    da Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2012
    Bolzano, “spese con i soldi pubblici”: indagato per peculato Durnwalder.
    Dopo l’apertura dell’inchiesta da parte della Corte dei Conti, entra in azione anche la Procura. Nel mirino la gestione di 72mila euro all’anno che costituiscono i fondi riservati a disposizione del presidente della Provincia. Lui continua a smentire: “Sono io che anticipo e poi vengo rimborsato”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/23/bolzano-spese-con-soldi-pubblici-indagato-per-peculato-presidente-durnwalder/390926/

    A.N.S.A., 24 ottobre 2012
    Durnwalder,fondo copre in parte le spese. ‘Se uso fondo vietato, dovrebbero arrestare tutti i politici’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/10/24/Durnwalder-fondo-copre-parte-spese_7681950.html

    da Il Corriere della Sera, 24 ottobre 2012
    CONTESTATO IL REATO DI PECULATO. IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: NON MOLLO. Tasse e proiettili con i soldi pubblici. Bolzano, indagato Durnwalder. L’accusa: fondi riservati usati per spese private. (Andrea Pasqualetto): http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_24/tasse-proiettili-soldi-pubblici_92ea4bbe-1d9a-11e2-8b20-1919d504f212.shtml

  14. ottobre 24, 2012 alle 8:31 PM

    A.N.S.A., 24 ottobre 2012
    Fondi Consiglio: Gup aggiorna udienza. Nel mirino spese gruppo Misto della scorsa legislatura: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/10/24/Fondi-Consiglio-Gup-aggiorna-udienza_7685594.html

    • ottobre 25, 2012 alle 2:58 PM

      da L’Unione Sarda, 25 ottobre 2012
      «I consiglieri regionali spieghino come spendono i soldi pubblici». (Maria Francesca Chiappe) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121025083401.pdf)

      Non c’è più nulla da discutere: «Se il consigliere regionale non destina allo scopo per cui sono stati erogati i soldi pubblici che ha ricevuto in ragione del suo ufficio è colpevole di peculato». A questo punto è soltanto un problema di prova: «Se rendiconto e pezze giustificative risultassero dirette a creare una apparenza formale non corrispondente alla realtà della spesa non varrebbero a escludere il reato». Viceversa, «l’accusa potrebbe essere superata da altra prova idonea a dimostrare il rispetto della relazione tra la spesa e finalità pubblicistica sottesa all’erogazione dei contributi ai gruppi consiliari». Sostenere, invece, che le spese dei consiglieri regionali non possono essere oggetto di controllo da parte della magistratura, significherebbe creare «un’area di immunità estesa anche a eventuali illecite appropriazioni di pubblico denaro poste in essere nell’esplicazione della più alta delle pubbliche funzioni, qual è, secondo la scala dei valori costituzionali, quella politica». IL PECULATO È questa la sostanza del provvedimento con cui, ieri mattina, il gup di Cagliari Cristina Ornano ha rigettato le istanze presentate dalla difesa di 4 dei 17 consiglieri regionali della passata legislatura accusati di aver destinato a fini diversi da quello politico-istituzionale i fondi a disposizione dei gruppi Misto e Sardegna Insieme: 2.500 euro al mese per ogni componente del gruppo. Soltanto Adriano Salis, dell’Idv, ha scelto il rito abbreviato, seppur condizionato all’audizione di due testimoni, e si è sottoposto immediatamente all’interrogatorio del pubblico ministero Marco Cocco. Tutti gli altri seguiranno la procedura ordinaria. Appuntamento al 26 e 28 novembre quando si celebrerà prima il processo a Salis poi l’udienza in cui il giudice deciderà se rinviare a giudizio gli altri 16 indagati: l’eurodeputato Idv Giommaria Uggias, gli assessori regionali Oscar Cherchi (Pdl) e Mario Floris (Uds), Carmelo Cachia e Giuseppe Giorico (ex Udeur), Sergio Marracini (Udc), Salvatore Serra (Sinistra autonomista), Tore Amadu e Renato Lai (Pdl), Alberto Randazzo (Udc), Giuseppe Atzeri (Psd’Az), Beniamino Scarpa (prima Psd’az poi Pd), Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba, Pierangelo Masia e Raffaele Farigu (socialisti). Le cifre contestate variano: ad Atzeri il pm contesta l’utilizzo di 135.616 euro; alla Caligaris 136.661; 135.185 a Ibba, 129.511 a Floris; 117.528 a Scarpa; 81.920 a Cherchi; 78.922 a Masia; 74.366 a Farigu; 32.500 a Uggias; 30.350 a Randazzo; 24.200 a Lai; 18.500 ad Amadu; 235.693 a Giorico; 195.996 a Marracini; 62.773 a Salis; 52.724 a Cachia; 44.787 a Serra.
