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Sequestro di una lottizzazione abusiva a Putzu Idu, San Vero Milis (OR).


Cabras, rustici edilizi nel Sinis

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale hanno proceduto al sequestro preventivo di una presunta lottizzazione abusiva nel Sinis, sulla costa  di Putzu Idu, a San Vero Milis (OR).   

Già oggetto di azioni legali delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, il Sinis è – purtroppo – terra di conquista per un abusivismo edilizio strisciante quanto aggressivo, come aveva dimostrato anche il sequestro e il successivo sgombero della lottizzazione abusiva di Sa Rocca Tunda (S. Vero Milis) nel 2010 e il recente sequestro preventivo delle case mobili nel camping di Is Aruttas (Cabras).

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, da sempre impegnate contro l’abusivismo edilizio, sostengono con forza la difficile azione di magistratura e polizia giudiziaria in materia, soprattutto con le palesi carenze o, peggio, assenze dei controlli amministrativi di legge.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

Cabras, penisola del Sinis

da La Nuova Sardegna on line, 31 agosto 2011

San Vero Milis, sequestrato villaggio abusivo: 200 denunce.  Agenti del corpo forestale hanno messo sotto sequestro un centinaio di lotti di terreno a Sa Rocca  Tunda, nella marina di San Vero Milis. Nei quasi sette ettari di terreno sorgevano case, bungalows, baracche. Denunciate 200 persone.

SAN VERO MILIS. Il sequestro di diverse costruzioni e di alcune aree all’interno delle quali si ritiene che sia stata realizzata una lottizzazione abusiva è scattato questa mattina a Putzu Idu, nel comune di San Vero Milis, per iniziativa della Procura della Repubblica di Oristano. L’operazione, che ha interessato un area di circa 7 ettari di terreno considerato agricolo, è stata eseguita dagli agenti del Corpo di Vigilanza Ambientale che hanno provveduto a porre i sigilli a 5 edifici in muratura e a numerose strutture semi removibili.
All’interno dell’area, distante appena350 metri dal mare, gli agenti hanno trovato un vero e proprio villaggio con tanto di strade, fognature e luce elettrica. L’inchiesta coinvolge circa 200 privati. Dai primi accertamenti gli abusivi risultano essere per la maggior parte abitanti di San Vero Milis, ma numerosi sono anche i non residenti provenienti da ogni parte della Sardegna e dalla Penisola. Già lo scorso anno la forestale aveva provveduto nella stessa zona al sequestro di altre costruzioni su un area di5 ettari. Allora gli indagati erano stati 17.

 

da L’Unione Sarda on line, 31 agosto 2011

San Vero Milis, sequestrato villaggio abusivo, 199 indagati: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/233789

 

da La Nuova Sardegna on line, 18 agosto 2011

Cabras, Chiesa di S. Giovanni di Sinis

In un camping di Cabras undici case mobili abusive.  Gli uomini della forestale hanno sequestrato 11 case mobili sistemate nel campeggio comunale di Is Aruttas sul litorale di Cabras gestito da una società. Il sequestro è stato disposto a titolo preventivo dal gip del tribunale di Oristano: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/08/18/news/in-un-camping-di-cabras-undici-case-mobili-abusive-4807022

 (foto S.D., archivio GrIG)

  1. settembre 1, 2011 alle 2:31 PM

    da La Nuova Sardegna, 1 settembre 2011
    Sequestrato villaggio abusivo. Una valanga d’irregolarità nelle case e nei lotti vicino al mare. (Elia Sanna)

    SAN VERO MILIS. A poche centinaia di metri dal mare, dietro alte siepi e muretti in pietra, si nascondevano case costruite con tutti i crismi, roulotte, prefabbricati, tettoie e gazebo più o meno attrezzati. Una sorta di villaggio vacanze realizzato su 7 ettari di terreni agricoli: tutto regolarmente abusivo. Dopo un’indagine durata quasi due anni, sono stati emessi i primi provvedimenti dalla magistratura di Oristano. Su disposizione del gip Mauro Pusceddu sono stati posti sotto sequestro 100 lotti a Sa Rucca Tunda. Ci sono anche duecento indagati per lottizzazione abusiva.
    Gli agenti del corpo forestale dell’ispettorato di Oristano hanno raggiunto la zona di Sa Rocca Tunda alle prime luci del giorno. L’area è a ridosso della bellissima spiaggia ed è accessibile solo attraverso una fitta rete di stradine bianche, anche loro naturalmente abusive. I forestali, coordinati dall’ispettore capo Giuseppino Serra, hanno notificato ieri il provvedimento del giudice. Molti dei proprietari dei lotti stavano trascorrendo le vacanze all’interno dei lotti. Qualcuno era a conoscenza dell’imminente blitz, altri sono caduti dalle nuvole quando si sono visti piombare i ranger in casa. E altri ancora sono andati su tutte le furie quando hanno visto le macchine fotografiche e le telecamere delle tv.
    «Sono in regola e non ho commesso alcun abuso – ha dichiarato visibilmente seccata una anziana pensionata di San Vero – Sarà il mio legale ad occuparsi della vicenda». Qualcuno ha minacciato i cronisti che raccoglievano dichiarazioni: «Non basta la Forestale con tutti i guai che questo comporterà – ha urlato un impiegato di Cagliari – Ora finiamo anche in televisione». Alcuni turisti, ospiti di amici della zona, non sanno trovare spiegazioni: «Mi sono trovato davanti le forze dell’ordine e non ho la minima idea di quanto sta accadendo – ha mormorato un giovane di Milano – Appena ho saputo delle accuse, non ci volevo credere: sono anni che passo qui le vacanze».
    Gli atti ufficiali del tribunale di Oristano non lasciano comunque spazio a equivoci: devono essere sgombrati tutti i lotti. Per una mattina gli agenti hanno così posto i sigilli e notificato le ordinanza della Procura. «La lottizzazione sorge su una superficie di oltre 70mila metri quadrati nella zona di Sa Rocca Tunda – ha spiegato il commissario Giuseppino Serra – E si sviluppa in un’area di boschi, distante 380 metri dal mare, che è vincolata dal Piano paesaggistico regionale. Una zona protetta nella quale non sono previsti progetti di lottizzazione». «Il sequestro fa seguito a un analogo procedimento del luglio 2010 – ha aggiunto Serra – Allora la superficie interessata era stata di 5mila metri quadri e aveva coinvolto 17 persone. Oggi sono state sottoposte a indagine, con le accuse di lottizzazione abusiva 199 persone: sono – ha proseguito – i proprietari deldi lotti da 200 e 300 metri dove sono stati realizzati e sistemati fabbricati, roulotte, case mobili, tettoie, box, fosse settiche fognarie, recinzioni e manufatti occultati dalla fitta vegetazione».
    Tutta la zona è circondata da una rete viaria dove sorgono i sottoservizi elettrici, compresi i collegamenti con gli impianti idrici comunali. Segno ben evidente che in passato ci sarebbe stata anche una leggerezza da parte di qualcuno durante la gestione assicurata dalle amministrazioni succedutesi negli anni ’80. La scoperta del villaggio è stata agevolata dalle immagini aeree che hanno permesso di fare un confronto con gli anni che vanno dal 1997 al 2008.
    «Le indagini sono in corso e hanno fatto emergere che inizialmente i fabbricati destinati a depositi per attrezzi agricoli – ha sottolineato in una nota il dirigente dell’ispettorato di Oristano, Maria Piera Giannasi – venivano autorizzati nonostante disponessero di una superfice minima di mille e duemila metri quadrati, violando quindi le disposizioni sul lotto minimo previste dal Ppr».

