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Italia in crisi profonda.


Il rapporto annuale 2010 dell’I.S.T.A.T. fotografa un’Italia in crisi, in crisi profonda. Nel decennio 2001-2010 l’Italia “ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell’Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l’1,3% registrato dall’Ue e l’1,1% dell’Uem”.  Per capirci, un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale”.

E questo mentre l’Italia è in ostaggio degli interessi personali di una sola persona.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 A.N.S.A., 23 maggio 2011

‘Un quarto degli italiani sperimenta la poverta”. Rapporto Istat: con crisi Italia indietro dieci anni.

ROMA  – In Italia “la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni” e l’attuale “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare 13. E’ quanto si legge nel rapporto annuale dell’Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l’Italia “ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell’Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l’1,3% registrato dall’Ue e l’1,1% dell’Uem”.
L’Istat rileva in particolare negli anni “un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell’Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi”. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, “per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania”. Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell’Istat spiegano che “lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti”. Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, “la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta” e “in generale si riapre il divario con l’Europa”. Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, “siamo ai livelli del 2000”, avvertono i tecnici dell’Istituto. Inoltre, il rapporto fa notare che “il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione”. Tuttavia, si legge nel volume, “dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell’attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all’inizio del 2011 un’evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva”. Guardando sempre all’estero, i tecnici dell’Istat evidenziano che “le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei”.

Milano, Duomo

1 ITALIANO SU 4 ‘SPERIMENTA’ POVERTA’, ESCLUSIONE – Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) “sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Si tratta di un valore – rileva l’Istat – superiore alla media Ue che è del 23,1%.
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un’intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest’ultima condizione l’8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l’1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).

-532 MILA OCCUPATI IN 2009-2010, 501 MILA SONO UNDER 30  – “In Italia l’impatto della crisi sull’occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità”. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d’età in cui si registrano 501 mila occupati in meno.

Milano, Università "Bocconi", finale nazionale Giochi Matematici 2011

1 GIOVANE SU 5 NE’ STUDIA NE’ LAVORA,SONO OLTRE 2 MLN – Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Si tratta del 22,1% degli under 30, percentuale in aumento rispetto al 20,5% del 2009. Lo sottolinea l’Istat nel rapporto annuale 2010, in cui esamina il fenomeno dei cosiddetti NEET (Not in education, employment or training). L’incremento riguarda soprattutto i giovani del Nord Est, gli uomini e i diplomati, ma anche gli stranieri. Infatti, nel 2010, sono 310 mila gli stranieri NEET.

EMORRAGIA LAVORO AL SUD, MA E’ CRISI ANCHE AL NORD – Nel biennio di crisi economica 2009-2010 “più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno”, dove l’occupazione si é ridotta di 280 unità. E’ quanto emerge dal rapporto Istat 2010, in cui si evidenzia però come la recessione abbia colpito fortemente anche le Regioni del Nord, dove si contano 228 mila occupati in meno. “Le Regioni centrali – si legge nel rapporto – sono rimaste invece sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi”.

EROSO RISPARMIO FAMIGLIE, ITALIA SOTTO BIG UE – Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, “sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell’Uem”, ovvero dell’eurozona. L’Istat sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, “il valore più basso dal 1990”.

Cagliari, Piazza Martiri, manifestazione spontanea per l'Unità d'Italia (2011)

800 MILA DONNE ESCLUSE DA LAVORO PER NASCITA FIGLIO  – Sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. E’ quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell’Istat, in base ad un’indagine condotta tra il 2008 e il 2009 sulla vita lavorativa delle madri. Si tratta dell’8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato e la percentuale sale al 13,1% per le donne giovani nate dopo il 1973. In generale, sottolinea l’Istat, il 15% delle donne smette di lavorare per la nascita di un figlio.

