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Annunciata la ripresa dei lavori per il parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu, a Cagliari.


Cagliari, Tuvixeddu, canyon di cava e panoramica

 

Ancora una notizia positiva per la realizzazione del grande parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu, a Cagliari.  Dopo l’inizio dei lavori di restauro e pulizia relativi alla via sepolcrale che costeggia il Colle nel versante di Viale S. Avendrace da parte della Soprintendenza archeologica cagliaritana, entro la fine del mese dovrebbero riprendere i lavori per la realizzazione del primo stralcio del parco di competenza del Comune di Cagliari.  La strada per liberare Tuvixeddu – la più importante area archeologica punico-romana del Mediterraneo – dal rischio cemento è ancora lunga, in corso vi sono vari contenziosi, fra cui un procedimento penale, ma questo è un altro indiscutibile passo positivo.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

Comune di Cagliari

comunicato stampa

Tuvixeddu, arriva la svolta.

Entro la fine del mese riprendono i lavori per restituire l’area ai cittadini cagliaritani e ai turisti. Pulizia del sito, cura del verde e interventi contro il degrado delle tombe già scavate.

Tuvixeddu, arriva la svolta. Dopo cinque anni in cui tutto era fermo, riprenderanno in tempi brevissimi – già entro la fine del mese – i lavori per la riqualificazione del parco archeologico più importante della città.

L’obiettivo, più volte ribadito dal sindaco Massimo Zedda, è quello di restituire l’area ai cittadini cagliaritani e ai turisti. Dalla conferenza dei servizi che si è svolta questa mattina in Municipio arriva un’accelerata decisiva in questa direzione, con il parere favorevole di tutti i partecipanti al tavolo.

Gli interventi  previsti sono la sistemazione dei percorsi, il completamento dei lavori del Centro Servizi e dell’ingresso su via Falsarego, la cura del verde e delle aree circostanti, gli interventi contro il degrado delle tombe già scavate, la pulizia del sito e lo sfalcio delle erbacce e, ancora, il completamento e il recupero dei lavori già eseguiti e nel frattempo deteriorati, in particolare per quanto riguarda i sottoservizi.

Alla conferenza dei servizi hanno partecipato la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, la Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari e Oristano, l’Ufficio Tutela del Paesaggio della Regione, la Direzione generale dei beni culturali dell’assessorato regionale alla Cultura e il Comune di Cagliari.  

 

Cagliari, Tuvixeddu, tomba di Rubellio

da Sardegna 24, 15 ottobre 2011

Tuvixeddu, svolta sul colle, riapre il parco archeologico. Ieri la conferenza di servizi. Il piano del Comune ha incassato il sì delle due Soprintendenza. E ora tempi rapidissimi per il cantiere che aprirà entro novembre. La necropoli sarà visitabile a partire dall’estate 2012. Divisi gli ambientalisti. Stefano Deliperi: “Una fonte di reddito qualificato per la città”. Maria Paola Morittu: “Non è una vittoria. Questo progetto è vecchio e inadeguato”.  Ennio Neri

Riapre il parco archeologico di Tuvixeddu. Decisiva la conferenza di servizi di ieri mattina in Municipio, nel corso della quale il progetto ha incassato il via libera di Comune, Regione e delle Soprintendenze. Saranno effettuati nuovi scavi, verrà sistemato il centro servizi e sarà attivato un percorso pedonale che da via Falzarego arriverà fino all’area della torre della calce idrata. Tempi rapidissimi: apertura del cantiere entro novembre, mentre già nell’estate 2012 la necropoli punica di Sant’Avendrace potrà essere visitata da tutti i cagliaritani.  Ambientalisti divisi: esulta il Gruppo di Intervento giuridico, contraria invece Italia Nostra.