    Un’inchiesta partita da lontano L’ex sindaco: troppa tolleranza.

    SAN VERO MILIS. La speculazione edilizia a ridosso di Sa Rocca Tunda nasce nel lontano 1980, quando una delle famiglie più note di San Vero Milis, i Dessì, mise in vendita gran parte delle sue proprietà a poche centinaia di metri dal mare del Sinis. Terreni agricoli venduti a prezzi altissimi. In vent’anni in quella zona è così sorto un villaggio abusivo senza fine.
    A far scattare l’inchiesta, che dura da anni, l’amministrazione comunale guidata da Antonello Chessa: «Fu proprio in quegli anni che si iniziò a frazionare i terreni agricoli a 300 metri dal mare – ricorda l’ex primo cittadino di San Vero – Vennero individuati lungo una fascia verde a ridosso della zona F. Quelle baracche o depositi agricoli ben presto di trasformarono in abitazioni che venivano usate nel resto dell’anno. I terreni vennero venduti tutti nonostante i prezzi altissimi». Due anni fa dopo le denunce del Comune di San Vero Milis, le prime indagini e i rilievi aereofotometrici.
    «Ricordo benissimo che fui io personalmente a chiedere alla magistratura le operazioni di accertamento – riprende Chessa – Non era possibile che si potesse proseguire così. Oltre a seri problemi di ordine e di salute pubblica c’era l’evidente compromissione di una zona paesaggistica di valore che doveva essere protetta. Con la nostra polizia municipale e la magistratura concordammo azioni d’intervento, poi seguite dalla Forestale».
    «In tutti quegli anni si è costruito senza rispetto dell’ambiente e del territorio – conclude l’ex sindaco – Un cancro che ha ha compromesso lo sviluppo turistico di quella zona di costa». L’attuale amministrazione ha fornito anni supporto alla attività della magistratura e pochi mesi fa il sindaco Adelia Murru ha provveduto anche a pubblicare una ordinanza che vieta ogni genere di campeggio abusivo all’interno della lottizzazione.
    «Ho avuto modo solo ieri mattina di vedere l’ordinanza della Procura di Oristano – ha dichiarato il sindaco Murru – In conseguenza delle disposizioni prenderemo tutti i provvedimenti opportuni. Stiamo vedendo con attenzione le carte di una vicenda che debbo dire si sta rivelando realmente complessa. Noi ci siamo tutelati dal punto di vista legale e sanitario con una ordinanza che abbiamo predisposto anche la scorsa estate». «Ma è difficile per noi amministratori scindere le diverse situazioni – ha concluso – Sono stati ipotizzati reati di natura edilizia e altre violazioni amministrative. Occorre conciliare le due cose. Ma credo che sia ancora presto per poter fare considerazioni su quanto continua a svolgersi ancora in questi giorni».

  2. settembre 1, 2011 alle 3:00 PM

    da Sardegna 24, 1 settembre 2011
    L’assalto selvaggio al mito della villetta. Abusi di ogni genere per la seconda casa, campagne e costa terra di conquista. (Alberto Urgu)

