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Speculazione eolica in Sardegna, nuovo sequestro penale a Macchiareddu.


La Procura della Repubblica (p.m. Daniele Caria) ha ottenuto dal G.I.P. del Tribunale di Cagliari Giovanni Massidda il sequestro preventivo di una centrale eolica da 16 aereogeneratori in corso di realizzazione da parte della Energia Alternativa s.r.l. nella zona industriale di Macchiareddu (Uta-Assemini).  Non svolta la necessaria procedura di valutazione di impatto ambientale – V.I.A., sono state riscontrate in quanto in corso di realizzazione forti difformità rispetto alle autorizzazioni urbanistico-edilizie rilasciate.

E’ l’ennesimo episodio di speculazione eolica in Sardegna: dalle 27 centrali eoliche attuali (453 MW di potenza), se fossero realizzate le altre 34 in attesa di autorizzazione, si giungerebbe a 61 parchi eolici con ben 1.265 MW di potenza.

Basti pensare che oggi l’Isola è del tutto autonoma rispetto alla rete nazionale. Puo contare sulla potenza installata di circa 2.200 MW, pur impiegandone ogni giorno di solito 1.730 (e la notte solo 1.300). Con il  potenziamento dei trasporti via cavo (SAPEI e SACOI) fra Sardegna e la Penisola, non ne potranno esser esportati più di 1.000 MW.    Chi ci guadagna, quindi, nel tenere immagazzinati altri 800 MW originati dall’eolico? Certo non la Collettività.

Assemini, Macchiareddu, centrale eolica

Com’è noto, proprio riguardo le speculazioni eoliche a livello nazionale il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci è tuttora indagato insieme al coordinatore nazionale del P.d.L. Denis Verdini, all’imprenditore-mediatore Flavio Carboni, all’ex direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris, al politico iglesiente Pinello Cossu e, soprattutto, all’alto dirigente regionale Gabriele Asunis.    Proprio quest’ultimo è stato nominato recentemente responsabile della Direzione generale della Programmazione unitaria e della statistica regionale, avente competenza anche sulle pianificazioni di carattere generale, come quella energetica.   Proprio la persona giusta al posto giusto.

Il settore dell’energia eolica, così come il sempre più rilevante settore dell’energia fotovoltaica, sono tuttora a rischio inquinamento dal peggiore affarismo illecito.  Le associazioni ecologiste, con tutti i mezzi a disposizione, continuano quindi un’azione di forte vigilanza in proposito.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

da La Nuova Sardegna, 5 giugno 2011

Assemini, riparte l’eolico ma subito arriva lo stop dalla Procura di Cagliari. Una vicenda lunga dieci anni Il primo a puntare su quell’area del consorzio industriale era stato Armandino Corona. Mauro Lissia
CAGLIARI. Sigilli, paletti e decreto di sequestro preventivo con allegati due avvisi di garanzia con una sfilza di accuse: per la società Energia Alternativa srl si allontana l’obbiettivo di realizzare sedici aerogeneratori a Planemesu, tra Uta e Assemini, nell’area del consorzio industriale dove fra inchieste giudiziarie e intoppi vari i parchi eolici sembrano nascere sotto una cattiva stella.
 Ieri mattina attorno alle undici gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo Forestale si sono presentati all’ingresso del cantiere e l’ufficiale Ugo Calledda ha notificato ai responsabili il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Giovanni Massidda. Il provvedimento riguarda tutte le opere edilizie in costruzione e i terreni. A richiederlo, il 24 maggio scorso, è stato il pubblico ministero Daniele Caria che in linea con la relazione di sopralluogo elaborata dalla Forestale contesta alla società titolare del progetto una sequenza impressionante di irregolarità, alcune con pesanti riflessi penali. Su tutte l’evidente difformità accertata dai forestali tra quanto prevedevano le concessioni edilizie, i permessi di costruire firmati dagli uffici tecnici di Uta e Assemini e ciò che risulta oggi in fase avanzata di realizzazione.  Gli indagati sono l’amministratrice delegata della società concessionaria Alessandra Moi (50 anni) di Capoterra e l’ingegnere progettista-direttore dei lavori Giuseppe Usai (41 anni) di Quartu Sant’Elena che devono rispondere in concorso all’accusa di aver violato sotto diversi aspetti – come scrive il gip Massidda – la disciplina penale posta a presidio del territorio.  I lavori sono cominciati il 4 maggio scorso e fino ad oggila Energie Alternative ha messo in piedi soltanto tre degli aerogeneratori pianificati e solo in parte: ci sono i pali ma non ancora le eliche. Dopo una lunga serie di misurazioni e verifiche il Corpo Forestale ha accertato che il progetto è stato in buona parte stravolto. Prima di tutto non è stato rispettato il piano regolatore territoriale del Casic (oggi Cacip) dove stabilisce che il rapporto massimo tra superficie coperta e superficie totale non debba essere superiore al quaranta per cento: a Planemesu, in base al diritto di superficie acquistato, verrebbero realizzate opere sul 98 per cento dell’area, con uno sfruttamento intensivo dello spazio vietato dalle norme del piano. Secondola Procura non sono state rispettate neppure le distanze delle torri eoliche dai terreni confinanti e dalle strade: la distanza minima dovrebbe essere77 metri, qui la violazione – scrive il gip – appare quasi generalizzata. Infine manca la valutazione d’impatto ambientale, indispensabile in base al piano paesaggistico regionale. Insomma: a leggere il decreto del gip sembra chela Energie Alternative abbia gestito il cantiere con una certa disinvoltura, senza badare più di tanto alle regole. Stavolta però l’intervento della Procura è stato rapidissimo: sigilli e stop ai lavori ad appena un mese dall’avvio. La vicenda del parco eolico di Planemesu è tutt’altro che semplice. Proprietaria dell’area è la società ‘Planemesu azienda agricola srl’ con amministratore unico Amsicora Giuseppe Capra e soci Corrado Picciau e Elisabetta Pietrangeli. Ma il primo a mettere gli occhi su quel sito per farne una centrale a vento era stato il defunto gran maestro della Massoneria Armandino Corona, che attraverso le società Coron srl, Energia Verde srl e Energia Alternativa srl aveva proposto un parco da 41 torri eoliche su un fazzoletto di terreno. Il progetto però si era impantanato nelle procedure autorizzatorie per poi fermarsi definitivamente. Il 23 maggio 2004 era stato ceduto il diritto sull’intera superficie alla società ‘Fca srl’ perchè vi realizzasse un complesso di aerogeneratori e opere collegate. In quella stessa data la ‘Fca srl’ aveva girato il diritto di superficie alla ‘Energia Alternativa srl’ che fino a quel momento si chiamava ‘Energia rinnovabile srl’. L’impegno dichiarato era di rispettare il piano regolatore dell’allora Casic e tutte le norme ambientali. Ma poi, conclusi i passaggi societari e arrivate le autorizzazioni, il progetto sembra aver cambiato volto sino a sfociare in pesanti difformità. Ma non è finita: la società Planemesu, proprietaria dell’area, dovrebbe costruire un parco fotovoltaico all’interno del parco eolico ora finito sotto sequestro. La società di riferimento èla Sarda Energie. Il Cacip ha negato il via libera all’operazione ma il Tar ha accolto il ricorso dell’impresa privata. Nel frattempo però è intervenutala Procura. Come dire che le cose si complicano.

