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Noi sardi siamo condannati?


phoca_thumb_l_dscn2736Asinelli uccisi, decapitati e macellati sul posto, stessa sorte per le asinelle in stato di gravidanza, i cui feti sono stati buttati via insieme alle interiora, e poi ancora pecore sgozzate, galline uccise a badilate, cani presi a picconate e a sassate, e così conigli, oche, faraone, maialetti.

Forse solo in un film splatter sarebbero riusciti a fare di meglio.

Ma noi Sardi, quelli con la schiena dritta, quelli con l’orgoglio appeso al collo, quelli che esigono rispetto dal resto del mondo, quelli  con il vittimismo attaccato al fondoschiena, noi, Noi sappiamo fare molto meglio. Sappiamo, come nel vile massacro in danno di Gabriele Secci e dei suoi animali, uccidere la speranza, la dignità, l’intelligenza, tutto in un colpo solo, come pochi sanno fare.

Secondo quanto riportato dalla stampa, Gabriele Secci è un giovane che, dopo una serie di vicissitudini lavorative, aveva deciso di avviare un’attività per conto proprio a Villamassargia, una fattoria didattica, come peraltro fanno molti giovani, e meno giovani, in tutta Italia. Un modo onesto e dignitoso per far fronte alla terribile crisi economica degli ultimi anni.

Ma Gabriele, evidentemente, non aveva fatto i conti con il lato oscuro dei Sardi, quello violento, barbaro, vile, autolesionista, in grado di agire solo per distruggere, a prescindere dalla crisi economica.

Perché, ammettiamolo, eventi del genere non accadono nelle comunità povere, dove magari si caccia o si uccide un animale per la propria sussistenza, accadono nelle comunità vuote e un po’ infelici, dove ci si illude che la vita degli esseri umani sia slegata da quelle degli altri esseri viventi, sempre e comunque al servizio delle proprie esigenze e delle proprie frustrazioni.

In Sardegna, il fenomeno è sempre stato presente, e nulla sembra essere cambiato negli ultimi tempi, si manifesta con gesti sempre più feroci e crudeli. Non sembra che questo sistema ci abbia fatto crescere né economicamente né socialmente,  e allora, vogliamo iniziare a cambiarlo o preferiamo essere condannati a rimanere una comunità vuota, di poveri illusi, per sempre?

Iniziamo, per esempio, a manifestare solidarietà a Gabriele Secci e a condannare apertamente il vile gesto. Sarebbe un piccolo passo avanti.

Chi può, magari, gli doni un altro animale, per ripartire.

Claudia Basciu

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Asino sardo

Asino sardo

da L’Unione Sarda, 31 gennaio 2015

Rubano animali, uccidono asini e pecore. Svanisce il sogno della fattoria didattica.  Sull’episodio indagano i carabinieri.

Hanno massacrato asinelli e pecore, lasciando sul terreno solo le carcasse e i resti degli animali, hanno preso a bastonate il cane lasciato di guardia, poi hanno portato via le altre bestie, cancellando forse per sempre il sogno di Gabriele Secci, 33 anni: quello di aprire una fattoria didattica a Villamassargia. Su questo episodio, avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 gennaio, stanno indagando i carabinieri nel tentativo di dare un nome e un volto alle persone che hanno devastato la fattoria, situata in località Arriari. In particolare sono stati rubati attrezzi agricoli, due capre tibetane, trenta conigli e sei oche, e sono stati uccisi quattro asini, due dei quali macellati sul posto, e due pecore.

“Io dormo sempre in fattoria ma quella notte ero in ospedale – racconta disperato Gabriele Secci – Ho perso tutto, hanno fatto una strage. Quando sono arrivato ho trovato i resti degli asinelli e delle asine, alcune delle quali tra qualche mese avrebbero partorito”. Gabriele adesso è sconvolto, dopo aver trascorso degli anni nelle forze armate e nei carabinieri, aveva deciso di aprire una fattoria didattica. “Ho ripreso a studiare agraria – racconta – stavo cambiando vita, avevo iniziato con due asinelli, poi la fattoria si è ingrandita con altri animali. Adesso non ho più nulla”.

