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Gasdotto Galsi: il sonno della Regione genera mostri.


Sardegna, bosco

Come avevamo previsto, con i picchetti sui terreni e le ruspe pronte a intervenire, residenti, amministrazioni locali, aziende interessati daranno vita a contestazioni di vario genere contro il progetto di gasdotto Galsi s.p.a. che attraverserà la Sardegna.

Infatti, il 25 luglio 2011 sul quotidiano La Nuova Sardegna veniva stato pubblicato l’avviso + elenco particelle catastali e proprietari (art. 52 ter del D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.) di avvio del procedimento di esproprio delle aree interessate dal tracciato del gasdotto Galsi s.p.a. in Sardegna e a Piombino, in Toscana.

Nonostante se ne parli da anni, nonostante una battaglia disperata delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia ha consentito – grazie soprattutto alla preziosissima opera dell’ornitologo Giuseppe Floris e della biologa marina Paola Turella – la riapertura del procedimento di valutazione di impatto ambientale (gennaio 2010), l’interesse mostrato da amministrazioni locali e popolazioni interessate è stato piuttosto scarso fino a queste ultime settimane.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia avevano in proposito presentato uno specifico atto di “osservazioni” (20 febbraio 2010) indicando varie modifiche del tracciato per la salvaguardia di aree di rilevante interesse ambientale e naturalistico, nonché attività economiche e sviluppando sinergie con il solo Comune di S. Antioco, comitati, semplici cittadini, pur essendovi stati anche incontri pubblici di sensibilizzazione a S. Antioco e Portoscuso (a fine gennaio 2010 e a fine febbraio 2010).

I vari Enti locali interessati avevano espresso posizioni favorevoli o non si erano minimamente interessati, compresi i Comuni di Olbia e di S. Giovanni Suergiu, ora su posizioni critiche (meglio tardi che mai).

corso d'acqua nel bosco

Per non parlare dell’aedo senza se e senza ma del gasdotto Galsi, Mauro Pili, deputato e Presidente della Giunta regionale sarda al momento della proposta iniziale, o delle posizioni assolutamente favorevoli di Legambiente.

Peggio è riuscita a fare solo la Regione autonoma della Sardegna.         Pur essendo azionista di Galsi s.p.a. attraverso la società finanziaria Sfirs s.p.a. (detiene l’11,6% del capitale sociale), non ha fatto praticamente nulla per minimizzare l’impatto ambientale e per massimizzare l’utilità dell’opera per l’Isola.  

Avrebbe dovuto – a nostro parere – prendere in mano la situazione e dettare condizioni irrinunciabili per la realizzazione dell’opera in progetto.   Infatti, in un’ottica di medio periodo il gas naturale può essere una fonte energetica di transizione dalle fonti fossili “tradizionali” (olio pesante) e finto-alternative (es. Targas) verso le fonti energetiche rinnovabili.     Il tracciato dovrebbe esser diverso – con l’approdo nella zona industriale di Portovesme (e non nel Golfo di Palmas), lungo le aree già pubbliche del tracciato dismesso delle Ferrovie Meridionali Sarde, lungo i tratti dismessi e le fasce di rispetto della S. S. n. 131 e di altra viabilità pubblica – come abbiamo formalmente chiesto nell’atto di intervento del procedimento di V.I.A., e l’impatto ambientale e socio-economico sarebbe infinitamente minore.   Inoltre, come abbiamo analogamente formalmente richiesto, dovrebbero esser previsti e finanziati i collegamenti e le connessioni con le reti di distribuzione delle aree urbane e industriali sarde (es. con i fondi comunitari 2007-2013).   Altrimenti, ci dovremo tenere chissà fin quando impianti inquinanti e depredatori di soldi pubblici come il Targas (gruppo Saras s.p.a.) e quelli di Portovesme e Porto Torres.

Airone cenerino (Ardea cinerea)

 

Attualmente nulla di tutto questo e nessun beneficio per la Sardegna.  E la classe politica isolana dorme, con l’eccezione della sola on. Claudia Zuncheddu e dei componenti del suo gruppo consiliare che – con la mozione n. 48 del 12 marzo 2010 – hanno tentato una modifica di rotta.

Nei mesi scorsi, il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, di concerto con il Ministro per i beni e attività culturali Sandro Bondi, ha emanato il provvedimento conclusivo del procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. concernente il progetto di gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana proposto da Galsi s.p.a., il decreto DVA DEC – 2011 n. 64 del 24 febbraio 2011, disponibile sul sito istituzionale ministeriale insieme gli allegati (parere della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale V.I.A. e V.A.S. CTVA – 2011 n. 174 del 25 gennaio 2011parere del Ministero dei beni e attività culturali – Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee n. 25241 del 25 agosto 2010; parere Regione autonoma della Sardegna – Assessore della difesa dell’ambiente n. 28308 del 17 dicembre 2010).

