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La magistratura indaga sulla variante urbanistica di Tuvixeddu.


Cagliari, Tuvixeddu, canyon di cava e panoramica

 

L’avevamo detto.  E fatto.  Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano inoltrato (23 marzo 2011) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo la proposta di variante del noto intervento immobiliare sui Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu (“Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei Colli di S. Avendrace”) presentata dalle Società Nuova Iniziative Coimpresa s.r.l. e Edilstrutture s.r.l. e già approvata dalla Giunta municipale con deliberazione n. 48 del 18 marzo 2011.

In seguito il Consiglio comunale – con una rapidità degna di miglior causa – aveva adottato la relativa deliberazione.

Ora la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari sta indagando dietro l’esposto ecologista.

Bene, molto bene.  Che si faccia chiarezza.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

Cagliari, Tuvixeddu, foto aerea

da La Nuova Sardegna, 14 giugno 2011

Sulla variante indaga la Procura. Rischianoi consiglieri che hanno detto sì alla proposta di Coimpresa. Ventuno membri del centrodestra hanno approvato la delibera malgrado contenesse un’indicazione falsa. Mauro Lissia

CAGLIARI. La variante al piano Coimpresa per il colle di Tuvixeddu è al centro di un’inchiesta giudiziaria: il sostituto procuratore Daniele Caria ha aperto un fascicolo contro ignoti e per ora senza ipotesi di reato, quindi ha incaricato il nucleo investigativo del Corpo Forestale di acquisire tutti gli atti che riguardano la pratica negli uffici del Comune.   L’inchiesta è mirata sulla decisione assunta da ventuno consiglieri comunali il 28 marzo scorso di votare a favore della proposta di variante approvata dalla giunta comunale dieci giorni prima nonostante il sindaco Emilio Floris li avesse informati di un fatto fondamentale: mancava il nullaosta della Sovrintendenza ai beni culturali, come risultava dalla nota di smentita inviata dalla dirigente Maria Assunta Lorrai al sindaco e pubblicata nel sito internet del ministero. A sostenere che il via libera dei Beni culturali ci fosse era stata Coimpresa. In realtà – così ha chiarito la direttrice ministeriale – la proposta «non è stata oggetto di condivisione in quanto non conosciuta». Nessuna traccia neppure del parere regionale.   Ma vediamo i fatti nella loro successione. Si parte il 18 marzo scorso, quando arriva sul tavolo della giunta comunale la proposta di Coimpresa: si tratta di una «variante non sostanziale – è scritto nell’atto – perchè non incide sul dimensionamento globale del piano e non comporta modifiche al perimetro, agli indici di fabbricabilità e alle dotazioni di spazi pubblici o di uso pubblico». L’idea è di spostare volumetrie dal «catino» ad altre zone del colle di Tuvixeddu: la giunta comunale approva senza batter ciglio. La notizia esce sul Giornale di Sardegna e subito si scatenano le reazioni degli ambientalisti: per il Gruppo di Intervento giuridico, Italia Nostra e Legambiente quella variante dev’essere sottoposta alla verifica dell’ufficio regionale tutela del paesaggio e alla sovrintendenza. Ma il punto è proprio questo: nel testo della delibera votata dall’esecutivo comunale si fa riferimento ai pareri positivi di entrambi gli organi: «Le soluzioni proposte sono state condivise con il Mibac e l’assessorato regionale agli enti locali e urbanistica». Quindi sarebbe tutto in regola. Invece non è così: la direttrice Lorrai smentisce di aver esaminato la proposta di Coimpresa. Da Roma era già arrivata la notizia che Coimpresa non avrebbe mai voluto ricevere: accolto dal Consiglio di Stato il ricorso della Regione e di Italia Nostra contro l’edificazione di Tuvixeddu. Ma la pratica legata alla variante va avanti lo stesso e arriva all’assemblea comunale: è il 28 marzo, i consiglieri controllano l’ordine del giorno e si ritrovano in mano la copia della nota firmata dalla Lorrai. Sulla necessità di un approfondimento prevale la fretta e si va alle dichiarazioni di voto: Francesco Ballero (Pd) chiede senza perifrasi di ritirare la delibera, Ninni Depau (Pd) legge la nota di smentita del Mibac, Massimo Zedda (Sel) parla di «conflitto tra istituzioni» e Giuseppe Macciotta (Pd) taglia corto affermando che «la differenza tra quanto scritto nella delibera e quanto comunicato dal ministero inficia il documento sotto il profilo giuridico e dell’autorevolezza». Per la maggioranza parla il presidente della commissione urbanistica Massimiliano Tavolacci: «Si cerca solo di bloccare il progetto per interessi di campagna elettorale». Mentre il sindaco Floris valuta come «migliorativa la proposta di Coimpresa» e sostiene che «non ci sono motivi gravi per impedire la votazione».   Se i motivi siano gravi o no sarà adesso la Procura della Repubblica a stabilirlo. Di certo la delibera viene votata da ventuno consiglieri della maggioranza, i contrari sono sette. Poche ore dopo parte l’esposto del Gruppo di intervento giuridico e nei giorni scorsi il pm Caria ha deciso di approfondire la vicenda. Se l’inchiesta trovasse riscontri alle ipotesi di reato si dovrebbe parlare di abuso d’ufficio, che potrebbe riguardare una buona parte del consiglio comunale e forse anche la giunta. C’è poi un’ipotesi di falso legata al contenuto della delibera andata in votazione. Ma il procedimento è ai primi passi, già nel corso della settimana potrebbero arrivare novità.