      L’INSINDACABILITÀ. Nella scorsa udienza la difesa di Masia, Floris, Ibba, Cachia e Farigu aveva sostenuto che gli atti di indagine sarebbero affetti da nullità insanabile in quanto acquisiti in modo illegittimo perché sottratti al controllo dell’autorità giudiziaria. Quegli atti insomma, potrebbero essere controllati solo dal Consiglio regionale e dei suoi organi di autogoverno. Su questo punto il giudice si è soffermato a lungo nell’ordinanza con cui ha respinto tutte le eccezioni degli avvocati: «La magistratura penale ha il dovere di verificare se sia stata in concreto osservata la relazione funzionale tra erogazione e percezione della contribuzione da un lato, finalità pubblicistica della spesa dall’altro. Verifica che, in questo caso, è stata avviata dal pm non quale pretesa di un generale e generalizzato controllo sulla legittimità dei deliberati dell’Assemblea regionale e dei suoi organi in materia di erogazione dei fondi ai gruppi consiliari, bensì in presenza di un notizia di reato che riguardava la denuncia di una dipendente dei gruppi. Successivamente, sulla scorta degli atti legittimamente acquisiti nell’ambito di quella iniziale attività d’indagine e degli elementi emersi, l’inchiesta si è allargata alle spese dei consiglieri dei due gruppi coinvolti nella vicenda lavorativa di quella dipendente». Di più: se anche gli uffici del Consiglio regionale non avessero contemplato l’obbligo di allegare le pezze giustificative delle spese, e se gli organi competenti non avessero controllato, sotto il profilo penale «rileva l’effettività della destinazione della spesa alle finalità per le quali le somme erano state erogate».
      LE SPESE. Il giudice ha chiarito poi la natura giuridica dei gruppi consiliari e contestato la linea della difesa: «Gli avvocati affermano l’insindacabilità dell’operato dei consiglieri sul postulato che la condotta di spesa del pubblico denaro sia soggetta a guarentigie che assistono i componenti del Consiglio regionale che sono, per definizione, pubblici ufficiali e ricevono quelle somme per l’esplicazione di funzioni collegate a quella legislativa. Intanto sostengono che quel denaro verrebbe ricevuto e gestito dagli stessi consiglieri in regime privatistico». Il giudice Ornano ha rilevato la contraddizione sostenendo che «nella concreta destinazione della somma il consigliere agisce nella sua qualità di pubblico ufficiale e maneggia pubblico denaro avente una destinazione pubblicistica prefissata». Con la stessa ordinanza il gup ha rigettato pure la inusuale richiesta dell’eurodeputato Idv Giommaria Uggias che avrebbe voluto difendersi da solo in base alla Convenzione europea dei diritto dell’uomo. Il giudice ha sottolineato che «il diritto dell’imputato di difendersi personalmente, senza l’assistenza di un avvocato, pone una norma di carattere programmatico contenente un’affermazione di principio che non modifica il codice di procedura penale». Risultato: dopo aver revocato la nomina del suo collega di partito Federico Palomba, Uggias dovrà scegliere un altro difensore. L’INTERROGATORIO. Respinte le eccezioni, l’udienza preliminare è proseguita con l’esame di Adriano Salis, difeso da Marco Fausto Piras: l’esponente dell’Italia dei valori ha detto di aver sempre presentato le pezze giustificative quando era iscritto agli altri gruppi consiliari. Poiché il gruppo Misto non chiedeva i rendiconti nei primi sei mesi non ha incassato i fondi. Lo ha fatto dopo, spinto dai funzionari regionali. In ogni caso, Salis ha detto di avere tutte le pezze giustificative e ieri ha portato le ultime, per ventimila euro. Quindi ha puntato il dito sui consiglieri di altri gruppi (di cui non ha fatto i nomi) che incassavano i fondi senza rendiconto ma, quando il pm gli ha chiesto se sapesse per quali fini avessero speso quei soldi, Salis ha detto di no. Del resto, il processo è tutto qui: il peculato è legato non all’erogazione del denaro ma alla sua destinazione.