Il comunicato di via Roma è di ieri. “Tuvixeddu, arriva la svolta”, scrivono dal Comune, “dopo cinque anni in cui tutto era fermo, riprenderanno in tempi brevissimi, già entro la fine del mese, i lavori per la riqualificazione del parco archeologico più importante della città. L’obiettivo”, aggiunge, “più volte ribadito dal sindaco Massimo Zedda, è quello di restituire l’area ai cittadini cagliaritani e ai turisti. Dalla conferenza dei servizi che si è svolta questa mattina (ieri, ndr) in Municipio arriva un’accelerata decisiva in questa direzione, con il parere favorevole di tutti i partecipanti al tavolo”. Gli interventi previsti sono la sistemazione dei percorsi, il completamento dei lavori del centro servizi e dell’ingresso su via Falzarego, la cura del verde e delle aree circostanti, gli interventi contro il degrado delle tombe già scavate, la pulizia del sito e lo sfalcio delle erbacce e, ancora, il completamento e il recupero dei lavori già eseguiti e, nel frattempo, deteriorati, in particolare per quanto riguarda i sottoservizi. La pulizia sarà effettuata su tutti e 20 gli ettari del parco archeologico,mentre coi 900 mila euro ancora nelle casse comunali verrà sistemato solo il primo stralcio (6 ettari), tutto il resto del sito verrà curato non appena arriveranno i fondi che la Regione ha promesso al Comune. Alla conferenza di servizi hanno partecipato la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Sardegna, la Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari e Oristano, l’ufficio Tutela del Paesaggio della Regione, la direzione regionale dei Beni culturali dell’assessorato regionale alla Cultura e il Comune.

La decisione del Comune ha colto di sorpresa gli ambientalisti. “Bene. Sono molto contento”, spiega Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento giuridico, “speriamo che possa diventare una fonte di reddito qualificato per il capoluogo. E’ un bel segnale: non resta che capire come andrà a finire la vicenda della lottizzazione”. Di ben altro avviso Maria Paola Morittu, referente per la pianificazione urbanistica di Italia Nostra, “non mi sembra proprio una vittoria”, spiega, “non capisco il perché di questa fretta da parte del Comune, io non vedo l’esigenza di accelerare i tempi. Il progetto attuale mi sembra vecchio e inadeguato. Mi sarei invece aspettata”, aggiunge, “una revisione del progetto, che recuperasse lo spirito originario del luogo. Stiamo parlando di un cimitero e come tale andava conservato. Certo”, aggiunge, “lo spazio aveva la necessità di essere fruibile, ma con interventi minimi e poco impattanti”. Reazioni positive in consiglio comunale. “Una buona notizia”, dichiara Giuseppe Andreozzi, dei Rossomori, “ora però mi auguro che parco e lottizzazione siano studiati sotto un profilo unitario. Aspettiamo poi novità dal consiglio regionale che, all’unanimità, aveva votato un ordine del giorno che stabiliva l’acquisto, da parte della Regione, dei terreni di Coimpresa in via Is Maglias, per la realizzazione di un grande parco archeologico regionale”. I lavori nel parco archeologico, aggiudicati nel 2004 alla ditta Ecosabina, sono stati interrotti per i vincoli della commissione nominata dalla Giunta Soru nel gennaio 2007, ripresi un anno dopo (limitatamente agli scavi archeologici), sono stati nuovamente stoppati dopo l’indagine (e il sequestro della necropoli) da parte della Procura nell’aprile 2008. Dopo il dissequestro e vari incontri con le Soprintendenze, nell’aprile scorso la Giunta Floris ha approvato la perizia di completamento per il parco riallacciando i contatti con l’impresa romana. Le “fioriere” che delimitavano l’area archeologica sono state ridotte di un metro mentre sulla vegetazione è stato stabilito che “non siano poste a dimora piante di Alanterno e altre specie ad alto fusto, ma solo specie arboree autoctone”.

 

Cagliari, Tuvixeddu, foto aerea

 

(foto Sopr. Arch., S.D., archivio GrIG)

  1. ottobre 15, 2011 alle 6:44 PM

    che bello, spiragli di speranza per vivere in una città normale…

  2. ottobre 25, 2011 alle 2:56 PM

    da Sardegna 24, 25 ottobre 2011
    No al maxi-risarcimento per gli espropri di Tuvixeddu. Si è chiuso il lavoro della commissione incaricata di sciogliere i nodi giuridici sul progetto edilizio accanto alla necropoli Andreozzi: «I soldi sono stati pagati: vale la sottoscrizione dell’accordo di programma e non la sua realizzazione». (Ennio Neri)