 

P.P.R., area di Tuvixeddu

NUOVO CAPITOLO GIUDIZIARIO SU TUVIXEDDU.
Gli interventi proposti da Coimpresa.
CAGLIARI. Con la variante approvata dalla giunta Floris il 18 marzo scorso e dal consiglio comunale uscente il 28 marzo successivo la Nuova Iniziative Coimpresa intende trasferire le volumetrie previste nella zona ‘catino’ a un altro comparto dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu. Altri interventi compresi nella proposta sono alcuni trasferimenti di volumi dalle case a schiera programmate sulla collinetta vicina al parco archeologico alla zona di via Falzarego. Quindi accorpamenti di volumi previsti su via Falzarego con quelli di via Castelli, a Tuvumannu. Ancora: la modifica della villa e l’ottimizzazione di altri volumi.  I lavori per realizzare questi interventi non sono ancora cominciati.

 

(elaborazione immagine GrIG, foto Sopr. Arch., S.D., archivio GrIG)

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  1. giugno 17, 2011 alle 3:38 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 giugno 2011
    Tuvixeddu: sequestrati gli atti. I nomi dei consiglieri che hanno votato a favore della variante sospetta. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. L’inchiesta sulla variante per Tuvixeddu è entrata nel vivo: gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo forestale si sono presentati in Comune e hanno sequestrato delibere e atti, compreso il verbale del consiglio in cui la modifica al piano Coimpresa è passata.
    L’operazione disposta dal pm Daniele Caria è andata avanti per l’intera mattinata, perchè la Forestale ha poi acquisito agli uffici della direzione regionale dei Beni Culturali la nota dio chiarimento sulla variante firmata dalla responsabile Maria Assunta Lorrai e altri atti alle sovrintendenze archeologica e paesaggistica. Nessun documento è saltato fuori dalla visita all’ufficio regionale tutela del paesaggio.
    L’inchiesta – per ora contro ignoti – è mirata sulla decisione assunta da ventuno consiglieri comunali il 28 marzo scorso di votare a favore della proposta di variante al piano Tuvixeddu proposta da Nuova Iniziative Coimpresa, approvata dalla giunta comunale dieci giorni prima, nonostante il sindaco Emilio Floris li avesse informati di un fatto fondamentale: mancava il nullaosta della Sovrintendenza ai beni culturali, come risultava dalla nota di smentita inviata dalla dirigente Maria Assunta Lorrai al sindaco, pubblicata nel sito internet del ministero e distribuita tra i consiglieri mezz’ora prima del voto. A sostenere che il via libera dei Beni culturali ci fosse era stata Coimpresa. In realtà – così ha chiarito la direttrice ministeriale – la proposta «non è stata oggetto di condivisione in quanto non conosciuta». Nessuna traccia neppure del parere regionale.
    A votare «sì» sono stati i 21 consiglieri della maggioranza di centrodestra: Giorgio Angius, Raffaele Bistrussu, Emilio Floris, Salvatore Floris, Francesco Masia, Salvatore Mereu, Efisio Pireddu, Stefano Schirru, Ugo Storelli, Edoardo Tocco, Sandro Vargiu, Carlo Andrea Arba, Sandro Corsini, Giovanni Floris, Alessio Mereu, Maria Rita Petrini, Maurizio Porcelli, Alessandro Serra, Massimiliano Tavolacci e Claudio Tumatis. Contro la delibera si sono espressi Francesco Ballero, Goffredo Depau, Giuseppe Macciotta, Gianmario Selis, Giorgio Cugusi, Marco Espa e Andrea Scano. I presenti erano ventotto.
    I fatti. Si parte il 18 marzo scorso, quando arriva sul tavolo della giunta comunale la proposta di Coimpresa: l’idea è di spostare volumetrie dal «catino» ad altre zone del colle di Tuvixeddu. La giunta comunale approva il testo, in cui si fa riferimento ai pareri positivi del Ministero e della Regione. Ma la direttrice Lorrai smentisce di aver esaminato la proposta. I consiglieri comunali non ne tengono conto e approvano.
    Il materiale acquisito dalla Forestale è ora all’esame del pubblico ministero, che nei prossimi giorni potrebbe avviare le iscrizioni al registro degli indagati. Le ipotesi di reato sarebbero abuso d’ufficio e falso.