QUASI 2 MLN ITALIANI CON PROBLEMI SALUTE SENZA AIUTO
– Quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno. Si tratta di persone che vivono sole o con altre persone con limitazioni, o in un contesto familiare parzialmente o del tutto incapace di rispondere ai loro bisogni. Il 37,6% di queste persone è residente nel Mezzogiorno. Lo afferma il rapporto annuale dell’Istat. Considerato il mix di più fonti di aiuti (informale, pubblico e privato) sono state sostenute nel 2009 il 27,7% delle famiglie (erano il 16,9 nel 2003), con un valore massimo nel nord-est (32,2%) e minimo nel Mezzogiorno (26,1%) dove però c’é più bisogno. L’Istat rileva più aiuti dove le famiglie sono già sostenute. Nel nord-est, ad esempio, il 19,7% delle famiglie con almeno una persona con più di 80 anni ha ricevuto cura e assistenza grazie al sostegno congiunto di più tipi di operatori o servizi; nelle altre zone i valori sono più bassi, intorno al 13,5%. Nel complesso, nel 2009 gli aiuti informali, pubblici e privati, hanno raggiunto il 36,7% delle famiglie con bambini sotto i 14 anni (30,5% nel 1998); sono risultate in aumento anche le famiglie con bambini aiutate dal settore pubblico (da 3,4 del 1998 a 6,3%), stabili invece i nuclei che si rivolgono a strutture private (11,5%). Gli aiuti sono cresciuti per le madri che lavorano (da 43,1% del 1998 a 48,9% del 2009), comprese quelle single (da 38,1% a 47,1%). Per le famiglie con anziani, il ricorso esclusivo ai servizi a pagamento è più alto nel Mezzogiorno (13,7%), al Centro (13,5%) e nel nord-est (13,4%) rispetto al nord-ovest (10,6%). Nel 2009, l’aiuto economico da altre persone non coabitanti, da Comuni o altri enti pubblici e privati, ha raggiunto appena il 3,4% delle famiglie con anziani contro il 6,3% registrato per il totale delle famiglie. Circa 700 mila famiglie di anziani sono state raggiunte solo da aiuti pubblici (3% della categoria) o da una combinazione di aiuti pubblici con altre fonti di aiuto (4,8%).

Firenze, manifestazione contro tunnel Alta Velocità (2009)

DONNE ‘CARE GIVER’, 2,1 MLD ORE DI AIUTO L’ANNO – La rete di aiuto e cura informale in Italia si regge sulle donne. Sono loro a svolgere i due terzi del totale delle ore svolte, ben 2,1 miliardi l’anno. Emerge dal rapporto annuale dell’Istat, secondo il quale, sono aumentati gli aiuti gratuiti fra persone che non coabitano (care giver): erano il 20,8% nel 1983, sono stati il 26,8% nel 2009. Diminuiscono, però, le famiglie aiutate (dal 23,2% al 16,9%), soprattutto quelle con anziani (dal 28,9% al 16,7%). Sono invece in aumento gli aiuti economici erogati dai care giver, il 19,9% contro il 15% del 1998. Questi aiuti hanno raggiunto il 20,6% delle famiglie (18,9%); i destinatari sono soprattutto famiglie con persona di riferimento disoccupata (67,1%) e quelle con madre sola casalinga (42,7%). Anche se sono il fulcro degli aiuti informali, le donne hanno diminuito il tempo dedicato a questa attività (da 37,3 ore al mese nel1998 a 31,1 nel 2009) perché hanno sempre meno tempo a disposizione; in calo anche il tempo degli uomini (da26,4 a 21,5). L’età media dei care giver si è alzata, da 43,2 anni nel1983 a 50,1 nel2009. In particolare, sono aumentati soprattutto nella classe di età 65-74 anni (da 20,2% a 32,7%) e fra gli over75 (da 9,3% a 16,3%). Nel 6,6% dei casi i care giver sono volontari e risiedono più frequentemente al Nord (8,1% nel nord-ovest, 7,5% nel nord-est). L’assistenza informale agli adulti è diminuita nel corso degli anni (da 759,3 milioni di ore nel1998 a 730,5 milioni nel 2009) mentre è aumentata di oltre il 50% quella per i bambini (da 805,5 milioni di ore l’anno a 1 miliardo 322 milioni); in calo le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, in aumento quelle per compagnia ed accompagnamento. Le donne sono coinvolte per lo più nelle attività domestiche (84,5%), assistenza di audlti (73%), cura di bambini (66,7%), aiuto nello studio (61,5%). L’Istat lancia un allarme: la catena di solidarietà femminile fra madri e figlie su cui si fondava la rete di aiuti informale “rischia di spezzarsi” perché le donne sono sempre più sovraccariche di lavoro all’interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra la cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti.

