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Goldman Sachs, i veri “padroni del vapore”. Conflitti di interesse planetari.


Roma, S. Pietro in Vincoli, Mosè (Michelangelo Buonarroti, 1513-1515)

Mario Monti è certamente un grande economista e il compito di aiutare l’Italia a rialzarsi dopo le macerie economico-sociali berlusconiane è davvero improbo.  C’è bisogno di coesione nazionale, fortissima.    Ma c’è bisogno anche di affrontare finalmente in modo efficace il tema del conflitto d’interessi.  Una volta per tutte.  O no?

Stefano Deliperi

 

da Il Manifesto, 14 novembre 2011

GS, la banca d’affari-vivaio dei padroni dell’universo.   Gli uomini Goldman Sachs hanno una caratteristica: vengono prestati alle istituzioni. Spesso hanno lavorato come advisor: consigliano alla banca come fare affari con i beni pubblici privatizzati.      Francesco Piccioni

I «padroni dell’universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d’affari con 142 anni di vita, più volte sull’orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire – per dimensione e pervasività – quelli berlusconiani.

Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre. Per GS ha fatto finora l’international advisor, come anche Gianni Letta, dal 2007, nonostante il ruolo di governo. Cos’è un advisor? Beh, è un consigliere; una persona in grado di indicare a una banca internazionale i migliori affari in circolazione. Specie quando uno Stato deve privatizzate le società pubbliche. Sta nella buca del suggeritore, ma può diventare premier… E G&S ha comunicato ai mercati in tal caso lo spread per i Btp italiani calerebbe a 350 punti in un lampo.

È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l’amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. G&S riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo. Prima di lui era stato su quella poltrona Robert Rubin, con Clinton presidente; c’era poi tornato molto vicino, con Obama, ma dovette lasciare quasi subito il team economico: troppo evidente il suo doppio ruolo. Robert Zoellick è invece partito da G&S per coprire decine di ruoli per conto dei repubblicani, fino a diventare 11° presidente della Banca Mondiale.

Ma anche gli italiani si difendono bene. Romano Prodi era stato lui advisor, prima di tornare all’Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la presidenza del consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della sede di Londra e quindi sottosegretario all’economia tra il 2006 e il 2008.

Ma il più noto è certamente Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs; in pratica il responsabile per l’Europa. Ha lasciato l’incarico per diventare governatore della Banca d’Italia e prendere la presidenza del Financial Stability Forum (ora rinominato Board), incaricato di trovare e mettere a punto nuove regole per il sistema finanziario globale. Compito improbo, che ha partorito molte raccomandazioni ma nessun risultato operativo di rilievo (le regole di Basilea 3 sono tutto sommato a tutela della solidità delle banche, non certo limitative di certe «audacie» speculative).

Dall’inizio di questo mese siede alla presidenza della Banca Centrale Europea, ma prima ancora di entrarci aveva scritto e poi fatto co-firmare a Trichet – la lettera segreta con cui il governo veniva messo alle strette: o le «riforme consigliate» in tempi stretti o niente acquisti di Btp. Forse rimpiange di ver lasciato il Financial Stability Board. Ma non deve preoccuparsi: al suo posto Mark Carney, governatore della Banca centrale canadese. Anche lui, per 13 lunghi anni, al fianco dei «padroni dell’universo» targati Goldman Sachs.

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Bio IX
    novembre 15, 2011 alle 6:28 PM
  2. panurk
    novembre 16, 2011 alle 11:36 am

    Ha dimenticato il nome di un certo Loukas Papadimos che a partire del 1994 è stato governatore della Banca di Grecia ed in tale funzione aveva celato la situazione disastrosa dell’erario greco prima della entrata al sistema del euro. Complice di queste manipulazioni finanziarie era la Goldman & Sachs.

