Un esempio di civiltà, dal carcere di Montorio.
Shony e Briciola proprio non riuscivano a spiegarsi perché i loro amici a due zampe fossero spariti, così, da un giorno all’altro. Vai a spiegare a due bestiole impegnate tutto il giorno nelle intense attività ludiche, nella ricerca di un osso o di un pezzo di pane miracolosamente caduto dalla tavola, e nella ricerca di coccole, che esiste una cosa chiamata legge che, talvolta, manda le persone in un posto chiamato carcere. I loro padroni non li avevano abbandonati, semplicemente, erano assenti per cause di forza maggiore e, di sicuro, non si erano dimenticati di loro. E così, dopo tante richieste, i padroni di Shony e Briciola sono riusciti ad ottenere un colloquio con gli adorati amici, come è normale che accada con le persone a cui si vuole bene. Grazie al direttore della casa circondariale di Montorio per il gesto di grande civiltà nei confronti degli esseri umani e dei loro, fraterni, amici a quattro zampe, anche piccoli gesti possono rendere concreta la funzione rieducativa della pena detentiva.
Claudia Basciu
Gruppo d’Intervento Giuridico
Corriere del Veneto 06 agosto 2011
«Soffrivano la lontanza». Due detenuti ottengono il colloquio con i loro cani
Shony e Briciola entrano nell’istituto penitenziario. Il direttore del carcere: l’affettività è importante
VERONA — Ci sono affetti che travolgono le barriere. E ci sono sbarre che si liquefanno davanti ai sentimenti. Per qualcuno è l’«amore blasfemo», quello eretico di un essere umano verso un animale. E viceversa. Concetti astrusi, per due come Briciola e Shony. Due che hanno varcato le porte di un carcere, in nome di quell’affetto. Briciola e Shony che ieri, dopo varie richieste, hanno ottenuto il loro primo colloquio in gabbio. Non nella sala dove di solito s’incontrano i parenti. No. Perchè per due come loro che di trafila per arrivare lì ne hanno dovuta fare parecchia, non solo a Montorio è stata dedicata la mattinata del sabato, che di solito non prevede visite ai detenuti, ma il direttore della casa circondariale Antonio Fullone gli ha pure riservato l’«area verde». E altro non poteva essere, per due come Briciola e Shony. Perchè loro sono due cani. E ieri mattina hanno potuto incontrare i loro padroni, due detenuti per reati contro il patrimonio.
In quella galera asfittica di spazi, dove si vivono i mali quotidiani di un sistema carcerario nazionale ormai al collasso, ieri mattina sono arrivati loro due. Era da tempo che i loro padroni chiedevano d’incontrarli. E insistevano. Ma la burocrazia non segue i tempi dei sentimenti. «Ogni volta che mi venivano a chiedere se potevano vedere i loro cani – racconta il direttore – si commuovevano. Avevano le lacrime agli occhi ogni volta che ne parlavano». Era depresso perchè non vedeva il suo pastore tedesco da due anni, il padrone di Shony. Mentre nell’altra «coppia» a soffrire di solitudine era Briciola, tanto che anche il suo veterinario ha stilato un certificato medico in cui racconta delle tristezza che quella meticcia di pochi anni viveva quotidianamente, cercando quell’uomo con cui era cresciuta. Ha deciso di farli incontrare, il direttore Fullone. «Non è perchè uno sta in carcere che gli si deve negare l’affettività. E questa è un’affettività importante». Detto, fatto. E l’area verde ieri mattina per poco più di un’ora è diventata un’insolita «sala colloqui», dove i «parenti» che si sono presentati all’incontro con i detenuti erano Briciola e Shony. «Senza voler paragonare gli uomini alle bestie questa è una tutela importante anche per gli animali – continua il direttore Fullone -. In fondo anche loro stanno scontando una pena, quella di non vedere il loro padrone. Ma loro non hanno commesso alcun reato». Chi ha visto il «colloquio» si è emozionato. Briciola saltava e girava, mentre Shony – da buon pastore tedesco – è rimasto più composto. Lacrime da una parte, ululati e scodinzolii degni di una distorsione dall’altra. «Si parla spesso di reinserimento dei detenuti. Credo che passi anche da questo, da quella che è la loro affettività, che comprende anche gli animali», conclude il direttore. Ovviamente non finisce qui. Briciola e Shony a Montorio potranno tornare. E quei «colloqui» si ripeteranno. Loro, che sono due cani, per una mattina hanno reso più umano il carcere.
Angiola Petronio
qui un atto di civiltà giuridica da parte della magistratura gallurese.
da La Nuova Sardegna on line, 10 agosto 2011
Diedero fuoco a un gattino, sei mesi di carcere per tre operai.
Rifiutata la sospensione condizionale: “Imputati capaci di compiere nuovamente azioni simili”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/08/10/news/diedero-fuoco-a-un-gattino-sei-mesi-di-carcere-per-tre-operai-4767106