«Sul piano energia serve trasparenza». Il Centrosinistra: «Cappellacci non scavalchi il Consiglio». Sulla nuova programmazione si può profilare nella maggioranza uno scontro con La Spisa che è l’attuale titolare. Alfredo Franchini

CAGLIARI. Il piano energetico fatto proprio dalla Giunta Cappellacci e la nuova Programmazione affidata all’ex assessore Asunis non trovano il consenso dell’assemblea regionale. La questione rimbalzerà in Consiglio già da martedì quando la Commissione bilancio si riunirà per decidere il destino degli emendamenti e del collegato alla Finanziaria. «Chiederemo a tutto il Centrosinistra di prendere un’iniziativa comune», afferma Luciano Uras, capogruppo di Sel. (Mario Bruno, Francesca Barracciu e Gianvalerio Sanna hanno già elaborato un’interrogazione). «A questo punto il presidente Cappellacci deve riferire all’aula lo stato delle cose. Non si può scavalcare il Consiglio dopo che era stata approvata in aula una risoluzione sulla questione dell’energia». E la nuova programmazione? Uras afferma: «Non riusciamo a capire come alcune figure istituzionali continuino ad essere impiegate forzando le disposizioni di legge. Mi preoccupa molto lo scollamento tra la Giunta e il Consiglio che ha una funzione di indirizzo e di controllo da cui non si può prescindere». Sul piano energia il Consiglio ha funzioni di pianificazione visto che l’argomento riguarda l’impatto sul territorio. Federico Palomba, coordinatore dell’Italia dei valori, non ha dubbi: «Un piano per l’energia non può essere redatto nelle stanze chiuse della Giunta ma deve coinvolgere le sedi scientifiche sia in fase di elaborazione che di gestione. Riguarda il futuro di tutti e perciò deve essere elaborato nella massima trasparenza non chiedendo al Consiglio solo un parere consultivo ma facendo approvare all’assemblea una risoluzione». La creazione di una nuova programmazione, poi, nonostante la delibera di Cappellacci che assegna a Gabriele Asunis un ruolo da direttore generale per il prossimo quinquennio sembra essere messa in discussione nella stessa maggioranza. Interpellato in commissione Bilancio, l’assessore Giorgio La Spisa, ha dato una risposta caustica: «La programmazione resta lì dov’è», ha detto. Così che Francesca Barracciu commenta: «Mi chiedo se l’assessore la Spisa concordi con la sottrazione della parte più importante delle sue competenze o se dobbiamo aspettarci una nuova crisi nella maggioranza e magari un nuovo rimpasto». Roberto Capelli non è sorpreso dagli eventi: «Sul piano energetico prendo atto che da due anni a questa parte non cambia nulla nelle questioni di merito. Le nomine? C’è solo la ricerca al posizionamento degli amici»… Per Claudia Zuncheddu il piano energetico approvato dalla Giunta «più che un piano legato allo sviluppo dell’energia alternativa rischia di essere un ennesimo strumento utile ai padroni del mercato dell’energia». Il Consiglio e le commissioni sono estromesse dalle scelte. Preoccupa, secondo Claudia Zuncheddu, il quadro generale: «Il presidente Cappellacci ritira fuori dal cilindro l’ex assessore Asunis nominandolo alla direzione generale della programmazione unitaria. Un nuovo servizio creato su misura, così come rispunta anche l’ex assessore Prato alla guida della Sardegna CO2 che dovrà gestire proprio la green economy. Cappellacci dopo lo «scivolone» giudiziario sull’eolico», conclude Claudia Zuncheddu, «si garantisce con questa mossa il controllo dell’economia legata alle energie rinnovabili e non».

 

 

(tabelle da La Nuova Sardegna, foto C.B., archivio GrIG)

 

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  1. BlackPanther
    giugno 5, 2011 alle 9:00 pm

    Si si, vigilate almeno voi, mi sa che siete l’ultima speranza…

    Per “potenza installata” intendi tutta l’energia prodotta qui in Sardegna da diverse tipologie rinnovabili?

    • giugno 5, 2011 alle 9:19 pm

      grazie, Black Panther. Per il possibile ci siamo attrezzati, per i miracoli ci stiamo provando 😉
      Per “potenza installata” s’intende tutta la potenza installata (termoelettrica, eolica, solare, ecc.) in Sardegna.

  2. giugno 5, 2011 alle 9:24 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 giugno 2011
    Piano energia, rispunta Asunis. Varato dalla giunta, ruolo chiave per l’ex assessore. Il Pd: tornano i soliti noti. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. C’era una volta l’eolico. La Regione lo ha archiviato definitivamente non solo per la bufera giudiziaria che un anno fa ha coinvolto il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, l’allora assessore Gabriele Asunis e il coordinatore nazionale del Pdl, Verdini, ma perché ha giudicato l’eolico troppo invasivo per il paesaggio. La partita dell’energia, però, non smette di attrarre la Giunta che ha approvato un disegno di legge con cui viene delineato il Pears, cioè il piano energetico ambientale regionale, valido per un triennio.
    Approvando il disegno di legge, presentato dall’assessore all’Industria Oscar Cherchi, la Giunta Cappellacci ha blindato la questione energia perché il Pears «è approvato dalla Giunta previo parere delle commissioni consiliari competenti». Un parere che è soltanto consultivo. La Giunta ha chiuso urgentemente la questione energetica partendo da una considerazione importante: «Il sistema elettrico della regione», si legge nella relazione della Giunta, «è condizionato dalla capacità di esportazione giacchè i fabbisogni energetici interni sono già soddisfatti dagli impianti esistenti». In sostanza, con la crisi dell’impresa, l’attuale produzione di energia in Sardegna è più che sufficiente e considerata la necessità di «contenere un insediamento incontrollato di impianti energetici come quelli eolici e da biomassa di forte impatto paesaggistico ambientale», la Regione – è scritto nella relazione che accompagna la legge – ritiene di dover incentivare la fonte fotovoltaica «meno invasiva per il territorio e utilizzabile sia dal privato che dal comparto produttivo al fine dell’abbattimento dei costi dell’energia». L’approvazione del Piano energetico regionale coincide con la nomina dell’ex assessore regionale Gabriele Asunis alla Direzione generale della programmazione unitaria. Un nuovo servizio creato mettendoci dentro le competenze che erano in carica al Centro regionale di programmazione e anche all’Osservatorio economico diretto da Mariano Mariani, nominato commissario a Olbia, incarico da cui si dimise il giorno prima della scadenza e poco prima del voto. L’ex assessore tecnico Asunis era stato sostituito in Giunta per via di uno dei diversi rimpasti effettuati e ora torna in campo con un nuovo ruolo alla programmazione: per i prossimi cinque anni – prevede la delibera – sarà direttore generale per il coordinamento della programmazione unitaria.
    È tornato a Villa Devoto Mariano Mariani che, il giorno dopo le dimissioni da commissario di Olbia, era controparte dei sindacati nel tavolo sullo sviluppo. (Il Consiglio regionale aveva chiesto all’unanimità l’annullamento della nomina a commissario di Olbia ma la richiesta non era stata presa in considerazioen). Tra gli esponenti fidati della prima Giunta Cappellacci, infine, nemmeno l’ex assessore all’Agricoltura Andrea Prato, che aveva lasciato l’assessorato a Mariano Contu, ha potuto rioccuparsi esclusivamente delle sue attività imprenditoriali perché il presidente Cappellacci gli ha affidato la guida della società «Sardegna Co2», che dal nome si dovrà occupare di ambiente, di green economy e ancora di energia. Con la considerazione che sul piano energetico, la produzione attuale è più che sufficiente mentre l’elemento dabbero indispensabile, sul piano interno, è il metano visto che la Sardegna è l’unica regione a non disporre di questa fonte decisiva per le bollette dei cittadini e delle aziende. La metanizzazione, però, subisce ritardi, i tempi stanno slittando nel silenzio di tutti i soggetti interessati. Il Pd è molto critico su tutta la vicenda. Francesca Barracciu ha presentato un’interrogazione sugli aspetti di illegittimità della delibera sulla nuova programmazione: «Non solo si tratta di disposizioni che contravvengono alle normative regionali e che attribuiscono compiti a un nuovo soggetto in maniera discrezionale ma si duplicano e si sovrappongono ai compiti istitutivi del centro regionale di programmazione». Francesca Barracciu ricorda il problema dei Fondi europei non spesi: «Ci sono 222 milioni fermi – afferma – e il presidente Cappellacci invece di occuparsi di questo dato che grida vendetta si preoccupa di piazzare i suoi uomini e di gestire il potere. Questi presupposti non ci fanno dormire sonni tranquilli». Nell’interrogazione del Pd sul nuovo servizio della programmazione si legge che l’iniziativa «non c’entra con la buona programmazione. Rappresenta solo lo svuotamento del Centro regionale e dunque dell’assessorato alla Programmazione in favore della presidenza della Regione; e questo non si spiega se non come un atto di sfiducia nei confronti dell’assessore La Spisa e con la volontà di Cappellacci di risarcire, con sostanziosi poteri, chi è stato sacrificato nei rimpasti di Giunta».