    «Sugli espropri di via Castelli, la partita è chiusa». Era uno degli spauracchi per Massimo Zedda. Il risarcimento ai privati per i danni relativi agli espropri, illegittimi, fatti dal Comune a Tuvumannu nei primi anni ‘80, nel caso in cui l’accordo di programma di Tuvixeddu non dovesse andare in porto. Ma secondo due, su tre, dei consiglieri di maggioranza incaricati dal centrosinistra di chiarire i nodi giuridici su Tuvixeddu, si tratta di un discorso morto e sepolto. La storia. Dopo il rovescio al Consiglio di Stato, nel 1997 la Giunta comunale affidava all’avvocato. Bartolomeo Salone l’incarico di valutare l’ammontare dei possibili danni a carico del Comune, determinati nella misura di circa 63 miliardi di lire. Il 19 luglio 2000 Coimpresa (proprietario dei 10/12 del debito) formulava una proposta transattiva delle cause pendenti per 38 miliardi (altri 5 miliardi chiedono le sorelle Sotgiu, per il loro contenzioso), subordinando la chiusura dell’accordo all’approvazione definitiva dell’accordo di programma, che viene sottoscritto il 15 settembre 2000. Il 27 febbraio 2001 venivano sottoscritti gli atti di transazione Comune – Coimpresa e Comune sorelle Sotgiu, atti coi quali si procede alla determinazione del risarcimento dei danni per i vecchi espropri illegittimi di 38 miliardi a Coimpresa e 5 miliardi a sorelle Sotgiu (somme che vengono effettivamente pagate). Negli atti, scrive la commissione, si precisa che la stipula della transazione era condizionata alla definitiva approvazione dell’accordo di programma e che le parti avevano “constatato il verificarsi degli eventi oggetto della condizione sospensiva nei termini pattuiti”. «Dai documenti», spiega Giuseppe Andreozzi, «emerge questo: non è vera l’opinione diffusa che Coimpresa e gli altri privati avrebbero rinunciato ai risarcimenti relativi agli espropri per edilizia popolare illegittimi a fronte della sottoscrizione dell’accordo di programma e che, venendo a cadere per qualunque motivo l’accordo di programma, il Comune dovrebbe risarcire danni per 63 miliardi al valore del 2000. Infatti», aggiunge, «sono comunque stati pagati, all’epoca, 43 miliardi (38 a Coimpresa e 5 alle Sotgiu) e la pregiudizialità riguardava la sottoscrizione dell’accordo, non la sua realizzazione». Per la commissione se il Comune si sottrae all’accordo, come qualunque parte che senza giusti motivi risolve o non adempie un contratto, si espone a pretese risarcitorie, ma ciò non significa che dovrà pagare quei risarcimenti. Per le stesse ragioni, nulla dovrà pagare il Comune se Coimpresa non potesse edificare secondo l’Accordo, per causa del Ministero (ad esempio vincoli che rendono l’area inedificabile o edificabile in misura non utile) o della Regione (come gli espropri). «Secondo noi la transazione siglata nel marzo 2001 ha messo una pietra tombale sulla vicenda di via Castelli», spiega Giovanni Dore, «spesso si adombrava a il rischio di un maxi risarcimento da parte del sindaco. Rischio che per noi non c’è perché quella partita si è chiusa con l’approvazione dell’accordo». Se i due dovessero avere ragione, il partito del mega-risarcimento senza se e senza ma, dovrebbe riporre le bandiere nell’armadio. Ma c’è anche chi interpreta in modo diverso: «Il contratto va interpretato in modo da individuare la comune intenzione delle parti», spiega Francesco Ballero, Pd, «l’oggetto dell’interpretazione del contratto non è la puntuale ricostruzione storica della volontà delle parti, ma ciò che appare come oggettivamente voluto e che risulti dalla formulazione del contratto. Insomma, sarebbe una furbata nei confronti dei privati».

