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Recessione: le banche tornino a svolgere il ruolo di finanziatrici di imprese e famiglie.


bosco sotto la neve

 

Dopo l’interessante articolo sul rating, ecco un altro articolo di approfondimento sull’attuale congiuntura economica della nostra Rossella Ognibene.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

Nel suo intervento del 18 febbraio al congresso Assiom Forex il Governatore  di Banktalia, Ignazio Visco Visco, ha riconosciuto che il 2012 sarà per l’Italia un anno di recessione, con una flessione media del Pil nell’ordine dell’1,5 per cento.

L’invito del Governatore è quello di  «andare avanti» e «operare perché con la normalizzazione delle condizioni sui mercati finanziari e del credito sia possibile stabilizzare l’attività produttiva in Italia già nella seconda metà del 2012 e tornare a un’espansione del reddito nel prossimo anno»  «Le banche dovranno dimostrare di saper svolgere bene la loro funzione di allocazione del credito».

Il messaggio del Governatore alle banche italiane è l’invito a queste di tornare a svolgere il proprio ruolo, quello di finanziare famiglie e imprese. Il Governatore ha infatti rimarcato un dato che già era nella evidenza di tutti: se fino allo scorso novembre il credito erogato dalle banche italiane al settore privato non finanziario aveva continuato ad aumentare, in dicembre i prestiti si sono contratti di circa 20 miliardi.

Ovviamente, l’invito del Governatore è per una gestione prudenziale del flusso di finanziamento del sistema, attraverso «una gestione sana e prudente, con acuita capacità selettiva», per evitare che l’economia «entri in asfissia creditizia, deperendo e trascinando con sé anche le prospettive del sistema bancario».

Direi ottime parole, che tuttavia non possono far distogliere l’attenzione da dati di analisti che di recente hanno lanciato un allarme davvero preoccupante.

Mi riferisco alle comunicazioni del Centro Europa Ricerche (vedi “il Sole 24” del 14 febbraio) che prevedono per questo 2012 duecentomiliardi di impieghi in meno, come misura della “gelata” sul credito bancario. A ciò segue la stima di Prometeia, per la quale in conseguenza di un tale “credit crunch” 25 mila imprese falliranno, bruciando 625 mila posti di lavoro.

bosco e girasoli

Sono dati impressionati e che non lasciano molte speranze circa un effettivo argine alla crisi del manifatturiero italiano; anche le esportazioni non daranno più di tanto sollievo alla nostra economia, ed i consumi interni subiranno ulteriori ridimensionamenti.

Per dare la dimensione del problema crisi economica nella pur “ricca” Provincia di Reggio Emilia possiamo fare riferimento al numero dei Fallimenti pronunciati dal locale Tribunale dal 2008 al 2011:

* n. 60 nel 2008

* n. 89 nel 2009

* n.114 nel 2010

* n.134 nel 2011

E va anche peggio nella vicina Provincia di Modena.

E non si può pensare neppure che segnali confortanti arrivino dagli USA.

Mi riferisco ad un articolo pubblicato da WSI (Wall Street Italia) il 2 febbraio, nel quale si legge

“Banche europee sull’orlo del collasso e sempre più strette nella morsa del credit crunch? Le colleghe americane non è che se la passano poi tanto meglio. E’ quanto risulta da un rapporto diffuso da Invictus Consulting Group. “

Sardegna, ginepro sul mare

In sostanza gli analisti lanciano un messaggio molto chiaro: “preparetevi a una gigantesca nuova ondata di fallimenti di banche americane”.
Dopo aver esaminato tutte le banche garantite dall’autorità bancaria federale Usa FDIC, il gruppo Invictus è giunto alla  conclusione che  758 gli istituti di credito statunitensi potrebbero subire un collasso nell’arco dei prossimi tre anni. Sempre tale report avverte che un disastro in Europa (il crollo dell’euro, o anche solo il persistere della crisi del debito sovrano, innescata dagli ormai ingovernabili debiti pubblici di alcuni paesi dell’eurozona) renderebbe il quadro peggiore.
Lo stesso report prosegue avvertendo che “Le banche a rischio – che nella maggior parte dei casi sono istituti regionali o controllate di grandi banche – non sono infatti in grado di sostenersi sulla base degli utili correnti: di conseguenza, falliranno se non saranno inglobate in altri gruppi o se non raccoglieranno ammontari “significativi” di nuovo capitale”.

Per molti aspetti il quadro delle banche USA riflette le stesse debolezze delle banche europee.

Infatti le banche europee non hanno solo un problema di liquidità (al quale ha fatto fronte l’operazione LTRO del dicembre 2011 della BCE, iniettando 500 miliardi di liquidità), ma hanno anche un problema di  solvibilità; l’Autorità di sorveglianza europea EBA  ha prescritto ad alcuni istituti di procedere a consistenti aumenti di capitale per complessivi 110 miliardi di euro (per l’Italia l’aumento è previsto in 15 miliardi).
E sono proprio questi problemi di  solvibilità che inducono le banche a vendere attività (di recente un nostro importante istituto di credito ha venduto un importante “pacchetto” di sofferenze  di circa 1,6 miliardi, per la somma di 279 milioni) ma soprattutto a “razionare” i prestiti alle famiglie e alle imprese; con questa restrizione degli “impieghi”  i nostri istituti contano di poter rispettare i parametri imposti dall’autorità europea, senza dover chiedere nuovi capitali al mercato.

Maremma, bosco

Quindi l’enorme iniezione di liquidità operata a dicembre dalla Banca centrale europea non è stata idonea ad allentare la stretta creditizia effettuata dalle banche.

In altre parole, i 500 miliardi di euro iniettati nel sistema bancario non hanno avuto alcun impatto sul rilancio della crescita economica già in recessione a causa della misure restrittive di  austerità che sono state adottate dai diversi Paesi europei, Italia compresa
Per questo motivo la politica monetaria espansiva della BCE al momento attuale si è dimostrata solo una manovra di emergenza  per evitare il collasso del sistema finanziario europeo: l’uscita dalla crisi avverrà unicamente quando le economie dei Paesi deboli dell’Europa riprenderanno a crescere sotto il profilo economico.

Ma tela crescita economica è strozzata sul nascere proprio dalla gelata creditizia con un circolo vizioso che non lascia intravedere vie di uscita; i dati del CER sono impietosi e non bastano parole incoraggianti ad invertire la rotta.

Occorrono fatti concreti, liberazione di risorse dalle spese improduttive ed iniezioni di tali nuove risorse nel sistema economico.

Il nostro Governo avrà il coraggio di fare le misure davvero impopolari che occorrono ?

Rossella Ognibene, avvocato, Reggio Emilia

Castell'Azzara, nevicata nel centro storico

(foto S.L., E.R., S.D., archivio GrIG)

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