    • ottobre 25, 2012 alle 2:59 PM

      da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2012
      «I consiglieri rispondono di peculato». Regione, il processo sull’uso dei fondi pubblici. Il gup: non esiste l’insindacabilità, dovete rendere conto di tutte le spese. (Mauro Lissia) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121025082311.pdf)

      CAGLIARI. Autonomia di spesa non significa libertà di appropriarsi di denaro pubblico. Il consigliere regionale è un pubblico ufficiale e può usare il denaro dei contribuenti solo per ragioni legate al suo ufficio. Nessuna insindacabilità, la Corte di Cassazione ha chiarito senza possibilità di equivoci che le norme del codice penale prevalgono anche sull’immunità degli eletti dal popolo. Non c’è reato nel distribuire tra gli onorevoli denaro delle casse regionali, il reato nasce se quel denaro viene usato impropriamente: si chiama peculato. L’ha stabilito il gup Cristina Ornano con un’ordinanza che gli avvocati della difesa hanno incassato come un siluro e che ha rafforzato le tesi accusatorie del pm Marco Cocco contro i 17 consiglieri regionali finiti in tribunale per aver speso in acquisti privati i fondi destinati all’attività politico-istituzionale. Mentre il giudice leggeva ad alta voce le tredici pagine del testo, i legali uscivano uno ad uno dall’aula delle udienze con le mani nei capelli. Il timore diffuso è che le valutazioni del giudice Ornano finiscano per pesare sul giudizio, in un processo basato più sul diritto che su fatti ormai accertati coi documenti. Due le tesi su campi contrapposti: quella dei difensori, convinti che niente e nessuno possa sindacare le spese dei deputati sardi in forza dell’autonomia statutaria. L’altra, della Procura, che rivendica l’efficacia delle leggi penali anche su chi fa parte dell’assemblea legislativa sarda. Ad accendere le polveri sono stati nella scorsa udienza gli avvocati Benedetto Ballero e Maurizio Scarparo con un’istanza lunga e argomentata, cui il giudice ha ribattuto ieri punto per punto. Un’iniziativa, quella di Ballero, che buona parte degli altri legali ha contestato aspramente, nel timore che accadesse quanto è accaduto: l’uscita di un’ordinanza tombale. «Non hanno capito nulla – è stato il commento di Ballero, conclusa l’udienza – perché grazie a quest’ordinanza ora sappiamo tutti da cosa dobbiamo difenderci, visto che il capo d’imputazione non lo diceva». Insomma, secondo Ballero – che all’università insegna diritto costituzionale – d’ora in poi la partita si giocherà a carte scoperte e in punta di diritto. Chi è in grado di giustificare la spesa di ogni euro ricevuto dalla presidenza del Consiglio regionale eviterà la condanna, gli altri cercheranno di cavarsela sbandierando lo statuto autonomo e sostenendo che il Consiglio regionale si controlla da sè. Per ora valgono le valutazioni del giudice Ornano, ancorate saldamente a pronunce della Corte Costituzionale e della Cassazione. Per il magistrato «l’insindacabilità non può essere invocata quando, come in questo caso, oggetto del controllo di legittimità non sono la legge regionale, gli atti di spesa e di controllo da parte della Regione ma l’utilizzo che da parte dei singoli consiglieri si sia fatto dei contributi pubblici ricevuti in conformità alle finalità che la stessa assemblea e i suoi organi di autogoverno hanno stabilito». Va dunque punito l’uso privato di soldi pubblici «diversamente – ha scritto ancora il giudice – si riconoscerebbe in favore dei consiglieri regionali non semplicemente l’insindacabilità per le opinioni espresse e i voti dati, ma un’area di immunità estesa anche ad eventuali illecite appropriazioni di pubblico denaro poste in essere nell’esplicazione della più alta delle funzioni pubbliche quale è, secondo la scala dei valori costituzionali, quella politica». In altre parole se gli onorevoli fossero immuni dalle norme penali avrebbero licenza di rubare. Il gup Ornano ha respinto anche la tesi sostenuta da alcuni difensori per i quali il denaro pubblico verrebbe ricevuto e gestito dai gruppi politici regionali «in regime privatistico»: si tratta di pubblici ufficiali – ha chiarito il magistrato, citando una pronuncia della Cassazione – e tali restano anche quando maneggiano denaro pubblico. Con la stessa ordinanza il giudice ha respinto la richiesta del parlamentare europeo Giommaria Uggias (Idv) che come avvocato intendeva difendersi da solo. Mentre i due procedimenti paralleli condotti dal pm Cocco, con dodici e cinque indagati, sono stati unificati in udienza. Resta invece separata la posizione del senatore Silvestro Ladu, che andrà a giudizio ordinario il 5 novembre. Mentre la posizione di Peppino Balia (Psi) e Vittorio Randazzo (Udc)sarà trattata il 15 novembre dal gup Giampaolo Casula. Il 26 e il 28 novembre parleranno i difensori. Rischiano il processo l’europarlamentare Giommaria Uggias (Idv), Oscar Cherchi (Pdl, attuale assessore regionale all’Agricoltura), Mario Floris (Uds, attuale assessore al Personale), Salvatore Amadu (Pdl, presidente della commissione Diritti civili), Renato Lai(Pdl), Alberto Randazzo (ex Udc ora Pdl, presidente della commissione Industria), Giuseppe Atzeri (Psd’az, ex capogruppo), Adriano Salis (Idv, attuale capogruppo in Consiglio regionale) e gli ex consiglieri Beniamino Scarpa (prima Psd’Az, poi Pd, già assessore regionale alla Cultura e ora sindaco di Porto Torres), Maria Grazia Caligaris (associazione Sdr-Socialismo, Diritti, Riforme), Raimondo Ibba, Raffaele Farigu, Pierangelo Masia (Socialisti), Carmelo Cachia (Udeur), Giuseppe Giorico (Udeur), Sergio Marracini (Udc) e Salvatore Serra (Sinistra Autonomista).

      Salis (Idv): «I soldi li prendevano tutti».
      Il racconto al pm: «I funzionari mi dissero che non era necessario rendicontare le spese». (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121025082335.pdf)

      CAGLIARI. «Dottor Cocco, facevano tutti così…»: per un attimo Adriano Salis, consigliere regionale dell’Idv che ha scelto di farsi interrogare, sembrava voler offrire al pubblico ministero elementi per allargare l’inchiesta per peculato all’intero consiglio regionale del periodo 2004-2008. Solo un attimo, però: «È in grado di fare nomi e cognomi?» gli ha chiesto il pm. La risposta di Salis: «So soltanto che i soldi li prendevano tutti, ma non come li spendessero». Rientrato l’allarme, Salis ha cercato di chiarire la propria posizione: «Negli anni precedenti ho sempre rendicontato ogni spesa – ha spiegato il consigliere – e nei primi sei mesi di quella legislatura non ho preso un soldo. Poi i funzionari mi hanno spiegato che non era necessario e mi hanno convinto a prenderli». Salis è finito sotto processo per 62 mila euro incassati dalla dotazione del gruppo consiliare di cui faceva parte. È riuscito, mese dopo mese, a ricostruire una buona parte delle spese portando in Procura documenti e pezze giustificative. I conti però non tornano, mancano all’appello ventimila euro che Salis ha spiegato di aver speso interamente per scopi legati all’attività politico-istituzionale e comunque «mai per ragioni private». Tanto però è bastato e forse basterà per condurre anche l’esponente dell’Idv – difeso dall’avvocato Marco Fausto Piras – al giudizio. Salis ha chiesto comunque il rito abbreviato condizionato all’esame di due testimoni a difesa. La scelta non è stata gradita dagli altri imputati, che potrebbero arrivare in tribunale con una serie di sentenze riferite allo stesso procedimento: quella che riguarda Silvestro Ladu e l’abbreviato per Salis. Ma è chiaro che ogni difensore ha il diritto di scegliere la propria strada e il consigliere del partito di Di Pietro sarà giudicato probabilmente il 26 novembre o al più tardi il 28.

  15. A Vito
    ottobre 27, 2012 alle 12:28 PM

    Comunque, ogni tanto, qualcuno viene condannato.