    Ed oggi vediamo tutti questi protagonisti incaricati da “salvatori” di stati democratici. Se le democrazie ed i loro strumenti legali sarebbereo ancora intatti questi colpevoli di truffa dovettero finire (dopo un procedimento legale) nei carceri. Ovviamente la Goldman & Sachs ha scavalcata la democrazia già da molto tempo.

  3. novembre 16, 2011 alle 3:02 PM

    da Il Corriere della Sera on line, 16 novembre 2011
    Gli italiani hanno fiducia in Monti.
    Echi dalla palude. Il premier incaricato deve dimostrare subito che si cambia pagina. Mostri tagli veri a una politica ingorda. (Gian Antonio Stella): http://www.corriere.it/editoriali/11_novembre_16/echi-dalla-palude-gian-antonio-stella_08608e3a-1018-11e1-a756-4c2fd73eac66.shtml

  4. francesco
    novembre 16, 2011 alle 4:01 PM

    bel casino, allora non c’è via d’uscita!?…

  5. novembre 16, 2011 alle 6:13 PM

    A.N.S.A., 16 novembre 2011
    Il Governo Monti ha giurato al Quirinale ‘L’assenza di politici agevolera’ il lavoro’. Giorgio Napolitano: ‘Auguri per il difficile compito. Gia’ molti segnali positivi da Ue’. Presidente della Repubblica ringrazia Gianni Letta ‘per lo spirito di sacrificio’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/11/09/visualizza_new.html_640101399.html

    La nuova squadra di governo, 16 ministri e 3 donne. Monti: affidati a donne ministeri grande rilievo: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/11/14/visualizza_new.html_639978480.html

    I profili di tutti i ministri del governo Monti: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/11/16/visualizza_new.html_638399529.html

  6. Bio IX
    novembre 16, 2011 alle 7:20 PM

    Gli italiani, come spesso accade, non hanno capito granchè di quello che succede e, sopratutto, delle cause della crisi, che non è colpa (solo) di Berlusconi.
    La strategia di uscita mi sa che dovrà essere un po diversa dalle ipotesi che circolano un po dappertutto, compresa (ovviamente) la stampa di regime: http://www.keinpfusch.net/2011/11/ahi-ahi-ai-signora-merkel-lei-mi-cade.html

  7. Espor Latu
    novembre 16, 2011 alle 7:20 PM

    Ricapitolando: golpe del “90-mani pulite- Di Pietro ex poliziotto con simpatie di destra diventa magistrato con concorso riservato assieme a numerosi altri poliziotti .Dopo un corso accellerato negli USA. divennero magistrati e piazzati nelle diverse procure. In quel periodo si verificò il crollo della lira per opera di G.Soros. Personalmete tentai con le mie denunce di sensibilizzare chi di dovere ad un’indagine sui CCT falsi. In sostanza i titoli venivano clonati a vagoni e ,dopo aver incassato gli interessi venivano distrutti. Esiste tentimonianza diretta su come questi titoli venivano stampati dalla società della zecca di Stato. Giova ricordare le dichiarazioni del Sig.Herr,direttore della E. Rothchild di Zurigo circa il fiume di denaro proveniente dall’Italia. Lo stesso Herr-dopo aver prelevato indebitamente a suo favore un’enorme cifra, dichiarò di aver pagato i sicari di Calvi. La Banca gestiva pure il conto “Teulada” ove Gelli depositò i soldi sottrati all’Ambrosiano.(Vedi Pazienza) .
    Nasce poi ,dal corpo P2,la figura di un’improbabile uomo politico a cui viene consentito di gestire il potere mediatico. Indebitato con il sistema bancario per 2500 miliardi e virtualmente fallito si da alla politica e tiene banco per 17 anni .Anni in cui il patrimonio di questo Signore e Cavaliere si espande e si moltiplica in misura abnorme . Nel contempo l’Italia viene derubata di quasi tutti i suoi beni . Silvio ci lascia una catastrofe morale e materiale immensa.
    Siamo ad oggi .Il governo dei Banchieri sarà più responsabile e illuminato di una corte dei miracoli politica da essi stessi creata? In teoria potrebbe essere ma,in pratica verranno ascriiti nei loro bilanci gli ultimi beni dello Stato. Per noi tutti restano immensi debiti ,più che raddopiati nel periodo Berlusconiano.
    Siamo dunque senza speranza? No. Esiste il modello Finlandese ove è stato cambiato il governo e la stessa Costituzione. Sono riusciti a proteggersi dalle rapine Bancarie,non solo,Hanno chiamato i responsabili dei disatri a pagare di persona. Oggi la Finlandia è nuovamente un paese solido. Loro però sono un paese civile…..