(foto da www.asinosardo.net, S.D., archivio GrIG)

  1. febbraio 1, 2015 alle 8:57 am

    Vigliacchi! Qualcuno sapeva che lui era in ospedale e ne hanno approfittato? Forse qualcuno che lo conosceva molto bene e che lo seguiva da vicino? Qualche conto in sospeso?

  2. Avatar di max
    max
    febbraio 1, 2015 alle 10:24 am

    quello che leggo e’ inqualificabile sotto ogni profilo; non vorrei sembrare melodrammatico ma evidentemente chi ha fatto questo crimine o non conosce il codice barbaricino o nello specifico non lo teme da parte della vittima. sono lombardo veneto ma frequento i sardi, quelli veri, quelli umani, quelli intrisi di orgoglio, ardimento ed onore. questi mi raccontano che quando accadono fatti delittuosi e nei piccoli centri si sa subito chi e’ stato, in attesa che i carabinieri compiano il loro lavoro,scatta l’offensiva di tipo israeliano. non sono un violento beninteso, ma ribadisco, il fatto che questi abbiano agito cosi’ denota che fossero al corrente della vita della vittima ( ospedale) o che fossero dei vicini invidiosi ( e’ pieno a tutte le latitudini) o stranieri ( la violenza descritta e’ di tipo balcanico)”affamati”.
    quindi nell’auspicare che i CC svolgano al meglio il loro lavoro e i giudici non siano troppo buonisti poi ,auspico altresi che qualche disgrazia colpisca quegli esseri subumani ( avere il DNA umano per me non basta per identificarli come umani).
    cosa farei loro lo tengo per me; diciamo che in proporzione quello che avviene al grand hotel guantanamo per far emergere”dichiarazioni spontanee”da parte dei presunti terroristi e’ un massaggio ayurvedico rispetto al trattamento “all inclusive”che farei loro.
    comunque tanta solidarieta’ alla vittima che potrebbe essere mio figlio.
    di cuore!

  3. Avatar di Cristiana Verazza
    Cristiana Verazza
    febbraio 1, 2015 alle 1:37 PM

    Anche su Facebook è stata aperta una sottoscrizione per aiutare Gabriele. Il resto l’ho pensato, sofferto e scritto altrove, In certi momenti mi vergogno di condividere un pezzo di pianeta con questo sotto-genere umano. Disgusto e biasimo totale.

  4. febbraio 1, 2015 alle 4:02 PM

    C’è molto da lavorare sotto il profilo dell’educazione civica, soprattutto nel mancato senso della comunità. Parliamo d’identità sarda, di riscoperta di tradizioni legate ad un popolo ospitale, ma quel senso di appartenenza spesso cozza con comportamenti, spesso individuali e inqualificabili. Su molti aspetti del vivere potremmo essere d’esempio, ma poi ci perdiamo spesso in atteggiamenti fuori da qualsiasi contesto collaborazionistico.

  5. Avatar di Mirko
    Mirko
    febbraio 1, 2015 alle 6:33 PM

    Il gesto è figlio, per quello che penso, non solo della mancanza di rispetto per il lavoro di una persona, ma soprattutto dell’atteggiamento “specista” che traspare anche da questi commenti. Bisognerebbe finalmente equiparare i diritti degli animali allevati a quelli di noi umani, e quando si parla di comunità includere finalmente tali animali.
    Il premio Nobel Isaac Bashevis Singer, paragonava i pregiudizi di specie alle teorie naziste (lui, ebreo costretto a scappare dal luogo in cui viveva per continuare a vivere), sosteneva che i diritti degli animali fossero la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi. Per loro, animali non umani, i campi di concentramento sono ancora attivi, così come i mezzi di sterminio di massa (vedi mattatoti).
    Il ragazzo avrà sicuramente subito un danno, ma resta il fatto che gli animali sono stati brutalmente uccisi, in un modo non molto differente da quello usato per produrre le fettine che gli uomini si ostinano a mangiare, l’unica cosa che cambia è il contesto.