  16. dicembre 5, 2012 alle 2:47 PM

    da La Nuova Sardegna, 5 dicembre 2012
    Il crac della Sept: Cappellacci non va all’interrogatorio. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121205083524.pdf

  17. dicembre 19, 2012 alle 2:58 PM

    e ancora.

    da L’Unione Sarda, 19 dicembre 2012
    Carloforte. Accusati di bancarotta undici fra ex amministratori ed ex sindaci. Municipalizzata, 12 dal gup. Udienza preliminare il 22 gennaio, c’è anche Cappellacci: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121219085113.pdf

    da L’Unione Sarda on line, 19 dicembre 2012
    Sept Italia, chiusa l’inchiesta sul crac. Tra i 20 indagati c’è anche Cappellacci: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/298765

    da La Nuova Sardegna, 19 dicembre 2012
    Il 22 gennaio. Cappellacci in tribunale per il crac di Carloforte: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121219083015.pdf

  18. dicembre 20, 2012 alle 2:50 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2012
    Crac Sept, inchiesta chiusa. Carloforte,tra gli indagati anche il governatore Cappellacci. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121220084210.pdf

    da L’Unione Sarda, 20 dicembre 2012
    Carloforte. Sono quattordici le persone indagate, il Governatore si presenterà dal pm. Crac Sept, chiusa l’inchiesta. Bancarotta:sotto accusa anche il sindaco Simeone e Cappellacci: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121220083004.pdf

  19. febbraio 26, 2013 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 26 febbraio 2013
    Carloforte. Comincia il processo Crac Municipalizzata: martedì 19 marzo Cappellacci in aula: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130226085627.pdf

  20. marzo 8, 2013 alle 4:55 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 8 marzo 2013
    Crac Sept Italia, il pm: a giudizio Cappellacci e altri 13.
    La procura di Cagliari chiede il processo per 14 imputati nell’ambito dell’inchiesta sul crac milionario dell’azienda di Quartu Sant’Elena. Il governatore faceva parte del consiglio di amministrazione della società: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/03/08/news/crac-sept-italia-il-pm-a-giudizio-cappellacci-e-altri-13-1.6661394

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    da CagliariPad, 8 marzo 2013
    Crac Sept Italia, chiesto il rinvio a giudizio per Cappellacci.
    Al presidente della Regione, all’epoca dei fatti consigliere delegato dell’azienda, viene contestata la bancarotta per dissipazione e documentale: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1608

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    da Sardinia Post, 8 marzo 2013
    Crac Sept Italia, chiesto rinvio a giudizio per Cappellacci. In 14 accusati di bancarotta: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/crac-sept-italia-rinvio-a-giudizio-anche-per-cappellacci-in-14-accusati-di-bancarotta/

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    da L’Unione Sarda on line, 8 marzo 2013
    Fallimento Sept Italia, le richieste del pm. ‘A giudizio Cappellacci e altri 13 indagati’: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/307081

    • marzo 9, 2013 alle 2:45 PM

      da La Nuova Sardegna, 9 marzo 2013
      Crac Sept, 13 richieste di rinvio a giudizio. Marco Simeone, ex sindaco di Carloforte, accusato di bancarotta insieme a Cappellacci, consigliere delegato nel 2001. (Mauro Lissia)

      CAGLIARI. E’ partita la richiesta di rinvio a giudizio per il governatore Ugo Cappellacci, l’ex sindaco di Carloforte Marco Simeone, l’avvocato civilista Dionigi Scano e gli altri undici indagati per il crac della Sept Italia. A Simeone, amministratore dell’azienda fallita, il pm Giangiacomo Pilia contesta ventisei fatti di bancarotta fraudolenta, gli altri devono rispondere in concorso di alcuni dei fatti addebitati nel capo d’imputazione con ruoli e livelli di gravità diversi. Il personaggio centrale è Simeone, che si trova rinchiuso nel carcere di Buoncammino da quasi sei mesi: la scorsa settimana il tribunale del riesame ha respinto il ricorso presentato per lui dal difensore Guido Manca Bitti perché – scrive il giudice Claudio Gatti – le indagini compiute hanno messo in luce la sua grande capacità di muoversi a vario livello e sempre con grande disinvoltura tra una miriade di società, talvolta assumendosene cariche specifiche o pacchetti di quote, talaltra servendosi di prestanome ed agendo nell’ombra». Un comportamento illegale che «rende concreto il pericolo di reiterazione di condotte penalmente illecite, analoghe a quelle che costitiuiscono la miriade di operazioni nella quale si è concentrata la condotta di bancarotta fraudolenta contestata». Il giudice osserva fra l’altro che esiste «la tendenza di Simeone a condurre alla rovina le società con le quali ha a ache fare, nel caso della Sept depredandola di ogni risorsa prima del fallimento». Nella richiesta di rinvio a giudizio l’impianto accusatorio è rimasto invariato: a Cappellacci il pm contesta l’accusa di bancarotta fraudolenta per aver firmato come consigliere delegato della Sept, il 28 dicembre 2001, l’atto d’acquisto della società Simeone srl senza l’autorizzazione del consiglio di amministrazione (la delega era generica) e in aperto contrasto con l’impostazione della società, la cui assemblea appena qualche anno prima – il 16 aprile 1999 – aveva certificato come l’isola di San Pietro non fosse strategica per il business aziendale. Secondo il pm Pilia quell’atto, firmato anche dall’altro consigliere delegato Dionigi Scano, configurava «un evidente conflitto di interessi perché i proprietari della Simeone srl erano anche soci e amministratori di Sept e si sarebbero dovuti chiedere se l’operazione fosse conveniente, tutto questo in base all’articolo 2391 del codice civile». Al contrario – sostiene il pubblico ministero – l’operazione portata a termine con la firma di Cappellacci ha comportato «un notevole impegno sul patrimonio sociale senza alcuna prospettiva di vantaggio per la società Sept». La conferma è nelle cifre indicate dal curatore fallimentare: la società madre di Simeone si è accollata debiti della Simeone srl per 746 milioni di lire più un mutuo ipotecario di 255 milioni di lire. Per il pm Pilia “la condotta penalmente rilevante consiste nell’aver dissipato il patrimonio aziendale concludendo un’operazione manifestamente antieconomica in totale abuso di gestione e provocando un danno che viene identificato nel minor valore dei beni acquisiti rispetto a quanto anticipato da Sept Italia spa”. Il danno complessivo sarebbe di 127.077 euro, cui vanno aggiunti gli interessi. Interminabile la sequenza di contestazioni rivolte a Simeone, che vengono condivise a seconda dei casi con alcuni degli altri indagati, entrati nel procedimento con ruoli diversi nell’amministrazione della Sept e di società collegate e come sindaci: Luigi Simeone, Maria Simeone, Riccardo Pissard, Carlo Damele, Stefano Fercia, Marcello Paolo Angius, Maddalena Comparetti, Marco Isola, Oscar Gibellini, Antonello Melis ed Elisabetta Morelli. Molto complesso il quadro accusatorio, che comprende quasi tredici anni di attività della Sept e di una miriade di società collegate. Per lo più la curatela fallimentare e i consulenti del pm hanno accertato distrazioni di somme e beni, con intrecci fra una società e l’altra, fatturazioni per operazioni dubbie, rimborsi e spese rendicontati in modo avventuroso o poco chiaro. Cappellacci e Scano hanno risposto alle domande del pm, Simeone ha scelto la strada del silenzio. Ora l’ufficio del gup stabilità la data dell’udienza preliminare in cui si deciderà se gli indagati devono andare al giudizio.