    NUMERI. Cresce il fotovoltaico: 7.565 impianti.
    CAGLIARI. Il piano energetico regionale (valido per tre anni) si basa su tre punti: risparmio, fonti rinnovabili, e riduzione della CO2. Attualmente il sistema si basa su 14 impianti termoelettrici, (30 sezioni con una potenza efficiente di 2.627,7 MW); 19 impianti eolici con un apotenza di circa mille mw; 7565 impianti fotovoltaici con un apoitenza di 220 mw; 8 impianti biomassa con una potenza di circa 80Mwe. A questo quadro va aggiunta il nuovo gruppo a carbone della centrale Eon di Fiumesanto da 410 Mw. Le interconnessioni con la rete di trasmissione nazionale permettono lo scambio dell’eventuale esubero di produzione. Lo scambio può avvenire con il cavo sottomarino Sardegna-Corsica-Italia di potenzialità pari a 250Mw; con il cavo sottomarino Sardegna-Corsica di potenzialità pari a 50Mw e infine al Sapei, altro cavo sottomarino, potenza di circa 1000 Mw. La capacità di esportazione è di 1300 Mw mentre il parco impianti di produzione ha un capacità complessiva di 4.188 Mw più che sufficienti per il fabbisogno interno.

    BANDO DI GARA ATTESO DAL 2009. Carbone del Sulcis, è tutto fermo.
    Con il tramonto del nucleare, già bocciato in Sardegna con il recentissimo referendum regionale, il carbone torna al centro della questione energetica. Da quasi due anni la Regione deve promuovere una gara internazionale per scegliere il miglior progetto imprenditoriale per estrarre il carbone Sulcis e utilizzarlo per la produzione di elettricità. La gara è stata annunciata qualche giorno fa a ridosso delle elezioni dal presidente Cappellacci. Però il bando di gara, atteso dal 2009, deve essere integrato dalla richiesta del governo nazionale all’Unione europea di poter usufruire degli incentivi che la legge prevede di erogare a chi realizzerà il progetto.

  3. francesca
    giugno 6, 2011 alle 8:11 am

    VIGILATE PERCHÉ QUESTI “AVVOLTOI UMANI” NON RISPETTANO NEANCHE “LA CATENA ALIMENTARE”! MA SONO DISPOSTI A VENDERE LA PROPRIA ANIMA AL DIAVOLO PUR DI ARRICCHIRSI DISTRUGGENDO IL PAESAGGIO IN MODO IRREVERSIBILE, DALLA CARTINA VEDO ANCORA IL TENTATIVO DI COSTRUIRE LE TORRI IN MARE, E ALLORA FORSE NON AVEVO CAPITO NIENTE, PENSAVO FOSSE STATO ARCHIVIATO IL CASO, NEL SENSO CHE NON DOVEVANO SORGERE E INVECE COM’È LA STORIA?

  4. Michele
    giugno 6, 2011 alle 3:25 pm

    Più chiaro di così! Questi signori pensano che anche il surplus di energia prodotta dalle centrali eoliche (non chiamateli “parchi” per cortesia anche per rispetto ai parchi mai fatti in Sardegna), come tante anche altre cose, si possa “buttare” tranquillamente in mare tanto non si vede! Nel frattempo la Sardegna e i Sardi sono riusciti a scambiare paesaggio (quello che un tempo era considerato unico nel Mediterraneo e veniva utilizzato per pubblicizzare film e viaggi non Sardi) con ambiente (quello ricco di tutta la CO2 prodotta in Padania). Davvero un affare…!

  5. giugno 6, 2011 alle 8:57 pm

    da L’Unione Sarda on line, 6 giugno 2011
    Macchiareddu, abusi nel parco eolico. Sequestrati sedici aerogeneratori: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/225102

  6. giugno 7, 2011 alle 3:35 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 giugno 2011
    Piano energia, rispunta Asunis. Varato dalla giunta, ruolo chiave per l’ex assessore. Il Pd: tornano i soliti noti. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. C’era una volta l’eolico. La Regione lo ha archiviato definitivamente non solo per la bufera giudiziaria che un anno fa ha coinvolto il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, l’allora assessore Gabriele Asunis e il coordinatore nazionale del Pdl, Verdini, ma perché ha giudicato l’eolico troppo invasivo per il paesaggio. La partita dell’energia, però, non smette di attrarre la Giunta che ha approvato un disegno di legge con cui viene delineato il Pears, cioè il piano energetico ambientale regionale, valido per un triennio.
    Approvando il disegno di legge, presentato dall’assessore all’Industria Oscar Cherchi, la Giunta Cappellacci ha blindato la questione energia perché il Pears «è approvato dalla Giunta previo parere delle commissioni consiliari competenti». Un parere che è soltanto consultivo. La Giunta ha chiuso urgentemente la questione energetica partendo da una considerazione importante: «Il sistema elettrico della regione», si legge nella relazione della Giunta, «è condizionato dalla capacità di esportazione giacchè i fabbisogni energetici interni sono già soddisfatti dagli impianti esistenti». In sostanza, con la crisi dell’impresa, l’attuale produzione di energia in Sardegna è più che sufficiente e considerata la necessità di «contenere un insediamento incontrollato di impianti energetici come quelli eolici e da biomassa di forte impatto paesaggistico ambientale», la Regione – è scritto nella relazione che accompagna la legge – ritiene di dover incentivare la fonte fotovoltaica «meno invasiva per il territorio e utilizzabile sia dal privato che dal comparto produttivo al fine dell’abbattimento dei costi dell’energia». L’approvazione del Piano energetico regionale coincide con la nomina dell’ex assessore regionale Gabriele Asunis alla Direzione generale della programmazione unitaria. Un nuovo servizio creato mettendoci dentro le competenze che erano in carica al Centro regionale di programmazione e anche all’Osservatorio economico diretto da Mariano Mariani, nominato commissario a Olbia, incarico da cui si dimise il giorno prima della scadenza e poco prima del voto. L’ex assessore tecnico Asunis era stato sostituito in Giunta per via di uno dei diversi rimpasti effettuati e ora torna in campo con un nuovo ruolo alla programmazione: per i prossimi cinque anni – prevede la delibera – sarà direttore generale per il coordinamento della programmazione unitaria.
    È tornato a Villa Devoto Mariano Mariani che, il giorno dopo le dimissioni da commissario di Olbia, era controparte dei sindacati nel tavolo sullo sviluppo. (Il Consiglio regionale aveva chiesto all’unanimità l’annullamento della nomina a commissario di Olbia ma la richiesta non era stata presa in considerazioen). Tra gli esponenti fidati della prima Giunta Cappellacci, infine, nemmeno l’ex assessore all’Agricoltura Andrea Prato, che aveva lasciato l’assessorato a Mariano Contu, ha potuto rioccuparsi esclusivamente delle sue attività imprenditoriali perché il presidente Cappellacci gli ha affidato la guida della società «Sardegna Co2», che dal nome si dovrà occupare di ambiente, di green economy e ancora di energia. Con la considerazione che sul piano energetico, la produzione attuale è più che sufficiente mentre l’elemento dabbero indispensabile, sul piano interno, è il metano visto che la Sardegna è l’unica regione a non disporre di questa fonte decisiva per le bollette dei cittadini e delle aziende. La metanizzazione, però, subisce ritardi, i tempi stanno slittando nel silenzio di tutti i soggetti interessati. Il Pd è molto critico su tutta la vicenda. Francesca Barracciu ha presentato un’interrogazione sugli aspetti di illegittimità della delibera sulla nuova programmazione: «Non solo si tratta di disposizioni che contravvengono alle normative regionali e che attribuiscono compiti a un nuovo soggetto in maniera discrezionale ma si duplicano e si sovrappongono ai compiti istitutivi del centro regionale di programmazione». Francesca Barracciu ricorda il problema dei Fondi europei non spesi: «Ci sono 222 milioni fermi – afferma – e il presidente Cappellacci invece di occuparsi di questo dato che grida vendetta si preoccupa di piazzare i suoi uomini e di gestire il potere. Questi presupposti non ci fanno dormire sonni tranquilli». Nell’interrogazione del Pd sul nuovo servizio della programmazione si legge che l’iniziativa «non c’entra con la buona programmazione. Rappresenta solo lo svuotamento del Centro regionale e dunque dell’assessorato alla Programmazione in favore della presidenza della Regione; e questo non si spiega se non come un atto di sfiducia nei confronti dell’assessore La Spisa e con la volontà di Cappellacci di risarcire, con sostanziosi poteri, chi è stato sacrificato nei rimpasti di Giunta».

