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Caccia a febbraio, ennesima buffonata. Illegittima.


Cornacchia grigia (Corvus corone cornix)

 

Con decreto assessoriale n. 13 dell’1 febbraio 2012 l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Giorgio Oppi ha promulgato la proroga della stagione venatoria per due giornate (5 e 9 febbraio 2012) al Colombaccio, alla Ghiandaia e alla Cornacchia grigia mediante appostamenti, previo parere dell’I.S.P.R.A. (nota n. 4492 del 31 gennaio 2012).

Il calendario venatorio regionale sardo “ordinario” (decreto assessoriale n. 15556/DEC-A/14 dell11 luglio 2011) inizialmente vigente prevedeva la prima giornata di caccia al Colombaccio, alla Ghiandaia e alla Cornacchia grigia il 18 settembre 2011, senza soluzioni di continuità con le successive modifiche (decreto assessoriale n. 29968/DecA/44 del 23 dicembre 2011, decreto assessoriale n. 131/DecA/10 del 4 gennaio 2012) quindi il nuovo decreto assessoriale n. 13/2012 provoca il superamento dell’arco temporale massimo previsto dall’art. 18, commi 1° e 2°, della legge n. 157/1992 e s.m.i. per tali specie, in contrasto con il medesimo parere I.S.P.R.A.

Sarà cura delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, WWF, E.N.P.A. segnalare quanto sopra al Ministero dell’ambiente, all’I.S.P.R.A. e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, WWF, E.N.P.A. 

 

Merlo (Turdus merula)

Alla riunione dell’1 febbraio 2012 del Comitato Regionale Faunistico non hanno partecipato i componenti ambientalisti Davide Erbì (ENPA), Paolo Fiori (Amici della terra) e Antonello Secci (WWF) per protesta sul metodo di convocazione dello stesso Comitato (convocato la sera precedente la riunione tramite mail e successiva richiesta telefonica). Gli ambientalisti ritengono inoltre che il provvedimento adottato, ovvero il prolungamento dell’attività venatoria nella prima decade di febbraio, sia l’ennesima dimostrazione di chi cerca facili consensi nel mondo venatorio ma non ne fa gli interessi creando false aspettative, ad esempio sulla caccia ai tordi che, come sappiamo, non sarà permessa a febbraio. Insomma una vittoria di Pirro a cui si può porre rimedio non con false illusioni ma con una vera politica di gestione dell’attività venatoria con l’inderogabile esigenza di istituire gli Ambiti Territoriali di Caccia, attivi in tutta Italia eccetto che in Sardegna. Solo un’attenta e sostenibile pianificazione faunistica potrà garantire il futuro della caccia in Sardegna, ma, come sappiamo, il piano regionale faunistico, langue da anni nei cassetti regionali nonostante siano stati spesi centinaia di migliaia di euro in parcelle e consulenze varie.

Davide Erbì                             Paolo Fiori                          Antonello Secci

              (ENPA)                           (Amici della Terra)                         (WWF)

(foto L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. febbraio 2, 2012 alle 2:47 pm

    da L’Unione Sarda, 2 febbraio 2012
    Si spara il 5 e 9 febbraio ma solo a colombaccio, cornacchia e ghiandaia. Caccia, sì alla proroga. Ma le doppiette insorgono: si doveva fare di più: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120202083226.pdf

    Nuovo calendario. I cacciatori querelano gli ambientalisti: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120202083320.pdf

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2012
    Ma Artizzu (Fli) contesta l’assessore Oppi: «Occasione persa». Caccia, si spara domenica e il 9: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120202081540.pdf

    da Sardegna Quotidiano, 2 febbraio 2012
    Querele,esposti e veleni tra cacciatori e ambientalisti. LO SCONTRO. I cacciatori dell’associazione Cpa contro Legambiente, Enpa, Lav, Lipu e Wwf per una diffida al Comitato faunistico. L’assessore Oppi: due giorni di caccia a febbraio. Ma è polemica: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120202085901.pdf

  2. pa
    febbraio 2, 2012 alle 6:36 pm

    volantini intimidatori? ma quando mai?…..ahahahahahhhh! questi del CPA sono veramente degli ignoranti idioti! attendo serenamente la querela…..