    Certo, la tutela dell’ambiente e del paesaggio fanno parte ormai della coscienza civile di quasi tutti, ma quando questi nobili ideali si scontrano con l’interesse privato, vengono dimenticati in fretta. “Su questi temi noi ci abbiamo perso le elezioni”, spiega sconsolato Ivo Serafino Fenu, ex assessore all’urbanistica di San Vero Milis, centro vicino alle splendide spiagge del Sinis, dove ieri la Forestale ha scoperto e sequestrato una maxi lottizzazione da 7 ettari determinando un’indagine giudiziaria a carico di duecento persone. Un terreno agricolo a circa 350 metri dal mare, dove in molti hanno pensato bene di realizzare una seconda casa per le vacanze. “A San Vero l’abusivismo in zone agricole è un fenomeno diffusissimo, specie dopo il Piano paesistico regionale e il blocco delle costruzioni sulle coste. Spesso manca la vigilanza, anche da parte del Comune . Ma è un costume tollerato, perché sono in tanti a guadagnarci. Chi vende, chi compra, chi costruisce. Si creano veri e propri potentati, che ovviamente sono capaci anche di spostare voti. Come nel nostro caso”. Ma il caso del centro dell’oristanese non è isolato, se è vero come dice Legambiente che la Sardegna ha il record di abusi edilizi per numero di abitanti e, come ricorda Stefano Deliperi, che con il Gruppo d’intervento giuridico combatte quotidianamente contro gli sfregi al nostro paesaggio, “sono almeno 50 mila i casi di abuso edilizio segnalati in Sardegna”, quindi verosimilmente sono ancora di più quelli che sfuggono ai controlli. Nel territorio di Quartu, vera capitale nazionale dell’abuso, sono oltre 10 mila i casi segnalati, ma la Sardegna è interessata nella sua totalità, dalla Collina di Patron di Corru con vista sul golfo di Olbia al Lido di Orrì, in Ogliastra. Da Porto Pino nel comune di sant’Anna Arresi alla baia di Porto Conte ad Alghero. Tutti casi in cui è intervenuta la magistratura, al termine di denunce e segnalazioni. Ma, in realtà, la vigilanza spetterebbe ai comuni che devono avere il controllo del territorio e non lo esercitano a sufficienza. “Spesso gli uffici comunali non si accorgono, diciamo così, o non hanno voglia di intervenire. Perché si tratta di decisioni impopolari. Per questo sarebbe importante che alcuni servizi, come quello dell’urbanistica, venissero consorziati tra più comuni”. Continua ancora Deliperi, che però non mette sotto accusa solo le amministrazioni pubbliche ma anche i professionisti del settore, “è ovvio che se io intendo compiere un abuso, piccolo o grande che sia, ho bisogno di rivolgermi ad un geometra o ad un ingegnere o architetto compiacenti. Per questo anche gli ordini professionali dovrebbero essere più rigorosi”. Ma come si compiono questi abusi? Le tecniche sono note, come spiega Sandro Roggio, e cambiano a seconda della grandezza dell’investimento e di conseguenza dell’abuso. Partiamo dal caso più semplice e diffuso, la costruzione di una casa in terreno agricolo. In tutte queste zone c’è un indice di edificabilità molto basso, quindi per aggirare i vincoli si ricorre all’acquisto di terreni abbastanza estesi su cui si fa richiesta di una abitazione rurale, che viene costruita esternamente in maniera spesso elementare con una suddivisione all’interno in macroambienti, catalogati come deposito attrezzi, fienile e così via, mentre le opere interne vengono poi rifinite nel modo che si preferisce. Di questo modello di abitazione finto agricole sono piene le nostre campagne, sia nell’area vasta di Cagliari ad esempio, che in quella di Sassari. Spesso si tratta anche di case con piscina, ben visibili utilizzando un comune programma come google earth, che vengono invece catalogate come vasche antincendio o riserve idriche. Un far west illegale e spesso costoso per le amministrazioni, che poi devono fornire i servizi a zone che diventano specie di frazioni o periferie dei centri urbani. Nelle lottizzazioni più grosse, che ultimamente stanno emergendo con maggiore frequenza, spesso si passa attraverso veri e propri accordi di programma con i comuni interessati. I costruttori ottengono di potere edificare in zone agricole o comunque lontane dal centro abitato e in cambio realizzano le opere primarie di urbanizzazione, come fogne e strade e secondarie, come l’illuminazione stradale. I comuni, che con i tagli continui dallo Stato hanno le casse semivuote, accettano perché nuove abitazioni significa più ICI e più Tarsu. Ormai le uniche entrate sicure. E’ evidente che un fenomeno del genere non si verifica solo per le inadeguatezze della politica, ma anche grazie ad una classe di professionisti, geometri, studi di ingegneria, architetti, che conoscono, e sanno come aggirare, le norme urbanistiche e di tutela del nostro paesaggio. Quando non diventano, sempre più spesso, anche direttamente amministratori.

  3. settembre 2, 2011 alle 2:55 PM

    da La Nuova Sardegna, 2 settembre 2011
    Il Sinis ancora una volta violato dal mancato rispetto delle norme e grazie alla mancanza di controlli amministratvi.
    «Abusivismo strisciante e aggressivo». Il duro attacco del Gruppo di intervento giuridico dopo il sequestro di Sa Rocca Tunda.

    SAN VERO MILIS. Stuprata ancora una volta. È la meravigliosa penisola del Sinis che da Cabras si estende sino al territorio di San Vero Milis. È un territorio per lunghi tratti ancora integro, ma che giorno dopo giorno vede sempre più minata la sua integrità.
    L’inchiesta coordinata dal procuratore Andrea Padalino Morichini e affidata al Corpo Forestale non fa altro che scoperchiare un fenomeno, quello dell’abusivismo, che già negli ultimi anni era emerso in tutta la sua prepotenza. E ancora una volta, come nei numerosissimi casi del Sinis di Cabras, il tentativo è sempre quello di spingersi ai confini della legge, spesso di oltrepassarli utilizzando qualche sotterfugio o cavillo in modo che tutto possa sembrare assolutamente legale.
    Mentre si attende ancora di esaminare nel dettaglio il provvedimento di sequestro della maxi lottizzazione abusiva firmato dal giudice per le indagini preliminari, Mauro Pusceddu, quel che emerge dalle pieghe dell’inchiesta è che i proprietari dei vari lotti avrebbero utilizzato gli stessi metodi già finiti nel mirino di un’altra indagine la scorsa estate.
    Evidentemente il primo sequestro risalente all’agosto scorso non era stato sufficiente a mettere in guardia chi si apprestava a ripetere l’operazione già finita nel mirino della procura. La differenza è che allora gli indagati erano una ventina, mentre stavolta il conto si decuplica e va a sfiorare i duecento.
    Anche in questo caso si è proceduto dapprima alla vendita di un terreno – le dimensioni sono di sette ettari – in lotti frazionati e a un numero altissimo di piccoli proprietari. Ovviamente l’area non sarebbe frazionabile e per di più non è certo edificabile. Pazienza, perché quello che è accaduto è esattamente il contrario. Sugli atti di vendita c’è la firma del notaio, poi ognuno ha marciato in ordine sparso procedendo però nella medesima direzione.
    Non si è davanti alle classiche villette a schiera, ma a un confusionario ammasso di case mobili, roulottes, piccole opere in muratura, allacci abusivi, stradine non autorizzate e persino aree verdi create quasi per mettere al riparo il villaggio da occhi indiscreti. In realta in molti si erano accorti di quanto stava accadendo visto che la lottizzazione, che si trova sulla destra della strada asfaltata che porta a Sa Rocca Tunda era stata notata da chi regolarmente frequenta quella località marina.
    In tanti si erano chiesti come fosse possibile che venisse autorizzata una mostruosità del genere. Soprattutto la procura e la Forestale sapevano bene che una domanda simile aveva una sola risposta: le autorizzazioni non erano mai arrivate. E così sul registro degli indagati sono saltati fuori i duecento nomi che comprendono tutti i proprietari dei lotti e i proprietari originari dell’intera area.
    In mezzo alla giungla di regole non rispettate, il Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra dà pieno sostegno all’azione contro l’abusivismo: «Sosteniamo con forza la magistratura e la polizia giudiziaria – afferma il presidente Stefano Deliperi -. Il Sinis è purtroppo terra di conquista per un abusivismo edilizio strisciante quanto aggressivo con palesi carenze o, peggio, assenze dei controlli amministrativi di legge». E sono ormai numerosi gli esempi che lo dimostrano.