  8. novembre 16, 2011 alle 8:50 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2011
    Il neo ministro dell’Ambiente che fu indagato per inquinamento.
    Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel 1996 viene coinvolto in un’indagine sull’incenerimento di rifiuti. Accusato per abuso d’ufficio la sua posizione sarà poi archiviata e lui scagionato: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/ministro-dellambiente-indagato-inquinamento/171116/

  9. 1 dei 99%
    novembre 17, 2011 alle 12:15 PM

    Ci credo che i politici ci tenevano a tenersene fuori, gli fanno tutto il lavoro sporco e loro ne escono innocenti e puliti; davanti alle prossime devastazioni sociali e ambientali risponderanno con la solita scusa: noi non c’entriamo, non c’eravamo, non l’abbiamo deciso noi..

  10. Elena
    novembre 17, 2011 alle 12:56 PM

    Per il risanamento dell’ambiente..

    Da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/ministro-dellambiente-indagato-inquinamento/171116/#.TsTq6zBPC5Y.facebook

    Il neo ministro dell’Ambiente
    che fu indagato per inquinamento

    Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel 1996 viene coinvolto in un’indagine sull’incenerimento di rifiuti. Accusato per abuso d’ufficio la sua posizione sarà poi archiviata e lui scagionato
    A Venezia lo ricordano bene Corrado Clini, medico del lavoro all’Asl dello stesso capoluogo, nominato oggi ministro dell’Ambiente del governo Monti. Nel novembre del 1989, quando le migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi sversati in Libano da aziende lombarde e riportati in Italia dalla Jolly Rosso arrivarono negli impianti Monteco di Marghera, Clini fu il primo a rassicurare tutti: “Bruciando due copertoni – spiegò – si provocherebbero danni maggiori all’ambiente di quelli che comporta questa operazione”. Un tono rassicurante che non è mai piaciuto alle organizzazioni ambientaliste, che gli hanno spesso rimproverato una eccessiva vicinanza con le industrie: “Proponiamo che il direttore generale dell’ambiente, Corrado Clini, sia nominato direttore generale all’industria”, dichiarava Greenpeace nel 1996, in polemica con le scelte del governo di allora sulla protezione dell’ozono.

    Per un’intera vita professionale Clini si è occupato di rifiuti industriali e dell’impatto sull’ambiente e sulla salute delle attività più inquinanti nel nord Italia, partendo proprio da quella sua esperienza come medico del lavoro nella zona di Porto Marghera, zona tra le più inquinate del paese.

    Il suo nome – come esperto del ministero dell’ambiente – attraversa quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel gennaio del 1990 accompagnava l’allora ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo nell’area dell’Acna di Cengio, zona della provincia di Savona devastata da anni di attività industriale, i cui rifiuti sono poi in parte spariti ne meandri dei traffici italiani, da Pitelli fino a Pianura. Pochi mesi dopo Clini iniziava la sua lunga carriera di alto dirigente del ministero che da oggi conduce. Per diverso tempo Clini ha continuato a seguire l’opera di bonifica dell’area di Cengio. Nel 1992 dichiarava: “Non esiste alcun ritardo nei lavori”. Quell’area dopo vent’anni ancora attende una completa bonifica ed è considerato un sito d’interesse nazionale.