  3. Franco
    febbraio 4, 2012 alle 5:26 pm

    Poveri sparatori, davvero ridotti male …. si dovranno accontentare addirittura di sparare alle cornacchie pur di dar sfogo al loro primitivo istinto di trogloditi!

  4. febbraio 10, 2012 alle 5:11 pm

    Animalisti italiani – ENPA – LAC – LAV – Legambiente – LIPU-BirdLife Italia – VAS Verdi ambiente e società – WWF Italia

    Comunicato stampa, 10/2/2012

    CACCIA, CORTE COSTITUZIONALE: ILLEGITTIMI I CALENDARI VENATORI PER LEGGE.

    Le associazioni: “un terremoto nel panorama regionale, saltano leggi di 5 regioni e province autonome. Ora adeguarsi compiutamente alla tutela delle specie” “Le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e province autonome di Trento e Bolzano sui calendari venatori sono da considerarsi illegittime. Cade anche la strategia di alcune regioni di raggirare le indicazioni nazionali e comunitarie attraverso lo strumento della legge. Le regioni di conformino rapidamente alle regole di tutela ambientale, non solo per le deroghe ma anche per i calendari venatori”.
    Lo affermano le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, VAS e WWF Italia a proposito della sentenza n. 20/2012 della Corte Costituzionale che, raccogliendo un ricorso del Governo, ha dichiarato illegittima la legge recante calendario venatorio della regione Abruzzo e ribadito la potestà esclusiva dello Stato in materia di tutela delle specie cacciabili.
    “Questa fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, la prima sulla materia, sebbene si riferisca in particolare alla legge della regione Abruzzo (che peraltro aveva cessato i suoi effetti) ha una esplicita portata complessiva e va a bocciare ogni regione che abbia inteso o intenda prevede il calendario venatorio mediante una legge provvedimento, affermando invece l’obbligo di emanarlo esclusivamente con la forma dell’atto amministrativo.
    “La scelta che si provveda con atto amministrativo”, afferma la Corte, “è l’unica coerente” e “si inserisce armonicamente nel tessuto della legge n. 157 del 1992” non solo perché consente “ai cittadini e alle loro organizzazioni rappresentative la possibilità di tutelare i propri interessi legittimi dinanzi al competente giudice amministrativo” ma anche e soprattutto perché mantiene aperta la possibilità di agire in modo rapido sui contenuti del calendario venatorio stesso qualora si ravveda la necessità di intervenire, porre in essere nuove tutele, rivedere tempi, luoghi e specie cacciabili o anche le modalità con cui l’attività venatoria viene prevista.
    In questo senso, la Corte ha peraltro ribadito come “la selezione, sia delle specie cacciabili, sia dei periodi aperti all’attività venatoria, implichi l’incisione di profili propri della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, che fanno capo alla competenza esclusiva dello Stato” e dunque “il legislatore nazionale ha perciò titolo per imporre alle Regioni di provvedere nella forma dell’atto amministrativo, anziché in quella della legge”.
    La storica sentenza della Corte Costituzionale pone fine al diffuso espediente del ricorso alla legge per emanare i calendari venatori e ha un effetto dirompente su molte regioni italiane, che vedono di fatto crollare il proprio impianto venatorio: le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche ma anche le province autonome di Trento e Bolzano da questo momento devono considerarsi illegittime, così come illegittimi saranno tutti gli eventuali atti, anche provinciali, che ne verranno eventualmente dedotti.
    “Per inciso, si noti che la Corte ha anche sottolineato l’obbligo, previsto dalla legge 157/92, di emanare il calendario venatorio “entro e non oltre il 15 giugno di ogni anno”. Un vincolo finora largamente disatteso ma che da oggi andrà rispettato strettamente.
    “L’effetto di questa sentenza -concludono le associazioni- è dirompente e parifica il tema del calendario venatorio a quello delle deroghe: per entrambi, le leggi sono illegittime. Non solo dunque crollano le leggi di importanti regioni italiane, ma fallisce anche il progetto di varie amministrazioni di ricorrere allo strumento legislativo per raggirare le prescrizioni comunitarie e disattendere le iniziative dello Stato a tutela delle specie, tra cui la Guida ISPRA 2010. Ora le regioni non hanno più scuse né alibi. Si adeguino compiutamente al sistema di tutele, a partire dal prossimo calendario venatorio”.

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