La Maddalena, porto turistico ex Arsenale

(foto da L’Espresso, E.R., S.D., archivio GrIG)

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  1. maggio 24, 2011 alle 6:02 pm

    A.N.S.A., 24 maggio 2011
    Corte dei Conti: 160 mld perdite da crisi piu’ sforzi per bilancio. Per rispettare i nuovi vincoli Ue sul debito occorrera’ un intervento ‘pari a circa 46 miliardi’.

    ROMA – Per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrera’ un intervento ”del 3% all’anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi nel caso dell’Italia”. Lo afferma la Corte dei Conti nella presentazione del Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ”un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni Novanta per l’ingresso nella moneta unica”.

    CON CRISI PERDEREMO 160 MLD – La Corte dei Conti sottolinea “l’eredità dei condizionamenti dovuti agli effetti permanenti causati dalla grande recessione nel 2008-2009”. La magistratura contabile, nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, evidenzia come “si sia verificata una perdita permanente di prodotto, calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013”.

    SERVONO PIU’ SFORZI PER BILANCIO PUBBLICO – “La fine della recessione economica non comporta il ritorno ad una gestione ordinaria del bilancio pubblico richiedendosi piuttosto sforzi anche maggiori di quelli accettati”. Lo sottolinea la corte dei conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica.

    CON AGGIUSTAMENTO DEBITO NO RIDUZIONE TASSE – Per rispettare i nuovi vincoli europei, soprattutto di riduzione del debito, “gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l’aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia ad esercitare per questa via una azione di stimolo sull’economia”. Lo sottolinea la Corte dei Conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. La Corte sottolinea comunque che nonostante “la complessità delle prospettive” non bisogna comunque “sottovalutare l’importanza del risultato che la finanza pubblica a conseguito nel 2010 nella gestione dei conti ai diversi livelli di governo, rendendo evidente che, grazie alle misure di rafforzamento e di progressivo adattamento, gli strumenti di regolazione sono stati muniti di una efficacia non sempre riscontrata nel recente passato”. Questi strumenti di coordinamento “appaiono in grado di contribuire anche per il futuro al mantenimento dell’equilibrio dei conti pubblici ed insieme ad una auspicabile accelerazione della crescita”.

    IMPERVIO PERCORSO DELLA FINANZA PUBBLICA – La Corte dei Conti evidenzia “quanto impervio sia il percorso che la finanza pubblica italiana è chiamata a seguire nei prossimi anni per rispettare i vincoli europei e rendere possibile una crescita economica più sostenuta”. Lo evidenziano i magistrati contabili nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. “Non è sufficiente che la spesa primaria rimanga costante in rapporto al prodotto, e neanche che rimanga costante in termini reali. E’ necessario che si riduca in termini reali, rispetto a livello, già compresso, previsto nel Def per il 2014. Non essendo quindi sufficiente limare ulteriormente al margine la spesa pubblica occorre interrogarsi su quelli che possono realisticamente essere i nuovi confini ed i nuovi meccanismi dell’intervento pubblico nell’economia”.

