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Umanoidi non appartenenti al Pianeta Terra.


Il Tribunale di Tempio ha condannato a sei mesi di reclusione, senza sospensione della pena, e al pagamento delle spese processuali,  i tre operai di un cantiere edile di Olbia che, nel 2006, per combattere la noia bruciarono vivo un gatto, morto dopo tre giorni di agonia, sotto gli occhi della sua padrona. Sei mesi di reclusione non sono tanti per il male inflitto ma, forse, aiutano a capire che si possono trovare metodi alternativi per combattere la noia. Per la stupidità dell’uomo, purtroppo, ancora non ci sono rimedi efficaci.

Gruppo d’Intervento Giuridico

LaStampa.it 10/08/2011

Diedero fuoco a un gattino, sei mesi di carcere per tre operai

Per la crudeltà del gesto il giudice ha negato la condizionale

olbia

Dare fuoco ad un gattino per divertimento e guardarlo mentre trasformato in una torcia e si contorce dal dolore ora ha un prezzo: sei mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena, oltre al pagamento delle spese processuali. è la condanna inflitta dal giudice monocratico della Sezione di Olbia del Tribunale di Tempio a tre operai che nel 2006 lavoravano in un cantiere edile vicino a Olbia e resero responsabili dell’incredibile episodio di crudeltà.

La vicenda, che ebbe vittima un animale indifeso e fiducioso nei confronti degli umani perchè allevato in casa, è stata rievocata in Tribunale dove il giudice Riccardo De Vito ha condannato gli imputati, Giampaolo Pia, di 46 anni,e Massimiliano Pinna, di 33, entrambi di Guspini (Medio Campidano), e Maurizio Giraldo, di 30 anni, di San Gavino Monreale (Medio Campidano). Ai tre è stata negata la condizionale perchè «la condotta degli imputati denota pericolosità sociale e assenza di scrupoli. La prognosi sulla capacità di astenersi in futuro da altri reati – ha scritto il giudice – appare sfavorevole ai fini della concessione della sospensione condizionale della pena».

I responsabili del gesto erano stati individuati dagli agenti della Polizia municipale di Olbia, guidati dal comandante Gianni Serra, ai quali si era rivolta la proprietaria dello sfortunato gattino. Secondo la ricostruzione degli investigatori i tre operai, al termine di una giornata di lavoro, avevano architettato un piano per torturare il micio di proprietà di una signora che abitava non distante dal cantiere edile.

Utilizzando una gabbia artigianale costruita con rete metallica, alta un metro e profonda 60 centimetri, attirarono la «preda», sistemando all’interno della gabbia pezzi di carne e altro cibo. Una volta catturato il gattino, Pinna, Pia e Giraldo lo cosparsero di alcool e gli diedero fuoco, aprendo la gabbia per assistere alla disperata fuga della bestiola verso la sua abitazione, dove fu soccorso dalla proprietaria.

La bestiola morì dopo tre giorni di agonia. Il referto stilato dal veterinario testimonia le sofferenze patite dal gattino: «ustioni diffuse per il 75% del corpo di primo,secondo e terzo grado con carbonizzazione di alcune aree facciali e perdita di sostanza siero plasmatiche».

(foto C.B., archivio Grig)

  1. Manuel Zanella
    agosto 12, 2011 alle 10:55 am

    Avete ragione, per la stupidità umana c’è ancora molto da fare ma per lo meno in questo caso c’è stata una condanna esemplare.

  2. mtb
    agosto 12, 2011 alle 4:24 PM

    Non so se la pena sia stata”esemplare” e non parlerei di “noia” e di “stupidità”.
    A volte sono annoiata e a volte ,purtroppo,mi posso comportare da stupida e siccome non sono induista “uccido” la zanzara,la formica,lo scarafaggio,il topo(per questo però mi trovo un killer) e li elimino con una morte rapida.Ma quelli assistevano allo spettacolo. Quando passeranno ad un uomo?

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