  21. marzo 14, 2013 alle 2:55 PM

    da L’Unione Sarda, 14 marzo 2013
    Crac Sept, imputati in aula il 23 marzo.

    Appena cinque giorni per ricevere la richiesta di rinvio a giudizio e fissare la data dell’udienza nella quale si deciderà se mandare a processo o prosciogliere gli imputati presunti responsabili del crac finanziario della Sept Italia. Le quattordici persone sotto accusa si presenteranno in aula, davanti al gup Roberta Malavasi, il 23 marzo: si tratta di Marco Simeone, fondatore della società fallita nel 2010 e sindaco di Carloforte (difeso dagli avvocati Guido Manca Bitti e Toto Casula), del governatore Ugo Cappellacci e dell’avvocato Dionigi Scano, chiamati in causa per il ruolo intrattenuto quali membri del cda Sept con poteri di delega e sindaci effettivi dell’azienda (tutelati da Manca Bitti); degli amministratori Sept Marcello Paolo Angius e Marco Isola (assistiti da Alessandro Deriu e Roberto Nati); dei sindaci della società Oscar Marco Gibillini, Antonello Melis ed Elisabetta Morello (difesi da Michele Schirò, Dora Magliona, Massimo Melis e Massimo Ledda); dei cugini del sindaco (e soci della Simeone srl, l’azienda ritenuta decotta e piena di debiti dal pm e che Cappellacci aveva fatto comprare dalla Sept) Luigi e Maria Simeone (tutelati da Manca Bitti); dell’ex amministratore delle società Quasar e Marma, nonché prestanome del primo cittadino, Riccardo Pissard (avvocato Giampiero Carta); dell’ex amministratore di Quasar e Sept e prestanome del sindaco, Stefano Fercia (legale Massimiliano Ravenna); dell’ex amministratore della Safirina e altro prestanome, Carlo Damele (avvocato Alessandro Deriu). Sono tutti accusati a vario titolo di bancarotta per dissipazione e documentale.

  22. marzo 19, 2013 alle 4:25 PM

    il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci va a giudizio.

    da CagliariPad, 19 marzo 2013
    Cappellacci sarà processato per il crac della Municipalizzata di Carloforte.
    C’è anche il presidente della Regione tra i rinviati a giudizio per la bancarotta della società tabarchina. I fatti risalgono agli anni 2003-2006: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1783

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    da L’Unione Sarda on line, 19 marzo 2013
    Crac Municipalizzata, dodici a processo. Carloforte: anche Cappellacci a giudizio: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/308437

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    da Sardinia Post, 19 marzo 2013
    Carloforte, crac municipalizzata: Cappellacci a giudizio: http://www.sardiniapost.it/cronaca/carloforte-crac-municipalizzata-cappellacci-a-giudizio/