Garzetta (Egretta garzetta)

Si può verificare che il Ministero dell’ambiente, pur imponendo solo minime modifiche di tracciato (soprattutto nella parte a mare: la prateria di Posidonia oceanica interessata è di 78.700 mq. rispetto ai 175.800 della versione progettuale Galsi, con una riduzione di circa 97.000 mq.), ha disposto ben 112 prescrizioni vincolanti (65 da parte del Ministero dell’ambiente, 17 da parte del Ministero per i beni e attività culturali, 30 da parte della Regione autonoma della Sardegna) e rimane necessario il parere della Commissione europea (art. 5, comma 10°, del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.), nonostante le modifiche di tracciato imposte, in quanto “comunque persista un’incidenza negativa sull’habitat tutelato ai sensi della Direttiva europea 92/43 Habitat e dei D.P.R. n. 357/1997 e 120/2003”.

Rimangono inoltre da acquisire i pareri sul vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.) da parte dei competenti Ispettorati del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, l’autorizzazione integrata ambientale–A.I.A. sulla centrale di compressione di Olbia, l’approvazione del piano di caratterizzazione per l’attraversamento di aree minerarie dismesse, eventuali ulteriori prescrizioni da parte della Direzione generale protezione della natura del Ministero dell’ambiente per l’attraversamento del “Santuario dei Cetacei”, il parere sull’immersione in mare dei materiali di escavo marino (art. 109 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Allo stato attuale, il gasdotto Galsi s.p.a. è solo portatore di danni ambientali e socio-economici, ma di nessun beneficio per la Sardegna.   L’ennesima speculazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia

 

Cavallo e Gallina prataiola

 

 

 

da La Nuova Sardegna on line, 22 ottobre 2011

Olbia e Porto Botte in piazza contro il Galsi. Manifestazioni nei centri destinati a ospitare le centrali. Romani: il governo vi ascolterà: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/22/news/olbia-e-porto-botte-in-piazza-contro-il-galsi-5173701

 

(foto Il Menhir, S.D., archivio GrIG)

  1. aldo carta
    ottobre 22, 2011 alle 8:14 PM

    e’ piu’ che maI opportuno esaminare tutti gli aspetti di interesse naturalistico presenti lungo il percorso onde evitare danni irrimediabili per l’ambiente, valutando, ma penso che sia tardi se veramente questa mega opera e’ utile al popolo sardo, ma se essa non fosse di alcun aiuto per i nostri comuni, sarebbe come dire che questa e’ una servitu’, e se servitu’ dovesse essere, perlomeno che questo venga messo in conto e contabilizzato a favore della nostra regione.

  2. ottobre 22, 2011 alle 11:20 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 22 ottobre 2011
    Metanodotto, Olbia si divide sul progetto Galsi: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/22/news/metanodotto-olbia-si-divide-sul-progetto-galsi-5178047

  3. ottobre 23, 2011 alle 10:35 am

    da La Nuova Sardegna on line, 23 ottobre 2011
    Olbia non vuole il gasdotto in casa. Il sindaco in prima fila alla manifestazione contro la centrale a Vena Fiorita: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/23/news/olbia-non-vuole-il-gasdotto-in-casa-5182304

    da La Nuova Sardegna, 23 ottobre 2011
    MACOMER. Dal Comune via libera per Galsi.

    MACOMER. Via libera del comune di Macomer al passaggio del metanodotto Galsi sul proprio territorio. Il parere favorevole alla realizzazione della condotta del gas è stato espresso dal consiglio comunale nell’ultima riunione. La metanodotto percorrerà l’altopiano di Campeda e proseguirà poi in direzione di Tossilo parallelamente alla 131 sul lato est. Dal territorio di Macomer passerà poi a quello di Borore. Per tutto il percorso la condotta sarà salvaguardata da una fascia di rispetto larga 40 metri (20 per ciascun lato) sulla quale è previsto il vincolo di inedificabilità. L’impresa che eseguirà i lavori dovrà rispettare una serie di regole ambientali e ripiantumare l’area degli scavi. (t.g.t.)