  4. Espor Latu
    settembre 3, 2011 alle 10:20 am

    I frazionamenti dei lotti sono depositati ,ancor prima del catasto,obbligatoriamente negli Uffici Comunali i quali hanno l’obbligo di legge di trasmetterli al magistrato competente.
    Se ciò non è avvenuto ci sono evidenti complicità .
    Resta ,anche in questo caso, dimostrato che per conquistare i Comuni bisogna creare clientele illegali a base di mattoni.

  5. settembre 16, 2011 alle 3:31 PM

    qui a Tresnuraghes.

    da La Nuova Sardegna, 16 settembre 2011
    Residence abusivo sotto sequestro. Tresnuraghes, sigilli alla Corte degli ulivi. Gli indagati sono quattro. (Enrico Carta)

    TRESNURAGHES. Doveva essere un punto di ristoro. Doveva essere, ma anno dopo anno sarebbe stato trasformato in un vero e proprio residence che del residence aveva però solo le sembianze. Per la procura manca invece tutto il resto, ovvero le autorizzazioni.
    È per questo motivo che ieri mattina la Corte degli ulivi, che sorge nelle campagne della strada che porta verso Porto Alabe, a poche centinaia di metri dal paese, è finita sotto sequestro.
    Il blitz degli uomini della Forestale è scattato dopo che il giudice per le indagini preliminari, Mauro Pusceddu, aveva accolto la richiesta di sequestro preventivo della struttura, formulata dal pubblico ministero Armando Mammone. E ovviamente non è stata un’iniziativa senza altre conseguenze, perché contestualmente, sul registro degli indagati sono finiti tre nomi. Sono quelli dei due responsabili della società “Moriga”, titolare della Corte degli ulivi: Camillo Montisci, Valeria Rizzolo (entrambi di Tiene in provincia di Vicenza) e Leonardo Galleri (di Trasniraghes). Il quarto indagato è l’ex tecnico comunale Demetrio Angelo Cherchi, che oggi è sindaco del Comune di Suni, ma che sino a qualche anno fa prestava servizio nell’amministrazione del paese del Montiferru.
    Proprio il suo ruolo sarebbe stato determinante nel consentire le operazioni che sono finite sotto la lente d’ingrandimento della procura, dopo la segnalazione che qualche mese fa era stata fatta dall’Ufficio per la tutela del paesaggio. È qui che ci si è accorti, per la prima volta dal 2006, anno in cui iniziò la costruzione, che quello che doveva essere un semplice punto di ristoro era stato trasformato in un residence con una settantina di posti letto, aggirando la vecchia normativa regionale che avrebbe impedito un’edificazione così massiccia in aperta campagna.
    Secondo l’accusa, sin dall’inizio la procedura sarebbe stata viziata da irregolarità palesi. In principio arrivò l’autorizzazione per costruire un punto di ristoro – unico consentito dalla Legge Floris -, ma l’attività fu da subito trasformata in alberghiera. In realtà, stando alle accuse, non sarebbe stato possibile nemmeno questo primo passo, perché la superficie di terreno a disposizione era minore rispetto a quella richiesta. È allora che sarebbero stati presentati contratti d’affitto, in realtà mai esistiti, con i confinanti.
    Dal 2006 al 2008 si è assistito poi ad un aumento di cubature che sarabbe stato garantito dall’avvallo del tecnico comunale, nonostante quella che viene ritenuta come una palese violazione della normativa. A risultare fatale è stato infine l’ultimo tentativo di ingrandire ulteriormente la struttura attraverso il Piano Casa del governo Berlusconi. È in quest’occasione che un funzionario dell’Ufficio tutela del paesaggio si sarebbe accorto di qualche operazione non regolare. È in quel momento che è iniziata l’inchiesta per i reati di lottizzazione abusiva e violazioni ambientali.

  6. settembre 28, 2011 alle 2:31 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 settembre 2011
    Cabras. I giudici del riesame hanno rigettato il ricorso presentato dai gestori della struttura di Is Aruttas. Restano i sigilli alle case mobili del camping.