  6. Avatar di M.A.
    M.A.
    febbraio 1, 2015 alle 7:00 PM

    È ripugnante il gesto nei confronti dell’allevatore che ha subito un danno alla sua attività.. per quanto riguarda gli animali hanno fatto la fine per i quali sono stati allevati. Senz’altro la loro morte è giunta in tempi e modi diversi da quelli programmati in quanto sono stati utilizzati “forse” per creare un torto al proprietario, ma la sorte di asini, pecore, conigli, oche etc etc in tutto il mondo e ancor di più in Sardegna è quello di diventare carne. Condanno profondamente il gesto subito dall’allevatore.

    • febbraio 1, 2015 alle 7:18 PM

      intendeva fare una “fattoria didattica”, non una “macelleria didattica”. Pare che Gabriele Secci volesse far fare ai suoi animali una fine ben diversa.
      M.A., sei intelligente e lo dimostri, quando ti va: non farci pensare che tu creda che il mondo giri intorno al tuo ombelico 😉

      • Avatar di M.A.
        M.A.
        febbraio 1, 2015 alle 7:59 PM

        Anche tu Grig sembri intelligente. Chissà quando invecchiano..com’è il detto: “gallina vecchia fa buon brodo!” 🙂

      • febbraio 1, 2015 alle 10:30 PM

        secondo me, certe cose le capisci al volo, anche quando sono fuori luogo come in questo caso 😉

        Stefano Deliperi

  7. Avatar di Mara
    Mara
    febbraio 1, 2015 alle 7:04 PM

    Massima solidarietà a Gabriele Secci, cerchiamo di aiutarlo anche con piccole somme. La solidarietà umana è ancora viva, nonostante. Credo che in molti lo aiuteranno.
    E a quegli schifosi bastardi vigliacchi che hanno compiuto un gesto così orribile auguro l’inferno: non quello improbabile pittoresco di diavoli e fiamme, ma L’INFERNO IN TERRA. Concordo con Max: uno scatto di orgoglio barbaricino e nessuna pietà.
    Non è la prima volta che in Sardegna accadono fatti così cruenti e spregevoli, non trovo neppure le parole. Dev’essere l’ULTIMA. La punizione deve essere orribile quanto il gesto compiuto, e altrettanto divulgata. Spero che il cane riconosca i suoi aguzzini.
    E nessuno mi venga a parlare di cristiano perdono, di civiltà superiore ecc.

  8. febbraio 1, 2015 alle 7:12 PM

    Che vergogna!
    Non si può credere ad un massacro del genere!

  9. Avatar di Antonio
    Antonio
    febbraio 1, 2015 alle 8:02 PM

    Ma come e perchè nasce un gesto così?!? Che senso ha, qual’è il beneficio, lo scopo?

  10. Avatar di momo
    momo
    febbraio 1, 2015 alle 8:13 PM

    Il “lato oscuro dei sardi”. Ecco, penso sia predominante. A niente può servire uno slancio di solidarietà quando l’odio, l’invidia più bieca, il nichilismo sono intrisi nel DNA di questo popolo. Questo non è un fatto eccezionale, fa parte della (in)cultura distruttiva dei sardi, un popolo destinato al rancore eterno, al malessere senza fine.

  11. Avatar di M.A.
    M.A.
    febbraio 1, 2015 alle 11:53 PM

    Uccidere il bestiame, in una Sardegna non tanto lontana, era un prezzo salatissimo da far pagare a chi arrecava un offesa. “Salatissimo” in quanto il bestiame, in un mondo agropastorale, era l’unico mezzo di sostentamento di una famiglia. La morte di un animale significava perdere latte, formaggi e carne risorse fondamentali. Gli animali sono sempre stati usati come merce di scambio, o come seconda opzione al “risanamento dei conti” in quanto il danno inflitto non era di poco conto..anzi per molti “sardisti” era paragonabile alla morte o per altri anche peggio..in quanto si rimane in vita ma in miseria.
    Credo che per molti di voi lo sdegno più grande è dovuto al massacro degli animali.. per me invece è il torto subito dal signore che con gli animali lavorava e aveva una sua attività, proprio come un pastore. Essere sdegnati per la fine degli animali lo trovo altamente ipocrita.. considerando che tra un paio di mesi è Pasqua e qua in Sardegna gli agnelli entreranno a migliaia nei mattatoi. In tal caso bisogna fare un articolo anche per loro..e ci sarà da ridere! 🙂

