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Gasdotto Galsi, le mezze verità e le mezze bugie.


Anche su Il Manifesto Sardo (Gasdotto, mezze verità mezze bugie), n. 110, 16 novembre 2011

 

La vicenda del progetto di gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana proposto da Galsi s.p.a. rappresenta proprio un caso emblematico di come le cose nascano e siano gestite in Sardegna.  

A cavolo.   O a membro di segugio, come preferite.

C’è una società di infrastrutture (Galsi s.p.a.) direttamente o indirettamente riconducibile a Stati e regioni europei (Italia, Regione autonoma della Sardegna) o magrebini (Algeria) che intende realizzare un’infrastruttura energetica definita “strategica” dall’Unione Europea.      L’obiettivo è portare miliardi di metri cubi di gas naturale dai giacimenti algerini alla rete europea.    La Sardegna, poi, è l’unica regione italiana non servita da una rete di distribuzione di gas naturale.  Senza dimenticare che, in un’ottica di medio periodo, il gas naturale può essere una fonte energetica di transizione dalle fonti fossili “tradizionali” (olio pesante) e finto-alternative (es. Targas) verso le fonti energetiche rinnovabili.    

A questo punto, essendo fondamentale sul piano economico il passaggio sulla terraferma sarda, la Regione autonoma della Sardegna, azionista di Galsi s.p.a. attraverso la società finanziaria Sfirs s.p.a. (detiene l’11,6% del capitale sociale), avrebbe dovuto giocare il suo ruolo da protagonista, dettando condizioni temporali e infrastrutturali irrinunciabili per la realizzazione dell’opera in progetto.

In parole povere, il tracciato, i tempi di realizzazione e le opere di connessione alle aree industriali e urbane le avrebbe dovute decidere la Regione autonoma della Sardegna, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali e i soggetti sociali interessati (imprenditori, agricoltori, associazioni ecologiste, ecc.). 

S. Antioco, costa e mare

Le varie Amministrazioni regionali che si sono succedute dalla proposta dell’opera (Pili, Masala, Soru, Cappellacci) non hanno fatto niente di tutto questo, non hanno fatto praticamente nulla per minimizzare l’impatto ambientale e per massimizzare l’utilità dell’opera per l’Isola

Il tracciato l’ha progettato Galsi s.p.a. e le uniche variazioni sono state quelle imposte dal provvedimento conclusivo del procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A., il decreto DVA DEC – 2011 n. 64 del 24 febbraio 2011, con gli allegati (parere della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale V.I.A. e V.A.S. CTVA – 2011 n. 174 del 25 gennaio 2011parere del Ministero dei beni e attività culturali – Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee n. 25241 del 25 agosto 2010; parere Regione autonoma della Sardegna – Assessore della difesa dell’ambiente n. 28308 del 17 dicembre 2010).  Risultato ottenuto soprattutto grazie alla battaglia disperata di associazioni ecologiste come Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia e appassionati disinteressati come l’ornitologo Giuseppe Floris e la biologa marina Paola Turella.     

Per anni l’interesse mostrato da amministrazioni locali e popolazioni interessate è stato piuttosto scarso fino a queste ultime settimane, quando in modo caotico e poco ragionato le tifoserie del “si”, del “no”, del “nì” e del “boh” si sono improvvisamente destate.         Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia avevano in proposito presentato uno specifico atto di “osservazioni” (20 febbraio 2010) indicando varie modifiche del tracciato per la salvaguardia di aree di rilevante interesse ambientale e naturalistico, nonché attività economiche e sviluppando sinergie con il solo Comune di S. Antioco, comitati, semplici cittadini, pur essendovi stati anche incontri pubblici di sensibilizzazione a S. Antioco e Portoscuso (a fine gennaio 2010 e a fine febbraio 2010).