    CABRAS. Il tribunale dice no. Per sapere il perché di questa decisione bisognerà attendere la prossima settimana, ma quel che è certo è che il ricorso per ottenere il dissequestro delle case mobili utilizzate all’interno del camping di Is Aruttas è stato rigettato.
    La decisione arriva a quattro giorni di distanza dalla discussione che aveva visto l’avvocato Simone Prevete chiedere che venissero tolti i sigilli alle casette. La difesa dei due indagati, Ginetta Carta e Gegi Corongiu che gestiscono la struttura a due passi dall’incantevole spiaggia di Is Aruttas, sosteneva che il provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero Andrea Padalino Morichini fosse in netto contrasto con la normativa regionale.
    Sul contrasto di competenze ha vertito l’intera discussione dei giorni scorsi di fronte ai giudici Modestino Villani, Francesco Mameli e Riccardo Ariu. L’accusa sostiene che la legge regionale sia in contrasto con la Costituzione e che quindi sia da non ritenere valida. L’esatto opposto di quanto asserisce la difesa che considera valida la legge nel territorio regionale e quindi a norma l’utilizzo di case mobili all’interno dei camping.
    Il tribunale però, sulla scorta anche di altre decisioni precedenti che andavano nella medesima direzione, ha deciso di rigettare il ricorso. Le case mobili restano quindi sotto sequestro, in attesa magari del pronunciamento di nuovi giudici se dovesse arrivare un ulteriore ricorso sino alla Corte di Cassazione.
    Da Cabras a San Vero Milis. Gli stessi giudici hanno rigettato il ricorso di uno dei 199 indagati per la presunta lottizzazione abusiva nei terreni frazionati alle spalle della borgata marina di Sa Rocca Tunda. La richiesta era quella del dissequestro della casa – l’accusa la ritiene abusiva – edificata all’interno del terreno perché apparteneva inizialmente ad una persona deceduta e quindi chi l’ha ereditata non avrebbe alcun legame con la vicenda.
    Anche in questo caso il ricorso non ha avuto esito positivo. (e.c.)

    Lottizzazioni abusive a Orosei, 40 dal gup. Dopo Su Katreatzu approda in tribunale anche il caso di Su Milanesu. (Valeria Gianoglio)

    NUORO. Quaranta indagati, in un’aula. Venticinque imputati, in un’altra aula, con undici processi accorpati in uno e una schiera di avvocati da competizione. Tant’è che neanche le sedie bastavano per tutti. Ieri mattina, buona parte del tribunale, è stata “occupata” dalle vicende giudiziarie legate alle varie o presunte lottizzazioni abusive a Orosei. Con un minimo comune denominatore, il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Orosei, Efisio Rojch, indagato in entrambe le tranche delle udienze che si sono svolte ieri, in tribunale, tra il primo e il quarto piano. La vicenda più nuova, approdata ieri davanti al gup è quella relativa alla presunta lottizzazione abusiva di Su Milanesu. Una zona vicino all’incantevole oasi di Biderosa dove, secondo l’accusa, non si poteva fare alcuna lottizzazione, né tantomeno rilasciare le concessioni edilizie per realizzare villini o piccoli appartamenti. Tutt’al più si poteva costruire qualche casupola rurale. Tra i quaranta indagati ci sono soprattutto venditori e acquirenti di quelle porzioni di terreno, che anni prima erano stati “affrancati” da una famiglia di Orosei. E in seguito spartiti e lottizzati. Qualcuno, era già anche riuscito a costruire qualche villino. L’udienza davanti al gup Vito Morra è stata comunque rinviata per il legittimo impedimento di uno dei difensori degli indagati.

  7. novembre 9, 2011 alle 2:47 PM

    da La Nuova Sardegna, 9 novembre 2011
    Cabras. Ancora battaglia giudiziaria sul caso di Is Aruttas. «Via le case mobili dal camping» Ma la difesa presenta ricorso. (Enrico Carta)

    CABRAS. Ci sono le case mobili da spostare. O con le buone o per forza. Ma l’ordine di sgomberare il camping di Is Aruttas ha trovato uno stop ieri mattina, con la discussione del ricorso al provvedimento richiesto dal pubblico ministero Andrea Padalino, per ora non può essere attuato. Prima serve una decisione del giudice per le indagini preliminari, Mauro Pusceddu, che deve stabilire se lo sgombero è da attuare immediatamente oppure se, come richiede l’avvocato Simone Prevete, si deve attendere che venga effettuato l’esperimento giudiziale.
    Posizione opposta a quella del pubblico ministero Andrea Padalino che aveva coordinato nei mesi scorsi l’indagine della Forestale in merito alla presenza delle case mobili all’interno del camping di Is Aruttas, gestito dalla società Spinnaker Service. Secondo l’accusa, la loro presenza è fuori legge, perché, per come sono strutturate, sono di fatto paragonabili a degli immobili veri e propri.
    La difesa sostiene l’esatto opposto, ma per ora le posizioni rimangono inconciliabili, tanto che al provvedimento di sequestro la procura ha fatto seguire nei giorni scorsi anche quello di sgombero dell’area. Nel ricorso discusso ieri mattina, la difesa ha prodotto numerosa documentazione che ora è sotto esame da parte del giudice, il quale non ha immediatamente espresso un parere. La decisione definitiva sul provvedimento di sgombero arriverà nei prossimi giorni.

  8. novembre 11, 2011 alle 2:46 PM

    da La Nuova Sardegna, 11 novembre 2011
    Sigilli al bed and breakfast abusivo. San Vero Milis: denunciati proprietari, progettista e tecnico comunale. (Elia Sanna)