    ANCORA SPAZI AMPI PER RECUPERO EVASIONE – Sul fronte recupero evasione la Corte dunque “indica le inaccettabili dimensioni della non compliance” e ciò dimostra “che gli spazi da recuperare a tassazione sono ancora molto ampi”. Servono comunque “azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti”. Questo perché “gli effetti finanziari del contrasto all’evasione fiscale potranno continuare ad essere determinanti nella misura in cui si riuscirà a trovare il necessario equilibrio tra l’azione repressiva e l’induzione alla tax compliance”. La Corte dei Conti rileva come nel recente passato si sia ridotto il ricorso alle entrate una tantum ricorrendo viceversa “all’intensificazione e al potenziamento delle attività di contrasto all’evasione”. L’analisi dei risultati conseguiti “conferma l’efficacia degli strumenti utilizzati anche se interrogativi si pongono sulla loro capacità di assicurare anche per il futuro la tenuta del livello complessivo dell’entrata”. Questo – secondo i magistrati contabili – “vale per i proventi da giochi e i risultati in materia di riscossione per i quali sono da attendersi difficoltà via via maggiori per continuare a realizzare gettiti significativamente crescenti. Per quanto riguarda il gettito da lotta all’evasione “questa componente ha portato “circa 63 miliardi, il 58,5% delle maggiori entrate nette complessive stimate dal 2006 al 2013 ma con un crescendo che nelle manovre 2009 e 2010 attribuisce alla lotta all’evasione la quasi totalità delle maggiori entrate previste”. La Corte dei Conti ricorda le dimensioni del fenomeno: come stimato dall’Istat l’economia sommersa potrebbe aver raggiunto nel 2008 la quota del 17,5% del Pil ossia 275 miliardi interrompendo la tendenza al ridimensionamento avviata 7 anni prima”.

    RISULTATI SIGNIFICATIVI SU TAGLIO SPESA – La Corte dei Conti mette in evidenza “quanto significativi siano stati i risultati conseguiti” in tema di taglio della spesa. Ma questo va associato ad una “distorsione: una evoluzione non bilanciata con la concentrazione dei tagli sulla spesa in conto capitale”. In ogni caso “la crescita della spesa corrente primaria rallenta vistosamente con un incremento nel 2010 dell’1,3% (+4,2% nel 2009). Le spese in conto capitale invece si riducono di oltre il 18%”. Bene le regioni (la spesa complessiva al netto della sanità si riduce dell’11% in termini di pagamenti) ed “egualmente positivo” è il risultato di comuni e province. “Anche la spesa sanitaria si rivela nel consuntivo 2010 inferiore alle previsioni. Le uscite complessive hanno raggiunto i 113,5 miliardi, inferiori di oltre 1,5 miliardi al dato previsto per l’anno”.

    VENTURA, NO SANATORIE, INTERVENIRE SU SVILUPPO – “I quarantasei miliardi all’anno necessari per riequilibrare il nostro bilancio e raggiungere gli obiettivi indicati dalla Ue ci dicono che è necessario che il Tesoro non ceda a trovate propagandistiche ed elettoralistiche. Quanto sottolineato dalla Corte dei Conti impone un’attenzione particolare alla crescita e ricorda che la spesa delle amministrazioni locali dev’essere tenuta sotto controllo. Altro che sanatorie territoriali! Servono immediatamente interventi sullo sviluppo”. Lo dice Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd commentando il Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. “L’enorme fabbisogno di risorse, secondo i magistrati contabili, richiede uno sforzo pari a quello sostenuto negli anni Novanta per preparare l’avvento dell’euro, ma allora gli italiani furono quasi entusiasti di pagare la tassa sull’Europa, invogliati da un esecutivo che prospettava una direzione di marcia ben precisa. Tutt’altra è la situazione attuale. Auspichiamo un immediato confronto sui conti pubblici italiani -conclude Ventura – perché, al di là delle petizioni di principio, è necessario capire come e dove si troveranno i miliardi necessari senza che a pagare siano i soliti noti”., conclude.

  2. maggio 25, 2011 alle 1:20 pm

    A.N.S.A., 25 maggio 2011
    Pensioni, boom anzianita’ aumento 73% nel 2010. Presentato il Rapporto annuale dell’istituto di previdenza.