  3. ottobre 28, 2011 alle 2:41 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 ottobre 2011
    Tuvixeddu, impugnato il lodo. La Regione si rivolge alla Corte d’Appello contro la decisione degli arbitri.
    LA CONTROVERSIA. La Deloitte Advisory al lavoro per stabilire se gli stop di Soru hanno danneggiato Cualbu. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Il braccio di ferro su Tuvixeddu continuerà davanti ai giudici della Corte d’Appello civile di Roma: la giunta regionale ha deciso di impugnare il lodo parziale firmato dal collegio arbitrale che deve decidere se Nuova Iniziative Coimpresa ha diritto a un indennizzo.
    Un indennizzo legato alla sequenza di stop imposti dall’amministrazione Soru al piano di edificazione dei colli punici. La delibera è stata presentata all’esecutivo dal presidente Ugo Cappellacci e subito approvata. Ora la palla passa all’ufficio legale della Regione, che dovrà elaborare nei termini stabiliti dalla legge il ricorso contro la decisione «non definitiva». La competenza in secondo grado è dei giudici togati d’appello: sarà una sezione civile della capitale a esaminarlo e a stabilire se il lodo arbitrale dev’essere annullato o no. I tempi da qui alla decisione non saranno brevissimi, nel frattempo andrà avanti il lavoro di consulenza affidato dagli arbitri e dalle parti in giudizio – la Regione e il gruppo Cualbu – a tre società di advisory chiamate a dare risposte alla decina di quesiti proposti dagli arbitri. Quesiti che riguardano l’ipotesi – sostenuta dall’avvocato Pietro Corda per Coimpresa – che l’amministrazione Soru abbia arrecato danni economici all’impresa per 72 milioni di euro.
    La società chiamata dal collegio arbitrale a studiare il caso Tuvixeddu è la Deloitte Advisory spa, che opera con 600 professionisti e 40 avvocati come advisory finanziaria, ma è specializzata anche in contenziosi e procedure arbitrali. Ha un compito piuttosto complesso: mettere in fila la mole spaventosa di atti e sentenze che riguardano la querelle infinita tra l’amministrazione regionale e il gruppo Cualbu per mettere nelle mani dei tre arbitri uno strumento utile a stabilire se ci sia stato danno oppure no. Se quindi l’impresa privata debba incassare una somma a titolo di risarcimento o di indennizzo e quale può essere la cifra giusta. Il consulente ha ancora un mese e mezzo di tempo per elaborare la relazione finale. Il giudizio arbitrale in corso non ha nulla a che vedere con le conclusioni fin qui raggiunte nelle varie sedi giurisdizionali e con i procedimenti penali in corso: nasce dall’iniziativa dei legali del costruttore, convinti che la sequenza di interventi dell’amministrazione Soru abbia rallentato la realizzazione del progetto immobiliare. La sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile scorso sembrerebbe escludere che la Regione abbia commesso atti illeciti, condizione indispensabile perchè si possa parlare di risarcimento. Al contrario palazzo Spada ha confermato la validità dei vincoli imposti in base al piano paesaggistico e quindi la legittimità delle iniziative assunte da Soru.

  4. ottobre 31, 2011 alle 2:26 PM

    da La Nuova Sardegna, 31 ottobre 2011
    Lodo per Tuvixeddu, Soru chiede l’appello per rientrare in gioco. L’obiettivo è rientrare nel giudizio arbitrale insieme a Sanna. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. L’ex governatore Renato Soru e l’ex assessore regionale Gianvalerio Sanna vogliono rientrare nella battaglia davanti agli arbitri per Tuvixeddu: estromessi dal lodo, hanno impugnato la decisione alla Corte d’Appello civile di Roma.
    L’atto è stato notificato ieri agli uffici della Regione e all’altra parte nella controversia, la Nuova Iniziative Coimpresa. In sostanza il legale dei due politici, l’avvocato Giampiero Contu, si oppone all’estromissione dal giudizio e sostiene che Soru e Sanna hanno pieno titolo a partecipare perchè nel caso il collegio arbitrale dovesse dare torto alla Regione, condannandola al pagamento di un indennizzo al costruttore, l’amministrazione Cappellacci potrebbe rivalersi su chi a suo tempo ha assunto la decisione di imporre il vincolo per notevole interesse pubblico sull’area di Tuvixeddu, ritardando e infine bloccando il progetto edificatorio. L’iniziativa dei due ex amministratori ingarbuglia ulteriormente la già complicatissima vertenza sull’area archeologica, che malgrado la sentenza pesante di aprile scorso emessa dal Consiglio di Stato va avanti ancora su tutti i fronti: quello amministrativo, quello penale aperto davanti al tribunale e adesso anche quello civile. Il lodo parziale – quindi non definitivo – firmato dagli arbitri, che hanno affidato alla Deloitte Advisory l’esame della controversia per gli eventuali risarcimenti o indennizzi, ha già incassato due ricorsi in appello: quello della Regione, che partirà nei prossimi giorni dopo la delibera della giunta, ed ora quello di Soru e Sanna. Nel frattempo la Deloitte dovrebbe consegnare, nel giro di un mese e mezzo, la relazione richiesta dal collegio arbitrale e sulla base di quella sarà presa la decisione a favore o contro la Regione. Facile prevedere che qualunque sia la conclusione del lodo si andrà al secondo round davanti ai giudici togati d’appello di Roma. Come dire che la fine della storia, salvo sorprese, è ancora molto lontana. (m.l)

  5. novembre 9, 2011 alle 2:52 PM

    90 milioni di euro? E da dove si tirano fuori?
    Un consorzio per la gestione del parco? C’è già il Comune di Cagliari.
    L’ennesimo Comitato scientifico? Per legge è competente la Soprintendenza per i beni archeologici.