    SAN VERO MILIS. Un bed and breakfast abusivo e per di più realizzato in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Non solo, i proprietari oltre a non risultare imprenditori agricoli non soggiornano nella struttura, realizzata oltretutto su una superficie minore di un ettaro. Così dopo gli accertamenti degli agenti del Nucleo investigativo della Forestale è arrivato il sequestro.
    La firma sul provvedimento è del giudice per le indagini preliminari del, Annie Cecile Pinello, che ha disposto il sequestro preventivo del fabbricato. Quattro sono gli indagati e tra questi ci sono i proprietari: R.A.M., di 63 anni, A.P.G., di 65 anni, il progettista, S.P., di 39 anni, e il tecnico comunale V.C., di 59 anni, tutti di San Vero Milis.
    I sigilli alla struttura, realizzata in località Zerrei a ridosso della provinciale che collega Riola Sardo alla località balneare di Putzu Idu, sono stati apposti ieri mattina dagli uomini del corpo forestale e di vigilanza ambientale di Oristano. Secondo quanto è stato accertato dagli agenti il bed and breakfast sarebbe stato realizzato in violazione al piano di fabbricazione del comune di San Vero Milis, in una zona sottoposta a tutela dal Piano paesaggistico regionale.
    «Gli indagati dovranno rispondere – come si legge nella comunicazione dell’Ispettorato forestale – anche dei reati di violazione edilizia, perché il fabbricato è costruito in violazione alle concessioni edilizie rilasciate a partire dal 1991 al 2009, e della violazione paesaggistica per l’assenza delle autorizzazioni dell’Ufficio tutela del paesaggio».
    Per i proprietari è scattata anche l’accusa di falso ideologico per aver certificato, al momento dell’adeguamento dei fabbricati all’esercizio di bed and breakfast, di non essere soggetti obbligati alla richiesta di autorizzazione paesaggistica. Mentre il tecnico comunale dovrà rispondere anche del reato di abuso d’ufficio. Prima per non aver richiesto gli oneri concessori ed aver rilasciato il permesso all’edificazione, nonostante il lotto non raggiungesse l’estensione minima di un ettaro, e in seconda battuta per aver concesso, con una Dichiarazione unica di avvio di attività produttiva, senza avvalersi della prevista conferenza di servizi, come prevede il Piano paesaggistico regionale.
    «L’attività di bed and breakfast – ha precisato nella nota il dirigente dell’Ispettorato di Oristano, la dottoressa Maria Piera Giannasi – può essere offerta, unicamente nella casa in cui si abita. Nel caso in questione nessuno dei proprietari dimora nella struttura e non riveste la qualifica di imprenditore agricolo. Non risulta la presenza di colture agricole in atto, mentre risulta realizzata un’attività alberghiera ex novo, in una zona vicina alle più belle spiagge del Sinis, territorio in cui questa attività è espressamente vietata».

  9. dicembre 13, 2011 alle 2:38 PM

    da La Nuova Sardegna, 13 dicembre 2011
    San Vero Milis. La prima inchiesta sui terreni di Sa Rocca Tunda. In diciassette dal giudice per lottizzazione abusiva. L’area era stata frazionata e quindi venduta poi erano state edificate le opere murarie che finirono sotto sequestro nell’estate del 2010.

    SAN VERO MILIS. Per due volte è finita nel mirino della procura. La prima volta accadde nell’estate del 2010, la seconda distanza di un anno. Arriverà febbraio e inizierà il processo per la presunta lottizzazione abusiva nata in alcuni terreni alle spalle della località marina di Sa Rocca Tunda. In questo caso ad affrontare il giudizio dell’aula saranno le diciassette persone che rimasero coinvolte nella prima operazione di sequestro dell’area portata avanti dalla Guardia Forestale nel luglio del 2010. Ma non è detto che in futuro i due procedimenti – il secondo oltre novanta indagati – che ora corrono separati non possano finire di fronte allo stesso giudice che per ora dovrà esaminare solamente il primo.
    Tutto era iniziato con la vendita in lotti separati di un terreno agricolo. Secondo il procuratore Andrea Padalino Morichini, già il frazionamento di per sè era illegittimo. Ma i nuovi proprietari non si fermarono a questo. Nei terreni alle spalle di Sa Rocca Tunda nacque una vera e propria lottizzazione con numerose opere murarie fisse, allacci alla corrente elettrica e pozzi scavati per avere l’acqua.
    Mancherebbero però tutte le regolari autorizzazioni. Sempre secondo la procura, non potevano esserci perché non si potevano concedere, visto che nella zona ci sono dei vincoli severissimi e su questa grava qualsiasi divieto di edificazione. I proprietari dei lotti agirono invece in maniera diversa e ora tutta quella serie di opere costa loro un processo.
    La citazione diretta a giudizio è arrivata nei giorni scorsi e riguarda, oltre al precedente proprietario dei terreni, il sanverese Mauro Dessì, anche tutti gli acquirenti – sono difesi dall’avvocato Marco Martinez -. Molti di questi nomi ricorrono anche nella seconda inchiesta nata sulla scorta della prima e che anche l’estate scorsa portò al sequestro di tutta l’area e dei fabbricati che vi erano stati edificati. In molti casi si tratta di piccole opere murarie, ma ad ogni modo viene contestata la violazione delle norme paesaggistiche e la lottizzazione abusiva. Per questo secondo processo, che vede per il momento oltre novanta indagati, ci sarà la necessità che le udienze vengano ospitate al di fuori del tribunale, visto che nessuna aula ha una capienza sufficiente per ospitare un numero così elevato di persone.
    Superate le divisioni della prima ora, sembra che i proprietari dei lotti finiti sotto inchiesta abbiano deciso di costituirsi in un comitato per avere così un’assistenza difensiva unica ed evitare di arrivare con una linea processuale differente. (l.s.)