    Come direttore generale si è occupato, sempre negli anni ’90, dell’Enichem di Manfredonia (gruppo Enimont), gestendo 300 miliardi di lire di fondi per il risanamento, terminato solo qualche anno fa. Nel 1992 inizia a occuparsi di energia, entrando a far parte del consiglio di amministrazione dell’Enea, ente che dopo poco prenderà in carico la gestione di alcuni controlli ambientali, con la creazione dell’Enea-disp.

    Le cronache giudiziarie si occuparono di Clini per diverso tempo tra il 1996 e il 1997, quando il neo ministro dell’Ambiente venne indagato dalla procura di Verbania per l’inquinamento prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect. Clini – difeso dall’avvocato Carlo Taormina – chiese ed ottenne di trasferire il processo al Tribunale di Roma. Dopodiché la sua posizione fu completamente archiviata.

    Negli ultimi anni l’alto dirigente, diventato ministro, ha iniziato ad occuparsi anche di biocarburanti, il business del millennio contestato a livello mondiale per le conseguenze ambientali sulle foreste tropicali, spesso attaccate per far posto alla coltivazione di semi destinati al mercato dei combustibili. Per diversi anni è stato presidente della Global Bioenergy Partnership, associazione che ha come scopo la promozione dell’uso dei biocarburanti. Ha mantenuto, però, l’interesse professionale per il mondo dei rifiuti, occupandosi di una vicenda denunciata dai missionari comboniani e dal Corriere della sera.

    Nel 2007 una società italiana, la Eurafrica, aveva proposto la redazione di un progetto per il risanamento della discarica di Korogocho a Nairobi, pagato 700 mila euro dal ministero dell’ambiente italiano. Secondo una denuncia presentata da padre Alex Zanotelli quella società e quell’operazione presentavano moltissimi dubbi. Corrado Clini, che personalmente promosse il progetto come direttore del ministero dell’ambiente, rispose alle accuse dei comboniani con toni sprezzanti, scrivendo, dopo il blocco dell’intervento da parte di Pecoraro Scanio: “Forse disturbiamo “the lords of pauperty”, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati”.

  11. Bio IX
    novembre 17, 2011 alle 1:34 PM

    Corrado Clini ha già accusato: “Chi è contrario all’incenerimento dei rifiuti collude con l’eco mafia”.
    Se il buongiorno si vede dal mattino …

  12. Elena
    novembre 17, 2011 alle 2:19 PM

    Chiedo scusa del post precedente con l’articolo su Clini, ho ripetuto la vostra pubblicazione.
    Copio sotto un altro interessante articolo dal blog di Domenico Finiguerra, che condivido pienamente:

    NON AVETE ALCUN DIRITTO DI PIANGERE!
    by Domenico Finiguerra

    Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.

    Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.

    Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.

    Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.

    Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.

    Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandispeculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.

    Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.

    Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.

    No. Non avete alcun diritto di piangere.

    E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

    Domenico Finiguerra

    http://domenicofiniguerra.it/2011/11/02/non-avete-alcun-diritto-di-piangere/

  13. elena romoli
    novembre 17, 2011 alle 9:27 PM

    Diffondo da Firenze un interessante articolo, dove tra l’altro continua ‘Occupy Firenze’ in p.zza S.S.Annunziata.
    _____

    Vi invio l’intervento che è stato pubblicato oggi su La Repubblica-Firenze
    qualche considerazione che va oltre i singoli problemi…
    Ornella De Zordo

    La Repubblica, 17 novembre 2011
    Quando il dissenso alimenta la democrazia
    intervento di Ornella De Zordo

    “Prima si faccia eleggere sindaco, e poi farà quel che vuole!”. Frasi del genere, rivolte a esponenti di minoranza in Consiglio comunale, la dicono lunga sui fraintendimenti esistenti oggi sul ruolo dell’opposizione. Perché in una democrazia rappresentativa non conta unicamente chi ha il diritto/dovere di governare, ed è pericoloso depositare nelle sole mani del vincitore ogni potere. Bene dunque ribadire che anche chi non ha raggiunto la maggioranza concorre a fare politica esprimendo una voce diversa, un dissenso, una controproposta che deve avere spazio e riconoscimento per alimentare un confronto di idee che è garanzia di libertà e democrazia.