    da Sardegna 24, 9 novembre 2011
    Parco regionale a Tuvixeddu “Servono 90 milioni di euro”. Legambiente presenta una proposta per l’acquisizione di tutti terreni liberi tra il colle di Sant’Avendrace e Tuvumannu. Un progetto sul modello del piano per l’Appia antica e la valle dei Templi di Agrigento. Presto partirà una raccolta di firme: http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=20661

  6. novembre 15, 2011 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 15 novembre 2011
    «Il Comune ci deve 12 milioni». Niente accesso al canyon, l’impresa chiede i danni. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Per anni il Comune ha affiancato Coimpresa nella battaglia legale contro la Regione per Tuvixeddu, ma ora rischia di dover pagare 12 milioni all’impresa che ha ereditato l’appalto per il lotto d’ingresso alla strada nel canyon.
    La citazione in giudizio è dell’estate scorsa, a notificarla agli uffici comunali è stata l’impresa Fafab spa di Roma, subentrata alla sarda Ge.co.pre. Nell’atto si attribuisce all’amministrazione comunale la «colpa» di aver bloccato il sistema viario che doveva regolare l’ingresso allo stradone del canyon, rimasto a sua volta irrealizzato per il vincolo minerario imposto dall’allora direttore regionale dei Beni culturali Elio Garzillo. Quel vincolo è oggi al giudizio del Tar, ma la Fafab sostiene di aver subìto un grave danno dal Comune che quella strada, completamente inutile, non l’ha voluta più realizzare. Curioso che l’impresa chieda i danni proprio al Comune, che nella precedente configurazione politica si è battuto con ogni mezzo legale per dare il via libera al piano Coimpresa e alla strada nel canyon. La conseguenza è comunque un effetto-domino giudiziario: l’ufficio legale del Comune, con il placet del sindaco Massimo Zedda, ha chiamato nel giudizio la Direzione regionale dei Beni culturali, la Sovrintendenza architettonica-paesaggistica, la Regione e Nuova Iniziative Coimpresa, che dovranno costituirsi all’udienza del prossimo 12 dicembre. Sarà il giudice civile a stabilire se il danno c’è ed eventualmente chi l’ha provocato e verrà obbligato a risarcirlo.
    Nel frattempo sarà bene ricordare qualche fatto. Era il 2009 quando l’amministrazione Floris trasmise agli uffici ministeriali la richiesta di Nuova Iniziative Coimpresa, che intendeva mettere in sicurezza i costoni del canyon, un intervento necessario e previsto nel piano di assetto idrogeologico (Pai). Garzillo non si oppose ai lavori, che forse preludevano alla costruzione della strada, ma si limitò a indicare una serie di prescrizioni. Poi però partì in parallelo la procedura di vincolo minerario, conclusa positivamente. Da allora s’è bloccato tutto e con la sentenza di marzo del Consiglio di Stato è saltata anche la parte immobiliare del progetto. Così l’impresa romana chiede i danni, il Tar deciderà a breve sul vincolo minerario e secondo voci diffuse Coimpresa si prepara a costruire sul versante di Tuvumannu, fuori dal vincolo del piano paesaggistico regionale. Mentre l’amministrazione Zedda, coinvolta in una vicenda cui è del tutto estranea, si difende attaccando: da una parte la chiamata in giudizio dei veri protagonisti dello stop a Tuvixeddu, dall’altra la scelta di andare avanti col parco, che ha sollevato più di una perplessità. Quel progetto è al centro di un processo penale che coinvolge un dirigente e un funzionario. Strano poi che il Comune intervenga su un’area ceduta da un privato, Nuova Iniziative Coimpresa, in base a un piano immobiliare rimasto in gran parte irrealizzato e oggi al centro di un lodo arbitrale dagli esiti incerti. Il rischio è di andare incontro a ulteriori intoppi giudiziari, perchè il costruttore Gualtiero Cualbu sembra tutt’altro che disposto ad accettare in questa complicatissima vicenda il ruolo ingrato dello spettatore pagante.