  10. gennaio 31, 2013 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2013
    Abuso d’ufficio, chiesti 14 mesi. Immobile irregolare, sott’accusa ex dirigente dell’ufficio tecnico di S. Vero Milis. (Caterina Cossu)

    SAN VERO MILIS. Un anno e due mesi. È la richiesta di condanna per un immobile irregolare a S’Area Scoada che ieri il pubblico ministero Armando Mammone ha presentato al tribunale di Oristano presieduto da Modestino Villani (Mameli e Murgia a latere). Davanti ai giudici, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di San Vero Milis, Vincenzo Caria (difeso dall’avvocato Anna Laura Lutzu), al quale viene contestato il reato di abuso d’ufficio per avere arrangiato le date, in modo da consentire alle due proprietarie, Anna Suella e Debora Galassi – coimputate per i reati ambientali e di abuso edilizio e difese dall’avvocato Daniela Schirru –, di andare avanti con le opere. Nessun vantaggio Vincenzo Caria avrebbe tratto invece, secondo il difensore Anna Laura Lutzu, dal favorire la pratica delle due donne, tanto meno questa sarebbe andata avanti a scapito delle norme. Il difensore ha pertanto chiesto l’assoluzione con formula piena. Per la sentenza bisognerà aspettare il prossimo 20 febbraio, data fissata per terminare la discussione e per le eventuali repliche. E sono altri due i processi che hanno visto imputato l’ex dirigente dell’ufficio tecnico davanti al tribunale collegiale. Udienza lampo ieri nel procedimento per un bed and breakfast abusivo nel quale Caria (assistito per questo procedimento dall’avvocato Roberto Salaris) è imputato assieme ai sanveresi progettisti dello stabile Gerardo e Stefania Panico (difesi dall’avvocato Marcello Sequi) e alla proprietaria della costruzione, Maria Rosa Alette (difesa dall’avvocato Carmine Manca). L’ispettore del nucleo operativo della Forestale Giampiero Ardu, chiamato dall’accusa, ha riferito sullo stato dei luoghi al momento dei controlli da parte della polizia giudiziaria. A differenza della concessione, rilasciata per la realizzazione di due edifici a destinazione agricola, la forestale aveva trovato uno stabile nuovo di zecca pronto a diventare un bed and breakfast. Irregolare sarebbe stata inoltre l’autorizzazione, perché rilasciata per un’area inferiore all’ettaro, né alcuna traccia di attività agricola era stata trovata durante i controlli.Proprio nelle maglie della trafila di autorizzazioni, proroghe, concessioni utilizzati per la costruzione e la realizzazione di della struttura si sarebbero insinuati i reati di abuso d’ufficio e concorso in rilascio di concessione abusiva contestati dal pm Mammone a Caria, e quello di abuso edilizio e reato paesaggistico contestato ai progettisti e alla proprietaria. Nella prossima udienza del 15 maggio saranno sentiti i testimoni a difesa. Potrebbe invece già andare a discussione il 3 luglio, il procedimento a carico del solo Caria per omissione di atti d’ufficio celebrato sempre ieri davanti al collegio. Al geometra viene contestata la mancata consegna, ai vigili urbani prima e ai carabinieri della polizia giudiziaria poi, di un fascicolo relativo a una concessione edilizia presunta irregolare che a tutt’oggi non è stato trovato.

  11. giugno 4, 2013 alle 2:48 PM

    da La Nuova Sardegna, 4 giugno 2013
    In due dal giudice per le case mobili dentro il camping. Cabras, citazione per gli amministratori della Spinnaker La società gestisce la struttura a due passi da Is Aruttas.

    CABRAS. Case mobili? No, piccoli bungalow fissi e senza le adeguate concessioni. Questa tesi è sostiene dal procuratore Andrea Padalino Morichini che ha chiesto il processo per i due amministratori della società Spinnaker Service, che si occupa della gestione del camping Is Aruttas. Proprio lì, a due passi dal mare, tra le tende dei campeggiatori, le ruolottes e i camper avevano trovato dimora undici casette prefabbricate. Sarebbero dovute essere mobili e quindi trasferibili, ma, per l’accusa non lo sono mai state. È per questo motivo che viene contestato il reato di lottizzazione abusiva a Ginetta Carta, amministratrice della società, e a Gegi Corongiu che dal pubblico ministero è considerato come l’amministratore di fatto, anche se non figura nei registri della Spinnaker come responsabile. La citazione a giudizio di fronte al giudice monocratico è diretta per reati del genere e la prima udienza è fissata per il 15 novembre. Ma non sarà certo quella la prima puntata di un procedimento iniziato due estati fa con il sequestro dei prefabbricati. Nel frattempo, attorno alle undici case mobili tuttora sotto sigilli, si è infatti scatenata una vera e propria battaglia legale. La procura ha ottenuto i suoi successi con le conferme del sequestro, ma una tappa importante si gioca lontano dal tribunale di Oristano. La difesa affidata all’avvocato Simone Prevete aveva sempre evidenziato come l’inchiesta e i successivi provvedimenti fossero in netto contrasto con la legge regionale che dice espressamente che non è necessaria la concessione per poter ospitare all’interno dei campeggi anche le case mobili. È un punto fondamentale perché, proprio nelle settimane che mancano all’avvio del processo, la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso per l’incostituzionalità della legge regionale, presentato qualche mese fa dal presidente del tribunale Modestino Villani. Il fatto che i giudici si riuniranno in camera di consiglio, secondo la difesa farebbe presupporre che il ricorso verrà respinto. Nel frattempo, l’avvocato Simone Prevete si presenterà in appello per chiedere il dissequestro dei prefabbricati.

  12. giugno 27, 2013 alle 2:46 PM

    da La Nuova Sardegna, 27 giugno 2013
    Case mobili, la difesa chiede il dissequestro. Cabras, la vicenda legata all’utilizzo nel camping di Is Aruttas di undici prefabbricati.