    NUMERI. Cresce il fotovoltaico: 7.565 impianti.

    CAGLIARI. Il piano energetico regionale (valido per tre anni) si basa su tre punti: risparmio, fonti rinnovabili, e riduzione della CO2. Attualmente il sistema si basa su 14 impianti termoelettrici, (30 sezioni con una potenza efficiente di 2.627,7 MW); 19 impianti eolici con un apotenza di circa mille mw; 7565 impianti fotovoltaici con un apoitenza di 220 mw; 8 impianti biomassa con una potenza di circa 80Mwe. A questo quadro va aggiunta il nuovo gruppo a carbone della centrale Eon di Fiumesanto da 410 Mw. Le interconnessioni con la rete di trasmissione nazionale permettono lo scambio dell’eventuale esubero di produzione. Lo scambio può avvenire con il cavo sottomarino Sardegna-Corsica-Italia di potenzialità pari a 250Mw; con il cavo sottomarino Sardegna-Corsica di potenzialità pari a 50Mw e infine al Sapei, altro cavo sottomarino, potenza di circa 1000 Mw. La capacità di esportazione è di 1300 Mw mentre il parco impianti di produzione ha un acapacità complessiva di 4.188 Mw più che sufficienti per il fabbisogno interno.

    BANDO DI GARA ATTESO DAL 2009. Carbone del Sulcis, è tutto fermo.

    Con il tramonto del nucleare, già bocciato in Sardegna con il recentissimo referendum regionale, il carbone torna al centro della questione energetica. Da quasi due anni la Regione deve promuovere una gara internazionale per scegliere il miglior progetto imprenditoriale per estrarre il carbone Sulcis e utilizzarlo per la produzione di elettricità. La gara è stata annunciata qualche giorno fa a ridosso delle elezioni dal presidente Cappellacci. Però il bando di gara, atteso dal 2009, deve essere integrato dalla richiesta del governo nazionale all’Unione europea di poter usufruire degli incentivi che la legge prevede di erogare a chi realizzerà il progetto.

  7. giugno 9, 2011 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 giugno 2011
    Cappellacci vota Sì ma sull’energia regna troppa confusione. (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. E adesso puntano sul fotovoltaico. Nella fiera degli annunci sul fronte della politica energetica, che vede la Regione primeggiare nel primato dei cambi di rotta dal 2004 a oggi, uno all’anno, per motivi nobili o profani, a ridosso del referendum sul nucleare di domenica e lunedì, la giunta prova a estrarre dal cilindro la carta del fotovoltaico. Una scelta, come quelle che l’hanno preceduta che risponde poco a ragioni di politica industriale e molto al contingente.
    Da molti mesi a questa parte la politica energetica della Regione si dipana attraverso annunci, a effetto o di basso profilo, che messi in fila non lasciano intravvedere alcun disegno. Tutto ciò accade proprio nel settore più delicato delle politiche di sviluppo. La carta energetica, in tutte le aree periferiche europee, dall’Islanda al Portogallo, sino ai paesi dell’ex blocco sovietico, è stata la prima ad essere affrontata, e poi, una volta definita la strada, si è compiuto il passo successivo: utilizzare il surplus eventualmente prodotto dalla fonte primaria di energia, con programmi definiti, priorità condivise, fondi certi e adeguati, per far camminare velocemente l’apparato industriale locale. Da noi tutto ciò è limitato alla fase degli annunci. Lasciando da parte la querelle sull’eolico, che ha visto impegnato in multipli ruoli lo stesso Cappellacci, nel giro di pochi mesi la Sardegna si è distinta per un rinnovato spirito controcorrente rispetto alle scelte del governo nazionale. Uno spirito che ha avuto la sua più alta esposizione mediatica con il referendum consultivo contro il nucleare. Adesso si torna a votare, e la giunta ribadisce il suo impegno per il no al nucleare. Lo fa a parole, e con gli slogan. L’ultimo di ieri riguarda il Progetto Sardegna CO2.0, che punta addirittura a trasformare la Sardegna nella regione più pulita d’Europa, con lo sviluppo della green economy e l’azzeramento delle emissioni inquinanti. Prima di questo c’è stato il rilancio del progetto integrato miniera-centrale per la Carbosulcis, e da ultimo il fotovoltaico, con una recente delibera che prevede un nuovo piano energetico regionale. Dietro questi fuochi d’artificio mediatici dovrebbe esserci una strategia, che vede nel no al nucleare il suo punto fermo. In realtà sul settore energetico la Regione ha corso molto, lasciandosi dietro il governo e non accorgendosi delle azioni compiute dall’esecutivo anche in questi giorni. Azioni che vanno nella direzione opposta a quella auspicata dalla Regione, sul carbone ad esempio, e trasformano ancor più la politica sarda in una fiera degli annunci, subalterna alle volontà romane.
    Il nuovo piano. Improvvisamente la Regione vede la necessità di un nuovo piano energetico. Rimanendo alle motivazioni tecniche che ne giustificherebbero l’esigenza, il disegno di legge della giunta disegna un’isola con una montagna di eolico (mille megawatt di potenza efficente), tanto termoelettrico (2627), 220 megawatt distribuiti in una miriade di piccoli impianti fotovoltaici, e uno spicchio di impianti a biomassa. A tutto questo si sommerebbe il presunto isolamento del sistema elettrico, che renderebbe «il sistema elettrico condizionato dalla capacità di esportazione». Un sistema isolato secondo la Regione; un sistema aperto, con una cessione continua di energia tramite il Sapei verso la penisola secondo i dati del Gestore del Mercato Energetico. Oggi Enel ed Eon riescono a mandarne sui 250 megawatt oltre tirreno, la metà della potenzia in entrata del solo Sapei. La riprova si ha dal prezzo, ridottosi rispetto al passato, e adesso in linea con la media nazionale perché le società produttrici di energia adesso possono esportare e i pochi che non hanno contratti bilaterali (cioè esclusivi, come quelli che hanno Alcoa e Portovesme srl) possono acquistare l’energia anche da operatori oltretirreno. La Regione però ha necessità di credere nella limitata capacità di esportazione dell’energia elettrica, perché così può giustificare la vera ragione del disegno di legge: bloccare nuovamente l’eolico, in quanto instabile dal punto di vista della distribuzione, e puntare sul fotovoltaico, definito meno invasivo e utilizzabile sia dal privato che dalle imprese. Non importa se l’ultimo conto energia ha reso meno conveniente il fotovoltaico. Se si dice addio all’eolico, si salutano anche le biomasse (quelle ipotizzate a Porto Torres per sostenere la centrale a supporto della cosiddetta chimica verde). «Appare molto difficile ipotizzare una filiera locale di produzione di energia per impianti di tali dimensioni, mentre risulta evidente che occorre far ricorso massiccio all’importazione di olio e biomasse legnose di provenienza extraisolana vanificando di fatto gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed energetica». Ma mentre la Regione fa e disfa la sua tela, il governo coerentemente, disegna uno scenario che non prevede l’uso del carbone come risorsa strategica, agevolando il nucleare anche nell’isola, nonostante il referendum consultivo di due settimane fa abbia detto il contrario.
    Il carbone. Il venerdì precedente il primo turno delle elezioni, la giunta regionale ha provato a rispolverare il progetto carbone pulito, ipotizzando un bando di gara entro questo mese per un centrale che dovrebbe utilizzare il carbone Sulcis, ma senza immissione di sostanze nocive per la presenza di un impianto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Cosa è dato sapere di questo progetto? Nulla, se non che «se la gara andrà deserta si andrà verso la trattativa privata o si dovrà intervenire in modo drastico sulla miniera». Sono queste le parole dell’assessore all’industria Oscar Cherchi, che non ha però aggiunto che l’Europa, se chiuderà presto a favore della Carbosulcis il contenzioso sugli ultimi finanziamenti ricevuti dal governo, non vuole trucchi sul futuro della miniera. Gli uffici di Bruxelles hanno ribadito che i fondi comunitari potrebbero arrivare solo in caso di piano innovativo, da inserire in una strategia nazionale, altrimenti ci sono solo gli aiuti alla chiusura. In ogni caso il vecchio sistema di incentivi, che ha consentito alla miniera di sopravvivere sino a oggi non potrà più essere riproposto: è già stato bocciato.
    Il governo. E a fronte di questo scenario, cosa fa il governo? Approva un decreto legislativo, che recepisce l’ultima direttiva europea sulla sicurezza energetica, “dimenticandosi” del carbone. Invece di fare come la Spagna, che ha inserito il carbone tra le materie prime strategiche, l’esecutivo ha ignorato questa opportunità, come ha ignorato i processi tecnologici innovativi e “puliti” messi in campo da Carbosulcis. Insomma, da una parte il governo dice di credere nel carbone, dall’altra lo ignora (pur sapendo che l’Europa ne finanzia ricerca e sviluppo). Le ragioni? Economiche: da Roma, se il progetto carbone dovesse andare avanti, devono arrivare tanti milioni di euro. «vorremmo sapere perché il governo ignora il carbone, e la Regione non alzi la voce su questo tema», precisa il senatore Pd Francesco Sanna che chiede lumi a Tremonti. Il referendum, in uno scenario dove la confusione regna sovrana, e l’unica certezza è la volontà del governo di favorire comunque l’atomo, potrà servire a scoprire molte carte, e qualche bluff.