    • Avatar di Claudia
      Claudia
      febbraio 3, 2015 alle 3:29 PM

      M.A., la Sardegna ha conosciuto, negli anni, come il resto del mondo, anche pratiche e tradizioni becere e decisamente poco rispettose non solo degli animali ma degli stessi esseri umani, donne e uomini (e non ho intenzione di ricordarle in questo commento). Vogliamo mantenerle proprio tutte, per dimostrare che siamo un popolo d.o.p., comprese quelle da codice penale, oppure possiamo anche alleggerire il carico?

      • Avatar di Mara
        Mara
        febbraio 3, 2015 alle 6:48 PM

        Applauso a Carla!

      • Avatar di Mara
        Mara
        febbraio 3, 2015 alle 6:49 PM

        Scusa, CLAUDIA, (ho il livello d’attenzione di un lombrico)

      • Avatar di M. A.
        M. A.
        febbraio 3, 2015 alle 7:16 PM

        Gentile Claudia, io sono un ragazzo profondamente innamorato della sua terra. Della sua cultura e delle sue tradizioni ancor prima delle sue spiagge e dei suoi mari.
        Quando asserisce: “tradizioni becere e decisamente poco rispettose non solo degli animali ma degli stessi esseri umani, donne e uomini” trovo delle inesattezze. Innanzitutto tradizioni becere e decisamente poco rispettose degli animali non può essere sentito. La nostra identità popolare, gran parte delle nostre tradizioni e anche l’economia di questa terra é tutt’ora basata sul rapporto uomo e animale. Rapporto totalmente diverso dagli stereotipi animalisti. La nostra Cultura (la C maiuscola è voluta) è derivante dalle tradizioni agropastorali. Il Carnevale sardo che tra pò ci accingiamo a festeggiare celebra nelle sue varie forme (mammhutones e s’occadores ad esempio.. etc etc) il domino dell’uomo sugli Animali ..non visti come “fratelli”.. ma come oggetti.. come “mezzi”..come “risorse”..come “carne”.
        Per il resto, molte cose “da codice penale” come dice lei sono state superate, altre no e bisogna superarle, altre cose invece checché se ne dica, continueranno a vivere ma in forma latente in quanto insite nel nostro DNA.

    • Avatar di Mirko
      Mirko
      febbraio 4, 2015 alle 12:21 am

      ” Il Carnevale sardo che tra pò ci accingiamo a festeggiare celebra nelle sue varie forme (mammhutones e s’occadores ad esempio.. etc etc) il domino dell’uomo sugli Animali ..non visti come “fratelli”.. ma come oggetti.. come “mezzi”..come “risorse”..come “carne”. ”

      M.A. , questa mi pare una tua interpretazione. In tutte le tradizioni, non solo in quella sarda, le maschere sono servite e servono, semmai, ad esorcizzare la paura nei confronti degli elementi della natura, non di certo a celebrare la presunta superiorità umana sugli animali (nonostante tutto, gli “antichi” non erano così folli e, al contrario di quello che sostieni, invidiavano le peculiarità degli animali). Ci sarebbe poi il discorso sui riti propiziatori per ingraziarsi gli elementi ed avere raccolti fecondi, ecc. , che in questo spazio non mi pare il caso di approfondire.