  23. marzo 20, 2013 alle 1:01 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 marzo 2013
    Il caso del Girotonno: Cappellacci a giudizio. Bancarotta, governatore davanti al giudice con altri 12. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Vanno a giudizio in 12 per il crack della municipalizzata di Carloforte, che passa ormai anche come lo scandalo del Girotonno: il governatore Ugo Cappellacci (nella foto) ha scelto il rito abbreviato e dovrà presentarsi il 2 luglio davanti al gup Roberta Malavasi insieme agli ex amministratori della società dichiarata fallita l’8 agosto 2010: Antonio Graziano Tilocca, Achille Rivano, Battista Rivano, Caterina Simonetti, Paolo Brigaglia, Francesco Luxoro e gli ex sindaci Caterina Arca, Gerolamo Simeone e Roberto Neroni. Gerolamo Simeone, Carmelo Mercenaro e Francesco Serra andranno invece per scelta dei loro difensori al processo ordinario, davanti alla seconda sezione del tribunale il 4 ottobre. Il pm Giangiacomo Pilia, che ha chiesto il giudizio per tutti, è convinto che il cda di cui Cappellacci è stato presidente dall’aprile 2003 al febbraio 2004 e dal settembre 2005 al marzo 2006, negli anni che vanno dal 2003 al 2006 abbia approvato i bilanci coprendo perdite sempre più pesanti, pur sapendo che i dati riportati non corrispondevano a quelli reali. Lui e gli altri imputati, stando alla relazione del consulente d’ufficio Giuseppe Aste, avrebbero consapevolmente ritardato e aggravato il dissesto della municipalizzata, finita in un mare di debiti e tra polemiche politiche mai cessate. Con un danno pesante per le casse pubbliche, perché sulla base di queste valutazioni improprie, nel 2006 il comune di Carloforte acquistó per 69 mila euro quote della società che in realtà non valevano nulla. Fra l’altro nel 2003 il comune di Carloforte affidò alla municipalizzata l’organizzazione della prima edizione del Girotonno, una delle principali manifestazioni turistiche dell’isola, su cui erano riposte gran parte delle ambizioni turistiche dell’amministrazione. I costi di progettazione e pubblicità vennero registrati con una perdita minore rispetto a quella reale: nel bilancio risultava un passivo di 12719, quello reale era di 334.561 euro. L’anno successivo alla municipalizzata venne ancora affidata la manifestazione e arrivò la replica: nuovo rendiconto col passivo ridotto di oltre 400mila euro, poi ancora nel 2005. Ma «detta attribuzione – scrisse il curatore fallimentare – era del tutto mancata» perché quell’anno il Girotonno venne organizzato «in proprio dal Comune di Carloforte». Stessa cosa venne fatta nel 2006 col buco che negli anni diventava sempre più profondo, malgrado i tentativi di nasconderlo.

  24. maggio 24, 2013 alle 2:55 PM

    da Sardinia Post, 24 maggio 2013
    Crac Sept, si è aperto oggi il processo. Capellacci tra gli imputati: l’accusa è di concorso in bancarotta: http://www.sardiniapost.it/cronaca/crac-sept-si-e-aperto-oggi-il-processo-capellacci-tra-gli-imputati-laccusa-e-di-concorso-in-bancarotta/

  25. luglio 3, 2013 alle 2:58 PM

    da Sardegna Quotidiano, 3 luglio 2013
    Tribunale. Crac del Girotonno, la versione di Cappellacci: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130703091619.pdf

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    da L’Unione Sarda, 3 luglio 2013
    Carloforte. Il pm Pilia ha modificato il capo d’imputazione da bancarotta documentale a societaria. Municipalizzata,Cappellacci in aula. Crac della società: il presidente ha fornito la sua lettura dei fatti. (Maria Francesca Chiappe): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130703090744.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2013
    Crac municipalizzata: accuse più pesanti, Cappellacci si difende.
    Il pm contesta ai nove imputati la bancarotta patrimoniale Il governatore al giudice: «Regolari le procedure seguite». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI Si aggrava l’accusa per Ugo Cappellacci e gli altri otto imputati sotto processo davanti al gup Roberta Malavasi per il crack della municipalizzata di Carloforte: il pm Giangiacomo Pilia ha modificato il capo d’imputazione che da bancarotta documentale è passato a bancarotta patrimoniale. In sostanza la Procura contesta a tutti gli imputati – altri tre hanno scelto il rito ordinario e saranno processati in udienza pubblica – di aver contribuito con le proprie condotte, ciascuno nel proprio ruolo, al dissesto della società. Accusa che il presidente della Regione, difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti, ha respinto con decisione ieri, nel corso del giudizio abbreviato. Cappellacci ha sostenuto che le procedure seguite sono state regolari e ha ricostruito l’attività svolta quando presiedeva il Cda della municipalizzata, dal 2003 al 2006. Il governatore ha illustrato e motivato le scelte compiute. L’inchiesta giudiziaria era partita dopo la scoperta di un passivo di circa due milioni di euro e l’attenzione della Procura era andata sugli esercizi di quei tre anni, in particolare alcune voci su costi pubblicitari e di progettazione e trasferimenti di denaro dal comune di Carloforte per l’acquisto di mezzi e attrezzature. Una parte importante dell’indagine aveva riguardato l’organizzazione della manifestazione turistico-gastronomica Girotonno. Ieri sono stati anche sentiti il consulente dell’accusa Andrea Dore e il curatore fallimentare Giuseppe Aste. Poi la consulente di Cappellacci, Viviana Ferri e quello di Paolo Brigaglia – difeso dall’avvcoato Massimo Melis – Eugenio Zirone. Alla prossima udienza saranno sentiti gli altri con sulenti delle difese dei nove imputati che hanno scelto il rito abbreviato: gli ex amministratori Antonio Graziano Tilocca – attuale presidente della Sfirs – Achille Rivano, Battista Rivano, Caterina Simonetti, Paolo Brigaglia, Francesco Luxoro e gli allora sindaci Caterina Arca e Roberto Neroni. Il processo è stato aggiornato al 23 luglio. Si aprirà invece il 4 ottobre il dibattimento in aula nei confronti di Gerolamo Simeone, ex sindaco della Municipalizzata, Francesco Serra e Carmelo Mercenaro, ex amministratori. Il pm Pilia è convinto che il cda di cui Cappellacci è stato presidente abbia approvato i bilanci coprendo perdite sempre più pesanti, pur sapendo che i dati riportati non corrispondevano a quelli reali. Lui e gli altri imputati avrebbero consapevolmente ritardato e aggravato il dissesto della municipalizzata.