    CABRAS. Le case mobili di Is Aruttas, che per la procura mobili non sono, ritornano al centro della battaglia giudiziaria. Dopo tanto tempo, dal momento in cui furono apposti i sigilli ai prefabbricati che si trovano all’interno del residence, la difesa presenta appello e chiede il loro dissequestro. Le undici casette sono considerate abusive dalla procura, perché non sarebbero mobili. Nonostante siano dei prefabbricati trasportabili, i gestori del camping li avrebbero trasformate in residenze fisse per le quali sono necessarie ben diverse concessioni e autorizzazioni di natura urbanistica e paesaggistica. La difesa, affidata agli avvocati Simone Prevete e Stefano Gabbrielli, ha da sempre sostenuto che invece fossero utilizzati proprio come delle abitazioni mobili, non avendo fondamenta stabili né essendo direttamente collegate a opere di urbanizzazione. La battaglia legale però non si era fermata a questo primo aspetto. I tempi lunghissimi sono legati anche all’interpretazione della legge regionale che ammette, per i campeggi, l’utilizzo delle case mobili. Dapprima la procura, poi il tribunale oristanese avevano sollevato di fronte alla Corte costituzionale la legittimità della legge riguardo questo aspetto. Tre giorni fa la stessa Corte si è pronunciata e ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal giudice Modestino Villani, che ieri presiedeva il collegio, affiancato da Francesco Mameli e Anna Rita Murgia. Di fronte al recentissimo pronunciamento della Corte costituzionale, la decisione dei giudici assume ulteriore importanza su una materia che riguarda, ovviamente, tutti i camping della Sardegna. Il pubblico ministero Andrea Padalino Morichini ha comunque chiesto la conferma del sequestro delle case mobili, di cui, a giorni, si conoscerà la sorte. (e.c.)

  13. luglio 14, 2013 alle 10:45 am

    da La Nuova Sardegna, 14 luglio 2013
    Case mobili, riesame rigettato. Cabras, duro comunicato degli avvocati dopo la decisione dei giudici su Is Aruttas. (Enrico Carta)

    CABRAS. Il riesame non ottiene gli esiti sperati. Il tribunale ha rigettato la richiesta di dissequestro delle case mobili del camping di Is Aruttas e questo scatena una vera e propria battaglia legale. Al di fuori dell’aula, gli avvocati Simone Prevete e Stefano Gabbrielli, difensori di Ginetta Carta, amministratrice della società Spinnaker indagata per lottizzazione abusiva assieme a Gegi Corongiu, affidano a un comunicato la loro opinione sulla vicenda. Già di fronte al collegio avevano manifestato tutte le loro perplessità sul provvedimento ormai vecchio di più di un anno. Il pubblico ministero Andrea Padalino Morichini aveva chiesto il sequestro ritenendo che fossero illegittimamente collocate all’interno del camping Is Aruttas perché assimilabili a case vere e proprie. Non mobili, quindi, ma fisse, per cui i proprietari del camping avrebbero dovuto avere autorizzazioni diverse da quelle in loro possesso. La questione era stata talmente dibattuta che fu chiamata in causa la Corte Costituzionale per esprimere un parere sulla costituzionalità della legge regionale che prevede la possibilità di utilizzare le case mobili all’interno dei campeggi. Il problema, sollevato in aula dai due avvocati nell’udienza del riesame, è stato che la Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso contro la legge che è quindi in vigore e consente l’utilizzo delle case mobili. A quel punto la difesa si aspettava che i giudici si pronunciassero in favore del dissequestro, cosa che in estate sarebbe stata gradita dai gestori. Al di là del gradimento c’è una legge che la difesa ritiene sia stata calpestata e così le parole del comunicato sono pesanti. «Esprimiamo profondo rammarico e stupore nell’apprendere la decisione di rigetto adottata dal Tribunale del Riesame – affermano Stefano Gabbrielli e Simone Prevete –. L’ordinanza, infatti, ha apertamente contraddetto le argomentazioni utilizzate dallo stesso tribunale di Oristano per sollevare le questioni di illegittimità costituzionale della legislazione regionale, com’è noto fondate proprio sul dichiarato presupposto che la normativa medesima imponesse il dissequestro delle case mobili; tuttavia, nonostante ben due sentenze della Corte Costituzionale abbiano dichiarato manifestamente inammissibili le suddette questioni, il sequestro viene a tutt’oggi mantenuto poiché la norma regionale non è più considerata rilevante. Non riusciamo inoltre a spiegarci come possa mantenersi il vincolo, considerato che i nostri assistiti hanno agito in perfetta buona fede, avendo tra le altre cose ottenuto tutti i titoli abilitativi edilizi e paesaggistici. Per questi motivi, presenteremo con la dovuta urgenza Ricorso per Cassazione». Il recente Decreto del fare approvato dal governo ha poi ulteriormente ribadito che l’utilizzo delle case mobili nei campeggi è legittimo.

  14. agosto 8, 2014 alle 10:31 am

    da La Nuova Sardegna, 7 agosto 2014
    La Procura indaga sul lungomare: «Lavori illegittimi».
    San Vero Milis, aperto un fascicolo per il reato di falso e per una serie di violazioni ambientali sul tratto di strada di Putzu Idu. (Claudio Zoccheddu): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/08/07/news/la-procura-indaga-sul-lungomare-lavori-illegittimi-1.9724435

    ——————

    Lungomare sotto accusa, il sindaco: «Sono serena».
    San Vero Milis, le reazioni del primo cittadino dopo l’apertura dell’inchiesta La procura indaga per falso e reati ambientali per i lavori di Putzu Idu: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/08/07/news/lungomare-sotto-accusa-il-sindaco-sono-serena-1.9726734

  15. aprile 12, 2016 alle 2:44 PM

    da L’Unione Sarda, 12 aprile 2016
    San Vero Milis, lottizzazione abusiva: il pm chiede 17 condanne: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/04/12/san_vero_milis_lottizzazione_abusiva_il_pm_chiede_17_condanne-68-487126.html

  16. maggio 3, 2016 alle 2:52 PM

    da L’Unione Sarda, 2 maggio 2016
    San Vero milis, lottizzazione abusiva: il reato è prescritto, il giudice dispone la confisca dei terreni. (Patrizia Mocci): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/05/02/san_vero_milis_lottizzazione_abusiva_il_reato_prescritto_il_giudi-68-493436.html

  17. marzo 17, 2017 alle 2:44 PM

    A Oristano.

    A.N.S.A., 16 marzo 2017
    Oristano,sequestro lottizzazione abusiva.
    Operazione Forestale. Manufatti in zona agricola vincolata: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/03/16/oristanosequestro-lottizzazione-abusiva_f2ebc86d-c102-45eb-a807-94e94dfeb2d5.html

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