  7. novembre 15, 2011 alle 3:19 PM

    da Sardegna 24, 15 novembre 2011
    Tuvixeddu, «Stop al parco», il Comune: «Andiamo avanti». I tre consiglieri giuristi mettono in guardia l’amministrazione sui lavori nella necropoli: «Rischio di risarcimento danni» Ma la Giunta ostenta sicurezza: «Ipotesi fondata. Ma lavoriamo affinché non accada». Ieri l’ok al recupero delle tombe. (Ennio Neri)

    Al via i lavori per il parco archeologico a Tuvixeddu. Ma al Comune esplode il caso. La commissione dei tre consiglieri incaricata dalla maggioranza di fare luce sulle vicende intorno al colle mette in evidenza un rischio e lancia l’allarme alla Giunta: l’amministrazione sta realizzando nel parco opere (strade, aiuole, ecc.), ma, in questo modo, se l’accordo di programma del 2000 dovesse saltare e se Coimpresa dovesse quindi rientrare in possesso della necropoli (di proprietà privata fino all’accordo del 2000), il Comune si ritroverebbe costretto ad acquistare le aree a prezzo di mercato, andando a spendere molto più di quanto non farebbe con un esproprio. Il rischio è stato messo nero su bianco nell’ultimo paragrafo della relazione conclusiva dell’attività della commissione, (Giuseppe Andreozzi, Rossomori, Francesco Ballero, Pd e Giovanni Dore, Idv, tutti e tre esperti della materia) incaricata dalla maggioranza in consiglio «di svolgere un approfondimento sulla materia daunpunto di vista tecnico giuridico e dello stato degli atti». I lavori, partiti a metà settembre, sono terminati due settimane fa. Si parla anche del parco archeologico. Secondo la relazione conclusiva «l’area archeologica è di proprietà di Coimpresa ed è inclusa nell’accordo di programma comecessione gratuita daCoimpresa al Comune (a fronte delle cubature concesse). Se cade l’accordo », sottolineano i consiglieri, «il parco rimane di proprietà di Coimpresa, ma se nel frattempo il Comune realizzasse il Parco, questo diverrebbe di proprietà del Comune, per il principio secondo il quale se ente pubblico realizza un’opera pubblica su terreno privato, l’ente acquista la proprietà del terreno, con l’obbligo di risarcire il danno al privato». Dovrebbe, in pratica, pagarlo di più. La Giunta ammette il rischio ma ostenta sicurezza. «È solo un’ipotesi, ma il rischio è reale », spiega l’assessore ai Lavori pubblici Luisanna Marras, «tuttavia stiamo lavorando per arrivare ad una soluzione in grado di mettere tutti d’accordo». Insomma Zedda vuole aprire la necropoli al pubblico entro il 2012. Ma rischia un bel risarcimento danni, se l’accordo del 2000 tra Regione e privati dovesse rompersi. Il parco, del resto, ha una vicenda travagliata. I lavori furono consegnati il 26 novembre 2003 all’associazionetemporanea di imprese costituita dalla Eco Sabina, Agribiotec e Ecoflora per 3 milioni 936 mila e 997,24 euro. Ma furono sospesi nei primi mesi del 2007, per mano della Regione. La Giunta Soru, il 22 agosto del 2007, dichiara, per l’area di Tuvixeddu, il “notevole interesse pubblico paesaggistico” e blocca i lavori. Il Comune e Coimpresa ricorrono alla giustizia amministrativa e hanno la meglio al Tar e al Consiglio di Stato e l’8 febbraio 2008, riapre il cantiere, ma solo per gli scavi archeologici. Il 4 aprile 2008, dopo l’ordinanza del gip, il cantiere fu sottoposto a sequestro preventivo sulla base della segnalazione del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale Regionale, che evidenziava la difformità di parte delle opere realizzate rispetto alla autorizzazione paesaggistica rilasciata sul progetto definitivo approvato e della accertata scadenza della autorizzazione stessa. Il 22 maggio 2008, il cantiere viene quasi totalmente dissequestrato (a meno di una area limitatissima di circa 400 mq su 200 mila). Finiranno poi a processo dirigenti comunali e funzionari della Soprintendenza. Le indagini rallentano i lavori. Nell’aprile 2011 la Giunta Floris approva le modifiche al progetto (riduce le “fioriere” e decide di piantare solo specie autoctone). Ma incombe sempre la sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2011 che ribadisce la necessità di una tutela paesaggistica più forte in linea col Ppr della Giunta Soru. L’ok decisivo è quello del Soprintendente ai Beni paesaggistici Gabriele Tola che arriva l’11 ottobre scorso. Poi il sì della conferenza di servizi è del 14 ottobre. L’impresa prenderà il possesso del cantiere nei prossimi giorni.

  1. novembre 22, 2011 alle 4:14 PM

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