    Tutto questo nel nostro Consiglio comunale manca, e i motivi sono diversi. Intanto vi sono cause generali per lo svuotamento del ruolo dell’opposizione negli organi rappresentativi, a partire dall’elezione diretta del sindaco, con la personalizzazione che ne consegue. In questo, il nostro sindaco eccelle. Chi apprezza lo stile dice che “ci mette la faccia”; altri ribattono che quando la faccia è una sola non è un bel segnale. Dove vanno a finire l’ascolto come arricchimento, le sintesi di posizioni diverse come avanzamento, la discussione come risorsa? Non ci sono, e si arriva al decisionismo dell’uomo solo al comando. Un’impostazione che non prevede il confronto, ma una decisione maturata al massimo in una cerchia ristrettissima, anche con l’uso demagogico di cittadini desiderosi di partecipare nei “cento luoghi”.

    D’altra parte, prima ancora del ruolo delle opposizioni è quello del Consiglio stesso che appare svuotato: a fronte di una passione per la politica-spettacolo, di un decisionismo trasmesso con annunci direttamente rivolti agli “amici” di Facebook o alla stampa bypassando persino assessori e consiglieri della maggioranza, dove e come si esercitano quei ruoli di indirizzo e di controllo che sono propri del Consiglio? Le decisioni importanti vengono prese al di fuori di quello spazio istituzionale, tanto che, ad esempio, dopo due anni e mezzo mai sono stati dati dal Consiglio indirizzi alle società partecipate come la norma richiede. Sul futuro di Ataf, per citare solo il tema più caldo, chi ha dato mandato al sindaco di decidere spacchettamento e ipotesi di vendita delle quote? Non l’organo legittimamente preposto a farlo, quel Consiglio che verrà chiamato semplicemente a ratificare una decisione presa. Ma lo stesso si può dire per Publiacqua (a proposito che fine ha fatto l’esito del referendum?), Firenze Parcheggi e tutte le altre partecipate del Comune. Anche le mozioni approvate trovano raramente una applicazione, e così vi sono atti che magari chiedono potenziamento delle piste ciclabili, monitoraggio ambientale dei cantieri della Tav, estensione della raccolta differenziata porta a porta – solo per far qualche esempio – che restano lettera morta.

    In questa situazione non è facile il ruolo di un’opposizione che vorrebbe alimentare un dibattito sulle trasformazioni della città; in realtà manca lo spazio stesso di dibattito, come si è riscontrato nel caso dell’approvazione del Piano Strutturale. Chi, attraverso analisi, convegni, incontri con alcuni dei nomi più interessanti dell’urbanistica italiana, ha chiesto che si potesse avere un confronto reale su idee diverse per il futuro della città, si è ritrovato a dover lavorare solo sulle osservazioni tecniche al progetto. Ma un ruolo importante che un’opposizione può svolgere resta comunque. E per noi questo è un tratto distintivo: rapportarsi con le parti vive della città, dare voce a soggetti altrimenti esclusi, fare informazione e controinformazione, far emergere con iniziative autonome temi e posizioni fuori dallo schema del “comandante”. E per far questo è certamente essenziale che un sistema dell’informazione sia disponibile a dare spazio alle voci fuori dal coro.”