  4. ottobre 24, 2011 alle 2:31 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 24 ottobre 2011
    Olbia. Verso una nuova manifestazione per dire no alla centrale
    Uggias (Idv): tutta la Gallura si mobiliterà contro il Galsi. (Luca Rojch)

    OLBIA. La protesta da spiaggia ha gasato il popolo anti Galsi, pronto a difendere il territorio dal gigante a metano. La manifestazione sembra essere il trailer, l’anteprima della rivolta di massa contro la centrale. La contromanifestazione del Pdl, che ha disertato la spiaggiata e ha proposto una sua soluzione, non ha spento l’entusiasmo. «Nessuna istituzione ora si azzarderà a sfidare la volontà popolare – afferma il senatore Pd Gian Piero Scanu -, espressa non solo nella manifestazione, ma anche in consiglio comunale con un voto unanime. Mi spiace che in altre parti dell’isola ci siano posizioni supponenti, e anche i sindacati non abbiano capito il senso della nostra battaglia. Non facciamo una lotta di retroguardia o corporativa. Noi vogliamo che il metanodotto si faccia, ma la centrale non venga costruita in Gallura».
    E la rivolta anticentrale si impasta con la politica. «Mi spiace che Nizzi e Sanciu abbiano fatto finta di avere cambiato idea su Galsi – dice Scanu -. E forse è tempo che il senatore e presidente della Provincia prenda una decisione sul suo futuro. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale per Sanciu è arrivato il momento di fare una scelta e dedicarsi con attenzione all’attività di parlamentare. Sono certo che le elezioni consentiranno di liberare la Provincia e il consorzio industriale». L’europarlamentare dell’Idv Giommaria Uggias guarda oltre e pensa a una mobilitazione di tutto il territorio. «Esiste un’unica volontà che abbraccia tutta la Gallura – dice Uggias -. Non vogliamo la centrale nella nostra provincia. Per questo organizziamo una grande manifestazione di tutto il territorio. Ma Galsi sarà solo la punta di un allarme che riguarda lo stato di salute di tutta la Gallura. Ci regalano una centrale di compressione, mentre il territorio perde tasselli fondamentali da Meridiana, ai tribunali, dalle ferrovie a Enermar. Il grande assente è la Regione, che in molte di queste situazioni è complice». Sale la tensione, ma tutti aspettano la conferenza di servizi in cui ci sarà il confronto tra Galsi, Comune, Provincia e Regione. Le certezze degli anti centrale si scontreranno contro un’opera da 3 miliardi di euro che ha tutte le autorizzazioni ambientali rilasciate dal Ministero ed è frutto di un accordo internazionale tra due governi.

    Un monito dal Sulcis: «Questa volta le condizioni le dettiamo noi». (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Non ci sono ostacoli o posizioni preconcette, nel Sulcis Iglesiente, a fornire ospitalità al Galsi. Un sacrificio, in termini di occupazione di suolo demaniale e privato, che però non può essere limitato alla cruda concessione quarantennale di una servitù fine a se stessa.
    Gli amministratori comunali, gli imprenditori, gli ambientalisti, gli agricoltori, i pescatori, gli artigiani e il sindacato intendono ottenere un congruo indennizzo in termini stabili per i disagi che quel mega impianto creerebbe sia all’ambiente marino che alle aree agricole. Sabato mattina nei 19 ettari alle Saline si sono presentati in 400 per esprimere questo concetto. «La presenza del gasdotto nel golfo di Palmas per i pescatori – ha evidenziato Pietro Di Giovanni – impone una servitù imponente, una zona di rispetto che dovrà tenere lontano le barche da pesca. Questa stagno dà da vivere a 400 pescatori».
    Una quarantina di barche, partite dal porto di Teulada e da Sant’Antioco, con ripetuti passaggi davanti alla zona in cui dovrebbe approdare il collettore, hanno voluto significare che il Golfo di Palmas è sotto controllo. «Abbiamo sfidato i militari – ha aggiunto Luciano Marica – e siamo pronti ad affrontare anche altri soggetti. Il metano non dovrà essere la canna del gas per accelerare la morte del territorio».
    Anche i disoccupati del territorio hanno fatto sentire la loro voce: «Abbiamo visto vivere qui nel Sulcis solo imprese della penisola con i loro dipendenti. Quando hanno cominciato a costruire il parco eolico dell’Enel a Portovesme, e il fotovoltaico, qui sono arrivati indiani, romeni e croati. Il gas è ben accetto ma le condizioni le dettano i residenti».