Sardegna, paesaggio agrario

Ma dove passa il tracciato del gasdotto Galsi?   Interessa la prateria di posidonia del Golfo di Palmas, vero e proprio polmone d’ossigeno per il mare e la pesca locale, le zone umide litoranee del basso Sulcis, i vigneti del Carignano (Sulcis) e del Vermentino (Gallura), zone agricole del Campidano e dell’Arborea, numerosi siti di importanza comunitaria, allevamenti di cavalli (Gallura), boschi (in varie parti della Sardegna), zone turistiche (Olbia).   Eppure le proposte alternative non sono mancate. Il tracciato dovrebbe esser diverso – con l’approdo nella zona industriale di Portovesme (e non nel Golfo di Palmas), lungo aree già pubbliche del tracciato dismesso delle Ferrovie Meridionali Sarde, lungo i tratti dismessi e le fasce di rispetto della S. S. n. 131 e di altra viabilità pubblica – come abbiamo formalmente chiesto nell’atto di intervento del procedimento di V.I.A. – e l’impatto ambientale e socio-economico sarebbe infinitamente minore.   Inoltre, come abbiamo analogamente formalmente richiesto, dovrebbero esser previsti e finanziati i collegamenti e le connessioni con le reti di distribuzione delle aree urbane e industriali sarde (es. con i fondi comunitari 2007-2013).   Altrimenti, ci dovremo tenere chissà fin quando impianti inquinanti e depredatori di soldi pubblici come il Targas (gruppo Saras s.p.a.) e quelli di Portovesme e Porto Torres.

Perché di questo non parlano l’on. Mauro Pili, il Presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias Tore Cherchi e tutti gli altri sfegatati tifosi del gasdotto?     Dove stanno i progetti e – soprattutto – i soldi per le connessioni con le aree urbane e industriali?

Ora siamo agli ultimi atti della lunga procedura:  il 25 luglio 2011 sul quotidiano La Nuova Sardegna è stato pubblicato l’avviso + elenco particelle catastali e proprietari di avvio del procedimento di esproprio (art. 52 ter del D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.)  delle aree interessate dal tracciato in Sardegna e a Piombino, in Toscana. Inoltre, il Ministero dell’ambiente, pur imponendo solo minime modifiche di tracciato (soprattutto nella parte a mare: la prateria di Posidonia oceanica interessata è di 78.700 mq. rispetto ai 175.800 della versione progettuale Galsi, con una riduzione di circa 97.000 mq.), ha disposto ben 112 prescrizioni vincolanti (65 da parte del Ministero dell’ambiente, 17 da parte del Ministero per i beni e attività culturali, 30 da parte della Regione autonoma della Sardegna) e rimane necessario il parere della Commissione europea (art. 5, comma 10°, del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.), nonostante le modifiche di tracciato imposte, in quanto “comunque persista un’incidenza negativa sull’habitat tutelato ai sensi della Direttiva europea 92/43 Habitat e dei D.P.R. n. 357/1997 e 120/2003”.

Rimangono inoltre da acquisire i pareri sul vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.) da parte dei competenti Ispettorati del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, l’autorizzazione integrata ambientale–A.I.A. sulla centrale di compressione di Olbia, l’approvazione del piano di caratterizzazione per l’attraversamento di aree minerarie dismesse, eventuali ulteriori prescrizioni da parte della Direzione generale protezione della natura del Ministero dell’ambiente per l’attraversamento del “Santuario dei Cetacei”, il parere sull’immersione in mare dei materiali di escavo marino (art. 109 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Allo stato attuale, senza alcuna distribuzione locale immediata del metano, il gasdotto Galsi s.p.a. è solo portatore di danni ambientali e socio-economici, ma di nessun beneficio per la Sardegna.   L’ennesima speculazione, grazie all’insipienza della Regione autonoma della Sardegna e della sua classe politica, buona solo a parlare per slogan.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

(immagina da La Nuova Sardegna, foto C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. novembre 16, 2011 alle 6:07 pm

    sarebbe interessante verificare quali eventuali relazioni corrano fra l’on. Mauro Pili (P.d.L.) e Galsi s.p.a.

    da La Nuova Sardegna on line, 16 novembre 2011
    Infrastrutture, alla Camera priorità alle opere sarde: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/16/news/infrastrutture-alla-camera-priorita-alle-opere-sarde-5290139

  2. deltap2
    novembre 19, 2011 alle 9:52 am

    Tra scavi per acqua, movimenti terra per ampliamenti di strade, trivellazioni per ricerche in mare ed in terra, linee elettriche ad altissima tensione, impianti per “energie rinnovabili”, poligoni per le “meraviglie militari”, scarichi chimici, ci voleva una “sanatoria”: il “natural gas”.
    Per finire in bellezza si scoprira’ che le connessione alle reti del gas “aria propanata” presenti nell’ isola non potranno esserci in quanto le tubazioni esistenti non sono idonee. L’assurdo e’ che con una popolazione sarda cosi’ esigua al momento disponiamo di una miriade di fonti energetiche inclusa la forza’ di gravita’ che guarda caso si intascano anche quella!
    Grazie Stefano per la tua costante opera di “monitoraggio ambientale”.