  26. luglio 24, 2013 alle 2:48 PM

    da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2013
    Cappellacci, i conti e il Girotonno. Il processo per il crac della Municipalizzata di Carloforte, il 17 novembre parla l’accusa. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. E’ stato ancora Ugo Cappellacci il protagonista dell’udienza davanti al gup Roberta Malavasi, dove il governatore deve rispondere del reato di bancarotta documentale insieme ad altri otto imputati per il crack della municipalizzata di Carloforte. Dopo il lungo intervento alla scorsa udienza, Cappellacci ha voluto precisare quali fossero gli obiettivi della municipalizzata e l’importanza del Girotonno, una manifestazione che – ha sostenuto – ha fatto conoscere l’isola di san Pietro in tutto il mondo. L’udienza è durata circa quattro ore in cui il pm Giangiacomo Pilia e i difensori hanno sentito quasi tutti i consulenti impegnati nel procedimento penale, sia quelli della difesa che dell’accusa. Sono emerse naturalmente due valutazioni opposte sui conti della società pubblica sotto processo, sulle quali dovrà decidere il giudice Malavasi. Il pm Pilia è convinto che il cda di cui Cappellacci è stato presidente abbia approvato i bilanci coprendo perdite sempre più pesanti, pur sapendo che i dati riportati non corrispondevano a quelli reali. Lui e gli altri imputati avrebbero consapevolmente ritardato e aggravato il dissesto della municipalizzata. L’udienza è stata aggiornata al 17 novembre, quando parlerà il pubblico ministero e gli avvocati Massimo Melis e Patrizio Rovelli. Due giorni dopo sarà la volta di Guido Manca Bitti e di Masimiliano Ravenna, quindi si andrà alla sentenza. L’inchiesta giudiziaria era partita dopo la scoperta di un passivo di circa due milioni di euro e l’attenzione della Procura era andata sugli esercizi degli anni che vanno dal 2003 al 2006, in particolare alcune voci su costi pubblicitari e di progettazione e trasferimenti di denaro dal comune di Carloforte per l’acquisto di mezzi e attrezzature. Una parte importante dell’indagine aveva riguardato l’organizzazione della grande manifestazione turistico-gastronomica Girotonno, ormai divenuta consueta a Carloforte. Gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato sono Cappellacci e gli ex amministratori Antonio Graziano Tilocca – attuale presidente della Sfirs – Achille Rivano, Battista Rivano, Caterina Simonetti, Paolo Brigaglia, Francesco Luxoro e gli allora sindaci Caterina Arca e Roberto Neroni. Si aprirà invece il 4 ottobre il dibattimento in aula nei confronti di Gerolamo Simeone, ex sindaco della municipalizzata, Francesco Serra e Carmelo Mercenaro, ex amministratori, che hanno scelto il rito ordinario.

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    da Sardinia Post, 23 luglio 2013
    Crac Municipalizzata Carloforte: Cappellacci di nuovo in aula: http://www.sardiniapost.it/cronaca/crac-municipalizzata-carloforte-cappellacci-di-nuovo-in-aula/

  27. ottobre 17, 2013 alle 4:12 PM

    pesanti richieste da parte del pubblico ministero.

    da La Nuova Sardegna on line, 17 ottobre 2013
    Crac municipalizzata Carloforte: chiesti 3 anni per Cappellacci. Le richieste del pm Pilia davanti al gup di Cagliari per la bancarotta. Cappellacci allora faceva parte del consiglio d’amministrazione e non era presidente della Regione: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/10/17/news/crac-municipalizzata-carloforte-chiesti-3-anni-per-cappellacci-1.7940720

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    da L’Unione Sarda on line, 17 ottobre 2013
    Cappellacci, chiesti tre anni per crac Carloforte. Sotto accusa anche a Roma nel processo alla P3. Per il presidente della Regione Ugo Cappellacci è una giornata no: la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il suo rinvio a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio, assieme a 16 persone, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. La procura di Cagliari ha invece chiesto tre anni per il crac della Carloforte Srl. Le prime parole, a caldo, del Governatore: “Piena fiducia nella magistratura”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/10/17/carloforte_crac_municipalizzata_chiesti_3_anni_per_cappellacci_e_tilocca-6-335514.html

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    da CagliariPad, 17 ottobre 2013
    Crac municipalizzata Carloforte, pm chiede 3 anni per Cappellacci.
    Davanti al Gup di Cagliari, Roberta Malavasi, oggi è iniziata la discussione. Il presidente della Regione, difeso dall’ avvocato Guido Manca Bitti, è tra gli imputati avendo presieduto il Cda della Municipalizzata dal 2003 al 2006: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=5262

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    da Sardegna Oggi, 17 ottobre 2013
    Guai giudiziari per Cappellacci: chiesti tre anni per crac Carloforte e processo nell’inchiesta P3: http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2013-10-17/23188/Guai_giudiziari_per_Cappellacci_chiesti_tre_anni_per_crac_Carloforte_e_processo_nellinchiesta_P3.html

  28. ottobre 18, 2013 alle 2:58 PM

    da L’Unione Sarda, 18 ottobre 2013
    «Condannate Cappellacci». Crac da due milioni per la municipalizzata che si occupò del Girotonno. Il pm chiede tre anni di reclusione per il presidente della Regione. (Andrea Manunza): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131018090212.pdf

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    Ieri il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio del governatore sardo per abuso d’ufficio.
    A Roma c’è ancora l’inchiesta sull’eolico: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131018090259.pdf

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    Il presidente parla delle inchieste e fa un appello ai candidati: lavoriamo insieme. «La mia innocenza emergerà». Ugo Cappellacci:ho la coscienza a posto,mi ricandiderò: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131018090108.pdf

