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Un po’ di chiarezza sul 5 x 1000.


Sardegna, costa meridionale

Sardegna, costa meridionale

Da alcuni anni possiamo destinare una piccola parte del nostro gettito fiscale per una buona causa.

Infatti, le varie leggi di stabilità annuali (in precedenza denominate leggi finanziarie) prevedono la possibilità per il contribuente di destinare una quota pari al cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ad associazioni non lucrative (onlus), come la nostra[1].

Tale scelta non determina maggiori imposte da pagare ma è solo un’indicazione allo Stato di come destinare il 5 per mille delle nostre imposte (come già avviene per l’otto per mille in favore dello Stato per scopi sociali o in favore delle Confessioni religiose).

Però le cose non sono così semplici e trasparenti.

La Corte dei conti ha provato a fare un po’ di chiarezza.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

anatre_in_voloqui la deliberazione Corte dei conti, Sezione centrale di controllo amministrazioni Stato, (I, II Collegio e Collegio controllo entrate), 31 ottobre 2014, n. 14/2014/G

 

 

bosco mediterraneo

bosco mediterraneo

da IBTimes, 26 novembre 2014

5 per mille, il 20% dei versamenti viene dirottato dallo Stato. Corte dei Conti: “Violato patto con i cittadini”.

Troppi beneficiari, alcuni dei quali “inutili”, e una gestione opaca delle risorse destinate dai cittadini. E’ quanto emerge dalla delibera della Sezione centrale di controllo della Corte dei Conti sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato e in particolare sul cinque per mille, vale a dire quella parte di imposta IRPEF che il contribuente destina ad attività socialmente rilevanti nella sua dichiarazione dei redditi. Beneficiari. Nel 2012 erano oltre 50mila, troppi secondo la Corte dei Conti, secondo la quale “s’impone una più rigorosa selezione, al fine di non disperdere risorse per fini impropri” per evitare “la frammentazione e la dispersione delle risorse. Molte organizzazioni, pur non avendo finalità di lucro, non producono alcun tipo di valore sociale, rivolgendosi esclusivamente ai soci o iscritti, senza rispondere a criteri di misurabilità dell’utilità sociale.

Numerose le altre criticità emerse nella delibera, tra cui la mancata pubblicità di un unico elenco (da pubblicare in Rete) degli enti beneficiari, degli importi ricevuti e del numero dei contribuenti che hanno destinato il 5 per mille. Viene inoltre sottolineato come le risorse per la tutela dei beni culturali paesaggistici, anziché verso enti di diritto pubblico, la cui partecipazione viene preclusa, vengano “dirottate su enti privati spesso non specializzati nel campo del restauro e della conservazione, che sviluppano, peraltro, spesso, progetti assai discutibili e, pertanto, poco interessanti per i contribuenti“.

Quel 20% di versamenti che prendono altre strade. Dalla tabella pubblicata nel documento (pagina 29) emerge che a partire dal 2009 risultano discrepanze tra l’importo attribuito dai contribuenti (quanto destinato al 5 per mille dai cittadini) e l’importo liquidabile (quanto effettivamente destinato alle attività indicate dai contribuenti). Una forbice che è andata via via aumentando tra il 2009 e il 2011 e che ammonta, complessivamente, a quasi 200 milioni di euro. Proprio nel 2011 la discrepanza maggiore, a fronte di 487 milioni destinati dai contribuenti, ne sono stati liquidati meno di 400. Un 20% in meno, già riscontrato nel dato del 2010. Importi ridotti “a causa della rimodulazione dovuta alle limitate disponibilità finanziarie”.

Tarabusino (Ixobrychus minutus)

Tarabusino (Ixobrychus minutus)

Netto il giudizio in merito della Corte dei Conti: “Al fine di garantire la piena esecuzione della volontà e della libera scelta dei contribuenti, andrebbe eliminato il tetto di spesa, in maniera tale che l’attribuzione del 5 per mille dell’Irpef non si traduca in una percentuale, di fatto, minore. Se, per motivi di bilancio, ciò non fosse possibile, al tetto sarebbe, comunque, preferibile una riduzione della percentuale attribuibile. Infatti, risulta grave che il patto tra Stato e cittadini venga sistematicamente violato, analogamente a quanto accade per la quota dell’8 per mille di competenza statale, che, sempre per motivi di bilancio, viene, spesso, dirottato su altre finalità rispetto a quelle stabilite dai contribuenti”.  

 

Stagno e nuvole (foto di Cristina Verazza)

Stagno e nuvole (foto di Cristina Verazza)

 

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[1] il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus utilizza i fondi provenienti dal 5 x 1000 per le proprie numerose attività legali e di sensibilizzazione.

 

(foto Cristiana Verazza, S.D., archivio GrIG)

 

  1. dicembre 4, 2014 alle 8:14 am

    Ladri pure in questo! Bisognerebbe eliminare questa sorta di “filiera”, e andare direttamente “dal consumatore (contribuente) al produttore (associazione)”, e consegnare direttamente nelle mani degli interessati i nostri contributi. Ladri!!!

  2. Occhio nudo
    dicembre 4, 2014 alle 8:57 am

    “andrebbe eliminato”, “sarebbe preferibile”, e alla fine nessuno obbliga lo Stato a rispettare il patto con i cittadini.

  3. mara
    dicembre 5, 2014 alle 7:16 pm

    Importi ridotti “a causa della rimodulazione dovuta alle limitate disponibilità finanziarie”

    Se solo smettessero di RUBARE a tutti noi cittadini onesti, l’Italia sarebbe un Paradiso.
    In ogni caso sapere che parte di ciò che destino all’ambiente venga usato dallo stato (minuscolo) magari per finanziare qualche schifezza tipo TAV in ValdiSusa.. mi fa arrabbiare moltissimo.

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