  2. giugno 18, 2011 alle 4:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 giugno 2011
    La proposta di Coimpresa è stata presentata, esaminata e approvata in tredici giorni. L’iter-lampo della variante per Tuvixeddu. La Procura cerca di capire il perchè della fretta manifestata dalla giunta Floris.
    All’esame del pm gli atti acquisiti agli uffici comunali. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Quando si trattava di proposte in arrivo da imprenditori eccellenti l’amministrazione comunale guidata da Emilio Floris sapeva essere velocissima, persino fuminea: tre giorni per andare all’esame della giunta e meno di dieci giorni per passare al consiglio comunale.
    E’ accaduto per la proposta di variante al piano Coimpresa su Tuvixeddu-Tuvumannu, sul cui iter amministrativo indaga la Procura. Le date parlano da sole: la proposta del gruppo Cualbu viene protocollata in municipio il 15 marzo scorso e il giorno dopo è già all’esame della commissione edilizia. Il tempo di una rapida discussione e la pratica viene sbrigata senza alcun intoppo. Il giorno stesso il funzionario istruttore elabora la sua relazione, che quarantott’ore più tardi – siamo al 18 marzo – è sul tavolo della giunta comunale. Praticamente non c’è dibattito, il sì è automatico. Gli otto presenti – Maurizio Onorato, Giovanni Maria Campus, Edoardo Usai, Raffaele Lorrai, Aurelio Lai, Giorgio Adamo, Antonello Melis e Paolo Carta – votano a passano ad altro. Così la variante che dovrebbe determinare lo spostamento di alcune volumetrie nell’area del colle punico prosegue il suo viaggio fino al consiglio comunale, dove approda il 23 marzo. Qui, nell’aula nobile del municipio, si registra il primo e unico intoppo: manca il numero legale. E’ arrivata la nota della Direzione dei Beni culturali, che ha smascherato il dato falso contenuto nella proposta Coimpresa: non c’è alcuna condivisione da parte del Ministero, che non ha neppure visto la pratica. Così l’aula semideserta viene interpretata come un atto di ripensamento di fronte all’ipotesi di votare un atto imperfetto. Non è così, perchè il 27 la variante viene ripresentata in consiglio insieme alla nota di smentita della dirigente Maria Assunta Lorrai e il giorno dopo arriva puntalissimo il voto favorevole dell’assemblea civica, con i ventuno esponenti della maggioranza di centrodestra compatti malgrado l’allarme lanciato dai consiglieri dell’opposizione di centrosinistra. Calendario alla mano sono bastati tredici giorni perchè la proposta avanzata da Nuova Iniziative Coimpresa completasse il cammino negli uffici del Comune per uscirne approvata. Un tempo record, realizzato con il mandato amministrativo ormai agli sgoccioli e le elezioni alle porte.
    Perchè tanta fretta? Che cosa può aver spinto il centrodestra ad accelerare l’iter della pratica per chiuderla prima delle elezioni comunali? La risposta potrebbe arrivare dall’inchiesta giudiziaria aperta dal pm Daniele Caria, che l’altro ieri ha acquisito attraverso il Nucleo investigativo del Corpo Forestale tutti gli atti che riguardano la variante negli assessorati comunali, alle sovrintendenze e all’ufficio regionale tutela paesaggio. L’indagine – attualmente contro ignoti e senza ipotesi di reato – è conclusa sul nascere, almeno sotto il profilo documentale. Il magistrato avrà nelle prossime ore sul tavolo la relazione dell’ispettore Fabrizio Madeddu, poi deciderà se e come andare avanti. Caria dovrà stabilire se nella scelta di approvare comunque un atto viziato da un dato falso, assunta dai consiglieri di centrodestra il 28 marzo, possa integrarsi un abuso d’ufficio. Sotto altri profili il magistrato dovrà poi esaminare il contenuto della proposta di variante. Tempo qualche giorno e l’inchiesta potrebbe riservare grosse sorprese. (m.l)