    SE VINCE IL NO. Atomo, spuntano i mini-reattori.

    CAGLIARI. Una centrale nucleare da almeno 600 megawatt, e sarebbe un peso medio, per essere installata in Sardegna prevede la cancellazione di un terzo del parco produttivo sardo, come la dismissione delle centrali di Portovesme o dei due gruppi di Fiumesanto. Il limite invalicabile per una centrale “sarda” di quella potenza è infatti rappresentato dalle reti di trasmissione, che impediscono l’esportazione in quantità significative dell’energia qui prodotta. L’uscita dall’isola, se si vuol usare un termine comune, è oggi al massimo di 450 megawatt, come l’entrata. Un canale troppo stretto per far passare la corrente prodotta dalle turbine eventualmente installate in Sardegna. Ma la scappatoia c’è e sono i mini-reattori, sistema alternativo e più adattabile all’Italia delle centrali di concezione francese. Se il quorum fallisse, ne sono convinti i Verdi, che in un dossier hanno illustrato l’opzione B, il governo non tornerebbe indietro sul primo progetto nucleare, ma guarderebbe a una nuova opzione che sposa le società multinazionali dell’energia fare affari con i colossi americani e lasciar perdere i francesi. Questi reattori cosiddetti modulari da 100 megawatt, non hanno bisogno di potenti reti di trasmissione, non devono lavorare necessariamente a ridosso del mare, e possono essere inseriti in qualunque contesto. La Sardegna, non più isolata dalla rete nazionale con il grande cavo di collegamento con la penisola avrebbe le carte ancor più in regola per ospitare la mini-centrale.

  8. giugno 18, 2011 alle 4:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 giugno 2011
    Stop definitivo della direzione Ambiente al progetto della Edens nelle campagne di Costa ’e Lottera e Monte Mama. La Regione «gela» Ossi: niente parco eolico. Negato il Via. Gli esperti: «Il progetto non ricade in una area idonea». (Pietro Simula)

    OSSI. Stop al progetto della Edens spa in convenzione con il Comune per la creazione di un parco eolico tra Costa ’e Lottene e Monte Mamas, al confine coi comuni di Muros, Cargeghe e Florinas. Le osservazioni della nuova amministrazione di Cargeghe, da poco insediata, non hanno avuto il tempo di aggiungersi alle altre emerse nel frattempo.
    L’iter della pratica è stato bloccato dalla Regione, Direzione generale dell’Ambiente, prima ancora che fosse avviata la valutazione di impatto ambientale. «Non viene dato corso all’iter di Via – motiva il documento – perché il progetto proposto non ricade nelle aree ammissibili all’installazione di impianti eolici, poiché non ricompreso all’interno di aree industriali, compresi i Pip di superficie superiore a 20 ettari e relativi buffer di 4 chilometri».
    Entrando nel merito della documentazione allegata, l’ufficio regionale – titolare del servizio di sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali – fa alcune osservazioni in merito alla «coerenza del progetto con i criteri di ammissibilità delle aree» sulla base della normativa vigente. Rileva anzitutto che «le opere ricadono in parte all’interno di due concessioni minerarie (Monte Mamas e Sa Pria), in aree non interessate da cantieri estrattivi e impianti minerari». Inoltre si osserva che «il proponente dichiara che parte dell’impianto ricade in un raggio di quattro chilometri dalle aree Pip dei Comuni di Ossi e Cargeghe»» e «tuttavia le rispettive note dei due Comuni attestano che nessuna delle due aree Pip ha una superficie superiore a venti ettari». Infatti il comune di Ossi è dotato di un Pip in località Sa Iddazza di complessivi 6,60 ettari; mentre nella zona D del Puc di Cargeghe, a Campomela, sono ricompresi 15,98 ettari di area Pip.
    Da notare che «le due aree Pip di Ossi e di Cargeghe non sono contigue». Altra osservazione del Savi: «secondo quanto rappresentato nella tavola allegata alla relazione paesaggistica (assetto ambientale) il progetto ricade all’interno di aree naturali, sub-naturali e aree seminaturali, ad eccezione di 8 aerogeneratori ricadenti in aree ad utilizzo agroforestale». Per questi motivi all’istanza di Via relativa al «progetto di realizzazione di un impianto eolico e opere accessorie nei Comuni di Ossi e Florinas» proposto dalla Edison energie speciali «non viene dato corso» e il provvedimento viene tempestivamente notificato via fax alla stessa Edens e, per conoscenza, ai comuni di Ossi, Florinas e Cargeghe, alla Provincia, al Servizio tutela paesaggistica, al Servizio territoriale ispettorato ripartimentale, all’Arpas, alla direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, al Servizio energia, e a quello Attività estrattive.