  14. dicembre 1, 2011 alle 8:48 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2011
    Cecchi, il sottosegretario che sa troppo (più del ministro). (Tomaso Montanari)

    Ornaghi e Cecchi, la strana coppia. Il neoministro dei Beni culturali che non sa nulla di Beni culturali, si è visto imporre un sottosegretario, Roberto Cecchi, che rischia di saperne anche troppo. Fortemente caldeggiata da Montezemolo e da una parte del PD, la sua nomina appare, già in queste ore, la più sbagliata possibile: nonostante gli inviti di Ornaghi, Cecchi ha rifiutato ieri di dimettersi dalla carica di Segretario generale del Ministero.

    Il sistema di potere attentamente costruito da Cecchi è perfettamente bipartisan: prima alleato del sottosegretario PDL Francesco Giro, egli è ora intrinseco del presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, l’ex comunista ma oggi molto morbido Andrea Carandini, suo garante presso il PD.

    Ora Cecchi è a un bivio fatale: da una parte, la sua conoscenza della macchina ministeriale potrebbe permettergli di fagocitare l’inconsapevole Ornaghi; dall’altra, la sua incipiente carriera politica potrebbe esser stroncata dagli strascichi di qualcuno dei molti incidenti che hanno funestato la sua resistibile ascesa.

    Come commissario straordinario dell’area archeologica di Roma, Cecchi è stato accusato da Italia Nostra di «riprovevole carenza di trasparenza amministrativa»: una carenza che ha raggiunto l’apice nella svendita del Colosseo alla Tod’s di Diego Della Valle, caso macroscopico di ‘privatizzazione’ di un monumento simbolo dell’identità nazionale, per giunta con utile pubblico incomparabilmente inferiore al valore di mercato (e non a caso la gratitudine di Montezemolo è arrivata al momento giusto).

    Italia Nostra ha anche fatto notare che l’architetto Cecchi ha concentrato ingenti risorse economiche sulla verifica del (lì modestissimo) rischio sismico (il cui studio gestisce direttamente) a scapito dei problemi (questi invece serissimi) di dissesto idrogeologico che mettono a rischio tutta l’area del Palatino, e per i quali il commissario non ha fatto niente.

    Come direttore generale, invece, Cecchi è stato protagonista in due vicende imbarazzanti. Nell’autunno del 2009 egli tolse il vincolo ad un preziosissimo mobile settecentesco, contro il parere dell’Ufficio legislativo del MiBAC, e facendo invece leva sull’unica voce stranamente fuori dal coro, quella del Comitato tecnico scientifico. Grazie alle intercettazioni telefoniche e agli interrogatori disposti dalla Procura di Roma si è poi appreso che proprio Roberto Cecchi aveva condotto alle riunioni di quel comitato l’avvocato dei proprietari del mobile: un comportamento senza precedenti, e assai irrituale da parte di chi doveva agire nell’esclusivo interesse dello Stato. Per questa vicenda Cecchi è stato indagato per abuso d’ufficio e non rinviato a giudizio (a differenza dell’avvocato Giovanni Ciarrocca, curiosamente).

    Ancora più concreto è il coinvolgimento di Cecchi nel pasticcio del finto crocifisso di Michelangelo acquistato dal Ministero sotto Sandro Bondi. È stato lui a decidere di comprarlo, a fissare il prezzo, ad andare al TG1 con l’opera sottobraccio e quindi a firmare la risposta all’interrogazione parlamentare. Proprio in queste settimane la Corte dei Conti sta passando dalla fase istruttoria a quella dibattimentale, e tra poco Cecchi potrebbe esser chiamato a spiegare perché un’opera anonima che vale circa 50.000 euro sia stata pagata dai contribuenti italiani 3.250.000 euro.

    Per tacere, poi, della brutta storia della truffa ai danni del MiBAC per cui è indagato l’amico ed editore di Cecchi Armando Verdiglione.

    Chi ha a cuore la tutela del patrimonio storico-artistico ha considerato la nomina di Ornaghi come un’occasione perduta. Con quella di Cecchi c’è invece da temere che l’occasione non venga persa per nulla. Ma in un senso diametralmente opposto.

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