  5. CARLO
    ottobre 24, 2011 alle 2:46 PM

    L’AMBIETE E’ LA SOLA CONDIZIONE CHE CI PERMETTE LA SOPRAVVIVENZA .
    SE PENSIAMO DI POTERNE FARE A MENO, PERMETTENDO AD ALTRI, DI DEVASTARLO
    CON INGANNEVOLI PROMESSE DI FASULLI BENEFICI, DIMOSTRIAMO SOLO DUE COSE
    : O, CHE SI IGNORANO I DATI, PER CUI, TRADIZIONALMENTE CREDULONI PER DISINFOMAZIONE , O PERCHE’ AMBIGUAMENTE IN MALAFEDE, COME CERTA POLITICA E IMPRENDITORIA, SEMPRE PRONTA A PROSTITUIRSI PER QUALCHE PERSONALE TORNACONTO – NON CREDO CHE DISTRUTTO, POTREMMO ADATTARCI A MANGIARE GAS ( sempre che’ ce lo diano…) O DENARO …MEDITATE . ANCHE I NO TAV LOTTANO
    PER LE STESSE RAGIONI : DIFESA DEL TERRITORIO COME DIFESA DELLA VITA STESSA –

  6. ottobre 25, 2011 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 25 ottobre 2011
    Galsi. Proposta del presidente della Provincia di Cagliari. Diana (Pd): intervenga Cappellacci. Milia: «Ospitiamo noi il metanodotto»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20111025085213.pdf

    da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2011
    Galsi, Siniscola si autocandida. Il sindaco: «La Gallura non lo vuole? Allora lo prendiamo noi». «I nostri tecnici lavorano al progetto della stazione di pompaggio per presentare una proposta concreta». (Giovanni Bua)

    SINISCOLA. «Il Galsi? Ce lo prendiamo noi». Non è una semplice provocazione quella del sindaco di Siniscola Rocco Celentano: «Ma un progetto a cui i nostri uffici tecnici stanno lavorando. E che presto diventerà una proposta concreta da portare al tavolo delle trattative». L’idea (una volta fatte le dovute verifiche ambientali e aver individuato l’area idonea) è di accogliere la stazione di pompaggio del metano. Che i galluresi sembrano non volere più a Venafiorita. Divisi tra chi (Nizzi e Sanciu) pensa di spostarla a Spiritu Santu (area peraltro già scartata dallo stesso Galsi), chi (il sindaco di Olbia Giovannelli) la vorrebbe far emigrare a Porto Torres. E chi semplicemente non la vuole in Gallura. E allora ecco «il coniglio dal cilindro» di Celentano: «La stazione di pompaggio facciamola a Siniscola». Una «pazza idea» venuta in mente al sindaco, e presidente del consiglio provinciale, targato Psi: «Già da quando – spiega – ho iniziato a vedere la situazione complicarsi. E un progetto strategico per il nostro territorio sul punto di saltare per aria».Poco più di una provocazione, verrebbe da pensare. Ma, nel caso in cui la resistenza olbiese si rivelasse invalicabile, sicuramente una strada più praticabile di altre.
    La dorsale del metanodotto progettata dal Galsi infatti non arriva fino a Siniscola, ma da Macomer svolta verso Olbia. Il tratto «nuorese» dell’impianto è però già allo studio per portare il metano nelle aree industriali di Ottana, Bolotana e Siniscola. E nelle neonate reti del gas cittadine (già completata quelle di Nuoro e in via di progettazione quella della Baronia). Il gas insomma prima o poi da queste parti dovrà passare. Si tratterebbe solo di accorciare i tempi. Per quanto riguarda il tratto sottomarino lo spostamento a Siniscola allungherebbe di certo il tracciato di una quarantina di chilometri. Ma comunque nulla a che vedere con il «passaggio da incubo» nel mezzo delle Bocche di Bonifacio in caso di una (poco probabile) costruzione della centrale nel Sassarese. Ed ecco dunque che la «pazza idea» inizia a prendere forma. «Certo bisogna predisporre puntuali verifiche ambientali. E trovare la sede adatta – sottolinea il vulcanico primo cittadino baroniense – ma noi siamo pronti a lavorare come forsennati se sarà necessario. E a mettere sul piatto una proposta concreta in pochissimo tempo». Un’idea che già fa proseliti. A iniziare dal segretario provinciale della Cisl Ignazio Ganga, il primo a dare la «disponibilità» del territorio nuorese ad accogliere il gasdotto, alla recente inaugurazione della centrale solare del gruppo Clivati ad Ottana: «Già allora – spiega Ganga – era chiaro che stavano sorgendo dei problemi. E noi non siamo disposti a mettere a rischio la metanizzazione dell’isola. L’unica possibile salvezza per la nostra economia. Se Olbia non vuole il Galsi lo prendiamo noi. L’importante è fare in fretta».

    La Cgil contro i contestatori. Lavori fondamentali, no a scuse o pretesti.