  9. luglio 1, 2011 alle 2:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2011
    Eolico a Nulvi, 4 a giudizio. Processo per l’ex sindaco di Tergu e il capo della Fri.El, prescrizione già dichiarata per i direttori dei lavori.

    SASSARI. Non è ancora iniziato, ma il processo sull’eolico sospetto a Nulvi già perde pezzi. Quattro imputati per le torri del vento abusive secondo la procura, sono finiti a giudizio. Ma due sono usciti prima ancora di andare a dibattimento: per loro, i reati sono prescritti. Le porte dell’aula collegiale, per gli altri, si apriranno il 7 dicembre prossimo, quando dovranno difendersi dalle accuse di aver piazzato aerogeneratori in violazione di legge, per avvantaggiare la società Fri.El. Ma la gran parte delle accuse cadrà qualche giorno dopo l’inizio del processo, proprio grazie alla prescrizione.
    Dall’udienza del Gup Maria Teresa Lupinu, sono usciti con sollievo: per gli allora direttori dei lavori, i fratelli Giuseppe (48 anni) e Carlo Luciano (44, di Nulvi), difesi dall’avvocato Luigi Esposito, le accuse sono cadute perché è trascorso troppo tempo dai fatti. E le contestazioni ro – violazioni paesaggistiche e urbanistiche – si riferiscono a un periodo anteriore al 2006, quando non ricoprivano più quel ruolo. Per il resto, vanno a processo l’amministratore della società di rinnovabili Fri.El Josef Gostener (51 anni, di Bolzano), difeso dall’avvocato Franco Luigi Satta, il direttore dei lavori Francesco Mossa (40, di Sassari) difeso da Paolo Fais, l’ex sindaco di Tergu Francesco Mulargia (73 anni), assistito da Pasqualino Federici, e Gavino Manconi (63 anni), allora capo ufficio tecnico di Nulvi, assistito da Nicola Satta. Mulargia e Manconi risponderanno anche di abuso d’ufficio: con le concessioni vollero avvantaggiare – è l’accusa – la società altoatesina, perché era stata saltata la procedura di valutazione di impatto ambientale. Inoltre le licenze non indicavano la posizione né il numero o le caratteristiche delle opere. Opere che secondo il pubblico ministero Michele Incani furono realizzate – tra il 2003 e il 2007 – in spregio al codice Urbani che tutela il paesaggio e alle regole che disciplinano l’urbanistica. Con aerogeneratori troppo vicini a strade (la provinciale Sedini-Sorso e la 29) e a tanche confinanti, senza l’autorizzazione dei proprietari. Per la difesa, il processo inizia monco: non solo per l’imminente prescrizione, ma perché dopo il sequestro il tribunale del Riesame aveva tolto i sigilli. Il precedessore di Incani aveva chiesto l’archiviazione. E infine, il perito – secondo i legali – aveva bollato come inconsistenti quelle difformità, anche perché per tirar sù le torri bisognava tenere conto dell’orografia del territorio.

  10. luglio 7, 2011 alle 8:44 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 7 luglio 2011
    Eolico e P3, Cappellacci interrogato 2 ore oggi a Roma: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/07/news/eolico-e-p3-cappellacci-interrogato-2-ore-oggi-a-roma-4573040

  11. luglio 8, 2011 alle 3:04 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 luglio 2011
    P3, nuovo interrogatorio per Cappellacci. Corruzione per l’eolico, incontro bis a Roma con il pm Capaldo. La difesa: tutto chiarito. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. Nuovo interrogatorio per il presidente della Regione Ugo Cappellacci nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. La prima volta è stata il 16 luglio 2010, quando lo scandalo dilagava e la procura di Roma riteneva di aver scoperto un’organizzazione massonica con caratteristiche criminal-lobbiste in grado di influire su nomine politiche e affari in tutto simile alla P2. Una vicenda ormai lontana, scavalcata dall’indagine napoletana sulla P4 che ha puntato direttamente al cuore di Palazzo Chigi, e invece proprio ora i magistrati romani si apprestano a chiudere l’inchiesta.
    Ugo Cappellacci al termine dell’incontro con il procuratore della Dda Giancarlo Capaldo è apparso sorridente: «Sono stato io a chiedere di essere riascoltato, per chiarire alcuni punti rimasti in sospeso. Mi sembra che tutto sia a posto, ho grande fiducia nella serietà di questi magistrati».
    L’appuntamento era stato fissato lo scorso agosto ed ora è toccato a lui essere ascoltato per primo in quest’ultimo round dell’inchiesta romana. A Cappellacci non era stata contestata l’appartenenza alla società segreta anche se a metterlo nei guai sono stati proprio i suoi rapporti da un lato con Flavio Carboni, dall’altro con il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello Dell’Utri. Tutti e tre indicati nelle carte dell’inchiesta come promotori del sistema P3.
    Due ore fitte di interrogatorio, per difendersi dall’accusa di abuso d’ufficio e corruzione, nell’ambito del filone delle autorizzazioni per l’eolico, hanno consentito al governatore di integrare la corposa memoria degli avvocati Guido Manca Bitti e Alessandro Diddi, presentata già da qualche tempo. Le domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pm Rodolfo Sabelli sono tornate sul punto nodale della questione e cioè sulle pressioni esercitate da Carboni per ottenere la nomina a direttore generale dell’Arpas di Ignazio Farris e in particolare sulla famosa delibera della giunta regionale, la cosiddetta “autorizzazione unica” per gli impianti eolici, che avrebbe dovuto snellire le procedure per le autorizzazioni, scavalcando la decisione di altri enti locali. La prima delibera, che toglieva molti vincoli esistenti, fu approvata in fretta e furia nell’agosto del 2009 quasi contemporaneamente alla nomina di Farris. Ma l’autorizzazione unica non arrivò e anzi, nel marzo del 2010, la giunta approvò una delibera, voluta da Cappellacci, che bloccava le concessioni per l’eolico, mandando su tutte le furie Carboni.
    Le due frenate segnano un punto a favore della difesa, anche se nell’ordinanza i magistrati non sembravano credere a una decisione in buona fede. Altrettanto dubbiosi si erano manifestati su un’intercettazione telefonica nella quale il presidente della Regione si mostrava infuriato per le troppe pressioni: «Basta, non se ne fa più niente, finalmente me ne sono liberato, diglielo tu che la saracinesca è chiusa, così smetteranno di rompermi i c…». Siamo nel marzo 2010, Verdini travolto dall’inchiesta sulla Protezione civile si tira indietro e dice a Carboni di non poterlo più aiutare. E proprio in quel momento Cappellacci blocca la delibera sugli impianti eolici e telefona all’ingegner Piga, suo uomo di fiducia. A chi dovesse riferire Piga non è chiaro, ma la procura ritiene che lo sfogo di Cappellacci fosse in realtà rivolto al maresciallo che stava registrando la telefonata. Nell’interrogatorio dello scorso luglio il governatore aveva affermato: «Effettivamente l’indicazione per la nomina di Ignazio Farris a direttore generale dell’Arpas venne dall’onorevole Denis Verdini…Incontrai Flavio Carboni nell’autunno 2008, prima lo conoscevo solo di nome e non ero al corrente delle vicende che lo avevano riguardato. Mi fu presentato dall’assessore Asunis il quale mi propose un incontro anche con il principe Caracciolo…». Qualche ora dopo però aveva finito per ammettere: «E’ vero sono stato oggetto di pressioni che miravano a far gestire all’Arpas il procedimento per il rilascio per l’autorizzazione unica. Tali pressioni venivano trasferite a me da Verdini e qualche volta anche da Dell’Utri». Ma poi c’era stato l’interrogatorio di Ignazio Farris, che si era difeso scaricando sulle sue spalle molte responsabilità, tra cui quella di avergli affidato un ruolo di consulente proprio per modificare il regolamento dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Farris era sbottato dopo aver saputo che gli era stato revocato l’incarico da parte della Giunta regionale, comunicatogli per telefono, mentre era già negli uffici di piazzale Clodio.
    Un altro tema dell’interrogatorio di ieri è stata la nomina del consigliere provinciale Pinello Cossu ai vertici del Consorzio Tea, un incarico ottenuto sembra grazie ai buoni uffici del governatore. Va ricordato che Cossu è lo zio di Antonella Pau, l’ultima fidanzata di Carboni. Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Manca Bitti si è detto molto soddisfatto: «Siamo certi di aver fornito tutte le spiegazioni necessarie, l’interrogatorio si è svolto in un clima di grande serenità».