    ROMA – Boom per le pensioni di anzianità nel 2010: nell’anno – secondo quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Istituto presentato oggi – sono stati liquidati 174.729 trattamenti a fronte dei 100.880 registrati nel 2009 (+73%). La crescita ha seguito un anno, il 2009, nel quale a causa del passaggio dei requisiti da 58 a 59 anni a fronte di 35 di contributi il numero di pensioni di anzianità era stato molto basso. Nel 2011 con il nuovo “scalino” (da 59 a 60 anni) e l’entrata in vigore della finestra mobile si prevede un nuovo calo. Nel 2010 l’età media per la pensione di anzianità è stata di 58,3 anni per i lavoratori dipendenti e di 59,1 per gli autonomi.
    Le nuove pensioni di anzianità liquidate sono state erogate soprattutto a lavoratori dipendenti (110.844 a fronte delle 56.963 dell’intero 2009) mentre gli autonomi ne hanno registrate 63.885. Nel 2010 le nuove pensioni di vecchiaia sono state 173.575 (101.866 a dipendenti, 71.709 ad autonomi) con un’età media di collocamento a riposo molto più alta (62,3 anni in media i dipendenti, 63,3 in media gli autonomi) grazie alle regole che prevedono per gli uomini un’età di vecchiaia a 65 anni e per le donne a 60. Il numero delle pensioni vigenti a fine 2010, escluse le prestazioni di invalidità civile) è pari a 16.042.360 con un aumento dello 0,2% sul 2009. La spesa complessiva per le principali gestioni pensionistiche (15.944.536 pensioni) è stata nell’anno di 165.646 milioni in aumento dello 0,9% sull’anno precedente. Alle 16.042.360 pensioni vigenti si aggiungono oltre 2,7 milioni di prestazioni erogate agli invalidi civili. Il 78% delle pensioni erogate dall’Istituto è di natura previdenziale, il restante 22% è di tipo assistenziale. L’importo medio per le pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) nel complesso (comprese quelle erogate per conto dello Stato) è di 10.389 euro l’anno (+0,7%). L’importo medio delle pensioni di vecchiaia e anzianità è di 12.007 euro l’anno (-0,1%) mentre quello degli assegni di invalidità e inabilità è di 7.782 euro (+4,1%). Per le pensioni indirette e di reversibilità il trattamento medio vale 7.078 euro (+0,7%).

    OLTRE 8 MLN ASSEGNI SOTTO 500 EURO – Oltre otto milioni di pensioni, pari al 50,8% del totale, sono inferiori a 500 euro al mese. E’ quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Inps secondo il quale la quota sale al 79% del totale se si considerano gli importi inferiori ai 1000 euro. Su 16 milioni di pensioni complessive (esclusi i trattamenti di invalidità pari a 2,7 milioni di assegni) quindi oltre otto valgono meno di 500 euro mentre oltre 12,6 milioni di assegni non arrivano a 1.000. Per le donne le percentuali di assegni bassi aumentano con il 61% che può contare su una pensione fino a 500 euro e il 91% che arriva al massimo a 1.000. Si parla naturalmente solo di pensione mentre se si fa il calcolo sui pensionati bisogna ricordare che il 73,9% di loro può contare su una sola pensione mentre il 26,1% conta su due o più trattamenti (soprattutto donne).