    CAGLIARI. «Il Galsi è un’opera importantissima e va portata a termine al più presto, non sono perciò comprensibili improvvisi ripensamenti di singoli territori, peraltro già indicati da tempo come luoghi di snodo dell’infrastruttura». È la posizione della Cgil confederale che, con le dichiarazioni del segretario responsabile all’Industria Michele Carrus chiarisce il punto di vista del sindacato sull’opera che, proprio in questi ultimi tempi, sta suscitando proteste e polemiche.
    «Ciò per cui protestiamo semmai – precisa Carrus – è il ritardo con cui tutti i soggetti coinvolti stanno portando avanti la realizzazione di un’opera utile ai cittadini e alle imprese». La preoccupazione della Cgil è che il metanodotto venga bloccato, presumibilmente per ragioni economiche o a causa di interessi diversi e più forti di quelli della Sardegna, magari prendendo poi a pretesto proprio queste proteste.
    L’individuazione del sito di Venafiorita è stata fatta tempo fa, di concerto con il Comune di Olbia, «se oggi non la si ritiene più giusta – ha detto Michele Carrus – allora ci si assuma la responsabilità di indicare soluzioni alternative percorribili, non chimere». Se invece il tema, anche per Olbia così come per il Sulcis Iglesiente, è quello di interventi compensativi nel territorio, allora lo si espliciti chiaramente.
    «Le argomentazioni ambientaliste – conclude Carrus nell’argomentata presa di posizione a nome di tutta la Cgil regionale – appaiono infondate a maggior ragione in una realtà come Olbia, che ha ben altri motivi di preoccupazione per la tutela dell’ambiente e del territorio, a partire dall’eccessiva cementificazione costiera sino ai problemi dello smaltimento e trattamento dei rifiuti e delle discariche abusive».

  7. ottobre 26, 2011 alle 2:33 PM

    da La Nuova Sardegna, 26 ottobre 2011
    IL PROGETTO GALSI. «Sì al metanodotto, no all’eco-mostro».

    OLBIA. «Il metanodotto è un’opera strategica e fondamentale per l’Italia, la Sardegna e la Gallura, ma ribadisco il no assoluto alla realizzazione della stazione di pompaggio del gas a Venafiorita. Fedele Sanciu, presidente della Provincia sottolinea ancora una volta la contrarietà al sito individuato per la centrale sgomberando il campo da possibili equivoci e strumentalizzazioni. E contro la paventata prospettiva di un eco-mostro puntualizza anche Giommaria Uggias, europarlamentare dell’Idv, in prima fila sabato scorso nella manifestazione alle Saline. «Il populismo non riscalda le case dei sardi né alimenta le caldaie nelle fabbriche – dice Uggias – la protesta di Olbia e del Sulcis non vuole cancellare il metanodotto né il metano, piuttosto evitare che l’opera si trasformi in bidone deturpando le pregiate risorse territoriali alla base dell’economia sarda».

    «Metanodotto, basta sparate». Ladu contrario all’idea di accogliere la centrale a Siniscola. (Giovanni Bua)

    SINISCOLA. Silvestro Ladu attacca Celentano sull’ipotesi di accogliere la stazione di pompaggio del Galsi a Siniscola: «Basta sparate che possono far danno». E il sindaco replica: «Nessuna sparata, ma una proposta da valutare insieme per salvare un progetto a rischio». Si sposta sotto il Montalbo la polemica legata al gasdotto. Con il consigliere regionale Pdl che «liquida» la proposta del sindaco di ospitare la centrale di pompaggio del metano sgradita ai galluresi. «Modificare il tracciato del metanodotto – attacca Ladu – rallenterà la sua realizzazione e penalizzerà l’intera Sardegna. Sull’ubicazione della stazione di pompaggio è opportuno fare ragionamenti seri evitando di fare sparate che potrebbero rivelarsi controproducenti. Celentano mette a disposizione il territorio del comune da lui amministrato. Senza considerare che il territorio comunale non è ancora di sua proprietà, il sindaco avrebbe, prima di tutto, dovuto confrontarsi con il consiglio comunale e informare la popolazione interessata dell’idea di ospitare la stazione del metanodotto. Poi, semmai, avanzare una proposta concreta, fermo restando che non si comprende come mai l’amministrazione di Olbia si sta ponendo problemi di natura ambientale che, invece, non sfiorano il primo cittadino di Siniscola».
    «Forse Ladu – attacca Celentano – dimentica che a mettere in discussione l’opera non sono certo io né il Comune di Siniscola. Anzi io, ben sapendo quali sono i passaggi necessari per dare forma a quello che più che un progetto è per ora un’idea, ho ritenuto necessario dare la disponibilità del territorio ad accogliere una infrastruttura strategica. E l’ho fatto d’impeto, perché in certi momenti anche il tempismo è fondamentale. Questo non vuol dire che metto in secondo piano il parere del consiglio né l’ambiente. E non credo che Ladu possa darmi in nessuno dei due campi alcun tipo di lezione».