  3. novembre 22, 2011 alle 2:45 pm

    “senza se e senza ma”.

    da L’Unione Sarda, 22 novembre 2011
    L’Ance Sardegna calcola le ricadute del metanodotto: lavoro per 5.500 persone. «Con il Galsi risparmi da record»: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/44849_Con_il_Galsi_risparmi_da_record.pdf

    da Sardegna 24, 22 novembre 2011
    Galsi, l’Ance si schiera «Ricchezza per l’Isola»: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/44812_Galsi_lAnce_si_schiera_Ricchezza_per_lIsola.pdf

  4. novembre 23, 2011 alle 2:19 pm

    la scoperta dell’acqua calda.

    da L’Unione Sarda, 23 novembre 2011
    Roma blinda il Galsi: è ok definitivo. Il sì dato dal ministero dell’Ambiente funge da autorizzazione unica. (Alessandra Carta): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20111123091154.pdf

  5. novembre 25, 2011 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 novembre 2011
    A Roma la conferenza di servizi sul Galsi. Il 14 dicembre si decide se il metanodotto si farà.

    ROMA. E’ convocata per il 14 dicembre al ministero dello Sviluppo economico a Roma la conferenza nazionale di servizi sul Galsi, il gasdotto per trasportare il metano dall’Algeria all’Italia passando per la Sardegna. Un appuntamento decisivo per dare il via a un’opera che suscita molte aspettative in Sardegna, dove ha incassato il consenso pressoché unanime degli imprenditori e dei sindacati, che sperano in un impulso all’economia sarda sia per la realizzazione delle infrastrutture necessarie sia per l’auspicato minor costo dell’energia.
    Ma il Galsi ha ricevuto anche forti opposizioni da chi contesta l’impatto ambientale in certe zone dell’isola (in particolare a Porto Botte, nel Sulcis, punto d’arrivo del metanodotto dall’Algeria, e a Olbia, dove la scelta di Vena Fiorita per la stazione di pompaggio verso il continente non viene considerata ottimale).
    Al ministero – non si sa al momento se sarà presente il nuovo responsabile dello Sviluppo economico Corrado Passera – si confronteranno lo Stato, la Regione e tutti i soggetti che hanno presentato osservazioni sull’opera. Che ha già ottenuto la valutazione di impatto ambientale, superato la gran parte dei passaggi burocratici e ricevuto un cospicuo finanziamento europeo che però rischia di saltare se entro il 31 dicembre di quest’anno non ci saranno certezze sulla realizzazione.
    Un «sì» dalla conferenza di servizi è atteso anche dagli investitori italiani e algerini che, se tutto andrà come previsto, terranno a gennaio la loro conferenza per sbloccare le risorse e pianificare l’inizio dei lavori.

  6. novembre 25, 2011 alle 8:43 pm

    A.N.S.A., 25 novembre 2011
    Galsi: Pd favorevole, “non c’è tempo da perdere”. Salis (Idv), bene convocazione governo il 14 dicembre: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2011/11/25/visualizza_new.html_13953236.html

  7. Bea
    novembre 30, 2011 alle 12:58 am

    Cioè scusate…dopo uno scempio del genere, qualcuno avrebbe ancora il coraggio di vietare l’edificazione di una modesta casetta di 50 mq ad un contandino su un estensione di 1 ettaro? Con la costruzione del Galsi la Sardegna ha finito di esistere….

  8. Tore
    dicembre 12, 2011 alle 11:06 am

    A me sembra l’ennesima servitù gratuita. Si mangeranno qualcosina i nostri politicanti e noi ci prendiamo il tubo

  9. course677divert
    febbraio 1, 2012 alle 4:34 pm

    Reblogged this on Fabio Argiolas.

  1. novembre 26, 2011 alle 6:08 pm

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