    91% PENSIONI DONNE SOTTO 1.000 EURO,61% SOTTO I 500 – Il 91% delle pensioni Inps erogate alle donne è inferiore ai 1.000 euro ma per sei assegni su 10 l’importo è inferiore a 500 euro. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi secondo il quale solo il 36% delle pensioni erogate a uomini è sotto i 500 euro mentre il 20,2% è superiore ai 1.500 euro (a fronte di appena il 2,6% degli assegni con un titolare donna). Il dato è leggermente meno pesante se invece delle pensioni si guarda ai pensionati (spesso beneficiari di più di un assegno) anche se il divario tra uomini e donne resta molto ampio. I pensionati Inps a fine 2010 erano 13.846.138 ma le donne pur essendo il 54% del totale (7,5 milioni a fronte dei 6,3 milioni di pensionati uomini) possono contare solo sul 45% della spesa complessiva. Gli uomini ricevono in media su 1.311 euro al mese (la media è tra i 1.284 di chi può contare su una sola pensione e i 1.442 euro medi di chi beneficia di più assegni) mentre le donne hanno un reddito pensionistico medio di 893 euro (la media tra i 744 euro di chi ha un solo assegno e i 1.183 di chi ha due o più trattamenti).

    SACCONI, SISTEMA STABILE,NO NUOVI INTERVENTI – Il sistema previdenziale è “stabile e non ci sono ragioni” per nuovi interventi. Lo ha detto il ministro del lavoro Maurizio Sacconi al termine della presentazione del rapporto annuale dell’Inps e rispondendo a una domanda su eventuali misure sulle pensioni nella manovra correttiva. Sacconi ha sottolineato che la stabilità del sistema è riconosciuta da tutte le istituzioni e che non ci sarà “nessun nuovo intervento nel settore pensionistico”. “Il nostro sistema previdenziale – ha detto ancora Sacconi – è stabile sia dal punto di vista obbligatorio che complementare”. Questa stabilità – ha precisato – è stata rilevata dalle principali organizzazioni internazionali, dall’Fmi all’Ocse. “E’ il risultato – ha spiegato – di numerose azioni, la legge Maroni e quella Damiano (sull’accesso alla pensione di anzianità, ndr), l’introduzione della finestra mobile e l’entrata in vigore del nuovi coefficienti. La stabilità – ha aggiunto – si realizza ad alti livelli di contribuzione che pesano sul costo del lavoro ma questi sono inesorabilmente parte delle dimensioni che abbiamo voluto conservare alla previdenza obbligatoria”. Intervenendo alla presentazione della relazione annuale della Covip, il ministro ha detto che la pensione integrativa “é sempre più importante, se non necessaria, per le giovani generazioni”. Il ministro ha evidenziato “la necessità di pervenire ad un compattamento di un sistema che si configura come atomizzato. Troppi fondi, sono più di 500, significa impossibilità di pervenire a quella massa critica che consente, da una parte, di conseguire economie di scale nella gestione e di ampliare il novero di attività possibili per ciascun fondo, a tutto vantaggio degli iscritti; e, dall’altra, ai fondi stessi di rappresentare sempre più degli attori centrali nel mercato dei capitali”.

    MASTRAPASQUA, C’E’ EQUILIBRIO MA LAVORARE PIU’ A LUNGO – Il sistema previdenziale è in equilibrio e le pensioni delle giovani generazioni non sono a rischio: è quanto sottolinea il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, presentando il rapporto annuale dell’Inps. Secondo Mastrapasqua “l’equilibrio e la stabilità raggiunte dal sistema non sono stati conseguiti a scapito delle giovani generazioni. La pensione ci sarà – sostiene – anche per i giovani. Ma la qualità della loro pensione di domani si costruisce oggi, agganciata sempre più al destino del Sistema Paese”. Accanto alla necessità di una crescita economica del sistema – avverte Mastrapasqua – c’é una necessità che e deve essere ribadita ai giovani e ai meno giovani: bisogna lavorare più a lungo. La fuga dal lavoro è un approccio incompatibile con l’allungamento dell’età anagrafica. Non è mai troppo presto per pensare alla pensione ma non è mai troppo tardi per lasciare il lavoro, anche quando è discontinuo e flessibile”.