  8. ottobre 26, 2011 alle 2:34 PM

    bisognerebbe chiedersi a quali interessi risponda il Presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias Salvatore Cherchi quando sostiene “senza se e senza ma” il progetto di gasdotto Galsi senza pensare minimamente agli scempi ambientali derivanti dal tracciato nel “suo” Sulcis e alla minima attuale contropartita per la Sardegna.

    dal sito web ufficiale della Provincia di Carbonia-Iglesias, 25 ottobre 2011

    Si della Provincia alla metanizzazione del Sulcis Iglesiente. (http://www.provincia.carboniaiglesias.it/eventi/2011/10/25/si-della-provincia-alla-metanizzazione)

    La Provincia si è già pronunciata favorevolmente alla metanizzazione e rilascerà tutte le autorizzazioni di competenza. I Comuni del Sulcis Iglesiente hanno già appaltato i lavori delle reti di distribuzione del gas, che comportano un investimento di circa settanta milioni di euro nel solo territorio provinciale.
    La metanizzazione, lungi dal costituire una penalizzazione, elimina una grave discriminazione a carico della sola Sardegna in Italia: la discriminazione si scarica sulle famiglie, che pagano più cara l’energia per usi domestici, sulle imprese (con il metano, il problema Eurallumina sarebbe già stato risolto) e sui trasporti. Anche sul piano ambientale, il metano è di gran lunga la fonte energetica preferibile.
    Le manifestazioni devono perciò essere organizzate perché il gasdotto, finalmente, si faccia. La Provincia del Sulcis Iglesiente ne organizzerà una per sollecitare il via ai lavori.
    Il progetto è, infatti, in grave ritardo di almeno cinque anni: neppure è stata ancora messa la firma conclusiva.
    Finora Galsi ha messo sul campo l’argomento delle autorizzazioni non ancora date: questo è un problema reale, va risolto e non può essere impossibile risolverlo dal momento che in tutta Italia il gas si muove in tubazioni e i gasdotti sottomarini sono stati realizzati a iosa nel mondo.
    E’ da temere che dietro il paravento delle autorizzazioni, maturi la cancellazione o il forte differimento nel tempo del progetto Galsi. Il mercato è controllato da pochi soggetti, lo scenario dei consumi in Europa è stato modificato dalla lunga crisi economica. E’ ben noto che ENI non mai favorito la realizzazione di questo gasdotto, anche se poi è entrato nella partita. Insomma, il rischio viene, innanzitutto, da questo insieme di fatti. Negare o differire sine die le autorizzazioni, anche se si è animati dalle migliori intenzioni, rischia semplicemente di spianare la strada alle stesse potenti lobbies che, in funzione dei loro interessi aziendali (vedi ENI), hanno, con successo, impedito l’ingresso sul mercato di nuovi imprenditori e, con questo, hanno anche impedito la metanizzazione della Sardegna.

    Salvatore Cherchi

  9. Sulcitano
    ottobre 26, 2011 alle 6:50 PM

    Quel microcefalo, totalmente privo non solo di cultura naturalistica ma di qualsiasi cultura che non sia quella della prepotenza e dell’arroganza della politica, non è un Sulcitano, sia ben chiaro, come non lo sono i suoi purtroppo numerosissimi accoliti, tutti rigorosamente anti-ambientalisti viscerali, tutti animati dalla stessa bramosia di consumo integrale del territorio a beneficio esclusivo di inquietanti quanto misteriosi interessi (sigh!).
    Il Sulcis è oggi quello che è (una delle regioni geografiche d’Europa più arretrate economicamente e socialmente, pur disponendo ancora di risorse ambientali e culturali di prim’ordine e altamente reddittizie se invece opportunamente utilizzate) grazie alle loro mirate, ostinate e insensate scelte politiche pluriennali. Da 50 anni il modello di sviluppo in questo territorio è imposto e pilotato sempre dagli stessi personaggi e dai loro degni seguaci, gli stessi che oggi anelano così ardentemente alla realizzazione del Gasdotto quale panacea per tutti i mali (ma non sarà il gas a resuscitare il mostro, ormai in coma profondo, che essi stessi hanno creato! E non ci vorranno certo molti anni per capirlo!). Gli effetti disastrosi per questo territorio saranno gli stessi di sempre, purtroppo con nefasto effetto cumulativo, anche se stavolta è prevedibile con largo anticipo un deciso peggioramento perché alla cancellazione irreversibile di fondamentali ambienti e biotopi prioritari si aggiungerà lo svilimento e la perdita di interesse naturale-culturale nonché di valore economico di tutti i territori attraversati dalla condotta del gas.