  3. giugno 23, 2011 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 23 giugno 2011
    Tuvixeddu, adesso la conta dei danni. Perito definirà il risarcimento a Cualbu: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/226928

  4. giugno 30, 2011 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2011
    Ora il Comune sta con gli ecologisti. Ieri in un ricorso al Tar il Municipio si è smarcato dalla Coimpresa. In precedenza c’era stato un ricorso contro il vincolo protettivo sul canyon disposto dalla soprintendenza. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Arriva una svolta politica nell’eterna controversia legale su Tuvixeddu: l’amministrazione Zedda non affiancherà più Nuova Iniziative Coimpresa nella battaglia davanti ai giudici amministrativi per l’edificazione del colle punico, come aveva scelto di fare la giunta Floris. La decisione è apparsa chiara ieri mattina all’udienza pubblica sul vincolo per interesse culturale e storico imposto nel 2009 dalla Sovrintendenza architettonica sull’area del canyon, contro il quale si erano schierati con due ricorsi la società del gruppo Cualbu e il Comune: la responsabile dell’ufficio legale Carla Curreli ha chiesto ai giudici un rinvio della decisione a data da destinarsi, manifestando implicitamente una caduta d’interesse per la causa e di conseguenza un cambio d’indirizzo sulla complessa questione di Tuvixeddu: «L’amministrazione – ha spiegato l’avvocato – sta valutando la possibilità di rinunciare al ricorso». A quel punto è stato il legale di Coimpresa, l’avvocato Pietro Corda, a insistere perchè il Tar andasse comunque a sentenza. I giudici – presidente Rosa Panunzio, relatore Marco Lensi, consigliere Francesco Scano – si esprimeranno comunque nei tempi tecnici necessari. Ma al di là delle questioni di merito – l’abbandono annunciato dal Comune potrebbe pesare sulla decisione, ma non è detto – conta la scelta politica del sindaco Massimo Zedda e dell’assessore all’urbanistica Paolo Frau: dopo un decennio in cui l’ente pubblico si era schierato apertamente al fianco del costruttore, investendo corpose parcelle sulla difesa del piano di edificazione dei colli punici e della costruzione del parco archeologico pubblico, la nuova amministrazione di centrosinistra passa dall’altra parte, dove si trovano le sovrintendenze ai beni culturali e storici con le associazioni culturali ed ecologiste – Gruppo di Intervento giuridico, Italia Nostra e Legambiente – impegnate in un confronto senza esclusione di colpi per impedire che la necropoli punico-romana più importante del Mediterraneo venga accerchiata da palazzi e ville. Parlare di svolta storica è forse eccessivo. Di certo con questa decisione clamorosa il giovane sindaco ha mostrato di voler giocare davvero la partita del cambiamento, in linea con chi l’ha votato e con l’origine politica della sua candidatura. Il confronto su Tuvixeddu ha assunto ormai da anni una valenza che va al di là delle questioni di merito: sull’opportunità di realizzare o no il piano Coimpresa si sono scontrate due anime lontane della città, quella che fa capo all’impresa dominante del cemento e l’altra, che in una battaglia impari contro la giunta Floris ha cercato di opporsi con ogni arma legale. Curiosamente, l’amministrazione Zedda si ritrova adesso fianco a fianco con la giunta Cappellacci, che nel passaggio elettorale ha ereditato dal governo Soru la vertenza legale su Tuvixeddu ma ha scelto di non cambiare rotta. All’udienza di ieri ha partecipato anche Legambiente con l’avvocato Giuseppe Andreozzi, mentre le ragioni dell’ufficio ministeriale erano tutelate dall’avvocatura dello stato.
    Quest’ultima vicenda è cominciata a metà del 2009, quando il sovrintendente Gabriele Tola decise di avviare la procedura di vincolo sull’area del canyon – dov’era previsto il passaggio di una strada d’accesso al quartiere – in quanto zona interessata da archeologia mineraria e quindi tutelabile in base al codice Urbani. La procedura andò avanti senza concludersi nei 210 giorni indicati dalla legge, ma all’udienza del 24 marzo 2010 le parti in causa – a ricorrere sono stati Coimpresa e il Comune – scelsero di attendere la decisione del Tar senza tener conto dei termini scaduti. A distanza di sedici mesi i giudici si sono ritrovati davanti a una situazione cambiata: l’amministrazione comunale non preme più perchè quel vincolo venga annullato. A esercitare il diritto di ricorrere contro quella scelta è rimasto solo il costruttore, reduce da una sconfitta davanti al Consiglio di Stato: i giudici di palazzo Spada hanno stabilito che le norme del piano paesaggistico valgono pienamente su Tuvixeddu, quindi anche i vincoli imposti a suo tempo dalla Regione.