    FINI, VERIFICARE NEL TEMPO ALLINEAMENTO SISTEMA – “Verificare, nel corso del tempo, se sulla base delle specifiche previsioni di settore non si dovrà procedere a successivi allineamenti del sistema previdenziale pubblico”. Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Inps. Per il presidente della Camera, tuttavia, per mantenere gli attuali standard “evitando di creare intollerabili discriminazioni nei regimi pensionistici tra generazioni diverse”, serve innalzare il tasso di attività soprattutto tra i giovani, uno tra i più bassi in Europa

  3. maggio 25, 2011 alle 6:55 pm

    ci vuole proprio solo la sua faccia di bronzo.

    A.N.S.A., 25 maggio 2011
    Berlusconi: “Elettori di De Magistris? Sono senza cervello”. Premier: “Pisapia fa leggi a tutela dei terroristi. Risultati dovuti alla scelta dei nostri candidati”.

    ROMA – ”Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della registrazione della puntata di ‘Porta a Porta’ che andra’ in onda stasera.

    Molto del risultato che si è ottenuto alle elezioni amministrative è dipeso dalla scelta dei candidati. Lo ha detto il premier Berlusconi facendo un’analisi del voto nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl. Ma Bonaiuti smentisce: il premier non lo ha detto. Il Cavaliere ha poi aggiunto che non si doveva caricare di significato politico il voto amministrativo. Dare le città in mano all’estrema sinistra è una follia, ha detto Berlusconi, ‘siamo in campo per restarci’. ‘Dopo il voto di fiducia di ieri la maggioranza è rafforzata e più coesa ed ora dobbiamo fare le riforme promesse ai cittadini, a partire da quella del fisco in modo che non ci siano più vessazioni per i cittadini’ ha aggiunto il premier.

    BONAIUTI, FALSO QUANTO ATTRIBUITO A PREMIER – “Io ero dentro e le parole di Berlusconi sui ballottaggi non sono vere, è sbagliato” quanto attribuitogli. Così Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, smentisce che il Cavaliere abbia detto nel corso dell’Ufficio di presidenza che il risultato dei ballottaggi sia dipeso dai candidati.

    PREMIER A PDL, NO SPOSTARE MINISTERI, FORSE RAPPRESENTANZA – Nessun trasferimento dei ministeri al nord, mentre si puo’ discutere di istituire delle rappresentanze in citta’ diverse da Roma. E’ questo il senso del ragionamento che Silvio Berlusconi, secondo diversi presenti, ha svolto durante l’Ufficio di presidenza del Pdl.

    PDL, STOP A SINISTRA NEMICA DELLA SICUREZZA – “Nei prossimi giorni si decidono i destini di grandi e piccole città del nostro Paese. La scelta é fra il buongoverno e la rigorosa amministrazione del centrodestra, oppure la sinistra delle tasse e dei centri sociali, la sinistra nemica della sicurezza e dello sviluppo. In questo momento così importante e delicato rivolgiamo un appello a tutti gli elettori perché affidino il futuro dei comuni e delle province a chi difende i loro interessi, i loro diritti e la loro libertà”. E’ quanto si legge nel documento diffuso al termine dell’ufficio di presidenza del PdL.

    MINISTERI AL NORD, NESSUNO STOP -Nessuno stop allo spostamento dei dipartimenti al Nord”. Dopo l’incontro di ieri sera tra il premier Berlusconi e il leader della Lega Umberto in cui sembrava raggiunta una momentanea tregua sulla questione, stamani il ministro Roberto Calderoli rilancia: “lo si farà e comunque, il Presidente Berlusconi ci ha dato la sua parola”, dice precisando che “la questione è così importante da non poter essere strumentalmente interpretata come semplice argomento da campagna elettorale per i ballottaggi”. Sull’argomento interviene oggi anche il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: “non si fara’, sarebbe un colpo all’unita’ d’Italia” afferma Ciampi, secondo il quale la proposta “denuncia una difficoltà di rapporti all’interno dell’attuale maggioranza”.