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    LE INCHIESTE SUL GOVERNATORE: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131018091629.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2013
    Il pm: «P3, a giudizio anche Cappellacci». (Mauro Lissia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82969_Il_pm_P3_a_giudizio_anche_Cappellacci.pdf

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    E per il crac di Carloforte chiesta condanna a 3 anni: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82970_E_per_il_crac_di_Carloforte_chiesta_condanna.pdf

    ———–

    «Emergerà la mia innocenza»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82967_Emergera_la_mia_innocenza.pdf

    —————-

    Se vincerà dovrà dimettersi solo in caso di condanna definitiva: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82971_Se_vincera_dovra_dimettersi_solo_in_caso_di_.pdf

    ————–

    Hydrocontrol, udienza rinviata: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82973_Hydrocontrol_udienza_rinviata.pdf

    —————-

    Peculato, il centrodestra nel mirino della Procura: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82974_Peculato_il_centrodestra_nel_mirino_della_Pr.pdf

  29. ottobre 26, 2013 alle 4:10 PM

    da La Nuova Sardegna, 26 ottobre 2013
    P3, la difesa: «Il governatore è estraneo». «Regolare la nomina di Farris all’Arpas, nessuna partecipazione agli affari di Carboni nell’eolico». (Mauro Lissia)

    ROMA. La nomina di Ignazio Farris a direttore generale dell’Arpas non è era rivolta a favorire gli affari di Flavio Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri legati all’eolico e alle bonifiche dei siti industriali in Sardegna: il nome è stato selezionato fra quelli di 48 candidati, aveva tutti i titoli per svolgere quel ruolo e in Provincia aveva lavorato proprio nel settore di cui si sarebbe dovuto occupare all’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. L’hanno sostenuto ieri mattina gli avvocati Guido Manca Bitti e Alessandro Diddi davanti al gup Elvira Tamburelli, cui il pm Stefano Palazzi il 17 ottobre scorso ha chiesto il rinvio a giudizio del governatore sardo con l’accusa di abuso d’ufficio, insieme ad altri sedici personaggi coinvolti nell’inchiesta P3. Per i due legali, che hanno parlato circa un’ora nell’aula gup al primo piano del palazzaccio romano e hanno chiesto il non luogo a procedere per il capo della giunta regionale sarda, gli atti amministrativi firmati da Cappellacci dimostrano come il presidente della Regione abbia messo in atto iniziative di contrasto dei progetti per l’eolico, fino alla delibera con cui il potere di valutazione dei progetti era stato sottratto agli uffici periferici. Le frequentazioni di Carboni, Verdini e Dell’Utri accertate dalla Procura non erano altro, per i due legali, che incontri legati al ruolo politico di Cappellacci: nessun affare in corso, nessuna partecipazione o adesione del governatore alle attività della cosiddeetta P3, un’organizzazione che secondo le accuse avanzate dalla Procura di Roma mirava a «condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, non chè di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali, con l’obbiettivo di rafforzare la propria capacità di penetrazione negli apparati mediante il collocamento in posizioni di rilievo di persone a sè gradite». Un’attività che la P3 avrebbe portato avanti – stando alle accuse – con delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata. Rischiano il giudizio con la pesantissima accusa di associazione a delinquere Carboni, Farris e gli altri indagati sardi: Pinello Cossu, Marcello Garau, Antonella Pau, Stefano Porcu e Maria Laura Scanu Concas, coinvolti con ruoli diversi nell’organizzazione capeggiata per la Procura dall’anziano affarista sassarese. Per l’accusa l’epicentro del processo è in Sardegna, perché è dai progetti legati all’eolico che è partita l’inchiesta.Per il pm è certo che Ugo Cappellacci abbia partecipato al cenacolo dei potenti, capeggiato da Carboni, Verdini e Dell’Utri, che voleva impadronirsi degli appalti per le bonifiche del Sulcis e disseminare nell’isola impianti eolici dall’attività ad alto valore aggiunto. Solo dopo, in netto ritardo, quando da Firenze è trapelata la notizia dell’inchiesta giudiziaria sulla P3, il governatore sardo è tornato sui propri passi firmando una delibera-veto sullo sviluppo delle energie alternative in Sardegna. A inchiodarlo all’accusa di abuso d’ufficio – ha sostenuto la Procura – resta però un atto inconfutabile: la nomina di Ignazio Farris a direttore generale dell’Arpas, esattamente l’uomo indicato da Carboni. L’udienza preliminare andrà avanti il 4 novembre con gli altri interventi della difesa. All’udienza succesisva dovrebbe arrivare la decisione sul rinvio a giudizio.

  30. novembre 18, 2013 alle 4:19 PM

    rinviato a giudizio, in bella compagnia.

    da La Nuova Sardegna, 18 novembre 2013
    Business dell’eolico nell’isola, rinviati a giudizio Carboni e Cappellacci.
    Inchiesta sulla P3, il processo avrà inizio il 9 aprile prossimo davanti alla quarta sezione penale del tribunale di Roma: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/11/18/news/business-dell-eolico-nell-isola-rinviati-a-giudizio-carboni-e-cappellacci-1.8136183

    ____________________________

    da L’Unione Sarda on line, 18 novembre 2013
    Inchiesta P3, in 17 a giudizio. Processo per Cappellacci: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/18/inchiesta_p3_in_17_a_giudizio_processo_per_cappellacci-6-341041.html

    ______________________

    da Sardinia Post, 18 novembre 2013
    P3, Cappellacci rinviato a giudizio per abuso d’ufficio: http://www.sardiniapost.it/politica/p3-cappellacci-rinviato-giudizio/

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