      Giusto per ribadire il concetto, il rapporto uomo animale, come quello uomo-donna, uomo- uomo (in culture con strumenti tecnologici a favore di una piuttosto che di un’altra cultura), è basato sulla forza, logica alla quale alcuni sardi si rifiutano di assoggettarsi, fortunatamente, e che vede nel potere di una parte un presunto equilibrio ed un’ utile “giustizia”.
      Per questo, scusami, ma la tua visione di Sardegna mi pare estremamente machista o, per lo meno, discutibile, dato che vede la Sardegna come una comunità statica. Nel kurdistan, luogo in cui esistono, ora, delle milizie di sole donne che si trovano a fronteggiare il terrore di cui sono portatori i fanatici dello stato islamico, molte comunità hanno fatto una scelta vegetariana. Non perché fighi, ma perché consapevoli. Consapevoli del fatto che il male sta nel dominio, su chi, non importa. Ecco perché loro, con “quattro fuciletti” e l’Isis, la Turchia, la Siria contro e l’occidente a prenderli in giro, a Kobane hanno fermato l’avanzata dei fanatici islamci.
      Loro hanno centrato il bersaglio e sono una comunità, noi sardi , invece, pensiamo ancora a celebrare chissà quale dominio e tradizione ed a diventare leader di piccoli movimenti o partiti portatori di istanze meramente parziali. Mi pare, spesso, troppo spesso, di trovarmi di fronte non un popolo fiero, ma dei patetici piagnoni ranicchiati in un angolo a rimpiangere un passato che non conoscono o che non hanno vissuto . Ecco perché stiamo come stiamo ed ogni giorno veniamo vessati dai più scaltri, vessando contemporaneamente chi ha meno difese (uomo, donna, animale, pianta).
      Siamo quello che abbiamo scelto di essere; fortunatamente, come già detto, ci sono sardi che hanno fatto e fanno scelte differenti, non sono la maggioranza, ma, se non altro, esistono ( e già questo è una consolazione).

      • Avatar di M. A.
        M. A.
        febbraio 4, 2015 alle 5:32 PM

        Ciao Mirko.. no non è una mia personale interpretazione, é un interpretazione che chiunque puo’ reperire da vari documentari, anche sul web. I mammhutones sono solo un esempio. Un altro potrebbe essere “is Cerbus” di Sinnai, ma sono tanti altri. Al di la’ di tutto cio’, a me personalmente dispiace incontrare ragazzi Sardi che ripudiano la propria cultura, che sputano nel piatto in cui mangiano (non fraintendermi non mi sto rivlgendo a te), che vogliono lasciare l’Isola non solo per le poche opportunita’ lavorative ma soprattutto per egoismo..per un rifiuto culturale giudicato becero e fuori tempo. Ci sono aspetti della nostra cultura che vanno si migliorati, e in parte non hai torto in cio’ che dici, ma per riuscire a vivere una vita felice in una terra come la Sardegna, bisogna essere sardi e vivere di cio’ che la Sardegna ci offre. Oggi giorno e’ pieno di ragazzi che decidobo di partire e spesso oltre a causa del lavoro si sente:”La Sardegna mi sta stretta!”. Io credo che la vita in queat’isola tralasciando la situazione economica non sia facile. Specialmente se si cerca di vivere in Sardegna con una mentalita’ che ripudia in toto la nostra “sardita’” e si vive da “turista” come uno spettatore, estraniato dal contesto, in questi termini penso che la vita in Sardegna sia tutt’altro che bella e specialmente facile!

  12. febbraio 2, 2015 alle 8:48 am

    L’ha ribloggato su profumo di donna.

  13. Avatar di Fabrizio De Andrè
    Fabrizio De Andrè
    febbraio 2, 2015 alle 2:16 PM

    Più che ridere,c’è da piangere,perchè anche in situazioni di una drammaticità come quella di VILLA,dove la paura ti paralizza e ti toglie la volontà di guardare avanti,continui a cercare di provocare con la tua monotona storia della sardità.

  14. febbraio 7, 2015 alle 3:54 PM

    Cortesemente qualcuno può darmi indicazioni su come contattare Gabriele? Vorrei dargli degli animali che non posso più tenere(cane, oche,tartarughe trovatelle qui a rischio di fare da merenda a cani poiane e gabbiani. Conosco una persona che ha asinelli da dare, ed io non l’ho potuto prendere), se li vuole ancora, se pensa di andare avanti con il suo progetto. Non sono su Facebook e non so come contattarlo. Grazie. Paola Turella.
    P. S. I “ragazzi” del Grigs possono dare il mio num di cell

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