    ALEMANNO, PARLAMENTO VOTI CONTRO SMEMBRAMENTO – ”Credo sia necessario un voto parlamentare che dica no a questo smembramento delle funzioni della Capitale. Credo che siamo di fronte ad una sorta di tregua armata. Credo che la reazione del territorio, di Roma e delle istituzioni, abbia in qualche modo frenato questi progetti. Pero’ bisogna avere un confronto politico molto serio per archiviarli definitivamente”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo le parole del ministro Roberto Calderoli che ha smentito il congelamento della questione relativa allo spostamento dei ministeri. Per Alemanno questo tema ”va affrontato dopo i ballottaggi, perche’ fare contemporaneamente il secondo turno di elezioni e affrontare il tema dei ministeri mi sembra fuori luogo e autolesionista per il centrodestra”

    BERSANI, E’ ALLA FRUTTA E STA LACERANDO CENTRODESTRA – L’esperienza di governo e’ ”ormai alla frutta e sta, per il proprio fallimento, lacerando le componenti di centrodestra”. Lo ha affermato a Trieste il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ”Il centrodestra – ha aggiunto il segretario del Pd – non e’ in grado di offrire in questo momento prospettive di governabilita”’.

    PROCURA APRE INCHIESTA SU ESPOSTO PISAPIA – La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti ipotizzando il reato di diffamazione aggravata in seguito all’esposto denuncia presentato oggi da un legale per conto del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia. Nell’esposto, fra l’altro, si ipotizzano i reati di sostituzione di persona, abuso della credulita’ popolare e diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico. L’inchiesta e’ stata aperta dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato che l’ha affidata al collega Armando Spataro. nell’esposto, depositato da un legale che rappresenta Pisapia, si segnalano gruppi di persone, ‘figuranti’, che travestiti da zingari o da persone povere o straniere, si spacciano per persone dei Comitati di Pisapia e diffondono volantini che riguardano la campagna elettorale del candidato sindaco del centrosinistra.

    PISAPIA, C’E’ UNA REGIA PER INFANGARE – ”C’e’ una regia e una strategia” dietro i falsi zingari in giro per Milano e i finti operai che dicono di prendere le misure per la nuova moschea contro cui Giuliano
    Pisapia ha presentato un esposto denuncia in Procura. E’ quanto ha detto, dopo un incontro alla Cisl, il candidato sindaco del centrosinistra che ha parlato di fatti ”di una gravita’ incredibile che non possono derivare da una iniziativa personale”.

    LETTIERI, PER NAPOLI POLITICA CHOC – Una politica ”choc” per dare una scossa alla citta’. Questa la ricetta del candidato sindaco del centrodestra, Gianni Lettieri, che a distanza risponde al sindaco Iervolino che ieri aveva consigliato a entrambi i candidati di ”non fare grandi promesse e procedere a piccoli passi”. ”A Napoli – ha detto Lettieri, durante la sua passeggiata nei rioni Pignasecca e Sanita’ – serve una politica d’urto, la citta’ ha bisogno di grandi progetti e non di piccoli passi”. Grandi progetti come l’accelerazione e la conclusione della riqualificazione di Bagnoli, il recupero del Centro Storico ”per non perdere altri fondi europei”. Operazioni che – ha aggiunto Lettieri – ”possono essere avviate e portate a termine soltanto con la legge speciale, altrimenti i tempi saranno lunghi”.

  4. giugno 6, 2011 alle 3:32 pm

    questo significa non aver capito una beneamata mazza di che cosa sta vivendo l’Italia e gli italiani. I sardi peggio ancora.

    da La Nuova Sardegna on line, 6 giugno 2011
    Con un comma la Regione paga i contributi agli assessori. Nel collegato alla Finanziaria leggina bipartisan anche per gli ex. Cinquecentomila euro stanziati per chi si è messo in aspettativa dal lavoro di pubblico dipendente. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/06/06/news/con-un-comma-la-regione-paga-i-contributi-agli-assessori-4382508

  1. luglio 19, 2011 alle 1:59 pm
  2. agosto 20, 2011 alle 5:20 pm
  3. agosto 31, 2011 alle 12:13 pm

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