    IL SINDACO. «Sì al parco su tutto il colle».

    CAGLIARI «L’obiettivo è arrivare a realizzare un parco su tutto il colle», afferma il sindaco Massimo Zedda per Tuvixeddu, dove si trova la necropoli punico romana più grande del Mediterraneo. La questione «però è complessa – aggiunge il primo cittadino – anche perchè sono stati presentati tutta una serie di corsi e ricorsi». Difficile capire in questo momento, e al di là del contenzioso legale, come si risolverà la situazione. Zedda non esclude la strada della permuta per i terreni Coimpresa, ma preferisce la prudenza: la vertenza coinvolge pure la Regione e – come accennato – vi sono molti problemi legati aperti. Ma come scenario futuro Zedda vede un grande parco

  5. luglio 8, 2011 alle 3:12 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 luglio 2011
    Variante Tuvixeddu: gli atti al pm. Sott’accusa la delibera del consiglio comunale. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Va avanti spedita l’inchiesta giudiziaria sulla variante per Tuvixeddu: gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo forestale hanno consegnato al pm Daniele Caria un primo rapporto con tutti gli atti e i documenti sequestrati in Comune, alla Regione e alla Sovrintendenza ai beni culturali, comprese le delibere e il verbale della seduta del consiglio comunale in cui la modifica al piano Coimpresa è passata a meggioranza. La fase dell’acquisizione documentale è praticamente conclusa, l’indagine dovrebbe ora spostarsi sull’esame del contenuto del progetto di variante proposto da Coimpresa per valutare se gli spostamenti di volumetrie approvati dall’assemblea civica siano in linea con le norme. L’inchiesta – per ora contro ignoti – è mirata sulla decisione assunta da ventuno consiglieri comunali il 28 marzo scorso di votare a favore della proposta di variante al piano Tuvixeddu firmata da Nuova Iniziative Coimpresa – approvata dalla giunta comunale dieci giorni prima – nonostante il sindaco Emilio Floris li avesse informati di un fatto fondamentale: mancava il nullaosta della Sovrintendenza ai beni culturali, come risultava dalla nota di smentita inviata dalla dirigente Maria Assunta Lorrai al sindaco, pubblicata nel sito internet del ministero e distribuita tra i consiglieri mezz’ora prima del voto. A sostenere che il via libera dei Beni culturali ci fosse era stata Coimpresa. In realtà – così ha chiarito la direttrice ministeriale – la proposta «non è stata oggetto di condivisione in quanto non conosciuta». Nessuna traccia neppure del parere regionale. A votare «sì» sono stati i 21 consiglieri della maggioranza di centrodestra: Giorgio Angius, Raffaele Bistrussu, Emilio Floris, Salvatore Floris, Francesco Masia, Salvatore Mereu, Efisio Pireddu, Stefano Schirru, Ugo Storelli, Edoardo Tocco, Sandro Vargiu, Carlo Andrea Arba, Sandro Corsini, Giovanni Floris, Alessio Mereu, Maria Rita Petrini, Maurizio Porcelli, Alessandro Serra, Massimiliano Tavolacci e Claudio Tumatis. Contro la delibera si sono espressi Francesco Ballero, Goffredo Depau, Giuseppe Macciotta, Gianmario Selis, Giorgio Cugusi, Marco Espa e Andrea Scano. I presenti erano ventotto. L’inchiesta del pm Caria dovrà stabilire se nell’atto di approvazione della delibera siano stati commessi reati. L’ipotesi è di abuso d’ufficio e falso.

  1. agosto 28, 2011 alle 4:14 pm
  2. settembre 8, 2011 alle 1:13 pm
  3. settembre 16, 2011 alle 2:59 pm

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