  12. agosto 8, 2011 alle 8:12 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 8 agosto 2011
    P3, inchiesta chiusa: per Cappellacci cade l’accusa di corruzione.
    Il presidente della Regione, indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla “P3” e sull’eolico nell’isola, deve rispondere soltanto dell’accusa di abuso d’ufficio per la nomina del direttore dell’Arpas: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/08/08/news/p3-inchiesta-chiusa-per-cappellacci-cade-l-accusa-di-corruzione-4756711

    A.N.S.A., 8 agosto 2011
    P3, chiuse indagini. A Cosentino diffamazione caso-Caldoro. Cappellacci,abuso ufficio: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/08/08/visualizza_new.html_757356079.html

    da Sardegna 24 on line, 8 agosto 2011
    Abuso d’ufficio per Cappellacci, cade l’accusa di corruzione: http://www.sardegna24.net/regione/abuso-d-ufficio-per-cappellacci-cade-l-accusa-di-corruzione-1.13212

  13. ottobre 7, 2011 alle 10:08 pm

    A.N.S.A., 7 ottobre 2011
    In Gallura il parco eolico piu’ grande d’Italia. Impianto tra i piu’ efficienti d’Europa per risorsa vento: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2011/10/07/visualizza_new.html_674361302.html

    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2011
    Inaugurato in Gallura il parco eolico più grande d’Italia.
    Realizzato su una superficie di 4 mila ettari, coprirà il fabbisogno elettrico di oltre 110 mila famiglie, con un risparmio di emissioni di anidride carbonica di circa 180.000 tonnellate/anno: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/07/news/inaugurato-in-gallura-il-parco-eolico-piu-grande-d-italia-5100576

  14. maria carta
    gennaio 16, 2012 alle 9:30 am

    Guardate che a Matzaccara le torri non sono solo 15, ma sono molte di più, alcune poste illegalmente a ridosso della strada!

  15. Massimo
    gennaio 27, 2012 alle 7:35 am

    M2/2012: Complete unseizure of the Cagliari II project
    Greentech Energy Systems has been informed that the same prosecutor that had legally seized all the 16 turbines of the Cagliari II project for alleged administrative violations in June 2011 (see Company Announcement No 14/2011) has now unseized the plant completely.

    Macchiareddu parco eolico dissequestrato, notizia ufficiale

  16. marzo 30, 2012 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 30 marzo 2012
    Caso eolico al Cacip: udienza l’8 giugno. Sotto accusa l’ex presidente Sandro Usai, il direttore generale Oscar Serci e un avvocato. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI Si terrà l’8 giugno l’udienza preliminare davanti al gup Alessandro Castello per la vicenda del parco eolico di Macchiareddu: abuso d’ufficio è l’accusa contestata dal pm Giangiacomo Pilia all’ex presidente del Casic Sandro Usai e all’attuale direttore generale Oscar Serci per aver assegnato a novembre del 2007 senza gara d’appalto due aree di 65 e 40 ettari a Macchiareddu, acquistate da privati per tre milioni di euro, alle società Green Engineering & Consulting e Cascate Cateratte srl, che dovevano realizzarci parchi eolici da sette aerogeneratori. Usai risponde dell’accusa per aver proposto l’operazione, Serci per aver espresso parere favorevole. Per Serci, che era liquidatore e quindi amministratore della controllata Tecnocasic, c’è anche l’accusa di peculato di cui deve rispondere insieme al socio unico e responsabile legale della Energy Assets Managament srl, l’avvocato Cristina Annamaria La Marca: per il pm, Serci tra febbraio e marzo 2008 ha pagato 930 mila euro alla Energy in cambio di consulenze per l’acquisizione di certificati verdi e della qualifica Iafr per il termovalorizzatore, che dà diritto ai certificati verdi. Per il pm si tratterebbe di una cifra alta in rapporto alla prestazione ottenuta, in un caso – sostiene il magistrato – il solo inoltro dei documenti. E’ vero – scrive il pm nel capo d’imputazione – che Tecnocasic ha ottenuto due milioni e 51 mila euro come controvalore di 17441 certificati verdi, ma versare il 15 per cento dell’introito alla società di consulenza della La Marca sarebbe una somma eccessiva.

    • aprile 24, 2012 alle 2:58 pm

      da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2012
      CAGLIARI. L’EX PRESIDENTE DEL CASIC. Mezzo milione in valigia, indagato Usai. Nel 2006 fu fermato alla dogana mentre rientrava dalla Svizzera con i soldi fra le camicie: inchiesta della Procura. (Mauro Lissia)