  10. ottobre 27, 2011 alle 2:36 PM

    da La Nuova Sardegna, 27 ottobre 2011
    Il caso. Il consorzio di tutela (12 aziende con 350 soci) dice no alla centrale del gas. «Galsi, a rischio il vermentino». Daniela Pinna: la Gallura punta sul turismo e sull’agroalimentare. (Alessandro Pirina)

    OLBIA. L’esercito degli anti Galsi si ingrossa. A dire no alla centrale è ora anche il Consorzio di tutela del vermentino di Gallura, nato per valorizzare il pregiato vino. il Consorzio (12 aziende con 350 soci), ha deciso di mettere nero su bianco il suo no alla centrale di pompaggio.
    «Fino ad oggi abbiamo atteso che la nostra politica difendesse il territorio – afferma Daniela Pinna, la presidente del Consorzio -. Chi di dovere lo sta facendo, ma c’è ancora bisogno di supporto, aiuto e competenza scientifica da parte della nostra categoria. Il consorzio del vermentino di Gallura è quella parte della popolazione gallurese che produce e trasforma le proprie uve in vino. Mille ettari specializzati in vermentino e 25 industrie enologiche. Percorrendo la Gallura non si trovano terreni incolti, ma distese di vigneti e foreste di querce da sughero. La Gallura ha già deciso cosa fare del suo futuro: turismo, agricoltura specializzata, industrie alimentari e collegate, come quella sugheriera. La strada l’abbiamo scelta da tempo, senza tentennamenti e senza aspettare che qualcuno decidesse se investire o meno in Sardegna e portare forse un po’ di lavoro». Il Consorzio teme che la centrale Galsi in Gallura vada a vanificare il lavoro di decenni. «Noi produciamo un vino entrato a far parte delle eccellenze italiane – continua la Pinna -. Viene esportato in tutto il mondo ed è tra i vini al momento più richiesti. L’aumentato numero di cantine produttrici, la maggiore specializzazione dei viticoltori, i successi nelle rassegne enologiche internazionali e, non ultimo, l’interesse per il vitigno piantato anche in altre regioni italiane e nazioni fa sì che tutto ciò svolga un vitale compito di promozione del territorio. Tutto questo è stato ottenuto con lavoro e fatica, ma ora il metanodotto squarcerà gran parte dei vigneti che appartengono a piccoli e grandi produttori ed eliminerà per sempre distese di querce centenarie». «Tutti – conclude l’imprenditrice – parlano solo dell’impatto fisico che il metanodotto Galsi darà alla nostra terra, ma nessuno parla dell’inquinamento ambientale e degli effetti sulla salute, sulle colture e, quindi, sui vigneti e sugli animali, provocato dalle emissioni dei motori delle turbine della stazione di pompaggio perennemente accesi a meno di 1 chilometro da Olbia, nonostante si continui a sostenere il contrario. Il Consorzio dice no a tutto questo: niente ci ripagherà da un danno così immenso da essere paragonato a una calamità naturale, ma provocato direttamente dall’uomo».

    Fa discutere l’uscita di Celentano. Galsi a Siniscola? È subito polemica.

    SINISCOLA. Secca e pungente. Non si è fatta attendere la replica dei gruppi di opposizione alla proposta del sindaco di portare a Siniscola la stazione di pompaggio del gas metano, prevista in Gallura. Il Galsi scuote la politica locale. E al di là delle valutazioni di merito, la critica principale è unica: «Come fa il sindaco a formalizzare certe proposte senza prima coinvolgere il consiglio comunale?». Il caso è scoppiato nei giorni scorsi. La stazione Galsi dovrebbe nascere a Olbia, ma nella città gallurese non mancano le polemiche. Da qui l’auto-candidatura di Celentano per Siniscola. Nella cittadina si è così scatenato un putiferio. Antonio Satta, del gruppo Zente nova, è diretto. «Prima il mega sifone per estrarre l’acqua dal Montalbo, poi il Galsi. Il sindaco – dice Satta – confonde la delega col comando, visto che impegna il territorio su scelte strategiche senza preoccuparsi di consultare l’attore principale: la popolazione. Inoltre sarebbe bene discutere seriamente dell’impatto ambientale e socio-economico sul territorio». Sulla stessa linea il gruppo Liberamente. «Siamo stupiti delle dichiarazioni del primo cittadino – scrive il gruppo – perché, dalle nostre informazioni, ci risulta che gli uffici non stanno verificando affatto come lui dichiara. Celentano agisce in solitudine, con dichiarazioni non discusse e analizzate nelle sedi opportune, dimostrando una cultura di governo accentratrice. Chiediamo al sindaco che prima di fare dichiarazioni e prendere impegni che non gli competono in via esclusiva, operi coinvolgendo il consiglio e la popolazione». (salv.mart.)

  11. ottobre 28, 2011 alle 3:06 PM

    interessantissima intervista di cui si consiglia la lettura.

    da L’Unione Sarda, 28 ottobre 2011
    Riccardo Testoni, Assopetroli: sono cambiate le situazioni economiche internazionali. Per il metanodotto stop in vista? Quadrino, Edison: la decisione definitiva entro fine anno. (Alessandra Raggio): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20111028090306.pdf

    Difficile che l’Algeria rinunci all’affare:

    Fai clic per accedere a 1_146_20111028085619.pdf

  12. Joe Gasway
    ottobre 28, 2011 alle 4:58 PM

    Quel documento non è che l’ennesima prova di quanto siano idioti, scellerati e in malafede i politici sardi che ancora vogliono il Gasdotto. Mandatelo per favore all’Illuminato Presidente della Provincia del Sulcis=Luscis. 😀 Chissà che finalmente non riesca a prendere coscienza di se stesso! 😀

  13. ottobre 28, 2011 alle 10:40 PM

    giochi di bimbi sulla pelle della Sardegna. Nessuno di questi si degna di dire che cosa ci guadagnerà la Sardegna da ‘sto gasdotto.

    da L’Unione Sarda on line, 28 ottobre 2011
    Galsi, il ministro Romani rassicura Pili: “Il metanodotto si farà, iter all’arrivo”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/240403

  14. Occhio nudo
    ottobre 28, 2011 alle 10:43 PM

    Ma quando dice che la Sardegna poteva chiedere di più si riferisce alla vecchia amministrazione regionale che ha voluto il gasdotto?

    • ottobre 28, 2011 alle 10:50 PM

      si riferisce – a mio parere – all’Amministrazione regionale Pili (che l’ha sostenuto e lo sostiene senza se e senza ma), alla successiva Amministrazione regionale Masala (che ignorava anche dove fosse l’Algeria), all’Amministrazione regionale Soru (che non ha messo alcun “paletto” in proposito) e all’Amministrazione regionale Cappellacci (che non ha fatto un beneamato cavolo, nemmeno nel corso del procedimento di V.I.A.).
      Una Regione autonoma del Sardistàn, insomma.
      Stefano Deliperi

  15. ottobre 29, 2011 alle 3:20 PM

    pura “guerra” di interessi sulla pelle del Sardistàn.

    da L’Unione Sarda on line, 29 ottobre 2011
    Galsi, il ministro Romani rassicura Pili: “Il metanodotto si farà, iter all’arrivo: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/240403

    da Sardegna 24, 29 ottobre 2011
    La guerra del gas: http://www.sardegna24.net/il-fatto/la-guerra-del-gas-1.35196

  16. ottobre 30, 2011 alle 11:46 am

    ecco qui, si sveglia l’altro pasdaran del gasdotto Galsi 😉

    da Sardegna 24 on line, 30 ottobre 2011
    «Accuso l’Eni»: http://www.sardegna24.net/il-fatto/accuso-l-eni-1.35361

    «Chi ostacola il gasdotto uccide l’economia sarda»: http://www.sardegna24.net/il-fatto/chi-ostacola-il-gasdotto-uccide-l-economia-sarda-1.35414

    e questo è il primo, “senza se e senza ma” 😉

    da La Nuova Sardegna, 30 ottobre 2011
    Iniziativa del deputato del Pdl. Pili: «Una mobilitazione per dare all’isola il gasdotto con l’Algeria».

    CAGLIARI. Una mobilitazione in tutta la Sardegna per difendere il progetto del nuovo metanodotto. È la campagna lanciata ieri dal deputato del Pdl, Mauro Pili. «È un’occasione storica per il popolo sardo», afferma Pili, «una delle opportunità che abbiamo mai avuto per invertire la storia della nostra regione». Pili chiede che si vada avanti: «Per colpa di ritardi e distinguo ideologici privi di fondamento rischiamo di far morire quel progetto. Veti che fanno a pugni con disoccupazione, povertà e crisi economica». Che fare? «Occorre stringere i tempi», dice Pili, «definire un percorso che entro dicembre dia il via libera al progetto per consentire ai soci di Galsi di pianificare l’avvio dell’opera». Una battaglia contro quelli che Pili chiama «i nemici del metanodotto». «Serve uno scatto d’intelligenza e lungimiranza. Basta porsi una domanda: per quale motivo i petrolieri sono contrari al metanodotto?». Rassicurazioni tecniche: «A chi sostiene che il tubo passerà senza consentire gli allacci bisogna rispondere con le leggi e i progetti: il metanodotto sarà lungo 272 chilometri e prevede 38 slacci di interconnessione con le reti secondarie dei centri abitati e delle zone industriali e artigianali».

  1. novembre 1, 2011 alle 6:51 am

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