      CAGLIARI. Bloccato sul treno alla frontiera di Ponte Chiasso, l’ex presidente del consorzio industriale di Cagliari Sandro Usai nascondeva mezzo milione di euro e 2600 dollari tra camicie e biancheria intima. Fermato dai funzionari della dogana, si è salvato pagando una sanzione di 195mila euro ed è rientrato in Italia col resto. Era il 10 maggio del 2006. Saldato il conto col fisco, l’avvocato padre e padrone del porto canale di Cagliari è ora indagato dal pm Giangiacomo Pilia che con l’aiuto della Polizia tributaria cerca di scoprire l’origine e soprattutto la destinazione di una somma che appare sorprendente. Una curiosità investigativa legata a filo doppio all’inchiesta giudiziaria appena conclusa su un presunto abuso d’ufficio commesso da Usai nei rapporti con società campane, cui avrebbe destinato senza gara alcune aree del consorzio industriale perché vi realizzassero impianti eolici. Da dove venivano quei soldi? E perché Usai è andato a prenderli personalmente in Svizzera? L’avvocato, oggi settantanovenne, si è difeso davanti ai doganieri parlando di una controversia legale che riguardava anche il figlio: «Me li ha prestati un amico, servono per chiudere tutto con una transazione». Ma a leggere l’informativa trasmessa dalla polizia tributaria di Cagliari alla Procura il 31 marzo 2011 «il soggetto (Usai, ndr) non ha fornito idonee giustificazioni sulla provenienza del denaro contante e sulla successiva destinazione». I controlli condotti dai finanzieri, risulta dal rapporto, sembrano dimostrare che l’avvocato non ha detto la verità ma si è inventato una storia senza neppure troppa fantasia. Da qui la richiesta di una perquisizione dell’appartamento di Usai. Acquisiti al fascicolo che riguarda il procedimento sull’eolico, gli atti relativi a questo episodio sono stati stralciati meno di un mese fa per indagare ancora. Di certo la brutta avventura di Chiasso entrerà nell’udienza preliminare del prossimo 8 giugno, in cui Usai è imputato di abuso d’ufficio. Si tratta di capire quale sia il sospetto del pubblico ministero e quale l’eventuale legame con l’inchiesta madre, dove non c’è alcuna ipotesi di corruzione a carico degli indagati. Ma vediamo la vicenda dall’inizio. Sono le 14.30 del 10 maggio 2006, Usai viaggia sul treno Ic 383 proveniente dalla Svizzera diretto in Italia. E’ seduto in una poltrona di prima classe quando l’operatore controlla il suo biglietto e poi porge la domanda di rito: «Qualcosa da dichiarare?». Risposta dell’avvocato: «Nulla». Per chissà quale ragione il doganiere non la beve e prega il legale di scendere dal treno e di accompagnarlo agli uffici. Dove la valigia viene aperta e tra gli indumenti personali compaiono mille banconote da 500 euro divise in dieci «mazzette fascettate» e 26 banconote da cento dollari. I doganieri gli chiedono da dove provengano e Usai non risponde. Scatta la procedura di verifica ed è a quel punto che l’avvocato decide di fornire una spiegazione: «E’ un prestito, mi servono per definire una controversia. I miei beni e i miei emolumenti sono tutti sotto sequestro giudiziario, quindi ho dovuto rivolgermi a un amico di cui non intendo dire il nome, visto che è stato così generoso con me». Per i doganieri basta e avanza: contestata formalmente l’illecita importazione di denaro gli chiedono di versare seduta stante il 40 per cento dell’illecito, il conto fa 195mila euro. Usai firma il verbale, paga in contanti lasciando sul tavolo alcune mazzette. Poi, secondo gli accordi presi con la Procura di Como, viene autorizzato a ripartire per l’Italia. Il verbale di contestazione però parte immediatamente e finisce alla polizia tributaria, che informa la Procura di Cagliari. L’indagine permette di scoprire che i beni immobili e i compensi professionali di Usai «non risultano gravati da alcun provvedimento giudiziario». Non c’è neppure una controversia che riguarda il figlio, come il presidente del Casic aveva riferito ai doganieri. Insomma: l’«alibi» dell’avvocato è bucato e il mistero sull’origine di quel mezzo milione si fa più fitto. L’informativa trasmessa dalla tributaria a marzo scorso è solo l’ultimo atto d’indagine compiuto sulla vicenda in ordine di tempo, ma l’impressione è che il pm Pilia intenda andare avanti con gli accertamenti. Riserbo totale sui prossimi passi: una rogatoria internazionale per verificare l’esistenza di conti all’estero? Per ora nessuna risposta. Nuovi elementi di valutazione sui fatti potrebbero arrivare dal processo che sta per aprirsi. Sempre che Usai abbia voglia di dare spiegazioni su un episodio che andrebbe spiegato.

      E’ accusato di abuso d’ufficio per l’eolico a Macchiareddu.

      L’udienza preliminare davanti al gup Alessandro Castello per la vicenda del parco eolico di Macchiareddu si terrà l’8 giugno: abuso d’ufficio è l’accusa contestata dal pm Giangiacomo Pilia all’ex presidente del Casic Sandro Usai e all’attuale direttore generale Oscar Serci per aver assegnato a novembre del 2007 senza gara d’appalto due aree di 65 e 40 ettari a Macchiareddu, acquistate da privati per tre milioni di euro, alle società Green Engineering & Consulting e Cascate Cateratte srl, che dovevano realizzarci parchi eolici da sette aerogeneratori. Usai risponde dell’accusa per aver proposto l’operazione, Serci per aver espresso parere favorevole. Per Serci, che era liquidatore e quindi amministratore della controllata Tecnocasic, c’è anche l’accusa di peculato di cui deve rispondere col socio unico e responsabile legale della Energy Assets Managament srl Cristina Annamaria La Marca.

  17. erika
    maggio 4, 2012 alle 10:59 pm

    Salve, sto leggendo il libro MAFIE IN MOVIMENTO. Lo trovo molto interessante. C ‘è però unacosa che vorrei chiederle: secondo lei le cosiddette Ecomafie possono essere considerate mafie alla stregua di quelle di si parla generelmente: Cosa nostra, sacra corona unita, ‘nrangheta, Camorra? Per esempio, la speculazione sull’eolico avvenuta in sardegna ( la P3 ecc) può essere considerata un’attivita criminale di stampo mafioso’? spero in un asua risposta.
    la saluto.
    erika Anedda

  18. aprile 5, 2013 alle 4:52 pm

    da Sardinia Post, 5 aprile 2013
    Processo sull’eolico a Macchiareddu, i vertici del Cacip scelgono il rito abbreviato: http://www.sardiniapost.it/cronaca/processo-sulleolico-a-macchiareddu-i-vertici-del-cacip-scelgono-il-rito-abbreviato/

    ______________________________

    da L’Unione Sarda on line, 5 aprile 2013
    Parco eolico di Macchiareddu. Gli indagati scelgono il rito abbreviato: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/310388

  19. Luca Carta Escana
    novembre 15, 2014 alle 7:43 pm

    Vorrei segnalare: ”Eolico a Macchiareddu, condannato l’ex direttore del Cacip Oscar Serci”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/eolico-macchiareddu-condannato-lex-direttore-del-cacip-oscar-serci/ e ”Eolico a Macchiareddu, inchiesta-bis sul Cacip: indagati Romano e Luca Mambrini” http://www.sardiniapost.it/cronaca/eolico-macchiareddu-inchiesta-bis-sul-cacip-indagati-romano-e-luca-mambrini/ Grazie.

  20. febbraio 17, 2016 alle 9:50 pm

    17/2/2016
    ciao a tutti . vorrei capire perché nessuno segnala la situazione di distruzione selvaggia che da anni si verifica nella costa tra portotorres e stintino zona molto frequentata da turisti che arrivano da ogni parte del mondo per godersi il magnifico mare .e quale orrore invece presentano ai loro occhi con la presenza di ettari di terreno da prima coltivato a frumento ora seminato a pannelli solari e pale eoliche. ma i contadini del posto sono così manipolabili e infelici per regalare a certe società il loro terreno per una manciata di centesimi ? i signori contadini forse non sanno che in ogni resto del mondo oggi gli agricoltori che amano la loro terra nonostante le fatiche per farla produrre .la difendono a denti stretti pur di restare ancorati ad essa.mantenendo la tradizione lasciata dai loro genitori perfezionando il loro sapere è modernizzandosi è investendo in risorse .sapete che tra non molto una società autorizzata dalla regione sardegna pur di installare altre pale eoliche espropriano terreni di privati per costruirsi le centraline di controllo . ma che razza di sistema scaltro adotta questa società autorizzata ,qual è il presuposto ? qual è il benessere proponente ? mi sa di lavoro temporaneo, effimero ,illusorio .mi sa anche di un sistema piuttosto scaltro e crudele per dare il colpo di grazia all’agricoltura sarda ,che in verità non è mai emersa per mille motivi a parer mio personale la mentalità degli agricoltori del posto è una mentalità antica disincantata senza fantasie e ci si accontenta di accettare una manciata di centesimi e poi dire l’esproprio però me lo hanno pagato ………………. ciao.

  1. giugno 5, 2011 alle 5:45 pm
  2. agosto 9, 2011 alle 3:54 pm
  3. ottobre 8, 2011 alle 8:53 pm
  4. luglio 2, 2014 alle 3:49 pm

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